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Full text of "Notizie dei professori del disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI"

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IN LIGURIA 



NOTIZIE 



DEI 



PROFESSORI DEI, DISEGNO 

IN LIGURIA 

DALLE OKIGINI AL SECOLO XVI 

Opera del Cav. Avv. 

FEDERIGO ALIZERI 

DEDICATA 

IL RE D'ITALIA 

Premiata dal Ministero della Pubblica Istruzione. 



VOL. V. 

SCULTURA 



GENOVA 

TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 

MDCCCLXXVII. 



L'Editore int ) I ) god ire elei diritto della proprietà letteraria, e si riserva 
quello doli 'oue in altre ling vendo adempiuto a guanto prescri- 



vono le leggi. 



103,45 i£ 

3 -no 
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CAPITOLO IV. 



Dui Portali di mirino lavorati ad intaglio, frequenti in Genova — S'avvi- 
cendano in sì fatto lavorìo i maestri toscani e 1 lombardi — I più an- 
tichi si devono alla metà del secolo XV: e fra tatti si vendicano il 
primato quello di Giorgio Doria da S. Matteo e l'altro di Brancaleone 
Grillo presso alle Vigne — Probabili congetture sull'autore del S. Gior- 
» che sormonti il primo de' suddetti portali — Di tre bellissimi fog- 

- I un medesimo stile, indizj l ] " - Di due portali 
g"uiti con n ' g j li d ? y d >Ma Scala da, 

Carona. Quali altri intagli gli si possano attribuire **■+ Costui e Pietro 
suo figlio son possessori d'una petriera su quel di Chiavari — Giacomo 
Molinari Caronese in Savona — ■ Se Donato Beali e Benedetto Fiorentino 
s'abbiano a credere autori di portali, ed anche dell'altare fatto costruire 
nel Duomo di Genova da Lorenzo Fieschi Vescovo Brugnatense — ■ Mi- 
chele ed Antonio Cartoni lavorano un bel portale pel magnifico palazzo 
di Cipriano Pallavicino in Fossatello — Dei due squisitissimi che s'in- 
contrano in via S. Siro e sul palazzo donato dal Comune ad Andrea 
Doria — Di Antonio dalla Porta milanese detto Tamagni valentissimo 
intagliatore, e d'un suo raro portale in piazza Grillo Cattaneo — Altre 
sue opere di consimil genere — Le forme de' Portali si vanno modifi- 
cando col l'ammodernarsi del gusto architettonico — Decorazione al- 
l'esterno della Nunziata di Portoria , squisitissimo lavoro di Pier An- 
tonio Piuma, ed opportuno esempio ad aggiudicargli altri intagli — Le 
cave del nero di Promontorio e di Granarolo forniscono pietre all'opera 
di molti portali — Bassorilievi pregevolissimi scolpiti su detta pietra 

— I Passallo: e a capo di loro un Gio. Pietro, ingegnoso scalpello nel 
genere predetto — Questi e Gio. Maria da Passallo conducono in pie- 
tra di Promontorio i bei fìnestroni dell' Episcopio — Cristoforo Vicari 
da Rampogno onorevole scultore traffica i massi di questa petriera — - 



184214 



6 SCULTURA 

Il campo della scultura è poco stante occupato dai Caronesi: del gran 
numero di questa gente, e della difficoltà di discernere i singoli mi - 
stri — Tre fratelli da Carona figliuoli di Giovanni: Pietro, Gio. Antonio 
ed Anton Maria, cognominati d'Aprile — Grandi lavori <' 
altri maestri pel palazzo del marchese del Zeneto in Cai; 
gna — ■ Fa pure pel detto marchese una ricca fonte in società con un 
altro caronese , Antonio da Pillacorte — Pietro d'Aprile vive ed op 
lungo tempo in Carrara , e morto colà l v Ordognez valoroso statuario 
spagnuolo, sottentra nei suntuosi lavori per la Corte di Spagna e p?r 
altri grandi di quella Nazione — Procura anche in Carrara per Miche- 
langelo Buonarroti — Tornato in Genova , con Anton Maria suo fra- 
tello e con Bernardino da Bissone scolpisce i marmorei ornamenti pel 
palazzo del march, di Teriffa in Siviglia — Più tardi Anton Maria 9i 
sobbarca da solo a tanta opera — Questi, in compagnia di Gio. Angelo 
Molinari, eseguisce il pregevol pergamo nella Cattedrale Basilica di Sa- 
vona — ■ Naviga poscia per a Siviglia , e ne torna insieme al suddetto 
Bernardino con sei commissioni, per le quali si associa in ajuto il ca- 
ronese Pier Angelo della Scala — ■ Per altre opere Anton Maria toglie a 
compagno Antonio di Lancio, scultore lungamente trattenuto dall'Uffizio 
delle Compere — Lavorano congiuntamente un ricco portale a Don 
Fernando Colon per ornamento del suo palazzo in Siviglia — A Pier 
Angelo della Scala e a Gio. Antonio d'Aprile vien commesso un superbo 
monumento dal Vescovo d'Avila — Quante e quali commissioni si spe- 
dissero in Genova a richiesta d'illustri Spaguuoli — Di parecchi Caro- 
nesi occupati in Genova a scolpire portali — Pier Angelo e Gio. Antonio 
chiamati dai PP. del Comune a varie opere nella Cattedrale — Scul- 
ture del pergamo eseguite da Pier Angelo, e in che consista il lor pre- 
gio — D'una riguardevole ancona in alto rilievo al Santuario di Coro- 
nato — Digressione critica intorno a Pace Antonio Sormano architetto e 
scultore di quadro abitante in Savona e progenitore di virtuosi statuarj 
— Breve discorso sui monumenti di questa età posseduti dai Savonesi. 



N 



on posso andar oltre nel mio soggetto , eh' io non 
mi volga con gravissima cura ad un tal lavorìo di 
scalpelli che fa degne ad un tempo e ricchissime, non 



CAPITOLO IV. 7 

so dir quanto , le case de 1 nostri maggiori : e venuto 
(v'aggiungi) infino alla nostra età in si gran copia, 
che quasi teniamo a vile ciò ch'altri per picciolissima 
parte porrebbe innanzi come raro ornamento. Non è 
vicoletto o contrada o angiporto di Genova che non 
abbia i suoi sogliari e i suoi portali da maravigliarne 
qualunque sia dotto o vago almeno del bello: ciò non- 
dimeno, dove smozzicati per mano ignorante , dove 
squallidi per lungo abbandono, dove riarsi e annerati 
da .basse officine , dove ammuffiti e ritinti dall' alito 
che vi s' appasta per rea condizione di luoghi. Assai 
pochi di questi gioielli s'allegrano del favore de' pos- 
sessori, e colle native bellezze sorridono al passeggero. 
E accade spesso che l'occhio del volgo s'inarchi a ve- 
der forastieri che s' affaticano in cavar forme e trar 
gitti da quegl' intagli poco men che negletti da' cit- 
tadini, e che gli amatori del disegno riscontrino nelle 
accademie or questa modanatura , or quel fregio , or 
altro qualsiasi leggiadrissimo intreccio d'ornati , già 
visto per avventura d' intorno all' uscio d' oscure case 
o di maggiori edifizj che di secolo in secolo mutarono 
faccia. Rammodernata l'architettura a mezzo il secolo 
XVI, o restituita a dir meglio sulle orme della clas- 
sica antichità , 1' ornamento de' signorili ingressi fa 
parte strettissima e quasi legge agli ordini dell'edifi- 
care: i portali di cui si ragiona, così liberi com' eran 
nati, e solitarj nelle lor forme, rimasero ne' luoghi 
loro, pregevoli sempre, né molesti a veruno, comun- 



8 SCULTURA 

quo si travisassero o rinnovassero i prospetti d Ile tan- 
ze cittadinesche. Così non invisi alle vecchie mura, 
non desiderati alle nuovo, pervennero iniìno a noi : 
la durezza del marino non potè smurarli , rna valse 
loro a resistere contra i danni t del tempo e le ingiu- 
rie plebee. Il lor prodursi è faccenda d'un secolo : ma 
pur d'un'opera che per varie maniere studiava a gen- 
tilezza di forme ; il perchè in età breve fiorirono più 
stili, l'uno in gara dell'altro, e da lasciarci in sospeso 
a qual d'essi convenga il primato. E siccome quel eh' è 
di scultura in Liguria è tutto o quasi tutto avven- 
ticelo, così nei portali, che in questo spazio di tempo 
son forse il più assiduo lavoro, riflettono per mille e- 
sempj Fingegno te il 1 

vaghezza: or distinti dal natio gusto, or congiunti in 
socievole accordo, uè ben sapresti qual dei due con 
più merito. Arrogo che in quel periodo, non ance 
bandite dalla privata ricchezza le irnagini della pie J 
s'avvicendano su varj portali, intagliate or di marmo 
or di pietra, le devozioni più care, o i più nobili em- 
blemi di patria: tantoché a correr d'occhio in sì fatti 
marmi, è gran parla nei gesti e nulla meno de' co- 
stumi e degli affetti di Genova nostra. 

Diciam' anche delle arti, se il dirlo è mestieri ; e 
ben sarebbe a meravigliare che niuna penna ne toc- 
casse il gran pregio, o che mento d'uomo non si vol- 
gesse a indagarne gli artefici, se quant'è di scalpello 
nelle nostre contrade non avesse sortito ad un modo 



C A P1T0L0 IV. 9 

e le ingiustizie del tempo e l'incuria de' cittadini. A 
noi però che proponemmo di schiarare per quanto è 
da noi quelle età, perdoneresti, io mi credo, assai me- 
no ; e gran difetto parrebbe nell' opera nostra il pas- 
sarci di cose, che senza nome d'autore o suffragio di 
libri , pur viste solo trattengono e deliziano a lungo 
chi ha fior di coltura o lume alcuno di gentilezza. 
Or come si compia tal debito, qui sta il peggior no- 
do ; dacché le memorie di que' mirabili intagli son 
troppo avare: e d'altra parte è così molto il lor nume- 
ro, che a volerli contare, non se ne spedirebbe il più 
accorto per tempo o fatica che vi spendesse. Nò forse 
anderebbe scusato di vanità; perciocché buona parte 
di essi ritraggono d'un modello medesimo che si rin- 
nova in isvariate fattezze di tratto in tratto: di guisa 
che fra le molte sculture che si foggiano ad un esem- 
pio, non di scemi la mano maestra fuorché alla finezza 
dello scalpello che si annunzia e primeggia a dispetto 
degli altri simili. E sì che ciascun periodo ( vorrei 
dire di ventennio in ventennio) può vantar gli ottimi 
in mezzo al volgo: e que' pochi eletti o si ravvisano 
allo stile o si discoprono per alcun documento: & son. 
del resto, se ne togli pochissimi, quegli stessi valenti 
che si discorrono nelle pagine addietro. Perocché a rir 
tornare sui monumenti che l'ordine de' nostri libri ci 
ha condotti a descrivere, o sian' opere di sepoltura, o 
corredo d'altari, o decoro di ternpj , raccolgonsi tutti 
al magistero dell'intagliare, e le forme loro non si di- 

Vol. V. — Scultura, 2 



10 SCULTURA 

lungano da quel simmetrico aggiramento di froadi e 
di fiori, o da quel capriccioso innestarsi di uccelli e 
di putti, o da un fantastico componimento di mostri 
e d'insetti, che piacque, sì come leggiadra imitazione 
di natura, così nel sacro che nel profano, così ne' si- 
lenzj del tempio come in mezzo alio strepito de' ci- 
vili negozj. Il perchè tanta moltitudine di stipiti e 
di portali, direi quasi per sé medesima si vien par- 
tendo in famiglie, ed iscusa assai bene più lunghi 
cataloghi: se attendi all'epoca, se discerni lo stile, se 
rammenti una scuola, e se allo stile e alla scuola e 
all'epoca attribuisci un maestro già noto, avrai corso 
ben più che a mezzo il penoso arringo. Nò altrimenti 
potremmo noi, nò sarà chi ci chiegga più lungi : se 
i raffronti delle opere e l'autorità delle carte daranno 
al nostro giudizio quel conforto che noi ne attendiamo. 
Non crederò che i portali ad intaglio si debban cer- 
care in privati palazzi innanzi a metà del XV secolo. 
Parlo di quelli che dan fregio e ornamento alle soglie 
comechessia; nò m'arresto a que' pochi storiati che 
d'età più lontana si trovano per avventura in antichi 
prospetti, con imprese gentilizie o con forme di reli- 
gione. E non credo che molti precorran negli anni 
al bellissimo che Giorgio Doria commise nel 1457 a 
Giovan da Bissone per le sue case da S. Matteo: sia 
che il lombardo spedisse il tutto, o sia che al S. Gior- 
gio che lo sormonta si voglia assegnare per autore 
od aiuto quel Leonardo Riccomanno fiorentino di cui 



CAPITOLO IV. 11 

tieii ragione il secondo capitolo. Dicemmo altresì che 
tra i belli è bellissimo, e quant'è di figure non vai 
che si disputi; non però tanto che in altri consimili 
non si discerna uno stesso scalpello, od altra mano, 
se vuoi, molto prossima ad emularlo. Di tal fatta è 
quell'altro che presso alle Vigne, e più ancora alla 
piazzetta de Franchi, rimane intatto all' entrar d' un 
palazzo che fu dei Serra, e che fra restauri di più pa- 
droni serba tuttora pregevoli avanzi d' antichità. Già 
da noi menzionato per certa ringhiera ,di marmo bel- 
lissima che tuttavia regge in piede, ci richiama con 
maggior dritto al suo ricco portale, ch'io male ardi- 
sco chiamar secondo fra i pochi che signoreggiano 
nell'età di cui parlo. Eguale se non maggiore alla 
mole che quel dei Doria, alle linee somigliantissimo, 
egli è poi non pur fratello, ma gemino quasi al pre- 
detto nel fiorir degl'intagli, che sono un volgersi e 
un salire e un incontrarsi d'acanti, fra i quali sporge 
di tratto in tratto una boccia di fiore che si sfianca 
in semente. Pur v'ha nell'ornato non so che di più 
vago e di più elegante, perchè nel riquadro del suo 
S. Giorgio son putti leggiadri a cavalcione dei tralci, 
e le foglie che salgono per le lesene, come distinte 
a più larghi spazj e più tenui sul gambo, consentono 
all'occhio maggior riposo con più di diletto. La storia 
del Santo, composta a minor figure, cede ancora di 
lunga tratta alle forme, e se nulla ci vale il giudizio, 
vuol rendersi anch'essa al Bissone. E qui mi secondi 



\2 SCULTURA 

il lettore, tornando con occhio attento sui patti ckl 
primo portale, là ove il Doria prescrive a Giova: 
di starsene in tutto all'esempio dell' opera che testò 
s'era fatta d'intorno alle soglie di Brancaleone Grillo. 
Però che rovistando negli atti pubblici con egual cura 
che nei notari, mi fo sicuro che le nobili stanze di 
Brancaleone non eran altre da quelle che anch' oggi 
ci mostrano il superbo portale, d'un nulla più antico 
che il suo compagno di S. Matteo, © eagion' unica per 
avventura che Giorgio Doria invaghisse d' un fregio 
consimile. Tanto io rilevo dalle provvisioni della Re- 
pubblica, laddove in gennaio del 1450 è concessa fran- 
chigia ad un Caccianimico de Franchi Luxardo, che 
pur allora murava sumptuosam domum lanue in plateola 
prope edem nobilis Brancaleonìs Grilli. E durano i luo- 
ghi nell'aspetto medesimo, e dura il nome alla pic- 
ciola piazza; mutati (come gira fortuna) i possessi, che 
quinci di verso alla Maddalena s' accogliean ne' de 
Franchi, di verso alle Vigne nei Grillo. Odora il me- 
desimo* stile un terzo portale sui fianchi di S. Matteo, 
gìh dei Doria signori in tutto di quella marca: benché 
in cospetto dei due si confessi da meno. Egli è poi 
da conoscere per questi artefici quanto ancor viva di 
marmi in queste case; affidavasi loro il compor le li- 
stelle del bianco e del nero, il girar gli archi a so- 
stegno delle cornici, e alternare gli scudi e i cimieri 
coi segni delle famiglie, e talvolta abbellirne le logge 
e le viste con bei trafori o con nicchie e figure allu- 



CAPITOLO 1Y. 13 

sive. Molti palazzi dei Doria, dismessa l'antica vesl \ 
si ammodernarono; ma regge ad esempio di quelli 
età l'edilìzio che la Repubblica donò più tardi ad A 
drea: non franco a dir vero d'ingiurie, nò spoglio p /) 
dei caratteri che tolse dal secolo. Di quel ch'ei mos el 
dal basso all'alto, eccettuato il portale, mi si dan ; i 1 
autori Giovanni di Lancio e Matteo Bissone, quel 
desso che parve ne' fogli addietro compagno ed emi lo 
quasi del suo conterraneo. Tali aggiunte e ornamenti 
al palazzo procurò un Costantino di quella gente nel 
1486 (1); e vedremmo assai meglio ch'ei scelse da s 



1) In nomine Domini Amen: Nob. Const \us de Auriaq.D. Barinole: ?» 
ex una parte et Iohannes de Lancia a. Remelii et Mateus de Bissono q. fa* 
cobi magistri (miètami ex parte altera pervenerunt et sibi ipsìs ad ìnvicem et 
vicissim presentibus et stipulantibus pervenisse confessi fuerunt et confitene r 
ad infrascripta pacta et compositionem solemni stipulatione vaiata ti 
Renunciantes efcc. Vidclicet cum sit quod ns Nob. Constant inus hai it 

quamdam domum ceptam fieri et non per f edam conliguam domici solite habita- 
tionis dicti Constantini intendatque mine di .: eo modo quo cepta ■ ' 

hedificari altiari (sic) facere a latere anteriori et a Intere superiori diete do- 
mus tisque ad cornice m so'arii cantinate 4ict6 domus solite habitationis dicti 
Constantini videlicet ad lapides albos et nigros prout ceplum ut sapra dici i 
domum edificare et ita in dieta domo l la fieri facere coruicem iU. $ 

similìtudinis et pnUcritudims cujus est cor nix diete domus dicti Constant 
jam facta dicti lohs ds Lancia et MU:n:- de Bissono et quilibet ipso- 

rum in solidum unica tamen soluptione seu ca satisfaciente ex causa dic~ 

lorum pactormn et composti ionis pr( \ vo'emuiter convenerunl d 

Constantino presenti et stipulanti prò se 'dibus suis dictam domum a 

dictis duobus lateribus expensis eorum / ■ et omnibus necessariis ad die- 

tum opus f adendo, m et cani lapidibus cale: ma quam quibuscumque aUis 

usque ad equalitaUm cornicis solar*. eie domus solile habitat io is 



14 SCULTURA 

vio i maestri , so quello mura potessero scuotere 
sconci rattoppi e i molesti ingombri che da gran 
tempo il deturpano. 

È ozioso il discutere se toscani o lombardi recassero 
in Genova il vezzo di scolpire sul lato dei frontespizj 
quella coppia d'armigeri che tengon di solito per entro 
a scudi le insegne dei possessori , e paion quiritta a 
guardarne gl'ingressi. Certo è che siccome cotali sem- 
bianze si veggono scolpite in ogni banda d'Italia, così 
si perpetuarono fra noi a buon tratto del cinquecento, 
lasciando talvolta il lor luogo a figure di Genj che 
sormontan gli stemmi e i cimieri del patriziato. E 



dicti Constant-ini eisdem modis et forma quibus ceptum est fieri dietimi edifi- 
cium diete domus videlicet ad lapides albos et nigros prout ceptum est ut su- 
pra et murum illius latitudinis cujus esse debet liabito respectu ad murum jam 
factum et ita facere seu fieri facere in summitate dicti muri f accendi et alti- 
andi ut supra suam cornicem cum suis becliaelis et aìiis consimilem diete cor- 
nici solar ii caminate diete domus solite liabitationis dicti Constantini et equa* 
lem in altitudine et predicta omnia incipere seu incidi facere intra diem qui,i- 
tam decimam mensis Marcii anni proxime venturi de LXXXVII et perficere 
seu perfici facere intra Kalendas Augusti venturi dicti anni de LXXXVII orn- 
iti exceptione remotta. Versa vice dictus Constantinus acceptans predicta ex 
causa dictorum pactorum et compositiouis promisit et solemniter convenit pre- 
dictis M. Iohanni et Mateo presentibus stipulanlibus et recipientibus prò se se 
et eorum ìieredibus prò dicto laborerio ut supra per eos f adendo in dieta do- 
mo dicti Constantini ac prò ornni eo et toto quod et quantum dicti mag. Io- 
hannes et Mateus prò dicto laborerio ac otcaxione ipsius ac quibuscumque 
expensis prò dicto laborerio faciendis petere et seu requirere possent a dicto 
Costantino dare et solvere seu dari et solvi facere eisdem Iohanni et Mateo 
sive legilime persone prò eis ad rationem librarum quatuor et soldorum decem 
januinorum prò qtialibet canela muri faciendi in f adendo dicto laborerio sol— 



CAPITOLO IV. 15 

nell'uri modo e nell'altro si veggou portali per la città, 
misurati a una sesta per non dir che gittati ad uà 
conio: il valore dello scalpello è sola cagione al di- 
scernerli. Bellissimi fra tutti del secondo genere mi 
paion due intagli, l'un de' quali nella via di Canneto 
di contro al largo che diciam degli Amici, l'altro in 
contrada degl'Indoratori, e sui primi passi a chi torna 
da Banchi, in un valico oscuro, e all'entrar d'una te- 
tra fucina. Prosegue in questi e in molti altri quel 
vago contorcimento d'acanti che si diffondono da scudi 
ed elmi, introdotti gran tempo addietro ne' bassorilievi 
degli architravi; proseguon' anche le gotiche forme 



vens ex nunc ac dans dictis mag. Iohanni et Mateo presentibus et accentanti- 
bus infra solutionem ejus quod eis debebitur occasione dicti laborerii libras 
centum [amie et ultra dare et solvere sete dari et soloi facere dictis Iohanni 
et Mateo sive legitime persone prò eis prò dictis lapidibus albis et nigris po- 
nendis in faciendo dicto laborerio tantum quantum continebitur in quadam a- 
podisia facta seu facienda inter dictas partes occasione premissa : Que omnia 
etc. bisuper prò premissis omnibus et singulis sic ut supra Jirmiter adim- 
plendis ac effectualiter observandis per dictos Iohannem et Mateum et quem- 
libet eorum in solidum videlicet prò dicto Mateo solemniter inlercessit et fi- 
dejussit Baptista de Cavo calsolarius quantum prò florenis centum : sub etc. 
et dictus mag. Iohannes teneatur aliwm prestare Jldejussorem de aliis florenis 
centum de premissis ut supra per eum adimplendis ad omnem simplicem requi- 
sitionem dicti Constantini. — Actum lanue in platea nobilium de Auria in do- 
mo solite haditationis dicti Constantini videlicet in scriptorio ipsius solito in 
dieta domo : Anno Domiti. Nativ. millesimo quadringentesimo octuagesimo sexto 
Indictione tertia secunium lanue cursum die Mercurii oclava Februarli in Ve- 
speris: presentibus Ouliehno Marriliano leronimi et Benedicto de Bavastrelo 
q. Iacobi civibus lanue testibus ad premissa vocatis specialiter et rogatis. — 
(Atti del Not. Lorenzo Costa. — Fogliaz. 12, 1586-87). 



I ULTURA 

] le iniziali e no' sacri emblemi; sicché quel retag- 
/ - d'antichità contrasta, a girarvi lo sguardo, co' 1 
giadri lineamenti delle figure e col magistrale an 
mento de' panni. Siffatta pienezza di forme non può 
concedersi ai quattrocentisti, il più valente de' quali, 
Michele d'Aria, non giunse a tanto in verun' opera 
che si conosca. Ricorrono ad ogni tratto, accurate più 
o meno, le imagini del santo guerriero , conformi a 
e, d picciolo ch'ei lavorò per le Compere. Il costui 
fratello Giovanni operò specialmente di fregi , ed è 
cosa probabile che molti sogiiari sien suoi, dove in- 
trecciansi o s'arrotondano in serti le frondi d'olivo o 
d'alloro o di vite, o di pianta consimile. In linea di 
fregi si scorgo n tracce di varj maestri, qual destro al 
taglio, e qual più impedito, dove un solcar pronto e 
riciso , dove un condurre con men bravura che dili- 
genza: ma raro è che alcun s'allontani da quell'alterno 
salire di rami che sorgon nel fondo da tripodi o da 
alberelli. Tantoché per avanzar che facciano i figuri- 
sti nel comporre come nel condurre d' intaglio , non 
veggo che i decoratori li seguano con egual piede , 
contenti o deliberati di rimanersi alle forme istituite 
dai primi esempj. Che un nulla vi s'intrometta la va- 
rietà non dee sperarsi innanzi a Bramante o al Man- 
tegna, dai quali derivano que' tondi con teste di Ce- 
sari o certe altre significazioni di storia o di favola 
che in più marmi si veggono alternate al simmetrico 
delle verzure. Se non che il costoro esempio , e in 



CAPITOLO IV. 17 

ispecial modo del Padovano svegliò il talento di nuove 
composizioni, non saprei dire se più notabile pel mag- 
gior campo che dischiuse all'ingegno, o per le ima- 
gini che pòrse in più copia a blandire i potenti. Per 
fermo si produssero a questo punto i portali più rag- 
guardevoli di suntuosità, se non vuoi d' eccellenza ; 
magnifici tanto e con tanto di fatiche scolpiti, che un 
solo mi parrebbe bastante a chiamarsene privilegiato 
qualsiasi gran popolo. 

Genova nostra n'è doviziosa; tanto che al ricordarne 
ch'io faccio tre soli, mi scuso al lettore col debito del- 
l'esser breve. Mantegneschi all'intutto son due, che so- 
miglianti fra loro, portano due trionfi intagliati sul 
vertice, significando le glorie di due casati, che son 
senza fallo gli Spinola e i Doria. S'incontra quest'ul- 
timo a chi muova da S. Matteo per la via Garibaldi; 
e par che domandi più largo spazio ad ostentare quan- 
t' egli sia ricco in ogni parte e graziato. Non direi 
che uno stesso scalpello lavorasse il riquadro delle fi- 
gure e gli ornamenti de' due pilastri e dell'architrave, 
foggiati per vero a' migliori esempj e variati così di 
puttini come di. medaglie imperiali, ma un tal po' ir- 
resoluti nel maneggio del marmo ed impressi di più 
diligenza che grazia. Abbonda cotesta e aggiungerei 
che primeggia nel mezzo rilievo dell'apoteosi: vuoi ne- 
gli armigeri che seggon sul carro trionfale, o vuoi 
negli Amori che fanciullescamente ne spingono l'asse, 
o ne' centauri e ne fauni aggiogati al timone. Pochi 

Vol. V. — Scultura. 3 



18 SCULTURA 

marmi di questa età (direi l'alba del cinquecento) ar- 
direbbero misurarsi con questo; gli artefici addietro 
vi perderebbero di morbidezza, i seguenti di verità e 
d'eleganza. Lo spettatore iniziato a quel nulla che si 
sa della nostra scultura, non può fare che non si muo- 
va a cercargli un autore, nò per 'fantasticare ch'ei fac- 
cia potrà dargli altro nome che quello di Pace , da 
noi lodato, e non forse abbastanza, nel capo addietro. 
Fors'anche procaccerà di trovargli un riscontro: ed io 
mi starei col suo senno, se mi guidasse all' intaglio 
del Duomo locato appetto del Civitali. Il secondo por- 
tale da Piazza della Vecchia Posta tien quasi il mezzo 
per al crocicchio della Maddalena : e se ricorri colla 
mente al compagno ti parrà che noi vinca, né forse 
pur che lo agguagli. Rinunziato a tutt'altro maestro 
t'increscerà nullameno; ameresti meglio chiamarlo fi- 
gliuolo men prediletto, ma d' un medesimo padre. Il 
contrario de 1 fregi, che non son certo di mano più de- 
stra, ma pur girati con tanta vaghezza, che 1' Alber- 
toli ne volle dar copia fra i sommi esempj del gaio 
ornare. Nel terzo portale, che vedrai polveroso e te- 
nuto quant'altro a vile sul primo torcere dagli Orafi 
al vicolo degl' Indoratori, per me non iscorgo altro 
stile che del Bissone suddetto, e a ridir quant'io penso, 
d'età più matura: più largo di forme, più sciolto d'at- 
teggiamenti, più magistrale nel tutto che i precedenti 
. non siano. Intendo del soprapporta che quivi rinfresca 
la memoria del santo guerriero coi soliti armati di 



CAPITOLO IV. 19 

fianco. Gli stipiti ancora, svariati di putti e uccellini 
su per le foglie e i caulicoli del leggiadro meandro, 
risentono a maggior dato il moderno, o lo annunziano 
colla venustà delle forme , colla nettezza del taglio , 
coi colpi del ferro più risoluti e sicuri. E tale è la 
vita di questi lavori, cresciuti con progresso mirabile 
d'un mezzo secolo, che d'ora in ora e di maestro in 
maestro s'ingentiliscono nelle invenzioni , e al diletto 
di queste congiungono la precisione e la grazia, fin- 
ché si conducono ad una finezza che piace ai più 
schivi, e sbigottisce i più dotti nella sua stessa faci- 
lità. La varia virtù che distingue i decoratori, disvela 
viemmeglio il gran numero di tali artefici, or compa- 
gni, ora socj, ora aiuti a chi meglio trattava le storie. 
Non è men vero però che da lato a costoro, discen- 
denti o seguaci ( s'io non traveggo ) de' modi toscani, 
venisse educandosi un gusto o men serio o più gaio 
d'ornare, non nato altrove che fra i Lombardi e da lor 
propagato fra i ^Veneti ; ed è un bizzarro conserto di 
oggetti tra lor disparati, ma piacevoli appunto per lor 
novità, e per ragione che trovano nella rispondenza 
e nell'armonia delle linee. Gli esempj più antichi fan 
parte da sé medesimi, e segnan quasi una scuola che 
rivaleggia colla già detta; ma l'una e l'altra per vol- 
ger d'anni si fanno amiche, e si scambiano a poco a 
poco e fattezze e caratteri. Precipuo talento di queste 
è un apprendere od un fermare ad asticelle e cande- 
labri continui da un capo all'altro delle lesene o fi- 



20 SCULTURA 

lari di gemme o ghirlande di fiori , o fantasticherie 
d'animali e di maschere, o alberelli o deschetti pa- 
tere, o volatili o rettili, o di simil ragione curiosità, 
tantoché ne riesca un compreso di campo, dove av- 
volto e dove sgombero d' ogni parvenza , e dove in- 
tessuto con giudizioso temperaménto d'imagini. Di co- 
tal genio non trovo più vecchio artista d'un Gaspare 
da Carona cognominato dalla Scala, come già V A- 
lessandro che noverammo cogli statuarj. Da questo 
valente incomincia la serie di que' portali a cui posso 
con autorità delle carte assegnare un maestro e una 
data. Ed esce nuovo ai nostri occhi, dove i più ci sa- 
ranno già noti; ma si fa innanzi con un cognome che 
prende gran parte di questo capitolo, e contrassegnato 
di tal patria che d'ora in poi manda artisti in Liguria 
quanti non saprebbe contarne il più attento ricercatore. 
Gaspare da Carona ha pur voce nelle notizie del Calvi: 
dal quale intendiamo ch'ei trattò l'arte in Milano ad 
un tempo con altri egregi, sicché d'alcun'opera restò 
la memoria ne' pubblici archivj di quella metropoli. 
A me il rivelano i nostri di Genova, e inclino a cre- 
dere ch'ei ci venisse in età matura e vi durasse non 
molto , dacché un settennio dal 1494 in cui prima 
il discopro , è rammentato per morto in alcun docu- 
mento. Né i portali che si possan dir suoi, poniam'an- 
che per congettura, oltrepassano i due; se già non io 
caso d'un terzo che mostra altro genere ma gli somi- 
glia negli abiti dello scolpire, e d'un intaglio storiato 



CAPITOLO IV. 21 

ch'io non vo' lasciar senza cenno. Fattura innegabile 
del suo scalpello è un portale sull' angolo di via S. 
Bernardo là ove confina alle case dei Grillo Cattaneo : 
scampato come potè meglio alla lunga età , ricoperto 
non so più se d'untume o di scialbo, e dispettoso d'a- 
prir 1' entrata ad un banco di rivendugliola. Poiché 
i risalti del marmo vincono quel misero imbratto, gli 
estimatori del bello artistico non meno il lodano che 
lo compiangano : e alcuno, pure ignorando l'artefice, 
ne commendò la bellezza, fino ad assomigliarlo a certe 
opere di sepoltura che in Milano si veggono del Barn- 
baia e del Brivio. 

È curioso a sapere come a Gaspare uscisse di mano 
il grazioso lavoro , ed un altro ancora di forme assai 
prossime , che in condizioni non molto migliori cam- 
peggia sulla vicina piazzetta de' Sauli a bottega d'un 
falegname. A un cotal di costoro per nome Pietro, fi- 
gliuolo del fu Bendinelli, andava debitore il Carona 
di lire sessantasette e soldi dieci di genovini, valsente 
di panno azzurro tessuto in Genova, e comperato per 
avventura da Gaspare nelle officine che questa fami- 
glia reggeva con lucri onesti, quando il dar'opera ai 
traffici non parea sconveniente alla nobiltà dei natali. 
Le stanze di Pietro sorgevano appunto all'entrare di 
via Giustiniani, già Piazza lunga, e in appresso di S. 
Bernardo; e sia che lo scultore tardasse il suo debito, 
o più che il danaro piacesse al Sauli il fregiarsi di 
cose leggiadre, fatto è che permise in arbitrio del Ca- 



22 SCULTURA 

ronese, che per la somma dovuta gli desse intagli da 
decorarne 1' ingresso d' una casa eli' ei disegnava di 
murarsi qui presso. Tal convenzione è nei rogiti di Luca 
Torre segnata il 15 luglio del 1494 sott'esso il portico 
della costui abitazione (1) : laonde io m'avviso che il 
primo portale da me riferito, fosse anche primo a 
sgravare il lombardo dell' ingrato peso. Ma dice il 



(1) ►£< In nomine Domini Amen : Gaspar de Schalis de Caronna magister 
antelami videlicet de intaliis q. Petrl sponte cte. conjessus fuit et in meritate 
pudica recognovit Petro Saldi q. Bendincli Ile et al senti et prò eo mihi Notarlo 
infrascripto tanquam persone publice officio pudico stipulanti et recipienti no- 
mine et vice dicti Petri se eidem Petro' dare et solvere debere libras sexaginta 
septem et soldos decem januinomm monete currcnlis et sunt prò predo et 
lore pctie unius panni arzulis de lamia eidem Gaspari vendite et consigliate 
per dictum Petrum de acordio : Renuncians etc. Quas qv.idem libras sexa- 
ginta septem et soldos decem januinomm dictus Gaspar dare et solvere prò- 
missit et promiltit eliclo Petro licei absenti et prò co milii jam dicio Notorio 
stipulanti et recipienti ut supra in Tinnc medum : videlicet in tantis manifaturis 
et laboreriis fiendis per dictum Gasparem ac etiamin pillastrariis fabricandis 
et hoc ad liberam vohmtatem et simplicem requisicionem dicti Petri predo po- 
nendo et exclarando per Ioliannem de Turrilia censardum omni exceptione re- 
mota : sub pena dupli etc. Acto quod semper et quandpcu.mque dictus Petrus 
Sauli fabr icari fecerit quandam ejus domum quam fabricare vult et dictus Ga- 
spar realiter et cum effectu non solcerit dictas libras sexaginta septem cum 
dimidia in modos predictos quod eo casu d'ictus Gaspar teneatur ut supra sol- 
vere de numerato sine aliquo Ululo ac sine aliqua exceptione. — Adam Janue 
sub poriicu domus ìiabilacionis elidi Petri site in contrada de Pastinianis de 
Longis : Anno Domin. Natio, millesimo quadr in ge?it esimo noiiagesimo quarto 
Indidione undecima secundum lamie cursum die Marlis decimaquinta lui il in 
Yesperis: presentibus testibus Thoma Donato Iuliani et Petro Maruffo lanerio 
q. Lodixii civibus lanue ad hec vocatis et rogatis. (Atti dei Not. Luca Torre 
— Fogliaz. 3, 1493- 



CAPITOLO IV. 23 

notaio medesimo come Pietro per certe ragioni di vi- 
cinato avesse briga con altro Sauli di nome Alessan- 
dro e fìgliuol d' Antreone, che a sua volta avea al- 
zato un palazzo non molto discosto; e certo è quello 
che nella piazza di tal cognome ostenta anch' oggi 
il secondo portale, deformato per vero fin dove può 
giungere od ugna o braccio di manovali, e che non- 
dimeno par principe della contrada. E perchè meno 
si dubiti, appaiono in due tabelle le sigle di detto 
Alessandro, nò vi mancano, sebben rotte a scalpello 
ne' popolari rivolgimenti, le aquile che quivi e nel 
precedente ritraggon lo stemma di quo' gentili. Ben- 
ché, qual cervello così balzano porrebbe in quistione 
la paternità di queste opere, nelle quali se lo stile si 
pareggia negli ornamenti, nelF architrave s* eguaglia 
in tutto, di guisa che si direbbero gittati ad un co- 
nio que' genj bambini, che reggendo ghirlande di fiori 
e di fronde, fan piacevole alterno di figure e di ornato? 
Ben pochi portali han più manifesta quella maniera di 
comporre le linee e di decorarle che costumiamo di 
nominare lombarda, e di cui s'improntano altri marmi 
non ovvii per le contrade, e assai degni che si ricer- 
chino. Fra tutti nobile ( se fosse men negletto ed 
isquallido ) diresti un cotale in angusta viuzza che 
si. nomina dalla Torre di S. Luca, e che dai passi di 
Posta Vecchia ferisce ai dintorni di Banchi. Ogni 
ricco palazzo godrebbe d'averlo all' entrata, come vo' 
credere che ne godesse la gente Spinola, signora un 



24 SCULTURA 

tempo di tutta queir area. Quanto più sobrii soti gli 
ornamenti, tanto le quadrature e gli ordini guada- 
gnano di semplicità e d'eleganza: e piacciono singo- 
larmente due forme d'angeli e due di Virtù degna- 
mente atteggiate nel frontespizio. Gli stessi metodi 
dello scolpire, più pronti a mostrarsi nel figurato, 
paion ripeterti il nome di Gaspare o d'altro consorte 
di quella scuola; e un vezzo in ispecio di frastagliare 
i panneggiamenti, e uno spiccare i rilievi meno al- 
tamente che gli altri non usino. Così ho derivato più 
volte da quella fonte un lunetto che ancor fa cappello 
all' entrare del chiostro della vecchia Annunziata di 
Portoria, entro il quale è il Serafico stimmatizzato, 'e 
sott' esso il Saluto Angelico , e incisi sulla cornice i 
caratteri: ^ Ihesus: MCCCCLXXXVT1I die Vili IuniL 
Sarebbe men guasto se i committenti o l'artista pre- 
ferivano il marmo alle pietre o di Lavagna o di Pro- 
montorio, che già fin d'allora, siccome soglion le no- 
vità, s'appigliavano al gusto di molti. Un figlio di 
Gaspare, chiamato Pietro col nome dell' avolo, non 
pur lavorò sugli esordj del secolo, ma fece anche 
traffico di tali petraie ; e converrà ch'io il ripeta con 
altri a migliore occasione , tanta parte usurpò quel 
nericcio così nelle prove dello scalpello e così nelle 
membra degli edifìzj che sorgeano di nuovo o si ve- 
stivano di nuove forme. 

Ora se i Lombardi, e segnatamente de' Laghi, con 
vario titolo d'origine si offrivano ai cittadini in bot- 



CAPITOLO IV. 25 

teghe non poche di Genova, intendi che quei da Ca- 
Tona, raccolti in consorzj e famiglie, per questo tempo 
e molti anni appresso vi brulicavan di forma, da ri- 
fornire e d'ingegni e di braccia anche i luoghi della 
provincia. Parecchi ne chiese Savona ai suntuosi la- 
vori del Duomo, che il notaio Giordano lasciò de- 
scritti a conforto d'amore cittadinesco e a maraviglia 
de' posteri. E i Savonesi , curanti qual sono di lor 
memorie, li troveranno distintamente come il filo de- 
gli anni ci condurrà ad additarli fra loro e fra noi. 
Ben mi credo che alcuno di tai maestri vi s' accon- 
ciasse a perpetua stanza, tal' altro la conoscesse per 
patria, come ad esempio i Molinari e i Sormani che 
a lor posta ci attendono. Ma in sull' aprirsi del se- 
colo un Giacomo da Carona v'aperse botteghe, locate 
a lui dal Comune sulla piazzuola de' pristinai (1), né 
parmi che voglia confondersi con un omonimo che al 
tempo stesso facea lavori e commercio di marmi. So- 
pra il muro di certa villa, un nulla al di là del Le- 
timbro, mostran pure un intaglio, o frammento d'in- 
taglio, che fanno scampato alla chiesa de' Cavalieri, e 
dentro il quale si legge: Opus fecit magister Andreas 
de Giona : MCCCCLXXXIV. Tutto è ancor gotico in 



(1) MD1III die XXIII Ianuarìi: Mag. Iacobus de Carona pichapetra con- 
ductor duarum apothecarum Communis Saone extra portas platee pristinorum 
prò resto pensiomtm earum tot'ms temporis preteriti et Jìniendarum die ultima 
instantis venturi. (Manuale del Comune di Savona: anno 1502). 

Vol. V. — Scultura. 4 



26 SCULTURA 

quella lapide, da' detti caratteri che ce ne danno la 
data, ai baldacchini e alla nicchia, che senza quel 
testimonio mentirebbero forse un' età più lontana. Ve- 
duto sotto questo rispetto, non dee vergognare al raf- 
fronto de' coetanei , né anche per quel Battista che 
v' è in figura, e che sembra ratificare V illustre ori- 
gine che gli attribuiscono. E volentieri il cederò ai 
Savonesi, dacché l'unico atto che lo ricordi fra noi, è 
un obbligarsi ch'ei fa verso un Ettore Spinola di 
molti e suntuosi lavori nel castello di Pietra del 1492. 
Siffatte notizie non ci distraggono però dal soggetto; 
che a dir dei portali scarseggiano i fogli e 1' argo- 
mento soverchia, pur registrando que' pochi dai quali 
la storia può meglio attingere o divinare la serie de' 
caposcuola. 

Chi vorrà contrastarmi che il Benti, se non Bene- 
detto suo compaesano, desiderato quanto ci apparve 
a fregiar sepolcri ed altari, non si porgesse a inta- 
gliar di lesene, ornamento precipuo all' esterno de' 
privati palazzi? Le forme curiose, e le liete imagini 
di natura che il Cinquecento adottò nei portali, non 
hanno più antico esempio dei plutei che Lorenzo del 
Fiesco ordinò ai due toscani per la cantoria di S. Ste- 
fano. E certe forme di fregi e di cornucopie, e certi 
intrecci di mostri e di chimere, e certi pendagli di 
gemme e di fiori, dall' opera sovra citata si riprodu- 
cono in più portali, che in Genova tengono la palma 
fra tutti, così son leggiadri nella lor varietà. Di que- 



C A P I T L I V. 27 

stf epoca e di tal gusto è un altare del nostro Duomo, 
dedicato a S. Anna, e costrutto al dissotto dell'organo 
a cui il prelato suddetto, Vescovo ch'era di Brugnato, 
assegnò perpetuo legato di cantori e di musici. Due 
nicchie han le statue de' SS. Lorenzo e Nicolò; due 
tondi le mezze figure de' SS. Pietro e Paolo: scol- 
pito il tutto con certa gentil timidezza che sente il 
decoratore , e con certo maneggio del marmo non 
ovvio per Genova, che più d'una volta mi sconfortò 
dall' arguire l'artista. Soli i graziosi ornamenti eh' ei 
volle composti ne' basamenti e nelle cornici, e dovun- 
que il potè la ragione, mi richiamarono ultimamente 
ai due fiorentini, e mi usarono forza perch' io inve- 
stigassi, se non le prove, gl'indizj almeno che m'ap- 
pagassero di tal giudizio. » Lorenzo Fiesco ( così il 
?? Federici che primo sognò Donatello negl' intagli 
33 di S. Stefano ) come prelato ricchissimo istituì con 
55 jus palronatus e perpetua rendita molto bastante la 
53 musica del Duomo di Genova; nella qual chiesa a- 
55 vendo anche riformato il clero come luogotenente 
53 di Gio: Maria Sforza arcivescovo, fece fabbricare 
55 una Cappella suntuosissima con figure ed arco di 
53 marmo per mano eli eccellenti scultori. 53 Di questi 
il zelante cronista de' Fieschi non dice il nome per- 
chè noi seppe, e dove anche il potè leggere ( dico 
nell' organo di S. Stefano ) incappò in un errore per- 
donabile forse a chi è selvaggio delle arti, ma senza 
scusa per lo storiografo a cui son pessima nota gli 



28 SCULTURA 

anacronismi. Di che non vorrera noi impaurire, con- 
getturando che il Vescovo, soddisfatto per quel eh' è 
a credere de' bei lavori ultimati nella propria abbazia, 
si rimettesse in Donato Benti e nel suo compagno 
per quei non minori che disegnava nel S. Lorenzo. 
Di cotest' opera il Federici non ci dà neppur V anno, 
ch'è saldo argomento a sì fatto giudizio, sapendo noi 
che il soggiorno del Benti nella nostra città non si 
dee prolungare oltre il 1505, poniam pure eh' ei vi 
tornasse per occasione, e come suol dirsi di volo. Ma 
ci è cortese di tanto aiuto un contratto che farà sè- 
guito al nostro discorso , dal quale apprendiamo con 
tutta certezza che il magnifico altare era già in vista 
del pubblico a mezzo il 1503, e meno perciò d' un 
lustro dalla scultura de' plutei, e di necessità lavo- 
rato in quegli anni ne' quali e Benedetto e Donato 
abitavano in Genova affaticandosi in opere illustri. 
Ora la scritta di cui fo cenno, mio malgrado mi tira 
a far noto un portale che suolsi dal comune degl'in- 
tendenti contar fra i più eletti, e a serbare altre li- 
nee pei due fiorentini; avvertendo soltanto per ora 
che le statue e gì' intagli eh' io loro attribuisco nel 
Duomo non si confondano ad altri intagli e ad altre 
incorniciature che specialmente sul basso vi crebbero 
con evidente disformità di maniera in più tarde ri- 
forme. 

Quel nobile e vasto edilìzio che sulla piazza di Fos- 
satello porge la fronte a chi giunga di verso S. Siro, 



C'APITOLO IV. 29 

ara cosa ne' tempi suddetti d'un Cipriano Pallavicino, 
al quale la penna del notaio non niega titoli di ge- 
neroso e magnifico. Con quanta mole sorgesse allora 
non è a domandarsi, perchè venuto in possesso d'un 
altro Cipriano, di quel desso vo' dire che tenne in 
appresso la Sedia Arcivescovile di Genova, questi come 
amantissimo eh 1 era delle arti belle , e sagace a cer- 
carne il meglio, entrò nel proposito di formarne un 
palazzo che tornasse d'un modo stesso a decoro della 
famiglia e a singolare ornamento della sua patria; e 
più forte se ne accendeva, dacché quella piazza era 
acconcia di fresco in miglior linee e parea bisognosa 
di degne fabbriche. Se non che le sue case sul manco 
lato per dove si scende alla Ripa, procedeano per 
muri a sghembo o con angoli ingrati a vedersi, e ad 
ogni modo con pianta sì disuguale, da non cavarne 
costrutto il più sottile architetto. Il perchè dentro il 
maggio del 1540, accontatosi co' fratelli che ne aveano 
in comune la proprietà , supplicava ai Signori , gli 
concedessero di addirizzar quegli storpj, e per tutto il 
largo della facciata condur due scalini che le fossero 
a mo' di base; che quanto a sé adoprerebbe di forma 
che la città andasse lieta del fatto suo (1). Non ac- 



(1) MDXXXX die XXI Maij — Illustrissima Dorninatio : Audita requisito- 
ne facta per Rev. Ciprianum Palavicinum et fratrem ut concedatur eisdemfa- 
cultas dirigendo murum seu parielem sue domus vergentem versus plateam no- 
vam Fossatelli qui aliquantulum curvus et lunatus existit in parte media diete 



30 SCULTURA 

cade il dire che la Signoria volentieri gliene compiac- 
que con provvisione del 21 di quel mese, dando di 
tal guisa conforto ad un'opera ch'io chiamerei la pri- 
missima dello stile moderno fra noi, come quella che 
precorse all' Alessi d'un quasi due lustri. Nobilissime 
stanze, delle quali vedemmo ancor salvo il prospetto, 
e che i dotti dell' arte ascrivevano arditamente a Se- 
bastiano Serlio ; sentenza che si difende allo stile , e 
non discorda alla ragione de' tempi. Visse tre secoli 
e più quel robusto ed armonioso composto d' imbasa- 
menti e di cornici e d' arcate : finché 1' età nostra si 
tolse il vanto di ammonticchiar su quegli archi un 
confuso di palchi e di ridevoli decorazioni. Ma il 
primo Cipriano, l'avolo forse dell' Arcivescovo, ebbe 
anch' egli sua parte d' affetto ad ingentilire ( qual 
eh' ella si fosse ) la propria casa, non foss' altro con 
alcun fregio di que' portali eh' eran delizia ed onesta 
gara de' maggiorenti. Quanti strazj e villane ingiu- 
rie patisse il bellissimo adornamento per giungere 
inflno a noi , lo abbandono a chi '1 vide con occhi 



parietis cum instaurare et reddifteare cupiant dictam suam domum et ad ma- 
gnificentiam ipsius domus ad publicum ornamentum ad cakem (sic) ipsius do- 
mus construi facere velini binos gradus totam ipsam partem domus cingentes 
tamqtiam bassem (sic) totlus edificìi quia operi grandem decorem allaturus est 
(sic) dignarentur DD. SS. decernere ut possi?it utrumque facere: vocatis ad 
hoc negotium DD. PP. Communis visoque modulo diete fabrice pictura qui ma- 
gnificavi speciem edificii demonstrat : esaminata itaque satis re etc. 

(Archiv. Govern. Diversorum — Voi. 1540). 



CAPITOLO IV. 31 

pazienti, eh 1 io per me non ho penna che basti; e 
meglio in 1 aggrada il far plauso agli ultimi posses- 
sori , che travisato il palazzo , questo almeno ci as- 
sicurarono da nuovi oltraggi , col tramutarlo da luo- 
go aperto all' entrar delle scale , se non fuor dello 
sguardo , ma certo da percosse e dileggi di gente 
plebea. 

E chi sa quante volte i curiosi delle patrie bellezze, 
senza dire de' forestieri che non viaggiano a zonzo, 
movendo il passo per quella contrada e arrestandosi 
al gaio lavoro, non avranno seco stessi ripianto l'ob- 
blio degli artefici! Ma in queste pagine non escon 
nuovi, se il mio lettore non è dimentico de' due fi- 
gliuoli di Battista Carlone, Michele ed Antonio. 
Disfavoriti non men che tanti altri dalle fortune del 
tempo, ci vivono ancora in quest' ultimo marmo, al 
quale io fo augurio che l'esser unico sia buono argo- 
mento a durare in sicuro. A questa coppia di fratelli 
si volse il Pallavicino, mentre eran pure fiorenti ed 
in grazia de' cittadini valentissimi maestri di scal- 
pello, come può intendersi per le cose già scritte. 
E lungi dal verosimile che il buon patrizio invaghisse 
assai più delle linee tracciate al portale, che non 
bramasse o attendesse di perfezione nel lavorìo delle 
parti ; però che la scrittura non prima fu fatta che 
i due scultori gli offrissero un lor disegno, da cui 
.si annunziavano le gaie forme che il fanno ancora 
quasiché singolare fra i monumenti di simil ragio- 



32 SCULTURA 

ne (1). Como a noi piacciono, così dovettero al commit- 
tente le svelte colonne che si sviluppano da un cesto di 
fiori su cui vanno in ridda graziosi puttini, e le ac- 
conce canalature e i capitelli eleganti: e tutto questo 
di più che mezzo rilievo sur uno spiano di sodi pi- 
lastri non meno adorni, sostegno ad un architrave 
intagliato di varie delizie, e ad un mezzo arco fog- 
giato a conchiglia, sul quale pareano le insegne d'un 
suo consanguineo , il Cardinale di S. Prassede. Del 
quanto zelasse Cipriano sì fatte membra , è fedel te- 
stimonio la polizza : ciò nondimeno nel lupgo dello 
stemma veggiam ritta una statua di N. D. : scultura 



(1) In nomine Domini Amen: Magnif. et Generosus D. Ciprianus Pillavi- 
cinus civis lanue ex una et Michael et Antonius fratres ds Carlono scrup- 
tores in latina ex piìrte altera sponte et eorum certa scientia nullo que juris 
vel facti errore Aneli seu modo aliquo circumventi pervenerunt et pervenisse 
sili ipsis ad invicem et vicissim confessi fuerunt et confitentur ad infrascripta 
pacla et composiciones inter ipsas partes vallata et firmata ac vallatas et fir- 
matas. Renunciantes etc. Videlicet quia ex causa dictorum pactorum et com- 
posiciouis dicti Michael et Antonius promisserunt et solemniter convenerunt 
dicto Magnif. D. Cipriano presenti et acceptanti laborare et laborari facere 
ex marmore fino albo et condecenti portale unum modis et formis altitudinis 
magnitudinis et cum colunnis et pilastratis unius pedi et quod colunna exeat 
extra et ultra pilastratam de duobns terciis partibus ipsius colunne : que co- 
lunna sit spissitudinis seu magnitudinis palmi unius et in dictis colunnis ubi 
snnt duo pueri seu bambini sint extra et ultra colunnam prò dnobus terciis 
partibus de ipsamet colunna et snb forma designi penes me Notarium infra- 
scriptum depositi: hoc addito quod debeai fieri frontespicium altitudinis palmo- 
rum qnatuor ad mensnram latitudinem et grossitudinem cornixoni et inter dictum. 
comixonum et frontespicium fiant arma sen insignia cum Capello Re vere ad. l)D. 
Cardinalis Sancle Praxedis et in loco ubi sunt duo vaxa (sic] supra colunnam et 



CAPITOLO IV. 33 

eh 1 io giudico cT età più tarda, e ordinata per avven- 
tura dal Cipriano giuniore che innanzi alla prela- 
tura abitava il palazzo. Del resto V antico non fu 
tal negligente nell' eseguirlo, che non ponesse ai 
Carloni lo legge espressa d'imitare al possibile l'in- 
gegno degli statuarj che avean servito a Lorenzo del 
Fiesco nel Duomo: e di queir opera accenna 1' atto 
come di cosa recente: e torno sul dichiarare che que- 
sti accordi si stipulavano non punto più tardi del 28 
di giugno del 1503. Quali effetti sortisse, lo dica il 
marmo, se mal ne ragionano le mie parole: destrezza 
e dottrina non molta in quel nulla che v'ha di fi- 
gure; ma nei fregi scolpiti, e così come paion com- 



cornixonum facere duo capita vel duo bambini in ellectione ìpsius Magni/. D. 
Cipriani in medio supra fronte 'spicium et insigniam: que laboreria sint bonitatìs 
subtiUtatis et scritture ad instar et simililudinem scrupture bonitatìs et pul- 
critudinis Capette noviter constructe in Ecclesia ìanuensi per Rev. D. Lauren- 
tium de Flisco Episcopum Brugnatensem judicio cvjus partes ipse stare pro- 
misserunt et hoc infra et per totum mensem Septembris proxime venturum 

omni exceptione remotta. Versa vice prefatus Magnif. D. Ciprianus acceptans 
predicta omnia prò mercede et laborerio prediciis eisdem Miehaeli ^Antonio 

dare et solvere promissit ducatos quinquagìnta sive libras centum quinquaginta 
Ianue silicet dimidiam ad eorum liberam voluntatem prestito, idonea cauptioue 
(sic) et reliquam dimidiam iti fine operisi et prò arra in presentiti mei No- 
tarti et testium infrascriptorum infra sohicioncm predicti prèdi dedit et solvit 
ducatos duos sive libras sex januinorum. Que omnia etc. — Actum in domo 
prefati D. Laurentii in contracta de Maruffis: sub anno a Nativitate Domini 
millessimo quingentessimo tercio Indictione quinta secundum lamie cursum 
àie Mercurii XXVIII Iunii in Vesperis: presentìbus ibidem D. presbitero Ga- 
leoto Ogerio et Benedicto de Viali q. Iacobi testibus vocatis et rogatis. ( Atti 
del Not. Urbano Granello — Fogliaz. 3, 1502-03). 

Vol. V. — Scultura. 5 



34 SCULTURA 

posti, è un finissimo gusto, e quel eh' io dissi in 
principio, un'aperta rassomiglianza alle forme di Do- 
nato e di Benedetto. 

Certamente è gentil privilegio di quella età che una 
schiera elettissima d'intagliatori trattassero ad un tempo 
e l'ornamento e la storia; ma fu di pochissimi il reg- 
gere entrambi con eguale eccellenza. Sì gran merito 
(parmi) è dovuto ai Toscani, che nel lor Donatello e 
nel lor Ghiberti, e quindi a non molto nel Sansovino, 
nel Civitali e in più altri non mostran parte o di fi- 
gura o di fregio che non sia perfettissimo. Giurerei 
che i due nostri provenivano da queste ultime scuole; 
maestri dell'un mestiero e dell'altro, ma nell'arte del 
decorare troppo più innanzi che in far di figura. Ad 
un modo il dichiarano i vaghi accessorj che in S. Ste- 
fano han nome certo, e quegli altri di S. Lorenzo se 
non si niegano per lor fattura. E le impronte che por- 
tano son così fatte, che se in altro luogo ne scopri la 
somiglianza, t'è d'uopo il partirli dai tanti (sien pure 
rarissimi) ond'è magnifica la nostra terra nei suoi por- 
tali. Ma in questa fatta d'intagli non han titolo i duo 
fiorentini, il cui nome sarebbe svanito da noi, senza 
la scritta che lasciarono incisa nei plutei dell'organo. 
E nondimeno a qual mano vorresti recare quo' due 
che hanno in Genova il primo vanto dai professori ? 
E se il numero è scarso , m' è nuova cagione a sti- 
marli di tali che poco durassero in Genova, e senza 
successione di scuola, come toscani essi soli tra un 



C AP1T OLO I V. 35 

folto di gente lombarda. Intesi da bocca autorevole at- 
tribuirsi, e con tutta fermezza, al Contucci quel por- 
tale stupendo che in via di S. Siro sofferma ogni 
sguardo, punto abituato che sia nell'aspetto di cose 
leggiadre. Par che il tempo non ardisca di nuocergli, 
tanto è sano ed intero: e contra i pericoli dell' avari- 
zia il difende, e spero che lunga pezza il difenda, la 
proprietà della casa, comune in più d'uno. Supporrei 
negli Spinola i primi padroni s'io guardo alla con- 
trada , né so tenermi eh' io non ripensi quel Nicolò 
che al bisogno di lavori consimili interpose del suo 
favore fra i due fiorentini e la Corte di Francia. Niun 
fregio di porta che si conosca può vincerlo di finitezza, 
niun altro qualsiasi paragonarlo di varietà e d'eleganza. 
Le foglie e gli steli che avvolti con grazia mirabile 
sorreggono o son sorretti da fantastiche forme di ma- 
schere e d'animali, ordinati a ricinger patere o ad an- 
nodarsi in sottili verghette o a piover minuzie di fi- 
lari e di gemme, sorgon da quasi un tripode e pog- 
giano al capitello sì semplici e disinvolti che a dirlo 
è un nulla. E invano si scriverebbe con quanto di 
buon giudizio sia còlto il rilievo secondo la ragion 
delle linee, dove sottile e depresso da smarrirvisi l'oc- 
chio, dove a forti risalti che gittin'ombra, dove in e- 
qua misura affinchè l'occhio vi posi e prevalga la qua- 
dratura. Signor dell'opera è l'attico, segnato a più va- 
lide membra di frondi convolte, ma pur composte sì 
dottamente che tanta pienezza non affatica per nulla 



36 SCULTURA 

quel dilicato delle lesene. Il secondo portale cresce lu- 
stro ad un monumento già illustre per sé da memo- 
rie istoriche: dico al palazzo da S. Matteo che Andrea 
Doria ebbe in dono dalla Repubblica. E molti terranno 
che l'egregia scultura fosse ordinata e soprapposta al- 
l'edilìzio antico per render più degna la pubblica of- 
ferta, come è certissimo di quella lapida fra due bam- 
bini, che tien memoria del fatto. Lo stil degl'intagli 
ricorre ad età più remota, e lascerebbe in sospeso i 
più accorti, in qual dei due, tra cotesto e il predetto, 
si voglia conoscere il primogenito. Però che d'un me- 
desimo padre non è a dubitare : non forse a taluno 
arriser tanto le grazie, che ripetesse quasi e con de- 
gno ardimento variasse da luogo a luogo il modello. 
Cede infatti quest'ultimo (intendi un nulla) se guardi 
al sottile dello scalpello, ma se ne vendica per non 
so qual novità di contesto, e per lo studio palese di 
vincere il più difficile della meccanica. Convien ve- 
derne quel eh' è capitelli , e crederai eh' altra mano 
non basti a* far tanto. Il Soprani vi sospettò Nicolò 
da Corte, eccellente in quest'arte, ma com'io credo di 
età posteriore: e credo ancora che tal giudizio derivò 
da ciò solo, ch'ei non conobbe altro artefice di quella 
stagione. E noi lo serbiamo a suo luogo: certo è che 
l'esempio de' due portali non si rinnova per altri la- 
vori; diresti anzi che fugge d'occhio in quella che si 
vengono moltiplicando le scuole e le operose botteghe 
dei cisalpini. Potò forse il Viscardo, poterono i d'Aria, 



CAPITOLO IV. 37 

intingersi di quella gaia maniera: afferrar tanta cima 
non m'è credibile. Il gusto lombardo (o m'inganno) 
non declinò da' suoi tipi graziosi sì ma uniformi, so 
non quanto li trasse il domestico esempio di Braman- 
tino e la speciosa novità del Mantegna. Del resto io 
m'acconcio nella sentenza de 1 più. saputi , ove alcuno 
si perigli nell'ardua quistione; che il cieco oblìo, ri- 
coprendo gli autori, non fece mai più villano oltrag- 
gio agl'ingegni o più rea frode alla posterità. 

Con diversa fortuna esce fuori della schiera lombar- 
da un cotale, che minaccia attenuare non dico il pre- 
gio ma la singolarità degl' intagli fin qui celebrati. 
Ho detto con altra fortuna; né già per questo che i 
secoli si volgessero a lui meno ingiusti, ma perchè la 
ventura ci porge in mano pur una volta quel tanto 
che basti a vendicarne la lode : vo' dire alcun saggio 
del suo valore, certificato dai documenti. Ben so che 
il nome d' Antonio di Giacomo dalla Porta non giunge 
sì nuovo a chi legge, che già noi conti fra i buoni 
scultori, e specialmente fra i valorosi maestri d' inta- 
glio; e a questo fine mi piacque d'anticiparlo fra que- 
gli eletti che degnamente inaugurarono il secolo. Più. 
cose ciò nondimeno si volean tramandare al presente; 
però che gli sarebbe assai scarso merito il registrarlo 
come facemmo fra gli statuarj, ove cede e rimpiccio- 
lisce in cospetto di molti. Professore d'intagli il tro- 
vammo in Savona e il supponemmo anche in Genova, 
ma senza recarne gli esempj, che sono a dir vero la 



38 SCULTURA 

miglior critica a sentenziar d'un artista. Il riconoscerlo 
per quanto ei valse era debito (ripeterò) a questo luogo: 
così son certo che a lui s'aspetti non poca parte di 
que' portali che noi godiamo di celebrare , tuttoché 
senza nome d'autore. Nel trar costui dalle tenebre po- 
tè prevenirmi il pittor Pirovano con un libercolo che 
ha tìtolo di Visita alla Certosa (1), quantunque né 
pure in quel tempio, per isculture singolarissimo, non 
credo che il dalla Porta si accenni distintamente per 
opera alcuna, ma sì in confuso con un esercito di va- 
lentuomini. Al Pirovano sortì di snidarlo dai libri del 
monastero, e non dirò con quanta gloria d' un nome 
che venne fuori con quei del Bambaia, dell' Omodeo , 
del Fusina, del Mantegazza. Sospetto d'errore nel ri- 
ferirne ch'ei fa il cognome, scrivendolo per Tamagini, 
laddove in un atto ch'io porgo al lettore ci si dà per 
Tamagni a non dubbie note. Né in questo sapremmo 
ammettere il comun titolo della famiglia, perocché in 
ciascun rogito tien saldo il casato dei dalla Porta, 
sì che il diresti l'antesignano di que' parecchi che si 
conoscono in Genova e fuori per fatture pregevolis- 
sime. La Certosa per fermo, e la patria, che fu Milano, 
ebber giovane Antonio e virilmente operoso; né già 
mei fìngo in età fiorente, quando il fervore di cento 
e grandi opere gli fu d'invito a recarsi fra noi. Indi 



(1) V. Visita alla Certosa di Pavia — Milano, Tipografia Arcivescovile di 
Cr. B. Pogliani - 1871, pag. 11. 



CAPITOLO IV. 39 

le prime notizie son fauste e onorevoli : non foss' al- 
tro il vederlo, siccome ci accadde, in società del Ga- 
zino, e con lui trattenuto da quel Francesco de' Lo- 
mellini che vedea sì sottile e negli artisti e nelle arti. 
E s'io penso che alla eccellenza dell'intagliare orna- 
menti non restava per avventura fuorché di affinare 
le forme e condur le invenzioni con più squisitezza, 
consento il vanto ad Antonio d'aver fra noi propagato 
quel disinvolto, quel gaio, quel dilicato onde s'infor- 
mano ad occhio veggente tanti stipiti ed architravi 
che ci s'incontrano ad ogni passo. 

La Disciplina di S. M. di Castello, già menzionata 
nei nostri libri come accorta a giovarsi dell' ottimo, 
chiamò il dalla Porta a scolpire di marmi e di pie- 
tre il cancello che apriva V adito all' oratorio , depu- 
tando sopra l'opera due del Consorzio , Francesco di 
Noli e Bartolommeo Merello. Di tal lavoro parlerò più 
disteso ch'io non farei, per l'occasione che mi si porge 
più destra che altrove a toccar di quest'uso, in que' 
tempi frequente per luoghi sacri. La marmorea parete 
prendeva pel largo tutto quanto il d'innanzi della Ga- 
sacela in altezza di tredici palmi, schiudendo per tre 
soglie l'ingresso, di palmi sei la mezzana , e di tre 
con un quarto le due laterali. Dei due pilastri e del- 
l'architrave, e così ancora delle cornici e de' modi- 
glioni che decoravano la principale, avea fatti Antonio 
ed offerti ai Disciplinanti un distinto modello, che i 
rogiti accennano come ricco d'intagli che veniano con 



40 SCULTURA 

affetto speciale raccomandati alla industria del prode 
maestro (1). Queste membra così dilicate di candido 



(1) In nomine Domini Amen. Franciscus de Naulo et Bartholomeus Me- 
rellus Priores Domus Disciplinatorum Sancte Marie de Castro ex una parte 
et magister Antonius do Porta de Mediolano marmorarius habitator Ianue 
q. lacobi ex parte altera Sponte etc. promisserunt etc. Videlicet quia ex causa 
dictorum pactorum dictus mag. Antonius sponte ut supra promisit dictis Fran- 
cisco et Bartholomeo P/ioribits antedictis nomine et vice aliorum Fratrum die- 
te Domus facere seu fieri facere in dieta Domo seu Cazatia Sancte Marie de 
Castro rastellum unum marmoreum in latitudine situs diete Domus et alti- 
tudinis parmorum tresdecim incipiendo ab archu porte dimidie vel circa sub 
modis et formis prout per ipsum mag. Antonium designatum est existens pe- 
nes dictos DD. Priores subscriptum per me Notar ium et latitudo hostii magni 
dicti rastelli debeat esse parmorum sex cum dimidio juxta morem et portas 
duas unam a deslris et alter am a sinistris parmorum trium et quarti unius 
vel circa in latitudine et in grossitudine due lercie partis unius parmi et cor- 
nices per traversum inferius debeant esse eliam due lercie partis unius panni 
et in alto tres quartas partes unius parmi et de grossitudine duo tercii tei 
circa unius parmi bene laboratas et bene intaliatas et sculpitas secundum for- 
mam dicti designi ponendo per ipsum mag. Antonium marmores (sic) et suas 
jornaias et laboreria et ponere teneatur omnia in labore et ordine secundum 
quod pertinet arti dicti mag. Anton ii in dieta Domo et in loco quo debent ire 
et poni: et strafori Jiendi in dicto laborerio a parte inferiori fieri debeant in 
petris seu lapidibus Lavanie: et hec omnia fieri debeant intra feslum Nativi- 
tatis Sancii loliannis Baptiste proxime venturum. Versa vice dicti DD. Prio- 
res presentes et acceptantes predicta nominibus et vice aliorum Fratrum diete 
Domus ut supra dare et solvere promisserunt dicto mag. Antonio presenti et 
stipulanti ut supra prò omnibus prediclis non comprehensis portaturis labora- 
torum qui portabunt predicta ad dictam Domum libras cenlum octuaginta 
qumque lanue semper in quantum d'ictus mag. Antonius fecerit toturn dictum 
iaborerium prout supra et ad p,resens ipsi eidem mag. Antonio prò arra li- 
bras triginta Ianue in presentia mei Notarli et testium infrascriptorum in 
pecunia numerata. — A cium Ianue in contrada Nobilium de Salcaigis in 
Mgia seateriorum: Anno Nativ. Domin. MDVIIII Indictione XI secundum 



CAPITOLO IV. 41 

marmo pontavano sovresso uno zoccolo che rendea va- 
rietà col bruno delle pietre di Lavagna, né vietava 
la luce al didentro o la vista all'esterno, perchè tra- 
forato a gran cura, e con ragione sì fatta che un gaio 
partimento d'ornati facea le veci di spiragli e di fine- 
strelle. I consorti dell'oratorio promettevano allo scul- 
tore lire cento ottantacinque di Genova, e trenta glie- 
ne davan per arra, sì veramente che l'opera fosse in 
assetto pel S. Giovanni di quell'anno, ch'era il 1509. 
E il contratto è rogato a metà dell'aprile: chi vorrebbe 
fidarsi in poco più di due mesi, per lena che avesse 
e costanza al lavoro il più destro artefice? Che il bel 
cancello già fosse in piede nel maggio dell'anno se- 
guente non può dubitarsene; quando un Gio. Pietro 
Bissone, anch'esso operaio di marmi , esiggeva per 
conto d' Antonio il residuo della mercede da un Ema- 
nuele di Vallebona sindaco e procuratore dei Confra- 
telli (1). 



cursum lanue die Lune XVI Aprilis hora nona vel circa: presentibus testibus 
Angelo Ihona q. Urbani et Benedicto de Albano Quilici ac Ludovico de Po- 
solo q. Benedicti specialiter ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Notare 
Giovanni de Benedetti — Fogliaz. 11,1509 - 10 ). 

(1) In nomine Domini Amen : Iohannes Petrus Bissonus magister picape- 
trum q. Mathei nomine et vice mag. Antonii de la Porta dicto Tamagni scul- 
toris marmorum prò quo ipse Iohannes Petrus suo proprio et privato nomine 
promisit de rato sub ypoteca etc. sponte etc. confessus fuit et in ventate pub- 
blica recognovit et per presentes Jatetur Manueli de Valebona D. Simonis tan- 
quam Sindico et Procuratori ut asseritur Domus Beate Marie de Castro ac 
Jfratrum Disciplinatorum ejusdem presenti et acceptanti ac solemniter stipu- 
Vol. V. — Scultura. 6 



42 SCULTURA 

Ma a chi non tarda il veder finalmente costui per 
alcuna fattura? Per me non ardisco adirarmi col tempo 
che ai nostri giorni ne mandasse una sola, poich'essa 
è cotale che non invidia alle prove migliori che fa- 
cessero in linea d'intaglio quanti illeggiadrirono di gra- 
ziosi portali le più riposte contrade di Genova. Il leg- 
giadrissimo che ci rimane d' Antonio è prontissimo 
agli occhi di chi giunga per via Giustiniani a S. Gior- 
gio, e persiste all'entrata dell'edilizio che fu già de' 
Oattanei , i quali non so in qual'epoca, accomunato il 
cognome coi Grillo, diedero alla piazzetta il doppio ti- 
tolo della famiglia, che tuttavia si mantiene. A breve 
tratto del secolo Lorenzo Cattaneo faceva di questo 
palazzo sua prima cura e delizia; né corse a mezzo il 
1504 che due valenti, il Viscardo già mentovato , e 
Matteo Morello che prima ci muove incontro, si tra- 
vagliavano ad abbellirne di quadro le stanze, le scale, 



lauti et recipienti nomine et vice diete Domus et Fratrum ejusdem se Iohan- 
n3m Petrum dicto nomine habuisse et recepisse libras vigintiquinque januino- 
rum et sunt ad complementum et prò complemento Ubrarum centum octuaginta 
quinque lanue dicto mag. Antonio alias promissarum per habeìites baliam a 
dieta Domo et Fralribus ejusdem occasione citjusdam rastelli marmorei in 
dieta Domo nunc fabricandi per dictum mag. Antoni um etc etc. — Actum 
lanue in Palacio Communis prima sala vocata Fraschea videlicet ad bancum 
loìiannis Baptisle Parisole Notarii: Anno Domin. Natio, millesimo quingente- 
simo decimo Indictione duodecima secundum lanue cursum die vero XX/I/T 
Maij in Vesperis: presentibus Benedicto Beriso q. Antonii et Philippo de Fa- 
cto D. loìiannis civibus lanue testibus ad premissa vocatis specialilerque ro- 
(jatis. (Atti del Not. Francesco Pai-isola — Fogliaz. 1, 1508-10). 



C A P 1 T L I V. 43 

le gallerie. E quivi durarono in faccenda più in là che 
due anni, e ne portarono il prezzo di più che mille 
ottocento lire; se pur non mi fallano le carte del 
Loggia che ne circoscrivono le opere tra il 18 maggio 
dell'anno suddetto e il 22 d'agosto del 1506 (1). In 
questo mezzo il Cattaneo provvide ai portali ; dico a 
due, l'un de' quali dovea dar l'ingresso, qual tuttora 
veggiamo, e il secondo introdurre alla Caminata, onde 
è sparito per sempre. A pensare che il Viscardo, in- 
tagliator non mediocre, era tutto in fregiar quelle case, 
s'accresce gran parte di stima al Tamagni, in cui solo 
s'affidò quel patrizio de' marmi più gelosi a scolpirsi 
e destinati alle prime accoglienze. E ch'egli si strug- 
gesse dell'averli perfetti noi ci nasconde la polizza, fir- 
mata nello scrittoio di Lorenzo medesimo il 30 aprile 
del 1505. Di questo giorno segnavansi pure i modelli 



(1) In nomine Domini Amen: Matheus de Morellis magister marmororum in 
Ianua suo nomine et nomine et vice Ieronimi de Vischardo sodi sui prò quo 
etiam de rato promisit : sub etc. sponte confessus fuit onihi notario recipienti 
nomine Laurentiì Cattanei se ab eo seti Luca de Odono solvente prò eo et de 
pecuniis ejus habuisse et recepisse libras centum Ianue monete currentis ad 
complementum librarum mille octuaginta odo januinorztm prò predo marmoro- 
rum lapidum et aliorum laboreriorwn Jactorum et consignatorum ac faciendorum 
et consignandorum per eos diclo D. Laur enfio prò fabrica domus dicti D. Lau- 
rentiì. — Actum Ianue in contrada Nob. de Cataneis videlicet in caminata 
domus Nob. Francisci Cattanei : Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo 
sexio Indictione ociava secundum Ianue cursum die Sabati vigtsima secunda 
Augusti in Vesperis : presentibus Baptìsta Cattaneo q. le ronimi et Petro de 
Gandria magistro antelami in Ianua iestibus ad premissa vocatis et specialiter 
rogatis. (Atti del Not. Gerolamo Loggia — Fogliaz. 6, 1502-1506). 



44 SCULTURA 

tracciati in due carte per mano d' Antonio, affinchè il 
lavoro non uscisse una linea da quel che annunziava 
e prometteva 1' artista. Al quale si concedette di ri- 
cambio la somma per que' tempi lautissima di lire 
cinquecento: e voglio anche notare che a tenerlo in 
dovere, stipulava il Cattaneo un tal meno di lire 100 
se l'opera non eguagliasse i disegni, e a meglio spro- 
narlo obbligavasi ad altrettante di giunta se mai gli 
venisse fatto di vincerli (1). Lorenzo di questi giorni 



(lj jhg Die XXX Aprilis inter tercias et nonas in scriplorio Nob. Laurentli 
Cattanei. — ■ Antonius de la Porta de Mediolano magister marmororum 
sponte promisit nob. Laurent lo Cattaneo facere et construere in marmoris (sic) 
portalia duo unum videllcet domus et alterum cambiate super designo facto in 
duobus papiris dimissis per dictum Laurentium quibus subscripsi ego Notarius 
hec verba videlicet ►£< Iesus: Ieronimus Logia die XXX Aprilis 1505: et ea 
facere pulcra elegantia et grata ipsi Laurentio et etiam suis sumptiòus emere 
marmora. Et versa vice prò dicto opere et marmoribus dictus Laurentius pro- 
misti solvere dicto Antonio libras quingentas januinorum videlicet in presen- 
tiamo libras CL ad dimidium operis totidem et reliquum perfecto opere. De- 
clarato quod si dictum opus erti elegans et gratum dicto Laurentio sit in ar- 
bitrio dicti Laurent it ^secundum quod dictum opus sibi placuerit addere diete 
mercedi et prò dicto opere et marmoribus libras centum Ianue et pariter si 
dictum opus non esset pulcrum et gratum ipsi Laurentio sit in ejus arbitrio 
et judicio demere de dictis libris D libras centum lanue. Que opera et seu 
dieta marmora laborati leneatur dictus Antonius ponere in loco suo salva et 
integra expensis suis propriis et rixico suo circa rupturam videlicet periculum 
dictus vero Laurentius solum solvere debeat m ercedem laboratoribus qui defe- 
rent Illa usque ad domum predictam si tamen consuetum est ita per cives 
solvi et fieri et non aliler quod si dieta expensa def erendi spedar et dicto 
Antonio Ulani facere teneatur dictus Antonius — Testes Honoratus de Pa- 
pia — Antonius Pezente q. Petri ligator. 

%$ MDVIII XVI Maij in Vesperis in scriplorio nostro in domo — Die- 



CAPITOL 1 V. 45 

era console in Genova de' Portoghesi, chiamato a tal 
carico dal Re medesimo; però non è strano che ad or- 
nar le sue stanze emulasse le pompe dei principi. 

La carta del notaio, contra gli usi d' allora , non 
mettea termini al paziente lavoro ; e si direbbe per- 
chè l'ingegno del dalla Porta spaziasse a suo grado, 
e a tutto suo agio si misurasse colle sottigliezze dei- 
Parte. Una breve postilla di sèguito all'atto, ambigua 
per quanto si voglia ed oscura, non lascia credere che 
il maggio del 1508 vedesse in tutto i portali ultimati. 
Ciò nondimeno il più dotto a destreggiar di scalpello 
non so con che audacia si fiderebbe a tre anni , sol 
che mirasse la sottiTarte delle cornici, degli arabeschi, 
delle armature, con quel soprappiù di minute figure 
di che si compone, a meraviglia di qual sia spettatore, 
il portale superstite. Verso quegli altri che discorre 
il mio scritto ha fattezze più gravi, più severe , men 
varie; ma perciò stesso nell'armonia delle parti, nella 
sobrietà de' contorni, nella saldezza del tutto insieme, 
nella franchezza del taglio e nella felicità de' risalti 
troverai con diletto come possa virtuoso maestro le- 



tus mag. Antonius conMens habuisse a dicto Laurenlio prò dictis laboreriis 
et seu prò dicto opere promisit mihi Notarlo etc. stare juri et judicatum sol- 
vere dicto Laurentio occaxione contentorum in suj)rascripto contrada et se 
presentare etc. Sub etc. Et prò eo etc. Ioannes Petrus Bissonus magister 
marmororum in lamia sub etc. — Testes Franciscus de Moniibus et Nicolaus 
de Burbo q. alterius. ( Atti del Not. Gerolamo Loggia — Fogliaz. 6, 
1502 - 06). 



46 SCULTURA 

varsi in alto per via diversa. Non han difetto i Lom- 
bardi e i Veneti di consimili esempj ; ma li tengono- 
fra i primi, e li guardano con somma cura in accade- 
mie e pinacoteche. Che dovremo dir noi, che per iner- 
zia o sciagura nostra, ne veggiam tuttogiorno lo stra- 
zio, e vietarlo o non sappiamo o non possiamo? Ch'io 
non so bene qual dei due sia più vero o men disone- 
sto argomento al difenderci. Minore è il danno di que- 
sti tesori, dacché è faticoso il mandarli a guasto ; e 
sì fatta ricchezza li adorna , che smozzicati o scheg- 
giati o graffiati, non sanno arrossire di mostrar faccia. 
E cotesto reggerà sopra molti, scolpito qual' è a riso- 
luti tratti benché finissimi , e specialmente in que' 
rari trofei che si spiccano per ombre gagliarde dai 
contrappilastri delle lesene. Io mi terrò al mio costu- 
me, di citare l'ottimo, e a così dire i prototipi di cia- 
scun genere e di ciascuna maniera; lasciando ch'altri 
per suo studio o diporto discerna sui passi della città 
i somiglianti, sian'essi d'alcun seguace o d'una mano 
medesima. Salvo il copioso e quasi incredibil lavoro, 
non saran pochi i portali che sentano di quello stile 
e di quella maestria, dove in marmo, dove in pietra 
di Promontorio, e le più volte sol ricchi dell'architrave, 
in cui s'avvolgon fogliami, mettendo capo a grifoni o 
aquilette od imbusti di genj che fan lato agli stemmi. 
Se dopo que' superbissimi che ho messi innanzi, non 
corresse sbadato ogni sguardo sui più modesti, o troppo 
non si stancasse di tanto numero , certo è che ve- 



CAPITOLO IV. 41 

.dreniino sulle imposte di molti un girar di fregi così 
squisito ed elaborato, da disgradarne quo' saggi medesimi 
che noi scegliemmo per principali. I portali del resto, 
secondoehè discendono gli anni, e l'architettura si vien 
raccostando alle forme antiche, rinunziano via via lo 
sfarzoso degli accessorj per dar più vanto alle linee, 
e guadagnar di maestà quanto pèrdono di leggiadria. 
Né per questo sonnecchiano gl'intagliatori, ma sì con 
eguale affetto, e fors'anche maggiore, si studiano di 
toccar cima in quel tanto ch'è parte degli architetti, 
come a dir nelle basi, ne' capitelli , ne' modiglioni , 
ed in altro ancora sui frontispizj o di figure o d' or- 
nati, ch'è caso non infrequente. Di questa fatta non 
ne abbiam punto meno; e non minore è il disgusto 
d'ignorarne gli autori, od anche la meraviglia che co- 
tanta virtù non lasciasse alcun nome di sé agli avve- 
nire. Per altra parte mi si scema il rammarico quan- 
d'io considero che tali fatture non deonsi ripetere alla 
fin fine se non che dai maestri che si daranno a co- 
noscere in opere di più rilievo, la cui memoria ci ver- 
rà fatto di ristorare per documenti gravissimi. Né già 
mi fallano notizie d'uomini a lavorìo di portali, come- 
chè ci sien tolti di vista o s'avvolgano nella incer- 
tezza: e a costoro non vorrem noi perpetuare l'oblìo, 
come a probabili autori di queste o di quelle sculture 
che tuttavia ci rimangono e tuttodì ci ritornali sugli 
occhi. 
A tutti entri innanzi (che ben gli è dritto) un co- 



48 SCULTURA 

tale a cui la fortuna non seppe affatto negare il te- 
stimonio delie opere. Riconduco il lettore alla chi 
della Vecchia Annunziata, ch'è quanto a dire dell' 0- 
livella coi nostri antichi, e di Portoria coi moderni, e 
s'anco vuoi co' presenti. E non ritorno a quel luogo 
per rinfrescar la memoria di cose perdute onde fu 
ricco già un tempo ogni altare, ma sì per mostrare 
a dito un lavoro che ancor vi resta da' suoi principj, 
né può lagnarsi che di minime offese. Son questi i 
marmi che fan portale alla doppia entrata: d' innanzi 
ai quali più d'una volta mi fu piacevole il metter gli 
occhi sulle belle cornici, e sugli acanti de' capitelli, 
e sugli ovoli dell' architrave , e sulle teste de' Santi 
intagliati nei tondi dei tre pilastri: tutte cose imagi- 
nato con graziosa semplicità e condotte con fìnis3Ìmo 
garbo. Ch'io sospirassi a saperne 1' artefice , il vorrà 
credere qualunque ama il bello; ma chi avrebbe spe- 
rato d'uscirne a capo? Chi sognerebbe anche adesso 
che lo scultore non sia altrimenti che un Pietro An- 
tonio Piuma, nascosto a tutti fuorché al notaio Rai- 
mondo Pinello che rogò l'atto di questo portale? Non- 
ché conosciuta ma frequente di nomi e d'opere è que- 
sta gente dei Piuma, venuta via via per più secoli 
di verso Lugano a scolpire in Liguria; ma di costui 
vo perdendo le tracce scoperte appena, tuttoché la so- 
miglianza d'alcun monumento m'induca a credere che 
egli non brevemente abitasse fra noi. La gioia della 
scoperta m'è un tratto amareggiata dalle condizioni 



CAPITOLO IV. 4& 

della scritta, sì bestialmente dettata, e così guasta tra 
il reo scrivere e i morsi del tempo, ch'io sostenni in- 
cresciosa fatica a strapparne quel tanto ch'io ne con- 
segno alle stampe (1). Una è la data che segna il ro- 
gito e che il portale ha scolpita sul fregio: il 152L 
Dal notaio apprendiamo che Pietro Antonio accomo- 
dava in quest'opera i suoi scalpelli ad un Pietro da 
Castiglione, e da lui riscotea la mercede; ma se que- 
sti lo trattenesse di proprio o per altrui commissioni 
non è manifesto. Né troppo vorremo dolercene, che al- 
ali 'istoria è ben picciol difetto, come è nobile acquisto 
l'aggiungere a tanti egregi un tanto valoroso scalpello. 
Or questi accenna a non so qual novità di forme che 



(1) ^< In nomine Domini Amen. Cum verum sit quod wiag. Petrus Anto- 
nius Piuma marmorarius fecerit et faciat portatimi (sic) Ecclesie Annuntiate 
Ianue ex marmorifois quod in totum perjlcere tenetur lene et pulcre faceta 
promissa per eum et prout decet similia laboreria facere et ipse mag. Petrus 
Antonius habuit a Petro de Castiliono q. Petri diversas pecuniarum summas 
annoctatas (sic) in quodam manuali dicti Petri et quas habitit in complemen- 
tum totius quod sili dehetur prò dicto laborerio et etiam nunc habuit a dicto 
Petro in pecunia numerata scuta quinquaginta septem auri soìis hàbendis ut 
supra et ex omnibus pecuniis prò ipsis se solutum vocavit et vocat. Renuncians 
etc. et ulterius ipse Petrus eidem Petro Antonio presenti et stipulanti . . . 

dare promissit occasione premiss a scuta quadraginta auri solis Petri 

Antonii de Ferrariis. Renuncians etc. Et qui Petrus Antonius predictus . . 
( illeggibile ) promiltit in totum perficere dictum portatum lene et prout decet 
ac pulcre et lonis marmoribus. — Actum Ianue in prima Sala Palacii Com- 
munis vocata Frascliea ad lancum mei Notarvi: Anno Naliv Domin. MDZXI 
Indictione nona secundum Ianue cursum die Mercurii XX Novembris in Ye- 
speris. Testes lohannes Parmarius q. Ieronimi et Paulus Alus q. Angeli. 
{Atti del Nat. Paolo Raimondo Pinello — Fogliaz. 6, 1521 - 22. 

Vol. V. — Scultura. 7 



50 SCULTURA. 

la scultura recò nei portali sull'avanzare del cinque- 
cento: men liete per avventura di adornamenti , ma 
più convenienti all'architettonica, e assai più docili in 
sottostare alle linee. Nell'epoca appunto che segna il 
Piuma prevale siffatto stile, non però tanto che non 
piaccia ad alcuno di starsene saldo al passato e di ri- 
petere talvolta gii esempj addietro. Se ricordiamo il 
portale dei due Carloni condotto nel 1503 a richiesta 
di Cipriano Pallavicino, parrà quasi meraviglia che un 
De Ferrari del 1515 il volesse poco men che ritratto 
per ogni parte, come può leggersi nella scrittura che 
ne distese il notaio Rollerò. Gliene compiacquero Cri- 
stoforo di Rampogno e Romerio da Campione ; ma 
sarebbe indarno il cercare ove mai fosse murato quel 
marmo o dove mai capitasse: dacché il De Ferrari se 
ne affidava nei due lombardi , e per prezzo di lire 
quattrocento cinquanta, non come di cosa sua propria 
ma di persona che si chiudeva per allora nel petto (1). 



(li In nomine Domini Amen. Egregius Thomas de Ferrariis q. Batiste 
(sic) nomine et vice unius persone per eum nominande et declarande prò qua, 
de rato promisit etc. Sub etc. parte una: et Romerius de Campiono q. An- 
to iiii et Christoffjrus da Rimponio q. Tadei scruptores (sic) seu intaliatores 
marmortim et uterque eorum conjunctim et dioisim prout melius expedit parte 
altera: Sponte et ex eorum certa scientia nulloque juris vel facti errore ducti 
seu modo aliquo circumventi et ornai modo via jure et forma quibus melius et 
validius potuerunt et possimi peroenerunt et sibi ai invìcem et vicissim pre- 
scntibus et acceptantibus confessi fuerunt et conjiteatur pervenisse ad infra- 
scripla pacta composicionem conventionem iransactionem et alia de quibus et 
prout dicetur solemnibus stipulationibus hinc inde intervenientibus. Renuncian- 



CAPITOLO IV. 51 

Per queste note non lascerò a mezzo le lodi di Pier 
Antonio; al quale, considerato non ch'altro ne' begli 
stipiti dell'Annunziata, non può negarsi un orrevol 
luogo fra i più valenti di quella età. Però che in que- 
sta fatta di cose, che giunge in egual misura eleganza 
di forme e destrezza d'esecuzione, non par che desideri 
più oltre per aver credito di gran maestro. D'onde si 
giudichi quanto male retribuisca la fortuna al valore 
di molti, pensando il gran numero d' intagli siffatti 



r 

tes etc. Videlicel quia virtute et ex causa diclorum pactorum composicionù 

trans actionis et aliorum infrascriptorum dictus Thomas suo proprio et privato 
nomine et nomine et vice diete persone per eum ut supra nominando et decla- 
rande sponte promisit et solemniter convenil ac se suo et dicto nomine obliga- 
mt dictis Romeno et Christofforo presentibus et acceptmtibus stipulantibus 
etc. eisdem sive alteri eorum dare et solvere prò infrascriptis peragendis et 
exequendis libras quoCdrinqentas quinquaginta januinorum monete currentis 
inter artifices semper et quandocuuque ad requisitionem ipsorum et ad volun- 
tatem dicto Thome suo et dicto nomine realiter et cum effeclu omni excep- 
tione et contradictione remota. Et versa vice dicti Romerius et Christofforus 
et uierque eorum in solidum conjunctim et divisim prout melius expedit sponte 
promisserunt et se se obligaverunt dicto Thome suo et dicto nomine presenti 
et acceptantì ac stipulanti et recipienti etc. prò dictis pecuniarum quantitatibus 
factre et fabricare portale unum mannoreum album altum parmis viginti lu- 
cis et latum parmi undecim cum dimidio lucis sub forma contenta in quadam 
apapiru cum sua pilastrata et cu.u suo groppo in medio ab una parte et ab 
alia etiam cum sua pilastrata marmorea et scalino uno et suo batiporta mar- 
moreis cum suis capitellis et archltravo ac frixio et cornixono cum archo su- 
perius cum Imagine Beate Marie Yirginis et D. N- Ihesu Christi in brachio 
intus et cum duobus angelis in lateribus et cum Imagine D. N- Ihesu Christi 
resurgentis supra et a duobus lateribus Beatorum lohannis Baptiste et Petri 
apostoli et hec omnia sub modis et formis descriptis et designatis in dieta a- 
yapiru et secundum et prout dixerit et ordinaverit dictus Thomas in quem se 



52 SCULTURA 

che ci soffermano ad ogni tratto, benché senza titolo 
di scuola nonché di paternità. E in taluni può ravvi- 
sarsi per avventura la mano di Pier Antonio, e spe- 
cialmente (s'io non traveggo) in quel palazzo di Paolo 
Doria che additammo più volte correndo il vicolo che 
difìla da S. Matteo a Campetto. Sappiamo da pezza 
che il detto signore ricostrusse e abbellì l'edifìzio in- 
torno al 1515: ond'è che la data delle opere non viene 
a contesa col nostro giudizio. 11 portale grandeggia 
fra molti, sia per le linee maestose e semplici, sia per 



se remùserunt et remittunt et penes quem remansit dieta apapirus. Que omnia, 
facere et perficere promisserunt intra Kalendas mensis Iunii anni proxime 
venturi de MDXX et completis omnibus predictis modis et formis de quibus 
supra d'ictus Thomas sponte promissit et se obligavit eisdern Romeno et Chri- 
stofforo presentibus et acceptantibus eisdern ultra dictas libras quadringentas 
qvÀnquaginta dare et solvere quicquid et quantum ipsi l'home videi itur et pla- 
cuerit in quem etiam de predictis se se remisserunt et hoc secundum labore— 
rium per eos fabricandum. Insuper dicti Romerius et Christofibrus sponte 
confessi fuerunt et confitentur die to Thome suo et dicto nomine presenti et 
stipulanti ut supra se se al eo habuisse et recepisse libras centum duas janui- 
norum diete monete currentis inter arlifices eis tradditas et numeratas de tan- 
tis scutis auri solis in presentia mei Notarti et testium infrascriptnrum in 
solucionem dictarum librar um quadringentarum quinquaginta et de quibus qui- 
dem libris centum duabus sic ut supra per eos habitis a dicto Thoma suo et 
dicto nomine se ss bene quietos tacitos contentos solutos et satisfactos vocaie- 
runt et vocant — Actum Ianue in contrada Portici Ficus videlicet in me- 
diano domus habitacionis dicti Thome esistente supra hostium (sic) diete do- 
mus. Anno Domin. Nativ. MDX Villi Lidictione VII secundum lanue cursum 
die Lune XXI HI Oclobris in Vesperis: presentibus Batista Sbaroia D. mag. 
lacobi fisici Nicolao Marriliano q. Gullielmi et Francisco Cravarmo q. Thome 
Notario cieibus et habitatoribus Ianue testibus ad premissa vocatis et rogatis. 
{ Atti del Not. Cristoforo Rollerò — Fogliaz. 7, 1516 - 20 ). 



C A P I T O L 1 V. 53 

un fregio nell'attico, dove un intreccio di putti mo- 
strano la sigla del possessore , male interpretata da 
molti per l'eroico Pagano di quella gente. Ma gli scal- 
pelli del Piuma sopra tutto si riconoscono al disinvolto 
e al grazioso de' capitelli, alle teste nei tondi de' due 
pilastri, e per non dire soverchio, ad un far magistrale 
e sicuro che torna a mente il prospetto dell' Annun- 
ziata. Gode l'animo a riferire che l'uno e l'altro son 
quasi incolumi, benché il secondo, mutati gl'ingressi, 
patisse lunghi anni l'altrui negligenza. Da breve tempo 
ha ripreso il suo ufficio, e non senza forbirsi a mag- 
gior candore; tuttoché ai monumenti non noccia più. 
il recar danni che il recar giunte. Tal sorte toccò ad 
ambidue per le plastiche indossate alla vecchia scul- 
tura: disformi (quali che siano) ai portali, e importune 
all'antico disegno. Senonchè il menomare o il distrug- 
gere è senza riparo: le male aggiunte aspettan rime- 
dio facile da chi vede diritto nelle cose del bello. 

Ai portali fin qui ricordati di schietto marmo car- 
rarese, s'avvicendano a chi passeggia le nostre con- 
trade i non pochi scolpiti in bel nero di Promontorio 
che quasi non ardisci dir pietra , cotanto pareggia i 
marmi di saldezza e di luccicore. Men resistente e di 
tinta più fievole è un'altra pietra che traean di Lava- 
gna o di Chiavari, meno acconcia all'intaglio che al 
quadro, e usitata in cornici o finestre o ad altr' uso 
men nobile. Dell'una e dell'altra si veggon lavori fin 
dal secolo XV, ed ho per cospicuo il lunotto che Ga- 



54 SCULTURA 

spare da Carona ci mostrò forse all'Annunziata. Gli sgre- 
toli che in parte v'impresse il tempo mi lascian cre- 
dere che il masso per lui scolpito venisse piuttosto 
dalla seconda che dalla prima delle dette petriere. For- 
s'anche ne tenne il possesso, e ne propagò l'esercizio 
nelle opere dello scalpello, s'io reco al costui succes- 
sore insieme a quello di figlio il titolo ancora d'erede. 
Il Gaspare che noi scoprimmo fra i più valenti nel 
1494, dieci anni appresso era morto, e proseguiva nel- 
l'arte paterna un figliuolo di nome Pietro, a cui for- 
niva copiosa materia una cava lunghesso la marina 
di Chiavari, nel luogo appunto o al dissotto del luogo 
che chiamavan le Forche, Dico che gli abbondava il 
macigno, perocché gli era dato di concederne senza 
disagio una buona metà in locazione a Simon di Mello 
e ad Antonio di Pillacorte per gli usi del fabbricare, 
com'io riconosco dalle memorie di Cosma Abati (1). 

(1) In nomine Domini Amen. Petrus de Carona della Scala q. mag. Gas- 
paris magister pichapetrum sponte etc. locavit et pensionava et ex titulo et 
ex causa locationis et pensionis dedit et concessit seu quasi mag. Simoni de 
Melli magistro antelami et Antonio de Pillacurte de Carona etiam magistro 
pichapetrum sociis presentibus et stipulantibus etc. dimidiam cujusdam prierie 
ipsius Petri site in Potestacìa datari apud marinarti suhtus Furchis divti 
loci datari prò annis quatuor proxime venturis ab hodie inchoandis prò pen- 
sione et nomine pensionis dictorum annorum quatuor librarum vigiliti septem 
lanue etc. — Jctum lamie in Fossatello videlicet ad banchum mei Notarii 
in] ras cripti: Anno Domin. Nativ. MDquarto Indictione sexta secundum lanue 
cursum die Yeneris decima Maij post tercias: presentibus Antonio de Resonico 
tabemario q. lacobi et Bernardo de Averaria q. Antonii testibus ad premissa 
tocatis specialiter et rogatis. ( Atti del Not. Cosma degli Abati — Fogliaz. 
6, 1504 ). 



CAPITOLO IV. 55 

La qual cosa non trova cagione nell'oziar che facesse 
Pietro, né in penuria che avesse di commissioni; per- 
ciocché l'officina dov'egli operava presso il ponte de' 
Calvi, e sott'esso le case d'un Antoniotto di questo co- 
gnome 9 potè accogliere in società un altro artefice, o 
meglio dirò compaesano del primo. Fu questi un Gia- 
como da Carona, e fino dal 1503: quel medesimo forse 
che adocchiammo in Savona sull'albeggiare dell'anno, 
e a cui tramontava fra un mese l'affitto di due botte- 
ghe a lui concedute da quel Comune. L' asseverare 
sui Caronesi argomentando dal nome, è un sospenderci 
a debol filo, dacché v' han molti d'un sol battesimo, 
né portan sempre segnata la loro paternità. Ma di co- 
stui mi fo quasi sicuro, al vederlo qui in Genova du- 
rante il maggio, e come uomo che tornando di fuori 
cercasse il come ed il dove allogarsi per continuare 
in faccende d'intaglio. Non accade avvertire che Pietro 
non pure sei fece compagno nei marmi onde avea ri- 
fornita la propria bottega, ma il mise anche a parte 
dei lucri che provenissero dalla petrina del Chiava- 
rese (1). Né Giacomo per avventura era estraneo alla 



(1) In nomine Domini Amen. Petrus de Carona q. magistri Gasparis ma- 
gister picapetrum volens se associare seu societatem et compagniam facere 
cum mag. Iacobo de Carona magistro picapetrum de quadam apoteca sita la- 
mie ad pontem Caloorum sub domo Antonii Calci quam d'ictus mag. Petrus 
conducit a dicto Antonioto et pariler de quadam prieria exislente in Potestà- 
tia Clavari ideo dictus mag. Petrus sponte et ex ejus certa scientia et nullo 
juris seu facti errore ductus seu modo aliquo circumventus omni modo jure 
via et forma quibus melius et validius fieri et esse potest societatem seu com- 



56 SCULTURA 

scuola (non oso dire alla famiglia) di Gaspare; né 
forse mancano saggi a Savona di quel grazioso inta- 
gliare che questi recò fra noi. Gli è peculiare, por 
via d'esempio, il compor fregi in anguste lesene di 
certi tondi o rotelle infilzate e poco meno che piatte 
fra loro, sul far propriamente «di quelle che veggonsi 
negl'imi pilastri alla Cappella del Precursore nel no- 
stro Duomo. Di somiglianti, e quasi dissi d'eguali, ha 
l'oratorio in Savona che prende titolo dal Cristo Ri- 
sorto: frammenti d' un' opera stessa , tantoché ricon- 
giunti coi nostri, tornerebbero in una faccia e in un 



2>agniam fecit prò annis quataor gromme venturis cum dicto mag. Iacobo pre- 
senti et stipulanti de dieta apoieca et de omnibus rebus extrahendis ex ea et 
lucrum et damnum si quod Deus dederit diete societati dividatur et dividi 
debeat inter eos prò dimidia omni dolo fraude et malicia postposila. Qui qui- 
dem magùtri Petrus et Ia^obus promisserunt sibi ad invicem et vicissim se 
se bene et diligenter ac assidue adoperare circa eorum exercitium fiendum per 
eos tam in dieta apoteca quarti in dieta prieria et extra etiam omni dolo ma- 
licia et fraude postposila in qua societate et de his omnibus que in eaponere 
debent sunt inter eos concordes et de ipsìs se se intelligv.nt prout ipsi publice 
fatctitur: quibus annis quatuor jìnitis dieta apoieca et prieria siht et remaneant 
dicti mag. Petri et ad ipsum spectent et pertineant prout essent ante presen- 
tem instrumentum (sic). Renunciantes etc. sub pena ducatorum decem Ianue 
taxata prò juslo damno et interesse partis observantis in quam incidat pars 
non observans. — Actum Janue in Fossatello videlicet ad bancum mei Notarii 
inj'rascripti. Anno Domin. Nativ. MDtercio .Indictione quinta secundum lamie 
cursum die Martis nona Maij post tercias: presentibus mag. Iohanne de Ca- 
rona q. mag. Bernini magistro picapetruM mag. Paulo de Castagnola magi- 
stro antelami et Iohanne Antonio de Carona magistri Iohannis testibus ai 
premissa vocatis specialiter et rogai is. [ Atti del Not. Cosma degli Abati = 
Fogliaz. 5, 1503). 



CAPITOLO IV. 5*7 

corpo. D'innanzi a questi conviene aggiustar fede ad 
un cronista di quella terra, ch'è il Monti, e ad una cotal 
tradizione colà radicata da secoli: che dagli strazj della 
lor Cattedrale venisser brandelli anche a Genova e o- 
pime spoglie alla nostra cappella, come a mura e ad 
altari del natio luogo , senza dire a paesi stranieri» 
Dell'oratorio suddetto non puoi dubitare , laddove le 
belle membra intagliate son fìtte ad un uscio del Sa- 
crario siccome posticce e quasi a campare da peggior 
sorte. Nel nostro Duomo le scoprono ad occhio veg- 
gente la novità dello stile, e Tesser sopposte ( chi sa 
in qual anno) allo colonne esteriori del Santuario, e'1 
mostrare che fanno il gradinato che certo asconde- 
vano in antico, e perfìn le vestigia degli arpioni e 
degli altri ferruzzi che al vecchio sito le incatenavano. 
Or messi in luce i principj (per quanto io ne sap- 
pia) di questi intagli di cave nostrane , non resterò 
dal seguire per quali maestri poggiassero specialmente 
a bellezza nei nostri portali, né il quanto giovassero 
ad eleganza nelle opere di quadratura secondo il gu- 
sto dell'età ch'io descrivo. Riscuotono anch'oggi l'am- 
mirazione dei dotti bassorilievi non meno prestanti 
e gradevoli all'occhio col fosco della lor tinta che se 
lucessero di candido marmo: quali spiccati dalle loro 
imposte e quali indossati tuttora: del qual novero par- 
ranno signori quella Epifania così ricca a figure che 
ti ferma in contrada degli Orafi , e un mistero della 
Nunziata, più modesto ma graziato e devoto non meno, 

Vol. V. — Scultura. 8 



58 SCULTURA 

sulla piazzetta di S. Sepolcro. Né l'uno né l'altro vuol 
dirci il suo autore, e consentono a pena che al loro stile 
li conosciam di quest'epoca, fecondissima quanto ve- 
dremo d'artefici, ma sopra tutte infelice nella memoria 
dei posteri. Tanto che i molti ch'io verrò discoprendo 
garan guadagno non preveduto, né pur sospettato, alla 
storia dell'arte: e se ad ogni opera non sarà lecito ap- 
porre un nome, sapremo almeno da qu al fatta di gente 
o di scuola si producessero questi rarissimi adorna- 
menti della nostra citta. Sussistono i vecchi nomi dei 
Bissonesi e dei Campionesi; ma quei da Carona inva- 
dono il campo, e soverchiano. Un Giacomo da Cam- 
pione nel giugno del 1506 prometteva a Luchino 
Stella un portale di pietra di Promontorio coll'impresa 
de' Giustiniani nel mezzo, e con incise le lettere I. L. 
pel prezzo che dichiarasse Giovanni Piuma preposto 
ai lavori d'architettura (1). M'accerta il contratto che 
in fatto di costrurre e di scolpire si camminava con 



(1) >$i MDVI die Sabati XIII lunii in Vesperis in scriptorio nostro in 
fyomo. Iacobus de Cimpiono magisUr marmororum sponte promisit Inquino 
Stelle presenti etc. fabricare eidem Luquino portalle (sic) unum petre nigre de 
Promontorio cum pilastr atis diete petre de parmis decem singula laboratis ad 
modernam et in portale sculpere armarti lustinianam in medio et ab imo la- 
tere literam L in uno tondo et db alio in alio tondo lileram I prò precio de— 
clarando per loannsm Piumata mijislrum antelami et ea perfecla eidem 
consonare intra dies XV proximos et infra soluc ione-m confessus est habuisse 
libras sex et solidos UH: sub pena lihrarum decem in presentiti mei Notar ii 
et testium — Testes Petrus et Baptista Saloaigi. (Atti del Not, Gerolamo 
Loggia — Fogliaz. 5, 1502 - 1503). 



CAPITOLO IV. 59 

maggior lena al moderno di quel che i pittori o non 
potessero o non bramassero: di che è miglior prova 
il raffronto de' monumenti che ci si mostrano con date 
non dubbie. Francesco di Antonio da Bissone si pòrse 
anch'egli a servizio de' Giustiniani, e per cose mag- 
giori. In costui conosciamo il maestro che cinse e ri- 
quadrò di bei neri l'entrata del gran palazzo che avea 
questa gente in contrada di Piazza lunga che poi no- 
minossi da loro: e non voglio omettere che a giudi- 
care il lavoro chiamavasi Gio. Giacomo dalla Porta, 
scultore illustre che ci attende ai seguenti capitoli , 
novello a quel tempo nell'arte, e primamente adope- 
rato fra noi (1). Il robusto edilìzio, dopo molti anni 



(1) In nomine Domini Amen: Franciscus de Bissono magisler marmoro- 
rum q. Antonii sponte etc. promissit et se obligavit Raffaeli lustiniano q. lo- 
fiannis Antonii presenti et stipulanti construere portam rnagistram domus ìpsìus 
Raffaelis sitam in contrada Platea longa de Iustinianis circumdatam de petris 
nigris Promontorii laboratam suo designo porte signate in apapiru remisso 
penes dictum Raffaelem subscriplo per me Notarium infrascripttim. Itera pro- 
missit construere et tradere dicto Raffaeli bechaelos duos prò burdenariis la- 
boraios: Item diversas cornisias et balustras et pillastrum unum cum leone 
uno scurpito cum arma Iustiniana laborata bene et suffìcienter judicio mag.. 
Bernardi de Gnndria magistri antelami et Iohannis Iacobi de Porta sculto- 
ris in quos ambe parles se remitlunt de pieno et que laboreria suprascripta 
specificata ut supra laborata et conslructa prout supra tradere promissit dicto 
Raffaeli stipulanti ut supra infra et per totum mensem Iulii prossime ventu- 
rum prò predo soldorum quindecim prò singulo parmo computata dieta, porta 
de quo predo ipse Franciscus confessus fuit dicto Raffaeli stipulanti ut supra 
ab eo habuisse libras viginti tres lamie infra solucionem dicti predi et con- 
structis dictis laboreriis ut supra et dimidia diete porte promissit ipse Raffaeì 
xomplere et solvere dictum precium prò duabus terciis partibus predi dictorum 



60 SCULTURA 

. d'ingrato abbandono s'è frastagliato in oscure caso, e 
disparvero coli' antica faccia le mensole e le cornici 
e cert'altre decorazioni onde il Bissone avea un tratto 
variata quella maestosa e severa mole. Dava mano a 
tali opere a mezzo il 1514 o -ben poco prima, per 
cenno di Raffael Giustiniano del q. Giovanni Antonio, 

, e seguitava fin presso al marzo del 15, con piena sod- 
disfazione del committente, ed anzi lasciando in lui 
desiderio de 1 suoi scalpelli. Perciocché, posati che li 
■ebbe appena, o non affatto rimesso dalle fatiche , si 
mise alla vela per Scio sopra un cotal naviglio di 
Ragusa, disponendosi ai servigi di Domenico Giusti- 
niano che abitava quell'isola, e compiacendo a Raf- 
faele medesimo che intendeva di spedire al fratello un 
valente maestro da ornar palazzi. E credo con buona 
provvisione di marmi, dacché quest'ultimo il pressava 
a non rendersi in ozio né durante pure il tragitto, so 
nulla potesse scolpire che si attagliasse a decoro delie 
case sue proprie (1). Dei Campionesi ha memorie un 

, t^ i. i - . --■ — ■ ■ i i . ii , i. i. ■■■ . — ,_ . — i ■ i ■ m 

laboreriorum et completis dictis laboreriis prout supra computata dieta porta 

. dare et solvere dicto Francisco complementum predi de predictis omnibus ad 

ratio riem, predio tam. Sub pena librarum vigintiquinque lamie taxata prò justo 

. damno et interesse partis observantis et ipsi aplicata et quam contrafaciens 

solvere promissit etc. Actum lamie videlicet in scanno diete domus dicti Raf- 

Jaelis site in contrada Platee longe. Anno Domin. Nativ. MDX1III Indictione 

prima secuwlum cursum Ianue die Iovis X Vili Maij in Vesperis. Testes mag. 

Michael de Sambuxeto q. Thome et Luchinus Arbiconus Bariholomei ad hec 

vocali et rogati. ( Atti del Not. Genesio Rapallo — Fogliaz. 9, 1512 - 16). 

(1) In nomine Domini Amen: Mag. Franciscus de Bissono sculpitor [sic) 

mir/Jicirorum q. Antonii sponle etc. promissit et se obligavit Raffaeli Iustir 



CAPITOLO IV. () 1 

Francesco, che ad istanza "d'Ambrogio Gentile inta- 
gliò nei 1512 la pilastrata all'ingresso del costui pa- 
lazzo nella villa di Cornigliano (1). E ben potremmo 



niano q. lo: Antonil presenti et stipulanti recedere de Ianua prò Chio super 
navi patronizata per Michaelem de Pessio Rayuxenm de proxlmo recessura 
recto tramite et in Chio laborare de arte sua in domo Dominici Iustiniani 
fratris dicti Rajfaclls et ad epis inslantlam per annum unum incepturum die 
qua dieta nacis recedei de porta lanue prò dicto viagio et ibi laborare bene 
soUcite et suflcloUer per tolum dictus tempus dicti anni et etiam navigando 
in dicto viagio et in dieta navi laborare de dieta sua arte prò ipso Raffaele 
seu dicto Domlnlco prout laborare possit: et versa vice ipse Rajjfael causa pre- 
dieta mutuava et dedit mutuo dicto Francisco presenti et recipienti in pre- 
sentla mei Notarli et testami infrascriptorum scula seplem auri solis excu- 
sanda in mercede ipslus Francisci in dictis laboreriis fiendls per eum ut stu- 
pra, et prò ipsls laboreriis fiendls ut supra ipse Raffael promissit dare et 
solvere et seu dari et solvi facere dicto Francisco presenti et stipulanti omni 
mense dicti anni inclpiendl a die qua velljìcaverit dieta uavls prò presenti via- 
gio scula Irla auri solis seiù valorem eorum et ultra scotum vllus (sic) ipsius 
Francisci per tolum dlclum annum et habltaclonem causa dormlendi et ita 
ambo convenerunt in predlctls etc. — Aclum lanue vldellcet in scanno domus 
habitationis dictis Raffaelis site in contrada illorum de Iustìnianis in carrU- 
beo dicto Platea longa. Anno Domin. Natlv. MDXV Indlctlone secando, se- 
cundum cursum lanue die Io vis Vili Marcii in Vesperls. Testes Nicolaus de 
Sodo tcxlor pannorum sete q. Iohannls et mag. Antonius de Milano scultor 
marmarorum q. liartholomel ad hec vocali et rogali. ( Atti del Not. Genesio 
Rapallo — Fogliaz. 9, 1512 - 16). 

(1) In nomine Domini Amen: Franciscus de Campiono picapetrum q. la- 
cobi sponte et ex certa sclentla nullo que jurls vel facti errore ductus seu 
modo aliquo circumventus confessus fuit et in ventate publlca recognovlt Am- 
brosio Gentili q. Thome presenti stipulanti et recipienti prò se keredlbus et 
successorlbus suis habeulibus et hablturis causam ab eo et eis se a dicto Am- 
brosio habulsse et recepisse scutos duos solis boni auri et juxti ponderis in 
presentla m"i Notarli et lestium infrascriptorum et sunt ex mutuo et nomine 
mutui gratis et amore infra soluclonem duarum pllastrarum quas dictus Fran- 
ciscus facere tenetur et debet et ita promisit dicto Ambrosio in ejus villa seu 



62 SCULTURA 

allungare il catalogo, se in altri portali non cadessero 
nomi da riferirsi con minor fretta tra poco. Troviam 
pure maestri da non fraudarsi alle pagine appresso 
come autori di degne statue, sebbene in età giovanile 
onestamente applicassero a coso di quadro. Da questa 
arte esordiscono, per via d'esempio, i Passallo; e non 
è indegno di questo luogo il tirarli in aperto, e anti- 
ciparne quasi le lodi siccome di gente che secondò 
colPindustria dello scolpire i nuovi modi d'architettura. 
Il che se ad altri sembrasse importuno, vorrei doman- 
dare il perchè ci fermiamo, ora in questa ora in quella 
contrada, a mirare le maschie cornici, i peducci , le 
volticciuole, così sottilmente condotte, e disposte con sì 
gentil simmetria, che risaltano col fosco del natio co- 



ejus domo in Villa Corneliani infra et per venturum mensem Jprilis anni de 
MDterciodecimo proxime venturo in contentamento ditti Ambrosie ad racionem 
solforimi decem cum dimidio januinorum prò singulo parmo illarum que ve- 
nient lunghe videluet parmis septem incirca et ab inde supra ad racionem de- 
nariorum triginfa trium singulo parmo bene laboratas et bene constructas in 
Contentamento elicti Ambrosìi ut supra. Versa vice dictus Ambrosins acceptans 
jpredicla ut supra promissit et convenit dicto Francisco satisfacere prediclas 
pilaslratas ad racionem. supra scriptam semper et quandocumque dictus Fran- 
citìcus consignaxerit dicto Ambrosio dictas pilastratas factas et bene laboratas 
ut supra omìii exceptione remota. — Actum Ianue in Fossalello videlicet ad 
lancum mei Nolarii infrascripti. Anno Domin. Nativ millesimo quin gente simo 
duodecimo Tadictione quartadecima secundtim Ianue cursum die Iovis nona 
Decembris in Vesperis: prescntìbus testibus Nicolao de Fossato revenditore q. 
Silvestri et Thoma de Silvana Jilio Ieronimi habitatoribus Ianue vocatis et 
rogatis specìaliter ad predicta. ( Atti del Not. de Levagio — Fogliaz. I3> 
1512 N. 2 ). 



CAPITOLO IV. 63 

lore o dall' aperto delle facciate, o su pei fianchi alle 
scale, o di fronte a chi cerchi V entrata. 

Dei Passallo è seniore un Gio: Pietro d'Antonio,, 
valente a disegnare portali e a condurli : senza diro 
delle altre svariate membra che potean far leggia- 
dro e piacente un privato edi tìzio. Puoi farne ragione 
da quel pregevole che vive anch' oggi nel cortiletto 
di certa casa che fu già degli Spinoli in via de Fran- 
chi, là dove notammo fra i primi il portale esterno ; 
vaghissima giunta che un Paolo di detta famiglia pro- 
curò al gentilizio suo albergo. Tal prospetto a chi en- 
trasse ordinò quel patrizio in isehietto nero di Promon- 
torio: diresti per far contrasto al più vecchio, o per 
accordo cogli altri ornamenti che accompagnano di 
grado in grado chi scende o chi monta le scale. Non 
direi che persista in suo luogo , s' io leggo attenta- 
mente il contratto che ne distese il notaio Sauli nei 
giugno del 1535: forse metteva alla scala medesima 
e offriva all'ospite i primi gradini (1). Lo Spinola non 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Iohannes Petrus de Pasallo piccape- 
trum q. mag. Antonii sponte et ex ipsius certa scientia etc. promissit et pro- 
mittit Nob. Paulo Spìntile q. D. leronìmi presenti et acceptanti etc. eidem fa- 
cere et fabricare bene et diligenter portalle unum pelre Promontorii quadrum 
pulcrum et honorabilem (sic) cum una armi Spianta in medio frixii et cum 
duobus fantinis seu duobus animalibus in medio quorum seu quarum sit dieta 
arma et cum snis scalinis Promontorii prò %tsu domns ipsius Pauli poxite la- 
nue in contrada nobilium de Franchis sub suls confluibus et quod portalle 
qmdrum perfectum, et laboratitm cum suis dictis schalinis dictus mag. loliaii- 
nes Petrus dare traddere et consigliare promissit et promitlit dicto Paulo 



64 SCULTURA 

pose altro prezzo al lavoro se non quello che sembrasse 
a due esperti; ed anche par segno di famigliarità fra 
i due contraenti un pizzico di denaro imprestato da 
tempo al maestro, e buon carico di farina da compu- 
tarsi a suo tempo nella mercede. Arrogo la non co- 
mune bontà del lavoro; la quale fa tanta, che l'anno 
stesso invogliò di consimile opera Bartolommeo Lo- 



presenli et accentanti etc. vel persone prò eo tegitime in appoteca ipsius rnag. 
Iohannis Petri et hoc infra et per totum vrtensem Septembris proxime venlu- 
rum pretto quo erit extimatum per duas personas eligendas unam scilieet prò 
quàlibet parte infra solucionem predi cvjus dictus mag. Iohannes Petrus fa- 
tetur habuisse et recepisse a ditto Paulo presenti et acceptauti scuta odo auri 
solis et libras novem in pretio mine unins farine gite et quam ipse mag. Io- 
hannes Petrus habuit ab ipso Paulo usque ab annis preteritis de quihus dictus 
mag. Iohannes Petrus se bene quidam et contentum voccavit et toccai 
et restum ipse Paulus sibi mag. Iohanni Petro dare et solvere promissit in 
consiynacione didi porlallis et si minus vaieret teneatur d sic promissit dictus 
mag. Iohannes Petrus illud minus solvere de numerato ipsi Paulo presenti 
et acceptauti etc. vel persone prò eo legitime in consignacione d'idi portallis 
omnì exceptione et tontradicione remottis. Renanciantes etc. Pado etc. quod 
si intra dictum terminum dictus mag. Iohannes Petrus dictum portalle non fe- 
cerit et non habuerit paralum in ejus appoteca prò ipso consigliando dido 
Paulo teneatur ilio tunc et sic promissit dictus mag. Iohannes Petrus ipso 
termino elapso ad omnem requisicionem ipsius Pauli sibi restituere et solvere 
dieta scuta odo auri solis et libras novem de quibus supra et in dido casu 
dictus mag. Iohannes Petrus non debeat amplius consignare dictum portale 
cum aliis supradiclis et sic est per padum etc. — Adum fanne in Bancis 
videlicet sub portichu domus heredum q. D. Andree Lercarii ad banchim res- 
sìdentie mei Notarii infrascripti: Anno Domin, Natio, millesimo quiugente- 
simo trigesimo quinto Indictione septima secundum Ianue cursum die Veneris 
quarto Iunii in lerciis: presentibus testibus Petro de Flisco q. Manuelis et 
Paulo Restano de Sexto Oberti ad hec vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Ste- 
fano Sauli Carrega — Fogliaz. 8, 1535 - 36). 



CAPITOLO IV. 65 

niellino da Passano pel grandioso palazzo che andava 
ricostruendo e dotando di nuove bellezze in vicinanza 
di Piccapietra. Vedemmo noi tutti quella eleganza di 
portale e di svariati accessorj, né ci dispiacque che lo 
opere del maggior teatro lasciassero in piedi il ga- 
gliardo edifizio; ma ben cei tolse in un batter d' oc- 
chio la nuova strada testò spianata , onde si piange 
tuttora un gravissimo gitto di monumenti. Il notaio 
summentovato ci serba la scritta, e può dirci insino 
al minuzzolo ciò che il Passallo compose e nel den- 
tro e nel fuori di quelle case; quanto a me se ne stia 
nel segreto : vedranno i venturi se giovi il tornarle 
in luce, e illustrare per documenti quel che noi di 
buon animo abbiamo distrutto. 

Quanto valessero d' altro canto i Passallo in tirar 
sagome , aggiustare architravi, ed ornar cancelli con 
quel sì gradevole bruno di Promontorio, rimangono a 
dichiararcelo preziose reliquie lungo la fronte dell'Epi- 
scopio. Ella porgeva in antico ( e durò infino a noi ) 
verso il fondaco di S. Matteo sul destro fianco alla 
Signoria, ricomposta a disegno di quel valente che fu 
il Caranchetto , e ordinata dal card. Innocenzo Cibo 
arcivescovo. Gli atti di questa fabbrica portan la data 
dei 1530, ed il nome del Giambattista Cattaneo Pro- 
tonotario Apostolico, nel quale commettevasi il Porpo- 
rato assente per qualsiasi bisogna di simil fatta. Ser- 
bando i suoi dritti all'architettura, non disdice al pre- 
sente che si rammentino le tre finestre (che tante ne 

Vol. V. — Scultura. 9 



66 SCULTURA 

avanzan di cinque) maestosamente abbellite d' un at- 
tico da due Passallo, il lodato Gio. Pietro e un Gio. 
Maria, i quali stipulandone l'opera col detto procura- 
tore ci si annunziano per provenienti dal luganese. 
sia che quel maschio ornamento piacesse al Catta- 
neo (che non ripugna alle forme del rogito) o sia che 
il Caranca lo tracciasse ne' tipi, certo è che un mo- 
dello bellissimo, e degno a imitarsi era uscito di fre- 
sco alla luce in quell'ordine di finestre, pietra anche 
esse di Promontorio , che ancor si veggono e si con- 
tano intiere sul gran Palazzo dei Boria a Fassolo. Nei 
soprascritto anno il magnanimo capitano Andrea Doria 
principe poco stante di Melfi , avea fermamente con- 
dotto a buon fine il complesso di quelle mura sul 
suolo di varie case a tal' uopo comprate, e già messe 
in assetto le stanze avea schiuso un nobilissimo ar- 
ringo ai pennelli dell'insigne Pierino. Quo' moduli 
stessi di quadratura accennavano a novità e moveano 
gran passo a ristorar l'arte antica; né so stupirmi che 
il delegato del cardinale non volesse a decoro dell'E- 
piscopio altra imagine da quella infuori che discerneva 
il soggiorno del più. onorato fra i cittadini. Il perchè 
ne fé' debito ai due scultori : e non pur pei balconi, 
ma per la stessa cornice che corre a dilungo il pro- 
spetto (1). Non m' avventuro al supporre che i fregi 



(1) In nomine Domini Amen : Reo. D. Io: Baptista Cattaneus Apostolicus 
Prothoaotarius procurator Rio. DD. Linocentii Cardinalis Cibo archiepiscopi 
lanuetisis administratoris ebc. prout de ejus procura constat instrumenlo manv, 



CAPITOLO IV. 67 

stessi del Doria fossero ingegno e fatica di questi Pas* 
sallo ; ma non è troppo il sentenziar eh' altri faccia 
in favore di queste cornici e di questi timpani su 
quelli che furon posti ad esempio. Lascio stare il la- 
voro; ma il robusto e il grandioso di cui s'impronta- 
no, il largo spazio che li disgiunge, e non so qual ri- 
spondenza che mostrano col corpo intero , non so a 
qual confronto si darebbero vinti. 

Perchè sia meno la meraviglia di virtuosi scultori 
occupati in siffatte opere , conchiuderò con un nome 
già noto al lettore, e provato per ottimo. Dico di Cri- 
stoforo da rampogno : e a questa volta dirò pure il 



mei Notarli infrascritti anno presenti die . . . lutiti ex una et Iohannes 
Petrus de Pazallo et Iohnnnes Maria etiam de Pazallo de Lacu Lugani 
marmorarii seu pichapetrum et quilibet eorum in solidum: de et stiper infra- 
scriptis laboreriis ex arte eorum confteiendis in faciata anteriori P-ilacii Ar- 
chiepiscopali s lamie gue nuper construitur etc. sponte partes predicte promis- 
serunt ut infra. Renxmciantes ete. Videlicet quia ex causa die to rum pactorum 
dicti Iohannes Petrus et Iohannes Maria in solidum se obbligando ut supra 
sp07ite etc. promisserunt prefato D. Io: Baptiste diclo nomine conjleere et fa- 
Iricare eorum expensis parmos centum quinquaqinta cornixoni ad instai illius 
quod (sic) confectum fuit domui III. D. D. Capitanei de Auria nec non eorum 
architravos ejusdem longitudinis ad instar illorum prefati III. D. Capitanei 
qui cornixoni et architravi sint confecti petre de Promontorio laborati modo 
et secundum formam illorum prefati III. D. Capitanei: item et fenestras in- 
cruxatas numero quinque et quadros etiam quatuor vel quinque predicte fa- 
ciale que sint etiam bone petre de Promontorio et bene laborate etiam ad instar 
illarum prefati III. D. 1). Capitanei: quos quidem cornixonos architravos et 
dictas fenestras ac quadros bene laboratos et perfectos dare et consigliare pro- 
misserunt diclo D. Io: Baptiste videlicet dictos cornixonos et architravos infra 
diem quintam decimam mensis Novembris proxime venlurum ad apotecam ip- 
■sorum Iohannis Petri et Io: Marie dictas vero fenestras et quadros infra 



68 SCULTURA 

casato che fu de 1 Vicari. Costui, non soltanto per sue 
bisogne cavava pietre sui poggi di Promontorio e di 
Granarolo, ma potea rifornirne altrui, come avvenne nel 
1527 ad un caronese per nome Giacomo del q. An- 
drea. Decorava quest'ultimo di quadro il monastero de 1 
Cisterciensi di S. Caterina , quando prese litigio col 
detto Cristoforo sul fatto appunto di mettere in o- 
pera maggiore o minor quantità delle pietre ; di che 
si rimisero in arbitri. E furon questi un Marco de' 
Fumberti di Scaria, scalpello non ispregevole, e quel 
Komerio da Campione che già conosciamo dal secolo 



festum Nativitatis proxime venturum conductos ad dktum Palacium Archie- 
piscopale expensis ipsorum lohannis Petri et Iohannis Marie. Versa vice dic- 
tus D. lo: Baptisla dicto nomine promissit dictis Iohanni Petro et Iohanni 
Marie presenlibus etc. dare et solvere eisdem prò dictis laboreriis cornixoni 
etc. ad rationem solidorum decem januinorum prò singulo parmo dictorum la- 
boreriorum uno prò alio computato quod quidem precium dare et solvere pro- 
missit ad omnem eorum requisitionem dietim secundum et prout ipsis contra- 
hentibus videbitur ita quod in fine perfectionis dictorum laboreriorum habebunt 
integram solucionem predictorum. Acto inter dictas partes quod omnia et sin- 
gula laboreria conficienda in dicto laborerio dicli Palacii Archiepiscopalis de 
petra tam de Promontorio quam de Lavania fieri debeant per dictos Iohan- 
nem Petrum et lohannem Mariam et sic ambe partes una alteri et altera 
uni promisserunt eo predo et secundum quod exigit qualitas laborerii et prout 
insinui se convenerunt et honestum videbitur. Que omnia etc. — ^ MDXXX 
die Mercurii XIII Septembris in terciis in Camera Rev. Vicarii Archiepisco- 
palis lanue sitta in Clauslro Superiori Ecclesie. Testes Antonius Bogianus q. 
Nicolai et Bartholomeus de Illice de Plebe Teyci q. Baptiste vocatis. ( Atti del 
NoL. Bernardo Usodimare Granello — ■ Fogliaz. 4, 1530). Non sarebbe per 
altra parte inverosimile che le finestre menzionate nell'atto appartenessero 
alle case nuovamente erette dal cap. Antonio Doria a S. Tommaso, e indi 
a poco distrutte per l'opera del nuovo muro. 



CAPITOLO IV. 69 

addietro , e che non dorrà di trovare ancor vivo a sì 
gran tratto di questo (1). Se non che i da Carona 
sul declinare di questi veccbj, paiono ringiovanire gli 
studj dell'arte, e fondar quasi un'epoca inesplorata del 
tutto alla nostra storia ed avvolta d' ingiusto obblio. 
Onde a me parve debito di registrarli nel capo pre- 



(1) >%i In nomine Domini Amen: Christoforus de Vicario de Rampogno 
scultor q. Tadeì ex una parte et mag. Antonius de Solaris de Carona ma- 
gister antellami q. Andree ex parte altera: Scientes et notitiam habentes de 
quadam sententia lata per mag. Romerium de Campiono q. Antonii scul- 
torem et mag. Marcum de Fumbertis de Scaria scultorem q. Antonelli per- 
venerunt et pervenisse sibi invicem confessi fuerunt ad infrascriptas composi- 
tiones et pacta solempnibus stipulacionibus introductis . Renuncianles etc. Vi- 
delicet quia ex causa dictarum composti ionum et pactorum dictus mag. Anto- 
nius sponte etc. promissit et promittit dicto mag. Christoforo presenti et sti- 
pulanti accipere a dicto Christoforo omnes et singulas petras Promontorii de 
quibus dictus mag. Antonius indigebit seu necessitatem habebit prò suis labo- 
reriis tam in monaslerio Sancte Caterine quam alio quovis loco prò predo czir- 
renti in dieta arte et non accipere aliam petram in loco Promontorii sive 
Granarolii nisi accipiat de illis dicti Christofori in ellectione tamen dicti 
Christofori cum tanta rauba prout est dieta partita contenta in dieta senten- 
tia et hoc judicio duorum hominum diete artis elligendorum per dictas parles 
et solvere demum pensionem diete perie (sic) a die diete vendicionis usque a 
die (sic) qua accipiet dictam periam et magis teneaiur dictus ma<j. Antoni u3 
solvere dicto Cristoforo libras quinquaginta Ianue monete currentis prò re- 
laxatione diete perie et vice versa teneaiur et obligatus sit dictus Cristoforus 
et sic promissit et promittit servire dictum mag. Antonium prò dictis labo- 
reriis ut supra bene diligenter predo currenti inler dictam artem etc. — Ac- 
tum Ianue in contrada S. Marcelini videlicet in apotheca dicti mag. Romerii. 
Anno Domin. N'ativ. millesimo quingentessimo vigessimo septimo Indictione 
Vili Maij in Vesperis: presenlibus testibus mag. Iohanne Iacobo de Solario 
de Carona scultore q. Gasparis et Iacobo de Planello tabernario filio Iohan- 
nis ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Pietro Antonio Vinelli — 
Fogliaz. 4, 1527). 



70 SCULTURA 

sente , come parte che sono grandissima d' un correr 
d'anni che nello nostre memorie non ha verun titolo 
d'opere o nome d'artefici. E verrò seguitandoli finché 
si raggiungano a maestri più noti , coi quali in età 
più tardiva di quando in quando si mescolarono. E 
giovi avvertire che siccome a discernerli mi dà gran 
pena la somiglianza e 1' incertezza de' nomi , così è 
gran mestieri che il lettore a sua posta mi soccorra 
della sua diligenza , e quanto è più grande il valore 
delle opere , tanto addoppj di cura ad affermarne gli 
autori. Vedemmo non ha molto affrettarsi per Francia 
suntuosi marmi nella nostra città; chieggon'ora le mu- 
tate sorti che fra noi si provvegga la Spagna , non 
meno fastosa , e più larga senz' altro a decorarsi di 
monumenti. Materia (io me '1 veggo) che poco ag- 
giunge al patrimonio dell' arte ligustica , ma niente 
meno onorevole al nostro paese, se in casa nostra go- 
deano stanza e benigna fortuna quanti maestri basta- 
vano ai desiderj di ricca e potente nazione. 

Le condizioni di questa gente, e il frequente ac- 
comunarsi in negozj, e il facile avvicendarsi nelle 
opere, mi fanno forza ch'io li appresenti a chi legge 
non come s'usa distintamente, ma d'un tratto, e rac- 
colti in uno ; di bel nuovo ammonendo che studiosa- 
mente si attenda ai nomi, e dove non bastino i no- 
mi, agli aggiunti del padre e de' borghi nativi. Fra 
i della Scala primeggia un Pier Angelo , e fra i 
d' Aprile sostengono le prime parti un Pietro , un 



CAPITOL 1 V. 71 

Gio: Antonio e un Antonio Maria, figliuoli a un Gio- 
vanni, e indubbiamente fratelli: di che faran prova 
le varie scritture ch'io serbo all'ordine della mia de- 
scrizione. S'aggiunge a costoro talun de' Solari che 
all'originario Campione sostituiscono il Caronese ; e 
parecchi de Molinari, industriosa famiglia che di lom- 
barda si fé' savonese. Ne incontrammo il più vecchio 
in quel Giacomo , che dal Comune di detta terra fu 
accomodato dì due botteghe, e che trattosi in Genova 
del 1503 , si compose in società con Pietro figliuol 
di Gaspare da Carona. Ora una polizza, di legger 
peso per sé medesima, acquista pregio da ciò che ag- 
giunge al costui nome; perchè cel mostra inquilino 
di Savona già prima del 1499 , e al semplice batte- 
simo aggiusta il casato de' Molinari , e al Comune 
appellativo di Carona accoppia anche quello d'iNDUNO 
ch'è paesello contermine sul Varesino (1). Con questo 



(1) >fc In nomine Domini Amen: Iacobus de Carona de Molinariis de In- 
durlo Dicecesis Yarixii pichapetrum in Saona q. Iohannis sponte ci ejus certa 
scientia confessus fuit et confitelur mag. Georgio de Avrile de Carona Dice- 
cesis dimane pichapetrum q. Andree presenti stipulanti et recipienti prò se et 
ejus heredibus se a dicto mag. Georg io habuisse et recepisse ducatos duode- 
cim auri largos sive valorcm eorum de quibus dictus mag. Georgius tenebatur 
et obligatus erat dicto Iacobo vigore inslrumenti scripti in Saona armo pro- 
scime preterito die XIII Septembris per Fredericum de Castrodelfino notar ium 
Saonensem per me Notarium in/rascriptum visi et ledi necnon et libras duas 
et soldos Villi fanue prò expensis fiictis lam in transcribi /adendo instru- 
mentum quam aliter et de dictis ducatis duolecim auri largis conte ntis in di- 
cto instrumento et de libris duabus et solido uno januinorum prò dictis ex- 



72 SCULTURA 

aggiunto, ma più coperto, ci venne innanzi coll'egre- 
gio Tamagni, e pur sempre co' Savonesi; tantoché mi 
persuado che da niun altro scultore traessero quo' 
cittadini maggior copia d' intagli o di quadrature a 
fregiarne per quella stagione la lor Cattedrale. A tal 
congettura ho già preso ardimento che basti: ciò nul- 
lameno non posso tenermi ch'io non gli attribuisca 
la bella Croce intagliata di marmo che Ottobono Gior- 
dano additava sull'altar principale della Basilica. Dalle 
rovine di questa scampò al picciol Ponte dello Sbarro, 
confittavi dai terrazzani per augurare pietosamente il 
cammino che su per la valle di S. Bernardo conduce 
al Santuario di N. D. Ma il genio d'abisso levò tal 
bufera, che schiantato da fondo il devoto arnese e 



pensis dictus Iacobus se lene contèntum et solutnm ac sili integre satis factum 
vocavil et vocat a dicto mag. Georgio: ex quilus ducatis duodecini auri largii 
Georgius de Carona pichapetrum q. lacobi presens exbursavit ducatos duos 
auri largos et soldos viginti Ianue et mag. Petrus de Carona pichapetrum fi- 
lius Iuhannis similiter presens exlursavit ducatos quatuor auri largos et sol- 
dos viginti tres januinorum de quilus duobus partitis exsbursatis dictus mag. 
Georgius q. Andree lenetur et obligatus est ac debitor restai dictorum Georgii 
q. lacobi et Petri filii Iuhannis presentimi et acceytantium tanquam Jidejusso- 
rum versus dictum Iacobum ut apparet instrumento scripto manu Notarli 
proni asseritur et proni dictus mag. Georgius q. Andree presens dicit declarat 
tt Jatelur. Renunciantes etc. — Jctum Ianue in Bancis videlicel ad bancum 
mei Notarii infrascripti. Anno Domin.Nativ.MCCCCLXXXXnono Indictione 
secunda secundum Ianue cursum die Mercurii trigesima Octobris in Vesperisi 
presentibus Antonio de Lexeto Stefani et /acolo de Passano Andree civibus 
Ianue teslibus ad premissa vocatis et rogalis. (Atti del Not. Antonio Pasto- 
rino — Fogliaz. 16, 1499 N. 2). 



CAPITOLO IV. 73 

sbattendolo a terra, noi lasciò intero : con rammarico 
sì della gente, ma per provvido avviso di non fidarsi 
a quel luogo insidioso. Eacconcio alla meglio, passò 
allora a quel poggio che dicono della Tagliata, e colà 
propriamente dove il passeggero rompe la foga del 
salir le scalee sui sedili d'un pianerotto; quivi ha sot- 
tocchio il marmo, e può vagheggiarlo a bell'agio per 
due aspetti, che sul davanti siccome da tergo è ad 
un modo pregevolissimo. Le imagini del Crocifìsso e 
di N. D. scolpite sulle due facce ti parrebbono il 
meno dell' opera , verso i bei risalti di conchiglie e 
fiorame che variano i contorni alla Croce, e un con- 
testo di foglie che tutta la corre di dentro, e una de- 
lizia di cose accessorie così diligenti e finite quanto 
può lo scalpello ed il subbio di peritissimo artista. E 
a somiglianti sculture e a frammenti non meno pre- 
ziosi è Savona assai ricca , e gran parte han sem- 
bianza di questa età ; e a buon dritto potrà ciascuno 
argomentarne gli autori, secondochè il nostro libro 
conterà i valorosi maestri che posero il loro ingegno 
a servizio di quel popolo gentile. 

Ma noi, preso il bandolo dei Caronesi, dobbiamo 
seguirli per filo, e assai timidi, a non iscambiarli nel 
nome o defraudarli nelle opere. E a cominciar dai 
d'Aprile, dirò che quel Pietro fìgliuol di Giovanni 
e fratello d' Anton Maria non è tardo ad apparir fra 
i maestri , perchè avvolto in negozj col Giacomo so- 
pra notato fin dogli estremi del vecchio secolo. Non 

Vol. V. — Scultura. 10 



74 SCULTURA 

vuoisi però distrarre da Genova, ove al certo si recò» 
in età verde; e il march. Carnpori che dal 1504 per 
lungo spazio avvenire il ritrova tratto tratto in Car- 
rara, ebbe a leggerlo in alcun rogito per abitante fra 
noi. Del 1509 , vivendogli ancora il padre , mi torna 
a vista per V opera d' un tabernacolo a lui commesso 
da prete Nicola Calvo Rettore di S. Paolo il Vecchio; 
fattura di scarso rilievo a stimarla dal prezzo (1). Nò 
in Genova o in altra terra ligustica son troppo fre- 
quenti i costui lavori, per quanto ci consta dagli atti: 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Petrus de Carena scultor marmarorum 
filius Iohannis sponte et ex certa scientia nulloque juris vel facti errore due— 
tus scu modo aliquo circumventus confessus fuit et in veritate publica reco- 
gnovit D. presi). Nicolao Calco Rectori Ecclesie S. Pauli de Velerò presenti 
stipulanti prò se etc. se a dicto presi). Nicolao habuisse et recepisse vere et 
realiler libras quinque januinorum numeralas in presentici, mei Notar ii et te- 
stium infrascriplorum et sunt iufra soluptionem librarmi novem januinorum 
predi unius tabemacidi marmoris albi quod dictus mag. Petrus facere et con- 
struere tenetur et debet dicto D.presb. Nicolao prò dieta Ecclesia. Renuncians 
etc. Quod quidem tabernaculum marmoris albi ut supra factum et complelum 
dictus mag. Petrus traddere et consignare promissit realiter et cum effedu 
dicto D. presb. Nicolao in dieta Ecclesia infra festum S. Iohannis proxime 
venturum anni presentis expensis propriis ipsius mag. Petri omni exceplione 
remota et in consignacione dicti tabernacidi ut supra dictus D. presb. Nico- 
laus dare et soloere promissit et tenetur dicto mag. Petro libras quatta ir janui- 
norum prò resh et ad Compierne 'ntum dicti predi dicti tabernaculi de quo su- 
pra omni exceptione remota. — Actnm lanue hi Fossatello videlicel ad bancum 
mei Notarli infrascripti. Anno millesimo quingentesimo nono Indictione unde- 
cima die Lune vigesima tercia Aprilis in Vesperis: presentibus testibus Nico- 
lao de Iugo callegario filio Domi?iici et Gotardo Carabello Mio Thome habi- 
tatoribus lanue vocatis et ad premissa specialiter ro'gatis. (Atti del Not. di 
Lavaggio — Fogliaz. 6, 1509). 



CAPITOLO IV. 75 

e mi riesce credibile ciò che il Campori stesso ci af- 
ferma dello spesso recarsi di Pietro in Carrara, e di 
allogazioni non poche né picciole eh' egli prese e con- 
dusse a buon fine fermandovi stanza. Ma delle opere 
grandiose e nobili che la Spagna cominciò per questi 
anni a richiedere dalle nostre officine, fu egli primo 
o de' primi a godersi il frutto e l'onore; nò v'ha im- 
presa di scalpello sì dispendiosa e magnifica, che venga 
al paragone di quella che nel 1510 gli porse occa- 
sione a chiarirsi valente. Il marchese del Zeneto in- 
tendendo a costrursi un palazzo più tosto da re che 
da suddito in Callaguri di Granata,, si volse coll'a- 
nimo e colle immense ricchezze alla nostra città, come 
a luogo da provvedervisi in misura de' desiderj ; e 
v' ebbe anche tali , che autorevoli di nome e potenti 
di volontà procurassero , com' egli bramava , V effetto 
de' suoi disegni. V ebbe fin da' principj Lazzaro Pi- 
chenoto e Martino Centurione, per cui mezzo si partì 
di Liguria una schiera d'operai e d'architettori, corno 
a suo luogo verrò raccontando. I maestri del marmo 
non si mossero da queste stanze, ma dieder fede di 
consegnare in un corto trimestre onde mettere in barca 
quanti intagli di pietre o di marmi non saprebbonsi 
attendere da una legione d'ajutatori. A capo di tanta 
fatica si posero arditamente Baldassare di Canevale 
da Lancio con Pietro da Gandria. Quinci sciolsero 
alla volta di Spagna gagliarde navi con grave carico 
di pilastri marmorei a risalti di mezze colonne , con 



76 SCULTURA. 

lor piedistalli a scacchiere d' intarsio tra bianco o 
bruno, e colonnette più picciole con lor sopposte in 
gran numero da coraporne ringhiera alle scale, e ba- 
laustri senza numero con lor cornici, e capitelli da 
coronare ogni affusto, e peducci di varia mole per 
fregio alle scale e alle loggie , di schietto nero di 
Promontorio per contrapposto al biancor di Carrara , 
e a due tinte quadrelli per pavimenta e commessi, 
quanti ne portavano i tipi già maturati da valentissi- 
mo disegnatore (1). Non parlo d'altre e d'altre meni- 



li) In nomine Domini Amen. Mag. Petrus de Gandria q. Marci magister 
antelami et mag. Baldasar de Canevali de Lancio filius Dominici magister 
marmoris sponle et ex certa scientia nulloque juris vel facti errore ducti seu 
modo aliano circumventi et uterque ipsorum in solidum se obligando promis- 
serunt convenerunt et solemniter se obligaverunt Lazaro Pichinotofilio Io: Bap- 
tiste licet absenti ac Martino Ce/ituriono D. Therami et mihi Notario infra- 
scripto tamquam persone publice officio publico stipulanti et recipienti nomine 
et vice dicti Lazari et per me eidem absenti ut supra prò 111. D. Marchione 
del Zenet in parlibus I spanie et ejus nomine presente dicto Martino et nomine 
supraiicto prefati D. Marchionis facere et construere dictis Lazaro et Martino 
aut alteri ipsorum dictis nominibus injrascripta laboreria de qutlus et prout 
infra dicehtr. — Et primo pilastros quatuor marmorum alborum honorum et 
Jinorum qui aponi debent in tantis laboreriis dicti D. Marchionis mensure et 
designi conlenti in quodam appapiro designato rubricato per me Notarium in- 
Jrascriptum cum suis mediis colonis in ipsis pilastris afuzelalis lonyitudinis 
parmorum septem cum dimidio que sint omnes de uno petio singula ipsarum 
et cum suis capitelis et basis juxta contenta in dicto designo ad precium de 
libris sexaginta quinque s iugulo pilastro fulcito ut supra. — Item quatuor pe- 
destalos aponendos sub dictis pilastris cum suis comixiis altis et et basis (sic) 
diclorum marmororum et cum suis quadretis nigris sicut continetur in alio pa- 
piro designato rubricato per me Notarium infrascriptum ad precium Ubrarym, 
quindecim prò singulo pedestalo fulcito ut supra. — Item alio s viginti quatuor 



C A P I T L 1 V. 77 

bra consimili a centinaia scolpite al medesimo effetto, 
e specialmente da Baldassare , il quale per reggere 
a sì gran peso chiamò in soccorso queir Antonio di 
Pillacortb da Carona che in queste pagine non e- 



pedestalos dictorum marmororum aponendos sub colinis (sic) sub quibus pede- 
stalibus (sic) sint fabricati medii balisti (sic) et ultra, alios sex pedestalos prò 
arembame?ito scalle qui habeant parmum medium quadratum prò incaxare eos 
in petra cum suis comixiis altis et basis et quadretis nigris mensure et desi- 
gni conlentorum in appapiro designato rubricato per me Notar ium infrascrip- 
tum ad precium omnes dicti pedestales triginla de libris duodecim Ianue prò 
singulo pedestalo julcito et completo ut svpra. — Item cornixias sexaginti 
duo dictorum marmororum et dimidiam earum aponendaru.n super balustiis et 
reliquam dimidiam sub dictis balustiis longiludinis parmorum novem cum di- 
midio singula earum juxta designum ipsarum contentum in duobus apapiris et 
rubricatum nomine mei Notar ii inf ras cripti ad pretium Ubrarum tresdecim 
cum dimidia januinorum singulo pari dictarum cornixiarum. — • Item viginti- 
quatuor capitellos dictorum marmororum ponendos super colonas juxta, desi' 
gnum eorum etiam rubricatum per me Notarium infrascriplum ad precium li- 
brarum undecim prò singulo capitello. — Item bassas (sic) vigiliti qualuor 
dictorum marmororum aponendas sub dictis colonis juxta designum eorum e- 
tiam rubricatum per me Notarium infrascriptum ad precium Ubrarum unde- 
cim. prò singulo capitello. — Item septuaginla peducios petre nigre de Pro- 
montorio bone apponendos per contra colonas de quibus sint sexdecim prò can* 
tis juxta designum eorum etiam rubricatum per me Notarium infrascriplum 
ad pretium de libris duabus et soldis decem januinorum singulo peducio. — I- 
tem alios viginti quatuor pedutios majores diete pctre nigre de Promontorio 
Ione in quibiis sint qualuor prò cantis juxta etiam desiynum eorum etiam ru- 
bricatum per me Notarium infrascriptum ad pretium de Ubris qualuor prò 
singulo pedutio. — Item pedutios quinquaqinta sex parvi (sic) diete petre de 
Promontorio nigre in quibus sint duodecim prò cantis juxta designa eorum e- 
tiam rubricata per me Notarium infrascriptum ad precium de soldis decem 
singulo pedutio. — Item quadretos ducentos nigros lustratos diete petre de 
Promontorio bone juxta designum eorum etiam rubricatum per me Notarium 
infrascriptum ad rationem solidorum sex cum dimidio prò singulo quadrelo. 



78 SCULTURA 

sce nuovo; piacendomi meglio appaiare quest' ultimo 
col Pietro d'Aprile in isculture di maggior prezzo. 

Conciossiachè condotto il palazzo (né in men che 
due anni) a buon termine di muratura, il trarricco 



Que qaidem omnia et sìngula predicta laboreria marmorea et de dictis petris 
de Promontorio modis et formis suprascriplis dicti mag. Petrus et Baldasur 
in solidum ut supra se obligando J'acere construere et compiere tenentur et de- 
bent ac promisserunt dicto Lazaro licet absenti ut supra et mihi Notario 
infrascriplo ejus nomine stipulanti et recipienti et cuilibet eorum dicto nomine 
prefadi D. AJalchionis in contentamento didorum Lazari et Martini et ulriur 
sque eorum dicto nomine bona fide et sine fraude et bene et diligenter infra 
mcnsrs tres remota etc. et omnia et singula ut supra facta et completa eisdem 
Lazaro et Martino et utrique eorum dicto nomine dare traddere et consigliare 
reahtcr et cum ejjtciu hic lamie super pontem nob'dium de Calcis infra termi- 
num suprascripttim alsque ulta contradiciune. Versa vice dictus Martinus dictis 
nominibus aceptans predicta ut supra dare et solvere promissit realiter et cum 
effe e tu dictis mag. Petro et Baldasari et seu alteri ipsorum precium supra- 
scriptorum laboreriorum proni supra declaratum est modis et termiuis infra- 
scriptis videlicet Lbras tricentas Ianue dicti mag. Petrus et Baldasar con- 
jessi fucruni habuisse et recepisse in deminucione et dejalcacione dicti predi 
reliqualum vero summe preciorum suprascriptorum dare et solcere promissit 
dictus Martinus dictis nominibus dictis mag. i etro et Baldasari preseutibus 
stipulant'ibus et recipientibv.s prò se etc. et seu alteri ipsorum semper et quan- 
documque ad omnem liberam volantatem et simplicem requisicionem ipsorum 
omni exceptione remota. Renunciantes etc. Sub pena ducatorum centum auri 
exigendorum a conlraf adente et apricandoium (sic) obsertanti couventa inter 
ipsos. — Adam Ianue in conlrata de Adurnis videlicet in Caminala domus 
solite habitationis dicti D. Therami Centurioni patris dicti Martini: Anno Do- 
min Natia, millesimo quingentesimo decimo lndictione duodecima secundum Ia- 
nue cursum die Mercurii odava Ianuarii in tcrciis: prestnlibus Iohanne Colio 
filatore sete q. Antonii Antonio de Agnola calligario q. Francisci Dominico 
de Gandria sartore /ilio mag. lohannis et Odaviano de Cucurno Mio Ambrosio 
civibus Ianue teslibus ad premissa vocalis et rogatis. ( Atti del Not. di Le- 
Yagio — Fogliaz. 7, 1509 - n. 2). 



CAPITOLO IV. 79 

marchese allargò i pensieri a far belli e copiosi d'ac- 
que gli attigui giardiDi mercè d'una Fonte, che tutta 
di marmo e variata, d' ornamenti e di statue non a- 
vesse a ricevere scorno da cotanto edifìzio. E ad eleg- 
gere gli artefici ebbe un'altra volta il Centurione col 
nobile Oberto Italiano, i quali pel gentile lavoro fecer 
tosto disegno su Pietro ed Antonio, ma più diretta- 
mente sul primo: dal quale, se troppo non credo al 
tenore dell' atto , provennero i modelli dell' opera. A 
noi non è dato descriverla paratamente, per ciò ap- 
punto che i tipi sottossegnati di man di Pietro e 
del notaio eran norma alle convenzioni ; ma non re- 
sta per questo che in quelle carte non sia memoria 
d' un maschio corpo saliente in alto ( il chiamavan 
brachile e il dicon tuttora nel nostro vernacolo) con 
sottoposto bacino ad accogliere e render 1' acqua , e 
ricco ogni cosa di figure e d'intagli, finiti e rinetti 
non come s'usa in istatuo da reggere allo scoperto, 
ma come in delizie e squisitezze da riguardarsi in ri- 
cetto di principi. E però a sì forbito lavoro non ìnet- 
tean prezzo; il marchese ad un modo e gli artefici 
se ne starebbero alla parola del Centurione, come di 
giudice savio e imparziale, con legge d'altro canto 
severa, che i massi scolpiti fossero in punto di cari- 
carsi al compir di sei mesi (1). Laonde è da credere 



(1) In nomine Domini Amen. Mag. Antonius de Carona q. Dominici et 
mag. Petrus de Carona q. lohannis magislri sadptores marmorum et uterque 



80 SCULTURA 

che in primavera del 1513 trovassero buon vento ad 
afferrare in Ispagna : laddove è vano il seguirli , se 
non forse colla speranza che ancor vi sussistano. Ma 
quanto al d'Aprile (vo' dire a Pietro) è mestieri 
per gli anni che seguono di domandarne in Carrara, 
e con tutto ch'egli si dichiarasse inquilino di Genova, 
non avrei pronto il decidere in quale delle due città 
s'incontrasse in più gravi fatiche. Certamente il suo 



ipsorum in solidum unica tamen solucione sponte et ex certa scientia nulloque 
juris vel facti errore ducti seu modo aliquo circunventi et omni modo jure via 
et forma quibus melius et validius potuerunt et possunt: promisserunt et con- 
vencrunt et sulemniter se obligaterunt in solidum ut supra lllustr. Domino 
Marchioni del Zeaet licet absenti Oberto Italiano q. Ludovici ac Martino Cen- 
turiono Therami presentibus et stipulantibus et aceptantebus nomine et vice die- 
ti D. Marchionis ac mihi Notario injrascripto tanquam officio publico stipu- 
lanti et recipienti etiam nomine et vice dicti D. Marchionis et prò me eidem 
absenti ut supra Jacere et construtre dicto D Marchimi ut supra absenti 
et dictis Martino et Oberto nomine et vice dicti D. Marchionis ut supra bene 
et diligenter Brachile (sic) unum de marmoribus albis bonis et finis cum suo 
fonte seu trogio (sic) sub dicto brachile etiam de marmoribus albis bonis et fi- 
nis ut supra sub modis et formis et in omnibus et per omnia juxta quoddam 
designum factum in qtwdam papiro et rubricatum cum subscricione dicli mag. 
Petri et cum subscricione ac signo solito mei Nolarii infrascripti et cum om- 
nibus et singulis condicionibus et mensuris ac aliis contenlis in dicto designo 
et siiTìiliter etiam cum quibuscumque figuris et intaliis signalis et apparentibus 
in dicto designo et prout in eo latius apparet. Et quod quidem opus seu labo- 
rerium dicti brachilis cum dicto fonte seu trogio et aliis supradictis diclorum 
marmorum ut supra sii et esse debeat fabricatum construcium et lixatum in 
contentamento dicti D. Marchionis et seu diclorum Martini et Oberti aut alte- 
rius ipsorum nomane dicli D. Marchionis ut supradictum brachile sìt et esse 
debeat non solwn lixatum sed imo etiam lixatum et illustratum in contenta- 
mento ut supra. Quod quidem opus dicti brachilis cum dicto fonte seu trogio 



CAPITOLO 1Y. 81 

nome non godea minor credito in quelle bande, per 
non dire che andava onorato più oltre ancora per la 
Toscana; dacché gli Operai della Cattedrale di Pisa il 
richiesero nel 1516 d'una statua di Rj D. per media- 
zione d'un Gerolamo da Compiano, scultor carrarese. 
Tre anni di poi gli sopravvenne più lieta occasione 
di farsi onore, per un monumento commessogli dal 
magnif. Scipione del Fiesco dei Conti di Lavagna, 



modis suprascriptis et in omnibus ut swpra dirti mag. Antonius et mag. Pe- 
trus facere conslruere et compiere tenentur et debent et ita promissenmt con- 
venerunt et ut supra solemniter se obligaverunt dicto D. M tirchioni ut supra. 
absenti ac dictis Martino et Oberto ac mihi Notario infrascripto presentibus 
stipuhmtibus et recipientibus nomine et vice dicti D. Marchionis absentis ut 
swpra et factum constructum et compie tum eisdem Martino et Oberto dicto no- 
mine traddere et ^onsignare realiter et cum effectu hic lanue infra et per to- 
tum mensem Februarii proxime venturum anni presentii ad omnem eorum requi- 
sitionem omni exceptlone remota. Versa vice dicti Marlinus et Obertus dicto 
nomine acceptantes predicta ut supra promissenmt convenentnt et solemniter 
se obligaverunt dictis mag. Antonio et mag. Petro presentibus stipulanlibus et 
recipientibus prò se heredibus et successoribus suls habentibus et habUuris cau- 
savi ab eis eisdem mag. Antonio et mag. Petro aut alteri ipsorum sive legi- 
time persone prò Ì2)sis dare et solvere realiter et cum effectu et integre sati- 
sfacere omne id et lotum in omnem quantitatem peccunie quam et quicquid et 
quantum dictus Marlinus dixerit declaraverit et judicaverit ipsos mag. Anto- 
nium et mag. Petrum et utrumque ipsorum in solidum habere et recipere de- 
bere de et prò predo dicti operis fabricati et expediti prout suyra judicio cu- 
jus D. Martini dicti contrahenles stare debent et ita promissenmt et tam de 
dicto predo quam de tempore et temporibus solucionis seu solucionum fienda- 
rum dictis magislris occaxione predi dicti operis ut supra: ex qulbus qui- 
dem solucionibus ut supra flendis dirti operis et dicti predi dicti mag. Anto- 
nius et mag. Petrus confessi ftierunt et fatentur dictis Martino et Oberto di- 
cto nomine presentibus et stipulantibus dicto nomine ut supra habuisse et re^ 
Vol. V. — Scultura. 11 



82 SCULTURA 

alle ceneri di Donna Eleonora Malaspina sua moglie, 
e figliuola a Lucrezia Estense marchesana di Massa. 
Di tal sepoltura è menzione in alcun rogito citato dal 
Campori, né quivi è taciuta la mercede di cento scudi 
d'oro, nò il fasto dell'opera, adorna come avea ad es- 
sere di statue e d' intagli , *nè il luogo assegnato ad 
accoglierla , eh' era la chiesa di S. Francesco nella 
detta terra di Massa. Sospetta il Campori che i dise- 



cepisse vere et realiter a dicto Martino dlcto nomine libras sexaginta januino- 
rum in deminucione et dijfarcacione dicti predi dicti operis de quo supra. 
Aduni insuper pacto espresso per et inter didos contrahentes et de voluntate 
ìpsorum et cujuslibet ipsorum quod si dicti may. Antonius et rnag. Petrus in 
sotidum ut supra non fecerint compleverint et consignacerint dictum brachile 
cum dicto fonte seu trogio cum omnibus et singulis aliis superius descriptis 
dicto D. Marchioni et seu ipsis Mattino et Oberto dicto nomine aut alteri ip- 
sorum moiis suprascriptis et infra suprascriplum terminum prout supra pos- 
sit et valeat diclus D. Marchio et seu dicti Martinus et Obertus dicto nomine 
aut alter ipsorum dictum brachile cum dicto fonte seu trogio fieri construi 
et compier i facer e semper et quandocumque in eledone prefati D. Marchionis 
et seu ipsorum Martini et Oberti dicto nomine et allerius ipsorum sumptibus 
propriis damnis interesse et expensis ipsorum mag. Antonii et mag. Petri in 
sotidum ut supra non obstante in aliquo condicione ipsorum mag. Antonii et 
mag. Petri neque alterius ipsorum neque allerius persona de quibus omnibus 
suprascriptis stari debeat verbo didorum D. M'irchionis et seu didorum Mar- 
tini et Oberti dicto ?iomine aut alterius ipsorum cum sic processit et proceda 
de ordine voluntate et consensu didorum contrahentium et cujuslibet ipsorum 
jpresentium ut supra. — Adum Ianue hi platea de Genlilibus in caminata do- 
mus heredum quondam lo. Baptiste Gentilis solite habitationis dicti Martini. 
Anno Domin. Natio, millesimo quingentesimo duodecimo Indidione quarta de- 
cima secundum Ianue cursum die Mercnrii prima Septembris in Yespcris: 
preseutibus testibus Vetro Nigro de Andoria q. Andorini et Luca de Farixio 
filio Luciani accimatoribus habitatoribus Ianue vocatis et ad premissa specia- 
liter rogalis. (Atti del Not. di Levagio. — Fogliaz. 13, 1512 - n. 2). 



CAPITOLO IV. 83 

gni non andassero a fine , e argomenta dal non tro- 
varsi vestigio di tanto lavoro, e dalle gravi imprese 
che poco stante accettò Pietro , fattosi ornai di Car- 
rara per la necessità d'operare. Indizj fallaci se tenia- 
mo occhio alle molte fortune che disertarono i luoghi 
sacri , e se attendiamo a qual prontezza d'ingegno e 
di braccia si confidassero sì fatte sculture. In Genova 
non fece dimora a buon tratto di tempo, o vi toccò 
alla sfuggita; e il tacerne che fan le carte trova ca- 
gione abbastanza palese nelle faccende che lunga- 
mente il costrinsero in quell'emporio di maestri e di 
scalpellini. 

Già da tempo Domenico Fancelli da Settignano 
era dietro a scolpire il sepolcro del Cardinale Xime- 
nes, commissione di Spagna: quando capitò a Carrara 
(e a quel che pare del 1517) Bartolommeo Ordognez 
da Burgos , eccellente statuario , e conosciuto assai 
meno del merito a' suoi stessi spagnuoli. Veniva già 
in voce di buon maestro pel monumento di Don Gio- 
vanni da lui scolpito in paese, e bisognoso di marmi 
per allogazioni principesche da metter animo in ogni 
artefice: quali ad esempio un deposito a Re Ferdinando 
e ad Isabella di Castiglia, e un secondo al Vescovo 
della sua città natale. Lo accompagnavano in forma 
d' ajuti due valenti italiani , Giovanni di Sandro de 
Rossi da Fiesole e Simon Mantovano, non so se pas- 
sati in Ispagna a ventura, o da lui trattenuti mentre 
era in patria. La morte del Fancelli gli aggiunse as- 



84 SCULTURA 

sai presto l'opera dello Ximenes, e con essa il biso- 
gno di nuovi compagni; un de' quali fu Pietro. Ma 
poco andò che V Ordognez medesimo si condusse in 
fin di vita; e fu sull' uscir di dicembre del 1520, pa- 
recchi giorni dacch 1 egli avea dettato il suo final te- 
stamento. Ben pochi esempj si scriverebbero di pro- 
fessori dell' arte ai quali la necessità del morire fosse 
argomento a più sapienti larghezze, o a più degni 
propositi, o a più gentili testimonianze d'affetto verso 
coloro (e non eran pochi) che avean partito con lui 
le fatiche e la lode di tante sculture, quante ne avea 
già spedite oltremare, e quante ne aveva a buon ter- 
mine per esser mandate a non molto. Il Caronese che 
io chiamo ad uscir della schiera come solo subbietto 
del mio ragionare , ebbe carico dal testatore di por 
l'ultima mano all'avello del Cardinale; cospicuo marmo 
che in S. Ildefonso di Alcala mostra anch' oggi la 
statua giacente del Porporato, e in gran numero fi- 
gure di santi ed intrecci d'ornato. Ma più che in que- 
sto, già presso a compiuto, ebbe a spendere ingegno 
e tempo nel monumento d' Antonio Fonseca fratello 
del Vescovo di Burgos„di cui rimanevano non più che 
abbozzate parecchie statue e tutte quante le membra 
accessorie ; tutte cose eh' ei condusse a termine , se- 
condo le volontà dell' Ordognez in società col Marco 
de Rossi gih nominato. Né pare che in tutto si scio- 
gliesse di queste cure innanzi al dicembre del 1525, 
se parlan dritto le carte accennate dal Campori , in 



C A P I T O L 1 V. 85 

virtù, delle quali saldava Pietro lo proprie ragioni 
coi successori e gli eredi dello Spagnuolo. Per questo 
frattempo altri libri lo svelano procuratore del gran 
Michelangelo a far procaccio in Carrara di marmi che 
andassero a prova di quel divino scalpello: fiducia che 
l'onora non meno delle opere, e che più anni di sè- 
guito lo nega alle stanze di Genova. 

Le rivide ben presto ; che nelP aprile del 26 , ri- 
congiunto ai fratelli, non purej3 de' nostri, ma rice- 
ve discepoli, e un Beltrame di Gazino fra gli altri, 
fìgliuoi d'un Antonio, negli atti di Pietro Vinelli. E 
con noi si rimase poco men di tre anni, e assai schivo 
dell'ozio, se giudichiamo alle cose ch'ei proponeva di 
fare. Spuntava appena il 28 che gli si offerse di Spa- 
gna sì grosso lavoro, che gli convenne aver seco con 
salde braccia non pure il fratello Antonio Maria, ma 
un Bernardino da Bissone dei più spediti e operosi 
a trattare il marmo. Giungeva, l'invito dal marchese 
di Teriffa abitante in Siviglia, passando' di bocca in 
bocca per certo Giovanni Fabra lontano da Genova, e 
per un Achilìe Bartolommei lucchese che qui pre- 
sente teneva le veci e dell'uno e dell'altro. Le varie 

• 
parti dell' opera annunziano un grande edilìzio, e '1 

fasto oggimai non saziabile dei sepolcri; trentatre co- 
lonne fornite del bisognevole, un portale, e due pile 
da spander acqua, e due tombe od avelli che fossero, 
P uno con tre figure di morti, e con cinque P altro: 
da rendersi il tutto in ispazio di mesi diciotto, e a 



86 SCULTURA 

prezzo di duemila cinquantotto ducati d'oro larghi (1). 
Chi crederà che Pietro, benché primo ad obbligarsi 
di tanto, insistesse al lavoro, se a mezzo il 1528 il 
troviamo in Carrara di nuovo, occupato in quistioni 
sulla eredità dell' Ordognez, e se d'unno in anno, per- 



(1) In nomine Domini Amen: Petrus de Apprile (sic) de Carona q. Iohan- 
nis Antonius Maria de Apprile de Carona Jrater dicti Petri et Bernardinus 
de Bidono Antonie omnes magistri piccapelrum in presenti civitate lanue 
et quihbet ipsorum in solidum sponte et ex ipsorum certa scientia nulloque 
juris vel farti errore ducti seu modo aliquo circumventi promisserunt et pro- 
mi lunt Achilli Bartholomei de Lucha presenti et acceptanti nomine et vice Io- 
Jiaanis Fabre absentis a civitate lanue et distnctu et prò quo lohmne absente 
ad caulelam dictus Achilles suo proprio et privato nomine de ratto promissit 
et promiltit sub hipoteca etc. facere et fabricare bene et dilligenter ex bono 
marmore Carrarie omnia infrascripta taboreria de quibus infra dicetur omni- 
bus expensis ipsorum Petri et sociorum nomine dicti lohannis Fabre que qui- 
dern laboreria sunt ut infra. Et primo colunnas triginta tres cum suis furci- 
mentis basis et capitellis marmari: item portale tinum prò uno palacio item 
pillas duo cum uno troyio a faciis odo: item, sepidturas duas una quarum cum 
tribus mortuis et altera cum quinque mortuis. Que quidem laboreria esse de- 
beut longitudinis mensure qualitatis altiludinis grossiludinis et cum laboreriis 
et aliis contentis in tribus dessignis existentibus penes dictos magistros et in 
memoria existente penes dictum Achillem dicto nomine et per me Notarium 
infrascriptum subscripta manu mea propria et demum in omnibus et per om- 
nia prout in ipsis designis et memoria % latius continetur quibus prò veritate et 
contentis in eis relalio habeatur et cum epitaffiis Utteris et aliis in eis et in 
unoquoque eorum contentis: et que laboreria dicti magistri superius nominati 
promisserunt et promiltunt dare traddere et consonare seu consignari facere 
in portu lanue in navi incapsiata omnibus expensis ipsorum magistrorum in 
hunc modum videlicet dictas colunnas triginta tres et dictum portale cum om- 
nibus suis furcimentis et aliis contentis in dictis dessignis et memoria predic- 
tis (sic) infra menses octo proxìme venturos et dictas duas sepulturas ac alia 
laboreria infra menses decem et octo proxime venturos omni exceptione et con- 



CAPITOLO IV. 87 

ch'io non dica di mese in mese, ci si mostra pure in 
queir atto , od in buoni ufficj per altri scultori, fin 
presso all'anno (che appena è credibile) del 1559? 
Ond'è che noi gli daremo il commiato; e sarà per lo 



tradicione remotis salvo tamen jusio impedimento. Ex adverso dictus Achilles 
dicto nomine ut supra ac suo proprio nomine presens et acceptans omnia et 
singula suprascripta sponle et ex ipsius certa sdentia etc. dare et solvere seu 
duri et solvi ficere promiss it et promiltit dictis magistris presentibus et ac- 
ceptantlbus seu persone prò eis legiptime pretium dictorum laboreriorum ad ra- 
tionem et in omnibus ut infra viddicct ducotos sex auri et in auro largos nel 
valuptam eorum prò qualibet diclarum colunnarum triginla trium rum suis fur- 
cimenlis basis et copiteilis et ducalos sexcentum auri et in auro largos vel va- 
luptam ipsorum ut supra prò dictis duobus sepulturis cura omnibus suis fur- 
cimentis ut supra et ducotos sexaginta auri et in auro largos vel valuptam 
ut supra prò dictis duobus pillis cum trogio et furcimentis ut supra: quod 
pretium ascendentem (sic- ad summam ducatorum duorum millium quinqua- 
ginta odo auri largorum ut supra dictus Achilles dicto nomine ac suo proprio 
nomine dare et solvere promissit ac promittit dicto Petro et sociis superius 
nominatis presentibus et acceptanlibus sive persone prò eis legiptime in hunc 
modum videlicet ex nunc de numerato ducatos ducentum auri et in auro lar- 
gos quos dicti magistri -Tetriia et sodi fa tentar habuisse et recepisse a dicto 
Achille presente et acceptante nomine ut supra infra solucionem dictorum du- 
catorum duorum millium quinquaginta odo auri largorum et de ipsis infra 
solucionem ut supra se bene contentos soluptos et satisfactos voccaverunt et 
voccant (sic) : restum vero quod est seu sunt ducati mille octingenti quinqua- 
ginta orto auri largi vel valupta ut supra prò complemento dictorum duorum 
millium quinquaginta odo ducatorum auri largorum occasione predi omnium 
dictorum laboreriorum fiendorum et consignandorum in omnibus ut supra dictus 
Achilles dicto nomine ac suo proprio nomine ut supra dare et solvere seu darl 
et solvi facere promissit et promittit dictis mag. Petro et sociis presentibus 
et acceptanlibus ut supra seu persone prò eis legiptime in hunc modum vide- 
licet omni mense et in fine cujuslibel mensis ducatos septuaginta auri largos 
vel valuptam ut supra durantibus dictis mensibus decem et odo prò omni et 



88 SCULTURA 

meglio, dacché ci fan pressa i fratelli, e gli altri non 
pochi che preser faccenda con essi. Comunque vol- 
gessero i casi, Anton Maria non dubitò sobbarcarsi 
da solo alle faticoso sculture che atte nd eansi in Si- 



wtegra solucione et satisfacione omnium suprascriptorum ducatorum duorum 
vnillium quinqun ginla odo ouri omni excepiivne et co/itradicione remottis: Pro- 
mit'enles etc. sub pena ducatorum quingenturum aure in quam iueurrant dòdi 
magistri in ca.su contra/atiouis applicalorum ex nunc dido Achilli diclo no- 
mine prò suo justo danno et interesse in tantum taxata de comuni concordia 
et volitiate ambirum partium: R'itlis etc. Et quia dieta mannara sex labore- 
ria fiunt seu Jacla suut nomine et vice lllustr. D. Malchionts de Tariffa et 
de ejus ordine et commissione et ferri debent ad partes Ispanie exclaratur ad 
cautelam per pactum expressum quid nauta soloi debeant p r dictum Achillem 
dido nomine seu per dictum Malchioaem et ad id in aliquo non teneantur nec 
alligati sinl didi Petrus ci sodi. Paclo etiam quod finitis et consijnatis om- 
nibus suprascriplis laboreriis et ipsis ouustis in navi cum illa navi ubi onusta 
fuerint dieta laboreria debeat accedere unus ipsorum magistrorum cum dieta 
navi ad partes Ispanie ad ponendum in opera omnia data laboreria in illis 
locis ubi in opera poni debent qui Achilles dido nomine ut supra seti diefus 
lllustr. D. Malckion de Tariffa debeat solvere expensas rictus quas didus tal- 
lis magister /acid in didis parttbus Ispanie in terra videlicel quoquo posue- 
rit in opera dieta laboreria et ultra prò sua mercede sibi dare et solvere du- 
catos quinguaginta auri et in auro largos: qui tallis magister poxitis (sic) dic- 
tis laboreriis in opera etiam hai ere debeat capsias in quibus incapsiata erunt 
dieta laboreria que intelligantur didis, magistris esse et spedare et sic est per 
pactum appoxitum in presenti instrumento de volunt'ite ambarum partium etc. 
■ — Aclum Ianue in liancis videlicet sub porlichu domus heredvm q. Octuboni 
de Nigro ad banckum ressidentie mei Notarli infrascripti: Anno Dornin Na- 
liv. millesimo quingenlesimo vigesimo odavo Indici ione decima quinta secun- 
dum Ianue cursum die Veneris trigesima prima Ianuarii in terciis: presentibus 
Angustino Sewstrario q. Andree et Gregorio PUello q. lacobi civibus Ianue ai 
hec vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Stefano Sauli Carrega — ■ Fogliaz. 1, 
1527 - 28 ). 



C A P 1 T L I V. 89 

viglia, e che in capo ai diciotto mesi prefìssi all'ese- 
cuzione non esistevano ancora fuorché nel' pensiero e 
nei desiderj del committente. Al quale, non che sce- 
masse, era cresciuta pel lungo indugio la voglia de T 
monumenti: e poiché Anton Maria s'era posto al ci- 
mento senz' altri ajuti, gli avea commesso per giunta 
una tomba terragna di mezzo rilievo con due figure 
di sesso diverso, ritratti forse di consanguinei, e una 
forma di picciol putto per crescer decoro al sepolcro 
del proprio padre. Non sarà ingrato ch'io faccia pub- 
bliche le condizioni dell' opera distese in carta dallo 
scultore medesimo , quantunque in istile poco men 
che ridevole, come quello che mette in più luce le 
forme e l'uso di tanti marmi, e non tace del tutto, 
s'io ben discerno, le cagioni dell'indugiare e del tòrsi 
che fecero i due dall'impresa. Gio. Antonio si offerse 
eziandio di condursi in Ispagna con un suo fattorino 
per collocare studiosamente i lavori mercè un sopram- 
mercato di ducati cinquanta e una giusta mancia al 
suo ajuto; ed è a credere che non fallisse, già sporto 
com' era di quel tragitto , o ardisco dire domestico a 
quelle contrade (1). 



(1) ^ Ihesus — « Nota per le cosse qualle io ho a fare per el Illustre 
« Signor Marchexe de Tarifa: Io Antonio Maria de Carona prometo e obligo 
« per infrascritte cosse — In prima io li darò la porta corno sta su el 
« disegno con el suo cornixone de' alto e de' baso lavorate cossi di den- 
« tro come di fora con li soy pillastreti che va de mezo a una claravolia 
Vol. V. — Scultura. 12 



90 SCULTURA 

Converrà che il dichiari di propria bocca al segui- 
tarlo che noi faremo sui documenti; serri brando profi- 
cuo all' ordine delie notizie, e non indegno al costui 
valore, che intorno a lui si raceolgauo i varj maestri 
contemporanei: senza dire che non pochi di questi gii 

• 

vanno in copia por società di lavoro. Tarli apparisce 
in Liguria se il raffrontiamo ai fratelli: tantoché na- 



« e l'altra con uno lione in cima per ogni pillastro e in el frixio de la 
« dita porta farge le lettere de metallo e lo sarà lavorato dentro e fora 
« — E più: farge trentadoe celione de la misura confjrm; al memoriale 
« quale el dito Signor me ha mandato de ditte misure di grossez t e de 
« longeza fate uno podio affuxellate e le base de le dite celione fate a 
« lanticha el capitello al modo ehe core in Spagna — E p.ù uno ochia- 
« vado (sic) con doa pille per mettere in el patio (sic\ de sua cax i con li 
« suoi piedi — E più per altro ochiavado con tre pille per mettere in el 
« giardino de caxa sua — E più farge quella sepoltura de lareho con li 
« soi cinque morti e con le sue cosse corno sta su el dexegno come epi- 
« tali e le lettere de li epitafì cavate in pytte de studio nero — E più 
« per l'altra sepultura de quellotto (sic) con quelli trey morti e arme e 
« epitafij come sta su el dexsegno a la misura e proportione come Sua 
« Signoria serive — E più farge queli dui altri morti che Sua Signoria 
« scrive adesso de novo uno de homo e laltro di donna con una lapida 
« longa diexe palmi e larga quattro e come Sua Signoria scrive eh' io 
« cava li morti de dreto a le spalle fora a salvamento de le dite figure 
« che non se rompeno e a così de la grosseza de le lapide a salvamento 
« che non sia pericolo de no rompirse — E più de darge quello puitino 
« e la sepultura de signor suo padre — E più me obligo de andar io a 
« mettere in opera le dite opere come ano de andare con questo patto 
« che Sua Signoria me daga li zinquanta duchati quaìle disse in laltra 
« obligatione: e io me obligo a darge tutti questi lavori come digo di 
« sopra incasati e posti in nave in el porto di Genova a tutte mie spexe 
« — E per el pretio de tutte queste opere dite de sopra che me siano 



C APITOLO IV. 91 

sce dubbio che gran parte di gioventù gli corresse in 
Ispagna, nutrice a quel tempo libéralissima e d' ope- 
rieri e d'artefici. Un mausoleo di D. Pedro Enriquez 
citato dal Passavant nella Certosa di Siviglia, dava a 
leggere in chiari caratteri: Anlonius Maria de Aprili 
de C/iarona hoc opus faciebat in lanua. Gioverebbe a 
saperue la data , ma qual eh' ella sia, non è meno 



« dati mille e ottocento duchnti de oro in oro a la valuta del duellato de 
« oro contando li srycento duchati qu^li io ho auto che restano mille e 
« duxento duellati che me siano ancora dati e de questi diti duchati che 
« me sia dato dusento duchati quando incomenzarò a dar secutione a li 
« diti lavori: e p»u del tempo eli' io haverò a fare questi diti lavori si è 
« incomenzare quando me sarà dati questi duxento duchati e per el dito 
« tempo de far questi diti lavori li farò in dixptto mexi resalvando justo 
« impedimento e per ogni mexe me sia dato la decima octava parte de 
« duchati mille fino a integro pagamento e se più tosto [li havesse for- 
« nite me sia dato el resto de li denarij: e più per in quanto de le mie 
« spexe per metere in opera li diti lavori siano remessi in Sua S : gnoria 
« de suo bono grado li piasseià de f;irle le dite mie opere li faza Sua Si- 
« gnoria corno se contenterà — E più ancora per quello maestro che io 
« ho amenare con mj per ajutare a metere in opera li detti lavori del 
« suo premio corno digo de sopra che sia remiso a Sua Signoria e così 
« de le spexe de quello dito maestro se de sua bona gratia li farà altra- 
« mente el dito Signor non sia. ob igato e de le casse de li diti marmi se 
« Sua Signoria se contenterà de piarle che se li pyllia. » — Acium lamie 
in Bancis videlicet sub portichu domns heredum q. Andree Lercaril ad banclium 
residentie mei Notarli infrascripti. Anno Domin. Naliv. millesimo quin gente— 
simo -oiy esimo nono Indictione (prima secundum lamie cursum die Veneris de- 
cima Sepfembris in terciis: presentibus testibus Io: Francisco de Nigro de 
Gropallo Thome et Raffaele Spinola de Vernatia q. Luce civibus lamie ad hec 
vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Stefano Sauli Carrega — Fogliaz. 2, 
1529 ). 



02 SCULTURA 

certo che Anton Maria, o fosse talento od invito che 
lo movesse , avea piede assai spesso in Ispagna , e 
Assai spesso in Liguria. Del 1522 non può conten- 
dersi ai Savonesi, i quali fra le altre ricchezze della 
lor Catted rale disegnavano di alzare un condegno per- 
gamo ai sacri oratori. E ancor questo, non molto di 
poi, sottratto alle distruzioni della insigne basilica, 
potò risorgere nel tempio moderno laddove perdura a 
ricordo de' proprj autori. È foggiato a colonna che 
s'alza da un tripode, e aiutata da quattro angioletti 
sostenta il pluteo di forma ottagona; quivi ogni spi- 
golo è mascherato di telamoni, e in cinque specchi di 
mezzo rilievo gli Evangelisti, e non so qual santo in 
atto di predica. I Savonesi, fedeli alle tradizioni, lo 
ascrivono a un Molinari, che il Torteroli denominava 
per Giambattista, e che in quel paese si conta per 
cittadino. Nò vuol loro negarsi, qualunque sia il pre- 
gio, quest' ultimo vanto: un Battista visse e operò 
fra loro non lungi dall' età stessa , figliuolo a quel 
Giacomo che ripetutamente ho insegnato in Savona. 
E Battista dovette nascervi poiché se ne appropria 
la cittadinanza, secondo eh' io leggo ne' fogliazzi di 
Francesco Tubino sotto il 1637, dov' egli si annunzia: 
Baptisti de Molinariis piccapetrum civis Saone quon- 
dam Iacobi. Se non che i razionali dell'Opera contra- 
stano al Torteroli, e confortano la mal ferma tradi- 
zione, ponendo a scolpire il pulpito un altro de' Mo- 
linari nominato Gio: Angelo, nò già solitario,, ma si 



CAPITOLO IV. 93 

compagno ad Anton Maria. , da Carona entrambi , e 
nel marzo del 1522 (1). Senzachè in un lavoro ove il 
quadro e l'intaglio si disputano a così dire il primato, 
vien pronto il giudizio che alle storie (o se vuoi fi- 
gure ) atten desse il d'Aprtle cedendo all' altro quel 
eh' è di sagome e di cornici: e con tanto più dritto 
dacché il Molinari si travagliava da tempo in costrurre 
d'eletti marmi le scale del Duomo. Quant'esse gradis- 
sero, e quanto il pergamo , e di che somma vuotas- 
sero l'erario dell' Opera, ne sia testimonio il Notaio 
Savonese, a cui tante volte ho rimandato il lettore. 

Non esce fuori del verosimile che il monumento di 
D. Pedro Enriquez tenesse dietro ai lavori condotti in 
Savona; essendo piano il conoscere che Anton Maria 
sdebitatosi appena cogli Operai, si commise alla vela 
per a Siviglia. Rifece il mare e approdò a Genova in 
sul cadere del 1525 ; ma veniva sicuro di ben sei 
commissioni da tener desto più d'uno artefice, ed op- 
portune a mostrare il credito in ch'era salito fra quella 
gente. Già fin d' allora avea seco il Bissone ( voglio 



(1) MDXXIl die XVIII M art il: Magistri Antoni us Maria D aprile et Io- 
annes Angelus de Mulinariis piccapelre accordati ad faciendum pulpitum in 
Ecclesia majori: prò sculis quatuor solis (Seguono altre quattordici scrit- 
turazioni. 

►£ MDXXI die XII Decembris et sicul antea: Ioannes Angelus de Muli- 
nariis piccapetra accordatus a DD. Massariis anni presentis ad faciendum 
scalinos petre marmoris Ecclesie Major is Saone. ( Seguono molte scrittura- 
zioni). Archi v. Civico di Savona — Libri di Masseria del Duomo), 



04 SCULTURA 

dir Bernardino) e nel nome d' entrambi s' eran for- 
mati in Ispagna i putti delle opere, che siccom' erano 
suntuose e grandi, si veggon nomate con titolo nulla 
meno che di edifizj'. Tantoché sopraffatti ( com'io so- 
spetto) i due artefici da tanta mole, o incalzati dal 
tempo, pensarono ad associarsi altri due , e special- 
mente Pier Angelo della Scala compaesano d 'Anton 
Marta, e sculior già provetto, chiamandolo in p^irto 
jìcr anni due de' guadagni che si Iraesscro da dette 
allogazioni, e da quant' altre fossero per sopraccre- 
scere durante quel termine. Entrò per quarto un altro 
Bernardino, di cui la scritta dimentica la patria e il 
casato, o piuttosto noi cura, come d'uomo di minor 
conto, e soltanto chiamato a' lavori più grossi. Per- 
ciocché gli negavano ogni virile nella fatica de' sei 
monumenti; in altre cose si adoperasse come proprio 
associato, dacché così piaceva al Bissone, al quale era 
forse legato di sangue (1). Per siffatte comunanze di 



(lì y%< In nomine Domini Amen: Cnm sit quod mag. Antonius Maria de 
Aprala de loco Carone et Bernardinus Gazinus Bissonus ambo magistri 
marmororum et hcdifitiorum marmorum seti imaginnm ac picapetrum qui nu- 
per veuerunt lanuam ex 1 spania attulerint et addiixerint sex lied Hfitiorum seti 
imagi-mm (sicì de quibus sex hedifittis seu imaginibus hedi/itiorum marmoris 
nuper lanuam allatis per eos ut supra constai et apparet sex contrac tibus sa 
instrumento facto in civiiate Civilie (sic) mahu plurium Notariorum anno et die- 
bus in eis coutentis ut asseritur: volentes habere sotielatem cura Petro Angelo 
de Scala de Carena magistro hedifltiorum marmorum et picapetrum ideo dicii 
mag. Antonius et Bernard iTfiiìs sponte et eorum certa scieutia atraxerunt et 
attrahuat in eorum sotieiatem et prò soti^ dicium mag. Petrùm Angelum de 
Scala presentem et acceptanlem usque ad annos duos proxime venluros ab ho- 



C A P 1 T L I V. 95 

opere e di maestri si maturavano a quella stagione 
gran parte delle sculture: alle quali, se in parte an- 
cor durano, è pena gravissima, nò al tutto indebita, 
il rimanersene senza nome d'alcuno. E a gran pena 
può ristoramele la irrecusabile autorità de' contratti; 
perciocché non di rado gli stipulanti di questo o quei 
marmo disertavano e la città e l'officina adescati o co- 
stretti a maggiore impresa, e in lor vece seguivano 
altri, agevolmente accordandosi dello scambio , corno 
gente d'una medesima patria ed abituati ad una stessa 
rnejcanica. Da questo punto, s 1 io scrivessi da storico, 
ordirei forse quel soverchio piegare alla pratica elio 
fece la statuaria per tutto il secolo, lasciando a pochi 
il privilegio d'uscire eccellenti e con faccia lor pro- 



die ad omne commodum benefltium et lucrum percipiendum et quod percipere 
et percipi poterti ex officio seu arte dlctorum hedifltiorum marmorum et pica- 
petrumut supra durantibus dictis annis duobus divide ndum et quoì benefltium et 
lucrum dividi debeat et dividatur Inter eos prò tertio seu cuiUbet eorum prò 
uno tertio: et promisserunt et promittunt predicti tres migistri sibi ad invieem 
presentibus stipulanlibus et recipientibus dictis annis duobus proximis duran- 
tibus diete sotietatis facere bonam veram et legalem rationem de omnibtis et 
singuUs que per eos et quemlibet eorum Jient et dividere prò tertio bona fide 
sine fraude prout decet sotios probos et bonos facere tam videlicet de illis ope- 
ribus hedijlciorum et seu imaginum allatis et adductis et seu allatorum, et a- 
ductorum ex /spania ut supra per dictos mag. Antonium et B^rnardinum et 
de quibus apparet dictis sex contractibus seu instrumentis Jactis et scriptis in 
dieta civicate Civilie ut supra dictum est quam etiam de omnibus aliis per eos 
et quemlibet eorum faciendis durantibus dictis annis duobus diete sotietali : et 
sic sibi ad invieem presentibus et stipulantibus ut supra se convenerunt et fa- 
cere promisserunt in omnibus ut supra. Insuper prenominati Petrus Angelus 



96 SCULTURA 

pria, e avvolgendo nella incertezza e nel dubbio un 
esercito di operatori. Alla qual cosa tenendo fermo il 
pensiero, non sarà chi stupisca se i marmi di quella 
età si mostrino talvolta minori del nome che li di- 
scerne, o paiano per contrario avanzarlo; tanto ai ma- 
turi si veniali mescolando i novizj, e i meno esperti 
ai più dotti. 

E nientedimeno la carta del Pastorino ond' è con- 
tezza delle predette commissioni di Spagna eseguite- 
in Genova, ci lascia così digiuni di quel eh' elle fos- 
sero, che certo i lettori non vorran trarsene senza di- 
sgusto. Un altra dell' anno appresso rogata dall' A- 
gnola non è men chiusa per tale rispetto : ma suo 
malgrado, e per necessità del suo uffizio, ci rivela un 



et Antonius Maria virtute et vigore predicti insirumenti ellegerunt et elligunt 
in corum sotios seu sotietatem eorum mag. Bernardinum marmorerium et 
picapetrum presenterà et acceptantem in quartum eorum sotlum in omnibus pre- 
dictis de voluntate tamen et expresso consensu diete mag. Bernardini Gazini 
Bisoni in omnibus predictis durantibns dictis annis duobus prediete solietatis 
exclusis tamen et exceptuatis predictis sex operibus de quibus supra faciendis 
et construendis per prenominatos mag. Antonium Mariani Bernardinum Ga- 
zinum BissDnum et Petrum Angelum de Scala in quibus sex operibvs dic- 
tus Bernardinus quartus sotius atractus ut supra in eorum sotietatem nihil 
habeat agere cum sic conventum fuerit concorditer inter eos omni postposita 
contradictione. Reuunciantes etc. — Actum lanue in Bancis videlicet adban- 
cum mei Notarii infrascripti. Anno Domin. Nativ. MDvigesimo quinto Indic- 
tione tertia decima secwi lum lanue cursum die Martis decima nona Decem- 
bris in Vesperis: presentibus Nob. Iacobo Imperiali q. D. Gasparis et Petro 
Thoma de Leonardo q. Pasqualis civibus lanue iestibus ad premissa vocatis 
et rogatis. ( Atti del Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 45, 1525 ). 



CAPITOLO IV. 9? 

tal più che la prima. Dice almeno gli ordinatori , o 
lascia intendere i prezzi, e soggiunge particolari che 
stanno a rincalzo delle nostre parole. È da credere 
che i sei edifìzj ( mi tengo allo strano titolo ) cades- 
sero in Bernardino e in Antonio Maria per favore 
di Nicolò Cattaneo che con altri socj facea mercatura 
in Siviglia; dacché gli accordi tutti quanti metteansi 
in iscritto in cotesta città, e alla fede dei due scul- 
tori aggiungeano la propria il Cattaneo e i compa- 
gni. I committenti, come ognuno s'aspetta, eran fiore 
eli nobiltà castigliana: il signore di Largana Don Ro- 
derigo di Gusman, il già detto marchese di Te riffa,. 
e '1 costui fattore Alonso di Vilìafranca, Donna Ma- 
rina di Torres, il magnifico Don Giorgio di Portogallo 
e la marchesa d'Aimone. Quest'ultima non paga d'un 
sepolcro, si convenne d'un secondo co' due lombardi, 
ed inclino al supporre eli' altra cosa non ordinassero 
i cinque ; tanto smaniavano i vivi di sfoggiare in 
grandigie sotto forma d'onorare gli estinti. Ora i mal- 
levadori di Siviglia per sicurarsi a lor posta delle pro- 
messe, avean posto a vegliare sul Carona e sul Bis- 
sone i fratelli Nicola e Stefano Grimaldi, e parte per 
man di costoro, e parte in Siviglia d' innanzi al par- 
tire, li avean forniti a contante (1): ed era un anno 
in sul compiere, quando un cenno del Doge sforzò 



(1) In nomine Domini Amen : mag. Antonina Maria de Aprilis de Carona 
de Lacu Lugani Episcopati^ Comensis et Lucas de Tancula de Bisono prò— 
Vol. V. — Scultura. 13 



98 SCULTURA 

gli artisti a spiccarsi di Genova. Il perchè non tra- 
pela dal rogito: ma in quella vece si notano le varie 
somme sborsate in conto di questo o di quel lavoro 
in un complesso di scudi novecento vent' uno e di 
soldi dolici, por farne quieti i Grimaldi. Sarà chi re- 
chi l'improvvisa partenza a bisogno d'un quiiche la- 
voro in servizio del pubblico, essendo ben raro che 



curator B ;rnard ini de Gazino de Bisono de dicto loro vigore instrumenti pro- 
cure marni Petri Anlonli de Vinelli Notarli ut asserii ter anno prese idi die 
Villi Aprilis et mag. Petrus Angelus de Scala de Carona nomine et ciré 
dicti mag. Bernardini et prò quo de rato promissit sub ipoteca etc. omnes 
Scullores marmorum: constituti in presentia mei Notarli et tcstlum lnf:'asrrlp- 
torum sponte ete. confessi fuerunt et dixerunt quod cum sit quod ipsi mag. 
Antoni iis Maria et Bernardi nus teneanlur far ere certa mar mora fabr Irata 
nomine magni/. Domini Don Roder lei de Gusman domini de Largava et alla 
nomine lllustr. h. Melchlonis de Ter i fa et Alunsi de Villa francha factorls sui 
ìtem alla nomine Domini Marine de Tores et alla nomine magnlf. D. (Jeorgli 
ile Portugallls omnium Ispanorum in omnibus juxta formam certorum obllga- 
tlonum et instrumenti per eos factorum in cioltale Sibille in Ispanla cum pre- 
dlctls Domlnls conslgnania per eos hic in Ianni in posse Nob. Nicolai et Ste- 
fani de Grimaldis nomine et vice Nicolai de Cattanels et soclorum mercato- 
rum lanuensinm commorantlum in Sibilla qui eorum preclbus intercesserunt 
prò els apud dlctos supranominatos et magls allul sepulcruw marmoreum no- 
mine lllustr. Domine Marchixie de Aymoni juxla formam alterlus instrumenti 
confectl inter dlclam D. Marchlxlam et dlctos mijistros in dieta cioltate Si- 
bille qulbus instrumenlls in omnibus habeatur relatlo. Et cum sit quod dicti 
Nlcolaus et Stefanus de Grimaldis habeant curam et ordinem els satlsfacere 
primum dictorum laborerlorum secundum concordaverunt cum predlctls sicut 
in dictls ins tramentis apparet In computum quorum habuerunt dioersas pecu- 
nias a predlctls Nlcolio et Stefano de Grimaldis in diversis partitls et tem- 
poribus et debendo ipsi magistrl hinc recedere mandalo lllustr. D. Ducls de 
presenti voUntes declarare summam pecuuiarum habitam usque In hodlernum a 
dtclls Nlcolao et Stefano de Grimaldis ad eternata rei memorlam concessi fue- 



CAPITOLO IV. 99 

di tal gente non usasse la Signoria ad ogni uopo de- 
gli edifizj; ed anche a maggior dritto, se da questa 
atto riconosciamo che i tre compagni si ripetevano 
per obbligati al compimento di dette sculture e prò- 
metteano di sdobitarsene nel miglior modo. 

Altra volta TAnton Maria d' Aprile, come di tre 
fratelli restasse egli solo nel mondo, associò gli scal- 



runt et confitentur habuisse et recepisse a dlctìs Nicolao et Stefano de Grl- 
maldis presente diclo Nicolao et acceptante tire et nomine dicti Stefani ejus 
fratris in diversis partiiis et terminibits facto computo in.ler eos tam de re— 
ceptis per dietim mag. Antonium Mariana quam per dictum Lucani ac Pe— 
trum Angelum nomine dicti Bernardini senta sepiiugenta quinquaginta seca 
auri solis et solidos duodecim in pcccunia numerata in quibus cumputantur 
omnes et singule peccunìe per eos halite et de quibus constai instrumento manu 
mei Notarli infrascripti ac etiam scripte per dictos magistros in Manuale ip- 
sorum Nicolai et Stefani usque in prese ntem diem quas qitidem peccunias ha- 
luerunt et receperunt in compii tum iafrascriptorum laboreriorum tidelicet du- 
catos centum sexaginla quinque de sohlis sexaginta sex rum dimidio singulo 
ducato quo predo concordaoerzmt in Sibilia sibi soloi debere hic in [amia prò 
integra solucione de marmoribus tri<jinta cuinque daadis nomine dicti Rode— 
rici de Gusman Domini de Largarla ducalos quiuqwiginta duos eodem predo 
prò marmoribus tresdeeim dandis nomine lllustr. D. Melchionis de T erifa et 
Alonsi de Vdlafraucha ejus facloris item ducato s quinquaginta duos eodem pre- 
cio prò marmoribus consigualis nomine Don Gè or gii de Portugallis et dnedos 
sexaginta eodem predo prò marmoribus decerti dandis Domine Marine de To- 
res qtte quidem peccunie sunt pretta, que sibi debebant sviti prò dictis marmo- 
ribus: rcstum vero dictarum peccuniarum deduclis prins predictis confitentur- 
ipsi magistH esse infra solutionem ducatorum mille noningeutornm, ipsis de— 
bi'orum prò scpnltura Marchixie de Aymoni et sic prò exclaracione dictorum 
Nicolai et Stefani confitentur dictis Nicolao et Stefano presentibus ut supra 
etc. Insuper ultra predicta ipsi mag. Antonina Maria Lucas et Petrus An- 
gelus suis et dictis nominibus sponte etc. confitentur etiam dicto Nicolao suo 
et dicto nomine ab eis habuisse et recepisse sciita centum quinquaginta auri 



ICO SCULTURA 

pelli con uà altro lombardo, non raro nelle scritture 
sotto nome di Antonio da Lancio , e spesso coli' ag- 
giunto di Novo che udremo a ripetersi in un cotale 
che lungamente operò in casa nostra, e vi lasciò mo- 
numenti pregevoli. Cotesto Antonio ha frequenti me- 
morie in S. Giorgio, nò sol frequenti ma lunghe: dal 
1521 al 43. La porta di Ventimiglia, e quella che in 



solis in quidam littera diveda in ridiate Lucana per dielos Nicolaum et Ste- 
fanum, Martino et L'.mb atrio Bonnixi et scala quindecim auri sola data per 
dictos Ncolium et Slcfanum in peccunia numerata didis rangislris que qui- 
dem senta CL et dieta senta XV su ut etiarn infra solucinuem diete sepolture 
diete Marchixie de Aymoni: que quidem omnes peccunie faciu.nl summim scu- 
torum nOtrinyentorwa oiginli unius et soldorum dundedm. Et ultra etiam ipsi 
Antonius Miria et sodi suis et dictis nortlinibus confessi f aerimi et coufUeu- 
tur etiam ditto Nicolio presenti suo et dicto nomine etc. scala quindeccm au- 
ri solis in dettale Sibiliti que etiam sunt infra sulucionem diete Alarchixie de 
Aymoni. Preterea ipsi mag. Antonius Maria Lucas et Petrus Angelus suis 
et dictis ìiominihus ac dicti Lucas et Petrus Angelus propriis nomiuibus qui- 
libel eorum in solidum s ponte etc. promisserunt et promittunt ipsi Nieolao pre- 
senti suo et dicto nomine etc. integre f acero compiere et oh servare ea ad que 
tenentur et obligati sunt juxt a formarti dictorum instrumentorum etiamque pro- 
misserunt in solidum ut supra quod omnes suprascripte peccunie erunt bene 
soluple (sic) quod prò eis nullo nunquim tempore ab aliquo prò eis molesla- 
buntur : quare volenles ipsi magistri suis et dictis nomiuibus facere ea que 
debent quitaverunt liberaveruut et ab solo erunt dictum Nicolaum presentem et 
stipulanUm ut supra etc. suo et dicto nomine etc. ab omnibus et singulis pec- 
cunils suprascriptis etc. — Actwm Ianue in platea Nobilium de Spinulis de 
Sancto Luca videlicet in caminata domus ipsomtn Nicolai et Stefani. Anno 
Domin. Natio, millesimo quingentesimo vig esimo sexto Indictione XIII I se- 
cunium lanue cursum die Sabati Vili Decembris in Vesperis: presentibus 
Enrico' Saloaigo q. Francisci et Baptista de Montobio Bernardi cioibus Ianue 
testibus vocatis et rogatis. (Atti del Not. Pantaleo Agnola — Fogliaz. 1, 
1524 - 26). 



CAPITOLO IV. 101 

Genova entrava alla Dogana del mare, mostravano di 
costui mano scolpita in lapide l'imagine del santo 
guerriero. Oltreché al sacro simbolo dello Compere, 
provvide anche al decoro ed al comodo de 1 Protettori, 
intagliando un Camino nella lor Camera che primeg- 
giasse fra gli altri per figure e rabeschi (1). Altre 
cose di minor conto lo levan meglio in credito di 
quadratore che di statuario; e come valente in tal 
grado sei tolse Anton Maria per collega nelle opere 
ch'io son por descrivere: nò tanto breve quanto .io> 
feci per le anzidette, contuttoché si eseguissero quasi 
ad un tempo, e con forme somigliantissime. Di que- 
ste m' invoglia con più attrattive un tal nome che 
torna alla mente ed al cuore de' miei la più insigne 



(1) ^ MDXXI die V Aprilisi M'igister Antonius de Novo de Lancio.... 
quihabet curam sculplurc lapidis marmorei pò nendi ad hostium (sic) Vintimilii: 
l. XI II, 12 — ( con altre scritturazioni ). 

>J< Ihesus: MDXXI II die XXI III Novembris. Magister Antonius de Novo 
de Lancia picapetrum debet prò scutis quatuor auri solis ab eo habitis: l. XI U 
s. XII — E di contro — Recepimus die XI III Novembris prò parmis L VI 
pilastrate computato scalino et figura S. Qeorgii reposita ad portano Dugane 
versus mare ad s. XI IH singulo panno valuta in Massaria Dugane de 127: 
XXXVI III, s. XIII, d. UH. 

MDXXXXllI die Vili Novembris: Pro mag. Antonio Lanso prò consleo 
garnimenli lapidei et marmorei Camini Camere residentie maynif. Ojjicii com- 
putatis /iyuris exlerius Jactis per ipsum prò erigere ipsum ac lapidibus per 
conlra pirietem dicti Camini de ordine magnif. virorum DD. Bartholomei 
Cattanei Arnbrosii de Famariis et Iohannis hnperìalis Baliani deputatorum 
, a magnif. OJicio orectenus l. CLIIII — ( Varj Cartularj dell' Ufficio di S. 
Giorgio). 



102 SCULTURA 

delle glorio ligustiche. S'egli è vero, come narrun gli 
storici, che Ferdinando Colombo, progenie del sommo 
Navigatore, vestisse l'abito di religioso intorno al 1530, 
converrà trovar la cagione delle opere per lui com- 
messe pocanzi, in ben altro che nell' affetto delle u- 
mane grandigie. Ma fermamente a quest'ora egli avea 
posta ad ordine in Siviglia (prediletta sua stanza) 
quetla accolta di libri che dal nome di lui si chiamò 
Colombina, e eh' egli legò morendo in benefìzio di 
quel Comune. E vorrem credere che ad onorar l'odi- 
fizio dischiuso ai più nobili studj, ordinasse nel 15*29 
il superbo portale che qui si registra ; lavoro degli 
artisti suddetti , e condotto ad un tempo quasi coi 
molti che abbiamo accennati. Il portale di Don Fer- 
nando Colon (che tal si nomina nella scrittura) to- 
glieva anzi ad imitare il meglio dagli altri già messi 
in lor luogo, sdegnando per giunta d'aver pilastri o 
ssalini o architravi che non uscissero d'un sol massic- 
cio o punto mostrassero le giunture. Abbiamo sot- 
t'occhio lo stretto obbligarsene che fecero in rozza lor 
lingua il d'Aprile e il di Novo; e dove altri ne prenda 
vaghezza, possiamo attingerne in alcun tmtto le forme 
e il dis.gno dell'opera. Il ricco ornamento saliente 
in arco sofferiva un architrave ed un fregio, indossati 
sui fianchi a lesene con capitelli corinzj di tal fi- 
nezza che gareggiassero con quelli del marchese di 
Teriffa quant' era di foglie, e il rimanente non per- 
desse eleganza al paragone degli altri scolpiti alla 



CAPITOLO IV. 103 

marchesana d'Aranionte. Toiideggiavano nelle lesene 
preziosi mischj , commessi nel bianco per varietà , e 
sulla cima lateralmente allo scudo s'avvolgcvan del- 
fìni, allusivi per avventura alle imprese paterne. Con 
tale aspetto all' entrata non potoan le finestre restar- 
sene ignuda, ond'è ch'esse pure si davano ai primi 
sguardi per belle cornici intarsiate e un risalto di 
vasi fioriti e di cartelle e di patere con imagini d* 
uomo, sul far delle molte che questa età diede a Ge- 
nova. Disegno (s'io non m'inganno) non tanto ambi- 
zioso quanxo severo e ni ischio, e conveniente all' or- 
dinatore: e il contratto non osta al supporre che Don 
Fernando ne ponesse ai maestri le regole e le misu- 
re (l). E cotale (dovremmo aggiungere) correva a quo' 



(1) vji « Noy Antonio Maria de Caronti del Vescovado di Como et Anto- 
« nio de Lamio del medesmo Vescovado di Como che havemo da fare in- 
« seme et de man comune in solidurn et Inno per l'altro una porta di 
« marmorj biancho et quatro finestre de ima medesma forma tute qua- 
« tro la qualle porta et fenestre hano da esser de la grandessa et opera 
« e man'fitura che habiamo datto dessignato de la nostra mano in uno 
« cartono al signo" Dum (sic) Fernando colon Spagnollo che è quello che 
« comanda a fare la dieta opsra — Et se intende che il architrave ha 
« da essere de uno pesso de voda da unalchova fino a laltra integro et 
« il freixo de la medesma porta intrego de la una lezena a laltra al modo 
« che intre uno poco sotto la lezena et il cornixon ha da essere di doy 
« pesi al traverso cioè che ciascaduno pesso vada integro da una lezena 
« a latra in modo che del gosolador fino al freixo ha de esser de altro 
« pesso: et similmente li doy pilastri hano da esser de uno pesso cia- 
« schaduno et li membreti che vano de una batuda et de laltra anno da 
« esser hanchora intreghi de uno pesso et sotto la baxi et il capitello 
« dri dicti pilastri che anno da esser ognuno da parte de uno pesso et 



104 SCULTURA 

giorni il gusto: già sazio delle minute delizie e più 
vago di robustezza, né dotto per anche alla maestosa 
nudità che produsse il ritorno agli antichi. La ricom- 
pensa ai maestri fu convenuta in duecento trenta du- 
cati d'oro. 

Le cose cF Anton Maria mi conducono ben poco 
più oltre degli anni già scritti: e quel che avanza 
di lui si frammescola ad altri scultori. Pieii Angelo 
della Scala, per caso contrario, già nominato più 



e similmente i piedistalli hnnno da esser de uno pesso ciascheduno et il 
e scalino che va de uno piedestallo a latro ha da esser de uno pesso et 
€ quello che anderà sotto i piedestalli ha da esser de uno altro pesso et 
« le ltZ3lie siano Facte a cartabnn che non se cegnesscno le iuuture in 
e tei modo che larchitrave sian de uno pesso et il frixo de uno altro et 
e cossi ha da esser quello che va sopra li membretti de sora. Et il scutto 
« ha da esser de uno pesso et ciaschadun datino de uno altro pesso in 
« modo che que lo che va sopra il cornixone et tuto di tre pessi et in 
e ci;iseh:idano pilastro va un tondo in mezo et di y mezi tondi ai fin li 
« quali h snuo da esser di marni oro amaeluato che sia del p ù be.lo che 
« se troverà e y capiteli de li p bistri averr.no le foglie antique cossi 
« bone quanto sono quella de la porta del Marehryze de Tariffi et a- 
« vanzi meglio che peglio et sopra de le foglie di sopra haverano la ma- 
e ni fattura che a il capitello de la Marcheize de Aramonte in modo che 
« averà uno fr.xerolo et di sopra uno ovo cerno lo a quello fuxo dicto 
e che è tato per la Mireheize et la testa eoe va in mezo del frixo ha 
« da essere de lo marmoro del medesmo frixo et la grcssessa del mem— 
e breto de la parte de la banda di drento ha da essser de uno parmo et 
« de la banda di fora del muro ha da avanzar fora del muro quatro dia 
« a da intrar dentro del muro et li pilastri hano de salir fora dey mera- 
« bretti che afferran il muro che a da essere lo sufficiente secondo la ma- 
« gnitudine de li pessi — Quanto a le fenestre se disciarra 'che li duy 
« pilastri de quelle hano da essere de uno pesso per uno cioè da lo mem- 



CAPITOLO IV. 105 

volte e più volte intrammesso, vuol richiamarci sulle 
nostre orme, e Dio non voglia accusarci d'indugiatori. 
E in Carrara ed in Genova fu a' fianchi di Pietro 
un Gio: Antonio da Carona, che il Campori non a- 
vrebbe scambiato per suo fratello, se in ogni scritta 
di quegli archivj non fosse taciuto il d' Aprile o il 
nome paterno di Giovanni. Fratello d' Anton Maria 
fu veramente, e fratello a quel Pietro medesimo: e 
n' è certa testimonianza in più rogiti. Di Pier An- 



« breto alto fino alla baxa et il membreto di sopra a dicti pilastri ha da 
« essere tutto de una banda alatra de uno pesso et lo mednsmo se in— 
« tende del freixio et il cornixon potrà essere de uno pesso o veramente 
« de doy de altessa cioè che ciaschaduno pesso vada de longo integro 
« dal fine de una cornixe alatra et le cartelle con li vaxi di fiorimento 
« hano da esser trey pessi et li tondi et mezi tondi hano da esser di 
« marmoro amachiato bono et le medaglie bone de homini sensa barba 
« — Quanto a la magnitudine se intende che la porta et fenestre hano 
« da esser de tanti parmi quanti pigliano de li ponti che sono fatti in— 
« torno al dicto cartou et intorno a la porta intendendo che la quantità 
« de uno ponto a laltro è uno palmo de la misura del dicto Dum Fer- 
« nando Colon la qual misura del suo palmo la a posta intra doe linee 
« che sono in sulo dicto carton del qual dicto carton et palmo noy ha— 
« biamo pigliato uno ritrato tanto quanto ne basta per intender tutto Io 
« supradicto perchè lo originai designo e carton resta con il dicto Dun 
« Fernando et per noi maistri supradicti viso et soscripto — Quanto al* 
« tempo et prexio de le diete opere se dischiara che per tuta la porta et 
« le quatro fenestre fornite ad ogni perfectione secondo la quallità del 
« designo et quello che di sopra sta dischiarato et secondo la raxone de 
« bona maistria ne a de pagar duxento e trenta ducatti de oro in oro o 
« la sua valuta in questo modo che di presente ne a datto et confessia- 
te mo havere receputo trenta ducati doro et noy habiamo ad aver le due 
« fenestre fornite et integre in fra sey meixi proximi futuri et se habian- 
Vol. V. — Scultura. 14 



106 SCULTURA 

gelo, eh 1 ebba padre un Bernardino, ho contezza del 
1518, e ne tolgo non vile stima al vedere che Gio: 
Pietro da Passallo gli consegnava a dirozzare nel- 
l'arte Gio: Maria dello stesso casato (e Caronesi eran 
tutti) come a maestro già riputato e da stare in i- 
schiera co' precedenti (1). Tal lode gli è confermata 



« doli ditto le dus fenestre et esondo contento so vorrà che mettamo 
« mino a le altre due fenestre ne a de donar altri trenti ducati doro et 
« ujy li habiamo di dire in li altri sey meixy le altre due finestre com- 
« piti et fornite et dopi chi li irà recepùto le altre due fenestre e sera 
« de quelle contento e de la nost'-a opera ni a de donar sinqumta et s y 
« ducati doro per principio de pago de la porti et quando la dieta porta 
« sera a m ^zo facta ne a de donar altri cinquanta et sei duetti et for- 
c nita eh? sia et in tuta perfectione a da pigir lo resto che mincha pe: 
« adempir il numero de li dicti ducento e trenta ducati doro che serano 
« sinquanta et octo ducati: la quaile dieta porta noy habiamo a dire fa- 
te età et fornita et integra ad ogni perfectione et similmente le fenestre 
« de mirmoro de Carrara cossi bono quanto è quello de che habiamo 
« facto la sep >ltura del Mircheize de Aramon et che p2r intendere cossi 
« bon marmerò et bona opera ben facta a la bontà che si dimostra in 
« nel dessigno del dicto carton che noy habiamo de star al sacramento 
« et depositìone de mess. Nicolao de Grimaldis con doy maistri de la no- 
« stra arte che non siano partialli a la nostra parte ne a laltra — Item 
« si dischiara che la ditta porta la habiamo da fare et fornire et consi- 
« gnare al diete Dam Fernando dentro da octo meyxi li quali se anno 
<c de numerar dal j jrno che ne pagerà il primo terso cioè li dicti cin- 
« quanta et sey ducati in modo che se domani ne donasse li dicti primi 
« sinquanta et s3y ducati del primo terso le donaremo infra octo meixi 
« proximi futuri la dieta porta. 

(1) In nomine Domini Amen. Iohannes Petrus de Passalo magister picha- 
pctrum q. Automi sponte etc. promiss il et promitlit Petro Angelo de Scala 
de Cirona majistro pichapetrum Bernardini presenti stipulanti et recipienti 
prò se heredibus et successoriòus suis ac habentibus et habituris jus et causarti 



CAPITOLO IV. 107 

da un gran lavoro che il Vescovo òV Avila presento 
in Genova affidò a lui e a Gio. Antonio nel 1524, 
larirlieirijiando con loro nelle mercedi fino alla somma 
di ducati d'ero larghi ottocento venticinque. Ricambio 
da re, se consideri coni' egli si dava per un sepolcro: 
e assai più che da Vescovo, al leggere con che insa- 
ziabile cura si provvedesse a loJare il sepolto, o a 
metterlo (che dirò meglio) in maraviglia alle molti- 



43,1) eo et eis facere et curare ita et taliter opere et cum tffectu quod Ioli arnica 
Maria fdivs Bop! iste de Passalo de Carona ibi presens et conscntiens eta/is 
(innoriim quindeeim incirca staiti et perseveranti <um dieta Petro Angiolo 
(lunos sfx cum dimidio proxime venturos et incipieudos die prima Felrvarii 
jìvoxitne ventura anni venturi et ab eo foto dieta tempore durante non rece- 
dere prontisti dicto mag. Petro Angelo causa adiscendi artern predictam de 
die ac de nocte iti domo appoteca et omnes res et bona ditti mag. Petri Ali- 
geli matjistri sui salcabit et cuslodiet et in eis furtum non commiltet etc. 
Versa vice dictus Petrus Angelus magister suns presens et acceptans omnÌ<& 
et singula svprascripla promisit dicto Iohanni Petro et niihì Notario ìn~ 
frascripto tanquam persone pubìice officio publico stipulanti et recipienti no- 
mine et vice dicti Iohannis Marie mincris ut òupra cum tenere et ccn- 
ducere loto dicto tempore dictorum annorum sex cum dimidio dutam artem 
instruere et docere sublclilcr et sene aliqua fraude et cum pascere tantum et 
dictus Iohannes Petrus promisstt dicto Petro Angelo dicium h liannem 
Mariani vestire et calciare sanum et infirmum etc. Aclo quod dictus lohannea 
Petrus in fine dicti tempcris dare lencalvr et debeat dicto Petro Angelo ma- 
gistro dteti Iohannis Marie capam unam panni nigri valoris si u forum odo 
miri solis — Actum Ianue in contrada Passatelli ad bancum mei Notar ii in- 
Jrascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo quingcntesimo vigesimo Indictiom 
cctava secundum Ianue cursum die Martis lercia decima Novembris in tcrciis: 
presentibus testibus Antonio Scalla de Carona dicto Moro q. Iohannis et An- 
tonio Maria de Aprilis de Carona q. Iohannis ad premissa vocatis et roga— 
tis. (Atti del Mot. Pietro Villa — Fogliaz. 3, 1520 - 21). 



108 SCULTURA 

tudini. Non conosco altro esempio, dove il pensiero 
dell' uomo che si compra un avello sia più dimentico 
della morte che tutti ragguaglia, o più tenace alla 
vita che ci lusinga di labili onori. E se non fosse che 
i patti dell'opera mi fan maggiore la virtù degli ar- 
tisti, tacerei di buon grado le mille avvertenze che 
in quella polizza affaticarono la mente e la penna del 
buon notaio che le scrisse a dilungo (1). Intendiamo 



(1) ►£« In nomine Domini Amen: Ex hoc publiro instrumento universis pateat 
presentii) us et futuris quod Reverendissima in Carisio Pater Domiaus Fran- 
ciscus Episcopi Abulensis ex una parte et Petrus Anjelu.s de Carona q. 
Bernardi et Iuhannes Antoni us de Carona q. Fohannis sculptores seu magi- 
Stri artis marmoreorum seu picapclrum habilatores lanue et uterquc ipsorum 
in soltdum ex parte altera sponle et eorurn certa scieutia nulloque juris vel 
facti errore ducti seu modo aliqno circumvenli ornniq ne jure via modo et forma 
qvi,bus melius potuerunt et possimi peroenerunt et pervenisse sibi ipsis ad in- 
ticem et vicissim presentibus et rcspeclive stipulantibus prò se se et heredibus 
ipsorum ad infrascripta pacta promissiones et alia de qucbus infra solemnibus 
stipulationibns hinc inde intervenientibus vallatas et firmatas vallata et firmata. 
Renunciantes etc. Videlicet quia in primis dicti Petrus Angelus et lohinnes 
Antonius in soUdum ut supra ex causa dictorum promiss 'io num et pactorum 
promisserunt prefato Rev. D. Francisco Episcopo presenti et ut supra stipu- 
lanti prefato Rev. Domino conficere et fabricare sepulcrum unum marmoreum 
juxta tipum sive designum quod fuit et est subscriptum manibus propriis pre- 
fati Rev. D. Brancisci Episcopi et dictorum magislrorum Petri Angeli et Io- 
hmni.s Antonii et penes prefalum D. Franciscum Episcopum Abulensem et 
quod sepulcrum debeat esse in omni perfeclione et etiam sub modis et formis 
ihferius declarandis et exprimendis . Videlicet quod dicium sepulcrum debeat 
esse altiludinis viginli unius palmorum in circuitu sui quousque protendalur 
ad pedem pelicani et latitudinis ad partes inferiores quatuordecim palmorum et 
ad inde debeat progredi latitudo usque ad summitatem juxta proportionem pre- 
fati operis ad judicium magislrorum et personarum in hujusmodi arte perita- 
rum. Item quod vultus dicti operis habeat in longitudine seplem palmos in tir- 



CAPITOLO IV. 109 

che l'urna avea a sorgere da saldo macigno in lar- 
ghezza di vent'un palmi al dissopra e di quattordici 
al basso: e il ritratto del Vescovo in vista di morto, 



cuitu et in latitudine totum id quod conveniat ad proportionen hanc et totus 
vultus predictus debeat esse totus ex uno pedo videlicet ex uno lapide lam 
vultus quam planicies et puloinaria sive coxini dictusque vultus sit oestilus in 
pontificali rum ejus Iaculo et mitra et fresis (sic) ornamenti ci cum ahuatica 
(sic) et alba in quibus seminentur perle et margarite et alia j oc alia laliler quoti 
omnia sint bene disposila et ornata ut totem figuram (sic) et dicti cosini sic) 
et midi et borie sint ornate ut premiltitur ex lapidibus et perlis et aliis va- 
rietatibus foliarum et laborum pirvidorum qui in illis dioidautur: et vultus 
seu ima/o hujnsmodi debeai esse bone continenlie et caput sit et esse debeU a- 
liqmnlulum incliuatum et manus junrte cum suis cirotecis et anulis pontifica- 
libus et cum suo bando bellissimo et operoso adeo quod totum opus sit in ovi- 
ni perfectione: dictumque totum opus ut premiltitur debeit esse m'irmoreum vi' 
deliect marmoris de Carraria melius et mijis electum magisque purum et mun- 
dum sine aliqua macula que indentri possit in venis lapideis prefife Carmrìe 
dictumque marmor sit tal? et ila bo'ium prout fuit marmor sepolture Regis 
Catholici et Regine gloriose memorie ac Rev. D. Cardinalis Hispanie et fratris 
Francisci Pimentel bone memorie et melius si melius invenir i et haberi poterti 
prefalumqus marmor debeat esse album sine aliqno pello nec vena fusca et sine 
guacumque alia vena prejudicante dirlo operi totumque prefatum marmor de- 
beat esse valle polilum et transparens in omni perfectione ad judlcium visuni 
et determinationem magistrorum peritorum in dieta arte juxta formam site 
designum supra memoratum taliter quod omnia conformtntur videlicet allitudo 
cum longitudine et e contra: et imagines dicti operis conformentur magnitudini 
hujnsmodi operis: item in scutis apponantur arma prefati Rev. D. Francisci 
Episcopi cum capello Prelati cum suis cordulis magna venuslate et decore a- 
deo quod sit in integra perfectione. /lem quod totum dictum opus in omni per- 
fectione ut premiltitur debeant prefati migislri facere et dare determinatum 
et consumatum infra unum annum proxlme venturum a die presenti compii- 
tandum: pr eterea prefati magistri operis teneantur et obligati sint ad totum o- 
pus hujusmodi sepulcri et ad providendum et extraendum hujusmodi marmor 
*et ad Uhi laborandum et poliendum et locandum et ad solvendum gabellam et 



1^0 SCULTURA 

giacer sovra un letto e posar t^sta su capezzali d'un 
45<>l massiccio che misurasse non men di sette. Quel 
cb'è dei marmi, si rifrugasse in Carrara tutta, a tro- 



guecuniqve alia, jvra et ad Jariendum capsias in quibus includa tur et vndat in 
Hispaniam dictum opus et ad poneudum dicium opus in prrfatis capsiis et ad 
/avieudwn celeri omnia alca ad preraissa necessaria et opportuna et ad intro- 
milteudum et psnendum in navi dictum tofttm opus jam consumatum ubi dehel 
t ra a stelli in Hispaniam et omnia ista debeant fieri expensis prcfutorum ma- 
gislrorum: insuper quod unus ex diclis magistris debeat ire et se con/erre 
cura dato opere prefati scpulcri in navi uhi sitluari (sic) ac onerari et dejerrl 
iusserit et hoc expensis prejatorum magistrorum et debeat illud Vedere onerare 
et cxoncrare et fiualiter interesse omnibus quousque omnia siut locata et di- 
sposila in loco ubi hvjusrncdi scpnlcrvm sittuan et collocavi debet : et omnia 
premessa debeaut fari, ut premiti dur expatsis prejatorum magiitrorum dirti 0- 
peris taliter quod prejatus Reo. D. Franciscus hpiscopus solum deb et sol cere 
perlai um sicc uohtum (aie) atti cornine tionetn nacis et illud quod expositunt 
jùcrit in por taluni de luco ubi in Ilispania nacis predirla aplicaccril cum 
opere dirti sepulcri usque ad locum ubi predietnm sepulcrum dcbel poni et sii- 
lit>in et eliduì expeusas que fient ci fieri Cuntigeril postqvam prejalnm sepul- 
crum Inerii deduchcm in editate Tolhlana in sititi a t ione et crccUouc prelati 
tepide i i ita tatuai, quod prejatus magisler sii prcsens ad sdtuationcm dirli o- 
peiis. Versa vice prejatus Rev . D. Franciscus Episcopus ex causa dicturum 
proMiSsiouum et pactorum et allenta predirtis sponte vi supra promissit dictis 
in'ij. Ptìtro Allevio et Iohanui Antonio prese ntibus et ut supra slipulantibus 
eisdèm dare et solvere prò loto dirlo opere et sepvbro facto finito collocalo et 
teli nato in H espunta in loco ubi collocar i dcbel in omni per J celione oc tini/cut 0.9 
Ci Vigiliti quiiiqut ducatos auri et in auro largos qui prejati ducati e isd era ma- 
gistris dcbeanl solci in hoc modo vM.el.ieel quod prejatus Reo. D. Franciscus 
lìpoSCopus eisdem magistris Petro Angelo et IoliHnni Antonio presenhbus et 
arceptantibus centum et quiuquaginta ducatos auri in auro largos debeat dare 
Solvere et numerare iti preseatia mei Notarli et testium infrascriptorum et 
hoc infra solucionem diete summe et de ipsis ducatis centum et quiuquaginta 
auri et in auro largis infra solucionem ut supra prefati mag. Petrus Ang-elus 
il Iohannes Antonius se a prcfalo Reo. D. Francisco Episcopo presenti et 



CAPITOLO IV. Ili 

vare il migliore , e per dirne alcunché di più certo 
paragonasse (se vincere non si potevano) i mona- 
menti del Cardinale Pimentel e de' Reali di Spagna, 



ut supra stipulatiti bene quieto* et solutos facitos et contento'} vocaoeruut et 
vocant: Renunciinles exccptioni non habitorum non receplorum ac non nume- 
ratorum dici >rum ducalorum centum quiquiginta auri et in auro largorum ae 
anni alio juri: qui>-e allenti solile ione predilla quilaoenml et Ubcraverunt ae 
penitn? absoloerunt prefalum Reo. D. Francisrum Episropum presentem et ut 
supra stipulantcm a dlctis dur.aùs centum qu.inqwiv.nta auri et in auro J"r>;o- 
rum (sic) infra solucionem ut supra: residuum zero prfatns Reo D. Friaci- 
scus Episcopns pre/atis maj. Petro Ang j lo et [oliarmi Antonio prp.sen.Uhus et 
ut supra stipnlantibus dire et snloere seu dari et solvi facere promissit hoc 
moto viddicet quod quolibet mense continuando tamen pre fatimi]. Petrus An- 
gelus et Iolrmn >.s Antonina dicium opus ad nulum et, volunlatem no 7 ). D lo- 
hannis de Pedralòes civis Ianuensis prefatus nob. D. Johannes nomine pre- 
fati Reo. D. Fraudaci Episcopi et prò ipso d'ihil ci solvei qualrajin'i 
duos ducatos auri et in auro larijos in primo die cupislihet mensis et pri- 
ma solatio debrai computar i post unum mensem a die ho licrna VI lunii 

que erit quinta Udii prossime futuri et deinde infra alium mensem deheit 
solocre alios qmdraginla duos ducatos auri et in auro largos et sic suc- 
cessive singulo mense usque in finem dirti anni quo dictum opus deb et esse 
p:rfechiM et usiue al illud tempus cum centum qui nqua finta ducatis quos 
paulo ante receperuut prefati m'igistri ut supra eis erunt soluti seicenti et 
qui aqui.g iuta quatuor ducali auri et in auro largì: et residuum usque ad con- 
plementum diclorum oclingentorum et viqintiquinque ducalorum auri et in auro 
largorum quod residuum erit tantum sepluaginH unius ducalorum dare et sol- 
vere debeat eidem migistro qui Hispaniam accesserit cum dicto opere sepulcri 
postquam dictum opus sii locai um et silmtum in loco tèi apponi debet omni 
exceptione et coatra licitone remotis. Affo parto ex presso in presenti instru- 
mento et qualibet ejus parte et tam in principio mei io qnim in fine iuter di~ 
ctas partes et de ipsorum partium voltatale et consensu solemni stipulatione 
vallatum (sic) quod dictum opus die ti sepulcri postquam fuerit per f ecium et 
compie tum in civitate lanue debeat reoideri per duos maglslros artis sculpto- 
rum marmoreorum civitatis lamie psritos ad hoc nominandos et eligendos per 



112 ECULTURA 

elaborati testò dall' Ordognez. Questo era breve a dirsi; 
non così le sembianze, e le vesti, e gli addobbi egli 
sfarzosi adornamenti del morto. Il quale con mitra in 



dietim nob. D. Iohannem de Pedralbes cui noi. D. lohanni presenti et accp- 
tonti pò predicta nominatione et electione dictorvm magisfrvrttm fociendapo- 
tcstalem et Jacultatcm dederunt et tribuerunt quorum judicio start prediete 
parks lemanlur quodque si judicio supradiclorum duorum magislrorum ut su- 
birà eligendorum et nominandorum dictum opus palio tur aliquem def ecium pmp- 
Urra deleat dijjalcari a pretto dicti operis tanta stimma quanta eis tid.bitur 
Ct sai per hvs deelaratum fuerit Jore et esse diffalcandum ex dieta stimma et 
SÌ /orlasse fierct talis defeclus in dicto opere taliler quod non conveniat reci- 
pcre qtted fune prejati magistri Uueanhir reddere et rcslituere prejalo Reo. D, 
Francisco Episcopo tntam illam pecunie quantitattm quam sic accepcrint cum 
duplo etc Vchierunt pr eterea et conlcntantur prejali magistri quod sii in elec- 
Uoue vulunlale et placilu prefati Rev. D. Francisci Episcopi dicium opus ditti 
sepulcri reiideri jacere in Hispania per dictos magistros in arie peritos eli— 
gendos prò sua Reo. Domina tione si dictum opus patiatur aliquem defectum 
ut svpra etc. Et prò dictis magistris Petro Angelo et Iohanne Antonio et 
eorurn precibus ti mandato prò primissis omnibus et singulis per eos sic ut 
tupra atteudendis complendis et observandis erga prejatnm Rev. D. Franci- 
SCtim Episcopum presentem et ut supra stipulantem solemniter intercesserunt 
et Jidejusseruot Petrus Carlonus mag. antelami q. Iacobi et Michael de Pe- 
ciolo edam mag- antelami q. Stephani lanue commorantes hic presentes et 
titerjue ipsorum in solidum etc. — Actvm in suburbiis civitatis lanue 
Zidclicet extra porlam S. Thome civitatis lanue -in salta demus habitat ionis 
sohte Antonii de f'ultabio ubi in prcsenttarum residet prefatus Rev. D. 
Franciscus Episcopus Abullensis : sub anno a Nalivitate Domini millesimo 
quingcnt esimo vigesimo quarto Indictione undecima secuudum lanue cur- 
iim dèe Dijminico quinto mensis lunii post Vesperas Pontificatus SS. in 
Chrisfo Patris et Domini nostri Clementis divina providentia Pape VII anno 
primo: presentibus ibidem egregiis et nobiUbus viris dicto Antonio de Vullabio 
et dirlo nob. lohnnne de Pedralbes q. D. Francisci et Fincentio de Vullabio 
Jilio dicli Antonii cioibus lanue leslibas ad premissa vocatis et rogalis. ( Atti 
del ISot Nicolò Pallavicino Coronato — Fogliaz. 5, 1523 - 24). 



CAPITOLO IV. 113 

capo e tra mani la pastoral verga, indossando dalma- 
tica paresse avvolto nel sonno eterno; ma sì la mitra 
che i paramenti ed ogni altro arnese sembrasse a ve- 
derlo e screziato ad opera di cisello, e trapunto a rica- 
mo ed aspro di gemme e di borchie quante per istu- 
dio e pazienza ve ne capissero. Della figura non tra- 
scurassero eh' ella piegasse un tal poco la testa al gia- 
cere, e giugnesse le mani coperte di guanti innanel- 
late in pontificale. Cho altre statue vi fossero, a mala 
pena la scritta ne mormora; incalza bensì sugli stemmi 
e sul cappello prelatizio che in bei cordoncini scen- 
desse d'ogni lato a fregiare gli scudi. 

Non è meraviglia, se guardi all'opera, che il mo- 
numento del Vescovo d'Avila lasci lunga orma di sé 
nei fogliazzi notarili. La polizza ( come pare dal te- 
sto ) era stesa e rogata nelle case d' Anton di Vol- 
taggio al di là della porta di S. Tommaso , laddove 
il Prelato albergava durante il soggiorno ch'egli ebbe 
in Genova. Ma il soggiorno fu breve, e sullo scio- 
gliere alla volta di Spagna die cura di tal faccenda 
ad un suo nazionale, il nob. Giovanni Pedralbes, fat- 
tosi ornai genovese ed agnato coi Lomellini , che a- 
vea sue stanze vicin di S. Siro. Costui numerava il 
contante a misura delle opere, e più d'una quittanza 
me ne corre tra mani: se non che un sei mesi ap- 
pena dalla prima scrittura, era solo il Gio. Antonio 
a siffatte bisogne, e procurava pel socio Pier Angelo 
trattenuto per altri casi in Carrara. Prescrisse il d'A- 

Vol. V. — Scultura. 15 



114 SCULTURA 

vila fra gli altri patti, che tratto a fine il sepolcro e 
riposto in casse accuratamente , salpasse da Genova 
un qualche maestro per innalzarlo a suo luogo; e ho 
ragione di credere che a tal servizio n'andasse il Bis- 
sone, accostumato o men ritroso degli altri a misu- 
rar ben sovente quel tratto di mare. Per fermo si con- 
dusse in Ispagna, e propriamente alla città di Toledo 
neir aprile del 152G, spedito colà con salario di sei 
scudi mensili mentre accadesse di rimanervi, da Pier 
Angelo che a questa volta faceva egli stesso le parti 
di Gio: Antonio (1). Se non che di Carrara e di Ge- 
nova partivano i marmi così frequenti per quelle con- 
trade, e i lavori ordinati da quella gente erano così 
molti e così faticosi, che il venire e l'andare d' alcun 
maestro od ajuto non può recarsi anzi ad una che 



1 ^ In nomine Domini Amen; Mag. Petrus Angelus de Carona scullor 
filius Bernardi-ili suo proprio et privato nomine et tamquam procurator et pro- 
curatorio nomine Ioannis Antonii de Aprile de Carona q. lohannis ut asserit 
sponte et ejus certa scientia nulloque juris vel facti errore ductus seu modo 
aliquo circunceutus confessus fuit et in veritate puhlica recognovit Bernardino 
de Gazino scultori fiUo Antonii presenti stipulanti et recipienti prò se suisque 
herediòus et successoribus se dirtis nominibus eidem Bernardino dare et sol- 
vere debere senta sex auri solis in mense prò eo tempore quo stabit in civitale 
Tolledi regni Hispanie prò ejus salario et mercede dicti temporis quo stabit 
in dicto loco etc. — Actum latine in Fossalello videlicet ad bancum mei No- 
tar ii infrascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo vigesimo sexto 
Indictiotie ter eia decima sccundum lanue cursum die Lune XII II Aprilis in 
terciis: presenlibus tesllbus Ambroxio de Tur riglia (sic) q. Gulliermi et Petro 
de Aprilis de Carona q. lohannis ad premissa vocatis et rogatis. ( Atti del 
Not Pietro Vinelli — Fogliaz. 3, 1526, n. 2). 



CAPITOLO IV. 115 

ad altra fattura, o potrebbe per meno errore attri- 
buirsi a ciascuna. Rivolgendo le carte per un trascor- 
rere d'altri sei anni, le cose del Vescovo d'Àvila non 
tacciono ancora: se non per cagione degli scalpelli , 
per conto almeno dei pagamenti tuttora in sospeso. 
Si dubita se il 1532 trovasse vivo il Pier Angelo, e 
senz' altro era morto il Gio: Antonio; e che Anton 
Maria avesse parte ne' marmi del Vescovo non è a 
mettersi nell' improbabile. Perciocché nel settembre 
di quest' anno con atto di procura si commetteva de' 
proprj negozj in Bernardino Bissone dimorante in Si- 
viglia, gravandolo in ispecie di questo, che vedesse 
di riscuotere un cento quaranta ducati che tuttavia 
gli eran debiti dal Vescovo d' Avila. Ed altri due- 
cento ne aspettava da pezza dalla Marchesa d' Ara- 
monte; di che vien fuori uno od altro giudizio : che 
egli entrasse per ultimo a lavorar que' sepolcri, o che 
di Spagna venissero a lui solo altri carichi ed altri 
inviti (1). 



(1) 8S In nomine Domini Amen: Mag. Antonius Maria de Aprile de Ca- 
rona sadptor lapidum in lamia q. Iohannis omni modo jure via et forma qui- 
his melius potuti et potest fecit constituit et solemniter ordinavit suum certum 
et legiptimum nuncium et procuratorem prout mélius de jure fieri dici seti esse 
potest et loco ipsius postiti et ponit mag. Bernardinum de Gazino de Bissono 
etiam scullorem lapidum Antonii presentialiter commoraniem in Sibilia absen- 
tem tamquam presententi specialiter et expresse ad petendum liabendum exigen- 
dum recipiendum et recuperandum prò ipso Constituente et ejus nomine ab 11- 
lustr. Domina Marchionisa de Ayamonte (sic) seti in bonis suis ducatos du- 
centum auri largo* et de pondere a predicta Illustr. Marchionisa debitos ipsi 



116 SCULTURA 

Rompo a mezzo le cose di Spagna per cansar te- 
dio, comechè lungo tempo più in qua seguitassero le 
commissioni che rivelano il fasto signorile di quella 
gente. Chiederò di rifarmivi per qualche artefice o 
per qualche opera più degna di nota: e tal venia mi 
usurpo fin d'ora per un maestro che mal si starebbe 
in silenzio. È questi un Giacomo da Carona che uscì 
dai Solari: da non confondersi con quell'omonimo che 
visse in Savona, come avvisa il nome paterno e il 
divario degli anni. Costui soddisfece di due portali 
a Don Pietro di Gusman Conte d'Olivares (1), il quale 



mag. Antonio Marie etc. Item ad exigendum petendum et habendum prò ipso 
Constìtilente et ejus nomine prout supra a Rev. D. Episcopo de Avita ducatos 
centam quadraginta auri largos in circa quos ipse Constiluens dicit habere de- 
bere a dicto Reo. D. Episcopo etc. — Actum lanue in Bancls videlicet sub 
portichu domus heredum q. Andree Lercarli ad banchum ressidentie (sic) mei 
Notarli infrascripti: anno Domai. Natio, millesimo quingenteùmo trigesimo se- 
cundo Indictione quarta secundum lamie cursum die Lune XVI Septemhrls in 
terciis: prcsentibus testibus Baptista de Bargaglio q. Stephanl et Francisco Du- 
racio q. Andree cioibus lamie ad he e vocatis et rogatis, (Atti del Not. Ste- 
fano Sauli Carrega — Fogliaz. 5, 1532-33). 

(1) ►£< In nomine Domini Amen: mag. Iacobus de Solario de Carena ma- 
gister piccapetrum q. Georgii sponte et ex ipsius certa seleniti nulloque juris 
vel jacti errore ductus seu modo aliquo circumoentus proni' sslt et promittit II- 
lusir: Domino D. Petro de Gusman Corniti de Olivares licet ahsenti presente 
et acceplante prò eo Johann , de Caldei ejus factore et me Notarlo quatenus 
expediat prò eo stipulante etc. facere et fabricare bene et dlllgenter prefato 
llluslr. D. Ccmitti (sic) et eias nomine portalles duos marmori albi et ex me- 
lloribus marmoris (sic) qui laborantur in lanua juxta duo desslgna que debeant 
restart et remanere penes Nob. Constautinum Gentillem cloem lamie et que fue- 
runt per me Notarlum infrascrlptum prcsentibus et acceptantibus dicto Iohan- 
ne dicto nomine et mag. Iacobo vissa (sic) et subscripta modis et formis et in 



CAPITOLO IV. ìli 

a vegliar sul lavoro avea deputato qui in Genova il 
patrizio Costantino Gentile. Merita pure che si ripota 
quel Caronese di nome Antonio già menzionato più 



omnibus et per omnia et prout latlus in dictis duobus dessignis continetur qui- 
bus habeatur relacio et ultra scurpere in eis armas prefati Illuslr. D. Comilis 
prout volueril et eos sibi dixerit dìctits D. Comes sea alius prò eo et ultra po- 
nere por talli magno suum Umbre (sic) in capite supra arma ipsius juxla for- 
mam a idi dessUjni. Qui portalles esse debent scilicel majnum parmos scptem 
de luce ad mensuram lamie et altum parmos tresdecim etiam de luce ut supra 
et alium esse debet de parmis sex largum de luce ad mensuram ut supra et al- 
tum de parmis undecim etiam de luce et ad mensuram lanue prout supra. Et 
qui portalles esse debeant bene lavorati et fabricati de bona et pulcra opperà 
(sic) ad coatentamentum dicti Constantìni Gentillis absentis nomine prefati D. 
Comitis et quos portalles dictus mag. Licobus promissil et promittit liabere pa- 
ratus et per/ectos prò ipsis onerandis in nave infra mcnses duos proxime ven- 
turos et ipsa marmerà dictorum portallium incapsiare in suiis capsis et ea in 
suis capsiis carregari (sii-) tei poni facere nomine prefati D. Comitis in navi 
seu in vaze (sic) in portu lanue in qua seu in quo vohierit et dixerit dictus 
Constantinus diclo nomine ipsis duobus mensibus elapsis ad omnem requixicio- 
nem dicti Consiantini dicto nomine omnibus expensis dicti mag. Licobi usque 
in nave seu vaze ut supra cmni exceptione remolta: prò pretto et nomine pre-> 
di dicti duo portalles (sic) cum omnibus expensis tam capsiarum quam bajullo- 
rum et aliorum ut supra usque in nave seu vaze prout supra scutorum octua- 
ginta seplem auri solis et expense tam capsiarum quam bajullorum et aliarum 
usque in nave ut supra pretto scutorum seplem auri solis: que sciita octziagin- 
ta septem auri solis dictus mag. Iacobus sponte et ex ipsius certa scientia 
prout supra fatetur habuisse et recepisse ac in effectu Imbuii et recepii a diclo 
lohanne dicto nomine presenti et acceptanti prout supra in pecunia numerata 
eidem mag. laccbo tradita et numerala per dicium Iohannem dicto nomine in 
presentia mei Notarti et testium iufrascriptorum ad hec specialiter vocatorum 
et rogatorum: et de ipsis dictus ma,g. Iacobus se bene quielum tacitum conten- 
tum soluptum et satisfactum vorcavit et voccat (sic) quitans prò eis etc: Re- 
nunciantes etc: Pacto quod si intra dicium tempus mensium duorum dictus 
mag. Iacobus non haberet paratos dictos duos portalles fabricatos in omnibus 



118 SCULTURA 

volte, che molti ne condusse pei nostri gentili; ed 
uno in ispecie per Vincenzo de Franceschi di schietto 
nero di Promontorio (1). E un altro Antonio, pur da 



prout supra prò ipsis consignandis et prò ipsis onerando in nave seu vate ad 
omnem requìsicionem dirti Constantini ut supra nomine prefati D. Comìtis ipsis 
duobus mensibus elapsis ut supra dicto casu dictus mag. Iacobus promittit pre- 
fato lllustr. D. Corniti absenti ut supra et mihi Notario prò eo stipulanti etc. 
sibi vel persone prò eo legiptime seu dicto Constantino ejus nomine restituere 
dieta sciita octuaginta septem auri solis in tantum taccata in voluntate dicto- 
rum mag. Iacobi et Iohannis dicto nomine prò justo damno et interesse pre- 
fati lllustr. D. Com.itis salvo tamen justo impedimento et dicto casu dirti duo 
portalles solutis et restitutis dictis pecuniis tam pretium quam penam (sic^ ut 
supra restare debeant dicto mag, Iacobo et sic est per pactum etc: Arto etiam 
et expresse convento inter eos quod dictus mag. Iacobus possit et valeat prò 
predictis omnibus et singulis vel eorum aliquo conveniri et in quacumque mun- 
di parte cappi (sic) detineri pignorari et sequestrari ac coram quocumque ju- 
dice officio notario et magistratu tam ecclesiastico quam seculari etc: Renun- 
cians dictus mag. Iacobus etc: — ■ Actum lanue in Bancis videlicet sub porti- 
chu domus heredum q. Andree Lercarii ad banchum ressidentie mei Notarii in- 
frascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo trigesimo sexto Indic- 
tione oiona secundum lanue cursum die Lune decima sexta Octobris in terciis: 
presentibus testibus Lamba de Auria q. D. Alaonis et Barnaba de Grimaldis 
q. D. luliani civibus lanue ad hec vocatis et rogatis. { Atti del Noi Stefano 
Sauli Carrega — Fogliaz. 9, 1536-37. 

(1) In nomine Domini Amen: Antonius de Carona magister picapetrum q. 
Dominici sponte promissit et promittit Vincentio de Franciscis q. Petri pre- 
senti stipulanti et recipienti prò se heredibus et successoribus suis ac Tiabenii- 
bus et habituris jus et causam ab eo et eis facere seu fieri facere ipsi Vincen- 
tio portale unum de petris Promontorii cum suis clapis a parte superiori et 
ab una parte sub illamet forma et pulcriludine prout est portale Peregri de 
Promontorio et facto et fabricato si erit in illa pulcritudine prout erit dictum 
portale dirti Peregri dare et soloere dicto Antonio libras sexaginta duas cum 
dimidia jaìiuinorum et si non erit in illa pulcritudine dirti Peregri sit in el- 
lectione dirti Vincentii si eum (sic) voluerit an ne et si erit in majori pulcri- 



CAPITOLO IV. 119 

Carona, ma dei Solari, non è a tacersi per simili de- 
corazioni, e quanto sia giusto il lodamelo il mostrano 
le antiche case degl' Imperiali in Campetto, i cui por- 
tali ei dichiara per suoi nella scritta d'un altro che 
lavorò nel 1527 pel nob. Andrea Molasana (1). Di 



tudine promùsit ipse Vincentius dare et solvere plus secundam et prout fuerit 
judicatum per unum clvem ponendum per dictum Vincentlum et unum magi- 
stralum (sic) picapctrum ponendum per dictum Antonium: et qui Antonius 
promiss it dictum portale dare fabricalum et consigliare dicto Vincentio intra 
diem quintam decimam Decembris proxime venturam omni exceptione et caci- 
lacione remota: de quibus quidem libris sexaginta duobus cum dimidia diclus 
Antonius confessus Juit infra solucicnem earum et ex mine in presentia mei 
Notarii et teslàcm infrascriptorum restum promissit solvere in consignacione 
dicti portalis si eril in contentamento ipsius Vincentii (sic). Et prò dicto An- 
tonio et ejtis precibus et mandato intercessa et Jidejussil. Iohannes Antonius 
de Asilio de Carona q. lohannis quanhim prò dictis libris XXV si dictum 
portale non esset in contentamento dicti Vincentii: sub etc: Rcnuncians etc: 
prout si esset debitum confessum — ^ 1522 die Veneris XXVI Septembrism 
Vesperis: Testes Lazarus de Canevali spedar ius q. Antonii et Gregorius de 
Vultabio Pantaleonis. (Atti del Not. Pietro Villa — Foglinz. 4, 1522-23). 

(1) ^ 1527 die Sabati III Augusti videlicet ad bancum mei Notarii infra- 
scripti in Fossalello: Mag. Antonius de Solario de Carona matjister aniella- 
mi q. Andree sponte etc: promissit et promillit Andree de Mulasava q. An- 
tonii presenti stipulanti fabric are portale unum petr e Premonterà de altitudine 
parmorum XI de luce et in latitudine parmorum quinque cum dimidio de luce 
et de illa bonitate qualitate ac cum illis laboreriis unius alterius portalis per 
ipsum mag. Antcnium construcli et fabricati lacobo Imperiali et magis et in 
dicto portale facere medagias (sic) quatuor in locis consuetis exclusis duobus 
membretis existentibus in capitellis portarii dicti laccbi et hoc infra festum 
Sancii Martini proxime venturum prò predo librarum nonaginta Ianue monete 
currenlis dandarum et solvendarum per dicium Andream dicto mag. Antonio 
facto dicto portale et eo posilo in laborerio ad hostium (sic) domus dicti An- 
dree cum suis clapis superius et ab uno latere et cum suo schalùio inferius : 



120 SCULTURA 

tutti costoro fo sacrifìcio alla brevità, per timore che 
altri non. sia prima stracco del leggere in queste pa- 
gine, che noi del mirare il gran numero che abbiam 
sott' occhio ogni giorno di sculture sì fatte. E altresì 
dello Scala e dei d 1 Aprile, che in questa schiera 
van certo innanzi, mi chiamerei soddifatto , se quel 
tanto che ne rimane, non toccasse alle opere pubbli- 
che, ed anche in parte alla vita loro. Basti che i tratti 
estremi che gli atti me ne palesino han vita tuttora 
ed esempio nel nostro Duomo: ch'è doppio argomento 
perchè si ricordino. 

Ho toccato in più. luoghi le migliorìe che quivi 
operarono i PP. del Comune intorno al 1526: ho detto 
altresì dei dipinti onde si ornò la tribuna, e descritto 
partitamente il lavorìo degli stalli, più volte sturbato 
o dalla slealtà de' maestri o dal disagio delle nuove 
fabbriche. È chiaro agli occhi, nonché per memorie 
scritte, che di questi anni fu alzata a buon dato la 
tribuna: e ne fan prova, fra le altre molte, le quattro 



infra solucionem cujus predi dictus mag. Antonius confitelur habuisse et re- 
cepisse senta qualiior atiri solis in prcscntia mei Notarii et testium infrascrip- 
torum et casu quo dictum portale non esset de bonitate dicti portalis dicti la- 
cobi et non esset constructum intra dictum tempus dictus Andreas non obli- 
gatus sii illud recipere et dictus mag. Antonius teneaiur et obligatus sit re- 
stituere ditto Andree dieta scuta quatuor et omne aliud id quod dictus mag. 
Antonius habuisset a dicio Andrea occasione predicta: et qui mag. Antonius 
obligatus sit dictum portale ponere ad hostium domus dicti Andree. — Testes 
Nicolaus de Vineli Notarius et Vincentius de Franciscis q. Petri. (Atti del 
Not. Pietro Antonio Vinelli — Fogliaz. 4, 1527). 



CA PITOL IV. 121 

finestre che i Padri vi vollero aperte nel sommo e 
decorate in quadro di marmoree cornici. Di queste si 
tolse la cura Gio: Antonio d'Aprile; ma scioltosi a 
stento di due, cedette a natura sui primi mesi del 
1527. L'Anton Maria sottentrò nel suo luogo , e nei 
patti che ne fermò coll'Uffizio, ci si conferma por fra- 
tello al defunto. Quanta vita vivesse egli stesso, è men 
chiaro; né potremmo per altre prove od indizj allun- 
gargliene oltre l'anno del 32, già segnato al lettore. 
Nò Pier Angelo della Scala ci dura pur tanto; e di- 
resti che il meglio de' Caronesi si raccogliessero nel 
S. Lorenzo a far l'ultimo saggio de' loro scalpelli. Pier 
Angelo era quivi in faccenda ad un tempo cogli altri; 
e come i due fratelli s'affaticavano alle luci del coro, 
così egli ai cancelli della cappella di S. Sebastiano , 
già tante volte da noi ripetuta, e tradotta a quest'ora 
in balia del Comune (1). Anche ad essa s'eran vòlte 
le sollecitudini del pubblico, siccome disforme ch'ella 
era dalla compagna intitolata alla Vergine, e per so- 
prappiù rilevata oltre il suolo di quella, con forte sca- 



(1) Q5j 1527 die Veneris 18 Ianiiarii in Vesperis ad Canterani — Officium 
etc. ordinavit dari debere mag. Petro Angelo de Carona libras vigintiquinque 
infra solutiouem fabrice et laborerii rastellorum marmoreorum capette Sancii 
Sebastiani. 

£g 1527 14 Martii — Spectatum Officium DD. Patrum Communis etc. or- 
dinava dari creditum mag. Petro Angelo de Carona de scutis 120 solis prò 
solucione pergami marmorei per eum facti in Ecclesia Sancii Laurentii. ( Ar— 
chiv. Civico — Notul. 1532 e Fogliaz. 2, Chiesa di S. Lorenzo). 

Vol. V. — Scultura. 16 



122 SCULTURA 

pilo alla euritmia della chiesa. Il perchè di siffatta bi- 
sogna si adagiarono nel Caranchetto, non altrimenti 
che di tante altre, a raggiustare e proporzionare il mag- 
gior tempio; dico per quella età: ch'io non saprei quante 
altre fiate cambiasse forme in processo di tempo nelle 
varie sue parti (1). Ma se i da Carona per questi fatti 
si mostrano per avventura piii innanzi d'ogni altro in 
condizione di quadratori, abbiam tuttavia di Pieran- 
gelo onde ammontarcelo per figurista: ed è la scultura 
del pergamo, da lui compiuta a richiesta del Magi- 
strato, e per que 7 tempi medesimi, ed anzi nell'anno 
già detto del 1527. I Padri nel ricambiavano con cento 
venti scudi d'oro dei Sole : (2) benché i fogliazzi di 



(1) >$« MDXXVII die Martis XII Februarii in Vesperis ad Canterani. — 
Item cepit compositionem cum magislro Dominico Carancheto presente et ac- 
ceptante de fodendo (sic) capellam S. Sebastiani in Ecclesia S. Laureala et cani 
Capcllam reducendo ad mensuram et altitiidinem capette Beale Marie Virtjinis 
in dieta Ecclesia S. Laurentii ita quod ipsa capella S. Sebastiani sit et reslet 
cqualis in ejus planitie et arrisolacione sive astreg adone cvm dieta Capella 
Beale Marie Virginis: Et premissa omnia sic prout supra agenda et redueenda 
ac construenda fieri reduci et construi debent per dietim magistrum Djmini- 
cum ad volunlatcm prefati OJlcii et exptnsis omnibus ejusdem mayislri Domi- 
nici : Quod Officium prò premiss is omnibus sic prout supra faciendis et redu- 
ccndis per dictum magistrum Dominicum promissit dare et soloerc dicto mi- 
nistro Dominico libras triginta qualuor monete lamie quas idem maglster Do- 
miuicas acceplaoit et accepiat prò integrali solucione et satisficione premisso- 
rum omnium. (Archiv. Civico — Notulario dei decreti, 1515-30). 

(2) MDXXVII die Mer curii XX 11 II Aprilis in, tertiis: Item ordimmt dari 
credilum magislro Petro Angelo de Carona de scutis centum viginli solis prò 
soluptione pergami marmorei per cum facli in Ecclesia Sancii Laurentii (Ar- 
chiv. Civico — Notulario dei decreti, 1515-30). 



CAPITOLO IV. 123 

Camera attestino che i manovali e gli scalpellini (da 
Carona la maggior parte) i quali l'aiutarono ad amma- 
nire o a saldare i marmi, non gli gravavano sulla mer- 
cede, ma toglieano salario dai committenti. A descri- 
vere il pulpito è compito breve : sorge il pluteo da una 
colonna decorata di fiori e di cartelle e festoni ed an- 
gioletti con una epigrafe: ha forma d'ottagono: sui 
tre specchi d'innanzi è scolpito il Crocifìsso con N. D. 
e '1 Discepolo in atto di dolore, e ne' lunotti inferiori 
sembianze di serafini a più alto rilievo, opportuno com- 
penso alla schiettezza del campo. 

Checché si giudichi di questi intagli, i quali a 
beli' agio considerati non possono far paga la vista 
del dotto nò per rispetto alle proporzioni , né per ele- 
ganza di forme, né anche per sottigliezza d'esecuzione, 
ad ogni modo io fo stima del pergamo come di cosa 
che altamente rileva alla nostra istoria. Egli è, innanzi 
tutto, quanto ci resti con nome certo non pur di Pier 
Angelo, ma dei tre da Carona fin qui celebrati, e de' 
quali mi par lecito il pronunziare che molto s' affati- 
cassero per gli stranieri, e assai poco per noi. Vorrei 
anche considerare il gran passo che diede V arte per 
loro : che dove i predecessori lasciarono nella statuaria 
alcun che del duro o del timido, ed essi la promossero 
a tale che già confina all'ammanierato. E ne' difetti 
medesimi è alcuno indizio ch'ei valessero più che non 
vollero, o trascinati dal troppo delle richieste, o disvo- 
gliati in lavori men nobili, o perchè lungi da emula- 



124 SCULTURA 

zione , argomento fortissimo ad aguzzare V ingegno. 
E siccome in quel tratto d'anni che costoro misurano, 
non puoi scontrarti in istatuarj di chiaro nome, ti verrà 
forse in pensiero che sian di lor mano certe opere con- 
dotte per questi tempi e d'un gusto straniero a tutt 1 
altri maestri. Ne reco esempio ne' Vangelisti che d'alto 
rilievo si veggono in ispazj rotondi nel Duomo stesso 
sopra l'aitar del Battista; fattura por certo contem- 
poranea ai suntuosi ornamenti che ancor ci avanzano 
a riferire. Né credo che ai loro esempj mancasse auto- 
rità; le tre figure del pulpito per lunga successione 
di lustri si veggon ripetute in più luoghi , e per o- 
pera d'altri scultori, e in misure diverse, e quando in 
meglio o altrimenti secondo la virtù dell'artefice. Ra- 
gionevolissima di questo novero è una pala d' altare 
al Santuario di Coronata, con le imagini stesse e l'E- 
terno Padre per giunta, d'un marmo bianchissimo sur 
un bel nero di Portovenere, segnata del 1536: felicis- 
sima in linea d'affetti, e condotta con un amore che 
ha pochi esempj in quest'epoca. Ma noi da questa età 
ci dipartiamo con certa non so quale amarezza nell'a- 
nimo, pensando che in tanta copia di documenti non 
è lume che basti a mostrarci in palese gli artisti, nò 
sicuro raffronto a giudicarli dalle opere. 

Ancora uno sguardo a Savona, innanzi di volgerci 
ad altra materia ; non foss'altro per ripeterle il vanto 
d'aver fatto sue proprie tre famiglie di lombardi alle 
quali non mancò per ispazio di più che un secolo il pre- 



C A P 1 T L l V. 1 25 

gio degli scalpelli. Trovammo i Campioni nel censo 
de 1 suoi cittadini, e i Molinari che registra il presente 
capitolo vi lasciarono figli e successori nella loro arte. 
Costoro in molti atti si scrivono per savonesi, e savo- 
nesi si confessano pure i Sormani che popolarono quella 
terra di statue fino a buon tratto del Seicento. In capo 
a costoro, e nell'epoca che stiamo per chiudere, è Pace 
Antonio figliuolo d'un ser Giambattista, venuto da 0- 
steno sul Luganese, non è facile il dire in qual anno. 
Del 1514 è in terra lombarda, e patteggia la vendita 
d'una sua possessione; il perchè dubitiamo che poco stanto 
calasse in Liguria, e tra Genova e Savona prescegliesse 
quest'ultima a sua dimora. Così in certa carta del no- 
taio Levagio; e tre lustri mi corrono senz'altri riscon- 
tri. Nella nuova saa patria gli nacquero due figli , 
Leonardo e Gio: Antonio, statuarj di polso, vissuti in 
Roma e Pun d'essi in Ispagna, e 1' uno e V altro da 
tramandarsi a più tarde notizie. Li celebrò il Verzel- 
lino nel suo manoscritto delle cose savonesi, e sulla 
costui fede il Soprani gl'inserì giustamente fra i profes- 
sori della Liguria. Sembrò al Ratti che il tacere di Pace 
Antonio tornasse in ingiuria alla sua Savona e in forte 
scapito al vero; e scusando il biografo di smemorato, 
diede al lombardo le prime pagine tra i forastieri che 
ricordò nel volume delle sue Vite. Disgraziato, per 
quanto a me pare, anche a questa volta; in ciò almeno 
ch'ei vuol Pace maestro di statue, anziché di quadro 
e di costruzioni, quaPei fu veramente al paro di tanti 



126 SCULTURA 

altri de' quali o non seppe il Soprani, o sapendo non 
curò far memoria. Se ai buoni scrittori concedesse la 
matta fortuna tanto frutto di verità quanto fece d'er- 
rori agli scritti del Savonese, io so certo che assai di 
materia scemerebbe alla critica e assai di fatica a chi 
studia il passato. Ma come il volgo degli autori son 
pronti al credere ciò elio più giova od attira l'animo 
con miglior esca, non è libriciatto o postilla di Savo- 
nesi che mai s'arrestasse a scrutare il concittadino, o 
levasse un sospetto in contrario a' suoi detti. 'E fu 
peggio ancora che ad errori s'accrebbero errori, né tro- 
veresti oggimai per Savona frammento dell'aurea scul- 
tura che non ti corra all'orecchio il seniore de' Sor- 
mani come autore innegabile di quella statua o di quel- 
l'intaglio. 

Ben più che al Ratti mi par giustizia il recar di- 
fese al Soprani ed al Verzellino: raccoglitori anzi che 
storiografi, ma di retta coscienza ed anzi timidi al cre- 
dere che temerarj. Nò increscerà ai Savonesi ch'io ponga 
il Sormano in quel grado che gli conviene, e eh' io 
il mostri in fatiche da non crescergli amore in. un po- 
polo onestamente geloso delle sue glorio, e non do- 
mato in antico fuorché dalla forza. Ho già detto che 
Pace ci si nasconde negli atti fino al 1529; e quando 
prima ci fa copia di sé, noi vediamo altrove che a ve- 
gliar le rovine del muro, onde anch' oggi i Savonesi 
si piangono della nostra Repubblica. E non dirò, per 
non crescergli invidia fra que' cittadini, con quanto 



CAPITOLO IV. 121 

zelo s'adoperasse a quel barbaro guasto, e come i Si- 
gnori di Genova se ne chiamassero soddisfatti (1). Io vel 
trovo a metà del gennaio, né dovette rimanervi più a 
lungo, che Tanno stesso apparisce in Carrara a far 
compre di marmi, forso per opere che avea comuni 
con un prode maestro d'intagli dovuto al seguente ca- 
pitolo. Lo note che tolse il Frediani da quegli archi- 
vj cel mostrano quivi più. volte e in più rogiti ad ac- 
coglier discepoli, nò mai per disporli ad altro fuorchò 
ai operandum et discendimi artem marmoris quadrata- 
riam et artem muratoris et architeetwre. In altro atto 
del Zino Grimaldo rogato in Genova, è nominato per 
unus ex magistris sive caput operis demolitionis ac ruine 
meniarum (sic) Saone. Trovi ora chi sa lo statuario fra 
queste formolo, o trovi il Ratti argomenti da persua- 
dercene. E a dir vero ne fece la prova; ma tanto in- 
felice, che a confutarlo non è mestieri che delle parole 
sue proprie. Fu già sull' ingresso dello Spedai di S. 
Paolo una statuina del santo, eh'è ora riposta per cura 



(1) » Illustrissimi et magnifici Signori mici — A risposta do la avuta 
« da V. S. de 16 brevissima poco aria da dir. A la mina si anderà a 
« presso con tutta la diligentia si potrà visto la mente di V. S. in la quale 
« si fa pur buona opra liavendo raccettato tutti li ferramenti di novo e 
« fatto fare parecchi cunii grossi con li quali si fa buona opra. Se gè 
« usato una dilligentii che questo maestro Pace Antonio capo de opera 
« in queste ruine asiste con dilligentia sopra la opera e dispone li lavori 
« secondo è necessario itta che si fa ben processo etc. » — Di Saona a 
dì XVIII di Genaro MDXXVIIII — Lodixlo Lercaro Potestà*. (Archiv. Go- 
vern. Litterarum, Fogliaz. 1513-29. 



128 SCULTURA 

del Municipio nel nuovo Spedai Civico; e piacque al 
Ratti di darla a Pace in più scritti per quel che vi 
lesse al dissotto: Deo Ottimo Maximo: Antonius Sor- 
manus architeclor posuit. Ed egli stesso in qualità d'ar- 
chitetto lo fa primo autore ed edificatore dello scurolo 
al Santuario di N. D , nò tocca di cosa alcuna che 
non riguardi ad architettura. Che più? Riferisce per 
ultimo com'egli morì decrepito, o come in quel Duo- 
mo sulla tomba ch'ei s'avea già scavata fu incisa l'e- 
pigrafe : Pax Antonius Sormanus archilector non igno- 
lilis hunc sibi ac Lucretice conjugi carissimcd prolique 
suce elegit titniulum. Ma già dal tempo del Ratti era 
fìtto nel capo di molti che il Sormano attendesse alla 
statua: e tali sculture gli si attribuivano, che il Ratti 
medesimo si fece coscienza di negargli, come d'età ben 
diversa e di stile più tardo. 

Ben dirò che per uno il quale mi par da sottrarsi 
all'elenco degli statuarj, potrà Savona produrre a die- 
cine i maestri che la fiorirono di finissimi intagli o 
l'adornarono di degne figure. Potrà mostrare che sic- 
come in fregiarsi di marmi non fu meno accesa della 
Metropoli, così nel serbarne gli avanzi a malgrado di 
tante rovine quante ebbe a patirne nel miglior tempo 
dell'arte, non teme qual sia paragone di popolo colto 
o civile. Frammenti d'ogni stile, d'ogni età, d'ogni 
forma, imagini sacre e leggiadri ornamenti , reliquie 
d'altari o leggiadrie di privati, s'incontrano al passeg- 
gero, e non già come strana veduta , ma sopra ogni 



CAPITOLO IV. 129 

casa, ad ogni piazza, ad ogni angolo, ad ogni angi- 
porto. Crederesti la Capitale rinchiusa in più angusti 
termini, e in minor tratto di terra una gente bramo- 
sa di contrastare alle angustie del luogo colla copia 
e col pregio de' monumenti. A contarli faresti opera 
vana; sì tosto vi scopri a luogo a luogo le mani e gli 
scalpelli medesimi che diedero a Genova e dan tutta- 
via tanto lustro. 1/ opulenza e la gentilezza di quo' 
privati sussiste in imagine sui grandiosi ed eleganti 
portali, superstiti alle fortune dei tempi e al rimutarsi 
dei possessori. S'alternano per la contrada gli stipiti 
e i frontespizj del bianco carrarese alle fosche lesene 
di Promontorio, queste e quelli ad un modo superbi 
d'ingegnose invenzioni condotte con garbo e squisi- 
tezza di lavoro invidiabili. Insigni fra gli altri quo' 
due , 1' un di pietra sulla casa che fu dei Gherardi , 
marmoreo l'altro all' ingresso de' Missionari . Da più 
lunghe note mi scusi il gran numero, e 1' artefice i- 
gnoto, se non forse di quelli che vorran dirsi per oc- 
casione. Aggiungi che di tai cose ò distinta menzione 
per altri libri, e che il merito di celebrarle distinta- 
mente non dee fraudarsi a chi si vanta con pieno di- 
ritto di possederle. A noi si conceda il modesto ufficio 
di porger mano all'opera loro coi documenti che per 
ventura ci vengon sott'occhio: o scoprendo gli autori, 
o raffermando le date, o vendicando la debita lode agli 
ordinatori. 

11 periodo dell'arte per noi trattato nel Capo pre- 

Vol. V. — Scultura. 17 



130 SCULTURA 

sente domanda che si suggelli con una nota non di- 
sdicevole ad altra scuola qualsiasi d'Italia. A chi raf- 
fronti in questi anni il magistero de' marmi colla pit- 
tura, parrà strano, e nondimeno evidente, un correre 
innanzi della statuaria più sciolta, più. libera, più ac- 
costa al vero; né direi meraviglia se ad altri sembrasse 
un tal po' licenziosa la statua quando a pena i pen- 
nelli cominciano a farsi men timidi. Di che rendano 
ragione altre penne: o sia che dal primo rinnovarsi 
dell'arte abbondassero agli scultori ben meglio che agli 
altri i modelli antichi, o sia che il rilievo, imitando 
più da vicino la realtà, soglia opporre assai meno im- 
pedimenti all'ingegno. 



CAPITOLO V. 



Gio. Giacomo di Bartolommeo dalla Porta primeggia fra i Lombardi di questa 
età, sebbene abbia patito in comune con essi l'obblìo de' secoli — Va- 
rie enunciazioni della sua patria — Confusione ed errori tuttora esi- 
stenti sulle notizie di lui — Viene in Q-enova novello d'età, ma già 
maturo nell'arte vuoi di statuaria o d'architettura, e dopo un' assenza 
di parecchi anni, vi dura per cinque lustri finché vi muore — Chia- 
mato del 1531 dai Priori della Devozione di S. Gio. Battista a rifor- 
mare la loro cappella nel Duomo , gli è dato a compagno per 1' opera 
degli ornamenti Nicolò da Corte milanese, valentissimo intagliatore — 
Che costui si trovasse già innanzi in Liguria , si prova per società di 
lavori con Pace Antonio Sormano — e certe figure della Passione for- 
mate di terra cotta fin del 1529 per la Consorzia di S. M. di Castello 
in Genova, lo dichiarano non ignobile modellatore e statuario — Con- 
giuntamente, e ad un tempo co' lavori della cappella, Qio. Giacomo e 
Nicolò abbelliscono de' loro scalpelli il palazzo d'Adamo Centurione, poi 
quello di Martino dello stesso cognome, e scolpiscono il maschio por- 
tale del patrizio Agostino Salvago — E tosto vien commesso ad en- 
trambi di dar mano ai ricchi cancelli o finestre del Palazzo pubblico, 
che s'andava restaurando con nuove forme — e ciò nondimeno spedi- 
scono altre cose di gran rilievo, massime per la Spagna — Poco ap- 
presso, venuto a Genova Guglielmo fìgliuol di Gio. Giacomo, tutti e tre 
si stringono in società di lavori, la cui bellezza ha testimonio nelle o- 
pere — Ma tale alleanza non dura molti anni ; recandosi il Corte in 
Granata a cospicue opere, e Guglielmo in Roma a più splendide sorti 
— Si descrivono i marmi scolpiti in comune per Genova durante la 
società — Quali statue od intagli si possano privatamente attribuire a 
Guglielmo — Sottentrano ad operare e in proprio nome e dei due as- 
senti altri artisti, e fra gli altri Nicolò de J Zonghi genero di Gio. Giaco- 



1 32 CAPITOLO V. 

mo — Sculture di quest' ultimo commesse dalla Signoria, per la porta 
dell' Acquasola e pel coro di S. Lorenzo — Tra il 1539 e il 50 Gio. 
Giacomo adopera i suoi scalpelli pel Magistrato delle Compere , in un 
camino vagamente intagliato , e in tre statue onorarie che si contano 
e si descrivono per ordine — Scolpisce pure pel Palazzo de' Signori il 
simulacro d' Ansaldo Grimaldi , già effigiato cinque anni addietro per 
quello di S. Giorgio — Archi trionfali da lui architettati nel 1549 per 
la venuta di D. Filippo di Spagna — Lavora successivamente più 
polture, e decora di marmi il palazzo Salvago — È invitato a due statue 
pel presbiterio di S. Lorenzo, e l'una di queste conduce a fine — Sua 
morte nel 1555 — Giuseppe della Porta suo fratello ed erede dà com- 
pimento ad una sepoltura di Cattaneo Pinello già commessa a Gio. 
Giacomo e rimasta imperfetta — Nicolò da Corte è trattenuto in Ispa- 
gna in lautissime allogazioni , e non consta che ne tornasse , tuttoché 
tenesse bottega aperta in Genova — Precorre Gio. Giacomo al sepolcro; 
sue notizie postume — Altri artefici, le cui memorie, non meno che le 
opere, s' intrecciano a quelle de' precedenti — Due da Passallo : Gio. 
Maria e Gio. Antonio — Attendono entrambi in ispecie a scolpire por- 
tali — ed entrambi sono invitati verso il 1540 alle decorazioni del coro 
di S. Lorenzo — Gio. Antonio scolpisce quivi per una delle nicchie la 
statua colossale di S. Matteo, quasi ad un tempo col Montorsoli, e senza 
arrossire si tien d'appresso a cotesto insigne — Camini lavorati da Gio. 
Maria con Antonio di Novo per la Spagna sulle misure d'altri esistenti 
in palazzo Doria a Fassolo — Notizie di Giacomo Cartone scultore egre- 
gio, e primi cenni di Bernardino di Novo suo genero — Eseguiscono 
socialmente un magnifico cenotafio alla memoria di Cattaneo Pinello 
sui disegni dell' insigne Galeazzo Alessio architetto perugino — Della 
statua di Pietro Gentile posta dal Cartone e tuttora esistente nell'atrio 
superiore del Palazzo delle Compere — Giacomo Guidetti , Domenico di 
Laino e Martino di Valmasia scultori di portali. 



P 



er mezzo a tutti questi Lombardi, che ha involti il 
tempo d'oscurità, ci si mostra in un guizzo di luce 
un maestro, che pel lungo operare fra noi (come io 
penso) e per copia di marmi in privato ed in pub- 



SCULTURA. 133 

blico, lasciò alcun vestigio di sé nella niente dei po- 
steri. E tal vestigio pur nondimeno fu tanto leggero, 
che il buon Soprani, ben meno d'un secolo appresso, 
contento com'era di starsene alle tradizioni, non seppe 
ritrarne che il nome e la notizia d'alcun lavoro; ma 
l'uno e l'altro così difettoso, che assai scarso guada- 
gno ne provenne all'istoria. E peggio, ne pullularono 
errori gravissimi rispetto ad artefici che stringonsi alle 
costui memorie, e per altezza d'ingegno, e per favore 
di sorti han diritto alla riconoscenza d' altre terre o 
sia in Italia o sia fuori. Un di questi gli fu figliuolo, 
laddove il Soprani gliel fa nipote, e gli andò molto 
innanzi in virtù di scalpello; e quantunque, o sde- 
gnoso di modesta fortuna , o per vaghezza di lucri e 
d'onori, si rendesse poco men che selvaggio al padre, 
quel tanto per altro che l'ebbe accanto, fu in Genova 
nostra, e con qualche incremento al decoro di essa. 
Un altro, che il detto biografo accenna a parte come 
in tutto straniero a quel primo, gli fu conterraneo ed 
amico, e alcun tempo alleato nelle opere, e più molto 
sarebbe rimasto, se il grido del suo valore non fosse 
giunto a lontani paesi, che l'invidiarono alla Liguria. 
Questi tre adunque mandarono ai nostri libri, non fos- 
s'altro, il lor nome e la loro memoria ; ma son parec- 
chi del loro consorzio, e delle lor patrie, e se a Dio 
piaccia, del merito loro, ai quali toccò ben peggiore 
fortuna, ed anzi la pessima ond'abbia a temere un ar- 
tista: che l'opera delle lor mani, durando le ingiurie 



134 CAPITOLO V. 

del tempo, non bastasse però a conservarne quel più 
che s'aspettan gli onesti; la gloria del nome. 

Vero è che per cura d'alcun benemerito, e col pre- 
sidio d'alcune carte studiosamente ricercate, fu in parte 
da circa due lustri rivendicata la costoro memo- 
ria negli atti della Società Ligure di Storia Patria , 
e corretto più d' un errore, e svelato più d'un lavoro 
che rimaneasi nell'incertezza. Ma per tacere quel molto 
che ancor si resta in occulto, non potean quelle carte 
per loro pochezza, e sconnesse com'erano dalle opere 
e dai fatti principalissimi della vita, riuscire ad intera 
notizia di que' maestri ; e le congetture che traggon 
naturalmente da pochi e mal fermi indizj, raro è che 
non fruttino per sopraggiunta altri dubbi e altri er- 
rori. Né presto nò facile si porse a noi l'aggiungere 
a tali notizie quanto bastasse a pienezza e ad ordine 
storico ; ma giovi l'avere indugiato a buon grado della 
fortuna entro il chiuso de' pubblici archivj, se pure 
una volta il racconto d'un'epoca onesta per noi e per 
l'arte scultoria uscirà in buona luce e con tutta sal- 
dezza di verità. 

Il valoroso, al cui nome si stringono o in bella 
gara o in affettuosa amicizia altri nomi ben degni di 
storia, è Gio: Giacomo dalla Porta figliuolo ad un 
Bartolommeo ; la cai nascita assai ragionevolmente 
potrebbe supporsi un tre lustri innanzi all'uscire del 
secolo XVI. Del proprio paese starebbe in dubbj chi 
non è uso alle carte di questi avventicci, soliti a no- 



SCULTURA 135 

minarsi quando dal natio borgo o villaggio, o quando 
dalla provincia, e talvolta, o per giusta alterezza o per 
esser più noti, dalla città dominante, o da altra co- 
spicua, ov' abbian fatte le prime o le più. splendide 
prove d'ingegno. Indi è che la gente dei Dalla Porta 
onde venne all' Italia una quasi legione d'egregi scul- 
tori e architetti, raro è che non diasi a Milano, e di 
tal patria si vanta per documenti queir Antonio che 
già consegnammo alle pagine addietro: e si rammenta 
per libri quel Giacomo che in Roma da più Pontefici 
e da Pio V in ispecie, fu destinato a grandi opere. 
Rispetto al quale ci preme fin d'ora il debito di di- 
scernerlo dal nostro Gio. Giacomo, che ad ogni indi- 
zio il precorse negli anni; e con più di ragione, dac- 
ché l'annotatore del Soprani mostra d'aver confuso in 
uno i due nomi, e chi ne scrisse di fresco ne' citati 
Atti di Storia Patria, fu disattento fino a recare a 
Gio. Giacomo imprese d'architettura che fecero illustre 
quell'altro, mentre il nostro giaceva da più lustri sot- 
terra. La patria del resto or s'annunzia in Milano, ove 
questi ebbe forse le giovanili discipline dell' arte, ed 
ora in Pavia dove attese più tardi a lavori notabili. 
Ma nel fatto, quanti erano i Dalla Porta traevano i 
lor natali o l'origine almeno da Porlezza, non oscuro 
villaggio di Lombardia; e qual più e qua! meno, fra 
il molto dei documenti, di tratto in tratto se ne con- 
fessano, e a chiari segni il tradiscono. 

E falla il Soprani chiamando il Gio. Giacomo a Gè- 



136 CAPITOLO V. 

nova non prima del 1531, allorché fu applicato ai l'a- 
vori della Cappella del Battista , non sospettando che 
gli Operai di quella, gelosi, quanto sappiamo, del suo 
decoro si commettessero a tale effetto in uomo già 
noto e provato per buono architetto augii occhi mede- 
simi de' cittadini. Ma già prima d'ora per gli Atti surn- 
mentovati, Terrore trovò alcun riparo, e fu noto sic- 
come costui fin dal 151G avesse soggiorno fra noi, e 
con titolo di scultore servisse in alcuna bisogna allo 
ufficio dei PP. del Comune. E si pubblicò una me- 
moria, che nei manuali del Magistrato lo dà per au- 
tore di quella lapide ornata a graziosi fregi, che sul 
fianco di San Marco descrive le opere fatte pur allora 
fra detta Chiesa e quel ponte che dicean de'Cattanei, 
segnata dell'anno predetto, e del 16 luglio (1). Che 
s'altri ne dubitasse pel nome mal certo, che in quella 
nota di pagamento è un Gio. Giacomo scultore da Pavia 
senza giunta d* alcun cognome , provvegga quel più 
che altre carte hanno offerto a noi , né soltanto per 
confermarlo presente in queir anno ma in altri ad- 
dietro, mentr'egli per certo fioriva di giovinezza. In- 



(1) >$* MDXVI, die XVI lutti: Expnese diverse prò mag. Io. Iacobo de 
Papia sculptore marmorum solidaia ratione per D. Io. Baptistam de Francis 
ConeriUum unum ex Officialilus de 513 cui per dicium Officlum data fuerat 
cura lapidis positi ad muros Ecclesie Sancti Alarci in quo descritta sunt ge- 
sta per dicium Officium de 513 suorum tempo rum inter dictam Ecclesiam et 
pontem Cattaneorum V. prò dicto l. CVL, XVIII (Manuale del Cartolario 
dei Padri del Comune pel 1516 — Archivio Municipale). 



SCULTURA 137 

dietreggia all'agosto del 1515 una scritta di procura 
in suo nome, che può vedersi in Notaio di Levagio, 
e al 14 una promessa (già detta altrove) ond'egli in- 
tercede per Gio. Francesco suo fratello, da noi regi- 
strato nei volumi della pittura. Pe' giorni medesimi il 
riscontrammo in lavori o disegni d'architettura al pa- 
lazzo de' Giustiniani nella contrada che ha nome da 
loro, e allor chiamavasi di Piazzalunga, e il troviamo 
ora e scultore ed intagliatore a fornire il portale ad 
ultimo e ricco ornamento di quelle case. Porta la data 
del 28 febbraio 1516, e il nome del notaio Camogli, 
il contratto pel quale Gio. Giacomo si obbliga a Raf- 
fael Giustiniano del fu Gio. Antonio per 1' opera di 
detto ingresso, che dovea farsi (come fu fatta) in bel 
nero di Promontorio, e pel prezzo di lire 140, e nel 
termine di quattro mesi (1). Il perchè un edilìzio me- 



li) %i MDXVI, die XXVIII Februariiin Vesperis in contrada Platee longe 
videlicet in scriptorio domus Rafaelis Iustiniani. — In nomine Domini Amen : 
Iohannes Iacobus de Porta Bartholomei de Papia scruplor (sic) marmoreo- 
rum sponte promisit et promittit Rafaeli Iustiniano q. lohannis Antonii pre- 
sentì eidem, fabricare et facere portale unum marmoris nigri sub modis et for- 
mis de quibus in quodam designo per ettm facto in quodam papiro magnitudi- 
nis et altitudinis ac latitudinis porte domus dicti Rafaelis et quod papirum et 
designum existit penes dictum Rafaelem subscriptum manu ipsius lohannis 
Iacobi et hoc infra me?isès quatuor proxime venturos omni exceptione remota: 
Renuncians eie. Et versa vice dictus Rafael promisit et promittit dicto Iohanni 
Iacobo presenti eidem dare et solvere prò eius mercede libras centum quadra- 
ginta Ianue in his modis videlicet libras quadraginta fanne ex nunc semper 
ad ipsius lohannis Iacobi liberam voluntatem et simplicem requisitionem et ter- 
ciam partem predictarum libramm centum quadraginta in media opera et re- 
Vol, V. — Scultura. 18 



138 CAPITOLO V. 

desimo, a lai giovano e fresco por noi, rendea testi- 
monio del doppio magistero di statuario e d'architet- 
tore, che quasi gloriando produsse più tardi nel testo, 
o in alcun testo, dei rogiti. 

Che più? Già del 9 luglio 1513 è noto Gio. Gia- 
como in Genova per cenni d'opere, le quali da tempo 
lo additano a stanza con noi. A quest'ora avoa quasi 
ultimato un sepolcro e nobile e ricco per commissione 
di Fra Giovanni Salano dell' Ordine de' Cavalieri : e 
sia che nascesse dissenso nel prezzo, o intendessero le 
parti di acconciarsene nell'altrui giudizio, la stima 
delle mercedi fu fatta negli atti di Giacomo Imperiale 
Terrile da Fra Giovanni di Corvara priore dell'Oratorio 
di San Giovanni , e dal nobile Francesco Gentile. I 
cinquecento quaranta scudi del Sole attribuiti all'opera 
dello scultore, condotta che fosse al suo termine, e i 
trenta di sopraggiunta per due statuine, ove piacesse 
al Salano d'averle scolpite sì come portava il disegno, 
son buoni argomenti al valor dell'artista, e al concetto 
che faceasi di lui, comechè alla detta stagione con- 
venga supporlo novello e negli anni e nell'arte. (1) 



slum in consignatìone fienda dictì laborerii omni exceptione remota: Renun," 
cians etc. sub pena librarurn mginti quinque Ianue in quam penam cadat et 
cecidisse intelUgatur pars non obseroans parti obseroanti. — Testes Augusti- 
nus Ma*ngiavacha q. lohannis et Pantaleo de Canobio q. Io. Baptiste. fAfcti 
del Not. Prospero Camogli. Fogli az. 1. 1514, 16). 

(1) & Ihesus : In Nomine Domìni Amen. Venerabili! D. Fr. lohannes de 
Crovaria Prior Oratorii S. Ioannis de lama, ordinis lerosolimitani et nob. 



SCULTURA 139 

Se poi ritorniamo alla data suddetta del 1516, e se 
ancor ci rimane in memoria ciò eh* è già scritto per 
altre pagine, che Gerolamo di Viscardo e Biagio Pace, 
scultori provetti e virtuosi intagliatori, lo fecero arbitro 
ne' lor litigi, e a rispetto de' lor lavori, sarà pur forza 



Franciscus Qentilis q. D. Pancratii: scientes ipsis commissum fore per D. 
Fr. Ioannem Salamtm Ordinis Ierosolimitani Capitaneum Barchie Rodi ex 
una parte et Magistrum Ioannem Iacobum de Porta de Papia marmorariwn 
et seu sculptorem ex altera precium unius sepulture marmoree allitudinis et 
latitudinis contente in quodam inslrumento scripto anno presenti die XI Au~ 
gusti manu Melchìonis Bazurri notarii et volentes exclarare dictum precium 
viso dicto instrumento et contentis in eo dicunt et declarant dictum precium 
fore ut infra videlicet quod dictus mag. Ioannes Iacobus habere debeat prò 
predo ipsius Sepulture scutos quingentos quadraginta auri Solis et sunt prò 
eo omni et toto quod petere possit a dicto Fr. Ioanne Salano occasione diete 
Sepulture hoc intellecto quod si diete Sepulture aliquid dejlceret ex eo se convs- 
nerunt ut patel vigore dicti instrumenti dicunt et declarant dicti D. Fr. Ioan- 
nes de Crovaria et D. Franciscus quod ipse mag. Ioannes Iacobus teneatur 
et oblìgatus sic implere omnibus dejlcientibus diete sepulture et laborerio conde- 
centi ipsi Sepulture et hoc propriis sumptibus et expeusis ipsius mag. IoannÌ3 
Iacobi exceptuatis tamen ftgtiris duobus una Beate Virginis Marie et altera 
Angeli guas debebat facere in capite ipsius Sepulture et eas non fecit quas si 
dictus Fr. Ioannes Salanus vel alius prò eo voluerit sit in eius arbitrio ac vo- 
tuntate et si eas voluerit dicunt et declarant dicti Fr. Ioannes de Crovaria et 
D. Franciscus quod dictus mag. Ioannes Iacobus sit obligatus ipsas facere ex 
labore bono et condecenti diete Sepulture et hoc prò predo scutorum triginta 
auri Solis solvendorum per dictum Fr. Ioannem Salanum vel alium prò dicto 
mag. Ioanne Iacobo : et sic ut supra etc. — Actum Ianue in Camera Caminate 
domus solite kabitationis dicti D. Francisci Qentilis: anno Dornin. Nativ. mil- 
lesimo quingentesimo ter ciò decimo fndictione quintadecima secundum lamie cur- 
sum die Sabati nona Iulii in Vesperis : presentibus D. presb. Tohanne Bapti- 
sta Foresta Pectore S. Pancratii et mag. Francisco Foresta phisico testibus ad 
premissa vocatis etc. (Atti del Hot. Giacomo Imperiale Terrile. Fogliaz. ì, 
1501, 38). 



140 CAPITOLO V. 

confessare ch'egli era già dotto nell'arte, e autorevole 
a sentenziarne. 

Ma dopo quell'anno il suo nome ci tace per un 
tre lustri, e dov'altri ne cerchi, ha solo speranza di 
averne sentore nella sua Lombardia. Crederei che in 
sì lungo frattempo operasse* quel che mostrano di lui 
i Milanesi sia in linea d'architettura che di statuaria, 
e quel molto che insieme ai migliori de' conterranei 
lasciò in quell'emporio di cose artistiche, ch'eia Cer- 
tosa in Pavia, e quel tanto che di sua mano ha il 
grandioso sepolcro di Gio. Galeazzo Visconti, lavorìo 
di più ingegni e di più scalpelli. E forse l'affetto della 
famiglia il distrasse da Genova, perciocché gii cre- 
sceva in Milano un figliuolo di nome Guglielmo, ol- 
tremodo studioso nelle cose del disegno, e bramoso di 
abilitarvisi dietro ai precetti e agli esempj che Leo- 
nardo da Vinci e la scuola di lui avean testé propa- 
gati per quelle terre. forse il trattenne colà, più di 
quello ch'ei disegnasse, la morte di Bartolommeo suo 
padre che gli mancò poco appresso alla sua partita, e 
la buona fortuna, che in mezzo ad un popolo di va- 
lenti scultori gli porse occasione d'onesta gara. Certo 
è, che le memorie di Gio. Giacomo non ripigliano a 
lunga pezza per noi ; nò della sua seconda venuta si 
notan' opere le quali precorrano all' opera della Cap- 
pella. Che a queste il chiamassero da Milano i Priori 
della Consorzia è asserzione del Soprani, di cui mi 
sia lecito il dubitare, com'anche d' un'altra che vuole 



SCULTURA 141 

autore di simile invito il conte Filippo Doria. Ben so 
che costui, zelantissimo de'nuovi ornamenti, s'associava 
per tal bisogna ai Priori, ch'erano Stefano Raggio e 
Agostin Lomellino; ma all'opera ch'ei disegnava per 
massimo lustro di quel santuario avea in pronto mae- 
stri più valorosi nelle stanze d'Andrea suo congiunto 
a Fassolo, e più tardi ci parrà verosimile ch'egli ne 
usasse. Del tempo non può dubitarsi, che fu tra il 1530 
e il 31; dacché il Soprani se ne richiama a scritture 
pubbliche, e dopo questi anni le carte de' Notai mi 
riducon sott'occhio Gio. Giacomo, nò più mei defrau- 
dano per un succedersi di cinque lustri, in capo ai 
quali ci è tolto da morte. 

Le nuove linee segnate dal dalla porta nel dentro 
della Cappella chiedevano onore d'intagli, quali si veg- 
gono anch'oggi in alcuna parte eleganti e diligentissimi, 
nel luogo de' capitelli, che fan cima a lesene attergate ai 
muri, e alle antiche colonne che guardano V esterno. 
Gio. Giacomo trovò in Genova, o già conosceva come 
suo conterraneo, un valente in siffatte cose: ed ebbe an- 
che i committenti dell' opera assai pronti nel darglielo a 
socio. I lavori del ricco santuario non dicono il nome del 
Dalla Porta, che non gli aggiungano quello di Nicolò 
da Corte; nò il Soprani ebbe tanto nemico il genio o 
l'obblio de' secoli, che quivi almeno non li sappia con- 
giunti per mandarne alcun'ombra nei posteri. Ma fu poca 
ventura, rispetto a quel tanto che Nicolò meritava nella 
nostra memoria; e forse il biografo ne sospettò, quando 



142 CAPITOLO V. 

sospinto d'affetto anziché da giudizio, congetturò co- 
me usciti dal suo scalpello i più nobili intagli che 
veggansi in Genova per case private. Con più certezza 
dovremo noi confessare , che se il Da Corte ebbe 
certo occasioni non rare a fregiar la Liguria de' proprj 
marmi, ben pochi ebbero al* par di lui la fortuna av- 
versa a contrastargliene il titolo nell'avvenire. Onde 
avviene che questo artefice a noi domestico, e occupato 
in bellissime imprese, e non senza ragione invidiato 
a Genova da gente straniera, ci dia più fatica di molti 
altri a rintracciarne le notizie, mentre pure ne sentiam 
debito. Ma d'altra parte quel che ci fu dato scoprir- 
ne, c'invita a scriverne così sparsamente col Dalla 
Porta e con altri coetanei e connazionali che paiono 
stringersi a questo statuario, compagno com'ei gli fu 
parecchi anni e ne'lavori e nei lucri, distratto poscia 
alle ricche e magnifiche terre di Spagna, sempre amico 
alla nostra città, dove tenne officina per quanto egli 
visse, e pur sempre, o quasi sempre lontano, e frettoloso 
nel rivederla, come fa chi si reca col cuore ai congiunti, 
e rimane col pensiero in sudate faccende. 

Laonde ci giovi il notare qui a principio le cose che 
fanno alla origine, alla sorte, agli esordj e alla famiglia 
di lui; compartendo le varie memorie dell'operare a 
quei luoghi che il tempo e la costui vita (non lunga 
per quel ch'io stimo) verran consigliando nell'ordine 
del capo presente. Io non so che alcun atto ci mostri 
il Da Corte altrimenti che milanese; talché per paese 



SCULTURA 143 

e per epoca e per iscuola, il faresti succedere a quel 
Tamagni del quale discorrono onestamente le pagine 
addietro. Gli fu padre un Francesco, e gli visse molto ; 
del resto straniero all'arte, e costante in sua patria. 
Nicolò, ad ogni indizio, era giovane e fresco nel suo 
magistero allorché mutò stanza di Milano in Liguria ; 
e sospetto che i primi eaordj del suo scalpello non debban 
meno attribuirsi a Savona che a Genova. Io so troppo bene 
che il fior degli artisti si ricambiavano da noi ai Savo- 
nesi, emuli sempre alla Dominante così nelle sorti 
civili come nello splendore dei monumenti ; ond'è quel 
leggiadro ed ornato, e quel molto di somigliante, che 
secondo lor sorte e misura le fa parere sorelle. Ciò 
nondimeno al suo primo incontrarsi a noi (ch'è in feb- 
braio del 1529) ci narra, od accenna almanco, di forti 
lavori compiuti in Savona con quel Pacb Antonio 
Sormano che mai non si sgiunse da quella terra, che 
vi si fé' cittadino, e le diede una progenie di buoni 
statuarj. E in Savona fu steso un rogito, pel quale 
il Da Corte con Pack Antonio s'accomunavano nel- 
l'opera d'una fontana ch'io crederei trasportata in 
Ispagna: nò certo fu picciola cosa, dacché ne seguiron 
dissidj al saldarsi delle ragioni, pe'quali sì l'uno che 
l'altro si compromisero in Pantaleo Piuma valente 
scultore di quadro, per polizza segnata dell'anno già 
detto, erogata in Genova da Paolo Raimondo Pinello (1). 

(1) ►£< In nomine Domini Amen: Mag. Pax Antonius q. Baptisteex una parti 
et Nicolaus de Curie Francisci ex parte altera sponte et omni modo etc: De 



144 CAPITOLO V. 

Nò un lustro si volse intiero, che Nicolò si con- 
dusse a nozze con certa Manetta del q. Pellegrino di 
Rolando e di Peretta figliuola a Maffeo di Carona, 
non ignobil maestro , come dicean , d'antelamo. Co- 
stui, già defunta la sua Peretta e con essa il ge- 
nero, tenea la nipote in affètto nulla men che di pa- 
dre, tantoché, riservando per sé l'usufrutto, le fé' do- 
nazione di tutto il suo avere, e d' una casa in ispecie 
oh ì egli avea compra più anni addietro da Violante 
Spinola in contrada di Prè, e propriamente in quel 
vicolo che ha nome dalla prossima chiesa di s. Antonio. 
Or dunque impalmando al Nicolò la Manetta, non le 
fa scarso di dote onesta, e nella somma assegnata in 
lire mille dugento cinquanta di Genova fa computata 
la detta casa, che sempre rimase di poi come stanza 
de' due consorti , e ricetto alla vedova, poiché il Da 



et super omnibus differentiis et questionibus vertentibus ac verti sperantibus 
seu que verti possent Inter eot occasione contentorum in instrumento rogato ut 
dicitur in Saona inter eos ex una et Gregorium de Cesarea super fabr (ca- 
tione Fontis seu Brachilis de quo in dicto instrumento et super stipulatio- 
nibus inde factis inter ipsos Pacem Antonium et Nicolaum et super his 
que unaqueque pars ab altera pretenda etc : Se se compromisserunt et plenum 
liberum et generale compromissum fecerimt in Mag. Pantalinum de Chiuma 
absentem habitatorem in Ianua scarpelinum q. Antonii : Dantes etc. — Aduni 
Ianue in sala prima Palacii Communis vocata Fraschea ad bancum mei no- 
torti infrascripti : Anno a Nativitate Domini MD1XVIIU Indictione prima 
secundum Ianue cursum die Veneris XV II li Februarii in terciis : presentibus 
Francisco de Pagano q. Antonii et Antonio de Vignolo q. lo: Baptiste vocatis 
et rogatis ad premissa. { Atti del Not. Paolo Raimondo Pinello — Fo— 
gliazz. 29 N. 1). 



SCULTURA 1 45 

Corte la precedette al sepolcro. Ma Tatto dotale, che 
io tolgo ai fogliazzi di B. Navone (1), non tanto mi 



(1) In nomine Domini amen : J/d^'sterNicolausde Curte sctilptor et architector 
mediolanensis commorans in presenti civitate lamie filius Francisci emancipatus 
ut asserii cum jnramento : Sponte et ex ejus certa scientia nulloque juris vel 
facti errore ductus seu modo aliquo circunventus sed ex ejus spontanea volun- 
tate confessus fuit et confitetur habuisse et recepisse per se et heredes suos a 
mag. Mr.pheo de Carona q. mag. Petri presente stipulante et recipiente prose 
et heredibns suis Ubras mille ducentas quinquaginta Ianue et sunt prò doti- 
bus M ariete neptis ipsius mag. Maphei Jilie quondam Perete filie dicti mag. 
Mapliei: scilicet Ubras septingentas quinquaginta Ianue in moneta aurei (sic) 
ac diversis ar gente is anulis et aliis datas et numeratas ac consignatas in pre- 
sentia mei Notarti et testium infrascriptorum et Ubras quingentas in unam 
domum positam Ianue in contrata Predis cum suis confinibus quam aqtiisivil a 
Violante uxore Martini Spintile q. Ancelini et Jilia q. Antonii Spintile et hodie 
uxoris (sic) Ieronimi de Casana sororis diete Violante filie dicti q. Antonii 
Spinule et a Lucieta filia q. Baldasaris Grilli uxore Baptiste de Podio vigore 
instrumentorum rogatorum per q. Prosperum Raelum nolarium annis mensibus 
et diebus in eis contentis quibtis prò meritate relacio habeatur: et que libre 
qv.ingente faciunt summam dictarum librarum mille ducentarum quinquagi?ita 
ut stipra prò dotibus diete Mariete neptis dicti mag. Maphei et uxoris dicti 
mag. Nicolai que libre mille ducente quinquaginta de quibus supra in modis 
predictis sunt ex bonis dicti mag. Maphei jam donate diete Mariete vigore 
instrumenti donaeionis inter vivos ei facte manu Notarii infrascripti anno 
presenti die vigesima sexta preteriti tenore cujus in se ipsum reservavit facuì- 
tatem gaudendi et usufructuandi dieta bona iti vita sua prout in dicto instru- 
mento continetur: Renuncians dictus Mag. Nicolaus eie. Et fecil diete Mariete licei 
absenti et mihi Notario ejus nomine stipulanti donacionem propler nuptias et 
antefactum sive nomine antefacti de libris centum juxta consueiudinem pre- 
sentis civitatis etc. etc. Et proinde ad sic observandum dictus Mag. Nicolaus 
pignori obligavit quandam apotecam cum magazeno ipsius Mag. Nicolai positam 
Ianue in contrata, et seu prope pontem nobilium de Cattaneis emptam seu 
emptas a Paulo Iustiniano Schocia et Iacobo ejus fratre q. Thome vigore in- 
strumenti vendicionis facte et scripte manti Vincentii de Franchis de Regio 
Notarii anno de MDXX secundo die XXVII Novembris vissi et letti (sic) per 

Vol. V. — Scultura. 19 



1A(> CAPITOLO V. 

dice l'affetto grande dell'avolo, quanto la stima in che 
tenea Nicolò; né mi tace le costui sorti, e pare anzi 
aggrandirne il nome, aggiungendo alla nota qualità di 
scultore anche il titolo d' architetto, a que 1 giorni u- 
surpato da pochi. Nò mi vai meno il mostrarmelo che 
fa in Genova fin dal 1522, compratore in quest'anno 
d' una bottega con suoi ripostigli presso il ponte de' 
Cattanei, che volentieri gli fu ceduta dai fratelli Paolo 
e Giacomo Giustiniani del q. Tommaso. Con la quale, 
e con un tal magazzino contiguo ad essa, potè sicu- 
rare delle doti la moglie: benché non trovo che mai 
corresse fra tal coppia di sposi fuorché affetto sincero 
e invidiabil concordia. 

Ma procedendo a parlar dell'artefice, e del concetto 
che faceasi di lui, chi tenesse al giudizio degli atti 
com' è pur forza di stare alla lor verità , rimarrebbe 
per avventura in sospeso se allo scalpello di Nicolò 
sia prima dovuto il vanto dello scolpir figurato o d'or- 
namenti e di quadratura. Certo è che la statua e l'in- 
taglio storiato furon parte grandissima del suo ma- 
gistero, né male apprezzato da' suoi consorti : dacché 

me Notarium infrascriptum cui etiam prò ventate relacio habeatur etc. etc. — 
Actum Ianue in contrata Porte Nove in domo solite residentie dicti mag ■ Maphei 
videlicet in caminata diete domus quam conducit a Ckristojoro... Anno Domin. 
Nat. milleximo quingentesimo trigesimo quarto Indictione sexta secundum Ianue 
cursumdie Mercurii seeunda Septembris in nona vel circa: presentibus Fratre 
Thoma Boerio professo Ordinis Sancte Brigide de Ianua q. Iohannis et Iohanne 
Francisco de Zoalio q. Laurentii jocalista civibus Ianue testibus vocatis et 
rogatis. (Atti del Not. Benedetto Navone-Fogliaszo 1. 1531,39) 



SCULTURA 147 

lo veggiamo in comune di tali lavori ad ogni alloga- 
zione eh' ei prenda con altri, o alcun altro con lui. 
Che s' io mi fidassi al richieder de' committenti, e al 
promettere dello scultore, così com' io l'odo per una 
scritta che gioverà riprodur per intiero , mi con- 
verrebbe anteporre il Da Corte non dico a quanti 
altri o scolpivano o plasmavano in Genova, ma poco 
meno che ai sommi de' quali gloriavasi a quel tempo 
l'Italia. Se non che in estimare le proprie forze suol 
l'uomo esser largo e cortese a sé stesso , nò sempre 
gli ordinatori han lume che basti a discernere , 
o modestia a sperare dell'opera altrui; severo giudice, 
e fuor d'ogni errore, è la tarda posterità. Nondimeno, 
per iscemar che si faccia alle frasi di quel contratto, 
n'avremo pur sempre onde mettere in voce di buon 
figurista chi s'ebbe non più che una languida fama 
di decoratore, e la polizza che noi produciamo non 
riuscirà per la storia delle nostre arti men nuova per 
questo né meno preziosa. 

È compresa ne' rogiti di Vincenzo Lercaro d' Alba- 
ra (1), e ci narra che nel giorno e nell'anno summen- 



(1) In nomine Domini Amen. Nicolaus de Curte Francisci Mediolanensis 
sponte promisit et promittit Iacobo de Franchis Pelisono q. Oaleoti Priori et 
Christoforo de Yivaldis de Iudicibus Subpriori Domus Disciplinatorum Beate 
Marie de Castello presentibus stipulantibus et recipientibus nomine et vice Fra* 
trmn et hominum Domus predicte facere bene et decenter altare cum fig%ris 
odo de parmis sex in septem in altitudine cum deposito (sic) Christi mortm 
quatuor Mariis Sancii lohannis Nicodemi loseph ab Arimatea cum dnobus an- 



148 CAPITOLO V. 

tovato , i Disciplinanti di S. M. di Castello proserò 
accordi con Nicolò pel lavoro di dieci statue, colle 
quali intendean di comporre nel loro oratorio il Mi- 
stero della Passione, e come è probabile per la mesta 
solennità dei Sepolcri nella Settimana Santa. A rian- 
dar col pensiero le coso addiètro, vuoi di pittura o di 
intaglio, e gli accorti e liberali che furon mai sempre 
que' Confratelli a cercare e rimunerare i migliori 
maestri, dovremmo già quasi condurci nella opinione, 
che di quanti restavan fra noi delle vecchie scuole, 
o sorgean delle nuove, o ben pochi o nessuno valesse 
a competere col Milanese, o sia in ideare o in con- 
durre una storia sì ricca a figure e sì varia d' affetti. 
Perciocché, volendosi appresentare ai fedeli, non altri- 



gelis ita quod sint in simul . decem de terra de relevo pulcritudinis et bonita- 
tis excelentle proiòt suat Me marmoree posite in Catella Divi lohannis Bapti- 
ste cum avantalio de perfezione toste et colorite in ornai pulcritudine et boni- 
tate prout fieri possit et hoc infra et per totum metisem Mali proxime ventu- 
rum iudicio de predictis suprascriptis (sic) Toma de Nigrono Bignè Vincen- 
tio de Franchis Pelisono, Bartolomeo Iust intano et lohanne Michaele de Pan- 
talone iudicio quorum stare promisserunt et promittunt et balia eorum durare 
debeat usquequo erunt diete figure in dieta Domo condite in dieta opera. Versa 
vice dicti lacobus et Christoforus dictis nominibus sponte promisserunt et prò- 
mittunt dare et solvere prò predictis dicto Nicolao presenti et stipulanti libras 
quadringentas Ianue et plus senta duodecim auri ad iornatam secundum quod 
casus advenerit circa fabricationem dicti operis omni exceptione remota ita quod 
solucio fiat et fieri debeat tempore fàbricatlonis dicti operis omni exceptione 
remota. Acto quod si fuerit iudicatum per prediclum Tomam et Socios ut su- 
pra dictum opus esse maioris valoris quam sint diete libre quadringenle Ianue 
et ultra dieta scuta duodecim eo casu promisserunt solvere id quod fuerit iu- 
dicatum. Acto ilem quod de predictis omnibus et singulis suprascriptis obser — 



SCULTURA 149 

nienti che in atto, la Sepoltura di Cristo, oltre il Cor- 
po santissimo del Redentore , e le sembianze di Giu- 
seppe e di Nicodemo pietosamente intenti a comporla 
nell'avello, dovean quivi intorno atteggiarsi con varia 
espressione di dolore le quattro Marie, e con esse il 
diletto Discepolo, e per giunta due Angeli sì come 
venuti di cielo a contemplare la sacra Spoglia. Né dee 
menomarne il pregio, che tali figure si commettessero 
di terra cotta, e così colorate che ad occhi pietosi sem- 
brasser vive ; che l'arte e l'ingegno non tolgono mi- 
sura dalla materia, e le proporzioni di sei in sette 
palmi (assai prossime al naturale ) non potean fare 
scusa a lavoro precipitoso. 

D'altro canto si veggono nella scrittura due condi- 



vandis et adimplendis per dictum Nicolaum promisserunt prestare fideiussìo- 
nem instrumento dicii lacobus et Christoforus dicto Nicolao: Remmciantes etc. 
— Actum lanue in salta (sic,) superiori Palacii Communis vocata Fraschea 
videlicet ad bancum residentie Notarli infrascripti : Anno Domin. Nativ. 
MDXXVIIH Indiclione prima secundum lanue cursum die Mer curii XIII 
Octohris hora nona: presentibus lacobo de Bari q. Petri et Iacobo Atamano 
lohannis testibus vocatis et rogatis. 

t^< Die Sabati XVI Octobris in terciis in loco suprascripto. D'ictus magister 
Nicolaus sponte promissit et promittit dicto lacobo de Franchis Pelisono pre- 
senti et ad caulelam mihi Notano observare et adempiere omnia et singula su- 
prascripta.... et prò eo mag. Mafeus de Carona magister antelami q. Petri 
Sub etc. — Testes lacobus Vilamarinus Notarius et lacobus Lercarius de Ai- 
bara q. Pauli. 

gg Die Veneris XXII Octobris in Vesperis. D ictus Nicolaus promisit dicto 
lacobo presenti facere dictas figuras de coloribus finis. Sub etc. — Testes Ni- 
colaus Ceretus et lacobus Vilamarinus. fAtti del Not. Vincenzo Lercaro di 
Àlbara. Fogliaz. 1. 1529). 



150 CAPITOLO V. 

zioni che a grande usura ce ne compensano. Non so- 
no mercede d'opera mediocre e di picciol momento 
(a que' giorni almeno) le lire quattrocento di Genova 
che i Confratelli gliene promettean di ricambio, ag- 
giungendogli pure, come fossero poche, o a viemme- 
glio aguzzarne l'ingegno, altri dodici scudi d' oro. Né 
a tanto si stavano ; e a chi legge nell' atto parrà 
nuovo esempio di graziosa liberalità quel prometter 
che fanno all'artefice un tal più sulla somma, se l'o- 
pera il meritasse a giudizio d'esperti. Il contratto ha 
la data del 13 ottobre 1529 : e le dieci figure dovean 
essere spedite entro il maggio dell'anno seguente: ben 
picciolo spazio di tempo a sì fatto lavoro. 

Operava a que' giorni nel nostro Duomo Gio. Mi- 
chele de' Pantaleoni, occupato nell' opera di quelle 
sganzelle, che fan soggetto ad un nostro capitolo nei tre 
volumi della Pittura. Or costui fu segnato nell' atto , 
sì come valente maestro, a giudicar delle statue : e 
compagni a lui, per reggere quasi le parti della Con- 
sorzia, Tommaso Negrone, Vincenzo de Franchi e Bar- 
tolommeo Giustiniano. Ma il collaudare i modelli di 
Nicolò non si restava ad averli per buoni, nò anche 
a lodarli siccome egregi ; era d'uopo che in grado di 
eccellentissimi paragonassero quel che avea il san Lo- 
renzo, o a dir meglio la nostra Genova, di più squi- 
sito ne' concetti e di più severo nella forma, in ragion 
di scultura. Intendi le statue mirabili che il Civitali 
avea poste da nulla più che sei lustri nella insigne 



SCULTURA 151 

cappella del Precursore : e v' aggiungi le due , che 
d'un nulla più tardi ci avea lavorate il Contucci: poi- 
ché nella scritta son tutte accennate senz'altra distin- 
zione o d'argomento o d'autore. E perchè l'ardimento 
di chi domanda e di chi promette trascorra fin presso 
al lepido, non par bastante che la creta di Nicolò si 
disponga a gareggiar con que' marmi ; ben dee su- 
perarli , e agli esperti convien sentenziare che ancor 
li avanzi di perfezione. Le quali clausole ripensando 
noi, sì lontani da quella età, e da gran tempo ( sì co- 
me credo ) privati di quei modelli mal resistenti alle 
ingiurie del tempo, anziché meraviglia, ne avremo al- 
cun poco di compiacenza : ne avremo sicuro indizio 
dell'alta stima in che si teuevano, appena fatte, le 
care imagini de' due Toscani, e di quella altresì che 
il da Corte godeasi fra noi, pronti sempre ( e sia 
detto a chi ci sconosce ) in pregiare i valenti inge- 
gni, e sagaci ad usarli per nostro decoro. E quel vez- 
zo, costante ed antico, di additare una meta all'artefice 
nell'opera d'un altro maestro già consacrata dal pub- 
blico encomio, era forse ad accenderne 1' animo con 
metterlo a forte cimento, piuttosto che legge severa 
a incepparne l'ingegno e lo stile. Eran vòlti un tren- 
tanni: ma il gusto dell' arte avea corso più spazio, 
e cercate altre strade; il Lucchese avea messo suggello 
a semplicità, il Fiorentino trovata ogni cima della e- 
leganza. Nicolò da Corte, e con lui il dalla Porta, 
e con l'uno e con l'altro la schiera de' lor compaesani, 



152 CAPITOLO V. 

prendeano a scambiare il grande pel grandioso, e l'af- 
fettazione per la grazia. 

Certamente, dalle opere della Cappella, rispetto al- 
le quali non potremmo fermare né quante nò quali 
si fossero, i due Milanesi si strinsero in bello accordo, 
e durarono, più per affetto d'amici elle a patti di so- 
cietà, mentre i casi non li disgiunsero. Io vo segui- 
tandoli un lustro intero, durante il quale sopravverrà 
un più valente per terzo, ma meno paziente ad acco- 
munarsi. E veggo assai presto e i privati ed il pub- 
blico disputarsi a dir così gli scalpelli di Nicolò e di 
Gio: Giacomo; e mi persuado che appena avean mano 
i due socj ne' begli ornamenti della Cappella, che 
già da più parti altri inviti ed altre allogazioni li 
veniano pressando a spedirsene. E forse la Signoria 
corse innanzi a tutt'altri: sollecita di decorare a mae- 
stose quadrature e ad intagli i cancelli o finestre della 
gran sala di Palazzo nuovamente restaurata e aggran- 
dita. Del quanto o del quale si fosse il lavoro com- 
messo ai due socj, ci parla con efficacia la somma stan- 
ziata in Consiglio. Fin dal 5 novembre 1532 si trova 
nei cartolarj della Repubblica il decreto che assegna 
a tal uopo lire quattrocento di genovini, e si veggono 
per altre note accennate le convenzioni fermate tra 
gli scultori e il magnifico Iacopo Giustiniano ordina- 
to sopra i lavori. Portan'esse la data del 3 novembre 
del 1536 , e per esse affretta vasi l'opera , che doveva 
esser posta a suo luogo per la solennità della prossi- 



SCULTURA 153 

ma Pasqua. E credo ch'ei tenessero patto, dacché il 
Castruccio mi si mostra nell'anno medesimo a ri- 
fornire di vetri le imposte. Seguon poi pagamenti 
parecchi ora all' uno ora all' altro scultore, non senza 
la clausola che li accomuna in sì fatta impresa. Que- 
ste note io accolgo in una; e dall'ultima è manifesto 
che le mercedi non furono appien corrisposte innanzi 
al finire del 1547, due lustri e più dacché 1' opera 
degli ornamenti di Palazzo avea avuto principio (1). 



(1) 1532 die V Novembris: lllustr, Dominatio cum Magni/. Procuratoribus 
sub jiidicio calculorum decreverunt libras quadringentas januinorum erogan- 
das in fabricam ornamenti marmorei albi speculorum sive /enestrarum Aule 
Magne Palacii etc. (Manuale Decretorum Reip.) 

►£< MDXXXV die HI Novembris: Mag. Nicolaus de Curte scultor prò 
scutis viyintiquinque habitis a magni/. D. lacobo infra solutionem unius fene— 
stre /alricande cum laboreriis marmori (sic) ad salam magnam Palacii de qua 
obligatione constai instrumento hodie rogato per me Georgium Ambroxium et 
infilato quod laborerium debet poni per/ectum ventura /està (sic) Resurrectionis 
Domini: L. XXXV s. V. 

MD XXXVI die II Ianuarii: Mag. Nicolaus de Curte scultor qui debet 
/abricare ornamenta marmoris prò fenestris sale magne prò cartulario prece- 
denti prò ilio de 68 prò introitu : l. LXXXYI s. V. 

>%4 MDXXXV l die I Martii: Pro Mag. Nicol ao de Curte scultore prò pre- 
tio et mercede duarum lapidum marmoris positarum supra portale Portigioli 
et supra domum Municionis in dicto loco : Se. X V prò D. lacobo Iustiniano 
l LI s. V. 

>fr MD XXXVI die XXIX Maij : Magistri Ioannes Iacobus de la Porta et 
Nicolaus de Curte scultores in solidum prò magni/. D. lacobo infra solucio- 
nem /enestre marmoree /tende ut in instrumento manu Qeorgii de 34: l. CCC- 
XXXXV — ltem LXXXVL (Cartolari della Repubblica, voi. 1535). 

1547 die 28 Decembris: Pro mag. Ioanne lacobo de la Porta sculptore 
ei solvi deliberatum per magni/. Collegium prò omni et toto quod petere possit 
Vol. V. — Scultura. 20 



154 CAPITOLO V. 

Per tali raffronti, e per altre scritte ove il nome 
de' due Lombardi apparisce ai servigi del pubblico, 
è a credere che l'opera loro non si rimanesse ai sud- 
detti fregi, e che forse non si prestassero meno al 
decoro di quell'edilìzio in qualità d' architetti che di 
scultori. E d'altre cose per loro eseguite a richiesta 
dei magistrati, e per questi anni medesimi, abbiam 
ferma notizia; benché io vo' indugiarle un tal poco 
per miglior ordine, e perchè aspettino la mandi Gu- 
glielmo che v'ebbe sua parte. Or dirò di quelle altre 
che quasi ad un tempo colle predette ricordano il no- 
me di Nicolò e di Gio: Giacomo, e che rivelano la 
magnificenza gentilizia non punto minore che nei 
Reggitori. E pongo innanzi un patrizio nostro, Ago- 
stino Salvago; il quale in dicembre del 1532, dise- 
gnando di far più cospicuo e più. nobile il proprio 
palazzo sulla piazzetta che aveva ed ha titolo dalla 
sua gente, se ne commise ne' due colleghi, e sì per 
l'uopo delle sculture come delle linee che dovean ri- 
formarlo in istil più moderno. Toccammo altrove, per 
ragion di pitture, altri fregi che diciotto anni appresso 
ordinò il costui figlio, e altre linee ed incrostature che 
vi fé' il Caranchetto; ed è bello il ripeterlo, perchè si 
discernano e le due epoche, e i due ordinatori, e gli 
artefici d'un monumento, che dura tuttavia come parve 



ratione mercedis laborerìorum Palata quomodocumque usque in dzempresentem, 
l. XVII. (Cartolari della Repubblica voi. 1546). 



SCULTURA 155 

tre secoli addietro. Prima cura d' Agostino fu quella 
d'un bel portale all'ingresso, e più ancora che bello 
grandioso e maschio, più forse ancora che a tale edi- 
ficio non convenisse: di che i due maestri gli dieder 
modelli formati in creta, quali oggi si veggon di 
marmo. Alle due figure di selvaggi che seggon sul 
dosso dell' attico, appoggiate a leoni, fu posta legge 
che quanto a misura non fossero meno che il naturale: 
e cotali le giudica rocchio. Sì fatte imagini allude- 
vano al titolo di quel casato; e i due mostri, in sem- 
bianza umana, ma tutti velluti le membra, fìancheg- 
giavan !o scado della famiglia, rizzato in quel vuoto, 
che dopo le popolari sommosse disforma il portale. Ad 
un tempo stesso doveano gli artefici aggiunger li- 
stelle di bianco e di nero al prospetto, e supplire ai 
guasti che il tempo vi aveva impressi: il perchè quella 
casa ritiene anch'oggi, a vederla, non so qual misto 
di nuovo e d'antico. I lavori costavano al padrone ed 
abitatore di essa il contante di scudi cento dieci d' 
oro del Sole ; e vegliava , per sua commissione , ad 
averli secondo i patti Benedetto de Franchi di Viale, 
come attesta la polizza rogata dal Hot. Giambattista 
Molfìno. (1) 



(1) ^ MD XXXII die Lune XVI Decembris in Vesperis in caminata domm 
infrascritti D. Angustimi Iohannes Iacobus de la Porta quondam Bariho- 
lomei et Nicolaus de Curte jllìus Francisci maior annis vigintiquinque et 
qui palam etc. mediolanenses magistri scultores et architecti et quilibet in so- 
lidum sponte etc. : facere et construere promittzmt nob. Angustino Salvaigo q. 



156 CAPITOLO IV. 

Ma 1' opera delle due figure , e delle membra che 
adornan l'entrata di quel palazzo, siccome prima ch'ella 
è per epoca fra quante ci rimangono o si conoscono 
in Genova di que' valentuomini, e di Gio: Giacomo 
in ispecie, dal quale senz'altro provenne V idea delle 
statue, mi riesce notabilmente importante alla storia 
delle nostre arti. Tornava Gio: Giacomo di Lombardia 



D. Ambrosii presenti portale unum marmari albi prò domo in qua dictus Au- 
gusUnus habitat sita in platea de Salvaigis prout est quidam molelus terre 
datus per dictos Iohannem Iacobum et Nicolaum dieta Augustiao excluso 
quod homines silvestres qui sunt in summo die ti portalis esse debeant mensure 
et magniludinis prout sunt duo homines omnes tondi naturales et similiter la- 
titudinis prout sunt naturatesi in reliquis dicium portale esse debeat prout est 
dictus modehs respective cum tribus gradibus de uno petio singulo in fronte : 
et quod portale debeat esse in altitudine videlicet in luce parmorum undecim 
in latitudine parmorum sex et tertium unum et ultra compiere faciatam diete 
domus dicti Augustini videlicet a cornixono mediani infra de taoletis (sic) albis 
et nigris que deficiunt in dieta faciata prout est residuum et hoc intra et per 
totam diem ultimam Aprilis exclusis hominibus et leonibus ac arma que facere 
teneantur intra diem primam Septembris proxime venturam. Et quod portale 
et faciatam de quadretis dicti Iohaniies lacobus et Nicolaus poner e teneantur 
ad dictam domum eorum expensis omnibus exclusis matonis et calcina et hoc 
sub pena scutorum quinquaginta que pena in casu contr afacionis una cum pe- 
cuniis per ipsos habitis a dicto Angustino potsit dictus Augustinus per ipsos 
habere licentia expedita (sic) sine aliqua contr adictione : qui renunciaverunt 
quibuscumque legibus capitulis etc : et que pena intelligatur inter omnes in tan- 
tum taxata. Et qui Augustinus versa vice promissit dictis Iohanni lacobo et 
Nicolao prò pretio dicti portalis et laboreriis dare et solvere scutos centum de- 
cem auri Solis in hunc modum videlicet ex nunc scutos quinquaginta quos ex 
nunc in presentia mei notarii et testium infrascriptorum confessi fuerunt ha- 
buisse et recepisse a dicto Augustino: scutos vigintiquinque quando dictum por- 
tale erit positum ad dictam domum excluso summo dicti portalis et residuum 
finito dicto opere. Acto quod dicti Iohannes lacobus et Nicolaus teneantur 



SCULTURA 157 

pur allora, e con forme di statuaria per noi così nuo- 
ve, che un nulla sarebbe a trovarne indizio ne' tempi 
addietro. Recava uno stile, che in tutto rinunzia la 
semplice grazia per la fierezza, e nelle pose, e negli 
atti, e nei gesti, e fin nei partiti del panneggiare 
ricerca lo strano e il contorto. Più che gli esempj del 
naturale dan norma a sì fatto gusto o l'ingegno dello 
statuario o le imitazioni di fresco adottate in patria; 
onde l'ammanierato in ciascun soggetto,, e in ciascuna 
figura l'abuso di dadi o zoccoli che ad ogni patto la 
faccian muovere ed atteggiarsi scenicamente. 11 talento 
del grande e del robusto fa pure che la snellezza e 
la vivacità soggiacciano al tozzo assai spesso, e che i 
panni, a parer copiosi e magnifici, dian nel soverchio e 
nel grave. Nò troppo diverso vedremo lo stile del fi- 
glio , ma stretto a più nobili esempi , e spronato da 



accentare dicto Angustino in dictis scutis vigintìquinque ut supra per eum eis* 
dem solvendis semper et quando dicium portale erit posiium ad dictam domum 
ut supra cabellam carratarum quadraginta marmororum quas dictus Augu- 
stinus promissii franchos /ieri facere dictis Iohanni Iacobo et Nicolao in loco 
Carrarie: acto quod dicti Iohannes Iacobus et Nicolaus non possint allegare 
aliquem caswm fortuitum nisi pestem mutationem status et injirmitatem perso- 
narum suarum. Et quod quidem portale débeat esse ex marmore bonitate et la- 
borerio prout ipsi Iohannes Iacobus et Nicolaus se convenerunt cum Benedicto 
de Franchis de Viali cum quo dictum laborerium praticarunt et cujus judicio 
stare habeant respectu bonitalis et laborerii : Que omnia etc. — Testes Iohan- 
nes Salvaigus q. D. Benedicti et Iacobus Calvus Bavastrus Thome ac Pelegrus 
de Cattaneis de Novis q. luliani familiaris dicti D. Augustini. (Atti del Not. 
Giambattista Molfino — Fogliaz. 1. 1531, 69;. 



158 CAPITOLO V. 

studj migliori, e avvivato d'un forte spirito che piac- 
que più tardi ed entrò in grazia a Michelangelo stesso. 
Seguitò ad Agostino Salvago un estraneo, invaghito 
de' due scultori ; né questi avean certo spedito il por- 
tale, quando sopravvenne occasione di maggior' opera. 
I rogiti (o quei che restano) di Giacomo Villamarino, 
ci serban notizia d' una Fonte assai ricca ed ornata , 
che loro commise presente in Genova Filippo di Roi 
Duca d'Ascoli; e salvo ed intero è il contratto che ne 
fermarono il giorno 8 aprile del 1533 nelle case del 
Rev. Stefano Pallavicino in contrada del Campo (1). 



T In nomine Domini Amen : III. D. Filipus de Roi Dux Ascoli etc. ex una 
parte et magistri Iohannes Iacobus La Porta (sic) et Nicolaus de Curte Fran- 
asti mediolanenses sculptores ex altera pervenerunt et pervenisse confessi fue- 
runt et confitentur ad infrascritta pacta compositiones et promissiones et alia 
de guibus infra : Videlicet quia virtute et ex causa dictorum pactorum compo- 
sitionis et aliorum de guibus supra et infra dicti mag. Iohannes Iacobus et 
Nicolaus et guilibet eorum in solidum sponte promisserunt et promittunt pre- 
facto (sic) Ili. D. Duci presenti construere et fabricare Fontem unum seu bra- 
chine unum de lapide marmoris Carrarie albo et sine venis sub modis ctfor- 
mis contentis in appapiro dessignato et traddito dicto prefacto III, D. Duci : 
videlicet trogium de latitudine parmorum duodecim pilla major de latitudine 
parmorum septem pilla minor de latitudine parmorum trium cum dimidio et de 
altitudine parmorum viginti in viginli duorum (sic) cum figuris septem videli- 
cet tres mulieres nude et vestite pueri tres et figura unius hominis salvatici 
cum sento et arma prefacti 111. D. Ducis. Et guod (sic) guidem fons seu bra- 
chine dicti magistri Iohannes Iacobus et Nicolaus et guilibet eorum in soli- 
dum promisserunt et promittunt prefacto III. D. Duci consignare hic lamie 
Francisco de Insulta g. Melchionis nomine prefacii III. D. Ducis infra men- 
ses decem proxime venturos omni exceptione et contradicione remota. Et versa 
vice dictus prefactus D. Dux sponte promissit et promittit dictis mag. lohunni 



SCULTURA 159 

Quattrocento cinquanta scudi d'oro del Sole eran posti 
a mercede; il termine a dieci mesi, angustissimo a 



lacobo et Nicolao dare et solvere prò predo et solucione dicti fontis seti bra- 
chilis senta quadr ingerita quinquaginta auri Solls in modum infrascriptum vi- 
delicet ex nunc senta centum et senta centum semper et qnandocumqne fons 
seu brachille erit perfectum medium et restum quod est sen snnt senta du- 
centa quinquaginta in consignatione dicti fontis seu brachillis omni eccepitone 
et contradìcione remota. Et qui mag. Iohaunes Iacobus et Nicolaus sponte 
confessi fuerunt et confitentur habuisse et recepisse a dicto prefado HI. D. 
Dure in presentici mei notarli et testium infrascriptorum senta centum auri 
Solis infra solucionem dicti fontis seu brachillis eta. Et prò predictis alten- 
dendis et effectnaliter observandis per dictum prefaclum HI. Ducem erga dictos 
mag. Iokannem Iacobum et Nicolaum solempniter intercessit et fidejussit dictus 
Franciscus de Insulta civis Zanne q.Melchionis sub hipolecha etc. Acto pacto ex- 
presso inter dictas partes solempni stipulatane vaiato quod casu quo dicti mag. 
lohannes Iacobus et Nicolaus non perfecerint dictum opus dicti fontis sen 
brachillis et non consignaverint dicto Francisco nomine prefacti III. D. Ducis 
infra dictos menses decem quod teneantur et obligati sint restituere dicto Fran- 
cisco nomine dicti prefacti 111. D. Ducis omnem summam pecuniarum quam ha- 
buerint a dicto III. D. Duce et seu a dicto Francisco nomine dicti III. D. Du- 
cis et ultra scutos quinquaginta prò pena et seu prò juslis damnis et interesse 
dicti prefacti III. D. Ducis et sic promisserunt et promittunt dicti mag. lohan- 
nes Iacobus et Nicolaus in solidnm etc: Acto pacto quod casu quo dictus fons 
seu brachille esset perfectus infra dictos menses decem et dictus III. D. Dnx 
et seu dictus Franciscus dicto nomine non curar ent seu recusarent accipere 
dictum fontem seu brachille et seu solvere precium dicti fontis seu brachillis 
quod omnes pecunie pervente in dictos magìstros Iohannem Iacobum et Ni- 
colaum infra solucionem dicti fontis seu brachillis sint et remaneant clictis 
lohanui lacobo et Nicolao libere et prò justis eorum damnis et interesse — 
Àctum lanue in contrada Campi videlicet in mediano domus Rev. Stephani 
Pallavicini: anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo trigesimo tertio In- 
dictione V secundum lanue cursum die vero Vili. Aprilis hora lercia nodis 
vel circa accensis luminibus : presentibus dido Rev. D. Stephano et presb. Si- 
mone de Vallebona civibus lanue testibus ad premissa vocatis et rogatis. ( Atti 
del Not. Giacomo Villamarino, Fogliaz 1522 - 35). 



160 CAPITOLO V. 

tanto lavoro. Per entro a due pile dovean versar le 
acque, in larghezza la prima di sette palmi e di tre 
e mezzo la inferiore, e render queste il tributo a un 
bacino che le accogliesse in ispazio di dodici ; e '1 corpo 
intero levarsi in alto da ventidue. Abbondavan le sta- 
tue su pei tre gradi, e non prive di varietà: tre di 
donna ben panneggiate , tre altre del tutto nude , e 
sull'apice una sembianza d'uomo selvaggio con esso gli 
stemmi del committente. Il grandioso complesso e le 
belle membra che l'atto annunzia, metton certo in chi 
legge il desiderio dell'opera ; ma chi può dire per 
dove ella andasse, o a decoro di quali delizie, o s'ella 
sussista mentre noi ne ristoriamo la memoria? Ch'ella 
uscisse di Genova, noi dice la scritta; ma cel fa cre- 
dere il nome ed il titolo di chi la commise , e '1 de- 
putar eh' egli fece un Francesco d'Isola a vigilar sui 
lavori in Genova, a fornire il denaro via via che i- 
noltrassero, e a ricevere i marmi sì tosto ultimati. 
Vero è che del darli entro il tempo prescritto, i mae- 
stri medesimi ne dubitavano; e sì ne parlano in quel 
contesto sì come d' un caso poco meno che strano. E 
n' avean' onde ; perciocché da più carte, che lungo sa- 
rebbe il produrre, attingiamo che in mezzo a queste 
opere fervevano altre opere nelle loro officine, e in 
ispecie colonne e membrature in gran copia di cospi- 
cue case (vorrei creder di Spagna) commesse loro dal 
nobile Adamo Centurione con atto del 12 dicembre 
1532, e del not. Stefano Sauli Carrega : sudata impresa. 



SCULTURA 161 

alla quale chiamarono in società di lavori e di lucri 
altri due maestri, Anton M. da Corona ed Antonio 
da Lancio. Aveano pur mano in far belle in Genova 
le case d' un altro Centurione, di nome Martino, che 
pur allora si edificavano sul "balzo di Castelletto e sul 
passo di s. Francesco , ed avean doppio accesso , per 
un'erta cioè che al lor uopo fu fatta vicin di s. Siro, e 
per quella che uscia dal Portello di Strada Nuova. 
Non credo che di tali opere rimanga vestigio, ma dalle 
carte tuttor s 1 appalesa la loro magnificenza. Due Pan- 
talei , 1' un Del Canto e Beccaria V altro, ed entrambi 
d'Albaro, valenti antelami, vegliavano ad innalzarle e 
a fornirle d' ogni agiatezza fin dal 1532, come pare da 
un atto del 6 novembre in notaro Sauli Carrega : e ad 
un tempo andavangli scultori fregiando di begli orna- 
menti le stanze, e di fonti e di svariate amenità i cir- 
costanti giardini. Tien numero nelle opere affaccendate 
di questa età una Fonte marmorea, la quale ultimarono 
congiuntamente pel maggiordomo del Re di Navarra, 
in cui nome veniva in Genova sollecitandola da' due 
maestri Andrea Doria stesso, ammiraglio di S. M. Ce- 
sarea. Lavoro già cominciato, non che pattuito, in Sa- 
vona col Corte e col Pace Antonio Sormano , mentre 
durava la lor società: svincolata questa, e sottentrato 
Gio. Giacomo in luogo di Pace, rinnovaronsi i patti col 
Doria; e se n'ha rogito in data 31 ottobre del 1533 (1). 

(1) *%i In nomine Domini Amen: Magistri Iohannes Iacobus de la Porta 
q. Bartholomei de Medìolano et Nicolaus de Curte Francisci sculptores la- 
Vol. V. — Scultura. 21 



] 62 CAPITOLO V. 

Non veggo artefice per quella età, o per l'addietro, 
che più dei due nostri applicasse scalpello a sì fatti 
edifizi di pubblica utilità ed ornamento , senza dire 
una vera delizia di privati orticelli e artificiose sei- 
vette. Abbondano da loro in poi; e cagion ne fu certo 
T esempio loro e la loro scuola. Perciocché, lasciando 
stare che l'uno e l'altro professavano felicemente il 
magistero della statuaria, e Nicolò degli ornati senza 



pidtim et quilibet eorum in solidum sponte et ex ipsorum et cujuslibet eorum 
certa scientìa nulloque juris vel facti errore ducti seu modo aliquo circumventi 
promisserunt et promittunt III. D. Andree de Auria Principi Metphi etc. ac 
Prej'ecto classis Cesaree Majestalis licei absentì et ad cautellam mihi Notario 
stipulanti etc. perficere Fontem imam marmoream sic) quam dictus Nicolaus 
et Pax Antonius de Solmano habitator Saone faciebant nomine Magnif. D. 
Gregorii de Cezarea capitana Mazarice magislri domus Seren. Regis Navarre 
sub illis modis et formis quibus jam ipsa Fons habuit principimi nomine dicti 
Gregorii et quam perfectam dare tradere et consignare promisserunt et pro- 
mittunt prefato 111. D. Principi seu persone prò Sua Dominacione legiptime 
in appotecis ipsorum magistrorum Iohannis Iacobi et Nicolai et hoc infra 
diem primam ' Feh'iiarii proxime venturi diiter elapso dicto termino et ipsa 
Fons (sic) non perfecta ut supra promittunt in dicto casu dare et solvere pre- 
fato III. D. Principi seu persone prò Sua Dominatiotie legiptime ut supra 
scuta tricenta auri Solis prò valuta diete Fontis omni exceplione et contradic- 
tione remotis. Renunciantes etc. Et prò dictis mag. Iohanne Iacobo et Nico- 
lao et eorum precibus in solidum prò predictis etc. intercessa et Jldejussit Io. 
Battista de Nigro de Prato q. D. sub hipoteca: Renuncians etc. — Actum 
lanue in Bancis videlicet sub portichu domus heredum q. Andree Lercarii ad 
banchum ressidentie mei Notarii infrascripti : anno Domin. Nativ. millesimo 
quingentesimo trigesimo tertio Indictione sexla secundum lanue cursum die Ve- 
neris trigesima prima Octobris in Vesperis: presentibus testibus Baptista de 
FrancMs Burgaro q. Pauli et Angelo Ittaliano de Garibaldo Notario civibus 
lanue ad hec vocatis et rogatis. (Atti del Not. Stefano Sauli Carrega — 
Fogliaz. 6, 1533-34). 



SCULTURA 163 

altro rivale fra i nostri, avean pur coltivata ( come 
sempre fu senno degli ottimi ) l'arte di comporre le 
linee e trovare complesso ne' monumenti , accordando 
le statue e i fregi, ove sono accessorj, alla mole che 
dee grandeggiare. E di ciò conoscevano il prezzo , e 
ne ambivan 1' onore ; il perchè nelle molte scritture 
d\allogazione, si trova spesso il lor nome di scultori 
accoppiato al titolo, allora rarissimo, d'architetti e in- 
gegneri. E pur anche ad imprese di non molto rilie- 
vo; pur che accadesse di segnar memhra decorative , 
o di quadratura, o pur solamente di riformarle : di che 
abbiamo esempio in un piuttosto acconcime che nuova 
opera, del quale compiacquero un anno appresso ai 
Disciplinanti di s. Brigida , mentr' erano a capo del 
Sodalizio Battista Negrone Merello e Stefano Gentile 
Fallamonica. Parea disuguale al decoro o sproporzio- 
nata al suo ufficio, una nicchia o pala entro cui cam- 
peggiava l'imagine d'un lor Crocifìsso: Gio. Giacomo 
e Nicolò ricomposer l'altare di belle forme e di mar- 
mo finissimo, e n'ebbero in premio quaranta de' soliti 
scudi d'oro (1). 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Iohannes Iacobus de la Porta q. Bar- 
tholomei ingignerius de Mediolano et Nicolaus de Curte Jilius Francisci am- 
bo magistri sculptores et architecti sponte et eorum certa scimtia et quilibet eo- 
rum in solidum se obligando promisserunt et promittunl Baptiste de Nigrono 
Merelo q. Leonardi Priori Domus seu Cazatie Disciplinatorum Sancte Brigide 
Stefano Gentili Falamonice Subpriori absenti ac Bartolomeo de Fr amura et 
Baptiste de Rosa q. Cristo/ori presentibus et acceptantibus suis nominibus et 



164 CAPITOLO V. 

Che più? In sì corto andare di tempo, e già prima 
che il figlio Guglielmo s'unisse socio a Gio. Giacomo 
e al della Corte, si voglion notare per giunta altri 



nomine et vice aliorum Fratrum Disciplinatorum diete Domus seu Cazatie fa- 
cere et construere operam unam marmoris albi finì pulcram secundum desi- 
gnimi datum dictis magistris signatura manti mei Notarti prò ornamento Cru- 
cifixi diete Cazatie seu prò potiendo in medio diclum Crucifixum diete Cazatie 
quam operam dicti magistri promisserunl prenominatis Baptiste Priori et So- 
ciis tradere ftnitam et positam in opere in dieta Domo seu Caiatia expensis 
propriis ipsorum magistrorum exclusis atraciis (sic) intra diem nonam mensis 
Mai] proxime venturam prò solutlone cujus operis marmoris prenominate Bap- 
tista Prior et Sodi suis nomìnibus propriis et quilibet eorum in solidum dare 
et solvere promisserunt dictis magistris presentibus et stipulantibus etc. scuta 
quadraginta auri Solis ex quibus et infra solutionem quorum dicti magistri 
Iohannes Iacobus et Nicolaus confessi fuerunt et confilenlur Imbuisse et recepisse 
a dictis Baptista Priore et sociis scuta triginta auri Solis: restum vero quod 
est seu suut scuta decem auri Solis dicti Baptista Prior et Sodi in solidum ut 
supra dare et solvere promisserunt dictis magistris presentibus ut supra finita 
dieta opera et ipsa posila in opere in dieta Domo seu Cazatia ad omnem vo- 
luntatem dictorum magistrorum omni postposita contradictione. Hoc tamen de- 
clarato inter dictos contrahentes quod si dicti magistri non traderent dictam 
operam finitam et positam in opere in dieta Domo seu Cazatia dictis Baptiste 
et Sociis intra dictam diem nonam dicti mensis Maij sit in electione dictorum 
Baptiste et Sociorum dictam operam dimittere dictis magistris et eo casu te- 
neantur dicti magistri et sic promisserunt et quilibet eorum in solidum rodere 
(sic) et restituere dictis Baptiste Priori et Sociis dieta scuta triginta auri So- 
lis liabita per ipsos magistros infra solutionem diete opere: quod designum 
diete opere teneantur dicti magistri bene proportionare attento quod non est 
bene proportionatum : Renunciantes etc- Actum lanue in Bancis videlicet ad 
bancum mei Notarti infrascripti: Anno Domin. Natio, millesimo quingentesi- 
mo trigesimo quarto Indiclione sexta secundum lanue cursum die Iovis vigesi- 
ma sexta Marcii: presentibus Nicolao de Trasi berreterio q. Iacobi cive lanue 
et Florentio Borgharelo de Burgo Yalletarii q. Anionii testibus ad premissa 
vocalis et rogatis. (Atti elei Not. Nicolò Pastorino. — Fogliaz. 2. 1531-67). 



SCULTURA 165 

marmi a figura e ad intaglio, che dalla costoro offici- 
na n'andarono in Ispagna : commissione d'un D. Gio- 
vanni di Bosso, Grande Scudiero della predetta Cesa- 
rea Maestà. Tra l'aprile del 1533 e l'ottobre dell'anno 
seguente, si leggon commesse e ultimate le opere, e 
sdebitato l'ordinatore per somme contate ai maestri 
dal nob. sacerdote Gregorio Pallavicino , che facea in 
Genova le parti di lui. Prima fatica fu un grandioso 
portale, con sopra a decoro dell'attico due statue pres- 
so al naturale, retribuito a valsente di scudi dugento 
sessanta; e seguirono affasti di grosse colonne e pila- 
stri e capitelli riccamente intagliati. Delle quali sti- 
pulazioni basti per amore di brevità eh' io trascriva 
una sola, che tra parecchie mi par principale (1). Ma 



(1) ì%i In nomine Domini Amen: Iohannes Iacobus de la Porta q, Bar- 
tolomei ingignerius (sic) de Mediolano et Nicolaus de Curie films Francisco 
ambo magistri sculptores et architecti sponte et eorum certa scientia et quili- 
bet eorum in solidum unica solutione seu satisfactione tamen se obligando pro- 
miserunt et promittunt Nob. Gregorio Pallavicino q. alterius Gregorii presenti 
et acceptanti nomine et vice 111. D. D. Iohannis de Buosso Magni Scuderii 
Cesaree Majestatis absentis facere et construere iysi ìli. D. D. Iohanni Ma- 
gno Scuderio portale unum marmoris albi fini de Carraria juxta et secundum 
formam designi facti dimidia cujus designi est apud dictum Gregorium et al- 
tera dimidia est seu existit penes dictos magislros ut ipsi contraìienles presen- 
tes dicunt et fatentur quod portale debet esse altitudinis lucis palmorum duo- 
decim et latitudinis etiam lucis palmorum odo et quarti alterius in quo por- 
talli fieri debeant due figure super pedrastatas ut patet seu jacet in dicto de- 
signo que figure esse debeant altitudinis palmorum sex et reliqua opera dictì 
portallis tam superius quam injerius fieri debeant proportionaia juxta et se- 
cundum operam dicti designi: quod portalle prenominati Iohannes Iacobus et 



ì 66 CAPITOLO V. 

il Grande Scudiero non sembrò cosi pago di tanta 
ricchezza, che un anno di poi nuovamente non si vol- 
gesse al Da Corte per mezzo del Prete stesso ; ordi- 
nandogli di riprodurre in bel marmo mischio una 
conca e bacino da raccorvi le acque, da un altro che 



Nicola us magistri et quilibet eorum in solidum ut supra promiscrunt et pro- 
mittunt dicto Gregorio dicto nomine tradere et consegnare finitura et in tota 
perfeclnm intra menses odo proxime venturos sub pena scutorum vigintiquin- 
que auri Solis ex nunc attributa ipsi Gregorio dicto nomine sive prejalo 
III. D. D. Magno Scuderio prò ipsius juxlo damno et interesse. De solutione 
cujus portallis prefatus D. D. Magnus Scuderius se convenit cura dictis ma- 
gistris dare et solvere ipsis magistris senta ducentum sexaginta auri Sotis 
ex quibus et infra solutionem quorum dicti Iohannes Iacobus ^Nicolaus ma- 
gistri confessi fuerunt et confitentnr habuisse et recepisse a prefato 111. D. D. 
Magno Scuderio scuta centum auri Solis restum vero quod est seu sunt senta 
centum sexaginta auri Solis prò complemento dictorum scutorum ducentorum 
sexaginta prò integra solutione et satisfactione dicti 'portallis dictus Gregorius 
dicto nomine nec non et suo proprio et privalo nomine et quolibet dictornra 
nominum in solidum unica solutione tamen dare et solvere promisit et pro- 
mittit dictis mag. Iohanni Iacobo et Nicolao presentibus et acceptantibus 
videlicet dimidiam ipsorum scutorum centum sexaginta quandocumque dictwni 
portalle erit medium perfectum et alteram dimidiam finito et perfecto in loto 
dicto portalle omni poslposita contradictione : quod portalle dicti magistri te- 
neantur et debeant et sic promisserunt et promittunt dicto Gregorio dicto no- 
mine tradere sen dare incapsiatum expensis ipsorum magistrorum attento quod 
ipsi magistri prò dieta incapsiatione habuerunt a prefato III. D. D. Magno 
Scnderio scuta decem anri Solis ut ipsi magistri presentes dicunt : Renuncian- 
tes etc. — Actum lanne in Bancis videlicet ad bancum mei Notarii infra- 
scripti: Anno Domin. Natio. MD trigesimo tertio Indictione quinta secundura 
lanne cursum die Lune septima Aprilis in tertiis : presentibus lanono Aycarda 
spedano Antonii Baptista de Vicino q. Iohannis et Pantaleone Cavacia q. Be- 
nedica civibus Ianue testibns ad premissa vocatis et rogatis (Atti del Not. Ni- 
colò Pastorino — Fogliaz. 2, 1531-67). 



SCULTURA 167 

si vedeva ne' sopraddetti giardini di Martin Centurio- 
ne, già morto a quest'ora, anzi allora appunto che in- 
cominciava a godersi il dolce delle nuove stanze. 

Egli è tempo oggimai che si chiami Guglielmo per 
terzo in sì degna coppia, e si volga la mente a un 
periodo di questa scuola, non lungo più d'un sessen- 
nio, ma illustre quant'altro appresso, e più caro ai 
dotti per valore d'esempj. E ben porta il pregio che 
innanzi al notarne le opere, io accenni alquanto, od 
aggiunga almeno, alla vita de' tre maestri, ed intrecci 
indi innanzi co' loro lavori quel tanto eh' è dato sco- 
prire de' loro casi. Di Gio. Giacomo non tace del tutto 
il Vasari; ed è forte a pensare che quanti ne sepper 
da lui, e taluno de' postillatori, non so per qual fato, 
lo confondessero con quel Giacomo, poco meno che o- 
monimo, valente architetto, e famoso in Roma ai ser- 
vigi di Pio V: 11 Vasari, nelle notizie di Leon Leoni, 
fa questo nostro o discepolo o aiuto in Milano del 
Gobbo scultore : indi statuario e architetto della Cer- 
tosa in Pavia, per la quale operò più statue nel mo- 
numento del Conte di Virtù. Noterò, per servire alla 
storia, che sì fatte cose , dal Vasari assegnate alla 
gioventù di Gio- Giacomo , non deono supporsi che 
per quel tempo, non breve al certo , in cui gli atti 
cel mostrano assente da Genova, e che noi computia- 
mo tra il 1517 e il 31. Ci manca ogni indizio ad or- 
dire Tinfanzia e la puerizia di Guglielmo ; ma se di 
questi ultimi anni era tenero e quasi novizio nell'arte, 



1GS CAPITOLO V. 

o vide egli la luco in Genova nel primo soggiorno del 
padre, o cresceva bambino in Milano quand'egli vi fé' 
ritorno. Ma in quella città, fresca ancora de' nobili e- 
sempj del Vinci , sappiamo eh' ei s' adoprava di pro- 
fittarne; e ne colse per avventura quel far di rilievo, 
che alla fierezza del muovere e dell'esprimere accoppia 
una cotal diligenza nell'eseguire, eh' io cerco indarno 
nelle massime paterne. Ciò nondimeno sarei per cre- 
dere che quel risentito del figlio tirasse Gio. Giacomo; 
e d'ora in ora fruttasse quel gonfio di che lo accusa 
1' età più matura. 

La data del 1531 è pur riferita dal Vasari per l'an- 
no in cui venne Guglielmo a Genova in compagnia 
del padre, che già disegnava ( io mi penso ) di farselo 
aiuto. Fervevano allora i lavori in palazzo Doria, e 
non pochi giovani obedivano al Buonaccorsi per que' 
fregi bellissimi e ricchi di plastica, de' quali si veg- 
gono adorne le sale. da taluni di costoro, lombardi 
la miglior parte, o dal genitore, o da propria vaghezza 
fu tratto Guglielmo a Pierino, e assai presto ebbe mano 
in quelle opere: le quali per questo appunto che son 
di scolari e d'ajutatori , lo mostran novello nell'arte, 
e ancor timido a maggior cose ; ma presto entrò 
in grazia del Vaga sì fattamente, che questi inva- 
ghì d'impalmarlo a una sua figliuola : e incomincia 
da questo punto una certa benevolenza scambie- 
vole, che in due artefici, non certo di sodi costumi, 
non pur si mantenne in Genova, ma in Roma stessa 



SCULTURA 169 

più tardi. Ed è a credere che i primi passi al favore 
che s'ebbe Guglielmo dai nostri, gli fossero agevolati 
da quel degno scolaro di Raffaello, anziché dal padre, 
come il Soprani scrive, argomentando, cred'io, dai na- 
turali affetti del sangue ; non da notizie ch'egli non 
ebbe, né da indizj, che d'ogni parte gli scarseggia- 
vano. Di che il lettore potrà forse recar giudizio per 
sé medesimo, correndo da un capo all'altro le loro 
notizie, e spiando qual fosse in entrambi, e in qual grado 
palese , V amore che suole accendersi fra sì congiunte 
persone. Ma che Pierino 1' avesse di prima giunta, e 
facesse con lui come padre a figliuolo od amico ad 
amico, si pare per mille segni, e in ìspecie dai primi 
lavori ; ne' quali , se il marmo e la svelta condotta 
dello scalpello son cosa sua , non è tarda a scoprirsi 
però l'invenzione del Buonaccorsi e la traccia de' suoi 
disegni. Oltreché tali indizj s' afforzan di dati certi : 
del tempo, vo' dire, e delle opere, e de' committenti, 
ch'io lascio per ordine alla mia narrazione (1). 



(1) Non sarà discaro a chi legge, ch'io riferisca in proposito di Guglielmo 
i giudizj del Cicognara ; avvertendo per altro che in tanta oscurità di 
notizie , la verità istorica non si tiene a fil» per questo illustre scrittore- 
più di quello che faccia in alcun periodo la ragione grammaticale. — 
« L'artista (die' egli) che fra tutti i Lombardi meritò come statuario la 
« preferenza, fu Guglielmo della Porta, che lavorò nella Certosa di Pavia, e 
« che fu poi chiamato (?) a Genova nel 1531 per farvi il ricco Sepolcro (?) 
« di San Giovanni Battista. Fu in questa occasione che questo giovine,. 
« sebbene avesse avuti i primi rudimenti in famiglia (?), abbandonò affatto 
« lo stile un po' troppo minuto de' Lombardi; e siccome il dispgno aveva 
Vol. V. — Scultura. 22 



170 CAPITOLO V. 

I primi saggi del giovine artista si voglion cercare 
in quella Cappella medesima, che Gio: Giacomo e il 
Corte eran posti ad ornare e a ridurre in più nobile 
forma. Ciò sono non meno di sedici intagli, sembianze 
di varj Profeti , che fanne risalto per ogni lato a 
ciascuna base delle quattro colonne ond' è sostenuto 
il mirabile ombracolo dell' altare. Il Soprani, siccome 
per deplorabile ignoranza de' fatti confonde in un 
solo nome tutte quante le opere e del figlio e del 
padre, così, ciecamente attribuisce a Gio: Giacomo non 
pure ogni linea di quel santuario , ma ben anche 
Tidea e lo forme e gli ordini del sopraccielo suddetto, 
che ad occhi anche meno esperti si mostra così di 
sopra al costui valore e così lontano dalla sua scuola. 
Di che ci serbiamo a migliore occasione; ma non può 
essere che già fin d'ora non ci esca Pierino dal labbro, 
disegnatore eccellentissimo non solo a comporre di 
storia, ma ben'anche a partir quadrature e ad ornare 
edifìzj. E potremo concedere al nostro biografo (sebbene 



« saggiamente studiato in Milano sulle opere di Leonardo , continuò in 
« Genova a perfezionarsi sotto di un eccellente Maestro, essendovi allora 
« Pierino del Vaga dotto e grazioso compositore, che fugli di grandissima 
« utilità. Seguì Parte della scoltura, e ponendo mano ad alcune parti del 
« Monumento in cui era impiegato lo zio (?) Gio. Giacomo , riesci tanto 
« mirabilmente, che fugli data la cura di terminarlo. (?) Altri lavori fatti 
« in quella città assicurarono la sua fama, finche passato in Roma, e viste 
« le opere di Michelangelo , si formò uno stile che partecipando della 
« grazia di Pierino del Vaga e della robustezza del Buonarroti, potè' essere 
« considerato fra i primi artisti del secolo in cui visse. » — 



SCULTURA 171 

ei lo affermi gratuitamente ) che il padre ottenesse a 
Guglielmo l'allogazione di que' profeti, purché si 
emendi là dove narra ch'ei l'ebbe dai Deputati alla 
Cappella ; dacché il bello e ricco lavoro della edico- 
la era a cura e a dispendio del Conte Filippino 
Dori a, di quella gente ove il Vaga avea grazia e cor- 
tese ospitalità. Ad ogni modo, la mente e lo stile di 
questo maestro traspaion sì vivi da quella tribuna, che 
a sperto conoscitore è forza ( un sol nulla che la sog- 
guardi ) volar col pensiero da essa alle logge e alle 
stanze del Principe. E tanto avvenne all' autore della 
Memoria sul Corte e sul della Porta, consegnata ne- 
gli Atti , più volte citati , di storia Patria : ancorché 
nella stima de' fatti e nell'ordine delle notizie si stesse 
all'autorità de' passati, fallace sempre a sviare altrui, 
perchè incerta ed errante essa stessa. 

Già prima d'ora e Gio. Giacomo e Nicolò s'eran 
legati in società di lavoro: per occasiono ( io suppongo ) 
della Cappella, ove entrambi s'affaticavano a invito 
della Consorzia. I fuggevoli cenni che vennero all'età 
nostra de' due maestri, e aggiungerò conterranei ed 
amici, a ben poco sta che non li disgiungano, come 
ignoti uno ad altro in una stessa città. E come ne' 
posteri il nome di Guglielmo s'impose per congettura 
a quante opere tenessero di quella maniera, così facil- 
mente correvano sotto nome del Corte gl'intagli or- 
nativi, che molti e bellissimi ci sopravvivono del- 
l'aureo secolo, per quanto diversi alle forme e al la- 



172 CAPITOLO V. 

voro. E però quel nulla di luce che recenti scoperi 

recarono al vero , non giunsero più oltre che a con- 
fermare in Gio. Giacomo il titolo di statuario e archi- 
tetto, e nel Corte di nobile intagliatore di fregi. Ma 
nel vero, attendevan'essi alle due facoltà d'un med 
simo modo; e se al Corte attribuimmo già statue, e 
per altri atti daremo qualità d'ingegnere, ha pur 
T altro testimonianza di decoratore nel monumento di 
Gio. Galeazzo, benché nuoca a sue lodi la vicinanza 
di quel dottissimo che fu il Bambaia. Ora adunque, 
ponendo in comune le allogazioni, e operando ambidue 
con promiscuo ufficio e di figura e d'ornato e di linee, 
moltiplicarono nell'avvenire gl'impedimenti al discer- 
nere la mano di ciascuno, ed anzi direi che all'in- 
tuito lo tolsero. Sopraccrebbe assai presto Guglielmo 
alla società; e il prevaler dell'ingegno usurpò di 
guisa il diritto degli altri, che i marmi spediti in 
questi anni nella comune officina, passaron nei posteri 
per cose di lui, e quel ch'è più strano a dire, oscura- 
rono prima, indi oppressero il nome paterno. E non- 
dimeno a chi legge di storia, l'abituale pigrizia di 
Guglielmo, e '1 trovarlo in Roma ancor fresco negli 
anni, dovea render cenno della grave ingiuria recata 
al vero; ma tali effetti patiscono spesso le arti, che 
ad altri si dia maggior pregio, e a cert'altri minore 
del dovere, secondo lo spirar di fortuna e la facile 
opinione degli uomini. 11 che m'era debito anticipare, 
affinchè troppo non si presuma di distinguere quel- 



SCULTURA 173 

ch'uno od altro facesse dei tre maestri durante la 
breve alleanza; dacché nelle carte si trovan confusi, 
e si confusero per avventura essi stessi, alternando e 
concetti e scalpello ne' marmi. 

incomincia la lega dei tre scultori dal 23 dicem- 
bre del 1534, per atto di Giacomo Villamarino, rogato 
in certa bottega di Pietro Muletto Ponserto in piaz- 
za dei de Marini. Gio. Giacomo e il Corte , già en- 
trambi maturi nell'arte, ed affaccendati per molto di 
commissioni, agguagliavano a se quel novello, così 
nelle opere e sì nei lucri , che aveano a partirsi per 
terzo. I due primi si confessavano per giusta metà 
soddisfatti delle precedenti fatiche, salvochè per ri- 
guardo alla somma di cento scudi, che l'un dei due 
riteneva a sue mani: se alcun dubbio o quistione in- 
sorgesse a finir le ragioni, compromettevansi nel det- 
to Ponserto comune amico, e in Antonio Semino, non 
meno famigliare, e che ha diritto d'entrare talvolta 
( come già vedemmo e vedremo più tardi ) ne' fatti 
loro (1). 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Magister Iohanues Iacobus de la Porta 
q. Bartliolomei sito nomine et nomine Gulliermi ejus filii et prò quo etc. sub etc. 
ex una parte: et magister Nicolaus de Curte Francisci mediolanenses sculpto- 
res ex altera pervenerunt et pervenisse confessi fuerunt et confltentur ad infra- 
scripta pacta compositionem compromissum et alia de quibus infra etc. Renun.- 
ciantes etc. Videlicet quia v ir tute et ex causa dictorum compositionù pactorum 
et compromissi dicti Iohannes Iacobus suo et dicto nomine ex una et die tu s 
Nicolaus ex altera promisserunt et promittunt uni alteri et alter uni quod 
-omne opus quod dicti Iohannes Iacobus et Nicolaus de cetero accipient ad 



174 CAPITOLO V. 

Secondo il tenor della scritta, si comprendevano 
nel patto sociale non solamente i lavori da farsi indi 
in poi, ma un cotale altresì, di non poco momento, 
che iniziato appena conveniva condurre ad efTei' 
a gran forza di mente e di braccia. Vo' dir quel- 
T altare con sette statue che noi vediamo nel nostro 
Duomo tra la cappella del Precursore e l'ingresso alla 
sacristia: Tun dei due che fronteggiane di sotto agli 
organi i sommi lati del tempio. Già dal 1529 i PP. 



faciendum et perficiendum tam in presenti civitat.e quam extra presenterà chi- 
tatem quod omne lucrum et emolumentum percipiendum ex predidis operibus 
intelligatur spedare et pertinere dòdo magistro Ichanni Iacobo prò una ter- 
cia parte prò una alia tercia parte dicto Gulliermo Jilio dicti Iohannis Iacobi 
et prò reliqua tercia parte dicto magistro Nicolao et similiter si quod damnum 
sequeretur quod Deus avertat in futurum intelligatur spedare prò ter ciò cuilibei 
didorum contrahentium et sic intelligatur comprehensum opus quod restai ad per- 
ftciendum Rev. Dom. Episcopi Agrigentini quod reponi debet in Ecclesia Sancii 
Laurentii Ianue: Et quia dicti ma^'^n lohannes Iacobus ^Nicolaus habuerunt 
et rcceperunt a prefato Rev. Dom. Episcopo equales pecunias exclusis primis 
scutis centum contentantur et volimi quod revideatur opus per eos et quemlild 
eorum factum prò opere dicti Rev. Dom. Episcopi ab hodie in antea et quod 
Me qui fecerit plus opus Me talis qui reperietur fecisse minus dictus talis 
teneaiur reficere Mi tali qui fecerit plus opus omne id quod cognitum et de- 
claraium fuerit per infrascriptos arbitros et arbitratores et sic promisserunt 
et promittunt uni alteri et alteri uni: Stib eie. Ado etc. quod si aliquis di- 
dorum Iohannis Iacobi Gulliermi et Nicolai intenderei velie recedere a dicto 
acordio et convento inter eos ut supra capto intelligatur quod omne opus in- 
ceptum Jlniri debeat per eos et ante totem recessionem a dicto convento et a- 
cordio et dictus talis qui vellet et intenderei recedere teneatur et obligatus sii 
et sic promisserunt et promittunt uni alteri et alteri uni notificare eorum vo- 
luntatem per tres menses ante totem recessionem et hoc sub pena scutorum cen- 
tum auri Solis in quam cadat et cecidisse intelligatur qui contrafecerit pre- 



SCULTURA 1*75 

del Comune avean dato ordine a disegnare con miglior 
forma quo' due prospetti, e il sagace ingegno del 
Caranchetto li avea soddisfatti e di questo e di più 
altri acconcimi ed adornamenti che tuttavia conferiscono 
al lustro ed al comodo della Basilica. E mi giova 
notarne ]a data, per istornare il mal computo di chi 
parve accagionare la predetta riforma di certi sconci che 
accaddero, e durano anch'oggi, nella postura de' marmi 
che siam per descrivere, e che nell'anno indicato né 
punto eran nati , né forse per anche in pensiero al- 



senti convento et acordio et magis quantum importar et causa jraudls: Sub 
etc. Que omnia etc. Insuper dictus Iohannes Iacobus suo et dicto nomine ex 
ima et dictus Nicolaus ex altera de et super omnibus et singulis litibus 
causis questionibus diffèrentiis et controversiis vertenlibus et verti sperantibus 
inter dictas partes tam de preterito quam prò futuro et usquequo durabit su- 
prascriptum convenium inter eos se se compromisserunt ac plenum amplum 
largum Uberum et generale compromissum fecerunt et faciunt in Pelrum Mu- 
letum Ponsertum q. Iacobi et Antonium da Semino pictorem tamquam in 
ipsarum parcium arbitros arbitratores et amicabiles compositores et communes 
amicos ellectos et assumptos per et inter dictas partes: Dantes etc. Et durare 
voluerunt presens compromissum et bailia dictorum arbitrorum per mensem u- 
num postquam finitum erit suprascriptum convenium et acordium inter eos ut 
supra factum: Acto etc. quod dicti arbitri et arbitratores non possint furare 
nec allegari prò suspectis: Acto etc. quod casti discordie diete partes elligere 
debeant tercium et casu quo diete partes non se concordarent ellectioni dicti 
ter di quod DD. Sindicatores possint elligere dictum tercium etc. De quibus 
omnibus etc. — Actum lanue in platea Nob. de Marinis in apotheca dicti Pe- 
tri Ponserti: Anno Domin. Natii), millesimo quiugeatesimo trigesimo quarto 
Indictione septima secundum lanue cursum die Mercurii vigesima terlia De- 
cembris hora vigesima tertia vel circa. Presentibus Francisco de Varixio ber- 
reterio q. lohannis et Laurentio Cremorino q. Petri civibus Ianuensibus ad 
premissa vocatis et rogatis. [Atti del Not. Giacomo Villamarino. — Fogliaz. 
i.°, 1522-35). 



176 CAPITOLO V. 

l'ordinatore. Poterono que' mutamenti recar disa 
all'altare opposto, già edificato, com'io raccontai, da 
Lorenzo del Fiesco commendatore ed abate di 8. 
Stefano: e ancora si veggon le tracce di spostamenti 
e d'ingrate aggiunte. Ma questa cappella, che piacque 
d'intitolare da' SS. Pietro e Paolo, fu più tardo con- 
cetto di Giuliano Cibo vescovo d' Agrigento ; e for- 
s'anche ne lo invogliò il nuovo aspetto recato a que' 
muri, e l'emulazione a quell'altra, che da un tren- 
tennio onorava la chiesa e la liberale pietà dell' isti- 
tutore. Quel ch'è certo, Giuliano Cibo non die' com- 
missione di queste statue innanzi al 1533, quando il 
Corte e Gio. Giacomo avean già tra loro accomunate 
le fatiche , e i due scultori incettati i marmi per 
eseguirle, per quel che consta da polizza per essi 
accordata il 14 febbraio di quest'anno con Bernardo 
Donati e Bernardo Pelliccia marmorai Carraresi. È 
spiacevole a dire che il patto fermato cogli statuarj 
perisse ( com'io suppongo ) con mille e mille atti dei 
nostri archivj, dacch'io noi trovo; né resta vestigio 
de' rogiti di Nicolò Spinola di Signorio, che l'ebbe 
nelle sue tavole. Questo sappiamo per documenti, che 
il 9 agosto del 35, già entrato Guglielmo in società 
delle opere, il valsente di scudi 40 del Sole pagati a 
Gio. Giacomo e a Nicolò pel notaio Navone, compie- 
va loro la somma non lieve di settecento novanta , 
già ricevuti a diverse riprese, e via via registrati ne' 
libri domestici del Prelato. Ma i termini della qui- 



SCULTURA 177 

ianza son lungi dal darci l'opera per eseguita, o 
prossima almanco a finirsi, dacché 1' accennano per 
cosa da fabbricarsi, e confessan le somme addietro 
non più che per parte di maggior prezzo (1). Nò tanto 
visse T ordinatore da compiacersi nelF opera sua , 
collocata che fosse ed offerta alla pubblica ammirazione. 
Il vescovo Agrigentino sentiva , com' io m'avviso , 
languirsi la vita del corpo, e con essa altresì la spe- 
ranza di metter gli occhi nella suntuosa cappella, 
quando per ministerio del notaio Bernardo Usodimare 
Granello, nelle sue stanze di Piccapietra, dettava 
l'estrema sua volontà, provvedendo fra le altre cose 



(1) gg Die Vili Augusti: in nomine Domini Amen : Ioannes Iacobus de 
Porta q. Bartholomei et Nicolaus de Curte Francisci et quilibet eorum in 
solidum sculptores sponte etc : Confessi fuerunt et conftientur habuisse et re- 
cepisse a Rev. D. Iulliano Cibo Epischopo Agrigentino absente et mihi No- 
tano (sic) senta quadraginta Solis prò complemento scutorum septingentorum 
nonaginta habilorum in diversis partitis ut constat ex libro prefati D. Tulliani 
et sunt infra soluptionem maioris summe per dictum Rev. Iidlianwn debite 
ocaxione opere Sepulture seti Capete per dictos Ioannem Iacobum et Nicolaum 
fabricande modis et formis ut lacius constat publico instrumento rogato manu 
ut asseritur Nicolai Spinule de Signorio Notarii anno mense et die in eo con- 
tentis ad quod prò ventate relacio habeatur et de quibus se bene soluptos ta- 
citos et contentos vocaverunt et vocant in presentia mei Notarii et testium 
infrascriptorum : Renunciantes etc. — Actum Ianue in Palacio Archiepiscopali 
Ianue videlicet ad bancum Nicolai Palavicini de Coronato Notarii: Anno Do - 
min. Nativ. millesimo qimigenteximo trigesimo quinto Indictione septima se- 
cundum Ianue cursum die Lune nona Augusti in terciis : presentibus Angu- 
stino de Mulflno q. Vincmtii et presb. Rafaele Murchio Priore S. Sabine Ianue 
civibus Ianue testibus vocatis et rogatis. (Atti del Not. Benedetto Navone — 
Fogliaz. 1. 1531, 39). 

Vol. V. — Scultura, 23 



178 CAPITOLO V. 

nlla quotidiana celebrazione d'una Messa al novello 
altare, per la quale ordinava la compera di luoghi 
venticinque in S. Giorgio al futuro erede testamenta- 
rio. Era questi un suo figlio leggittimato, di nome 
Bartolommeo; e in quel brano di testamento che noi 
riferiamo in calce, viene a lui raccomandando il la- 
voro della cappella con tale linguaggio che ancor 
la dimostra ben lungi dall' esser compiuta. Ivi appena 
s'ardisce di dirla già incominciata, e s'inculca per 
l'avvenire la stretta osservanza de' patti fermati in 
iscritto co 1 maestri che la van costruendo. (1) Non so 
dire se il buon testatore durasse quell'anno intero; 
ma il successore ne' beni di lui, sugli esordj dell'an- 
no appresso, assistito dal notaio predetto , contava le 
robe e gli averi esistenti nelle case del morto. 

(1) Item jussit et legavit compievi dlctam Capellam jam construi inceplam 
in dieta Ecclesia majori lanuensi sub vocabulo predicto S. Petri et Pauli in 
omnibus prout extat instrumento inter ipsum Rev. Testatorem et magìstros fa- 
hricantes ipsam Capellam et prò qua quidem Capella emi jussit et legavit de 
bonis ipsius Testatoris per heredem suum infrascriptum loca XXV Comperarum 
S. Georgii Communis lanue scribenda super nomine et columna ipsius Rev. 
B. Tulliani Cibo Episcopi Agrigentini cum oblig adone quod nullo unquam tem- 
pore vendi alienari seu describi non possint sed ita scripta perpetuo stare de- 
leant et de ipsorum locorum proventibus erpendantur et expendi debeant an- 
nuatim et singulo anno tempore excusationum uni sacerdoti celebraturo Missam 
quotidie ad dictam Capellam et altare deputando et elligendo per heredem 
suum infrascriptum etc. — Risulta la morte del Vescovo da successivo atto 
d' Inventario eseguito dal Notaio medesimo nella casa già abitata da lui, 
e segnato così : ►£ MDXXX VI die Mer curii XII lanuarii in Vesperis in 
Sala domus olim habitationis III. quondam Rev. Dom. lulliani Cibo Episcopi 
sitte (sic) Ianue in contrada Pichapetrum. 



SCULTURA 179 

Sì fatti indugi, e '1 brigar di più mani in un' 
opera stessa, e l'entrar d'un erede nel luogo d'un 
fondatore, non son lieti augurj per simili imprese, 
ove tanta suol essere la coavenienza delle parti, 
quant' è conforme e l'ingegno e l'affetto degli ope- 
ranti. Si veggon que' marmi, e in gran parte s'am- 
mirano dopo quasi tre secoli e mezzo; ma quanto al 
narrarci per qual de' tre socj venisse scolpita una 
od altra figura, o se alcuno si mescolasse al lavoro 
o al concetto altrui , o s'anche altre braccia venisser 
chiamate più tardi a ultimarne qualcuna, a quest'uopo 
son mutoli. Aggiungi ciò che ho già scritto, ed è 
scritto in più pagine, ed ovvio a qualsiasi sguardo : 
che quelle statue non sono ciascuna in lor luogo, ed 
anzi taluna n' è trasmutata per guisa, che accusa, non 
senza riso, la cecità de' passati al riporlo ove stanno, 
e la pazienza de' presenti a lasciar che rimanga- 
no (1). Ciò nondimeno per quelle fattezze ond'è solita 



(1) Sospettò il Varai che l'opera di questa Cappella sporgesse più in 
qua per balaustre, e per cancelli, e per triplice arcata ad ordine di colon- 
ne ; a ciò mosso da certo schizzo eh' ei vide dell' architetto che nel 1539 
die' forma ed ornamento ad entrambe , siccome ho già scritto. Or m' è 
grato riferire una provvisione eh' io trovo nei Decrelorum della Repub- 
blica 3 e che sembra non solo avvalorar quel supposto, ma quasi accer- 
tare che il primo disegno della Cappella non giunse alla totale esecuzione, 
ma fin del 1537 fu tronco in sul dinanzi ove appunto avanzava la statua 
giacente del Vescovo e l'opera del monumento. Ed eccone il testo — 1537 
die I Martis : Illustr. D. Dux etc. — Cum Spect. DD. Patres Communis ex- 
posuissent ex fabrica Capette Tulliani Cibo Episcopi Agrigentini aliquod detri- 
mentam Ecclexiae S. Laurentii cum ipsa fabrica protendatur intra Ecclesiam 



180 CAPITOLO V. 

ad informarsi una scuola, perch'io non dica una fa- 
miglia d'artisti, uu cotale accordo è tra esse, che le 
fa meno ingrate: e non manca di compiacenza a chi 
guarda con occhi esperti, il cercare tra i varj aspetti, 
qual parte scegliesse per sé Gio. Giacomo , e quale 
assegnasse al cortb, e qual commettesse a Guglielmo 
che testò sopraggiunge per vincerli entrambi. Percioc- 
ché fra più artefici non può correre ( poniam'anco 
che il curino) tal somiglianza di stile, che l'uno 
dall'altro non si discerna, o al più "pronto sentire ed 
esprimere, o al tocco più libero e disinvolto, o a que' 
segni, quantunque fuggevoli, che s'usan notare per 



per lonum soli spatiwn unde et pulcritudini et commoditati diclae Ecclexiae in 
dicto loco fit datnnum et propterea providendum esse in dieta f dòrica ne ad 
damnum dictae Ecclexiae extendatur: Re ìlaque examinata omni modo se se ad 
calculos absolventes commisserunt ut dicti DD. Patres Communis provideant 
occasione dictae fabricae et seu Capellae incolumitatì dictae Ecclexiae ut nihil 
capiat detrimenti prout sibi vistim fuerit. Ma come e quando nascesse quel 
malo tramutamento de' due Apostoli nella gran nicchia, è in oscuro: e 
assai puerile è la congettura del Soprani ( a' cui tempi era già visibile ) 
che la sùbita partenza di Guglielmo ne fosse cagione ; dacch' egli è certo 
che Gio. Giacomo non solo rimase ma visse in Genova ancora tre lustri. 
È un mistero d' inettitudine e di negligenza che pesa ornai su tre secoli, 
e chi sa su quanti altri vorrà persistere. Nicolò Spinola e Camilla Cibo 
coniugi del fondatore, tenner memoria nel 1577 delle suddette mutilazioni 
con questi caratteri che anch' oggi si leggono nel grado dell' altare : — 
lulianus Cybo episcopus Agrigentina aram Inane D. 0. M. ac preclaris fidei 
luminibus Petro et Paulo pie olim dicarat sepulcrumque sibi inferius suffossum 
posuerat. Ne autem tam egregii operis suppressum auctoris nomen ex homi- 
num memoria excideret Nicolaus Spinula Iurisconsultus et Camilla Cybo uxor 
ipsius Inliani nepotes monumentum hoc adiiciendum curarunk Anno Domini 
MDLXXV1I. 



SCULTURA 181 

raffronto d'altre opere. Oltreché questo altare è com- 
posto di guisa, che quasi tre parti distinte diresti che 
attengansi a tre maestri: un nicchione nel fondo col 
Redentore e i due santi del titolo; due loculi in. fuori 
con figure men grandi de' SS. Battista e Gerolamo : 
due basi sporgenti sul più d'innanzi, con forme mag- 
giori di due Profeti. 

Ciascuna di tali statue, e quanto ha d'accessorio 
l'altare, ad udire il raffazzonator del Soprani, son tutta 
fattura di Guglielmo; e cotanta semplicità di scrittore 
può forse ottener compassione per chi non seppe pur 
vivo nel mondo Gio. Giacomo, nò mai sospettò nel 
Corte fuorché l'ornatista. Ma cessa ogni scusa, e 
sottentra il fastidio, là ove afferma che tutte son sue 
per autentici documenti, i quali o non vide, o non 
lesse , o non seppe leggere. E male soggiunge che 
facilmente per sue si ravvisano da chi si conosce 
di stile, mordendo quasi il Soprani medesimo, che 
muove più circospetto , e il Vasari che ne accenna 
pur una. E quest' una è V Abramo, locato sul plinto 
alla parte dell' Evangelio : figura pronta , e di fiera 
eloquenza , e in ogni atto vivissima , che tenendo 
nella sinistra il cartello profetico , accenna coli' al- 
tro braccio alla nicchia del Salvatore. Alla forte 
espressione, alla nobile posa, all'altero contegno, onde 
è sola cotesta figura fra tante compagne, s'aggiunge 
uno sfoggio elegante negli abiti, un gusto nell' indos- 
sarli, un magistero nel muoverli, e in tutto una di- 



182 CAPITOLO V. 

gnità così grata e così palese, che stando al concetto 
e allo linee, ti senti sforzato di tornar colla monte 
a Pierino. Nò forse altrove, né in Roma stessa, si 
troverà per Guglielmo miglior temperanza di stilo, 
né forse altro esempio dov' egli mettesse freno all'in- 
docile natura coll'ideale de' Raffaelleschi. Per colmo 
di lode, vuol dirsi dello scalpello, che dilicato e pa- 
ziente e diligentissimo, non perde per nulla di quel 
vibrato ed energico, che fanno l'impronta del costui 
genio, e il suo primo pericolo, abbandonato ch'ei sia 
a sé medesimo. 

Conviene emendare il Vasari ove scambia in Mosè 
questa statua, togliendone il titolo alla compagna. 
Ma T aretino fallì in altre cose; e fallì specialmente 
attribuendo queste opere a merito del vescovo Salvago, 
a cui per soprassello d'errori disconcia anche il no- 
me in Servega. Sì fatti storpj , e confondimenti d'uno 
in altr' uomo o d'uno ad altro lavoro, non paiono 
strani per un biografo, che ad accennare i contempo- 
ranei, già stanco di lunga fatica, s'affida o alla fama 
che troppo sovente cammina da spensierata, o alle 
altrui relazioni, che tanto vacillano quanto più son 
remote dai fatti. Con tutto questo, il recarne sol' una 
a Guglielmo, e sol questa dell' Abramo che tanto 
primeggia fra le altre, dovea far più cauti coloro, che 
in tutte queste opere non sepper vedere che lui. Va- 
namente io lo cerco tra le vicine, più fredde al con- 
cetto, più lente all'esprimere, più rozze all'esecuzione; 



SCULTURA 183 

se non forse in quel S. Gerolamo che più le si ap- 
pressa : figura affettuosa, e condotta con magistero 
che sembra gareggiar colla prima. Così Guglielmo 
avrebbe tolta per sé la diritta della Cappella, che 
porge a mancina di chi riguarda, e darebbe ragione, 
o sembianza di vero, ad un altro giudizio del Varni, 
che gli attribuisce il sottoposto intaglio; finissima cosa, 
e rispondente allo stile di lui, dove sono le imagini 
della Giustizia e della Fortezza, con angioletti ed 
emblemi funerei : allusioni al defunto prelato. 

Egualmente, e con maggior animo, darai a Gio. 
Giacomo il dentro della gran nicchia; e diresti ch'ei 
sei serbasse ad onore, come padre ch'egli era all'un 
de' maestri, e seniore e autorevole all'altro. Le forme, 
le pose, le pieghe, e quant' è di più presto a mostrarci 
l'ingegno ed il gusto altrui, tutto parla per esso 
nelle tre statue; e da queste ( siccome operate con 
maggior cura) è saldissimo esempio a conoscere le sue 
posteriori. Ha chi pensa che il giovine Guglielmo 
fornisse disegni o modelli ai due socj ; ma quivi è 
a negarsi ricisamente. Quel tozzo delle persone, quel 
muovere tardo e impedito quasi, quel caricato di 
chiome e di barbe, quel grosso ne' panni, quel son- 
nolento nelle espressioni, son tutta natura di lui e 
del tutto dissimile al figlio. Per innata sterilità al- 
l' ideare , o per abituale impazienza, o per troppo di 
commissioni, e per avidità di guadagni , la serie de' 
costui marmi è un ripetersi ovunque egli possa ; 



184 CAPITOLO V. 

e dove glie! vieta il soggetto, si riproduce o atteg- 
giando o movendo o piegando; in quel tanto che non 
ripugni a ragione. Con questi tratti ho descritto 
quasi le tre figure: alle quali del resto fa gran di- 
fesa il nobile aspetto della Cappella, e l'amore ( mi 
giova il ridirlo ) ch'ei pose In esse, e che sembra 
partirle da ciascun'altra. 

Rimane al Da Corte il sinistro lato; ma vorrem 
noi consentirglielo intero? D'una statua non so dubi- 
tare; ed è quella del Precursore, simmetrica al S. Ge- 
rolamo testé nominato. E del tutto ne pare indegna : 
dal primo concetto, che mostrasi alieno dall'argomento, 
al lavorìo delle forme, ch'è incerto e goffo, malgrado 
il lisciato del marmo. Ha le cure e le minutezze del- 
l'ornatista: non ha la potenza e le dritte misure dello 
statuario. Quel corpiccino aggranchiato, e costretto con 
maggior zoccolo ad eguagliarsi al compagno, si tira die- 
tro un fardello di panni, che tu non sai d'onde nasca- 
no e dove finiscano. Nulla che senta degli altri due 
socj : nemmeno l'affettazione di Gio. Giacomo; e non- 
dimeno par fatta ad un tempo colle altre, e con certa 
infelice ansietà d'emularle. E a cotesta figura io mi 
penso ch'ei si restasse, se già non die' mano in fati- 
che accessorie : ad esempio ne' piccoli intagli che 
fanno richiamo a ciascun personaggio. 11 Mosè, simu- 
lacro più grande, e sortito a gareggiar coll'Abramo, 
non pure mi sa d'altra mano, ma d'uomo straniero 
alla Società, e da cercarsi fra i molti contemporanei 



SCULTURA. 185 

e aderenti alla scuola, de' quali avverrà che si parli 
in processo di questo capitolo. E altrettanto si dica 
del bassorilievo con altre Virtù e altri putti; ove ap- 
pare lo studio di contraffare il valor di Guglielmo; 
ma dove né mano nò ingegno si mostran da tanto. 
Del resto, che nuovi scalpelli applicassero a compier 
le parti di Nicolò, non sarebbe la gran maraviglia. 
M' è noto a quest'ora (ed è noto al lettore) che ap- 
pena albeggiava il 1537 allorch'egli, in compagnia 
del Semino pittore, scioglieva per altri lavori alla 
volta di Spagna; e corre a gran pena un anno da 
questa a quell'altra data che ci mostrò la Cappella e le 
statue ancor lungi da perfezione. Per altra parte, più 
cose e non poche, ci tolgon di credere che dentro sì 
picciolo spazio di tempo attendesse all'opera di questo 
altare, poniam che l'erede del Vescovo assai nel pres- 
sasse : quand' altri ed altri il chiedevano a quelle fat- 
ture eh' eran più del suo ingegno e del suo magiste- 
ro. Il qual fatto, gravissimo alla mia congettura, non 
lascerò d' avverare per documenti. È segnata del 26 
maggio 1535 una polizza , ond' egli si lega al già 
detto Scudiero di Bosso, e a mediazione del prete Pal- 
lavicino, d' un truogolo o vasca da prender acque, scol- 
pita di mischj : lavoro non picciolo (1), e causa di lite 



(1) ^ In nomine Domini Amen: Nicolaus de Carte smlptor marmorum 
Jilius Franasti sponte etc. se obligan&o prontisti et promiltit Rev. D. Gregorio 
Pallavicino presenti et acceptanti nomine et vice III. D. D. lohannis de Buosso 
Vol. V. — Scultura. 24 



1 86 C À P I T L V. 

a stimarne il prezzo, per fede d'un atto ch'io non ri- 
porto per brevità. L'anno appresso, eh' è 1' ultimo di 
sua ferma dimora con noi, s' accordò con un Giacomo 
Calvi da Dernisio, per l'opera d' un portale in bel 



Magni Scuderii Cesaree Majestatis facere et construere ipsi Rev. D. Gregorio 
sive prefato 111. D. D. Iohanni trogium unum vocatum per dictum III. D. 
Iohannem Baconum ut asserit dictus Gregorius marmoris machiati grixi de 
illa sorte et qualitate prout est illud quod est in fontana viridarii q. D. Mar- 
tini Centurioni quod trogium esse debeat de peciis odo non computatis peciis 
de inferius que serviunt prò scalinis ac aliis peciis prò alils ornamentis dìcti 

trogii quod trogium esse debeat altitudmis parmorum et latitudinis per 

diametrum parmorum duodecim quod trogium dictus Nicolaus dare et tradere 
promisit dicto Rev. D. Gregorio in toto perfedum et finitura intra menses duos 
proxime venturos quod si non fecerit incurrat dictus Nicolaus in penam scu- 
torum triginta auri Solis ex mine applicatorum videlicet dimidiam Spect. Officio 
Misericordie et aliam dimidiam ipsi Rev. D. Gregorio sive dicto 111. D. D. 
Magno Scuderio principalli ipsius Gregorii prò ipsius justo damno et interesse: 
prò predo ipsius trogii dictus Rev. D. Gregorius dicto nomine necnon et suo 
proprio et privato nomine et quolibet didorum nominum in solidum unica so- 
lutione tamen dare et solvere promisit dicto Nicolao presenti et acceptanti etc. 
quod et quantum declaratum fuerit per duos magistros marmorarios eligen- 
dos per ipsos Rev. D. Gregorium et Nicolaum videlicet unum prò parte et 
casu quo dicli magistri essènt differentes et non possent se accordare de predo 
dicti trogii contentatur didus Nicolaus quod dictus Rev. D. Gregorius eligere 
possit alium magisirum prò tertio et id quod declaratum fuerit per duos ex 
dictis tribus magistris tantum dictus Rev. D. Gregorius solvere debeat dicto 
Nicolao prò predo dicti trogii in consignatione ipsius trogii et sic promisit et 
promittit dictus Rev. D. Gregorius dicto Nicolao omni postposita contradictione: 
Renunciantes etc. — Adum lanue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarii 
infrascripti: Anno Domin. Nativ. MD trigesimo quinto Indictione septima 
secundum lanue cursum die Mercurii vigesima sexta 31aij in tertiis: presentibus 
Nob. Galeoto Centuriono q. Augustini et Idhanne Ususmaris de Maiolo q. 
Baptiste civibus lanue testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not» 
Nicolò Pastorino — Fogliaz. 2, 1531-67.) 



SCULTURA 187 

nero di Promontorio, da ornare la costui casa da s. Do- 
nato; e per giunta alla scritta eh' io ne produco , si 
legge quietanza de' pagamenti negli atti di Paolo Rai- 
mondo Pinello (1). E finalmente io rammenterò , che 
nel corso dell'anno medesimo si travagliava in ornare 
i cancelli al Palazzo de' Signori. Rammenterò quel 



{!) >fr In nomine Domini Amen : Mag. Nicolaus de Curte scultor q. Fran- 
cisci sponte promissit et solemniter convenit Iacobo Calvo de Dernixio q. lo- 
sephi presenti facere infra festa Pascalia Resurrectionis Domini prossime ven- 
tura portale unum lapidum nigrarum Promontorio juxta formam designi jam 
facti per dictum Nicolaum in quodam apapiru esistente penes eum et signato 
per me Notarium infrascriptum : Verum quia dictum portale quod est in 
designo appareat et sii in parte superiori oleato (sic) esse debeat quadratum 
in dieta parte et quod dictum portale esse debeat de luce altitudinis palmorum 
novem et quarii unius et latitudinis palmorum quinque et Uhm ornare in 
omnibus prout in clicto designo et illud fabricatum juxta formam designi pre- 
dicti eidem Iacobo consignare in apoteca ipsius Nicolai : Verum quod dictus 
Nicolaus in aposicione ipsius portalis debeat personaliter assistere dkte aposi- 
cioni et magistros antelami instruere et hoc sub spe promissionis et solucionis 
infrascritte sìbi Nicolao faciende per dictum lacobum : Renunciantes etc. Ex 
advérso dictus lacobus presens et acceptans predicta eisque attentis sponte 
promissit prò predicto portali . sic prout supra construendo eidem Nicolao 
presenti dare et solvere libras nonaginta lanue in hunc modum videlicet dimi- 
diam earum ex nunc et seu ad liberam voluntatem dicti Nicolai et residuum 
in consignacione dicti portalis omni contradictione remotta : Renuncians etc. 
Qui Nicolaus eliam promittit dicto Iacobo presenti dictum designum eidem 
Iacobo tradere ad omnem ipsius lacobi voluntatem: De qttibus omnibus etc. — 
Actum lamie in Palatio Cowmunis videlicet in Sala inferiori D. Vicarii ad 
bancum mei Notarii infrascripti : Anno Domin. Nativ. MDXXXVI lndictione 
Vili secundum lanue cursum die Martis XI1II Marcii in Vesperis: presen- 
tibus Simone Semeria Vincentii et Alatheo de Sivori Iohannis testibus vocatis 

et rogatis. (Atti del Not. Antonio Lomellino Fazio giuniore. Fogliaz. 
A _ 1536 _ 37) 



188 CAPITOLO V. 

che dicon più addietro le note, che cioè sul finire del 
maggio le belle decorazioni tuttavia s' aspettavano. E 
a questo s' aggiunga una Fonte che insieme a Gio. 
Giacomo scolpì V anno stesso ad uso pubblico per la 
piazza di s. Ambrogio eh' or diciam Nuova : fregiata 
sul vertice d' un busto di Giano bifronte, che il Varni 
ravvisa con tutta ragione in quello che fu , non ha 
molto, trasferito, e si vede anch'oggi indossato all'om- 
brella del puteale in Sarzano. Or quanto potesse o va- 
lesse nel Duomo, e per conto de' Cibo, innanzi al sal- 
pare in gennaio, si lasci al lettore. Per parte nostra 
lo troveremo più tardi a godersi la giusta fortuna in 
Granata, e rare volte il saluteremo in Genova, ed o- 
spite meglio che cittadino o voglioso di riposarvisi. 

Né già Guglielmo, speranza ed anima di quel con- 
sorzio d' artisti, si tenne a lungo che non corresse 
alla volta di Roma. Il Vasari ne segna 1' arrivo in 
quest'anno medesimo del 37: e Raffaello Soprani il se- 
conda, circoscrivendo la sua stanza* in Genova entro 
il giro d' un sessennio. Di che non s' appaga la sven- 
turata Memoria più volte citata negli Atti di Storia 
Patria, sembrando all' autore di essa cortissimo tempo 
ai lavori che van col suo nome per libri. Se non ch'e- 
gli, negandol con tutta ragione a parecchi , difende 
senza avvedersi l'autorità del biografo : e forse assai più 
potrebbe negarsi di quanto egli ardisca (1). Che Gu- 

(1) Ben pochi per altro lo scuseranno di aver titubato in proposito del 
monumento sepolcrale di Monsignor Cipriano Pallavicino, contiguo all'ai- 



SCULTURA 189 

glielmo mandasse da Genova al Grande Scudiero di 
Carlo V. un cotal gruppo delle tre Grazie, può cre- 
dersi al Vasari, mercè degli atti che ho testé riferiti; 
le statue d' Ercole e Caco, e di Cerere , scolpite ( per 



tare dei Cibo sul lato destro, e d' aver patteggiato quasi con quelli ch'ei 
chiama storici, accontentandosi dell' attribuirlo a Gio. Giacomo. Convien 
per vero svezzar ben bene la mente e 1' occhio dalle epoche e dagli stili 
dell' arte, per non vedere in quell' opera, benché modesta, un' età più 
tarda, o sia che si guardi alle forme d' architettura o a quel poco che 
pur v'ha di figure ad intaglio. Ma senza questo (che pure ad artista è 
gran debito) ajutano a toglier l'errore in qualsiasi assennato 1' età 
del Prelato, che corre a gran lunga oltre quella che visse Gio, Giacomo, 
e ciò che fu scritto a patenti lettere in sullo specchio del monumento. 
Vo' dire la data del 1575 ; né però que' marmi son' opere di questo, ma 
d'anni più tardi, accennando soltanto la scritta al pensiero ed al fatto 
dell' Arcivescovo, in prepararsi ancor vivo la sua sepoltura nel luogo 
predetto. Ma quanto ai lavori eseguiti per decorarla, discendon' essi di 
più che sette anni, e ci slontanano dal Della Porta non men che di ven- 
tisette. Cipriano Pallavicino il 3 Giugno del 1581, negli atti di Gio. An- 
tonio Roccatagliata, testando a favore della Magnif. Nicoletta sua sorella 
e consorte a Simone Cattaneo, ordinava corpus suum sepeliri in sepulcro 
quod in Ecclesia Cattedrali lanuensi construi sibi fecit. Ma un non più che 
deposito apparecchiato a ricever 1' ossa, non vuol confondersi coli' opera 
degli scalpelli che lo fregiarono a forma di cenotafio. Per altro testamento 
rogato il 2 Agosto dell' anno seguente dal Not. Giuseppe Mongiardino, 
rammemorando non so qual somma dovuta a sé da Francesco Pallavicino 
suo fratello, gliene conferma quietanza a titolo di donazione, cum onere 
fabricari faciendi sepulturam etc. Lo stile infatti ricorda i Carloni, che molti 
e valenti operavano intorno all' 80 : e si veggono altrove riproduzioni e 
rassomiglianze di questo concetto. Ma la Memoria summentovata s' appi- 
glia a Gio. Giacomo per prolungargli la vita ad un termine inverosimile, 
e porlo ai servigi di Pp. Pio V, scambiandolo per maggior danno e per 
peggio d' errore, con altro architetto più insigne, e straniero alle cose 
nostre. Ma di questo a più acconcio luogo. 



190 CAPITOLO V. 

quel eh' egli afferma) ai Grimaldi , ed un' altra di s. 
Barbara per la Consorzia de' Forastieri, se ne stiano 
in sospeso, poiché ai nostri giorni non n' è contezza. 
Rimane la statua di s. Caterina Vergine , un tempo 
locata agl'ingressi dell' Acquasola, e a memoria nostra, 
dopo le nuove arcate ( poc' anzi a lor volta disfatte ) 
trasmutata alle scalo dell' Accademia, e distinta di la- 
pide che le conferma 1' orrevol titolo. Ma se per un 
lato si può concedere che da Guglielmo ne uscissero 
i primi segni o le prime bozze, non cosi sarei facile 
al credere eh' ei la traesse dal marmo, e per cosa sua 
la rendesse agli ordinatori ; e fra poco dirò le cagioni. 
Per ora è a veder quali sorti, toccasse la scuola, dac- 
ché 1' un de' socj recatosi a Eoma, e l'altro alla volta 
di Spagna, lasciarono Gio. Giacomo, a ciò che parreb- 
be, non pur solitario, ma privo d'ajuto, a sembianza 
di padre cui manchi il presidio e la speranza de' figli. 
Tanto più che Guglielmo (se stiamo al Vasari) come 
ingegno da muoversi in campo più vasto, non andò 
senza buone commendatizie del padre a Sebastian Ve- 
neziano, frate allora del Piombo, e dimestico di Mi- 
chelangelo, a cui si volgeva ogni cuore d'artista e o- 
gni grazia di potenti : e il da Corte siccome delibe- 
rato a restar nelle nuove terre, avea messe in assetto 
le cose sue di costà, e d' ogni altra istituiti da tempo 
procuratori suo padre Francesco e il fratello Domeni- 
co, non so se abitanti in Milano, o alla Cima , pae- 
sello sul lago di Lugano, eh' è patria vera e primis- 



SCULTURA 191 

simo nido della famiglia. E fu detto altrove che il 
Corte da intagliatore, ed Antonio Semino maestro di 
pittura, per mediazione di Battista di Promontorio , 
andavan disposti a qualsiasi richiesta che ad essi facesse 
dell'arte loro D. Alvaro di Basan residente in Granata, 
e non pure per quel palazzo eh' egli andava innalzan- 
do con principesca suntuosità, ma per altre terre o 
paesi dovunque piacesse a lui di provare la loro virtù. 
Era invito lautissimo, e da togliere fede ad un presto 
ritorno. 

A chi pensi tai fatti, che a mala pena per me s'ac- 
cennano, non sarà poca maraviglia il trovare che l'an- 
no appresso si stipulasse una nuova società di lavori, 
ove insieme a più nomi d'artisti presenti in Genova, 
e in mezzo ai quali Gio. Giacomo è quasi il principe, 
appaiono i nomi di Nicolò e di Guglielmo , lontani 
di tanto da' loro socj, e un dall'altro divisi per tanto 
mare. Io darò per disteso il tenore di questa scrittu- 
ra, e per più ragioni; prima perch' ella mi chiama in 
iscena non pochi maestri , de' quali mi converrà far 
corona ai protagonisti di questo capitolo, e poi perchè 
giova a snodar molti dubbj: oltreché par descrivere e 
l' indole e gli abiti e le costumanze di questa gente. 
Alla quale, non per distanza di luoghi, o per disfor- 
mità di lavori, o per grado d' ingegno, o per gara di 
emolumenti, scemava punto l'affetto dell'arte comune 
e della comune origine ; teneansi per ospiti in terra 
altrui, faticando ad ornarla de' loro scalpelli, ma saldi 



192 CAPITOLO V. 

in fede a sostentarsi scambievolmente, e sicuri a pro- 
mettere e ad operare, ove bisognasse, un per l'altro, 
non altrimenti che tra fratelli. Ond' è che la scritta 
del nuovo patto sociale ci mostra due parti a contrarre, 
che paiono un uomo solo a proporre : e diresti che in 
una lega d'artefici nuovi si continui o riviva la pri- 
ma lega. Quivi il Gio. Giacomo agisce e patteggia 
per sé e per Guglielmo già assente : e quasi a raffor- 
zare di nuove braccia la società, trae con seco un suo 
genero, Nicolò de' Longhi, valente decoratore, per quel 
che argomento dai casi avvenire. Né manca il Corte 
ancorché già lontano e pressato d'inviti in Ispagna: 
e interviene per lui un virtuoso statuario, eh' è debito 
nostro rivendicare da ingiusta dimenticanza, e riporre 
onorevolmente fra i più ingegnosi di quella età e di 
quell'ordine. È questi Giacomo Carlone figliuolo di 
Pietro, maestro di polso non solo a scolpir di figura e 
di fregio, ma a compor linee e operare di quadratura: 
ben degno d' uscire più volte alla luce innanzi al 
chiudersi del Capo presente. E fin d'ora io dirò quel 
eh' io penso de' marmi all'altare de' Cibo, diversi allo 
stile dal Corte, e lasciati ( siccome credemmo ) imper- 
fetti da lui, specialmente il Mosè : che il Carlone ap- 
plicasse a formarlo in sua vece, egli suo amico, e pro- 
curatore mentr' egli era lungi, e ne' modi dello scol- 
pire assai simile a quella statua. Egli adunque, po- 
nendo l'amico dal lato dei della Porta, faceasi mal- 
levadore per lui, o a dir meglio il legava alle con* 



SCULTURA 193 

venzioni per ampia procura che avea di sue cose dal 
giorno della partita. 

Dall' altra parte veniva egli stesso in suo proprio 
nome, e quasi a fronteggiare Gio. Giacomo , il quale 
stavasi a capo de' primi. Col Carlone s'univano Mi- 
chele e Battista Solari de' Caronesi , e i tre insie- 
me speravano di trarre a lor parte, e già davano per 
obbligati, due assenti, Domenico Solari da Piuma ed 
Antonio di Novo da Lancio. Per questi accordi , do- 
vea ciascheduno recare in comune qualsiasi lavoro che 
ad uno o ad altro di loro venisse commesso, salvochè 
fosse cosa di sotto al valor d'uno scudo, o da farsi in 
ardesia. Metà del guadagno n'andasse a Gio. Giacomo 
e al tiglio e al genero , purché un terzo di essa ser- 
bassero al Corte e si obbligassero di soddisfarnelo. 
L'altra metà si partisse in tre, fra Battista e Michele 
fratelli, tra Giacomo Carlone ed Antonio e Domenico, 
dov' essi accettassero ; in caso contrario la parte loro 
fra tutti equamente si dividesse (1). Altre leggi eran 



(1 ) In nomine Domini Amen : Magister Io. Iacobus de Porta mediolanen- 
sis et mag. Nicolaus de Longo gener ipsius mag. Io. Iacobi ac ipse mag. 
Io. Iacobus nomine et vice Gulielmi fitti sui prò quo ad cautellam de ratto 
promittit sub etc. Renuncians etc. ac etiam magister Iacobus de Cadono no- 
mine et vice Nicolai de Curte et a quo ipse mag. Iacobus asserii habere ba- 
liam ab infrascripta vigore instrumenti scripti ut asseritur manu Iacobi Vìl- 
lamarini Notarli ex una parte : et mag. Michael de Solario de Carona suo 
et nomine mag. Baptiste de Solario de Carona et prò quo etiam de ratto pro- 
mittit szib etc. Renuncians etc. ac dictus mag. Iacobus Carlonus suo proprio 
Vol. V. — Scultura. 25 



194 CAPITOLO V. 

poste sia al rotto procedere delle allogazioni, sia al 
toglier le frodi, o al dispensar le fatiche: e con molta 
cura si provvedeva che in fatto di statue od altro la- 
vorìo di figure, non s'immischiasse chi non sapeva; 
credo per impedire gli sconci ohe arroganza o temerità 
alcuna volta producono in cose d'arte; a vedere ingra- 
tissimi, quantunque nel picciolo o secondario. 

Conciossiachò non è a iere che tutti costoro trat- 
tassero il marmo promiscuamente e in rilievi e in in- 



el 'privato nomine ex altera : sponte etc. ornivi modo etc. pervenerunt et sili 
ipsis ad invicem et vicissim pervenisse confessi fuerunt et conjitentur ad in- 
frascripta pacta composicionem et alia de quibus Infra solemnibus stipulationi- 
lus vaiata etc. Renunciantes etc. Videlicet quia ex causa dictorum pactorum 
composicionis et acordii de quibus supra et infra diete partes promisserunt et 
promittunt cum alteri et alter (sic) uni co nf erre et comunicare omne pretium 
mercedem et emolumentum percipiendum per ipsos et quemlibet ipsorum ac e- 
tiam per mag. Antonium de Novis de Lanso et mag. Io. Dominicum de 
Solario de Piuma socios qui sunt absentes quatenus tamen ipsi mag. Antonius 
et Io. Dominicus predicta comprobent et rattiflcent alias societas intelligatur 
solummodo Inter ipsos ipsis dicohis exclusis ex omnibus ftgaris laboreriis et 
aliis que fieri continget per ipsos et eorum quemlibet respectu a scuto uno su- 
pra tantum exclusis tamen laboreriis lavanie quod quidem precium et merce- 
dem (sic) dividi debent et ita promisserunt inter ipsos in hunc uodum: videli- 
cet ipsis Io. Iacobo Gullielmo et Nicolao genero suo unam dimidiam totius 
summe ex qua nihilominus teneatur solvere et ita spectet et periineat unam ter- 
tiam partem (sic) dicto Nicolao de Curte reliqua vero dimidia spectet et perti- 
neat dictis mag. Michaeli et mag. Baptiste prò una tertia parte prò alia vero 
dicto mag. Iacobo Carlono et prò reliqua tertia parte dictis mag. Antonio et 
Io. Dominico in quantum acceptent contenta in presenti instrumento et in quan- 
tum non acceptarent dieta tertia pars dividi debeat inter dlios socios supra- 
scriptos tam dictorum Io. Iacobi et sociorum quam ^'c^'Michaelis et sociorum 



SCULTURA 195 

tagli, o in istatue e in ornati ; ma sì elio congiunti 
valessero ad ogn'impresa , foss'anche bisogno di qua- 
drature o di membra attinenti all'architettonica. A ben 
discernerli abbiamo la scorta degli atti ; e di questa 
schiera non conteremo fra gli statuarj che i Della 
Porta ed il Corte da un lato, dall'altro il Carlone; 
virtuosi a intagliar d'ornamenti I'Antonio di Novo ed 
il Longhi, a quadrare e commetter marmo i restanti. E 
con questi nomi avrei forse compiuto il novero di que' 



et pariter quatenus dictus mag. laeobus non haberet baliam obligandi dietim 
Nicolaum de Curte pariter ejus tertia 'pars dividatur inter suprascriptos so- 
cios utriusque partisi et qui magistri sint obligati notificare laboreria que per 
ipsos fieri continget aliis consociis svàs et pariter precium laborerii sub pena, 
scutorum decem et ultra %d quod importaret frauderà (sic) quoquo modo factam 
applicandam parti observanti seu non contraf adenti et figure fieri debeant per 
illos ex suprascriptis q%i sunt experti in huiusmodi cum hac lege quod Me qui 
prius aliis sociis notificabit operam Jaciendam alicui persone quod dietmn opus 
fieri debeat per illum totem primum notiUcantem qui talis conferre debeat die* 
tam mercedem in omnibus prout supra dictum est. Hac lege et conditione a.die- 
cta quod si per aliquam personam committeretur aliquod opus seu laborerium 
uni ex ipsis sociis et Me socius primus fuerit ad denuntiandum predicta ipsis 
sociis quod Me talis prius denimtians sit qui curam habeat exigendi peccunias 
et onus totius operis donec conferai peccunias ut supra dicfaòm est et opus di- 
vidatur ita quod labor partialur equaliter prout equaliter dividende sunt pec- 
cunie ita quod omnino servclur equalitas ita tamen quod si u?ws experlus fe- 
cerit ftguras habeat ante partem id quod equum Juerit prò suis figuris ad ra- 
tam operis faciende (sic) et quod figure fieri non possint visi per Mas ex su- 
prascriptis qui sunt experti circa ea : Que omnia etc. Sub pena dupli etc. Et 
hoc per annos duos futuros. — 1538 die Martis tilt ima Aprilis in Yesperis 
ad bancum in Sala superiori : Testes Bernardus de Aimerlo tragela q. Luce 
/et Lucas Prandus de Plebe q. Urbani. (Atti del Not. Gerolamo Promontorio 
di Cuneo — Fogliaz. 1, 1526-3 



1 90 C A TITOLO V. 

valenti che Genova avea come suoi per quel tempo , 
pur ch'io v'aggiungessi un cotale che per doppia virtù 
di scalpello potea tener fronte a ciascuno, e che duole 
a vedere escluso da quel consorzio. Esce quasi il so- 
spetto , che ciò provenisse da emulazione o rivalità ; 
valoroso qual era a por mano* in qualsiasi più arduo 
lavoro , e degnissimo , quanto Gio. Giacomo , a trarsi 
dietro un drappello d' artisti. Chiamavasi Gio. Maria 
da Passallo in Val di Lugano, e nascea d'un Batti- 
sta: però si discerne da un Gio. Antonio suo coetaneo 
pregiato maestro di linee , e da altri più vecchi che 
prendon cognome da quel paese. Costui, per l'età che 
tocchiamo, avea già fatta prova d'ingegno felice: e in 
quella che Guglielmo toglieva consigli ed ispirazioni 
in palazzo Doria, ed egli mostravasi tale da riprodur- 
re i novelli ornamenti di quelle stanze. Gregorio Pal- 
lavicino, più volte citato da noi come inteso ad affa- 
ticare i migliori pel grande scudiero di Carlo V, non 
potea certo dimenticare Gio. Maria ; gli allogò (direi 
anzi) l'impresa più dilicata, qual' era imitare 1' una 
delle due vaporiere che Silvio Cosini da Fiesole avea 
scolpite co' disegni del Vaga nella sala ad oriente di 
quel principesco soggiorno. Nella qual 1 opera, siccome 
grandiosa di mole e trarricca a figure e ad ornati, il 
contratto gli accoppia un collega , ed è il nominato 
Antonio da Lancio (1). E questa è la prima notizia 

(1) >Ji In nomine Domini Amen : Antoni us de Lanso q. Iohannis et Io- 
hannes Maria Passalo (sic) Jilius Baptiste ambo magistri picapetrwn seta 



SCULTURA 197 

che mi s'affacci di Gio. Maria ; ma speciosa e onore- 
vole tanto da farcelo amico per l'avvenire. È segnata 
del 7 aprile 1533. 



sculptores sponte et eorum certa scientia et quilibet eorum in solidìim unica 
solutione seu satisfactione tamen se obligando promiserunt et promittunt Nob. 
Gregorio Pallavicino q. alterius D. Gregorii presenti et acceptanti nomine et 
vice lllustr. D. D. Iohannis de Duosso Magni Scuderii Cesaree Majestatis 
absentis facere et construere prefato lllustr. D. D. lohanni Magno Scuderio 
chamineria seu canina duo marmoris albi fini de Carrara (sic) juxta et se- 
cundum formam designi facti dimidia cujus designi est seu existit apud dictum 
Gregorium et altera dimidia est seu existit cpud dictos magistros ut ipsi con- 
tralte ntes presentes dicunt et fatentur : que ambo Chamineria ceu C amino, esse 
debeant latitudinis lucis palmorum novsm et altitudinis ut est illud factum in 
sala palacii lllustr. D. D. Andrei de Auria videlicet illius Sale vergentis ver- 
sus Sanctum Tomam et Genuam ut scriptum est super s%prascripta designa 
seu designum: que chamineria seu Camina prenominati megistri Antonius et 
Iohannes Maria et quilibet eorum in solidum ut supra promiserunt et promit- 
tunt dicto Gregorio dicto nomine tradere et consignare finita et in toto per- 
feda intra menses quattuor proxime venturos sub pena scutorum quinquaginta 
auri Solis ex nunc attributa ipsi Gregorio dicto nomine sive prefato lllustr. 
D. D. Magno Scuderio prò ipsius justo danno et interesse: de solutione quo- 
rum Chamineriorum seu Caminorwn prefatus PJusir. D. D. Magnus Scuderius 
se convenìt cum dictis magislris dare et solvere ipsis Magistris scuta centum 
decem auri Solis ex quibus et infra solutlonem quorum prenominati Antonius 
et Iohannes Maria magistri confessi fuerunt et confitentur ìiabuisse et rece- 
pisse a prefato lllustr. D. D. Magno Scuderio scuta ssxaginta auri Solis: re- 
slum vero quod est seu sunt scuta quinquaginta auri Solis prò integra solu- 
tione et satisfactione dictorum Chamineriorum dictus Gregorius diete nomine 
necnon suo proprio et privato nomine et quolibel dictorum nominum in solidum 
unica solutione tamen dare et solvere promisit et promiitit dictis magistris 
Antonio et lohanni Marie presentibus et acceptantibus finitis et in toto perfe- 
ctis dictis Chamineriis omni postposita contradictione: que Chamineria seu Ca- 
mina teneantur et debeant ipsi magistri et sic promiserunt et promittunt dicto 
Gregorio dicto nomine tradere et consignare incapsiala prò qua incapsiatione 
dictus Gregorius dicto nomine in solidum ut supra dare et solvere promisit 



198 CAPITOLO V. 

Avea poscia, due anni appresso, scolpito un porta 
ai fratelli Simone e Lazzaro d'Agostino Pallavicini, a 
decoro d'un nuovo palazzo per loro costrutto in piazza 
de' Calvi; non solo ad opera di fregi e di cornici, ma 
sormontato di statue , a condur le quali chiedeva il 
Passallo più lungo termine che all'altro lavoro ; dal 
15 aprile alla festa di 3. Giovanni. Ed io lo registro 
più volontieri , affinchè sulle molte figure di che si 
abbelliscono i nostri portali si metta alcun po' di luce, 
e s'invoglino i buoni conoscitori di ricercarle, e quant'è 
possibile rivendicarle agli autori (1). A stimarne il prezzo. 



dictis magistris senta decem auri Solis in consignatione ipsorum oinni postpo- 
sita contraddettone ultra dieta senta quinquaginta de quibus supra: Renuncian- 
tes etc. — Actum Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarti infrascripti: 
Anno Domin. Nativ. MD trigesimo tertio Indietione quinta secundum Ianue 
cursum die Lune septima Aprilis in tertiis: presentibus Bernardo Pinello q. Bap- 
tiste cive lanne et Francisco de Porcili de Pulci/era q. Tome testibus ad pre- 
fissa vocatis et rogalis. (Seguono le finali quietanze in data del 12 luglio 
dell'anno medesimo). (Atti del Not. Nicolò Pastorino — Fogliaz. 2 — 1531-67). 
(1) ^ Die XIIH lanuarii — In nomine Domini Amen : Simon et Lazarus 
Palavicini q. Magni/. D. Auqustini ex una parte et Mag. Iohannes Maria de 
Passialo (sic) Valis Lugani sculptor ex parte altera se se pervenerunt et per^- 
venisse confessi fuernnt et confltentur ad infrascriptam compositionem tranxac- 
tionem seu pacta et alia de quibus infra: Renunciantes etc. Videlicet quia ex 
causa diete compositionis dictus mag. Iohannes Maria promissit et promittit 
dictis Lazaro et Simoni presentibus etc. se ipsum facere et seu fdbricare por- 
tareum marmoreum coloris albi domus ipsorum Simonis et Lazari modis et 
formis ac longitudine et altitudine de quibus jil mentio in lista et modulo in 
presenti instrumento pifllsandis\ et qnod portarium ut supra dictus mag. Iohan- 
nes Maria promissit apponere ad oslium diete domus bifra et per totam diem 
quindecim mensis Aprilis proxime venturam fulcitum omnium fulcimentorum 
comprehensis clapis ponendis intus ostio pr editto exclusis tamen figuris mar- 
moreis ponendis supra dictam portam que poni debeant supra dictam portar/i 



SCULTURA 199 

accordaronsi entrambe le parti in Francesco Zoagli, in- 
gegnoso maestro di grosseria (1). Una sola statua 

per dietimi mag. Iohannem Mariana infra et per totum festum Sancii Iohannis 
Baptiste proxime venturum. Versa vice dicti Simon et Lazarus predicta accep- 
tando ut infra promisserunt dare et solvere dicto mag. lohanni Marie presenti 
etc. prò soluptione dicti portarii ut supra schutos septuaginta quinque auri 
Solis et plus et minus arbitrio et judicio Io. Francisci de Zoàlio quondam . . 
. . . in cujus eltctione se se remisòerunt dwmmodo tamen dictus Io. Franciscus 
non excedat majori summe schutorum octuaginia Solis ac etiam ultra predicta 
se se remisserunt in dicto Io. Francisco de clapis dicto ostio ponendis de 
quibus supra et hoc non obstante dieta remissione dictorum schtttorum septua- 
ginta quinque prò predo dicto : Que omnia etc. Sub pena schutorum viginti- 
quinque Solis in quam penam inìelligaiur incidisòt dictum mag. loh annero. 
Mariani in casu quo non observaverit contenta in dicto instrumento et aplice- 
tur diclis Simoni et Lazaro necnon et teneatur dictus Ioharmes Maria ad 
omnem (sic) alium damnum interesse et expensarum dictorum Simonis et Za- 
zari Jlendorum in f adendo facere aliud. Acto quod dictus mag. Iohannes Ma- 
ria teneatur et sic promissit usque ad Jinem dicti laborerii facere et curare 
quod fabricetur per duos magistros computato ipso mag. Iohaime Maria assi- 
due usque ad jinem. Infra soluptionem cujus portarii dictus Iohannes Maria 
sponte ut supra fatetur habuisse et recepisse a dictis Simone et Lazaro schuta 
quadraginla auri Solis in moneta datos (sic) et numeratos in presentia mei No- 
lani et testium infrascriptorum et de quibus se bene contentum et soluptum 
vocavit et vocat. Et prò dicto mag. Iohanne Maria et ejus precibus erga dictos 
Simonem et Lazarum prò contentis omnibus in suprascripto instrumento so- 
Imniter intercessemi infrascripti videlket mag. Iacobus de Cadono #. Vetri 
Milanensis (sic) prò schutis viginti quinque tantum et mag. Io. Domini cus de 
Ikona q. Iacobi Valis Lugani prò resto contentorum in dicto instrumento: Sub 
etc. — Actum Ianue in contrata seu in platea Calvorum in domo nova ipso- 
rum Simonis et Lazari videlicet in caminata diete domus : Anno Domin. Nativ. 
Milleximo quingenteximo trigeximo quinto Indictione septima secundum Ianue 
cursum die lovis quartadecima I amarli hi Vesperis vel circa: presentibus 
Antonio de Promontorio Piuma q. Bartholomei et Iacóbo de Auria q. Ihome 
civibus Ianue testibus vocatis et rogatis. 

(1) ^ Die Lune XXI Iunii in Vesperis ad banchum in Bancis: loh. Fran- 
ciscus de Zoalio q. Laurentii jochalista in cujus (sic) remissa fitti et attrìhda 



200 CAPITOLO V. 

di Gio. Maria ci rimane con titolo certo, da dirsi più 
tardi ; ma basta da sé per mostrarcelo accosto a più 
sane massime, più circospetto , più temperato d' assai 
che Gio. Giacomo; e forse si debbono a lui certe statue 
che i più corrivi abbandonano al della Porta, ma 
che i sagaci tengon tuttora in sospeso ed assegnano a 
scuola men licenziosa. 

Nò Giacomo Carloms, annunziato di sopra tra i socj 
nel nuovo patto , era artefice oscuro di questi giorni. 
Il Passallo, nell'anno suddetto del 1533, sei prendeva 
a compagno d'un'opera, dove l'intaglio e '1 rilievo dc- 
veano alternarsi per mani diligentissiine. Altra volta mi 
venne occasione a far cenno di cancellate marmoree 
( diceanli rastrelli ) che le Consorzie Disciplinanti go- 
dean d' innalzare all' ingresso de' loro oratorj : il più 
delle volte con triplici valve, e distinte di fregiature; 
ma traforate, in ispecie al busso , sì che la vista cor- 
resse al di là del chiuso. I Battuti di S. M. di Ca- 
stello , e que' di S. Sira e di S. Giovanni, ne avean 
di bellissime , e bella oltremodo parea nel Cancello di 



potestas judicandi et arbitrando contenta in suprascripto instrumento visse 
dicto et ballia in eo data (sic) et attributa vissoque dicto portano ac vissis 
omnibus et diligenter inspectis matura deliberacione quoque habita omni modo 
etc. jententiavit ordinami et exclaravit ut supra videlicet quia judicavit et 
sententiavit dictos Simonem et Lazarum ad dandtim et solvendum dicto Iohnnni 
Marie scuta ociuaginta Solis prò pretto dicti portalis clapis et aìiis comprehensis 
omnibus — Testes Octobonus Badarachus q. Ibleti et Battista Costa q. Vin- 
centii ligator etc. (Atti del Not. Benedetto Navone — Fogliaz. 1. 1531 39). 



SCULTURA 201. 

questi ultimi l'opera appunto del traforato; il perchè 
i Confratelli di S. Bartolornmeo, per decorarsene a lor 
volta, fatto disegno su Gio. Maria e sul Carlone , li 
strinsero al patto di conformarvisi. L' atto che segna 
le convenzioni tra i due maestri e il Priore della Con- 
sorzia , Nicola Lercari da Vigevano, porta la data del 
6 di maggio; né men che diciotto mesi chiedean gli 
scultori, ch'è termine, per quella età e quelle braccia, 
da grandi lavori. E invero (per dire alcun poco di tali 
edifìcj) tre porte dovean campeggiarvi, in altezza la 
mezzana di palmi quattordici, e le altre di dieci; cia- 
scuna abbellita di colonnette e d'intagli a risalto e di 
belle statuine sull'apice. Anche il prezzo dichiara qual 
fosse l'impresa, fermato nella somma di scudi dugento 
venti (1). A saperne di più si consulti il rogito. 



(lì In nomine Domini Amen : Magistri Johannes Maria de Passallo et 
Iacobus Carlonus magistri pichapetrum et uterque eorvm in solidum sponte 
etc. et omni modo etc. promisserunt et promittunt Nicolao Lercario de Vigle- 
mno Priori Domus Fratrum Disciplinatorum Sancti Bartholomei presenti et 
accentanti ac stipulanti et recipienti etiam nomine Simonis Merelli Subprioris 
diete Domus Fratrum Disciplinatorum Sancti Bartholomei infra menses decem 
odo proxime venturos jacere et fàbricare in dieta Domo Rastellum diete Domui 
(sic) marmorìs albi cum suis flguris secimdum modellum prò dimidia retentum 
per ipsos magistros et prò alia dimidia retentum per infrascriptos Sindacos 
diete Domus et ipsum modellum retro scriptum manu mea propria silicei Io. 
Cibo Rolerii Notarii unicuique dimidie dicti modelli apositum ut supra manu 
mea propria Io. Cibo Rolerius Notarius: et dictum Rastellum bene laboratum 
et bene condicionatum mensure lucis porte mastre parmorum quatuordecim in 
altitudine et in longitudine parmorum septem et colonne et ceteri marmori (sic) 
grossiludinis et latitudinis ut sint bene proporcionati et condicionati tali operi 

Vol. V. — Scultura. 26 



202 CAPITOLO V. 

Io debbo affrettarmi , sospinto dal troppo della ma- 
teria, ed inteso a disporla nel miglior ordine. Io penso 
di starmene a quello degli anni; e poiché gli artefici 
di questo periodo han già lor nome ed alcuna notizia 
ne' fatti addietro , sarà più diletto con più chiarezza , 
il trovarli per l'avvenire or da soli, or congiunti l'un 
1' altro neir operare : e quale conchiudere un' epoca e 
uno stile, e qual altro creare gli esordj a una nuova 



cum suis trasforis inferius sub ilio ordine ut sunl UH trasfori Domus Disci- 
plinatorum Sancti Iohannis silicei die to rum strafororum: et figure silicet tres 
ex eis esse debeant longitudinis parmorum quatuor cum dimidia prò qudibet 

figura et due figure sint longitudinis parmorum quatuor secmidum 

debitam proporcionem : Et alie due porte sint altitudinis parmorum decem et 
largiiudinis parmorum quinque et Rastellum ipsum versus altare facere politum 
cum scoptllo (sic) et hoc prò pretio et nomine pretti scutorum ducentorum vi- 
gititi auri Solis solvendorum et que solvi debeant per ipsos D. Priorem et 
Subpriorem sub modis et pagis infrascriptis videlicet scutos quinquaginta auri 
Solis ad eorum liberam voluntatem et infra festum S. Bartholomei proxime 
venturum infra quod quidem magistri ipsi in ipsa Domo in fabrica ponere 
debeant hostium (sic) magnum dicii Rastelli et alios scutos quinquaginta auri 
Solis semper et quando ipsi magistri in laborerio posuerint alias portas duas 
parvat et residuum semper et quando sii perfectum dictum opus et sic ipse 
Prior suo nomine et Subprioris et Benedictus de Rivaria Sindicus diete Do- 
mus nomine ipsius Domus et Fratrum Disciplinatorum diete Domus dare et 
solvere promisterunt et promittunt dictis mag. Iolaanni Marie et Iacobo qua- 
tenus prediclis ipsis adimplentibus omnibus predictis realiter et cum effectu 
omni exceptione et contradictione remota: Renunciantes etc. — Actum Ianue in 
prima Sala Palacii Communis vocata Fraschea videlicet ad banchum mei No- 
tarti infrascripti: Anno Domin. Nativ. M. D. trigesimo tercio Indictione quinta 
secundum Ianue cursum die Martis sexta Mai] in terciis : presentibus Paulo 
Abbo Notario et Francisco de Ponte tinctore sete q. Petri habitatoribus Ianue 
testibus ad premissa vocatis et rogatis, (Atti del Not. Giovanni Oibo Rollerò 
— Fogliaz 2 — 1521 32). 



SCULTURA 203 

scuola. E però mi conviene tornare a Gio. Giacomo , 
e ai suoi primi compagni : e por mente alle produ- 
zioni, che forse iniziate durante la società, per lui solo 
si maturarono, poiché Guglielmo ed il Corte emigra- 
rono ad altro cielo. È palese in esse, ove pure si cer- 
chino a scorta degli atti, una cura del marmo e una 
dignità nelle idee , che languisce o traligna per vol- 
ger di tempo ; o sia che durasse alcun senso d' emu- 
lazione, o Guglielmo già innanzi al partire fornisse 
i concetti primi. E ciò si può credere in ispecie del 
simulacro d'Ansaldo Grimaldi, locato in adorna nicchia 
nel Palazzo già delle Compere, e prima allogazione a 
lor fatta da' Protettori; dacché nelle note de' cartularj 
i tre socj han comuni le somme de' pagamenti, e le 
loro ragioni incominciano dal 1536, quand' eran pre- 
senti e congiunti tuttavia ne' lavori (1). È notabile 
il titolo d' architettori attribuito ai tre socj ne' detti 
registri : e pare che V opera il riconfermi con quelle 
decorazioni per entro le quali è seduta la statua. La 
quale e nell' atto , e ne' panni , e in tutto il partito 
(come dicon gli artisti) rammenta il Salvatore sedente 
nell' edicola del Vescovo Agrigentino , e gli è quasi 



(1] ►£ Ihesus — MD XXXVII die X Aprilis — M. Iohannes Iacobus de 

la Porta: Nicolaus de Corte: et Guliermus filius (lieti M. Io. Iacobi sculpto- 

res et architectores etc. fàbricatores statue marmoree Magni/ . Dom. Ansaldi de 

Grimaldis deòent prò Cartulario Officii de MDXXXVL — L. CLXXII, s. X. 

> — E seguono due altre scritturazioni. (Cartul. Officii, 1536). 



204 CAPITOLO V. 

contemporanea , se guardi alle date ; figure entrarne 
(comunque scolpite) d'un grave e d'un temperato che 
in Gio. Giacomo non si ripete per altri esempj. Altra 
effigie onoraria eseguì da solo pel Magistrato : ed è 
quella in piede di Gerolamo Gentile sul pianerotto che 
mette al salone. Ed è così fatta, o si guardi com'ella 
si muove, o com'ella è composta, o com'ella è condot- 
ta, da sembrar poco meno che fattura di Guglielmo , 
ancorché le carte degli ufficiali non ci consentano di 
asseverarlo. Ne accennan queste da' primi mesi del 
1538 (1) ; ma chi giurerebbe che T opera non fosse 
commessa da tempo , e fors' anche non pur concepita 
ma digrossata durante la società? Né in tutto la veg- 
go ultimata prima che in luglio del 39; e mei dicon 
le spese che bisognarono a collocarla nella maggior 
sala, di dove fu tolta più tardi, e con molto guadagno 
a cui piaccia avvisarla da presso (2). Due altre , scol- 



ti) ►£ Ihesus -— MDXXXVI1I die XXI Februarii — Mag. Io. lacobus de 
la Porta scullor prò Cartulario Magni/. Officii de 1538 occasione imaginis 
Dom. Ieronymi Gentilis fabricande marmoris. — L. LI, s, XV — Uem die 
XIX Maj 1539. — L. XXXIIII. (Cartul. Officii S. Georgii — 1538). 

(2) MDXXXIX die IX Iulii. — Expense facte in reipositione statue quon- 
dam Dom. Ieronymi Gentilis q. D. Francisci: Pro Petro Guiso prò diversis 
expensis factis tam in ponendo dictam statuam et tabulam quantum reponendo 
in sala videlicet prò magistris masaclianis et aliis magistris calcina et similibus 
etc. L. XII, s. VII. — Uem die II Decembris — Pro Mag. Ioanne Iacobo 
de la Porta prò resto sue mercedis Imaginis Dom. leronimi Gentilis mandato 
Magnìf. DD. Mathei de Flisco Truchi et Pauli de Auria Deputatorum. — • 
L. XVII, s. V — (Cartul. ut supra). 



SCULTURA 205 

pite da lui per le Compere , siccome son posteriori , 
così anche di minor pregio, e terranno lor ordine se- 
condo l'età. 

Piaccia adesso tornare alla statua già detta di S. 
Caterina; la quale senz'altro è recata a Guglielmo, e 
difesa dall'autorità del Vasari. Ciò nondimeno , se al- 
cuno ne dubitasse, ben pochi argomenti verrebbero in 
pronto a convincerlo. Abbonderebbero in quella vece 
gl'indizj contrarj, quand' anche s' andasse corrivi sul- 
1' opera , e attenti solo alla scorta delle memorie. La 
Porta dell 1 Acquasola , altrimenti chiamata da quella 
Santa, benché delle prime che aprisser adito nei nuo- 
vo muro , non parve in assetto prima del 1538 , che 
correa decimo dalla ricuperata libertà; e di quest'anno 
appunto vi fu murata la lapide che tenea cenno del 
gran lavoro (1). A quest'ora Guglielmo era lungi da 
noi; né vuol credersi che i Reggitori pensassero a cose 
statuarie già prima che l'ordine e '1 disegno de' nuovi 
ingressi le consigliasse, o si desse mano a difese che 
in quello scritto son segnalate per incredibile celerità. 
D'altra parte i cartularj di questa fabbrica, ancora esi- 



(1) Il tenore di quella epigrafe ci è conservato nel Piaggio (Monumenta 
Geniiensìa, Biblioteca Civica, voi. 5, pag. 281) — Dux Gubematores Procu- 
ratoresque amplissimi Ordinìs decreto ut iuta ab hostibus Respublica jucuudis- 
sima liberiate fruatur summa impensa ingenti studio montibus excisis et loci 
natura superata per difficili opere zirbem fossa moenibus aggeribus propugnacu- 
Usque incredibili celeritate munierunt: Anno Domini MDXXXVI1I. Restitutc.e 
vero Libertatis X. 



206 CAPITOLO V. 

stenti nel pubblico Archivio, non fanno parola di nuo- 
ve imagini che sia precedente al marzo del 1540. E 
più ancora è notabile, che in un paragrafo di quo 1 
ragioni si leggon segnati tre massi di marmo pur al- 
lora discaricati sul ponte de 1 Cattanei , all'uopo di tre 
figure ; che tanti dovean bisognare a Gio. Giacomo , 
due cioè per la porta di S. Tommaso, e cotesto per 
l'Àcquasola , ed egli stesso s' era tratto a Carrara per 
rifornirsene (1). Aggiungerò novità maggiore per chi 
troppo si fida agli scritti e alle tradizioni. Neil' anno 
stesso, anzi a un tempo medesimo, fu lavorato ed af- 
fìsso a quest' ultima Porta quel bassorilievo in tondo, 
che poi si murò sul prospetto alle moderne arcate; ove 
l'effigie del Redentore alludeva al Sudario ch'è vene- 
rato nella vicina chiesa di S. Bartolommeo degli Ar- 
meni. Chi non la diede (di quanti scrissero) al figlio 
Guglielmo , o chi mai dubitò eh' ella fosse ? Or ecco 
che i conti della Repubblica la rendono senz' altro a 
Gio. Giacomo, e con tutta certezza l'associano alle al- 
tre sue cose, per doppia registrazione di pagamento (2). 



(1) ►£ MDXXXX die XX Martii — Mag. Io. Iacobus Della Porta prò 
Angustino Lomelino Porro — ltem die XVIII Septemlris : In petiis trihus 
•marmarorum existentium super pontem C alitane or um prò jiguris. Pro consteo 
ipsorum prò carratis XVI III ad sciita 4 singula carrata : scuta LXXYI. — 
Pro expensis sui missi in Carraria scuta IIII : et prò naulo ad rationem de 
soldis 4 singula carrata: 323. 

(2) MDXXXX die Vili Mai] — Pro Mag, lo. Iacobo de Porta scultore 
prò predo marmoris et ejus mercede construendi faciem Sudarti cum literis 



SCULTURA 207 

Restava di Guglielmo lontano la fama ed il nome, o- 
stinato a durare nei posteri; quello del padre, presente 
e operoso fra noi, poco stette a non perir coll'artefìce. 
Altra statua muliebre non v'ha di costui, onde ag- 
giunger valore al giudizio per via di raffronti. Ma 
bastano , a veder nostro , le impronte dello scalpello , 
bramoso di quello stile, ma incerto pur anche nel con- 
traffarlo. Il moto della figura è più ardito che agevole 
ed elegante ; le pieghe piuttosto affollate che ricche , 
e dove pigiate in seni , e dove cadenti in retto , con 
poca armonia tra l'un lato e l'altro. La cieca fortuna, 
non so se più amica o invidiosa a Guglielmo , s'ardì 
ben oltre , dettando al Litta , benemerito illustratore 
delle celebri Famiglie d' Italia , che sia di sua mano 
il sepolcro di mons. Francesco Pallavicino vescovo di 
Aleria, nella cappella da lui istituita al Santuario di 
Coronato in Polcevera. A tale asserzione fa contro , e 
con buon giudizio, l'autore della Memoria, guardando 
al lavoro non pur dozzinale ma goffo di quel monu- 
mento, benché gli conceda alcun'orma del detto stile; 
ma cade egli stesso in errore, congetturando che 1' o- 



ponendam in Porta S. Caterine mandato MM. DD. Procurai orum: prò Magni f. 
Bernardo lustiniano Massario — L. XVII, s. V. 

MDXL die ITI lulii — Item XI lulii — Pro Iohanne Iacobo de Porta 
sculptore prò consteo marmoris cum imagine ad similitudinem Sacratissimi Su- 
darti apposita ad Portane Sancte Cattarine mandato DB. Procuratorum : prò 
Magnif. D. Bernardo lustiniano Massario — L. XVII, s. V. (Cartul. Reipubl. 
1540;. 



208 CAPITOLO V. 

pera si possa ascrivere all'epoca de' tre socj, dico del 
Corte e di Gio. Giacomo e di Guglielmo, ch'è qu 
a diro al miglior tempo di quella scuola. Ma sia al- 
l'una e sia all'altra sentenza mentiscono i dati stori " 
i quali ci danno il Vescovo aleriense siccome vivo a 
metà del 1547, e sollecito a compier l'opera della cap- 
pella ; e così ben dieci anni dacché Guglielmo e il 
da Corte s'eran tolti di Genova (1). Vero è che nel 
Litta non dee supporsi tal vanità, da creare un autore 
alla sepoltura , senza alcun cenno o in iscritto o per 
tradizione desunta per lui dai gentili di quel prelato; 
e sappiam d' altra parte, e notammo già prima d'ora, 
che il vescovo Pallavicino, rendendosi a noi dopo dieci 
lustri vissuti in Roma, oltre l'insigne tavola che poi 
destinò alla cappella , potè recar 'seco altre cose ch'ei 
disegnasse d'usare a quest'uopo. Or sarebb'egli assur- 
do, che conosciuto Guglielmo in Roma, si procurasse 



(1) Conviene anzi supporre che il Vescovo cessasse non prima del 1549 
segnato nella epigrafe; la quale riferiamo tanto più volentieri dacché nel 
citato libercolo è monca e in alcuna parte scorretta — Si me cogitas mi- 
serabile — Si non cogitas periculosum — D. 0. 31. — Franciscus Pai- 
lamcinus Episcopio Aleriensis incredibili animi tranquillitoie bisquinque lustris 
jam Romae peraclis imbecillitateli conditionis humanae agnoscens ad patrios 
lares rediit ut honesto otio quiesceret omni ambitione amota felicitatemque qui 
in rtv.Ulcis ac privatis usus est Deo acceptam rcftrens Sacellum hoc cum dote 
ac ornamentìs Beatae Virgini Marie dlcavit — Tenentur Fratres impartitis 
eorum privilegiis benemerenti Episcopo Salvagiae mairi Vincentio fratri Nepo- 
tibusqw singulis diebus defunctorum sacra facere et semel in ebdomada soiem- 
niter Manibtis parentare: Anno Salutis MDXXXXVIHI die XII Octobris. 



SCULTURA 209 

un modello dell'opera, e ch'altri meno felicemente, 
lui morto, il ritraesse sul marmo ? Queste cose sian 
dette a chi fosse vago di trar dall'errore alcun che 
di probabile; del resto non è istituto dell'opera mia 
bazzicare in supposizioni, ma da fonti ignote derivar 
verità non indegne di storia. E però lascio ad altri 
i giudizj vani di cose ora ascritte a Guglielmo ora 
al padre, e ritorno a certezza di documenti: materia 
opima per chi durò tempo e fatica a disseppellirli, e 
fors'anche più grata a chi legge, per un quasi com- 
porsi che fanno i maestri in un campo medesimo, or 
soli in parte, or consorti in un'opera, ora ajuti un 
dell'altro. Di ciò che Guglielmo facesse in Roma, e 
di ciò che potendo non fece, discorrono altri libri; del 
Corte in Ispagna farem nostro debito a luogo op- 
portuno. 

Non prima eran lungi il figliuolo e l'amico, che 
Gio. Giacomo della porta ebbe invito da Stefano Fieschi 
pel portale d'un suntuoso palazzo che questi s'andava 
innalzando, non so in qual contrada della città, se 
pur non era in prospetto del Duomo. Per questo io 
ne dirò più. distinte le membra, a soccorso del rogito 
ch'io ne rinvengo negli atti di Gerolamo di Promon- 
torio in data del 21 agosto 1537; affinchè non sia 
tolto il discernerlo, a cui talentasse, dov' egli sia salvo 
per avventura dal morso de' secoli. 

Le forme prescritte al lavoro accennano ai molti 
che d'ordinario s'ascrivono per congettura a Gio Gia- 

Yol. V. — Scultura. 27 



210 CAPITOLO V. 

comò: erari due colonne in marmo venato di fusarolo, 
e sovr'esse un attico sormontato da due figure di 
Ninfe (così vi leggo) e nel mezzo lo stemma di que' 
gentili, e a' due lati dell' architrave non so quali 
caratteri solcati a scalpello, (1) e nel vano de' piedi- 



ni) In nomine Domini Amen : Ioannes Iacobus de Porta mediolanensis 
Bartholomei scultor et architector sponte etc. et omni meliori modo etc. prò- 
missit et promittit Nob. Stephano de Flisco presenti et acceptanti etc. se mag. 
Io. Iacobum facere et construere portale domus ipsius Stephani in omnibus 
prout infra : Et primo dicium portale circa lucem esse debeat altitudinis pal- 
morum XII latitudinis vero palmorum sex et quarti unius allerius marmo- 
reum tamen et ex marmore Carrarie et colonnas (sic) pondus errigentes debet 
esse marmor venatus de fuzarolio in pulcritudine et si supererit locus vacuus 
videlicet ipsi Magistro videbitur Tiabere etiam ponere similem marmorem (sic) 
supra dictum portale debeant esse duo Nimphe prout apparet in designo jam 
facto penes dictum Magistrum existentem et per me signalum et diete Nimphe 
quatenus dicto Magistro videatur ad majorem gratiam et aptitudinem operis 
et jigurarum possint immutari circa attitudinem quam representant in dicto 
designo ila tamen quod figure sint in boniiate juxta ipsius magistri artem et 
prout facere solitus est. Item in medio portali videlicet ubi in designo adest 
signum Crucis debet esse una effigies dicti Magistri modo dicti Magistri etiam 
in pulcritudine et quamvis dicium designum slt cancelli nihilominus debet re- 
duci ad modum portalis juxta mensuram de qua supra et in pedestralibus cle- 
bent esse trophea intaliata et gradum et seu scalinum et si erit necesse duo 
debent esse marmorea convenientia dicto portali et latitudo marmoris videlicet 
omnibus computatis esse debet ad minus latitudinis qua est portale quondam 
Silvestri Cornerii seu ejus heredum. Item in frixio quod erit supra portale vi- 
delicet in duabus partibus esse debent litlere scripte prout voluerit et manda- 
verit dictus Stephanus ita tamen quod non excedant sittum existentem in dic- 
tis partibus et supra dictum portale videlicet in medio dictarum Nimpharum 
esse debet arma Nob. de. Flisco et convenienter dicto portali : quod quidem 
portale debet esse perfectum et finitum in omnibus prout supra et cum omni- 
bus suprascriptis et sic ipse Magister illud perficere et fieri promissit per totum 
mensem Aprilis proxime venturum anni de 1538 proxime venturi videlicet in 



SCULTURA 211 

stalli gli usati trofei di guerreschi arnesi. E s'anche 
abbisogni l'indizio delle misure, lo spazio ad entrare 
eran dodici palmi per alto, e metà per largo. Modesto 
il prezzo di scudi ottanta a tal'opera, ed anzi disotto 
al giusto; talché s'accorse ben presto l'artefice del 
grave scapito che gli fruttava. Ma generoso, od ac- 
corto con gentil committente, di quel sopprappiù fece 
dono al Fieschi presente d'innanzi al Notaio medesimo, 
e il giorno appresso alle convenzioni. Laonde mi 



appoteca dicti Magistri et circa posicionem et affictionem illius dictus Magister 
teneatur quantum ad, ea que concernunt artem marmoream item dare opera- 
rium unum vel duos qui se exerceant circa predicta quantum expediat sum- 
ptibus dicti Magistri et quecumque expense magistri antelami et aliorum si que 
erunt solvantur et solvi debeant per dictum StepJiamtm. Versa vice dictus 
Steplianus acceptans predicta promissit et promittit prò preiio omnium predic- 
torum dare et solvere dicto Magistro scuta octuaginta auri Solis in hunc modum 
videlicet ex nunc scuta quinquaginta et que ipse magister Tiabuit et recepii in 
mei Notarii et testium infrascriptcrum presentia et restum ipse D. Stepha- 
nus dare et solvere promissit in consignacione operis predicti in pace : Que 
omnia etc. Actum Ianue in Sala superiori Palacii Communis videlicet ad so- 
litum bancum mei Notarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo quin- 
geniesimo trigesimo septimo Indictione nona secundum lanue cursum die XXI 
Augusti in Vesperis : presentibus ibidem Ieronimo de Levanto q. Barnabe et 
Augustino de Promontorio de Ferrar iis q. Luce civibus Ianue testibus ad pre- 
missa vocatis et rogatis. 

►£« 1537 die Mercurii XXII Augusti in Vesperis in loco suprascripto et 
presentibus suprascriptis testibus : Supradictus mag . Io. Iacobus sciens dictum 
portale esse debere pluris valoris et predi dictorum scutorum octuaginta et vo- 
lens erga dicium Stephanum se generose habere illud plus quantumque prò foret 
dicto Stephano presenti donavit et libere donai ex grafia speciali: Que omnia 
prout supra etc. (Atti del Not. Gerolamo Promontorio di Cuneo, Fogliaz. 
1, 1526,38). 



212 CAPITOLO V. 

par maraviglia che due anni di poi, invaghitosi il 
Fieschi d'alzare una fonte di bianchi marmi nel pros- 
simo cortile, non avesse di nuovo a' servigi il liberale 
maestro; ma un altro, valente bensì ma del tutto straniero 
alle stanze di quello, e fors'anche competitore. Dico Gio. 
Maria da Passallo, che per istorpio o per malo intendere 
dell'amanuense, è alterato ne' rogiti in da Passano , 
e annunziato nel primo scritto con titolo indegno di 
scalpellino. Girava la conca delle acque per otto pal- 
mi almeno, fregiata a rilievo delle arme gentilizie e 
d'intagli decorativi; di mezzo alla quale sorgeva una 
pila poco men di sei palmi , con altri risalti di 
teste e d'ornati, e sovr'essa da un dado finissima- 
mente scolpito levavasi una sembianza di fanciulla 
che dava dal petto zampilli d'acqua, e compieva l'al- 
tezza del tutto tra i dieci e gli undici palmi de' 
nostri. Tali erano i fregi di queste case: ben più no- 
tabili delle pitture, che il Fieschi tra l'una e l'altra 
opera avea fatto fare sui muri esterni a Benedetto 
De Ferrari mezzano pittore della Matricola. A Gio. 
Maria toccò premio di scudi quarantacinque, per patto 
rogato dal Not. Vignale il 24 settembre del 1539. (1) 



(1) >fa MD XXXVII Indictione duodecima secundum lanue cursum die Mer- 
curii XXIIII Septembris in Vesperis ad bancum solite residence Atigustini de 
Vignale Notarti scilicet in prima Sala Palacii Communis vocata Fraschea. 

« Maestro lo. Maria di Passano (sic) maestro scarpelino debe far uno 
« brachile e troleo de la sorte qual si vede in questo retracto de mar- 
« maro biancho in lo cortillio de la caza de Stefano Flisco et meterlo in 



SCULTURA 213 

La giusta estimazione di buoni artefici così allo 
scolpire siccome al comporre e all'edificare, congiunse 
un'altra volta costoro nel 1540 ai lavori, o meglio 
dirò ai nuovi aspetti che la Repubblica intendeva di 
dare al Presbiterio e al Capitolo di S. Lorenzo. Ve- 



« lavoro cum le qualittati etiam denottate de qui soto ad tuta spesa del 
« dicto M. lo. Maria et questo fra meisi sei sotto pena di libre 25 così 
« taxatta tra loro per justo dano etc. In primis debe far et metter uno 
« trolio de marmaro de parmi 8 almancho et farli due arme Flisce de 
« relevo una verso la porta grande P altra verso la porta del giardino et 
« tutto de debitta grosseza et alto palmi 3 Ij3 sopra lo scalino : farli lo 
« suo scalino atorno atorno de 3 de palmo alto vel corno li para per lo 
« mexe venturo di marzo et de marzo fare lo fondo de dicto trollio et de 
« marmaro : fare la pilla simplice tantum cum le teste et altera cossa 
« corno è in lo retracto de parmi 5 Ij2 in circa: far lo pilastrato intaliato 
« corno lo ritracto : far una fantina politissima e da le mamelle escie 
« aqua: et tuto fare in bellessa et de boni marmari taliter che misso ad 
« opera sia judicato valer de pretio scuti septanta al mancho. Et per 
« contra lo dicto Steva Fiesco prometterà de darli scuti quaranta vel 
« libre cento trenta octo et ex nunc li dà libbre 70 vel ottanta libbre ad 
« suo beneplacito et sino in scuti 45 ad judicio del dicto Stefano Flisco ; 
« et quanto a li muratori sive maestri di anteramo lo dicto Stefano pa- 
« gerà le sue j ornate. De altessa de parmi X in XI et sopra la pilla so- 
« lum la figura de sopra dieta cum suo pedestallo et tuto sia bellissimo 
« et solum una pilla e non due pille. » 

In Nomine Domini Amen : Nob. Stefanus de Flisco ex una 'parte et mag. 
Ioh. Maria de Passano (sic) sculptor Baptiste mojor etc. et qui palam et 
publice facit facta sua patre sciente et non contraddente ex parte altera 
sponte et ex ipsorum et cujuslibet ipsorum certa scientia nulloque juris vel f adi 
errore ducti seu modo aliquo circumventi per se heredes et successores suos 
confessi Juerunt et confitentur sibi ipsis ad invicem et meissim devenisse ad 
infrascripta pacta composicionem et alia de quibus infra dicetur solemnibus 
stipulacionibus hinc inde intervenientibus: Renunciantes etc. Videlicet dictus 
Io. Maria teneatur et obligalus sit et sic promissit dicto D. Stefano presenti 



214 CAPITOLO V. 

nian deputati alla forte impresa i magnif. Ettore del 
Fiesco, Cristoforo Grimaldi Rosso e Pier Giovanni di 
Chiavica: e rovistando negli atti della Eccellentissima 
Camera, io trovo che fin dal maggio dell'anno predetto 
incettavano marmi dai Carraresi (1). E apparisce per 



prout supra ita et taliter cura effectu facere et perjici facere ea omnia labo- 
reria que scripta reperiuntur in apodisia manu propria dicti D. Stefani de 
voluntate et consensu ac forma scientia et noticia dicti Ioli. Marie presentis et 
sic fatentis et eam promissit observare ac adimplere modis et in omnibus prout 
in ea legitur et continetur que quatenus expediat hic et in qualibet parte pre- 
sentis instrumenti prò pista habeatur. Et versa vice dictus D. Stefanus etiam 
promissit et promittit dirto Ioli. Marie presenti ete. diciatti apodisiam obser- 
vare et adimplere ac dare et solvere peccunias de quibus dicitur in ea ac in 
omnibus et per omnia prout in ea legitur et continetur: et que apodisia inftl- 
sari debeat per me Notarium infrascriptum de voluntate dictarum ^partium 
in presenti instrumento ad hoc ut ventati semper locus sit: Que omnia etc — 
Actum Ianue in prima Sala Palacii Communis vocata Fraschea ad banchum 
solite residentie mei Notarli jam dicti et infrascripti: Anno a Nativitate Do- 
mini MD XXXV III 1 Indictione duodecima secundum Ianue cursum die Mer curii 
XXIIII Seplembris in Vesperis: presentibus testibus Iohanne Borzono q. Tho- 
masini Laurentio de Villa Notano et Nicolao Blancko Tome ad premissa vo- 
catis et rogatis. (Atti del Not. Agostino Viale — Fogliaz. 1. 1531, 42). 

(1) ►£< Al nome de Dio — « 1540 a dì 25 di Maggio in Martedì in 
« Vespero: In Palazzo in la Camera della residenza de' magnifici Gover- 
« natori dove al presente habita el magnif. Ettor del Fiesco : presenti 
« Agostino Lercaro Grolero del q. Bartolommeo e Gio. Carlo de Aregino 
« de Pontremoli Ufficiali — Angelo Maria de Cazone alias ditto Azari de 
« Carrara del q. Gio. Sisto e Leonardo Bernucio del q. Petro de Carrara 
« in solidum spontaneamente e non per errore alchuno hanno promesso e 
« prometteno alli magnif. Signori Hettor del Fiesco Christofforo de Gri- 
« maldi Rosso e Petro Gio. de la Chiavega trei deputati per la 111. Si- 
« gnoria sopra lo adobamento e refacimento del choro e chiesia di Sancto 
« Laurentio » etc. (Segue la distinta dei marmi) — « ►£« Al dì detto 
« pocho di poi : Li sopradetti Angelo Maria e Leonardo in solidum con- 



SCULTURA 215 

questa e per altre note siccome Gio. Giacomo e Gio. 
Maria fosser posti ambidue sopra l'opera, e insieme 
con essi Gio Antonio da Passallo (di cognome 
Cattaneo) e Pantaleo Piuma detto lo Spagna, spec- 
chiati maestri di quadro. Ma perciocché cosiffatte biso- 
gne, impacciate, e moleste a lor volta, nel lavorìo 
degli stalli ad intarsio, dovettero andare a rilento, e 
incontrarsi da ultimo in quelle riforme che al nostro 
Duomo recò l'immortale Galeazzo Alessio, così m'è 
giovevole il trarre più in qua di due lustri il costo- 
ro adoprarsi ne' nuovi ornamenti, aggiungendo per 
quinto un infaticabile, che fu il Giacomo Carlone, testé 
ridonato alla luce. È ben vero che tre colossi operarono 
per quelle nicchie il Passallo ed il Porta, e preven- 
ne ciascuno a scolpirne un quarto l'insigne Montorsoli; 
ma da statua a statua e da capo a fine trascorse sì 
lungo intervallo, che meglio corrono a ciascun tempo 
e a ciascuno artefice, *che non si stringano in un sol 
fatto e in un'epoca sola. Segno adunque Gio. Giacomo 



« fesseno haver havuti e riceputi scuti trentasei d' oro del Sole infra pa- 
« gamento delli marmori di sopra : e renuntiano la exceptione della pe- 
« cunia non numerata: e prometteno farli boni etc. sotto obligatione etc. 
« E per li detti Angelo Maria e Leonardo in solidum intercedeno e male- 
« veno maestri Gio. Gìacobo della Porta Pantaleo Piuma q. Simonis e Gio. 
« Maria de Lugano figlio di Battista seulptori in solidum cioè per scuti 
« trentasei havuti di numerato e per infino in scuti cinquanta per 1' os- 
« servanza del contratto sotto obligatione etc. quali renuntieno le ragioni 
« del principale » (Atti della Eccellentissima Camera — Fogliaz. 1540.) 



216 CAPITOLO V. 

e gli altri distintamente, prendendo consiglio da' mo- 
numenti e successione dagli anni. 

Delle tre statue che l'opera del nuovo muro parea 
richiedere a segno di santità e ad ornamento de' principali 
ingressi alla terra, ho descritta già runa, per occasione 
del tòrla o contenderla almeno a Guglielmo, assegnandola 
al padre. Sulle due altre non cadono dubitazioni, poiché 
le note della Repubblica le difendono, sotto il 1540, per 
fatture di Gio. Giacomo, e altamente il gridano i lor vizj 
medesimi. Io parlo del gruppo, in figure oltre il vero, di 
S. Tommaso che tocca la piaga, indossato all'antica porta 
di questo nome, e dopo disfatto il muro a memoria nostra, 
trasferito alla prossima chiesa del Santo, e riposto 
quasi a insegnarne l'entrata. S'accasciano quelle due 
imagini, e pesano sovra sé stesse, senz'anima e senza 
vita, nell'atto incerte, nel gesto mutole, e avvoltolate 
ne' vestimenti. E pur queste duraron più secoli in 
nome del figlio per cento bocche e per molti libri; 
più venturato il Vasari, che non ne accenna per ciò 
che forse non le conobbe. Laonde io non so risolvermi 
se questo scambiar che s'è fatto Guglielmo pel padre, 
tornasse più tosto ad immerita lode dello scultore, 
o ad indegno scapito alla estimazione del figlio: il 
quale (sia detto una volta ancora) assai poco operò 
per noi, ma con altro valore ed altro animo. 

Per correr d'un lustro, cioè fino al 1545, io trovo 
Gio. Giacomo in poche fatture, ma nobili tutte e del 
tutto sue. Già sul primo albeggiare del 42 aveva 



SCULTURA 217 

egli condotta a buon fine, e già forse allogata in sua 
nicchia, una nuova statua d'Ansaldo Grimaldi, non 
più sedente come quella già fatta alle Compere, ma 
ritta in piedi, e sortita ad inaugurare una serie di 
benemeriti, e un segno perpetuo di civile riconoscenza, 
nella gran Sala della Signoria, che frattanto s'andava 
illustrando di nuove forme e di nuove bellezze. 
Breve è la nota che la registra ne' Cartularj , ma 
degna di savj moderatori; (1) e pare da essa che lo 
scultore ne avesse, in un solo tratto, il compenso di 
lire trecentoquarantacinque. Cotesta effigie , e con 
questa più altre che amore di patria e prudenza di 
governanti le fé' succedere per oltre due secoli , in- 
vidiò all'età nostra l'incendio del 1777. La rinnova- 
rono i discendenti per gli scalpelli del buon Traverso, 
e con molto guadagno per certo alla gloria del gran 
cittadino ; ma furia plebea la cacciò di seggio venti 
anni dopo con tutte le altre ; e sien grazie (se an- 
cora ella vive) a chi la raccolse dal fango e tornolla 
in piedi ne' proprj giardini, con nobile ammenda a 
delitto di cieco volgo. Tre anni dopo, e a metà del- 
l' aprile, le carte della Banca di S. Giorgio fan cenno 
alla statua onoraria di Gio. Gioachino da Passano 



(1) MDXXXXII die li lanuarii — Pro magistro Ioanne Iacobo de Porta 
scultore: prò mercede jabrice Statue ad memoriam magni/. Don. Arnaldi de 
Grimaldis de Republica benemeriti collatis per eum in ipsam Rempublicam 
quampluribus beneficiis — L. CCCXXXXF — (Cartul. 1541). 

Vol V. — Scultura. 28 



218 CAPITOLO V. 

che pur ci s'incontra per quelle stanze, né pare in- 
degna delle altre che già v'avea poste Gio. Giacomo; 
e piace osservare che l'opera gli era commessa da 
chi '1 predilesse ai lavori del Duomo, vo' dire da Pie- 
tro di Chiavica ed Ettore Fieschi, a ciò deputati da 
quell'Ufficio che dicean del Quarantaquattro. (1) E 
ad un tempo stesso pel detto Uffizio , e a richiesta 
di tre delegati, Giovanni Cicala Brignole, Bernardo 
Spinola e Aleramo Doria, scolpì l'ornamento di quel 
Camino che dura anche intatto là dove fu murato, 
cioè nelle stanze a man dritta della gran Sala: leg- 
giadro lavoro d'intaglio, variato di fregi e di favole 
a bei risalti, e graziato forse oltre l'uso di questo 
scultore pei freschi esempj che in cose sì fatte por- 
gevano ad imitare le case del Principe Doria. (2) 



(1) ►£< 1545 die 16 Aprilis — Magister Iohannes Iacobus de la Porta 
sculptor fdbricator statue magni/. Dom. lohannis Ioachini prò cartulario primo 
numerati 545 ad bonum computum sue mercedis fabrice diete statue de ordine 
D. Vetri Io: Cibo de Clavica et Bonifacii de Nigro subrogali loco M. D. Hecto- 
ris de Flisco duorum ex Spedato Officio de 44 quibus oretenus fuit per dictum 
Officium demandata cura fabrice diete statue: L. XXXIHI — Item: 12 Iunii 
— Pro Cartulario primo numerati magni/. Officii S. Georgii anni presentis 
ad bonum computum sue mercedis fabrice diete statue M. D. lohannis Ioachini 
de Passano mandato DD. Deputatorum de Spedato Officio S. Georgii 1554 — 
L. XXXIHI — E seguono altre sei scritturazioni, fino alla somma di lire 
trecento circa — (Cartul. di S. Giorgio 1544). 

(2) ►£< MDXXXXIIII die XV lanuarii — Magister Iohannes Iacobus de 
la Porta sculptor debet prò Cartulario primo numerati Magni/. Officii Sancti 
Georgii de MDXXXXIIII in solutionem predi unius Camini marmorei per 
eum fabricandi prò usu Spedati Officii de XXX XII II de ordine D. lohannis 



SCULTURA 219 

Una volta ancora lo rivedremo fra queste istoriane 
mura; ma quasi a presentirne e ad esplorarne la 
morte. 

Coteste sculture intramise o tardò senza fallo per 
altro lavoro da porsi in Milano nella chiesa di Santa 
Maria della Pace. A lui lo commise, presente in Ge- 
nova, il magnif. Don Giovanni Soria, famigliare (s'io 
bene argomento) a quel nostro Tommaso de Marini, 
d'infausto nome, che poi trasferitosi anch'esso alla 
metropoli lombarda, e rivolto l'animo a edificare, ci 
tolse alcun tempo e l'opera e la persona del gran 
Perugino. Il Soria s'invogliò di Gio. Giacomo per un 
sepolcro, o deposito come il dice la polizza, di bianchi 
marmi addossati al muro, e costrutto in altezza di 
cinque braccia, compresa una statua ad apice del 
monumento. Se fosse per grato affetto alla nostra 
città, o per gentile riguardo all'amico, o per degna 
dimostrazione al Governo della Repubblica, né io nò 
altri il vorremo decidere: certo è per la fede del- 
l'atto che la statua dovea imaginarsi e comporsi di 
guisa, ch'ella sembrasse figura e personificazione di 
Genova. Agl'illustratori di quella nobile terra lascerò 
l'indagare se il cenotafio, o la statua almanco, vin- 
cessero i secoli e la fortuna, e dove pur vivano, in- 



Cigalle de Brignolis Bernardi Spinule et Marame de A%ria L. LXVI1I - 
(Seguono altri due acconti fino alla somma di L. 153) — (Nitidi Officii 
Voi. 1539, 44). 



220 CAPITOLO V. 

terpretarne gl'intendimenti. (1) Per noi, e per la scritta 
che noi riferiamo, si può intanto conoscere che il 
dalla Porta prendeva carico di condurre a Milano i 
marmi , e adattarli egli stesso in quel tempio , entro 
il termine di quattro mesi, .a contare dal 5 maggio 
del 1544, ch'è il giorno segnato agli accordi. (2) E 



(1) Mi vien riferito che la chiesa di S. M. della Pace, dismessa già 
lungo tempo da' sacri ufficj, è attualmente ridotta a scuola d' equitazione, 
e 1' annesso monastero acconciato a collegio dei discoli. Sulle pareti si 
veggon reliquie d' antichi affreschi pregevolissimi; ma del sepolcro qui 
sopra rammemorato, né d' altri monumenti consimili, non resta vestigio. 

(2) In nomine Domini Amen: Magnif. Don Iohan Sona ex una parte et 
mag. Io. Iacobus de la Porta sculptor ex alia parte Sponte etc. et omni modo 
etc. confessi fuerunt et in ventate publica recognoverunt et recognoscunt sili 
ipsis invicem et vicissim presentibus et stipulantibus pervenisse ad infrascripta 
pacta compositionem et promissionem et alia de quibus infra solempnibus sti- 
pulacionibus hinc inde intervtnientibus: Renunciantes etc. Videlket quia ex 
causa dictorum pactorum composilionis et promissionis dictus mag. Iohannes 
Iacobus promissit et promittit dicto Don lohan presenti fabricare depositum 
unum marmoreum de marmoribus Carrarie de bonitate modelli existeniis pe- 
nes me Notarium infrascriptum et ipso deposito perfecto conduci facere pro- 
missit et promittit in civitate Mediolani et ipsum ponere in Ecclesia Sancte 
Marie Pacis diete civitatis in muro prout solitum est poni similia sepulcra et 
ultra ponere in terra lapidem marmoreum latitudinis brachii unius cum dimi- 
dio et longitudinis brachiorum trium et diversis peciis sub dicto deposito quod 
qicidem depositum esse debet de altitudine brachia quinque incipiendo a prima 
cornice dicti modeli que est signata signo crucis usque ad summitatem capitis 
unius figure Ianue que est supra dictum depositum et que omnia facere et 
ohservare promissit et promittit dictus Io. Iacobus infra menses quatuor pro- 
xime venturos hodie incipiendos et hec omnia sumptibus et expensis dicti mag. 
Io. lacobi omni exceptione et contradictione remotis. Ex adverso dictus magnif. 
Don lohan dare et solvere promissit et promittit dicto mag. Iohanni Iacobo 
prò ejus mercede dicti depositi et lapidis de quo supra et prò suo predicto 



SCUTTUltA 221 

dal prezzo pattuito di scudi cento ottanta d'Italia 
si giudichi il molto studio che voleasi dall'artista, 
così nell'opera come nel modello di essa al quale si 
fa cenno nell' atto , come a parte non picciola delle 
fatiche. A noi genovesi , e a que' pochi che ancor si 
dilettano delle patrie memorie, non increscerà forse 
il sapere in qual luogo si facessero le stipulazioni, 
ch'io trovo ne' rogiti del già nomato Villamarino. Ciò 
fu nell'Albergo che dicean del Falcone, in contrada 
di Prè: vecchio titolo che dopo ben più di tre secoli 
vive un'età da invidiarsi a più nobili fatti, e cagio- 



modello senta centum octuaginta auri Ittalie secundum modum infrascriptum 
videlicet senta sexaginta dictus magni/. Don Iohan solvi facere promissit et 
promittit dicto mag. Iokanni Iacobo a Tkoma de Marinis et aliam terciam 
partem eorum postquam dicium falle opus fuerit perfectum in presenti civitate 
et restum postqnam dictum opus fuerit positum ubi poni debet in dieta Ecclesia 
per dictum mag. Iohannem Iacobum sen per alios prò eo omni exceptione et 
contradictione remotis: Qne omnia — Sub pena dupli — Et proinde etc. Acto 
etc. quod si dictus mag. Iohannes Iacobus vellet meliorare figuram dicti de- 
positi ultra bonitatem de qua in dicto modello quod sit in facultate dicti mag. 
Iohannis Iacobi id jacere deteriorare non et semper quando talle opus fuerit 
perfectum dictum modellum resiitui debeat dicto mag. Iohanni Iacobo ad hoc 
ut cognosci possit si dictum opns est juxta formam dicti modeli et equali for- 
ma de qua supra. De quibus omnibus et singulis partes rogaverunt me infra- 
scriptum Vilamarinum — Actum Tanue in contrata S. Victoris et Sisti vide- 
licei in caminata hospicii Falconisi anno Domin. Natio, millesimo quingentesimo 
quadragesimo quarto Indictione prima secundum lanue enrsum die Lune 
quinta Maij hora vigesima tercia vel circa: presentibus Iacobo de Rubeis de 
Diano Qeorgii et Francisco de la Porta spedano Ieronimi civibus lanue te- 
stibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Giacomo Villamarino — 
Fogliaz. 2 — 1536, 44. 



222 CAPITOLO V. 

ne d'errori a chi volle indagarne le origini. Al certo 
D. Giovanni Soria soggiornava di quo' giorni nel 
detto ospizio: un de' pochi (io direi) che s'aprissero 
in Genova a' forastieri, e tra i pochi il più degno. 
Tommaso Marino era scritto nell'atto a far veci di 
pagatore in luogo dell'amico: altro indizio che mostra 
il Soria sul partire. 

E per trarci a metà del secolo , e stringere insie- 
me la vita di Gio. Giacomo assiduo in Genova con 
quella del Corte affaccendato in Ispagna, dirò pri- 
mamente in quali opere torni ai nostri occhi il dalla 
Porta negli anni che restano: non senza aggiungere 
que' cenni, ancorché leggeri , che soglion gradire a 
modesto scrittor di notizie se non ad istorico. Già 
dal 1542 mi si scopre l'officina di lui presso il Ponte 
de' Catt'anei, o come dicean Sottoripa, per una scritta 
rogata da Gregorio Bonvino alla data del 7 novembre. 
Crederei fosse quella medesima, la cui locazione gli 
è conceduta o riconfermata un sessennio appresso per 
polizza dell' 8 ottobre in Not. Bernardo Usodimare 
Granello. Era un piano terragno , ossia caminata in 
istile d' allora ; con sopra parecchi solai da tenervi 
stanza, ne' quali abitò per infìno alla morte; porzione 
d'un casamento di proprietà del Rev. Bartolommeo di 
Perino arcidiacono di S. Lorenzo, che, a legger l'atto, 
gliene dà l'uso per annue lire quarantasei. (1) Nò 

(1) In nomine Domini Amen : Rever. D. Bartholomeus de Perino Archidia- 
conus majoris Ecclesie Ianuensis sponte ac omni modo etc. locavit ac titulo 



SCULTURA 223 

prima d'ora, né a questa età, vien pur orma di mo- 
glie che gli vivesse: nò veggo altra prole se non 
Guglielmo che fugge da lui, e la figlia impalmata 



locationis dedit et concessa ac locat dat et concedit D. Io. Iacobo de Porta 
Mediolonensi scultori et architetori (sic) presentialiter residenti in Ianua 
'presenti requirenti stipulanti et recipienti prò se et heredibus suis caminatam 
imam cum aliis solariis super dictam caminatam positis wijusdam ipsius Rev. 
D. Bartholomei proprie domus sitte Ianue in contrada Pontis Cattaneorum 
sub suis confinibus\ ad habendum etc. usque et per annos tres pronome ven- 
turos ìncipiendos die crastina que erit nona presentisi prò et sub annua pen- 
sione librarum quadraginta sex januinorum monete currentis in Janna danda- 
rum et solvendarum per dictum D. Ioannem Iacobum nel dictos ejus heredes 
predicto D. Bartholomeo vel legitime persone prò eo annuatim et singulo anno 
durante presenti locatione per duas equales soluciones videlicet de seno mensibus 
in seco menses et infine quorum sex mensium dimidia ita sunt et cum huju- 
smodi condicione quod in eventu in quem durante presenti locatione ipse D. 
Ioannes Iacobus decederet quod absit quod tunc et tali casu ipsa locatio inteU 
ligaiur extinta (sic) et finita et heredes ipsius D. Ioannis Iacobi non teneantur 
ulterius ad solucionem diete annue pensionis nisi donec et quousque ipsi here- 
des distulerint relaxacionem et expeditionem diete domus. Versa vice dictus D. 
Ioannes Iacobus . . . (lacuna) . . . tenere et conducere dictam domum non de- 
teriorare et infine relaxare. Acto quod in eventum in quem essct necesse fa- 
cere aliquas expensas in dieta domo quod dictus D. Io. Iacobus possit illas 
facere vocato prius ipso D. Bartholomeo et ei nuntiata qualitate dictarum 
expensarum: Que omnia etc. Acto quod in eventum in quem coniigeret (sic) 
ipsi D. Io. Iacobo se absentare a presenti Civitate quod possit prò tempore 
restanti presentis locationis alteri locare prout sibi placuerit dummodo sit per- 
sona idonea et qualificata ac in satisfacione et contentamento ipsius D. locatoris: 
De quibus omnibus etc. — Actum Ianue in scriptoria mei Notarli infrascripti 
siila sub Palacio Archiepiscopali: sttb anno a Nativitate Domini millesimo quin- 
gentesimo quadragesimo octavo Indicione sexta secundum Ianue cursum die 
Lune VII Octobris in Vesperis: presentibus ibidem Benediclo Ruscha /Ilio Bar- 
tholomei leronimo Turbino q. Ioannis Marie et Peiro Baptista de Andrea q. 
Filippi testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Bernardo Uso- 
dimare Granello, Fogliaz. 16 — 1548, 49). 



224 CAPITOLO V. 

al de Longhi , che s' io non erro lo prevenne al se- 
polcro. Vedremo con maraviglia l'eredità di Gio. Gia- 
como, ancor vivo il figliuolo, travolgersi in figli al- 
trui. Di scolari non posso additar con certezza se non 
un Ambrogio Righetto da Porlezza, che diciottenne 
disertò le sue stanze; e mei so da giurate testimo- 
nianze d'un Tommaso dalla Porta, che alla patria 
comune, e alla molta esperienza ch'egli ha del mae- 
stro, potremmo sospettare non che discepolo ma con- 
sanguineo a Gio. Giacomo. (1) I molti lavori , sian 
essi di quadro o di fregiature, che il trattenevano 
prima col Corte, e poi solo, al Palazzo pubblico, 
eran chiusi oggimai per quitanza del 23 dicembre 
1547. E l'età di lui non può credersi sotto a sessa- 



(1) >$« 1541 die V Augusti: Fidem facio ego Notarius infrascriptus quemad- 
modum Thomaxius de la Porta de Porlecio q. Iohannis suo juramento tactis 
per eum corporaliter scripturis dixit et attestatus juit et est se ipsum Toma- 
xium cognovisse et cognoscere Ambrosium de Righeto de Porlecio famulum 
cum D. Iohanne Iacobo de la Porta sculptore ad discendum artem sculptorum 
et qui ab eo recessit modo esse possunt menses duo incirca elapsi et quod de 
presenti suo judicio dìctus Ambrosius famulus est etatis annorum decerti et 
odo et pocius magis quam minus suo judicio: Et illa dixit et attestatus juit 
et est suo juramento ut supra et liane attestacionem et fidem fscit et facit ad 
instantiam et requisitionem dicti D. Iohannis lacobi predicta fieri instantis 
et requirentis ad futuram rei memoriam et prò fide de predictis ubique ha- 
cienda in quacumque mundi parte et ut veritati semper locus sit presentibus 
testibus Raffaele Spinula de Vernatia q. Luce et Bartholomeo de Adano Quilici 
januensibus ad hoc vocatis et rogatis. (Atti del Not. Stefano Sauli Carrega 
— Fogliaz. 13, 1541-43). 



SCULTURA 225 

genaria, per chi l'ordisca e la sèguiti dalle prime 
notizie. Né però le presenti lo mostrano inoperoso: e 
a me incombe di segnalarlo in due imprese che forse 
gli aggiungono lode d'infaticabile. 

E l'una un sepolcro, grandioso e ricco, ordinato 
a tener memoria del marchese di Villanova; lavoro 
di tante braccia, che cinque maestri avean tolto a 
eseguirlo socievolmente, per patti segnati il 16 feb- 
braio del 48. Eran questi Gio. Giacomo stesso, Gio, 
Maria da Passallo , Michele Solari , e Giovanni e 
Leonardo d'aprile fratelli : questi ultimi tre da Ca- 
rona. Ma il molto delle fatiche non iscusava gF in- 
comodi che soglion nascere là dove parecchi s'adopri- 
no in un sol fatto; e però i Caronesi nel marzo del- 
l'anno seguente si consigliarono di abbandonare ai 
due altri le loro ragioni su tal società; né Gio. Gia- 
como se ne ritrasse, ancorché ne chiedessero compenso 
di scudi venticinque d'oro d'Italia. Ma l'opera com- 
messa dagli agenti del marchese così come s'usa si- 
gnorilmente, cioè senza metter confini al dispendio, 
potea facilmente trascendere la somma di seicento 
settanta; il perchè i tre cedenti, accordandosi pure 
col Gio. Maria, mettean legge che il soprappiù di 
tal prezzo, ove fosse, n'andasse diviso per parti eguali. 
Al tenore di questa carta io so grado altresì del ca- 
sato di Gio. Maria, che fu pur de' Cattanei: notizia 
non vile per un artefice cui basta a onorare un uni- 
co esempio superstite. E l'atto conferma a non lungi 

Vol. V. — Scultura. 29 



226 CAPITOLO V. 

dalla piazza Cattanea le stanze del dalla Porta; (1) 
del quale non resta all'in qua del 1550 fuorché un 
affaccendarsi, come scultore e ingegnere ad un tempo, 
in apparecchi di pubblico festeggiamento , per la ve- 
nuta di Filippo di Spagna.* Di che ho fatto cenno 
non breve nel nono capitolo della Pittura, in propo- 



(1) ►£< In nomine Domini Amen : Iohanne s Iacobus de Porta q. Barlho- 
lomei ex una et Io. Maria Cattancus de Pass allo Baptisle ex altera et Leo- 
nardus de Aprile de Aquarona (sic) et lohannes ejus frater q. Georgii no- 
mine et vice Michaellis de Solario de Aquarona et prò quo ad cautellam de 
ratto promittil: Sub etc. Renunciantes etc. ex altera: Scientes inter eos con- 
ventum fuisse virtute appodixie inter eos facte die sextadecima Frebuarii (sic) 
proxime preteriti de 1548 in qua dicitur contineri de fabricando seu ornando 
sepulturam 111. D. M archionis Villenove per eos conficiende seu ornande juxta 
eam appodixiam de qua unusquique dicitur habere copiam cui etc. Igitur pre- 
dictis de causis attenta discomoditate inter eos de predictis cupientes aliter 
comodare et dare partitum ad invicem dicti Leonardus et lohannes frater 
dictis nominibus cedmit et avalant jura sibi dictis nominibus competentia eidem 
Iolianni Iacobo presenti etc. virtute diete appodixie attenta exbursatione ipsis 
fratribns dictis nominibus per dictum Iohannem Iacobum de scutis viginti- 
quinque in auro ami Italie in prese ntia mei Notar ii et iestium infrascriptorum: 
et qui ipsi fratres renunciavertmt et renunciant farà sibi competentia contra 
mag. Iohannem Mariani Cattaneum de Passallo presentem etc. virtute diete 
appodixie dummoào prò dieta fabrica seu opperà (sic) ezim agentibus prò ea 
conventio non excedat summam scutorum sexcentum séptuaginta quia de supra- 
pluri dimdatur et divili debeat inter eos prò tercio prout justum erit juxta 
convenium inter eos : Que omnia etc. — Actum Ianue videlicet in camera ha- 
bitalionis dicti Iohannis Iacobi site in contrada prope plateam Cattaneorum : 
Anno a Nativitate Domini Millesimo quingentesimo quadragesimo nono Indic- 
tione sexta secimdum Ianue cursum die vero lovis septima Marcii in Vesperis: 
presentibus testibus Baptista Castellino bancalario et Francisco Levantino Lan- 
solo testibus vocatis. {Atti del Not. Gio. Antonio Chiesa Salvago — Fogliaz. 
1, 1544-50). 



SCULTURA 227 

sito di virtuosi maestri, alla cui onoranda vecchiaia 
sortì d'applicare il pennello in soggetti di misera a- 
dulazione. A quel luogo ho chiamato anche il nome 
di Gio. Giacomo, e per cagione di certi archi trion- 
fali che parvero bellissimi non pure ai nostri ma a chi 
seguitò e a chi descrisse le pompe del Principe. I 
cartularj della Repubblica gliene ascrivono un solo 
ne' pagamenti : (!) e fu certo quel tanto cospicuo fra 
gli altri, che largo quaranta piedi, ed alto sessanta, 
e ben venti lungo, occupava la via di S. Siro; co- 
strutto a begli ordini di colonne e cornici, e in sulla 
cima superbo di statue fittizie, anzi della imagine 
stessa del Real Ospite, altiero in sella , cui facean ala, 
poco men che satelliti, e Giove ed Apollo. Alle quali 
fatiche, siccome è bastante il fugace applauso del volgo, 
così non aggiungerò parola, contento di ciò che ne 
scrissi altrove; e tornando sugli anni addietro, e ri- 
tessendo le fila del mio racconto, dirò del Corte quel 
tanto ch'io tolgo dai documenti: e parrà non isprege- 
vole avanzo pur che si pensi per quanto mare e da 
quanto tempo era lungi da noi. 

Già il vedemmo a salpar col Semino alla volta di 



(1) yfr Ihesus : Expense in honorem Serenissimi Principis Hispaniarum 
tempore advenius ad liane Civitatem 1549 — Die XIII Aprilis : Pro Angu- 
stino Lomellino Porro solutis magistro Iohanni Iacobo de Porta scnlptori prò 
sua mercede construdionis Arcus et aliorum lahorum in dieta causa: mandato 
magnificorum DD. Ioannis et Io. Baptiste Deputatorum — L. XXXX, S. XVI 
— (Cartul. Reip. 1549). 



228 CAPITOLO V. 

Spagna nel 1537: adescato alle laute profferte del 
Capitano Generale D. Alvaro di Basan, che in Gra- 
nata attendeva a costrursi un superbo palazzo, per- 
ch'io non dica una reggia. Prima di lui e di ciascun 
altro avea tolto a operare per quel dovizioso Gio. 
Giacomo dalla Porta in società con Gio. Pietro di 
Passallo padre di Gio. Antonio; e fin dall'aprile del 
36 sobbarcavansi entrambi ad ingrato lavoro di ben 
trecento balaustre, di molte cornici, e d'un par di 
pile, foggiate su quelle che il Principe Doria mo- 
strava recenti ne' suoi giardini Coteste faccende cu- 
rava in Genova pel Capitano un Martino di Pedriola, 
e non senza buscarvisi alcuna strenna; perchè ad allo- 
gare sì fatta impresa ai due socj, pattuì per contratto 
il dono che gli facesse Gio. Giacomo d'una picciola 
Fonte, già posta in opera, e poscia dismessa ne' vi- 
ridarj di Martin Centurione. Il lavoro era tanto che 
il dalla Porta ne fé' comune la propria metà con 
Guglielmo e col dalla Corte: il quale ultimo ebbe 
forse occasione da ciò per farsi conoscere e desiderare 
in Ispagna a maggiori cose. (1) Ultimate quelle opere 



(1) ^ In nomine Domini Amen : Magistri Iohannes Iacobus de la Porta 
de Medioiano hdbitator in lanua q. Bartholomei et Iohannes Petrus de Pas- 
sallo piccapetrum q. mag. Antonii et quilibet ipsorum in solidum sponle et ex 
ipsorum certa scientia nullo que juris vel facti errore ducti seu modo aliquo 
circunventi promissenmt et promittunt D. Martino de Pedriola Vicino de 
Guadio presenti et acceptanti nomine et vice 111. D. D. Alvari de Basan Ca- 
pitanei Generalis triremium Hispanie ahsentì et mihi Notario quatenus expe- 



SCULTURA 229 

signorili, riebbe Genova il suo Semino; non così il 
Corte, a cui gl'inviti e le grosse mercedi in quel 
ricco paese soprabbondavano. A tale, che non reg- 
gendo da solo a sì gran peso, chiamava in parte così 
de' sudori che de' guadagni taluno de' più valenti che 
in Genova trattassero marmi. Accenno a Giacomo 
Carlone: a quel desso, che nella Cappella de' Cibo 
ho supposto scultor d'una statua, in iscambio di Ni- 



diat prò eo stipulanti etc. sili Martino dìcto nomine jacere et fdbricare lene 
et diligenter et ex bono marmaro albo balaustros tricentos mensure designi de 
quo infra dicetur in longitudine (sic) et laboratos in omnibus iuxta formam 
illorum positorum in Capella prima a lattere destro (sic) ingrediendo in Ec- 
clesia Sancii Theodori de Fassolo et qui judicio perito rum erunt et magis va- 
lebunt de factura soldos quinque lamie prò singulo eorum quam balaustros 
illos diete Capette: ac etiam petios vigi?iti quatuor comicis marmori in quibus 
esse debent cornises (sic) duodecim de pedibus decem singula mensure in desi- 
gno coniente et olii pedi duodecim vadunt in peciis viginti quatuor mensure 
de pedibus quinque prò singula cornise predictorum petiorum viginti quatuor 
laboratas conformi dessigno: Item petios decem de cornise integros marmari de 
parmis tresdecim ad mensuram Hispanie prò singulo etiam conformi dìcto 
dessigno: Item, pillas duas marmari prò brachile laboratas et in magnitudine 
ac in laboreriis prout sunt ille due pitie III. D. Principis Andree de Auria 
existentes in palacio Fassioli prefati IH. D. Principis et que omnia marmora 
et laboreria predicta dicti mag. Iohannes Iacobus et Iohannes Petrus in so- 
lidum ut supra perfecta et fabricata dare traddere et consignare promisserunt 
et promittunt prefato III. D. Alvaro absenti ut supra et mihi Notano prò eo 
stipulanti ut supra vel cui maudabit seu ordinabit prefatus D. Arvarus (sic) 
scilicet ad appotecas ipsorum magistrorum et hoc infra et per totum mensem 
Septembris proxime venturum anni presenlis et de quibus laboreriis predictis 
continetur in dessigno tradito per dictum Martinum dicto nomine dictis mag. 
I oliarmi Iacobo et Iohanni Petro in presentia mei Notarii et testium infra- 
scriptorum ad hec specialiter vocatorum et rogatomm quod dessignum fuit 
subscriptum per ipsum Martinum ac vissum et subscriptum per me Notarium 



230 CAPITOLO V. 

colò già lontano. E come no, s'io m'accorgo da un 
atto del Sauli Carrega che quanto il Corte lasciava 
in sospeso fra noi per condursi oltremare, venia con- 
fidato alle mani o alle cure di lui? Quivi, in data 
del 30 giugno 1540, Domenico della Corte fratello di 
Nicolò, commesso in sua vece a trattar sue ragioni 
in Genova, assetta e conchiude i conti, e riceve il 
debito che avea coll'assente fratello Giacomo Carlone 



infrascriptum et quod dessignum ipsi mag. Iohannes Iacobus et Iohannes 
Petrus representare promittunt semper ad omnem requisitionem ipsius Martini 
dicto nomine seu prefato D. Alvario tei alito (sic) prò eo omni exceptione re- 
motta. Ex adverso dictus Martinus dicto nomine presens et acceptans predieta 
sponte et ex ipsius certa scientia prornissit et promittit dictis mag. Iohanni la- 
cobo et Iohanni Petro presenlibus et acceptantibus ab eis recidere dieta mar- 
mora nomine emptionis et eis solvere pretium eorum ad rationes infrascriptas 
scilicet balaustros ad rationem soldorum viginti novem monete lanue prò sin- 
gulo balaustro et cornises ad rationem soldorum viginti lanue prò singulo par- 
mo una prò alita et pillas prò ambabus scuta triginta quinque auri Solis et 
quas pecunias predicti pretii et ad rationes predictas suo proprio nomine se 
obligando dare et solvere prornissit et promittit dictis mag. Iohanni la cobo et 
Iohanni Petro presenlibus et acceptantibus ut supra vel persone prò eis legi- 
time in hunc modum scilicet ex nunc scuta quinquaginta auri Solis que dicti 
Iohannes Iacobus et Iohannes Petrus sponte etc. fatentur habuisse et rece- 
pisse a dicto Martino presenti et acceptanti de quibus infra salisfacionem dic- 
torum laboreriorum se solutos quietos et contentos vocaverunt et vocant et 
totidem scuta quinquaginta ipse Martinus eis solvere prornissit infra dies quin- 
decim proxime venturos et scuta centum auri Solis eis solvere prornissit ut su- 
pra facta dimidia diete opere seu dictorum laboreriorum et totum ressiduum 
seu complementum dicti pretii ad rationes predictas in consig?iacione diete o- 
pere usque ad integram solucionem predi rerum predictarum omni exceptione 
et condicione rèmotis: Renunciantes etc. Pacto etc. quod dictus Martinus 
dicto nomine seu dictus D. Alvarus debeat dimittere Me in lanua ipsis Ma- 
gistris unum civem lanue qui eis solvat dictas pecunias restantes ad habendum 



SCULTURA 231 

di Scaria del q. Pietro: eccettuato un lavoro non 
ancor fatto, del quale si tratterebbe alla prima tornata 
di Spagna. Era questo a richiesta del Duca d' Alva, 
e di tale rilievo, che scudi quattrocento si leggono 
per prima rata di pagamento, e i due artisti appli- 
cati da tempo a condurlo, ciascuno per giusta metà. 



occasione pretti diete opere eis modis et formis quibus supra et sic est per fac- 
tum etc. etc. — Actum Ianue in Bancis videlicel suo porlichu domus heredum 
q. Andree Lercarii ad banchum ressidentie mei Notarti inf ras cripti: Anno 
Domin. Nativ. millesimo quingentesimo trigesimo sexlo Indictione octava se- 
cundum Ianue cursum die Mer curii XV III l Aprilis liora media noctis in 
circa accensis tribus luminariis ad dictum banchum: presentibus testibus Ste- 
pìiano Marencho q. Bartìiolomei et Iohanne de Fassiis Antonii Ianuensibus ad 
liec vocatis et rogatis. 

ifr Die ea hora et loco suprascriptis paulo post accensis luminibus ut supra: 
Dicti mag. Iohannes Iacobus et Iohannes Petrus in solidum ex una parte 
attentis predictis laboreriis promittunt dare donare et consignare ipsi Martino 
fontanetam %nam marmari cum suo pede et badile ac cum pigna superius quam 
ipse mag. Iohannes Iacobus dicit habere in sua appoteca et que futi in labo- 
rerio viridarii q. Martini Centurioni et hoc ad requisicionem ipsius Martini 
cmni erceptione etc. convenio inler eos omni exceptione etc. 

gg 1536 die Sabati V Augusti in Vesperis in Bancis — Dictus mag. Io- 
hannes Iacobus de la Porta sponte ac omni modo etc. acceptavit et acceptat 
in socios et prò sociis in sua dimidia suprascr ipte opere seu laboreriorum su- 
prascriptorum modis formis pactis et preciis suprascriptis mag. Nicolaum de 
Curte presentem et acceptantem ac Guglicrmum de la Porta Jilium ipsius 
mag. Iohannis Iacobi absentem et me Notarium qualenus expediat prò eo sti- 
pulantem: Renuncians etc. Et qui mag. Nicolaus fatetur habuisse et recepisse 
a dicto mag. Iohanne Iacobo presenti et acceptanti etc: scuta orto et unum 
ter cium alter ius auri Solis in pecunia numerata in presentia etc. et sunt prò 
lercia parte sculorum vigintiquinque auri Solis perventorum in ipsum mag. 
Iohannem Iacobum ex suprascr ipta opera et de ipsis etc — (Atti del Not. 
Stefano Sauli Carrega. — Fogliaz. 9, 1526-37). 



232 CAPITOLO V. 

Di questo discorre una giunta recata al già scritto 
nel luglio appresso, e che giova produr testual- 
mente. (1) 

Nò prima del 1543 veggo Torma del Corte fra 
noi ; ma mi fugge sì presto, dagli occhi, ch'io dubito 
forte che appena ci salutasse. Fu allora (o si può sup- 



(1) Ci basti desumere dal rogito della quitanza sol quello che spetta 
ai lavori pel Duca d'Alva, non anco compiuti, e forse ancor lungi dal 
compiersi — Declarantes tamen (Così Domenico Corte e il Cartone) quod a 
presenti quitacione excluduntur laboreria lllustriss. D. Ducis de Alva que re- 
stant suspensa usque ad adventum dicti magistri Nicolai seu usquequo finita 
fuerint ex quibus prò prima paga scutorum quadringentorum dicitur dictum 
mag. Iacobum non habuisse nisi senta vigintiquìnque ut apparet per inventa- 
rium in manu dicti mag. Iacobi: De quibus omnibus etc. — Àctum lanue in 
Bancis videlicet ad bancum ressidentie mei Notarii infras cripti: Anno Domin. 
Nativ. millesimo qidngentesimo quadragesimo Indictione duodecima secund2im 
lamie cursum die Mercurii trigesima Iunii in Vesperis: presentibus testibus 
Alexandro de Flisco cive lanue et lohanne de Galnerio de Trischono q. Iacobi 
tabemario ad Tiec vocatis et rogatis. 

►£< 1540 die Lune quinta Iullii in Vesperis in Bancis in loco suprascripto: 
Dictus Dominicus dicto nomine et qui promittit at cautellam de ratto prout su- 
pra: Sub etc. Renuncians etc: dicto nomine ex una parte: et dictus magister 
Jacob us ex parte altera ambo presentes salvis suprascriptis\ Sponte etc. di- 
clini et declarant quod dieta laboreria dicti lllustriss. D. Ducis de Alva que 
fiunt per dictum magistrum Iacobum partem quorum jecit dictus magister 
Nicolaus quod prò eis dictus Dominicus dicto nomine stare debeat et itta con- 
tentatur dictus Dominicus dicto nomine ad lucrum et damnum prò ejus parte 
juxta formam inventarii facti inter eos de quo quilibet eorum Tiabet penes se 
copiam unam et de laborerio in eis facto per dictum magistrum Nicolaum e- 
tiam patet in dicto inventario et ita exclaratur et in celeris irmis manentibus 
suprascrìptis: Renuncianles etc — Testes Stephamis Ragius q. Ieronimi et 
Bartholomeus de Adano de Sigestro Quilici Ianuenses ad hec vocali et rogati. 
(Atti del Kot. Stefano Sauli Carrega — Fogliaz. 13 — 1540-43). 



SCULTURA 233 

porre ) che fece procura di sue faccende in un vec- 
chio amico, qual era quel Pietro Muletto Ponserto già 
nominato in altro atto, e che noi rivediamo con tal 
qualità in una scritta del 28 maggio 1546. Per effetto 
di questa il Ponserto concede in affitto ad un Giacomo 
di Gandria, progenie di scalpellini e di costruttori, una 
certa bottega con sue stanzucce in contrada di s. Mar- 
cellino, di proprietà del Corte , ov' io credo eh' egli 
abitasse e facesse sua arte dinanzi al partire , come 
in luogo vicino alla Ripa , ed acconcio a fatture di 
marmi anche a giorni che noi ricordiamo. (1) Laonde 
ci sembra del tutto sfidato ch'ei disegnasse di rendersi 
a Genova. Volgon'altri tre anni; e non ch'egli ritorni, 
o si disvogli di terre straniere , o languisca nell'ozio, 
sollecita invece ed insiste per lettere, che alcun mae- 
stro ed alcun famiglio di costà gli si mandino ad 
ajutarlo ne' molti e sudati lavori che l'oppressavano : 
avrebbe per socio e porrebbe in metà de' lucri il va- 



(1) >%4 In nomine Domini Àmen : Petrus Muletus Ponsertus q. lacobì tan- 
quam procurator et 'procuratorio nomine Nicolai de Curte sculptorù: Sponte 
et omni modo locavit et titillo et ex causa locationìs dedit et concessa ac dat 
et conceda Iacobo de Gandria ... q. Iòhannis presenti apothecam unam positam 
Ianue in contrada S. Marcelini suo mediano etc. — Actum Ianue in Sala 
Palladi Communis vocata Fraschea videlicet ad banchum mei Notarii in- 
frascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo qiiadrag esimo sexto 
Indictione 3 secundum Ianue cursum die Veneris XXVIII Maij fiora lercia 
vel circa: presentibus Ieronymo Abbo Patiti et Laurentio Cortesio q. Petri cì~ 
mbus lanuensibus testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Gia- 
como Villamarino — Fogliaz. 4 — 1545-46). 

Vol. V. — Scultura. 30 



234 CAPITOLO V. 

lente (qual egli si fosse) a cui piacesse tenere l'invito. 
Di ciò commette vasi in Pietro Ponserto, mercè d'un 
biglietto segnato in Granata il 1 novembre del 1548, 
e alligato alla polizza che più tardi fu fatta a fornirlo 
del suo bisogno: importante e curiosa a leggersi, ed 
utile a riferirsi tra i documenti. (1) Dico più tardi, 
dacché il Ponserto non venne a capo di tal servizio 
per oltre a due mesi e mezzo. Accettò la profferta Ni- 
cola de Longhi, il genero che già conosciamo di Gio. 
Giacomo: ed ebbe di presente cinquanta scudi d'Italia 
da Gio. Angelo Spinola, d'ordine del della Corte, 
per sopperire alle spese sue e del garzone durante il 
tragitto. Se stette ai patti, si mise in mare innanzi 
allo spirar di febbraio del 1549 : e una volta partito 
non torna più a vista. Ed è gran cosa che restino 
tracce del della Corte : quante almeno ci valgano 
a registrarne la fine con certa esattezza di date. 

I pochi anni ch'ei visse in Granata per l'avvenire, 
bastavano appena ai lavori che già lo stringeano nel- 



(1) « 1548 primo Novembre — Dico io Nicolao de Corte per virtù desta 
« presente che questa persona scultore o intagliatore che M. Petro Pon- 
« seto invierà qua in Granata a jutarme in nostro officio che prometo di 
« darvi la metà di tutte le opere che tengo in le mane massime una fene- 
« stra che io ho da fare in nel palatio reale da lambra (sic) di Granata 
« quale è concertada in milia e cento ducados el certo l' incerto si è da 
« milia e cento a milia e quatro cento a judicio de persona perita et più. 
« se occore altra opera che la piglieremo in compagnia corno fratello e 
« perchè io farò lo che tengo dito lo firmo de mi nombre: Fata m. p* 
« lo Nicolò de Corte. 



SCULTURA 235 

Tanno sovra indicato. Noi dobbiam crederlo a lui me- 
desimo e al senso della sua lettera, benché delle allo- 
gazioni, ch'ei dà per molte e importanti, non accenni 
per nome che ad una, siccome ad esempio delle altre; 
la quale veggiam ripetuta per simil cagione nella 
scrittura rogata fra il Longhi e il Ponserto. Era que- 
sto Tornato ad intagli d'un fìnestrone pel regio Pa- 
lazzo d'Alambra: edilìzio moresco, che suona per le 
cento lingue della fama qual tipo dell'araba archi- 
tettura, non sazia mai di moltiplicare le membra a' suoi 
corpi e leggiadri ornamenti alle membra. Ma parli 
per noi Tistrumento, ove è detto che tale finestra da- 
rebbe agl'intagliatori la somma di mille e cento du- 
cati, ed almeno un trecento di più quando l'opera il 
meritasse, ed anzi a misura di perfezione un accre- 
scersi delle mercedi. (1) In tal guisa a maestri infa- 



(1) ►£ In nomine Domini Amen: Cum verum fuerit et sit quod Nicolaus 
de Curte sculptor in presentialiter existat in partibus Hispaniarum in Vivi- 
tate Granate et per suas litteras datas Granate die prima Maij MDXXXXVI1I 
dirrectas (sic) Petro Ponserto procuratori dicti Nicolai ut procuret mittere 
unum hominem sculptorem qui cum eo conducat unum laboralorem et unum 
famulum in dieta Civitate qui talles habeant ausiliari dicto Nicolao in opera 
sculture et dictus Nicolaus per alias litteras seu apodixiam scriptas et sub- 
scriptas seu scriptam et subscriptam manu propria dicti Nicolai sub die prima 
Novembris dicti anni virlute cujus dictus Nicolaus promissit dicto talli mit- 
tendo ut supra acceptare in ejus socium prò dimidia lucri perrcipiendi tam 
occasione unius fenestre quam prò quibusvis aliis fabricis et laboreriis fa- 
ciendis per eos in dictis partibus ut supra et prout in dictis lilteris seu apo- 
dixia continetur: et volens dictus Petrus facere ea que sibi imposila fuerunt 
per dictum Nicolaum in observatione dictarum suarum litterarum convenit 



23t) CAPITOLO V. 

ticati sul marmo, s'aggiungeva lo sprone dell'arricchire, 
in paese a cui il Ligure Eroe, cosi malo rimunerato, 

cnm Nicolao de Longis de Vigliu Diaeesis Mediolanensis qui promissit ire 
ad dictas partes Hispaniarum in dieta Civitale Granate ad auxiliandum dic- 
tum Nicolaum de Curte tamquam ejus socium modis et forrnis contenta tara 
in dictis litteris dicti Petri quam in dictis litteris seu apodixia de quibus su- 
pra: et qui Nicolaus de Longis promissit et promittit dicto Petro presenti et 
acceptanti ac stipulanti et recipienti etc. recedere ex presenti Civitate Ianue 
cum dicto laboratore et famulo per lotum mensem Februarii proxime venlurum 
salvo tamen justo impedimento Dei maris et Guberni et accedere ad dictas 
partes Hispaniarum et Granate et prestare ejus opera (sic) dicto Nicolao de 
Curte tam in dieta fabricha diete fenestre quam in, quibusvis aliis laboreriis 
et operibus de cetero faciendis et secum conducere dictum laboratorem et fa- 
mulum prout supra requisilum fuit per dictum Nicolaum de Curte: et qui 
Nicolaus de Longis confessus fuit et confitetur habuisse et recepisse a Nob. 
Io. Angelo Spinula scuta quinquaginta Ittalie in observatione lilterarum Nob. 
lanoti Lomellini de ordine dicti Nicolai de Carte ad rationem et computum 
prò expensis faciendis in ittinere per dictos Nicolaum laboratorem et famulum: 
et de quibus scutis quinquaginta dictus Nicolaus de Longis Petrus Ponsertus 
et Franciscus Rochus fecerunt apodixiam dicto Angelo loanni et de dictis 
scutis quinquaginta predictus Nicolaus observabit dicto Nicolao de Curte 
quantum superius promissit: et dictus Petrus dicit et declarat dictas supra- 
scriptas litteras et apodixiam de quibus supra Jit mentio fuerunt et sunt sub- 
scripta manu propria dicti Nicolai de Curte prout attestati sunt et attestantur 
Petrus Ponsertus Franciscus Pallavicinus Clavarinus Notarius et Laurentius 
Cortesius q. Petri que litlere seu dieta apodixia fuerunt tradite et consigliate 
dicto Nicolao de Longis in presentia mei Notarli et teslium infrascriptorum. 
De quibus omnibus et singulis supradictis rogaverunt me Iacobum Vilamari- 
num Notarium ut de predictis conficiam hoc presens publicum instrumentum 
ad perpetuam rei memoriam. — Actum Ianue in prima Salla Palladi Com- 
munis vocala Fraschea videlicel ad banchum mei Noiarii infrascripti: Anno 
Domin. Nativ. Millesimo quingentesimo quadragesimo nono Indictione sexta 
secundum Ianue cursum die Sabbati decima nona Ianuarii hora decima octava 
vel circa: presentibus Baptisla Vandorno Zacharie et Maxino de Costa texlore 
pannorum sette q. Pellegri civibus Ianue testibus ad premissa vocatis et roga- 
tis. (Atti del Not. Giacomo Villa marino — Foglia z. 5 — 1549-50). 



SCULTURA 237 

avea schiuso da un mezzo secolo il grembo dell'oro. 
Ma quanto all'artefice nostro, non resta che ad ispiar- 
ne la morte; e sarebbe vano l'adoperarvisi, senza un 
nulla di scritto ch'io trovo negli atti di Gerolamo 
Eoccatagliata. Ivi addì 29 maggio del 1555, la Ma- 
netta, moglie del fu Nicolò da Corte, riscuote otto 
lire e due soldi per fìtto di magazzino, già proprio 
del morto marito, e locato a Gio. Giacomo dalla Porta. 
Ed è strano a dire, che a un tempo stesso, e per una 
carta, baleni a' nostri occhi la fine de' due scultori: 
quasiché la lor vita e la morte si debban tenere ad 
un unico filo. Maria, la consorte, lunghi anni gli so- 
pravvisse in istato di vedova, e in condizioni non di- 
sagiate. Conciossiachè , per non dire de' beni raccolti 
da Nicolò che morì senza prole, io la trovo negli atti 
del Villamarino istituita erede universale, prima da 
una cotal Bernardina figliuola di Battista dall'Aquila, 
e poscia da un Giacomo Piuma da Corte, maestro del 
murare. Il 6 maggio del 1571, e così sedici anni al- 
manco dacch'essa piangeva il marito, ci appare una 
scritta, dov'ella appigiona ad un Luca Bianco un so- 
laio di certa sua casa nel borgo di Prò lungo il vico 
di S. Cristoforo. (1) 



(l) ^ In nomine Domini Amen-. Maria uxor quondam Nicolai de Curte 
sculptoris sponte etc. et omnì modo etc. Locavit et titulo et ex causa locationis 
dedit et concessit Luce Blancho q. lohannis presenti solarium secundum in de- 
scendendo unius domus diete Marie posite in carrubeo S. Christofori lurgi 
Predis cum uno bandiate longo; ad habendum etc. — Actum Ianue in Salla 



238 CAPITOLO V. 

Or dunque si torni a Gio. Giacomo, per gli anni 
pochi ch'ei dura a sua volta oltre a mezzo il secolo, 
e fermo pur sempre in sue stanze alla Ripa. Il richie- 
sero dell'opera sua nuovamente le Compere, e nel- 
l'anno appunto del 1550, a scolpire la statua di Gia- 
no Grillo, che veggiam ritta sul muro sinistro a chi 
monta le prime scale. È figura di togato, in bizzarro 
modo contorta nell'atto, e conforme ad ogni altra coi- 
rmi pie sopra un dado: affrettata per ciò ch'è scal- 
pello, e ne' panni massimamente più tosto abbozzata 
di pratica che lavorata. Ed è appena credibile che lo 
scrittore della Memoria l'affibj a Guglielmo; sì lungi 
ella pare da quella eleganza e da quel finito che 
mostrano i costui marmi, poniam pure i men casti alle 
forme. Ma come le date ci tiran così lontani dal breve 
soggiorno ch'egli ebbe fra noi, non si spendali parole 
a impugnar Terrore con altri argomenti o men certi 
o più disputabili. (1) Sorge rimpetto alla detta statua 



'prima Palladi vocata Fraschea ad òanchum mei Nolani infrascripti: Anno 
Domin. Nativ. Millesimo quingentesjmo septuagesimo primo Indictione tertia 
decima secundum lamie cursum die Dominico VI Maij hora decima seplima 
vel circa : presenlibus Io. Antonio et Eustachio filiis mei Notarii civibus 
lamie testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Giacomo Villa- 
marino — Fogliaz. 20 — 1571-72). 

(1) MDL die III lunii — Magister Io. lacobus de la Porta sculptor ha- 
bens curam fabrice statue q. Iani Grilli: L. 102 5. 15 — Seguono quattro 
scritturazioni, l' ultima delle quali : 1553 die II Martiì — Ad computum 
statue Dom. Iani Grilli de libris CCC (Cartul. Officii S. Georgii 1549). La 
statua fu posta nella sua nicchia in Febbraio o in Marzo del 1553 come 



SCULTURA 239 

la statua di Dario Vivaldi: togata anch'essa, e d'uomo 
che quasi posando da grave cura contento ripensi. 
Dirai alla prima giunta che la semplice novità del 
concetto e '1 piegare disteso e facile, e '1 posar na- 
turale, e più altre cose che meglio risaltano al para- 
gone della contraria, mentiscano apertamente al sen- 
tire ed al far di Gio. Giacomo, ancorché i Cartularj 
t' invitino e ti lusinghino a crederla sua. (1) Ma nò 
le note di pagamenti a lui fatti per tal lavoro ci deo- 
no ritrarre da buon giudizio; e i volumi stessi che 
prima ci tentano, a poco volger di carte ci porgon 
cagione, non che a dubitarne, a negargliela in tutto. 
Perocché alle ragioni del dalla Porta in proposito 
di quella imagine, succedono altre ragioni e altre som- 
me sborsate ad un altro scultore; dico a Gio. Giacomo 



dice una nota posteriore del Cartulario anzidetto — >Jt Ihesus — MDLIII 
die III Martii'. Expense facte occasione statue q t Iani Grilli: prò lohannoto 
Durante prò dictis expensis factis in reponenda dieta statua in Sala Palata 
S. Georgii prò magistris masachanis et aliis magistris calcina et similibus etc. 
Ivi è il saldo dello scultore così formulato: 15 Aprilis: Pro magistro Io- 
hanne Iacobo de la Porta prò pretto diete Statue solutis dicto magistro Io. 
Iacobo ut latius in ejus debito: L.CCC. 

(1) ^ Die UH Augusti 1553 — - Magister Io. Iacobus de la Porta scultor 
debet prò Cartulario precedenti 1553 ad bonum computum ejus mercedis statue 
q. Dom. Darii de Vivaldis per ipsum faciende: L. XXXV. 

»$i Die XIII I Februarii 1554 — Magister Iohannes Iacobus de la Porta 
scultor debet prò Cartulario precedenti Magni/. Officii S. Georgii anni 1554 
ad bonum computum Statue marmoree q. Dom. Darii de Vivaldis mandato ma- 
gni/. D. Iacobi Calvi et Francisci de Flisco Deputatis ab Officio 1552 ad sta- 
tuam ipsam: L. LXX. (Cartul. Officii, 1552). 



240 CAPITOLO V. 

Paracca da Valsoldo , che noi tramandiamo ad età 
più tarda, come giovane allora e novizio nell'arte. (1) 
E quanti s' incontrino in quelle note avran briga 
a sì strana contraddizione, finché non pensino che 
sostituendo uno ad altro statuario, doveano le Compere 
indietreggiare alle date ed ai titoli stessi per l'uopo 
del registrare. E l'artista vero uscirà manifesto a chi 
osservi il denaro fornito al dalla Porta, di tanto in- 
feriore al valor della statua, e quello al Valsoldo as- 
sai presso alle lire trecento, usitata mercede a sì fatte 
sculture. Oltreché, se alcun dubbio rimane, è palese 
dai conti che qui si rapportano, come il lavoro, con 
esso le paghe, s'indugino all'anno del 1560, e così 
più che un lustro dacché il primo artefice avea sciolto 
il debito alla natura. Se poi voglian darsi al Paracca 
qiie' pregi della invenzione che già riferimmo alla 
statua, è giudizio incerto per un maestro che noi ve- 
dremo a mendicare disegni da Luca Cambiaso e dal 
Bergamasco, pittori insigni; e il lavoro del marmo è 
impaziente per istrana contraddizione agli otto anni 
che di continuo lo registran sui libri. 



(1) >$« Iesus — 1552 die XII Iulii — Iohannes Iacobus Parracha mar- 
mar arius q. Io Antonii promissit fabricari facere intra annum unum Statuam 
marmoream q. Darii de Vivaldis deliberatavi- per Magni/. Officium S. Georgii 
1532 (sic): prò solutis prò Cartulario primo numerati Magni f. Officii S. Georgii 
1552 mandato magni/. D. Petri Calvi Bellogii et Francisci de Flisco deputa- 
torum ut latius manuale Laurentii: L. LXXV — 1559: L. LXXX — 1560 r 
L. L — 1560: Z. LXXX. (Nel predetto Cartul. 1552). 



SCULTURA 241 

Certo è d'altro lato che al dalla Porta tanto so- 
praccrescevano le commissioni, quant'egli appressava 
al confìn della vita. Oggimai siamo giunti all'estremo 
periodo; e le opere che ci rimangono a noverare, non 
ebbero tutte da lui compimento. Tardavano pure la 
mano dello statuario le cure dell'architetto: le quali 
Gio. Giacomo non ricusava , quantunque di picciol 
momento e di scarso onore. Il palazzo Salvago, quel 
desso che vent'anni addietro, e per lui e pel Corte, 
arricchivasi di quel portale che noi già notammo e 
che ancor può vedersi, nel 1552 s'allineava a miglior 
sembianza co' suoi disegni e vestiva novelli marmi. 
Di che ho già toccato nelle notizie del Semino: ora 
aggiungo che i nuovi lavori ordinava un Giacomo di 
quella famiglia, per quel che mi consta dalle richie- 
ste ch'egli ne fece al Governo della Repubblica. (1) 



(1) « Illustrissimo Signor Duce e Magnifici Gubernatori — Iacopo Sal- 
« vago fa intendere a Sua Excellentia e Magnifici haver fatto minar due 
« sue caze nella piasa de' Salvagij per fabricarne con lo adiutto de Idio 
« una: cossa la quale non solum accommoda al particolare ma anche è 
« gran hornamento a honore del publico. E perchè il muro della faciatta 
« della strada quale va verso S. Agustino è torto e brutto in più lochi 
« per far bello detto muro e anche la strada dexidereria riffarlo e farlo 
« dritto e bello in la quale cossa si daria e prenderla alchuna pocca cossa 
« della strada suddetta: ma sarà molto più quello che si darà che quello 
« che se prenderà: pertanto supplicha a Sua Excellentia et Magnifici se 
« contentino concedergli gratia possi far il sudetto effetto de far dritto il 
« sudetto muro essendo maxime sensa danno de tercij non essendoli caza 
« alchuna contigua; e ne resterà obligatissimo : alle quale se arrecomanda 
« e prega Dio li conservi longo tempo 1552 die X Februarii » —(Archivio 
Govern. Actorum — Fogliaz. 1550 Cancelliere (Merico). 

Vol. V. — Scultura. 31 



242 CAPITOLO V. 

Ad un tempo stesso vediam lo scultore applicato a for- 
nire un portale, che un prete Domenico Centurione 
intendeva aggiustare alla casa d'un suo suburbano in 
Bisagno, ove forse (siccome in luogo meno frequente 
di tali dovizie) non vano sarebbe ii cercarne. (1) Ma 



(1) In nomine Domini Amen: Rev. Dominicus Centurionus ex una et ma- 
Elster Io. Iacobus de la Porta scultor q. Bartholomei ex alia sponte perve- 
nerunt et pervenisse sibi ipsis invicem et vicissim presentibus et respective 
stipulantibus ad infrascripta pacta composiciones promissiones et alia de qui- 
bus infra solemnibus stipulationibus hinc inde intervenientibus vallatis et fir- 
matis: Renunciantes etc. Quia ex causa hujusmodi paclorum et compositionis 
dictus mag. Io. Iacobus promissit dicto D. Dominico presenti ut supra ipsius 
mag. Io. Iacobi marmoris (sic) Jacere et laborare portale unum marmororum 
Carr arie fino rum qualitatis prout est portale existtns ad hostium [sic) domus 
N. Leonardi Cibo Clavaricie sitte in contrata de Marrufìs et ejusdem magni- 
tudinis longitudinis et altiludinis prout est portale exclusis tamen griphiis et 
insignia existentibus supra dictum portale quos et quam minime facer e teneatur: 
et quia ipse mag. Io. Iacobus ut asserit ìiabet majorem peritiam quam magister 
qui fecit portale dicii Clavaricie ideo actum est inter tos quod dictus mag. 
Io. Iacobus possit et valeat et ita promissit et promittit dicto D. Dominico 
portale predictum faciendum melius proportionare ita quod eficiatur melioris 
proportionis et pulcìiritudinis quam sit portale dicti Clavaricie: quod quidem 
portale ut supra faciendum promissit finire et finitum et laboratum tradere et 
consignare dicto D. Dominico in apoteca dicti mag. Io. Iacobi sitta Genue ad 
pontem Cattaneorum intra et per iotum mensem Novembris proxime venturi 
deindeque postquam dictus Dominicus portari seu conduci fecerit dictum por- 
tale prò ipso ponendo ad hostium seu prò ornamento hostii domus ruris dicti 
D. Dominici sitte in Bissanne tali casu dictus mag. Io. Iacobus promissit 
dicto D. Dominico cum suo laboratore prestare suam et dicti ejus laboratoris 
industriam in apponendo ipso portale gratis et hec omnia facere et adimplere 
omni etc. Ex adverso et ex causa promissorum ac prò pretio dicti portalis et 
mercedis ejusdem Io. Iacobi dictus D. Dominicus promissit dicto mag. lo. la- 
cobo presenti ut supra eidem dare et solvere scutos sexaginta auri Italie sive 
eorum valutam ad rationem soldorum sexaginta orto singulo scuto et ex quibus 



SCULTURA 242 

più nobir opera, e più solenne, e d' assai più spendio 
fu quella di cui si obbligò al Rev. D. Cristofforo Ros- 
sio Conte di Sandonale, e Vescovo (come diceasi) One- 
tense, che ristando in Genova poco più che da pere- 
grino, abitava non so che stanze all'aperto di Cari- 
gnano. Potrà esser dubbio se pietosa meditazione del 
nostro nulla, o vaghezza di postume pompe, consiglias- 
se sì spesso agli abbienti di quella età il lavorio 
di suntuosi sepolcri; ma questo Prelato fu esempio ad 
un modo di carità cristiana e d'ossequio figliale, or- 
dinando magnifica sepoltura alle spoglie de' suoi ge- 
nitori. E fatto disegno sul dalla Porta, e stanziata 
per ciò la mercede di scudi dugento cinquanta d'oro, 
volle ch'ei vi formasse di tutto rilievo le imagini de' 
cari estinti , e sui lati dell' urna due angeli in atto 
quasi di protezione. E tanto promise Gio. Giacomo, 
per iscrittura rogata ove appunto abitava il Vescovo, 
il dì 24 settembre del 1552, e mercè d'un disegno 
del monumento che l'uno e l'altro soscrissero di pro- 



dictus mag. Io. Iacobus confitelur habuisse a dicto D. Dominico presenti ha- 
buisse inquam et recepisse scutos vigintiquinque auri in solutionem summe 
predicte reslum vero solvere promissit eidem mag. Io. Iacobo sive persone 
legittime prò eo finito dicto portale: De quibus omnibus ete. Actum Genue in 
scriptoria mei dicti Notarli sitta apud Palacium Archiepiscopale: Anno Nativ. 
Domin. MDLI1 Indictione Villi secundum Genue cursum die Iovis IIII Aiir 
gusti in terciis: presentibus N. Andrea de Marinis Marocelo D. Alaonis et 
Bartholomeo Boccatalìata Notario cive Genuense testibus ad premissa vocatis 
et rogatis. (Atti del Not. Agostino De Franchi Molfino — Fogliaz. 6 — 1552). 



244 CAPITOLO V. 

pria mano. Trapela da quel contesto un presagio si- 
nistro che avesse il committente in procinto d'allonta- 
narsi: presagio del resto che par confermarci Tetà già 
cadente dello scultore. Fra le altre clausole è questa 
eziandio, che dov' egli venisse a mancare innanzi che 
finir l'opera, non ne fossero però disobbligati gli eredi, 
e passasse a lor debito il renderla in tutto finita se- 
condo gli accordi. (1) 



(li ^ In nomine Domini Amen: Johannes Iacobus de Porta scarpelinus 
q. Bartholomei Mediolanensis in presenti Civitate Ianue moram trahens Sponte 
etc. et omni meliori modo etc. sub etc. vigore infrascripte promissionis et non 
aliter etc. promissit et promittit 111. ac Rev. D. Chistoforo Roxio de Sando- 
nali Episcopo Onetensi ac Comes (sic) presenti et acceptanti ac stipulanti fa- 
cere et seu fieri ac perftci face re Sepulturam unam marmoris in qua sint figu- 
re dice relevate quondam bone memorie III. DD. Parentum ipsius 111. ac Rev. 
Chrislofori una cum armis ac etìam angelis marmoreis existentibus al utroqv.e 
coruu sepulture predicte et demum sub modis et signaturis contentis in appa- 
piro in quo adest designata Sepoltura predicta et subscripta manibus propriis 
ipsorum III. ac Rev. D Christofori ac ipsius Licobi (sic) et hoc infra et per 
totum mensem Augusti anni millesimi quingentesimi quinquagesimi teriii pro- 
xime venturi omni exceptione remota: Renuncianles etc. Et versa vice dictus 
111. ac Rev. D. Christoforus promissit et promittit dicto Io. Iacobo presenti 
dare et solvere et exbursare et seu dari et solvi facere senta ducentum quin- 
quaginta auri- Ittalie videlicet ante ejus recessum a presenti civitate bonam 
summam dictorum scutorum et successive de die in diem secundum quod la- 
borerium predictum in totum seu in parlem perfectum fuerit: Sub etc. Acto 
quod in eventum in quem quod Deus avertat dictus Ioli. Iacobus dece- 
deret ante perfectioìiem laborerii predicti quod dictus Iacobus et heredes sui 
teneantur laborerium predictum perUci faeere . De quibus omnibus etc. — Ac- 
tum lanue in Villa Calignani videlicet in Caminata domv.s residentie prefacti 
III. ac Rev. D. Christofori: sub anno a Natio. Domini millesimo quingentesimo 
qv ; ,iquagesimo secundo Indictione decima secundum Ianue cursum die Sabati 



SCULTURA 245 

Il sospetto era giusto. Se questo lavoro toccasse al 
suo termine , è cosa che può bea credersi , sebbene 
in atti non apparisca. Ma gli altri che venner poscia, 
o venuti già prima movevano a rilento, è certo che 
abbisognarono delle altrui mani. Fra i quali andrà 
innanzi la sepoltura di Cattaneo Pinello, che il dalla 
Porta avea tolto a fare per commissione di Luca Spi- 
nola e degli altri esecutori testamentarj, mercè d'una 
polizza scritta dal not. Matteo Sivori il giorno 18 
giugno del 1554. Era posto a quest' opera il prezzo 
di scurii duecento; non però che tal somma non s'ac- 
crescesse per crescere del monumento in bellezza ed 
in perfezione oltre i patti: e ciò a stima e ad arbitrio 
d'un altro Spinola, di nome Federigo, nel quale s'ab- 
bandonavano i contraenti. (1) Altri fregi vedremo alla 



vigesima quarta mensis Septembris in Vesperis: presentibus ibidem D. Iacobo 
de Cardues filio Guliermi Valentine Dioecesis servitore prefacti III. ac Rev. D. 
Christofori et Cesario Brocho q. Christofori mediolanensi testibus ad premissa 
vocatis et rogatis. (Atti del Not. Lorenzo Capurro — Fogliaz. 1 — 1546-52) 
(1) >$t In nomine Domini Amen: Ioannes Iacobus de la Porta sculptor 
sponte promittit magnificis DD. Luce Spinule q. D. Baptiste et Sociis fidei- 
commissariis g. D. Cattanei Pineli presentibus Nob. Andrea Ususmaris Piche- 
noto et Paulo de Vivaldis duobus ex dictis fideicommissariis facere intra men- 
ses septem proxime venturos incipiendos die prima lulii proxime venturi seu 
construere sepulturam unam marmoream albam sub modis et formis contentis 
in modelo tradito per dictum mag. Io. Iacobum dictis Andree et Paulo in 
presentia mei Notarii et testium infrascriptorum ac etiam subscriptum per me 
dictum Notarium bene laboratum et bene factum juxta solitum sufficientie 
ipsius mag. Io. Iacobi de bonis et albis marmoribus omni exceptione et 
contradictione remota : Renunciantes et e. Ex adverso dicti Andreas et Paulus 



246 CAPITOLO V. 

memoria di questo Cattaneo; oggimai perduti, fuorché 
la statua ch'ei prescrisse testando a sé stesso: ancor 
viva e presente, quasi a lodarlo d'ogni virtù, salvochè 
di modestia. Gio. Giacomo intanto avea in tutto scol- 
pito il colosso di S. Luca: un dei quattro che tengon 
le nicchie nel presbiterio di S. Lorenzo, via via pro- 
curati dalla Repubblica, e con ingrata lentezza con- 
dotti fra i primi restauri del 1540, e le nuove riforme 
ideate dal gran Perugino. La statua di cui fo parola 
può rendersi a solo suo merito, stando alle note dei 
cartularj, che già in sugli albori del 1553 la danno 



siìis et nominibus aliorum Sociorum suorum prò quibus de ratto promittunt sub 
etc. sponte promittunt dicto Io. Iacobo presenti ac acceptanti dare et solvere 
prò dieta sepultura sic prout supra construenda per dictum Io. Iacobum us- 
qzie in summam scutorum ducenlum ab inde secundum quod judicatum fuerit 
per D. Federicum Spinulam q. D. Iacobi in quem circa dictam declarationem 
faciendam diete partes se se remisserunt et que solucio (sic) dicti Andreas et 
Paulus promittunt facere dicto mag. Io. Iacobo dietim secundum quod per 
eum laboraretur omni exceptione et contradictione remota: Renunciantes etc. 
Hoc declarato quod casu quo dictus Mag. Io. Iacobus intra dictum terminum 
non fecerit seu construxerit dictam Sepulturam juxta formarti dicti modeli et 
predicte promissionis tali casu teneatur dictus Mag. Io. Iacobus restituere pe- 
cunias per ipsum tunc habitas occasione diete Sepulture a dictis fideicommis- 
sariis absque dilacione et laborerium tunc per ipsum factum restet ipsi Io. 
Iacobo et magis cadat in penam scutorum quinquaginta auri Italie aplictam 
ipsis fldeicommissariis prò suisjustis damnis db non factam dictam Sepulturam 
intra dictum terminum que pena exigi possit prout si esset a vero et legitimo 
debito causata: Renunciantes etc. — Aclum in Bancis scilicet ad banchum 
mei Notarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. MDLII1I Indictione XI secun- 
dum Ianue cursum die Iovis XYIII Iunii in terciis: presentibus Nicolao 
Flisco Ragio et Francisco Bruscheto testibus vocatis et rogatis (Atti del Not- 
Matteo Sivori — Fogliaz. 8 - 1554). 



SCULTURA 247 

per ultimata, e ne segnano il pagamento in lire cin- 
quecento dieci. (1) E il lavoro se ne difende, o sia col- 
l'usato mezzo di torcere e muovere comechessia la 
figura, o sia col gravarla a panneggiamenti, e questi 
girare in sinuose e minute pieghe con più di pra- 
tica che d'eleganza. È facile giudizio attribuirgli quel- 
l'altra del S. Marco che s'accompagna alla predetta, 
così le somiglia in alcuni tratti; ma vuoisi andar 
cauti. Io dovrò rifarmi su queste ultime allogazioni; 
ma noi posso con giusto criterio né con istorica se- 
verità, s'io non anticipo il quando morisse Gio. Gia- 
como, e quali maestri gli succedessero così ne' beni 
siccome nell'arte. 

Della sua morte non dirò l'ora né il giorno, che i 
documenti non mi largheggiano di tanto. Ma s'ei la 
coartano fra il giugno (testò riferito) del 1554 ed il 
marzo dell'anno seguente, vorremo lagnarci a vederla 
ondeggiare nel picciolo spazio di dieci mesi ? Benché 
a legger gli atti ch'io traggo in luce, dirai senza fallo 
ch'egli afferrasse al 55, e spirasse ancora ne' primi 
periodi. Non prima ei ci fugge dal mondo, che prende 



(1) ►£< MDLIII die XXVII Ianuarii — Cartularium instaurationis Eccle- 
sie Sancii Laurentii et presertim per Georgium Ambrosium: Pro Magistro 
Ioanne Iacobo de Porta sculptore prò resto predi et mercedis Statue marmo- 
ree ad ymaginem Sancii Luce Evangeliste in Ecclesia majori lamie prò qua 
concordatum juit ei solvi debere L. DX : ex quibus solute fuerunl in Cartula- 
rio predicto L. 214, 2, 3 ut per carculum Georgii Ambrosii predicto Io. Ia- 
cobo — L. CCLXXXXV, s. XVII, 9 — ( CartuL Reipubl. 1553). 



248 CAPITOLO V. 

il suo luogo, e le sue allogazioni, ed in tutto od in 
parte le sue sostanze, un congiunto di sangue, che 
noi senza fallo potrem fargli altresì creatura nell'arte, 
ben più. di que' due ch'abbiam detto altrove con certo 
riserbo. Cotesto nuovo è Giuseppe dalla Porta , fi- 
gliuolo del Gio. Francesco pittore, del quale è notizia 
ne 7 primi volumi; e però nipote del nostro statuario. 
A quest'ora Gio. Francesco era morto; ma pare a non 
dubbj segni che il molto affetto (e talvolta cieco) di 
Gio. Giacomo al fratello pittore, si travasasse nel figlio 
senza punto scemar d'intenzione. £on monchi ed im- 
poveriti i rogiti del notaio Agostino Vignale, che scris- 
se gli estremi voleri del vecchio, per quello che leg- 
gesi in altre carte; e il testamento che tanta chiarez- 
za darebbe alle cose, è fra gli atti perduti. Ciò solo 
sappiamo, ch'ei fu dettato il 24 marzo del 1554; e 
poco più veggiam vivere il testatore. Quel documento 
potrebbe dirci se al retaggio paterno, o per quale 
porzione, partecipasse Guglielmo, che a dir del Vasari 
viveva per anche in Roma nel 1567, impigrito e svo- 
gliato dell'arte pei grossi proventi del Piombo. Di lui 
non rimane pur traccia nelle nostre scritture: laddove 
Giuseppe per più d'un cenno si fa manifesto, e pur 
sempre col titol d'erede. Anche è lecito il credere che 
l'avolo, innanzi al morire, accomunasse con lui le fa- 
tiche: e non parmi inutile a tal quistione il produrre 
in parte una sentenza arbitrale che li riguarda non 
altrimenti che socj , o colleghi almeno , nelle ope- 



SCULTURA 249 

re. (1) Nuoce alla costui fama il difetto d'alcun monu- 
mento che si possa dir suo: nondimeno quel tanto 
che ne sappiamo, commenda il suo nome non solo 
dal lato dell'arte, ma delle sue sorti e delle sue con- 
suetudini. Avea in moglie Battina sorella a Domenico 
Ponzello architetto egregio, e da lui corredata di 
dote onesta; concorde e affettuoso ad entrambi, fino a 
farseli in tutto e per tutto procuratori nel 1556, co- 
me leggo in notaro Tubino. Per altra procura dell'an- 
no addietro, e del dì 29 settembre, si mostra amico 
a Filippo Croce valente argentiere, e in lui si com- 
mette per le bisogne dell'eredità; (2) e pocanzi il ve- 



(1) In nomine Domini Amen: Nos Iacobus Piuma de Curte magister an- 
telami q. lohannis et Franciscus Rochus mediolanensis faber q: Ambrosiì 
tamquam arbitri et arbitratores ac amicabiles compositores et communes amici 
electi et assumpti per et inter dominum Io. lacobum de ls, Porta sculptorem q. 
Bartolomei tam suo nomine proprio qztam nomine et vice Iosephi de la Porta 
etiam sculptoris ejus nepotis prò quo de ratto promissit etc. suo dicto nomine 
ex una parte et magistrum Iohannem de Ternano de Lugano sculptorem q. 
Antonii ac magistrum lacobum de Aprile de Carona dictum Figurinum q. 
Petri etiam sculptorem et quemlibet eorum tam conjunctim quam divisim prout 
melius etc. etc. — Latta (sic) data et testata 'per me Stephanum Bauli Car- 
regam Notarium lamie in Bancis videlicet ad bancum ressidentie mei Notarii 
infrascripti: Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo quinquagesimo quarto 
Indictione undecima secundum lamie cursum die Veneris decima quarta Fe- 
bruarii in terciis'. presentibus testibus Bernardo Bazurro notario et Bartholo- 
meo Borzoto etiam notario ac Angustino de Varcio q. Bartholomei civibus lamie 
ad hec vocatis et rogatis — (Atti del Not. Stefano Sauli Carrega — Fogliaz. 
19 — 1554, 55). 

(2) In nomine Domini Amen: Ioseph della Porta mediolanensis q. Io. Fran- 
caci tanquam heres et he? •editano nomine quondam Io. Iacobi della Porta 

Yol. V. — Scultura. 32 



250 CAPITOLO V. 

demmo mischiato in un atto a Francesco Rocco ore- 
fice milanese operante in Genova: orrevoli nomi da 
ricordarsi più lungamente nel terzo volume. Ad An- 
drea Semino, eccellente pittore, fu poco men che do- 
mestico; e a saper di Giuseppe poich'egli mutò paese 
convenne intendere Andrea come teste credibile. Così 
per un atto rogato il 24 dicembre del 1592 da Giu- 
seppe Mongiardino, abbiam fede sicura che il dalla 
Porta avea preso testé ad abitare in Roma, ove in 
opere così di scalpello che d' edilìzio fiorivano allora 
una schiera del suo paese e del suo cognome. 

Mercè delle date già riferite, è qui luogo a tor- 
nare sul misero anacronismo in cui cadde 1' autore 
della Memoria sui dalla Porta, mandando nel 1571, 
e d'ordine di Pp. Pio V., il nostro Gio. Giacomo per 
certe perizie (com'egli scrive) al Bosco Alessandrino. 
Non negherò che la somiglianza de' nomi abbia mes- 



scnlptoris per ejus testamentum et nomine suo proprio et quolibet diclorum no- 
minum conjunctim et divismi ut melius expedit sponte et omni modo: fecit 
constituit et solemniter ordinava suum verum certum nuniium et legitimum 
procuratorem et alias prout melius de jure fieri et esse potest et loco sui po- 
suit Philippum de Cruce fabrum argenterium q. Antonii presenterà et accep- 
tantem etc .... et in specie a Francischo Rodio mediolanensi etiam fabro ar- 
genterà quicquid ab eo quavis de causa habere debet etc. etc. — Actum Ianue 
in contrata Spatarie Veteris in caminata domus habitationis mei Notarii infra- 
scripti: Anno Domin. Naliv. MDLV Indictione tertia decima secundum Ianue 
cursum die Dominico XXVII [ Septembris hora secunda noctis cum luminibus: 
presentibus testibus Io. Iusto fabro argenterio et Bartolomeo de Pornasio 
lohannis ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Francesco Tubino — • 
Fogliaz. 17-1555). 



SCULTURA 251 

sa non so qual confusione fra quanti toccarono alla, 
sfuggita di questi artefici; ed anzi dirò che tra un 
Giacomo e un Gio. Giacomo, a chi non consulti fuor- 
ché l'orecchio, è facil cosa rincorrere in fallo. Ma a chi 
di proposito, e in breve libercolo, studiava nelle no- 
tizie del nostro scultore, e nel 1516 credea di sco- 
prirlo già fermo a operare in Genova, era pure age- 
vole a imaginare che l'anno suddetto dormisse sotterra, 
com'egli dormiva in fatto da più che tre lustri. E più. 
ovvio ancora era forse il conoscere come Giacomo dalla 
Porta, architetto insigne, che il Baglione romano, e con- 
temporaneo, annovera tra' suoi romani, che crebbe e for- 
mò sé stesso in architettura a' fianchi del dotto Vignola, 
che sottentrò a Michelangelo nelle opere del Vaticano, 
e che per succedersi di tre Pontefici empiè di stupendi 
edifìzj la capitale del mondo, non era il modesto lom- 
bardo che partì la sua vita fra Genova e la Certosa , 
e che in Genova stessa dimostrasi assiduo e stabile per 
continuo succedersi di commissioni. Gravissimo errore 
(s'io guardo alle note di quel fascicolo) fu il leggere 
male in un libriccino che dà le misure del tempio di 
S. Croce costrutto al Bosco dal Papa Ghislieri , e fa 
cenno delle perizie; e l'aver sostituito al Giacomo, che 
quivi si registra siccome a tal uopo spedito da Roma, 
il Gio. Giacomo nostro : e così a transigere sul dop- 
pio nome nell' entusiasmo d' una scoperta. 

Discendo ( com' è mio debito) al 1555, o meglio al- 
la morte del vecchio scultore, e ripiglio il filo de' casi 



252 CAPITOLO V. 

che succedettero. A sdebitarlo delle promesse, e come 
artefice e come privato, si fé' sollecito il noto erede, 
il nipote Giuseppe. A' 28 marzo egli paga al Perini 
arcidiacono lire 29, per fìtto decorso sulla bottega e 
le stanze di Sottoripa , e al finire del maggio pro- 
mette otto lire e due soldi alla vedova di Nicolò da 
Corte per simil debito d' un fondaco, dove Gio. Gia- 
como facea ripostiglio di marmi. E ciò nò' fogliazzi di 
Gerolamo Roccatagliata. Provvede seguentemente ai la- 
vori già incominciati dallo zio, non condotti a termine; 
e specialmente di quel sepolcro che già dicemmo or- 
dinato alle ceneri di Cattaneo Pinello. (1) Se Giuseppe 



(1) Non increscerà eh' io aggiunga alcuni particolari desunti dagli atti, 
in proposito di questo monumento, ed anche in riguardo all' uomo eh' io 
ebbi a tassare un tal poco di vanità. Se non che il testamento dettato da 
Cattaneo Pinello il 19 Settembre del 1551, e compreso nel primo Fogliazzo 
del Not. Oberto Lomellino Veneroso, ne ridonda per modo, che 1' animo 
del lettore non si difende da meraviglia. Si vegga, per primo saggio, l'e- 
nunciazione del Testatore. — Magnificus Dom. Cattaneus Pinellus Genuensis 
pairicius q. D. Benedicti Cesaree Majestatis Caroli quinti Imperatoris eque- 
stris ordinis miles insignitus et ad statum militarem assumptus militarique 
cingulo balthei decore fascibus et titulis atque stemmate aurate militie decora- 
tus ac omnibus ornamentis pertinentibus ad dicturn ordinem ornatus Baronus 
procerus auleque Lateranensis Palacii Imperialis Consistorii Comes et Comi- 
tatus Palatini titulo preditus a Secretis Cesaris electus aliisque quampluribus 
titulis et dignitatibus gratiis immunitatibus et bailiis privilegiatus ut constai 
privilegio predicto Magni/. D. Cattaneo anno de M D XXXVI die prima mensis 
Novembris per Cesaream Majestatem concesso prò ejus erga predictam Cesa- 
ream Majestatem bello Africano adversus Cayradim cognomento Barbarossam 
ac Mauritanici exercilus prefectum ad expugnationem arcis Gulete urbisque 
Tuneti caput regni toto dicto prelio sub ejusdemmet Cesaris acie inter principes 



SCULTURA 253 

profferse sé stesso a finir l'impresa, e se i tre esecu- 
tori del testamento non lo sdegnarono, è buono argo- 



aliosque prestantiores proceres equestris ordinis eques (sic) militar es ut supra 
fuit pronuntiatus ornatus et insignitus prout hoc et egregia facta ipsius D. 
Cattanei in dicto privilegio ipsemet Cesar attestatur ejusdemmet Cesar is manu 
subscripto cupi solemnitatibus debitis et opportunis: Sanus per Dei gratiam 
sensu visu loquela et intellectu ac etiam Deo f avente cor por e bene valens etc. 
E sano era certo, e di memoria in ispecie, a non dimenticare né il mini- 
mo delle sue glorie. Più sotto prescrive 1' erezione del proprio sepolcro, 
che dal contesto apparisce ordinato in S. Siro; e quivi si scusa del preferire 
tal chiesa a S. Francesco di Castelletto là dove giacevano i suoi mag- 
giori, e a quella di S. M. di Castello dov' erano le spoglie paterne, alle- 
gando che in questa basilica vedeansi più altari e più titoli della sua 
gente. Rispetto alle esequie e alla sua sepoltura, ripicchia sui segni della 
propria grandezza. — Ideo ejus D. Teslatoris cadaver deferri jussit et ordi- 
nami ad dictum templum divi Siri prò cujus exequiis expendi ordinavit tantum 
quantum videbitur infrascriptis DD. suis Jideicommissariis volens et mandans 
ipse D. testator dictum ejus cadaver deferri debere eo statu et modo quo ex 
gradu ipsi testatori prout supra attributo requiritur eo maxime cum illum 
contra infideles ad augumentum Christiane Religionis absque aliquo ipsius D. 
testatoris utili seu stipendio sed propria sponte acquisiverit. Ordinans et man- 
dans etiam super ejus tumulo seu sepulcro scribi epitajium (sic) marmoreum 
prout videbitur infrascriptis suis Jideicommissariis vel prout ipse relinquet in 
aliqua memoria si aliquam memoriam de predictis relinqui continget et super 
eo apponi insignia et arma ipsius D. Testatoris decorata a predicta Cesarea 
Majestate modis quibus in suprascripto privilegio. Quod quidem tumulum seu 
sepulcrum construatur seu edificetur in dicto tempio divi Siri in loco decenti 
qualitatis et gradus ipsius D. Testatoris. — Volendo a qualsiasi patto 
durare nei posteri, istituisce erede universale il maggior figlio , o nato o 
da nascere, all'epoca della sua morte, di Minetta sua figlia sposata al nob. 
Paolo Vivaldi, o il secondo od il terzo, e così di sèguito in via di sostitu- 
zione, a strettissimo patto che il successore rinunzi al nome sia del bat- 
tesimo che del casato, e assuma quello di Cattaneo Pinello: e di tale am- 
bizione e di tutte le altre che in quella carta van fino al fastidio , ad o- 
gni fiata ei rinnova la seguente protesta: Que omnia predictus D. Testator 



254 CAPITOLO V. 

mento a stimare costui non ignobil maestro di marmi. 
Del fatto non può dubitarsi, dacché ci consta per una 



non ad aliquam ostentatìonem seu vanam gloriam sed finem hunc tantunmodo 
Jleri mandat ut magis virtus florescat et ceterorum civium animus oÀ eam 
prosequendam alliciat. Ordinò cosa (per vero lodevole) a migliorare le con- 
dizioni del Porto e del Molo , ma quanto efficace io non so.; voglio dire 
l'acquisto di cento luoghi sulle Compere di S. Giorgio, i quali moltiplicas- 
sero infìno al doppio: che poscia la rendita di cento servisse a' bisogni di 
tal lavoro amministrata dai PP. del Comune, e gli altri cento fruttassero 
a compier la somma di diecimila ; al qual termine si erogassero al tutto 
in siffatte opere. — Ma verso sì lenti effetti, è risibile quasi l'amplificare 
ch'ei fa le cagioni: Animadvertens ipse Testator quam sit necessaria reparatio 
Portus et Moduli et quantum commodum nautis et abundantiam presenti Civi- 
ta! i afferat et oliatura sit cum naves et precipue alienicene dubitantes incerte 
de earum salute alicujus jaclure in presenti Portu prout sepius etiam noslris 
temporibus nonnullas naves in eo periculum Jecisse vidimus dìctum portum evi- 
tarent etc. etc. — Tornando a conforti d' umana grandigia , provvede più. 
sotto a innalzarsi una statua colle solite insegne : ed è quella che anche 
oggi si vede in capo alla prima scala del Municipio , e di cui parleremo 
ben tosto. Declarans ac ordinans etiam quod • PP. Communis qui prò tempore 
fuerint sive qui de predictis curam liabebunt /'cioè de' proventi) teneantur et 
clebeant slatim sequuta morte ipsius D. Testatoris erigere seu erigi facere in 
Sala Palacii residentie DD. Palrum Communis quod et qui prò tempore erunt 
slatuam unam marmoream ad ipsius D. Testatoris effigiem insignitam omamen- 
tis equestris ordinis ita quod translato Palacio alibi ibi et statua transferatur 
cum epitaphio marmoreo cum verbis ordinandis per infrascriptos ejus Fidei- 
commissarios aut relinquendis in aliqua m emoria si aliquam memoriam de pre- 
dictis relinqui contingerit expensis tamen hereditatis ipsius D. Testatoris et ad 
hoc possint cogere infrascriptum ejus heredem et etiam ad hoc infrascriptos DD. 
suos Fideicommissarios gravat. Et hoc ad Jìnem et effectum ceterorum civium 
animos inducendum (sic) ad dictum opus Portus et Moduli cordi habendum. 
La statua fu tosto eseguita, lui morto, e innalzata dov' egli volle, e dove 
la vedemmo ancor noi a memoria nostra. Esecutori del testamento si 
veggon nominati Maria sua moglie, Andrea Usodimare Pichenoto e Paolo 
Vivaldi suoi generi, Luca Spinola q. Battista attuai doge, e Paolo Lercari 



SCULTURA 255 

giunta che leggesi al primo istrutnento, e eh' io pub- 
blico a parte, per più distinzione da zio a nipote, da 
maestro a discepolo. (1) Ella è in data del 22 maggio; 
e da note che seguono di pagamenti , risulta altresì 
che a metà del luglio era assolta V opera, fuorché di 
uno stemma e d' un teschio, secondo i disegni. 

Così il cenotafìo del Pinelli fu l' ultima cosa che 
ideasse Gio. Giacomo, e il s. Luca del Duomo l'estre- 
ma eh' egli ultimasse di propria mano. Dell'altra sta- 
tua che gli è in sulla dritta , e che fìnge s. Marco , 
non porgono cenno le carte della Repubblica, e al pari 
ne tace un cotal cartabello eh' io vidi già delle spese 
stanziate a quest 1 epoca per la basilica. Ciò nondimeno 



Serra de' Governatori. E si conchiude cosi : Aduni Germe in mediano do- 
mus Jiabitationis 'prefati D. Testatoris in platea Sacti Luce: Anno a Nativitate 
Domini millessimo quingentessimo quinquagessimo primo Indictione octava secun- 
dum Genite cursum die Sabbati decima nona Septembris in Vesperis: presen- 
tibus testibus Nob. D. Francisco Centuriono de /Ilice q. Spect. D. Antonii Io. 
Baptista Mainerio q. D. Marci Bernardo Banclierio seaterio q. alter ius Ber- 
nardi Francisco Raggio Lazari et Petro Georgio Verde Io. Antonii civibus 
Genite ad premissa vocatis et rogatis. 

(1) >Ji MDLV Indictione XII secundum lanue cursum die Mercurii XXII 
Maij in terciis ad banchum mei Notarii infrascripli — Cum sit quod deces- 
sero dictus Io. Iacobus et adhuc perfecta non restet sepoltura de qua in su- 
prascripto instrumenio hinc est quod Ioseph de Porta q. Io. Francisci sponte 
etc. et omni modo etc. accipit personam predicti Io. Iacobi erga dictos Do- 
minos Fideicommissarios absentes et me Notarium de observando et compiendo 
ea omnia et singula ad que dictus Io. Iacobus erga dictos DD. Fideicommis- 
sarios tenetur virtute suprascripti instrumenii et omnia in eo contenta promit- 
tit observare et implere omni excepiione et contradictione remota : de quo in- 
strumenio fatetur habere plenam notitiam et scientiam: Sub etc. 



256 CAPITOLO V. 

ella odora di guisa Gio. Giacomo, e nella testa somi- 
glia così (testimonio il Varni ) al s. Paolo della vicina 
Cappella dei Cibo, che vano sarebbe a cercargli altro 
autore, per quanto almauco è de' primi concetti. Ri- 
trae molto meno del costui genio nei modi del pan- 
neggiare, che qui prediliggono il retto; e v'han pure 
altri indizj che il dalla Porta lo imaginasse in di- 
segni o bozzetti, e alcun altro maestro, lui morto, gli 
desse forma. E la mente, a malgrado nostro, ritorna a 
Giuseppe, e si fa rincalzo di ciò che pocanzi abbiam 
detto per fede degli atti autentici. Io lascio il giudizio 
in sospeso; ma sento il debito di rammentare che i 
nuovi ornamenti di quel capitolo eran dati in ispecie 
a governo di Giacomo Carlone, e che questi era tale 
da prender non solo le parti del dalla Porta, ma da 
eguagliarlo, e, dove anche abbisognasse , correggerlo. 
Di che tra non molto entrerà a giudicare il lettore. (1) 
S' emendi frattanto Galeazzo Gualdo, sì a torto citato 
per autorevole nella Memoria anzidetta: il quale nella 
sua descrizione di quattro città, pubblicata in Bologna 



(1) Osserverò nondimeno che il Cartularium fabrice S. Laurentii da me 
accennato ha parecchie scritturazioni segnate Io. lacobus sculptor, le quali 
paion giungere al 1555. Quando poi le statue del coro fossero collocate 
nelle lor nicchie , risulta nel detto Manuale dalla nota seguente — 
XXII lanuarii MDL V: Pro Dom. Vetro io. Ciào Clavica prò pensione volle 
in qua reposite fnerunt statue marmoree et lapides prò fabrica videlicet prò- 
annis duobus mcnsibus novem et diebus viginti octo inceptis die X Aprilis de 
MDLI finitorum (sic) die Vili Februarii 1554. 



SCULTURA 257 

nel 1675, ci manda a vedere più. statue di Guglielmo 
dal Piombo nel coro di s. Lorenzo. Anche il Gualdo 
(ma più scusabile perchè forastiero) fu involto nel fallo 
comune, e ingannato da quella fortuna che accrebbe 
a Guglielmo le produzioni dello scalpello , fraudando 
Gio. Giacomo infìn del nome, che noi gli rivendichia- 
mo ad un tempo colle opere, e in quel modo migliore 
che ci consentono gli atti superstiti. 

Ma il tempo richiede d'accomiatarlo; e fan pressa 
sul fine di questo Capitolo i varj artefici appena an- 
nunziati , e più altri fin qui taciuti : ben degni tutti 
che si ritolgano al lungo obblio, tutti degni e per 
gli anni che vissero, e pel valore che dimostrarono, 
d'avere lor luogo nella presente materia. Vien primo 
(né forse a torto) Gio. Maria Cattaneo da Passallo, 
mostrandoci 1' unica statua che i secoli ingiusti gli 
conservassero con titolo certo: ed è il S. Matteo, che 
nel coro suddetto, e dallato al Montorsoli, compie la 
serie dei Vangelisti. (1) A scoprirla fu primo il Varni , 
e a bandirne l'autore, il cui nome gli accadde di leg- 
ger nel plinto; e ciascuno amatore delle patrie cose 
dee sapergliene grado grandissimo. Argomentammo 
finora la costui virtù dal tenor de' contratti e dal 
quale de' committenti: or ci è dato vederla in esempio. 



(1) N. B. Si emendi il Sommario premesso al Capitolo, là ove per facile 
scambio di nome è annunziato Gio. Antonio, per autor della statua, in 
luogo di Gio. Maria. 

Vol. V. — Scultura. 33 



258 CAPITOLO V. 

Quel posar facile e naturale, quel vestir parco ma di- 
gnitoso , quel gesto pacato e autorevole ti sembran 
rimordere il dalla Porta che di ricontro si torce e 
s'agita. Il grande medesimo che gli è di fianco, atteg- 
giato al fiero di Michelangiolo , a me non pare che 
il sopraffaccia. La povertà e '1 malo screzio nelle noti- 
zie di questo coro , ci ascondono il quando la statua 
venisse scolpita; ma il danno è poco, che Gio. Maria, 
per quel tempo non breve che indugiò le opere, ap- 
pare ugualmente indefesso e valevole a forti imprese. 
Ma costui tra i disgraziati nella posterità può ben 
dirsi disgraziatissimo, massimamente per ciò ch'ei fece 
operando di quadro, o di commesso, o d'altro artifìcio 
attinente ad archittettura. Se un qualche saggio, col 
nome di lui, ne durasse in pubblico, avremmo (io mi 
credo) onde aggiungergli pregio di quella eleganza 
che a mezzo il suo secolo si temperava fra le auste- 
rità del passato e le nuove forme che poi lascivirono. 
Io lo deduco da picciola carta, ma preziosissima, ov'è 
il disegno ch'egli offeriva ai patrizj Lorenzo ed An- 
tonio de Fornari, a modello d'un loro altare che gli 
commisero per S. Francesco de' frati Minori, alternato 
di bianchi e di mischj. (1) Con simil'arte, e con si- 



(1) ^ In nomine Domini Amen: Nob. Laurentius spectabilis D. IacoU de 
Fumariis ex una parte nomine et vice Antonii de Furnariis q. Oberti prò 
quo etc. sub etc. et Io: Maria Pasallus de Lacu Lugani q. Baptiste scultor 
ex parte altera convenerunt ut infra: Renunciantes etc. Videlicet quia dictus 
mag. Io. Maria promittit dicto Lamentio dictis nominibus presenti fabricare 



SCULTURA 25& 

mil gusto uscivano dalle sue stanze, e da stanze al- 
trui, numerosi portali, ond' è ancora fregiata la nostra 
città, ricchi e semplici a un tempo; assai parchi d'in- 
taglio decorativo, ma giusti alle linee, e sì bene pro- 
porzionati, che l'occhio non ha desiderio di più or- 
namenti. Le case de' nobili Grimaldi vantavano quasi 
i prototipi di siffatto stile: e però nei contratti ci oc- 
corre sovente ch'ei siano proposti ad imitazione per 
questo o quest'altro scultore. Aspettando il buon destro 
per dirne più acconciamente, si sappia frattanto d'uno 
che il detto Antonio avea già ordinato al Passallo 



seu fabricari facere tot marmora machiata (sic) secundum qualitatem illorum 
portalis vie publice Dom. Ieronimi de Grimaldis et potius pulciora quam 
aliter prò fabrì catione Capelle ipsorum Antonii et Laurentiì in Ecclesia Sancti 
Franasti lamie que sic fabricata (sic) promissit auxilium prestare magistris 
antelami respeclu dumtaxat exercitio ipsius mag. Io. Marie ponendo in ope- 
ra in Ecclesia predieta illaque marmora fabricare et construi facere sub mo- 
dis et formis respectu marmoris contentis in modello infllsando et etiam sub 
modis et formis descriptis in apapiro manu dicti mag. Io. Marie etiam infil- 
zando et que marmara (sic) debeant esse intaliata hiconice sicut descriptum est 
in dicto modello et etiam poni seu fabricare ballas duas marmari machiati prò 
ipsis reponendis desuper cornixonem etiamque et super armam facere mitriam 
Episcopalem cimi suis fulcimentis marmoream et marmoreis et demum omnia 
predicta facere bene et diligenter ac pulita et bene lisiata (sic) illius qualitatis 
predicti D. Ter omini de Grimaldis et potius ptderiora quam aliter etiam re- 
spectu dumtaxat marmarorum excluso tamen a predicto altare sive anchona 
quod fieri debet lignaminum et picture per dictos de Furnariis: Et he e omnia 
marmora fieri facere promitiit intra menses octo proxime venturos quo d si non 
fecerit intra predictum lempus liceat dictis de Furnariis in solidum dieta 
marmora construi et perdei facere expensis ac damno et interesse ipsius mag. 
Io. Marie et prò quibus omnibus etiam prò pecuniis eidem mag. Io. Marie tra- 



260 CAPITOLO V. 

in novembre del 1545, e che forse invogliò dell'altare 
l'uno e l'altro patrono della Cappella. 

A lui terrà dietro, e quasi per appaiarsegli , il 
Giacomo Carlone, egli pure già in parte encomiato 
da noi, egli pure coperto d'indegna dimenticanza, e 
voglioso di palesarsi per più documenti, e per una 
statua che passò fino a noi tuttoché senza nome. Con- 
vien cercarla alle Compere, e presso a quelle altre che 
noi vi trovammo del dalla Porta; ella siede di fronte 
a chi intero salirà lo scalone, e non tarda a insegnarla, 
scolpito in lapide, il nome di Pietro Gentile, del quale 



dendis tunc habere licentiam expeditam contro, dictum mag. Io. Mariana non 
relaxandi donec predicta danna et expensas ac pecunias solutas dederit et 
restitnerit et de quibus dannìs et interesse credatur simplici urlo ipsorum de 
Furnariis et cujuslibet eorum et sic statutus est sili terminus per Spectab. D. 
Vicarium magnif. D. Potestatis Ianue sine aliqua citatione habere licentiam 
expeditam : Renuncians etc. Nob. Laurentius de Furnariis suo et dicto nomine 
et quoìibet dictorum nominum in solidum attentis predictis dare et solvere pro- 
mittit dicto mag. Io. Marie presenti senta septuaginta auri Italie seu valutam 
ipsorum que cedant dicto mag. Io. Marie prò mercede et valuta ipsorum mar- 
marorum predicta facienti ex quibus confitetur habuisse libras centum et soldum 
unum Ianue infra solucionem in presentia mei Notarii et testium infrascrip- 
torum et de eis etc. Renuncians etc. Hoc declarato quod casu quo dictus Io. 
Maria non observaverit et adimpleverit contenta et superius per eum promissa 
illius qualitatis bonitatis et mensnre de quibus in modello et apapiro continetur 
quod liceat eidem Laurentio diminuere ex predicta summa suprascriptorum 
scutorum septuaginta id quod videbitur dicto Laurentio quia sic conventum Juit 
inter eos: Renunciantes etc. — Actum Ianue in Bancis ad bancum mei No- 
tarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. MDXXXXVI Indictione tercia secun- 
dum Ianue cursum die Sabati VI Marcii in terciis: presentibus Matheo de Si- 
vori "Notano et Iohanne de Ferrariis Galeoti testibus vocatis et rogatis. — 
(Atti del Not. Agostino Lomellino Fazio giuniore — Fogliaz. 11, 1546). 



SCULTURA 261 

è figura. Gliela commisero, a ciò deputati dall'Ufficio, 
Alessandro Pinello e Benedetto Imperiale Baliano, e 
ne fecero scritta addì 16 aprile del 1556, parimente 
onorevole a Giacomo, che quanto al prezzo si rende 
all'arbitrio de' due ufficiali, e a costoro, che si pro- 
pongono di ricambiarlo secondo il valore dell' ope- 
ra. (1) Pensando che il dalla Porta era andato da un 



(1) >Ji In nomine Domìni Amen: Cum sit quod ponendo, sit statua marmorea 
Nobilis Petri Gentilis q. Oberti in Palacio Comperarum Sancii Georgii sedentem 
(sic) attenta Uberalitate et cantate ipsius D. Petri qua usus est versus Compe- 
9'as Sancii Georgii ipsaque cura (sic) hujusmodi statuam ponendi et fabricari 
faciendi Magnif. Officium Sancti Georgii curam demandaverit Nob. Alexandro 
Pinello et Benedicto Imperiali Baliano duobus ex premio ipsius Magnif. Officii 
anni presentis véllintque ipsi Alexander et Benedictus hujusmodi curam absol- 
vere et exequi et propterea se convenerint cum magistro Iacobo Carlono pica- 
petritm de hujusmodi statua facienda et reponenda ut supra modis de quibus 
infra: et volentes de premissis pubblico constare documento igitur ipsi D. Ale- 
xander et Benedictus ex una et dictus mag. Iacobus ex altera sponte etc. et 
omni meliori modo etc: pervenerunt solemnibus stipulationibus hinc inde inter- 
venientibus : Renunciantes etc. Videlicet quia dictus mag. Iacobus promissit et 
'promittit dictis D. Alexandro et Benedicto presentibus etc. et mihi Notario etc. 
stipulanti nomine et vice prefati Magnif. Officii ac omnium et singulorum quo- 
rum interest etc: per totum mensem Septembris proxime venturum dare dictam 
statuam sedentem perfectam de marmore albo pulcro et bene lineatam et per- 
pocionatam (sic) prout in similibus convenit et hoc judicio ìpsorum D. Alexan- 
dri et Benedica quod si non fecerit teneatur et obligatus sit ipse mag. Iacobus 
restituere ipsi Magnif. Officio pecunias quas occasione predicta habuisset et 
ultra tantundem et hoc prò justo damno et interesse ipsius Magnif. Officii in 
tanto taxato de voluntate ipsarum partimi. Ex adverso dicii D. Alexander et 
Benedictus promisserunt et solemniter convenerunt dicto mag. Iacobo presenti 
et prout supra stipulanti et acceptanti dare et solvere ex causa predicta totum 
illud quod ipsis D. Alexandro et Benedicto videbitur et placuerit in quostan- 
quam in arbilratores se se remissit circa precium diete statue et ex nunc dare 



262 CAPITOLO V. 

anno al sepolcro, diresti che quei delle Compere non 
conoscessero a succedergli più degno scalpello che del 
Carlone. fors'anche dirai che ne avvantaggiassero, 
sol che tu guardi al contegno di quella imagine, in 
nulla sforzata od artificiosa, allo scender de' panni o 
al girare che fanno o all'avvolgersi con semplice na- 
turalezza, e al lavoro del marmo, che in ogni suo tratto 
par facile e diligente. Il perchè lo scrittore della no- 
ta Memoria, i cui falli ci voglion seguir fino all'ul- 
timo, in quella che attribuisce la statua a Gio. Gia- 
como, accatta (dirò così) qualche appiglio a spiegarne 
la troppa bellezza, e non ha di meglio che riferirla 
all'età de' tre socj, da cui si discosta di quasi venti 
anni. Fra l'una e l'altr' epoca è buono il notare che 
Genova s'ebbe il Montorsoli, e si fé* ricca de' suoi e- 
sempj : e mi par ragionevole che quinci si riconosca 
un riscuotersi, quantunque breve, della statuaria, onde 
al forte e al robusto non manca lo studio della ele- 
ganza. Tentossi pure di contraffarlo : e ne appaiono 
indizj eziandio ne' maestri di schietta pratica , eh' io 
serbo a materia dell'ultimo capo. 

et solvi facere promisserunt et promittunl (lieto mag. Iacobo sciita viginti 
quìnque auri in concurrentem quantitatem predi diete statue a capserio dicti 
Magni/. Offlcii omni exceptione remotta : Que omnia etc. — Actum Ianue in 
Bancis videlicet ad bancum solitum mei Notarii infrascripti : Anno Domin. 
Nativ. millesimo quinyentesimo quinquagesimo sexto Indictione XII secundum 
Ianue cursum die Iovis XVI Aprilis in lerciis : presentibus Angelo Cibo Pey- 
rano Notario et Baptista Zino civibus Ianuensibus testibus ad premissa vocatis- 
specialiter et rogatis. (Atti del Not. Gio. Giacomo Cibo Peirano — Fogliaz. 
18, 1556). 



SCULTURA 263 

E a quella schiera dovrem rassegnare un artista 
a cui Giacomo impalmò una sua figlia; operoso oltre- 
modo e però da nomarsi frequentemente. Io ne an- 
ticipo il nome in Bernardino di Novo, perchè nel 
genero mi si rivela non men chiaramente il disce- 
polo. A mezzo il secolo, o vuoi per gli anni che qui 
si registrano , egli era per fermo novello neir arte, e 
legato agli esempj del suocero, seguiva una linea dal- 
la quale sviò nell'età più matura. Il Carlone sei fece 
anche socio ne' lucri e nelle fatiche, come (ad esem- 
pio) per l'opera d'un monumento che Gio. Paolo Pinelli 
intendea d'innalzare, non so in qual chiesa, però che 
il rogito non ne dà cenno, e '1 cercarne m' è indarno: 
cotanto han disperso e distrutto i casi. Ma l'atto che 
ne distese il notaio Lomellino Fazio il 17 maggio del 
1557, e più ancora il disegno assai vago ed elaborato 
che gli è congiunto, rivelano il grande ed il bello 
di que' concetti. Perciocché , sovra quasi una mensa 
<T altare alla quale indossavasi 1' urna col morto ada- 
giato, scolpita a canalature, levavasi infìno all'altezza 
di palmi ventisette un cotale prospetto alternato a 
bianchissimi marmi di Carrara e a nerissima pietra 
di Promontorio, entro il quale s' aprivan tre nicchie 
per accogliere statue non minori del vero, due delle 
quali in ginocchio a' due lati, eran forme di donna e 
d'uomo in preghiera. Sui fianchi al sarcofago sedeano 
la Fede e la Carità di statura colle altre proporzionata, 
e sul vertice del monumento, il cui scomparto me^za- 



264 CAPITOLO V. 

no sopravvanzava in sembianza di timpano , vedeansi 
figure d'angioli in guisa atteggiati, che secondassero 
ed abbellissero a un tempo le linee pendenti dall'apice 
alle cornici. Ma dentro la nicchia mezzana, che quasi 
prendeva metà del largo, signoreggiava un rilievo di 
N. D. coir estinto Gesù abbandonato sulle ginocchia : 
e quel ch'io vorrei stampar meglio in memoria altrui, 
questo gruppo era copia fedele , o studiosa imitazione 
per lo meno , di quel sì pietoso e michelangiolesco 
che pose il Montorsoli nella gentilizia di S. Matteo. 
Non dirò del complesso : bastando il sapere che al- 
l'opera di tal sepoltura, e a comporne le membra, e 
a partire i colori del marmo, e fìn'anche a ratificar 
la mercede degli statuarj pattuita in lire mille quat- 
trocento , era stato ordinato Galeazzo Alessio ; eh' è 
certo argomento ad ascrivergli il corpo del monumento, 
e fors'anche il disegno alligato ai rogiti. (1) 



(1) >$< In nomine Domini Amen: Mag. Iacotms Carlonus q. Petri scultor et 
Mag. Bernardinus de Novo ejus gener in solidum sponte etc. promisserunt et 
promittunt Noi. D, Io. Paulo Pinello presenti et acceptanti sculpere intra an- 
num unum proxime venturum sepulturam unam marmoream et albam ac lapi- 
dibus Promontori in locis videlicet in campis ad arbitrium D. Galeacii archi- 
tedi et seu in locis per dicium D. G-aleacium declarandis et cum omnibus fi- 
guris marmoreis albis juxta modellum in presenti instrumento infilsatum et om- 
nes figuras longitudinis prout in dicto modello et omnes figure juxta naturale 
fieri debent exceptis duabus faciendis in ambobus angulis urne diete sepulture 
que fieri debent minor es unius palmi a naturale et quatenus eligeretur non fieri 
Jacere eas deduci debeant scuta quinquaginta ex predo inferius declarando et 
quatenus fieri vellent ad naturale solvi debent ultra dictam summam quinqua- 
ginta scuta decem ultra infrascriptas libras mille quadringentas si tantum ex- 



SCULTURA. 265 

Il che m'era debito d'annunziare , sia perchè an- 
ticipa all'insigne architetto materia di lode ch'io ver- 
rò lungamente svolgendo a suo luogo, e sia perchè 
mostra il Carlone gradito a cotanto artefice per ciò 
eh' è scolpire di quadro, e commetter marmi, e assor- 
tirne i colori. Però il rivedremo quandochessia in altre 
imprese o congiunto od obediente all' Alessio , e più 
a lungo e con maggiore affetto nelle forme e negli 
ornamenti che costui diresse ed imaginò nella Catte- 
drale. Ben credo che il più de' lavori eseguiti a quel 
tempo in sì fatto genere , andassero a cura e a con- 
dotta di Giacomo, siccome d' uomo che in tal magi- 
stero avea pochi competitori, e che fatta sua patria 
Genova (ancorché si nomasse da Scaria , nativo pae- 
sello ) v' avea ferma stanza e due proprie case. Eran 
queste in alcuno di que' crocicchi che partono il largo 
del Guastato da quella strada che dritto cammina alla 
porta de' Vacca e si nomina Campo ; e Cava dicevano 



claratum fuerit per dictum D. Galeacium et dictam sepulturam suis impensis 
imponere et finire intra dictum annum unum et omnia bonitatis et qualitatis 
judicio dicti D. Galeacii excluso ferro et plumbo: Et versa vice dictus D. Io. 
Paulus promittit solvere prò dictis làboreriis construendis et imponendis ac fi- 
niendis usque in libris mille quadringentis si ita exclavatum juerit per dictum 
D. Galea cium in quem etc. videlicet libras quing^nta^ adomnem requisicionem 
et libras quingentas per terminos per dictum Galeacium declarandos et resi- 
duum usque in dictam summam si ita videbitur et declarabitur $er dictum D. 
Galeacium in quem ete. Benuncianies etc. — Die XVII Maij in terciis ad 
bancum: Testes Bartholomeus Cibo de Canneto et Io* Augustinus Ususmaris q. 
Stephani. (Atti del Not. Agostino Lomellino Fazio — Fogliaz. 6, 1557). 
Vol. V. — Scultura. 34 



266 CAPITOLO V. 

il proprio viottolo dove il modesto e virtuoso artefice 
avea posto suo nido. Mei dice una carta del 6 luglio 
1541, colla quale vien chiedendo alla Signoria di po- 
ter rincalzarne le fondamenta, e molti altri scritti per 
gli anni appresso me ne raccertano. E a più riscontri 
si può conoscer la fede che in lui mettevano i magi- 
strati o i commissarj della Repubblica, ad ogni biso- 
gna che in fatto di pubblici comodi ed ornamenti ad- 
dimandasse sagacia a cercare, e buon' gusto a scegliere, 
e pratica ad eseguire. Per questo era in grazia di molti; 
e la vita operosa del dalla Porta par continuarsi nel 
costui nome. De' due mausolei, principali a quest'epoca, 
e fatti per due Pinelli, conchiude il primo le lodi di Gio. 
Giacomo, e dall'altro incomincia quasi l'onor del Carlone. 
Io non posso ripetere il nome di que' patrizj , che il 
pensiero non corra alla statua innalzata d' un tempo 
stesso, o d' un nulla più tardi, a Cattaneo Pinello, in 
quel modo appunto eh' egli ordinava nel suo testa- 
mento, di cui trascrivemmo parecchi brani. Non ine- 
sperto de' casi umani , temeva il glorioso barone che 
la sua effigie perisse o giacesse dimenticata per tra- 
mutarsi che facessero di luogo in luogo i PP. del Co- 
mune, alla cura de' quali commetteva la faccenda del 
simulacro : e però dettava che il monumento si tra- 
mutasse dovunque o fortuna o elezione o necessità tra- 
sferissero le stanze del Magistrato: sì che in o^ni tem- 
po, o in qual luogo mettessero la loro ^ede, non fosse 
mai per mancare la propria imagine. 



SCULTURA 267 

Alcun sospetto non ebbe per le sue ceneri , ne pel 
sepolcro che dovea chiuderle , né per V epigrafe che 
avea ad onorarle; cotanto fidava nella santità del tem- 
pio. Agli effetti si dimostrò la fallacia degli umani 
disegni. Durò il cenotafìo quanto stette il S. Siro a mu- 
tar sembianze, che fu sul cadere del secolo stesso: la 
statua, sbalzata a' nostri giorni dal seggio antico, e 
pericolante tra nuove fabbriche, non per precetti te- 
stamentarj, ma come ricordo istorico e degno orna- 
mento di pubblico palazzo , tornò a grandeggiare su 
per le scale del Municipio. E nel luogo antico e nel 
nuovo ella parve assai bella cosa , e di merito tale , 
che le altrui penne le dessero un nome d'autore, co- 
m'ella l'avea d' un guerriero e d'un magistrato. Ardì 
molto Domenico Piaggio attribuendola al Corte, se pur 
divisò di far pubblici i suoi manoscritti ; perciocché 
quale altra opera certa avea egli di quel maestro, per 
pronunziare un giudizio così sicuro ? Ed altri erram- 
mo per troppa vaghezza di giudicare : 1' autore della 
Memoria, ch'io cito anche un'ultima volta, accostan- 
dosi ai detti del Piaggio; ed io stesso che scrivo, no- 
tando in quel marmo uno stile ed un gusto che in 
tutto sentisse il Montorsoli. 

Benché non ho troppo a dolermene, dappoiché gli 
atti mi svelan l'artefice in un cotale che a tutta pos- 
sa seguì quelle orme. Io lo annunzio fin d'ora in quel 
Bernardino di Novo, che dissi testò imparentato al 
Carlone : ed aggiungo eh' egli ebbe socio a scolpire 



268 CAPITOLO V. 

la nicchia, e quant' è d'ornamenti , un altro Carlone 
di nome Giovanni, che in altro capitolo conosceremo 
per elettissimo in sua facoltà, e progenitore a Genova 
d'una lunga successione di valentuomini. Commise 
ad entrambi quest'opera Andrea Usodimare Pichenoto, 
un de' cinque ordinati dal Pinello ad esecutori delle 
sue volontà. Ne fu steso contratto dal notaio Matteo 
Sivori il 24 maggio del 1555, e proposto a mercede il 
valsente di scudi cento dieci. Né cade in dubbio se 
questi, e non altri maestri, la desser compiuta; tien 
dietro agli accordi il final pagamento a Giovanni ed 
a Bernardino di lire quattrocento ventisei, rispondenti 
alla somma di detti scudi. E il lavoro, che pare sì 
diligente oltre l'uso di simili statue, era già spedito 
a metà del dicembre : ond' anche è da dire eh' ei fu 
sollecito. (1) 



(1) 2<j In nomine Domini Amen: Io&nnes Carlonus Bernardini et Bernar- 
dinus de Novo q. Mathei scultores sponte promittunt quilibet eorum in solidum 
construere et facere statuam unam marmoream juxta monstram subscriplam 
per me Notarium injrascriptum bene finilam et perfectam ac bene sculpitam 
(sic) juxta dictam monstram quam statuam promittunt quilibet eorum in solidum 
construere et facere intra menses sex proxime venturos cujus statue etiam pro- 
mittunt jacer e ornamenta etiam descripta in alia monstra etiam subscripta per 
me dictum notarium videlicet intra dictum terminum omni exceptione et contra- 
dicione remotis: que omnia promittunt facere Nob. Andree Vsusmaris Pichenoto 
suo et nomine reliquorum Fideicommissariorum quonda:n Cutanei ^ineli pre- 
senti* Ex adverso dictus Nob. Andreas Ususmaris n ichenot°iS n mnte promittit 
dictis Ioanni et Bernardino present'jus scuta csntu:n iecem Viri Italie ad 
rationem solidorum septuaginta unius singulo et %sque in cei'Mm viginti judi- 
cio Nob. Federici Spinule et Io. Baptiste de Zoalfo q. Io, Sancisci in quem 



SCULTURA 269 

Or io, stando al nome e all'età di costoro, dovrei 
tramandarli a più tarde pagine, là ove han lor pro- 
prio luogo, e dove con altri artefici segnano il passo dai 
tempi eh' io svolgo alle età posteriori ed in parte già 



se remisserunt omni exzeptione et contradicione remotis et que senta dicius An- 
dreas dictis nominibus promittit solvere diclis Ioanni et Bernardino in ter- 
ciam partem eorum ad omnem eorum voluntatem alteram terciam parlem medio 
(sic) diete statue et reliquam terciam partem perfecto opere et posito in labore- 
rio omni exceptione etc. Hoc declarato quod casu quo dicti Fideicommìssarii 
nolent (sic) quod fierent ornamenta diete statue juxta dictam aliam monstram 
tali casu ex dieta summa debeant deducere prò dictis omamentis illud quod si- 
militer judicaverint dicti DD. Federicus et Io. Baptista in quos circa dictam 
declaracionem se remittunt et casu quo dieta statua cum dictis omamentis non 
esset bene 'purità (sic) et sculpita judicio dicti Federici et Io. Baptiste tali casu 
debeant deducere ex predo solucionis illud quod dicti Federicus et Io. Baptista 
similiter declaraverint quia sic est per pactum expressum inter eos omni excep- 
tione etc. — Actum lanue in Bancis videlicet ad bancum Notarii infrascripti: 
Anno Domin. Natio. MDLV Indictione XII secundum lanue cursum die Ve- 
neris XXI III Madij in terciis: presentibus laedbo de Sivorì Antonii et lero- 
nimo Bogiano D. Bartholomei lestibus vocatis et rogatis. 

£fa MDL V Indictione XIII secundum lanue cursum die Martis XVII De- 
cembris — Predicti Ioannes et Bernardinus sponte confessi fuerunt habuisse 
et recepisse a predicto Andrea suo et dictis nominibus presente libras quadrin- 
gentas viginli sex lanue videlicet centum decem in cartulario secundo numerati 
et residuum de numerato in presentia mei Notarii et testium infrascriptorum 
et sunt prò valuta scutorum centum viginti ad rationem solidorum septuaginla 
unius singulo prò mercede ipsorum perficiendi statuam cum omamentis de qui- 
lus in suprascripto instrumento ut ipse partes fatentur: Renunciantes etc. Quare 
quitaverunt dictos Fideicommissarios etc. Ulterius dicti Ioannes et Bernardi- 
nus fatentur Jiabuisce et recepisse a diclo Andrea dictis nominibus scuta no- 
naginta duo de dictis solidis septuaginto, tmiiis (sic) in pecunia numerata in 
presentia etc. prò l:boreriis mar::io/eis factis in forvia circuii sepulture dicti 
Cattanei in Ecclssi:; S. Siri computati? omnibzu expensis et de eis eosdem Fi- 
deicommissarios quitaverun': : Sub etc. — Testes lecobus de Sivorì q. Antonii 
et Io. Baptista Maynt?v$. (^tti del Noò. Matteo Sivori — • Fogliaz. 9, 1555) 



270 CAPITOLO V. 

note per alcun libro. Ma tanto mi sia conceduto, ch'io 
qui ne premetta un sol cenno, a cagion della statua; 
la quale non mi dà l'animo di render così a Bernar- 
dino , eli' io non vi scorga la mente e i consigli del 
suocero. Il primo era nuovo .a que' giorni nell'arte, il 
secondo provetto e maturo; vedemmo entrambi associati 
nelle opere e stretti in affetto domestico: e non è a 
credere che il giovin di Novo avanzasse di magistero 
in età così fresca quel molto ch'ei fece, e che a noi 
converrà d' attribuirgli nella virile. Comunque stia il 
fatto, e poiché l'imagine di Cattaneo Pinello vuol pas- 
sare alla storia col nome di Bernardino, era giusto 
per altra parte il notarla a quest'ora, sia per riguardo 
alle cose narrate di sopra, e sia per lo stile che tien 
tuttavia della buona scuola, o che meno propende alle 
successive. Le forme del bello reggevano ancora nel- 
gusto e nell' animo degli scultori : e i mutati esempj 
onde l'arte volgevasi a un'età nuova, mettendo il gran- 
dioso nel luogo del leggiadro, non aveano per anche 
abiurata la semplicità. Tal giudizio può farsi più age- 
volmente d'innanzi a que' marmi ove ha dritto l'archi- 
tettura , che nudi d' intaglio decorativo , e contenti a 
schiettissime linee, t'arrestano e t'innamorano in loro 
purezza. Gli scalpelli più dozzinali, attenendosi a' nuo- 
vi modelli , e imitando o riproducendo con religiosa 
puntualità, davan utile insegnamento, ed esempio op- 
portuno , del come s' addica agi' ingegni minori aver 
1' occhio e la mente ai sovrani maestri; Le carte di 



SCULTURA 271 

quella stagione ci danno per buoni pratici in ragion 
di portali e corniciature un Guidetti Giacomo ed un 
Martino d'Arosio: de' quali il primo nel 1558 adornò 
T ingresso alla casa di Battista Cicala Zoagli in via 
de' Maruffi, e il secondo, del 1545, compiacque a Lo- 
renzo Ravaschieri priore della Consorzia di S. Fran- 
cesco in Chiavari, d'un ricco portale per quell'oratorio. 
D'un Domenico Perrini da Scaria notammo addietro: 
e due altri Domenichi, ammessi a servizio d'un altro 
Cicala, serbiamo a notizie vieppiù preziose alle pagi- 
ne della scultura. 

Mentre agitavansi i casi, e i lavori si maturavano, 
che sono descritti per questo capitolo, all' ombra de' 
magistrati, e per favor . principesco, operavano in Ge- 
nova artefici illustri , venuti a noi di Toscana, e che 
al certo richiedono a noi non leggiera riconoscenza di 
quel buon gusto che sorse e durò in casa nostra nel 
modo che abbiam raccontato. Laonde m' è d'uopo so- 
stare nel corso degli anni, o ben meglio dirò retroce- 
dere , acciò eh' io raccolga a rispetto loro in acconcio 
discorso quel che l'avido tempo non seppe o non volle 
disperdere. 



CAPITOLO VI. 



Sommario. — Lo opere d' un ventennio, eseguite da maestri Toscani, e 
ordinate in ispecie dai Doria, segnano in Genova il più bel fiore del 
Cinquecento — Penuriano i documenti relativi a quest' epoca, e per- 
chè — D' altra parte 1' eccellenza de' lavori e la certezza dell' età loro 
aiutano il giudizio dello scrittore — Quando e come il Principe Andrea 
Doria edificasse le sue stanze a Fassolo, e quali migliorie disegnasse 
pel nuovo palazzo — In quale assetto trovassero 1' edifizio i primi ar- 
tisti trattenuti a decorarlo di pitture e di marmi — Pierino del Vaga, 
commesso dal Principe sopra ogni opera, chiama alle cose d' intaglio 
e di rilievo Silvio Cosini, e ai lavori di quadro Giovanni suo zio: l'uno 
e 1' altro da Fiesole — Ricerche sulla venuta di Silvio a Genova, e in 
qual modo si concilj colle notizie che ne dà il Vasari, e colle carte 
che il mostrano in Pietrasanta — Giovanni e Silvio scolpiscono prima 
il portale all' ingresso; del quale si congettura ove fosse collocato in 
origine — Altre fatture ad intaglio o di plastica, che accennano al 
costui gusto — E sopra tutto di due Camini scolpiti per le maggiori 
Sale di quel palazzo — Vestigj di scultura che paiono indicare più 
lunga dimora di Silvio in Genova, da giudicarsi per altro con certo 
riserbo — Si torna alle opere commesse intorno al 1530 dalla Consorzia 
di S. Gio. Battista per la Cappella del Santo nella Cattedrale — Sup- 
pellettili d' argento procurate a quel santuario dai Priori del Sodalizio, 
e principalmente dal Conte Filippino Doria — ■ Per costui cura, e in 
gran parte per suo dispendio, vien fatto il marmoreo ombracolo che 
cuopre l'aitar delle Ceneri — A chi debba attribuirsi il disegno di esso, 
e a chi la scultura de' fregi stupendi che 1' arricchiscono — Un G. B. 
da Voltaggio destina una somma per testamento, da erogarsi nell'opera 
di quattro colonne di bronzo, per sostituirle alle quattro di bianco 
marmo già poste a sostentare 1' ombracolo — Ma prima che venga ad 
effetto il pio lascito, i Confratelli abbelliscono 1' altare con quattro di 
Vol. V. — Scultura. 35 



274 CAPITOLO VI. 

porfido — e per indulto della Signoria si converte il legato in argentea 
statua che viene commessa a Gregorio Piota — Come si provvedere 
a rialzar due delle nuove colonne; e se potesse il Cosini intagliare le 
giunte recate alla base — Si dan pure a cotesto valente i due busti di 
Carlo V e d' Antonio Doria, locati già nell'atrio del palazzo Spinola, e 
testé rimossi — Un decreto de' Dodici Riformatori nel 1528, tra le 
altre onoranze ad Andrea Doria, delibera d' alzargli una statua in 
bronzo nell' aula del palazzo pubblico, ed è eletto a formarla Baccio 
Bandinelli — Vien questi in Genova e dà mano al modello; ma lascia 
il lavoro in sul cominciare — Vane pratiche de' Reggitori e del Card. 
Doria per ridurre 1' artista al dovere, o riaverne almeno il molto de- 
naro sborsato per 1' opera — Dal bronzo si cala al marmo; ma Baccio, 
abbozzata in fretta una statua in Carrara, delude anche questa volta 
la fede de' committenti — Riuscito indarno ogni mezzo col Bandinelli, 
il Cardinale fa opera d' avere in Genova a scolpire il colosso Gio. An- 
giolo Montorsoli — Celerità colla quale il simulacro onorario è compiuto 
dal virtuoso scultore, e rizzato sulla piazza de' Signori — Poi tosto il 
Montorsoli compiace agli Operai della Cattedrale d' una statua pel pre- 
sbiterio, ritraendo in figura d' un S. Giovanni le sembianze del Prin- 
cipe Doria — Più tardi, speditosi delle commissioni del Duca Cosimo 
e del sepolcro del Sannazaro in Napoli, Gio. Angiolo torna a Genova 
secondo le promesse, e fa ricca di nuove linee e di molte sculture la 
gentilizia dei Doria — Giudizio sulle opere di S. Matteo,, e se ai la- 
vori d' intaglio ornativo sia credibile che concorresse la mano di Silvio 
Cosini — Il Montorsoli è pur condotto a parecchie riforme, e scolpisce 
o modella più cose in palazzo Doria a Fassolo — Quanto influisse l'e- 
sempio di lui sugli artisti lombardi che di que' giorni operavano in 
Genova: e s' addita fin d' ora alcun saggio della imitazione che lunga- 
mente ne rimase fra noi. 



Intro il giro di quattro lustri, e non bene intieri, 
ebbe Genova il maggior colmo de 1 suoi monumenti in 
ciascuna delle arti, e '1 miglior fiore de' nuovi esempj. 
E non più che in tre luoghi s' accoglie cotanta ric- 
chezza : a Fassolo in palazzo del Principe , in Duomo 



SCULTURA 275 

nella cappella del Precursore, e nella abbaziale di s. 
Matteo, gentilizia de' Doria. Ma il nome di questa gente 
risuona dovunque per questi recinti, e per altri ancora 
che tengono all'argomento ; e primeggian tre illustri: 
il massimo Andrea, l'ammiraglio di Francia e di Spa- 
gna, l'Antonio, capitano di navi per papa Clemente VII, 
e il conte Filippo, o come dicean Filippino, l'eroe di 
Salerno. A tutti costoro fu pregio di civiltà [riposare 
dalle armi nel seno delle arti graziose : fu rara fortu- 
na aver seco, senz' altra fatica, i più dotti maestri, e 
non comune sapienza l'usarne con nobile emulazione 
di consanguinei. Abbiam dunque in sì breve tempo, e 
per una famiglia, l'aurea età della nostra statuaria: 
dacché a questa sola delle tre arti si circoscrive la no- 
stra materia. Se non che , quanto abbonda il diletto 
delle opere e la compiacenza de' fatti, altrettanto scar- 
seggia il presidio de' documenti : e la signoril cortesia 
di que' patrizj fu appunto cagione, per quel eh' io ar- 
gomento, di penuria allo storico. Imperciocché , se i 
privati di quella età non soleano commettersi negli 
uomini dell'arte, nò pure per lievi cose , senza la si- 
curtà delle carte, costoro per lo contrario, siccome si- 
curi del proprio titolo e dell' altrui eccellenza, tene- 
van gli artefici in conto d'ospiti anziché di serventi o 
di mercenarj . Indi il manco delle memorie, e non pur 
ne' fogliazzi de' rogiti e ne' regesti del pubblico , ma 
negli scrigni medesimi e no' cartabelli domestici ; in- 
dizio e notizia a sé stesse son le opere. Per la qual 



276 CAPITOLO VI. 

cosa, non è soggetto ne' nostri volumi, a cui più bi- 
sogni il congetturare, e ancor meglio addestrare il giu- 
dizio paragonando ora questo con quel lavoro, ora spian- 
done il gusto e la mano, e per dirla in un motto, in- 
dagare l'artista nel suo lavoro. Instituto, a dir vero, e 
penoso ed incerto generalmente ; ma questa volta as- 
sai meno fallace per doppia cagione: la prima, che l'ot- 
timo ed il perfetto non usan confondersi col dozzinale, 
e perchè le bellezze che siam per descrivere, procedo- 
no quasi da uno o due ingegni, e stanno in sì breve 
periodo, eh' è forte a pensare da quale di esse conven- 
ga trar filo alla narrazione. 

Precedano i fatti del Principe Andrea. Il quale, po- 
tente d'autorità, ridondante di gloria guerresca , e ri- 
colmo di civil plauso , bramoso oggimai di quel che 
più manca ai più grandi, il riposo, entrò in pensiero 
di porre per se e pe' suoi successori una comoda 
stanza su quel di Fassolo, e sovresso un terreno che 
dicean Paradiso, allegrato di fianco e da tergo per va- 
ghe colline, e di fronte opportuno e spazioso in pro- 
spetto d'aperto mare. A chi parli delle opere che An- 
drea vi fé' fare o a disegno o invogliato per occasio- 
ni, è prezioso ciò che raccontano per fede di carte au- 
tentiche le Illustrazioni di questo palazzo, inserite ne- 
gli Atti della Società Ligure di Storia Patria: che cioè 
l'edifìcio sorgesse sulle reliquie di due case già com- 
pre l'una dai Lomellini e l'altra dai Giustiniani Fur- 
neti, e al nuovo bisogno distrutte in parte e congiunte 



SCULTURA 277 

in un corpo solo (1). Perocché ci assenna a distrarre 
le mirabili prove d'un dipintore e di più statuarj ed 
intagliatori, dall'ordine e dal complesso di quella fab- 
brica : non già nuovamente costrutta o ideata con certa 
corrispondenza di parti, sibbene acconcia ad usare le 
membra antiche, o quelle almeno che increbbe il di- 
struggere (2). È giusto però che in quell'utile opuscolo 
sien dette ritrose e tra lor discordanti le nuove e le 
vecchie linee, e tiranne le prescrizioni che ne nasce* 
vano in abbellire il novello soggiorno. Non so perchè 
alle sagaci e minute osservazioni istituite a sì fatto 
proposito, non s' aggiungesse anche il dubbio che i 
primi accessi al suntuoso palazzo si disegnassero a 
mezzodì , e propriamente in contrario agli odierni : 
quando, ancor nuda di mura la spiaggia , spaziava il 
terreno per lieve pendio dalle case al mare : laddove 
da tergo correva una viottola oscura ed angusta e tor- 



(1) V. Il Palazzo del Principe /)' Oria a Fassolo in Genova: Illustrazioni 
di Antonio Merli continuate da L. T. Belgrano — Atti della predetta Società, 
Voi. X, fascicolo 1. 

(2) E pare che in tutto noi nieghi la scritta che corre l'intero prospetto 
del primo edifizio, così concepita: Divino munere Andreas Doria Cevae f: 
S. R* Ecclesiae : Caroli Imperatoris Catholici maximi et invictissimì: Fran- 
asti primi Francorum Regis : et patriae classis triremium IIII praefectus ut 
Maximo latore jam fesso corpore honesto otio quiescerel aedes sibi et successo- 
ribus instauravit: MDXXVIIII. Ingegnoso e sottile è quell' instaurami, che 
ha doppio senso, e di chi principia e di chi rinnova e restaura. Non pia- 
ceva forse né P extruo che avrebbe mentito, né il reficìo che avrebbe ne- 
gate le nuove opere. 



278 CAPITOLO VI. 

tuosa, e per giunta turbata da un altra viuzza che 
andava rampando alle altezze di Granarolo. Il portale 
magnifico a cui si dovranno fra poco le prime lodi, 
torrebbe scusa alla mala collocazione onde offendonsi 
gli occhi del meno esperto, e darebbe ragione di certi 
sconci che a tutto diritto si notano da quello scritto. 
Del rimanente ogni cosa rivela un affetto che avesse il 
Doria di fronteggiar la marina ; prospetto incantevole, 
e testimonio delle sue glorie, e spedito passo e sicuro 
alla Darsina e alla città. Potean' anche invogliarlo 
quell'ordine di colonne corinzie che forman portico e 
quasi vestibolo su quella parte , e che a ragione 
nel libro citato si stimano preesistenti alle giunte di 
Andrea. Né punto mentisce quel ch'egli ordinò da prin- 
cipio, sì tosto una buona ventura gli offerse un' eletta 
d'artisti ; si volsero al mare (e per loro danno) i dipinti 
allusivi alle imprese del Principe : al mare la loggia 
ove il giovane Pierino provò sì virtuosamente. Tre lu- 
stri più tardi, e allorché per novelli casi ebbe entrata 
a queste soglie il Montorsoli, Andrea mise l'animo a 
far migliorie verso il colle ; soppresse l'antico sentiero 
di Granarolo, tracciandone un altro più comodo e largo 
sul destro fianco della sua villa; (1) allineò sul piano 



(1) Riguarda a tal fatto la grida eh' io riferisco dai Fogliazzi de' Sere- 
nissimi Collegj, emanata il 2 Agosto del 1542. 

« Havendo richiesto l' Illustrissimo Signor Principe Doria che se voglia 
« concedere et ordinare che possa Sua Signoria far serrar la via e come 



SCULTURA 279 

più nobile strada eoa saldo muro e leggiadri viali a 
man destra, e condusse per più dritti canali al biso- 
gno de' nuovi giardini le acque (già a lui concedute) 
che un tempo fluivano al vecchio Palazzo di s. Tom- 
maso, distrutto pocanzi per l'opera del nuovo muro (1). 
Se non che tali indagini, acconce e profìcue per av- 
ventura a chi ordisca la descrizione di quelle stanze, 
escono i termini dell'opera nostra, intesa a cercar le no- 
tizie de' professori e de' lor monumenti dovunque si 
trovino, e ancorché non sussistano. Il Buonaccorsi tro- 



« se dice croza per la quale se va in Granarolo et quella includer ne la 
« sua villa, offerendosi fare un' altra via della quale tanto et più comoda- 
« mente se possa ognun servir per andare alla detta villa di Granarolo, 
« perciò se fa pubblica notizia di questo ad ogniuno acciocché se alcuno 
« volessi opponer che la detta concessione et ordinatione non se facessi 
« possa per tutto hoggi et domani vegnir in la Cancelleria del Cancelliero 
« infrascritto a dir quanto vorrà, altramente non comparendo persona al- 
« cuna se procederà alla detta ordinatione » — In li atti del Notaro 
Georgio Ambrogio Gentile Oderico Cancelliere — Pubblicata il 2 A- 
gosto 1542. 

(1) Anche questo desumo da una filza Diversorum de' Sereniss. Collegj, 
per un decreto che in parte io trascrivo — gg MDXXXXI die XV HI Fe- 
bruarii — Illustr. D. Dux et Magni/, DD. Gubernatores excelse Reipublice 
Genuensis: Audita requisitone Illustr. Domini Principis Andree Doria nobis 
cretenus facta per D. Christoforum Curhm petentem quatenus concessionem 
alias eidem Illustr. Principi factam de aqua que consueverat currere et fluere 
ad Palacium S. Thome postea diruptum prò constructione murorum Civitatis 
confirmaremus, et insuper quod conceder emus ut eidem Illustr. Principi licer et 
habere et tenere formulam seu aqueductum per eum adducendam dictam aquam 
constructam et seu coìistructum a jonte diete aque usque ad plateam sui palacii 
in loco in quo Uhm construi fecit etc. etc. E segue il decreto di concessione. 



280 CAPITOLO VI. 

vò certamente in non picciola parte o composta o raf- 
fazzonata la fabbrica, allorché pei conforti di Nicolò 
Veneziano, bisognoso ed afflitto dal sacco di Roma, si 
trasse ai servigi del Doria. E comunque si rabbercias- 
sero le vecchie case, e si costringessero in un sol corpo, 
al valente maestro era pur mestieri condecorarle a la- 
vori elegantissimi, poiché a tal uopo fu accolto e trat- 
tenuto e favoreggiato dal mecenate. E a spedirsene più 
degnamente gli bisognò collegar la statuaria colla pit- 
tura : solerte ciò nondimeno a fornire disegni per ogni 
linea e per ogni fregio che s'addicesse o all'interno o 
al di fuori dell'edilizio. Gli artefici ch'ebbe a' suoi cen- 
ni, e ciò eh' ei commise a scolpire, son tema e prin- 
cipio al presente discorso. Di ciò che studiaron taluni 
(e con poco frutto) a scoprire ed il quando ed il come 
e per chi si facesser le giunte sui lati del primo pa- 
lazzo, non è qui luogo nò tempo che si ragioni , sic- 
come di cose spettanti ad architettura; nò avrem pe- 
nuria di documenti, si tosto le forme del nostro lavoro 
ci conducano a quella materia e a quelle epoche. 

I primi scultori chiamati dal Vaga a trattare scal- 
pello o plastica in casa del Principe , furono Silvio 
Cosini e uno zio di costui nominato Giovanni, da Fie- 
sole entrambi, sebbene a rispetto del primo spesseggi 
e ne' libri e negli atti l'aggiunto di Pisa. Era l'uno 
assai dotto scultore di quadro ; ma l'altro ad un modo 
leggiadro e fiero maestro a intagliare ornamenti così 
di fiorame che di grotteschi, e non men risoluto e 



SCULTURA 281 

pulito a condur di rilievo : creati ainbidue del Ferruc- 
ci, mancato da pochi anni alla vita. Uso il Vaga di 
bazzicare in Pisa là ove fermò più tardi la propria di- 
mora, potè conoscervi Silvio e piacersi del suo valore: 
oltreché porgli affetto per l'età eguale che in niuno 
dei due non toccava ai trent' anni , e V ingegno non 
punto diverso in accoppiare eleganza a fierezza, e il 
costume somigliantissimo, come bizzarri ch'egli erano 
ed. incostanti e inclinati a lascivie. Dobbiamo all'egre- 
gio Santini, scultore da Pietrasanta, preziose notizie di 
Silvio e d'un suo fratello per nome Vincenzo, desunte 
dagli archivj di quella terra, prescelta da loro, poiché 
si condussero a nozze con due figliuole di Stefano 
Percacci, e ne rodarono casa e sustanze (1). Ma tali 
maestri, abituati a mutar paese ad invito altrui o per 
propria vaghezza , si voglion cercare , e spiar quasi 
dissi in più luoghi; e per quanto si faccia, è difficil 
cosa il tracciarne la vita. Così il Vasari dopo il 1528 
conduce Silvio da Pisa in Carrara a seconde nozze, e 
da Carrara ben tosto a Genova : dove il Santini fa 
giungere invece i due Cosini alla sua Pietrasanta nel 
1532, ed indugia un dieci anni il recarsi di Silvio a 
Genova, e non cel manda se non come peregrino alla 
volta di Lombardia. Questi screzj potranno svanire, e 



(1) V. Commentari storici sulla Versilia centrale di Vincenzo Santini — 
Pisa, tipografìa Pieraccini, Voi. 6, 1862, pag. 121-24. 

Vol. V. — Scultura. 36 



282 CAPITOLO VI. 

a buon dato appianarsi gli errori, per chi argomenti 
non una ma più e più. volte il Cosini a lavoro fra 
noi: dirò anzi a buon tratto d'anni, benché sempre 
instabile tra Genova e Pietrasanta , corn' uomo che ha 
l'arte e i guadagni da un lato, dall'altro e famiglia e 
beni. In tal modo le date che il benemerito Santini 
ci mostra per Silvio nella sua terra, non cozzeranno 
colle opere che apertamente si veggon di lui per la 
nostra: voglio anzi sperare che gli anni e i lavori con- 
giurino a mettere in chiaro la verità. Né il Vasari , 
mai sempre pesato (sebbene talor difettivo ) a narrare 
de' suoi Toscani, avrà cagione a dolersi delle nostre 
ricerche ; e l'avviarsi di Silvio a Milano, ove giacque 
a non molto di fine immatura , avrà forse certezza di 
documenti. Di che m'apparecchio a far prova da luogo 
a luogo, pur che il lettore raccolga in uno le sparse 
fila ; dacché m' è avviso che tanto reggano e s'avvi- 
cendino i costui fatti , quant' è per durar la materia 
assegnata al presente Capitolo. 

Giorgio Vasari dà conto di Silvio in Pisa, siccome 
ho già scritto, nell'anno 28 : il Santini non prima del 
32 può leggerne in Pietrasanta né anche il nome. 0- 
ra mi par manifesto che l'intervallo tra 1' uno e l'al- 
tro conchiuda appuntino il tempo nel quale ad istan- 
za del Vaga recossi a Genova, e vi condusse in parte 
le rare cose che noi sappiamo od agevolmente ricono- 
sciamo per sue. In quell'anno medesimo, dico in quel 
primo, ospitammo Pierino che tosto si diede allo cose 



SCULTURA 283 

del Principe: e a mala pena durante il secondo era 
in pronto un cotal monumento ove noi scorgeremo la 
mano e V ingegno di Silvio. E molto notabile è ciò 
che leggiam nel Santini, che mentre il costui fratello 
Vincenzo, già trattosi a Pietrasanta, in agosto del 1532 
patteggiava l'affitto di certa casa da quella Comunità, 
dichiarò nella scritta d'agire anche in nome di Silvio 
assente. Per vero, i quattro anni mi riescono misero 
spazio alle molte fatiche, le quali per nostro giudizio 
vorranno attribuirsi a costui; né par giusto che l'atto 
suddetto assicuri il Santini del metterlo a ferma stanza 
co' Pietrasantesi. Egli è vero bensì che le date per lui 
riferite , non cel fanno colà presente innanzi al 24 
maggio 1538; e però due lustri a buon dritto potran- 
no arrogarsi di tener Silvio, se non di continuo, oc- 
cupato almeno in faccende di Genova. Ed ha gran 
peso, che in quella terra non s'abbia vestigio de' co- 
stui marmi, né scritto veruno che gliene assegni ; co- 
ni' ebbe a notare il Varai nei cenni eh' ei pubblicò , 
da un dieci anni, su questo scultore. E ornai resterò 
dall' affaticarmi in sì fatte quistioni di mesi e d'anni, 
le quali a più d'uno parranno soverchie al racconto ed 
ingrate a leggere. Ma forse oziose non vorran dirsi : 
dacché alle grandi opere eh' io stimo fraudate al Co- 
sini dal cieco obblio, e che gridan per loro bellezza 
d' esser rendute a cotanto artefice, era pur necessario 
trovar tanto tempo che pareggiasse sì lungo e studioso 
lavoro. 



284 CAPITOLO VI. 

È agevole a credere che prima cura del Principe e 
di Pierino fosse il fregiare gì' ingressi con quanta 
più si potesse eleganza e dovizia; e però tra le varie 
fatture de' due Fiesolani, vien primo a considerarsi il 
portale già menzionato, checché s'argomenti della sua 
antica collocazione, e del grave contrasto eh 1 ei rende 
all'occhio colle altre forme dell' edilìzio. Perocché sen- 
za dire che nobile e grande si spicca da linee minute 
e trite, e si cansa per lunga tratta dal mezzo eziandio 
della vecchia fabbrica, e cuopre del suo frontespizio e 
la scritta marmorea e un tal po' delle prime cornici , 
egli entra col vertice sì sconciamente tra due finestre, 
eh' è d' uopo ondeggiare da questo a quel dubbio, se 
le opere decorative s'assoggettassero a quelle di mura- 
tura già consumate, o se il bello e gentile ornamento 
per alcun caso mutasse luogo (1). Certo il portale trionfa 



(1) Potremmo senza tema d' andar troppo lungi dal vero , supporre in 
Domenico de* Marchesi da Caranca già nominato più volte per occasione, 
l'architetto o raffazzonatore (che meglio si converrebbe) del nuovo corpo. 
Cel dicon le linee e le usate modanature delle finestre d' un nero di Pro- 
montorio, e più eh' altro il sapere cb' egli era per questa età adoperato il 
più spesso, ed anzi dirò unicamente, in ciascuna riforma o acconcime di 
antiche fabbriche: ond' è che il suo nome , frequente negli atti, ci dà per 
sé solo il passaggio dal vecchio stile alle nuove forme che presto inval- 
sero. Oon simil gusto rifece intorno al' 1520 la fronte al palazzo di Paolo 
Doria vicin di Campetto, e sette anni dopo alle case di Paolo Spinola presso 
alle Vigne, e a più altre eh' è giusto serbare alle sue notizie. Ripeto ciò non- 
dimeno al presente luogo le costruzioni che a sua condotta si fecero nel 
1529 del Palazzo Arcivescovile, perchè in qualche guisa ci richiamano a 



SCULTURA 285 

sdegnoso col dorso a' quo' muri : e '1 bello ordine do- 
rico, con quelle colonne sì ben canalate, e con quella 
fronte sì ricca di fregi e dentelli, e con quelle figure 
di tutto rilievo che seggon sulF apice e mettono in 
mezzo T impresa de' Doria, diresti che da sé solo ti 
annunzj un soggiorno di principi. È vano V investi- 
gare su per quegli ordini e per le basi e pe 1 capitelli 
e quant' è d'ornativo, in qual luogo o in qual altro 
trattassero i ferri o Giovanni o Silvio : erari dotti am- 
bidue di sì fatte delizie, e obedivano entrambi alle idee 
di Pierino. In que' solchi , in quelle cornici , in que' 
trofei , si poneva un esempio imitabile ad ogni arti- 
sta, e una facile emulazione agli abbienti. Ma tutte 
di Silvio, fuorché il disegno, son le due statue, vuoi 
Ninfe o Virtù, che fiancheggian lo stemma , e i due 



queste del Principe Andrea. Non ha forse il lettore dimenticato che Gio. 
Pietro e Gio. Maria da Passallo, valenti maestri di quadro, in settembre del 
30 accordavansi con G. B. Cattaneo Protonotario Apostolico e col card. 
Innocenzo Cibo pei cornicioni di cinque finestre e parecchi quadri, che 
ancor sussistono in parte sul già prospetto e oggidì destro fianco di quel 
Palazzo; aggiungendo in iscritto la clausola, che sint Ione petre de Pro- 
montorio et bene laborati et aj> instar et eamdem formarti illorum prejati Illu- 
strissimi D. Capitanei de Auria. La qual frase mentre fa verosimile che un 
solo architetto segnasse le forme dell'episcopio e delle case Donane , ci 
mostra altresì con certezza che queste nel 1530 si vedevan da tempo non 
che ricomposte ma decorate, né assurdo è il pensare che i due scultori 
predetti avessero avuta mano a intagliarne le sagome. Il Caranchetto (che 
tale il chiamavano dalla sua patria ) godeva un' annua provvisione da 
Carlo V. di cui dirò meglio a suo tempo: né anche mi pare improbabile 
che il favore del Principe gli procurasse da Cesare queir utile onore. 



286 CAPITOLO VI. 

putti che assisi più in basso ove l'arco s'imposta, sor- 
reggon ghirlande di fiori e di frutta : lavorìo predi- 
diletto al Cosini. Il ridir quanto bello risieda su quelle 
forme, non è del mio assunto ; dirò soltanto che imi- 
tate per altri le dette imagini , scadon di grazia, di 
brio, di prontezza; dirò che que' bimbi ti ridon sì lieti, 
che indarno li cerchi altrove, o se altrove ne incontri 
alcuno, con me giurerai che sien mano di Silvio. 

Con egual cura vorrei si notassero i partimenti on- 
de il Vaga compose lo sfondo del portico, e diede ri- 
cetto a que* tali Trionfi ove parve, e par sempre mal- 
grado i restauri, sì Raffaellesco. Le linee eh' io dico , 
e le fasce tirate in crociera, e in cotanta semplicità di 
partito sì vaghe d'ornati e fiorite di varj intrecci, ne 
saran guida altra volta a ben gravi raffronti e a giu- 
dizj del tutto nuovi. Per ora si lodino i due Fiesolani, 
e il Cosini in ispecie , de' tanti intagli e risalti , sia 
in pietra o sia in plastica, che s'accompagnano a que' 
dipinti. Perciocché come sembra che il Buonaccorsi 
iniziasse da questo terragno le opere , e proseguisse 
alla nobil Loggia eh' è in capo alla scala e conduce 
agli appartamenti, così non è a credere che all' uopo 
di tali accessorj gli stessero a fianco altri ajuti da 
quelli infuori. Del 1530 vedeansi in assetto, com' or si 
veggono, e portico e loggia, secondo le cifre segnate 
in quest' ultima; nò ancora Guglielmo dalla Porta 
era giunto fra noi, nò a tanta perfezione bastavano 
certo quegli altri Lombardi (di nome ignoti) o quel 



SCULTURA 287 

Lucio Romano che il Vasari gli dà per aggiunti. In- 
di avviene che tutti non si pareggino in venustà gli 
stucchi di questa loggia : sentenza eh' io intendo dal 
Varai, autorevole a giudicarne. Ma il luogo, stupendo 
de' rari lunetti del Buonaccorsi , se ne compensa ad 
usura con maggior cose, ove il Varni predetto disco- 
pre le impronte di Silvio : ciò sono gì' intagli che fan- 
no ornamento e cornice ad "un uscio, e quel busto di 
un Cesare quivi indossato tra un grosso di frutta bel- 
lissime. E i due Camini, in due opposte sale alle quali 
è mezzana la Loggia, non possono avere altro autore, 
purché se ne salvino le invenzioni che tutte venivano 
da Pierino ; perocché a qual altro scalpello , fuorché 
del Cosini, potremmo concedere tanta virtù di formare 
e condurre e risolvere con grazia e vigore ad un tem- 
po così le figure com' anche gli ornati che dal suo- 
lo li variano e illegiadriscono insino alla vòlta? E 
ancor meno vorrai dubitarne per conto di quel che 
grandeggia sui lato a levante : considerando che in 
quella parte Pierino seguitò primamente a operare, e 
che del 1533 quel Camino (e non l'altro benché più 
ricco) era messo in esempio per due da mandarsi in 
Ispagna, siccome ho già scritto. Nell'altro , che sorge 
a occidente per entro alla sala che diciam da' Gi- 
ganti, sospetta il Varni la mano di Guglielmo dalla 
Porta, in due forme di schiavi Daci rizzate sovresso 
il plinto ; né vanamente , dacché Guglielmo , durante 
il frattempo, avea tocca Genova, e abbiamo spazio ba- 



288 catitolo vi. 

stevole onci' egli s 1 accosti a Pierino e ne acquisti la 
grazia. Ma d'altra parte, convien che si diano a Silvio 
le rimanenti, e quel molto di cose accessorie , e di 
mezzo rilievi e di squisite decorazioni che da imo a 
sommo distinguono e fanno . superbo il ricchissimo 
arnese. 

La data del 1538, cioè la prima che grazie alle cure 
del buon Santini ci dia certezza che Silvio abitasse 
in Pietrasanta con animo di rimanervi, tal data (dico) 
non ci coarta, né ci sospinge punto a sollecitare la 
sua prima partita da Genova. E noto la prima, perchè 
senza fallo vi fece ritorno, o adescato ad altre opere , 
o per quella impazienza di lunghi soggiorni che ab- 
biam di costui nel Vasari. Anche il Varni, alle cui 
conclusioni volentieri aderisco, e più volte richiedo 
consiglio a riguardo di questo artefice, esplora per al- 
tra via la non breve dimora tra noi del Cosini : vo 7 
dire da molte o parvenze o reliquie di monumenti , 
che tinti di quello stile, s' incontran per Genova di 
luogo in luogo. Io mando chi voglia saperne al suo 
breve scritto : ben lieto che corrano ad un sol fine gli 
indizj eh' io traggo dalle scritture, con quelli eh' ei 
toglie dai marmi. De' quali per altro vorrebbesi usare 
con certa ritenutezza, di cui (se non erro) ci avvisa 
egli stesso nei cenni sui dalla Porta : ove assevera a 
mo 1 di postilla che Silvio per lunga pezza ebbe molti 
imitatori, e che ne fan fede non pochi fregi intagliati 
su pietra di Promontorio, che adornano in Genova i 



SCULTURA 289 

portali di molti edifìzj. A me verrà tempo (e non fuori 
di questo Capitolo) a dir d'alcuni, segnando e gli ar- 
tisti e le date ; eh' è quanto io mi possa o mi debba 
fare pe' miei volumi. Però non m'accusi il lettore, s'io 
corro leggiero e quasi spensierato su quel che si vede 
e si ammira a Fassolo, e che già fu descritto con va- 
ria sorte da tante penne ; altra cosa è spiare nei 
tempi e nei fatti, lavoro meschino ed arido a che mi 
son posto : altra cosa, e ben più gioconda, il trasfon- 
dere in altri il diletto che svegliano in noi le mira- 
bili prove dell' arte. 

Miglior pregio dell'opera ( poiché ci mancano i do- 
cumenti ) a riempier quel tempo, e a giovare la mente 
degli amatori, sarà s' io non fallo il condurci sulle or- 
me di Silvio in quel sacro ricinto di maraviglie che 
è la Cappella del Precursore nel nostro Duomo. Io il 
farò ( non varrebbe il negarlo ) tra compiacenza e ram- 
marico; imperciocché, se da un lato m' è dolce il ri- 
prendere e compier quasi l'età migliore di quel san- 
tuario, m' è grave dall'altro l'entrar solitario nel giu- 
dìzio degli scalpelli, che tolsero ai posteri qualsiasi 
speranza di meglio abbellirne 1' altare. La storia e le 
tradizioni si torcon talvolta in istrana ingiuria alla 
verità ; ed io mi penso che l'opera a cui s'accenna, sia 
esempio solenne di quel che possa un erroneo detto, 
per poco che lo secondi" l'obblio delle moltitudini, e '1 
docile accontentarsene degli scrittori. Dacché il Vasari 
con brevi e mal ferme parole, e il nostro Soprani ci- 

Vol. V. — Scultura. 37 



290 CAPITOLO VI. 

landò scritture che al certo non vide , han condotto 
Gio. Giacomo e '1 Corte alle riforme della Cappella , 
il Corte e '1 Gio. Giacomo, per gioco cred' io di 
fortuna, raccolsero e il proprio e l'altrui benemerito , 
e in ciascun libro si perpetuarono come unici autori 

* 

di tante bellezze. Sfidato per mille casi così de' libri 
che della fama, io non posso né voglio accomunare la 
lode con chi rassettò a nuovi ordini le pareti , e con 
chi scolpì lo stupendo ombracolo o padiglione dell'al- 
tarino ; non mei comporta il diverso stile, mei niega 
la disuguale virtù, mei dissuadono i fatti medesimi, o 
gì' indizj almeno, eh' io prendo ad esporre, 

Già prima del 1531, eh' è l'anno da tutti attribuito 
al venire del dalla Porta, e già prima che il Soda- 
lizio (se dicon vero) lo distraesse di Lombardia per 
ammodernar le sembianze del sacro tempietto, un il- 
lustre e pietoso uomo avea posto l'animo ad arricchirlo 
di suppellettili, e stanziata cospicua somma al lavoro 
di quella ombrella che qui celebriamo. Quest' uomo 
era il conte Filippo Doria, o come usiam dir Filippino, 
nipote del Principe ; ond' è che il suo nome, non che 
altro, richiama il pensiero dalle opere della Cappella 
alle splendide stanze d'Andrea. Collegatosi a Stefano 
Fieschi, altro nome non nuovo alle nostre orecchie, a- 
vea preso con esso le parti ed il titolo di Protettore 
della Consorzia ; direi quasi a significare, che quanto 
potessero i Confratelli al novello decoro della votiva 
chiesuola, a gran lunga sarebbe vinto dal loro adope- 



SCULTURA 291 

rarsi per via di valsente e d' autorità. Le fresche Ri- 
formagioni della Repubblica avean tolto di mezzo, e 
ridotte in balìa del Comune, quant' erano Compagnie 
sotto forma privata istituite al culto : delle quali eran 
due che tenean loro uffizj nel Duomo , tutta gente 
patrizia; con titolo l'una di s. Croce, e l'altra di Pace 
e Amore sotto l'invocazione di N. D. Le quali, ceden- 
do all' austero decreto, serbavano ancora ne' lor ripo- 
stigli i preziosi arredi ( o qualcuno almanco ) di lor 
funzioni : di che Filippino fu accorto a giovarsi per 
l'Opera del Santo, e con più di facilità, dacché i socj 
di quelle Devozioni eran pure la miglior parte aggre- 
gati al Battista. Era il 1. d'agosto del 1830, quan- 
d' egli e il collega, chiamando que' primi a consiglio, 
richiesero per la Cappella un bel pallio di broccato , 
ornamento in addietro del loro altare: e l'ottennero in 
dono assai prestamente per voti unanimi, salvo d' un 
De Fornari ; che mai non manca tra' buoni un cruc- 
cioso del bene (1). Si volsero poscia (com'io congetturo) 



(1) ^ Die prima Augusti — « Magnifici Domini Compagni della Com- 
« pagnia de la Sancta Croce : per parte de noi Filipino Doria e Stefano 
« de Fiesco Ragio Protetori de la Devotione del Precursor nostro Sancto 
« Io. Baptista se vi riquere a honor de Dio e del dicto glorioso Precur— 
« sore che vi piaccia poiché in la Reforma de la Republica nostra è stato 
« facto abolito [sic] ogni particular Compagnia e tuto reducto al Comune 
« contentarvi de ordinar consentire che uno palio di borcato (sic) spectante 
« a detta vostra Compagnia sia transferto e dedicato al culto delle Ce- 
* neri del dicto glorioso Precursor nostro sperando che ognuno de voi 



292 CAPITOLO VI. 

ai Fratelli di Pace e Amore, per due simulacri di sodo 
argento dorato (a pesarli un cinquanta libre) che fa- 
ceano il Mistero della Presentazione : e anche questi 
cedettero al pio desiderio, e con forma vieppiù solenne, 
per atto cioè ricevuto dal notaro Gottardo Biscotto ad- 
dì 30 aprile dell'anno seguente. Vero è che il prezioso 
gitto, o cisello che fosse, rimase ben diciotto anni guar- 
dato per entro la sacristia de' Canonici , in cui fede 
l'aveano deposto i Priori della disciolta Consorzia ; ma 
con eguale solennità fu di poi consegnato collegial- 
mente a quei del Battista, eh' erano Pier Giovanni 
Cibo di Chiavica e Francesco Grimaldi, addì 25 giu- 
gno del 1549, come dice il rogito onde attingo sif- 
fatte notizie (1). 



« debia judicar simile donatione non potersi fare a più perfecta opera e 
« maxime essendo ciascuno de voi agregato in la detta Devotione la quale 
«. cum lo auxilio de Dio e de decto glorioso Precursore se pensa de am- 
« pliar e rendere a la devotione antica ». — Seguono a questa richiesta 
trenta nomi di socj assenzienti al dono , e quello d' Antonio De Fornari 
unico dissenziente. (Dal fogliazzo degli atti d'Ambrogio Senarega giuniore, 
segnato 1530 : Archivio Govern.) 

[lj ^ In nomine Domini Amen: Nobiles D. Petrus Iohannes Cibo de Cla- 
nica et D. Franciscus de Grimaldis q. D. Raphaelis Priores Devotionis et 
Societatis S. Io. Baptiste institute hi Ecclesia majori lanuensi eorum nomini- 
li^ ac nomine et vice diete Devotionis seu Societatis B. Io. Baptiste sponte et 
in ventate publica recognoverimt Rev. DD. Pr epos ito et Capitulo diete Ecclesie 
majoris Ianuensis convocatis et capitulariter congregalis in loco injrascripto 
quorum quidem Prepositi Canonicorum et Capituli qui interfuerunt nomina sunt 
hec : D. Paidus Gandulfus prepositus : D. Bartholomeus de Perynis arckidia- 
conus: D. Augitstinus de Pelatis magiscola: D. Nicolaus Pinellus primicerius: 



SCULTURA 293 

E siccome sogliono le arti leggiadre amicarsi a pietà, 
Filippino Doria avea gusto ed affetto grazioso per esse. 



D. Bernardus Boerius: D. Matheus de Mortario: D. Ambrosius de Flisco: D. 
Leonardus de Terrill : D. Christopliorus de Nigrono : D. Matheus de Mutino 
de Egidiis: et D. Georgius de Bayardis presentibus stipulantibus et recipienti- 
bus nomine et vice dictorum D. Prepositi Canonicorum et Capituli diete Ec- 
clesie et successorum sitorum se se nomine diete Devocionis et Societatis S. Io. 
Baptiste cui Societati infrascripte Imagines argentee deorate (sic) donate et 
cesse fuerunt ut infra dicetur vere et realiter habuisse et recepisse ac sili tra- 
ditas et consignatas fuisse per dictos D. PreposUum Canorucos et Capitulum 
diete Ecclesie Immaginem unam argenti deorati Beate Marie Virginis cum 
Immagine D. N. lesu Christi quem dieta Imago Virginis in manibus tenet et 
aliarti Immaginem argenti eliam deoraiam S. Simeonis que sunt in pondere li- 
bre quinquaginta in circa et sunt ille Immagines argenti que alias reposite seu 
deposite fuerunt per Nob. Dominicum de Marinis Priorem et Augustinum Cat- 
taneum et socios Societatis nobilium Pacis et Amoris Beate Marie Virginis 
alias institute in dieta Ecclesia majori Ianuensi nomine diete Societatis penes 
tunc DD. Canonicos et Capitulum diete Ecclesie nomine custodie ut constai 
vigore publici instrumenti scripti manu q. Thome Duracini Notarii anno 
MCCCCLXXXVIl die trigesima Maj et que uqusque (sic) nomine depositi con- 
servate per dictos DD. Canonicos et Capitulum fuerunt in Sacristia diete Ec- 
clesie et que diete Immagines per Nob. Augustinum Spinulam q. Nicolai et 
socios diete Societatis B. Marie Virginis alias institute in dieta Ecclesia fue- 
runt jure cessionis et donationis date cesse et translate diete Devocioni et So- 
cietati S. Io. Baptiste institute in dieta Ecclesia vigore publici instrumenti 
scripti manu Goliardi Biscoti Notarii 'anno de MDXXXI die trigesima Aprilis. 
Et de ipsis Immaginibus facientes inde ftnem etc. promiltentes etc. necnon ip- 
sos D. Prepositum Canonicos et Capitulum diete Ecclesie ac successores eorum 
indemnes conservare ac defendere a quacumque persona que ipsos molestare 
vellet occasione dictarum Immaginum. Que omnia etc. — Actum lanue in Sa- 
cristia magna diete Ecclesie majoris lanuensis: Sub anno a Nativitate Domini 
millesimo quingentesimo quadragesimo nono Indictione sexta juscta morem lanue 
die Martis vigesima quinta lunii in terciis: presentibtcs D. presb. Baptisla de 
Seasariis de Diano capellanus (sic) diete Ecclesie lanuensis D. presb. Secundo 



294 CAPITOLO VI. 

Leggiamo che il Santacroce, povero pastorello su quel 
d'Urbino, fu tolto per questo gentile alle mandre, e 
sostenuto agli studj in Roma, e di poi favorito in Ge- 
nova, alla quale die' prole non punto degenere d'in- 
tagliatori. Or quegli anni che. mostrano il Conte così 
sollecito al culto e al decoro della Cappella , son gli 
anni medesimi che mostran Pierino e gli artisti com- 
pagni più accesi ed assidui a operare in palazzo Bo- 
ria. A quel luogo, per quelle stanze, e con esso il 
Principe, nonché frequentasse, era egli domestico a par 
di figliuolo. L'imaginare che a vista di que' valorosi, 
o con tuttodì sotto gli occhi le maraviglie del loro 
ingegno, pensasse ad altri uomini per 1' opera eh' ei 
disegnava in onor del Battista , e che largheggiando 
però del suo proprio avere, eleggesse altra mente e 
altre mani di quelle che Andrea, ella è cosa per ve- 
rità sì lontana dal ragionevole, che fede di documenti 
la farebbe a gran pena credibile. Il monumento di cui 
parliamo toccò a compimento l'anno quarto della ricu- 
perata libertà, eh' è il 1532, come attestan le lettere 
incise nel marmo : e altre lettere a tergo della tribu- 
na ti avveran la somma di mille scudi d' oro versati 
da Filippino a promuovere il gran lavoro. 



de Podio casellario diete Ecclesie Ianuensis et D. Alberto Agato monaco mona- 
sterii S. Siri Ianue testibus ad premissa vocatis et vogatis. — (Atti del Not. 
Nicolò Pallavicino di Coronato — Fogliaz. 21, 1549). 



SCULTURA 295 

Ciò nondimeno, eloquenti che sembrino gl'indizj sur- 
riferiti, a chi bene intenda nell'arte son nulla, verso 
il grado della eccellenza e queir aspetto di sovrana 
bellezza, che a prima giunta difendon l'opera, e paion 
gridarne gli artefici. Quel sopraccielo partito in qua- 
dri per una e due mezze croci, che rilevando un tal 
po' dallo sfondo campeggian su begli ornamenti; quel 
fregio a spiccati conserti di frondi che tutto intorno 
si va raggiungendo a robusta cornice che sopravvanza 
reggendosi a mensole, quel giusto ed armonico tem- 
peramento di fregi, dove a forti risalti , dove tenui e 
depressi secondo l'andare e lo sporger degli ordini, e 
quel leggiadro, e prudente ad un tempo, complesso di 
linee, che porgon diletto e non niegan riposo, magni- 
fiche ed eleganti, ove il ricco non turba il semplice, 
e dove l'ornato non nuoce al severo ed al grande, se 
non tornano alla memoria il vestibolo del Doria a 
Fassolo , converrà dire o eh' abbian' esse mutato lin- 
guaggio, o che a noi venga meno il vedere. Che se 
in quel composto discerni Pierino, vedrai pur con esso 
e gli amici e i compagni che s'ebbe per quelle stanze. 
Chi die' di scalpello in quel largo fogliame che intor- 
no s'avvolge lussureggiante, o in que' fini trapunti, 
o in que' vaghi meandri o in que' sottili vilucchj , se 
non fu Silvio ? E que' putti finienti in isteli, sì sor- 
ridenti, che tengon la scritta dedicatoria, non son essi 
fratelli germani a que' due di Fassolo? Havvi in arte 
un giudizio che afferma negando, e che rado e' in- 



296 CAPITOLO vi. 

ganna, se il bello dell' opera è così fatto, clie sdegni 
ogni nome d' autore fuorché d' un solo. Ne' fregi di 
questa tribuna è il modello di que' moltissimi che tosto 
abbondarono in fronte ai portali di Genova : tutti pron- 
tissimi ad imitare, ma tutti inferiori a cotanto esem- 
pio. E perchè l'onorata famiglia ti paia intera, hai ve- 
duto e rivedi Guglielmo ne' sedici intagli de' ba- 
samenti , e ricordi d' avervi già scòrti i consigli e i 
disegni del Vaga. Creda chi vuole al Soprani, che il 
padre gli aprisse quest'adito ai deputati della Consor- 
zia: io per me son contento di rimanermene in casa 
Boria , là ove quel fecondissimo de' Raffaelleschi, idea- 
va bellezze per ogni luogo, e a' suoi più diletti asse- 
gnava le parti dell' eseguirle. 

Sostentano il superbissimo cielo quattro colonne di 
saldo porfido, con capitelli di carrarese intagliati con 
arte finissima, e segnati delle Aquile, impresa de' Bo- 
ria. E cotesti io darò volentieri all'età dell'opera fin qui 
menzionata : non così per intero le basi, o due almeno di 
esse che fìngon canestri fioriti ; contuttoché per finezza 
e bontà di lavoro sien tutte degne di starsene in cop- 
pia colle altre membra. Pei detti canestri vedrai più 
salienti le due posteriori ; perciocché non bastando le 
loro colonne all'altezza delle compagne, fu d'uopo ag- 
guagliarle levandone il plinto più in alto: e fu fatto 
con tale industria e con arte così graziata, che torna 
in bellezza e giocondità quel ch'era difetto e penuria 
del marmo prezioso. E ne usurpa il merito il dalla 



SCULTURA 297 

Porta , siccome d' ogni altro lavoro ; e mi spiace che 
gliel confermino gli Atti di Storia Patria. Ora im- 
porta il sapere che l'ombracolo non ebbe in principio 
il porfido, ma quattro colonne di bianco marmo , alle 
quali un propizio caso, e l' insaziata avidità d'arricchir 
la Cappella, sostituì le presenti un due lustri più tardi. 
Io dirò di tal fatto distintamente : non perchè sia di 
grave momento in sé stesso , ma perchè a' nostri an- 
tichi moltiplica i titoli della pietà , e al mio scritto 
fornisco occasione di rivedere il Cosini in Genova , e 
gratificarlo di quest'altro servigio, e fors'anche lodarlo 
d'altre opere. 

Dovette parere a molti che tanta dovizia di taber- 
nacolo desiderasse colonne di miglior pregio che quelle 
non fossero, in tutto comuni a qualsiasi altarino. Ma 
prima che a ciascun altro ne increbbe a un cotal Giam- 
battista da Voltaggio, uomo agiato, il quale siccome 
avea da battesimo il nome , così anche portava nel 
cuore una singoiar devozione pel Santo Patrono. Co- 
stui presso a morte, legò del suo avere dieci luoghi 
di Compera, i quali moltiplicassero a termine di prov- 
vedere alla spesa di altrettante gittate in bronzo e do- 
rate ne' capitelli : con vago aspetto tra il fosco di quel 
metallo e '1 biancore de' marmi che aveano a indos- 
sare. Accadde per altra parte, lui morto, che i depu- 
tati sopra la fabbrica della Cattedrale , che di que' 
giorni si andava sollecitando , facessero acquisto di 
rocchj di porfido, in numero di trentacinque tra pic- 

Vol. V. — Scultura. 38 



298 CAPITOLO VI. 

cioli e grossi, i quali siccome materia a squisiti orna- 
menti, riposero sotto buona guardia in un tal ricetto 
del chiostro. Di qui furon tolti in febbraio del 1541 , 
per isgombrare un alloggio al frate predicatore della 
quaresima, e consegnati a due preti che aveano in 
custodia le masserizie dell'Opera, fattone prima geloso 
inventario, e disteso rogito della consegna (1). Fu al- 
lora (od è almen verosimile) che rovistando fra quelle 
pietre, delle quali eran sedici più lunghe e massicce, 
entrasse in alcuno cotesto pensiero : che tante colonne 






(1) >J< 1541 die XVII Februariiin Claustro Sancti Laurentii — lnventarium, 
diversarum (sic) lapidum por/Idi superioribus diebus consignatarum per Magni/. 
DD. Chrislofforum de Grimaldis Rubeum et Sor io s deputatos ad fabricam S. 
Laurentii sive agente per eos Bernardo Tacistro que sunt in numero triginta 
quinque maynos et parvos que lapides fuerunt reposite in quadam Camera in 
dicto Claustro S. Laurentii et dictus Bernardus semper usque in odiernum ha- 
bebat claves diete Camere prò albergando Frate Predicatore diete Ecclesie S. 
Laurentii fuerunt consigliate diete lapides por/idi per dictum Bemardum de 
ordine prefati Magni/. Deputati ut dicitur presbiteris Laurentio de Savignono 
absenti et Ieronimo Borraxio presenti habenti curam ut dicitur diete fabrice et 
iamquam custodes (sic) diete Ecclesie majoris presente me Notario que sunt in 
numero triginta quinque ut supra videlicet in una parte pecios decem novem 
parvi (aie) compreensa quadam tabuleta de panno uno cum dimidio de dricto 
et de traverso et pecios sexdecim magnos in summ a 35 et slatim dictus Ber- 
nardus facta consignacione dedit claves diete Camere etiam me Notario presente 
dicto presbitero Ieronimo absente dicto presbitero Laurentio qui non erat ad 
presens quando facta fuit dieta consignatio. Et ita fuit per me Notarium injunc- 
tum dicto presbitero Ieronimo ut diligenter custodie habeat dictos lapides et po- 
stea quando erit necesse quod dare debeat diclis Magni/. Deputatis rationem de 
omnibus per dictos consignatis. (Filza Inutilium di Giorgio Antonio (Merico 
Archiv. Govern.) 



SCULTURA 299 

a virtù di scalpello e di contante , potessero uscirne , 
quante sarebbe mestieri a fare più ricco che già non 
fosse T altare del Santo. Di che mi persuado più vo- 
lentieri, sapendo per molte scritture, che tra gli Operai 
della Chiesa e i Priori della Cappella era sempre un 
accordo a giovarsi scambievolmente, e per anni molti 
un uffizio e l'altro s'accolsero in una persona. 

Certo è che le quattro colonne del porfido non in- 
dugiarono troppo ad entrare in luogo delle altre , e 
quasi ardirei pensare ch'elle non aspettassero un anno. 
Il lettore ne giudichi , argomentando dalla richiesta 
che fecero i due Priori del Sodalizio alla Signoria, 
verso il mezzo del 1544. A non altri che al Doge e 
a 1 Governatori consentivano le nuove leggi di derogare 
alla santa ragione de' testamenti, e sol quando o ma- 
nifesto vantaggio o necessità il consigliasse. Ora ap- 
punto di ciò venian supplicando i Priori , con questo 
scritto eh' io tolgo ai fogliazzi della Repubblica (1). Di- 



ti) Illustrissimi Magnijkique Moderatores et Palres : Exponitur III. DD. 
Vestris quemadmodum loannes Battista de Vultdbio virtute sui testamenti le- 
gava Capette divi Ioannis Bapliste in Ecclesia majori constitute loca decem 
Comperarum S. Georgii que voluit multiplicari usquequo ex ipsis locis cum 
multiplico emi poterunt columne quatuor metalli ponende loco aliarum quatuor 
marmorearum cum suis capitellis deauratis et prout in dicto testamento conti- 
netur cui prò ventate condigna habeatur relatio : Verum quia a tempore mor- 
tis dicti Ioannis Baptiste citra facie fuerunl et posiie alie quatuor porfiree cum 
magna impensa non minoris elegantie ornamentique columnis aeneis et quia 
Capella ipsa indiget aliis rebus perquam necessariis suplicatur ut DD. Vestre 
dignentur cum res sit pia remedioque digna decernere et statuere publico de— 



300 CAPITOLO VI. 

cean sostituite da tempo le quattro preziose colonne , 
di maggior lustro e di maggior pregio che non eran 
per essere, a moltiplico fatto, le quattro ordinate dal 
testatore; il rimuoverle un 1 altra volta, più dispendioso 
e di più giattura alla Devozione, che a lei non sareb- 
be il privarsi del lascito : e d'altra parte la somma 
legata, e quel po' di rendita che già crescesse, potersi 
volgere ben più utilmente all' acquisto di suppellettili 
che bisognavano alla Cappella. Pregavano adunque di 
tal licenza; a ottener la quale fìdaronsi troppo per av- 
ventura, dacché il testamento del Voltaggio e la sua 
liberalità conosceansi da loro : tanto erano accesi del 
porfido, e in sé sicuri che le suntuose colonne vi ri- 
marrebbero. Rispose la Signoria con savio ed accorto 



creto quod agenles prò dieta Capello, possint de dictis locis cum muUiplico si 
guod factum fuisset disponere in usum et comodum diete Capette et dependen- 
tium ab ea non db stante ordinatione facta per dictum Ioannem Baptistam de 
multiplicatione dictorum locorum et emptione columnarum metalli prout in dicto 
testamento continelur cui in hac parte derogare placeat quandoque hujusmodi 
potestas DD. Vestris tantum ex novis reformationibus competere videatur cum 
long e etiam dispendio sum esset removere columnas jam positas et alias suppo- 
nere quam ipso legato Capellam ipsam privatam remanere. Bene valeanl DD. VV. 
►Jt MDXXXXIIII die prima Augusti — Responsio III. D. Ducis et Magni/. 
DD. Gubernatorum Ex gelse Reipublice Qenuensis est quod agentes prò dieta 
Capella possint de dictis locis cum multiplico si quod factum fuisset disponere 
dum tamen pecunie eliciende ex dictis locis et multiplice convertantur in usum 
construclionis statue fabrice argentee divi Ioannis Baptiste et non in alium 
quempiam usum non obstante disposinone dicti testamenti et aliis quibusvis tu 
contrarium facientibus sumptis prius calculis et omnibus albis inventis — ^Fo- 
gliaz. Decretorum 1544-46 Serenissimi Senatus ). 



SCULTURA. 301 

temperamento tra la fiducia de' supplicanti e la pia 
volontà del defunto: togliesser pure i denari del la- 
scito, poiché alla bisogna delle colonne era già prov- 
veduto sì degnamente quant' essi dicevano ; ma come 
era in animo del testatore fornir l'altare d'uno speciale 
ornamento d'arte, così i dieci luoghi, e ciò che v'avea 
di proventi, si divertissero in una statua del Beato (e 
non altrimenti) gittata d'argento schietto per arte fab- 
brile. E il decreto (perch'io trovi fine) ebbe pieno 
effetto; e s'accrebbe preziosa imagine alle altre molte 
di quel santuario. Ne diede il modello e ne prese la 
commissione Gregorio Piola, famiglia d' orafi egregi 
che a proprio luogo ci sarà cognita; ancora novello 
d' età, e minorenne, sì che per saldare il contratto fu 
d'uopo ricorrere all'Uffizio degli Straordinarj. La statua 
si volle in misura di quelle che già avea donate il 
Consorzio di Pace e Amore, assegnando al giovane ar- 
tefice scudi settantacinque d' oro per sua mercede , e 
quel tanto di metallo che domandasse il lavoro. Così 
ci racconta la scritta che ne fu fatta non meno di quat- 
tro anni dopo l'indulto, per man del notaro Usodi- 
mare Granello, e ancor questa nella Sacristia del Ca- 
pitolo (1). Ma perchè troppo non s' inacerbi il pensiero 



(1) In nomine Domini Amen: Cum sit quod majniflci DD. Petrus Io. Cibo 
de Clavica et Franciscus de Grimaldis q. D. Rafaelis Priores Consorcie et 
Devotionis S. Io: Baptiste consistentis in Ecclesia majori Ianuensi ad honorem 
Dei et ejusdem Sancii et prò omatu et decore Capette ejusdem Devocionis et 



302 CAPITOLO VI. 

di ciò eli' è perduto, io ritorno al soggetto delle co- 
lonne, o a dir meglio di quelle delizie intagliate che 
fan piedestallo. 



Consorcie decreverint fabricari facere Imaginem argenteam 'prefati divi Ioan- 
nis Baptisle: Hinc est quod propterea ad effedum predictum prejati Magni/. 
DD. Priores nomine et vice diete Devocionis et Consorcie et habentes ut asse- 
ruerunt ad hoc balliam ex una: et Gregorius Piola auri faber Jilius Barto- 
lomei presentibus ex altera sponte etc. ac omni modo etc. pervenèrunt et per- 
venisse confessi fuerunt ad infrascripta sibi ipsis ad invicem et vicissim pre- 
sentibus et respective slipulanlibus etc. ad infrascriptam transactionem com- 
posicionem et concordiam et alia de quibus infra solemnibus slipulacionibus 
hinc inde intervenientibus : Videlicet quia ex causa dictorum pactorum dictus 
Gregorius sponte promissit et solemniter convenit prefatis Magni/. DD.Prio- 
ribns Societatis seu Devocionis et Consorcie predicte presentibus et nomine et 
vice ejusdem Societatis Devocionis et Consorcie solemniter stipulantibus et ad 
cautellam mihi Notario infrascripto tanquam publice persone stipulanti etc. 
conficere et fabricare seu confici et fabricari facere dictam Imaginem S. lo. 
Baptiste argenteam ejusdem altitudinis et porpolionis (sic) ac ad instar aliamm 
imaginum Beale Marie Virginis et Sancii Simeonis vel saltem ejusdem Sancti 
Simeonis computata basa (sic) juxta modellum seu formam tuvii seu terre fac- 
tum seu faciendum per ipsum met Gregorium reslantem penes Magnif. D. Hec- 
torem de Flisco de quibus modello et forma diete partes fatentur habere scien- 
tiam et noliciam ac claram intelligentiam bene et diligenter laboratam et ful- 
citam judicio ipsorum Magnif. DD. Priorum expensis propriis ipsius magistri 
Gregorii et sine aliqua impensa ipsorum DD. Priorum seu diete Societatis il- 
lamque fabricatam et perfectam dare traddere et consignare prefatis DD. Prio- 
ribus vel persone legitime prò dieta Societate seu Devocione et Consorcia infra 
menses odo proxime venturos omni penitus exceplione et contradicione remotta 
(sic) — Versa vice prefati DD. Petrus lo. et Franciscus Priores ejusdem 
Consorcie habentes bailiam presentes et acceptantes predicla etc. sponte pro- 
misserunt dicto Gregorio presenti et acceptanti et stipulanti dare et consignare 
argentum et aurum sufficientes prò fabrica et fa dura ejusdem hnaginis secun- 
dum opportunitatem ad ejusdem Gregorii rcquisitioìiem et ultra prò ejus mer- 
cede seu manifactura laborerii huiusmodi eidem dare et solvere scuta seplua— 



SCULTURA 303 

Le vecchie rimasero al certo: e n' è prova in ciò, 
che dove le due colonne, sul dietro all'ombracolo, sce- 



cjinta quinque auri Italie et ultra capam unam panni judicio et arbitrio ipso- 
rum DD. Priorum et hoc etiam dietim secundum quod fiet laborerium etiam ad 
ejus Gregorii requisitionem etiam omni exceptione remola: Acto etiam quod 
tam de eo quod consignabitur dicto Gregorio prò fabrica diete Imaginis qmm 
etiam prò eo de quo fiat solutio dicto Gregorio prò ejus mercede stari debeat 
scripture super inde conficiende per Gotardum Grillum Biscotum Notar ium seri- 
barn diete Societatis : Jcio etiam quod si prò et occaxione premissorum in pre- 
senti instrumento contento-rum orirelur inter partes aliqua controversia seu dif- 
fierentia quod cognitio et decisio ejusdem controversie seu diferentie spectet et 
pertineat ipsis Magni/. DD. Prioribus diete Societatis et eorum sententie et de- 
clarationi stari debeat non obstantibus quibuscumque : Acto etiam quod ad cau- 
tellam presens instrumentum ac omnia et singula supra et infra scripta in eo 
contenta approbari et confirmari debeant per Spectatum Officium Extraordina- 
riorum cui propterea supplicaverunl partes predicte prò dieta approbacione et 
confirmacione ac supplectione quorumeumque defectuum et preserlim respectu, 
persone ipsius Gregorii ita quod huiusmodi obligacio valeat non costante fior- 
san ejus minoritate et quod sit etiam sub patria polestale quod etiam respectu 
infrascripti Augustini Piole quatenus non essel forsan emancipatus cum aliis 
clausulis necessariis et opportunis: Que omnia etc. Et prò dicto Gregorio at- 
que ejus precibus et mandatis prò premissis omnibus et singulis per eum erga 
prefatos DD. Priores ac die tam Consorciam et Societatem jirmiter attendendis 
complendis et oiservandis etiamque et prò reddenda ratione de omnibus et sin- 
gulis argento et auro ac peccuniis dandis et traddendis eidem Gregorio occa- 
xione predictorum solemniter intercessemi et fidejusserunl Cosmas de Micho- 
no q. Laurentii jochalista Nicolaus de Promontorio de Camulio q. Ieronimi 
videlicet quilibet ipsorum Cosme et Nicolai prò lercia parte et Augustinus 
Piola frater dicti Gregorii emancipatus ut asseruit a dicto ejus patre in to- 
ium et prò tota summa ibidem presenles: Sub etc. — Actum lanue in Sacri- 
stia magna diete majoris Ecclesie lanue: Sub anno a Nalivitate Domini mil- 
lesimo quingentesimo quadragesimo oclavo Indiclione VI secundum lanue cur- 
sum die Lune XXIIH Septembris in Fesperis : presentibus ibidem Venerab. 
viris D. Malheo de Mortario canonico et D. Presbitero Pellegro de Scopexis 



304 capitolo VI. 

mano appetto alle altre non pure di lunghezza ma di 
perimetro , non però la base è minore in circuito , e 
quanto a lavoro non divarian pur ugna. Le quali se 
bolle siano e graziose a mirare per queir attorto di 
nastri che a tondo le screzia, è soverchio a dire, dac- 
ché le recammo al Cosini; ma i due canestri che poi 
s'aggiunsero a crescer l'altezza delle minori , vorrem 
noi crederli d'altro scalpello? Eifugge il giudizio, così 
son leggiadri e degnissimi di starsene in mezzo a tanta 
opera; nò la ragion degli anni vorrà distorcene. Per 
quel eh' io posso, procaccerò di mostrare il Cosini in 
Genova allora appunto che si fé' il cambio delle co- 
lonne, e s'accrebbe il dado alle due difettive ; né però 
mi bisogna discordar dal Santini che il trova del 1542 
nella sua Pietrasanta, e conchiude con essa data le 
sue notizie. Io non ho che una scritta col nome di 
Silvio ; eppur quest'unica m' è gran ventura, quando 
tace del tutto ne' nostri archivj la memoria del Buo- 
naccorsi e degli altri ch'ei trasse con sé di Toscana. Or 
con questa il Cosini a' 26 d'aprile dell'anno suddetto 
istituiva procurator generale ne'proprj affari, il magnifico 
Cipriano Pallavicino, non so se quel desso che tenne 
più tardi e con tanta lode la sedia archiepiscopale (1). 



et presbitero Laurentio de Savignono Capellanis diete majoris Ecclesie Ianue 
testib us ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Bernardo Usodimare 
Granello — Fogliaz. 16, 1548-49). 

(1) ifc In nomine Domini Amen: Magister Silvius de Pisis sculptor sponte 
et ex cevta scientia ac omni meliori modo etc. fecit constituit creami et solem- 



SCULTURA 305 

E mi piace ( non so dir quanto ) il vederlo in effetto 
gentile, dacché si può leggere in Giorgio Vasari, che 
per esser di molto giudizio nelle cose delle arti , ha 
praticato sempre volentieri con gli artefici più eccel- 
lenti, e quelli in ogni cosa favoriti. Benché noi cel 
vedremo al fatto, e non una volta, nel sèguito delle 
notizie. Del resto l'egregio Santini fidato a sua volta 
in autentiche carte, ci addita Silvio, e 1 fratello in- 
sieme, neir atto di vendere alcune terre su quel di 
Pietrasanta: e la data è dell' 11 dicembre del nostro 
anno medesimo, e alla distanza d' un otto mesi dal 
documento per noi prodotto. Chi non s' accorge che 
Silvio in aprile, mercè la procura, si commetteva in 
Genova nel Pallavicino , per girsene a Pietrasanta, e 
che in Pietrasanta, volgendo il dicembre , alienava i 
suoi fondi , con animo di abbandonar quella terra e 
mutar paese? Dopo quell'epoca (aggiunge il Santini) 
non è più menzione de' due scultori in quell'archivio: 



niter ordinami suum verum et certum nuntium actorem factorem negotiorum 
gestorem et legitimum procuratorem ac loco sui postiti et ponti Magni/. D. Ci- 
prianum Palavicinum q. D. Babilani absentem tanquam presentem : ad omnia 
et sìngula e te. Seguono le formole usitate in sì fatti rogiti, e si conchiude: 
Actum Ianue in prima Sala Palacii Seravalis Communis Ianue ad bancum 
mei Notarli infrascripti: Anno a Nativitate Domini millesimo quingentesimo 
quadragesimo secundo Indictione decimaquarta secundum lamie cursum die 
Mercurii vigesìma sexta mensis Aprilis in terciis: presentibus Thoma de Ca- 
stiliono q. Petri Iacobo Pignono q. Blasii et Ioanne de Landò Fiorentino te- 
stibus ad premissa vocatis et rogatis. ( Negli atti del Not. Paolo Cabella — 
Fogliaz. 1, 1532-45). 

Vol. V. — Scultura. 39 



306 CAPITOLO VI. 

ed è a credere che Silvio tenesse la via di Genova e 
di Milano, come accenna il Vasari. E noi gli assentiam 
volentieri: perocché, se l'artista noi rivediamo per 
cenni scritti, abbastanza chiaro ci parrà d' avvisarlo 
nelle opere. Quel eh' è de' canestri in Duomo , ben 
poco rileva s' ei li scolpisse d' innanzi al partire , o 
piuttosto al ritorno : poiché le carte ond' è cenno di 
que' lavori ci lasciano spazio tra il 1541 e il 44. 

E ciò sia detto di due busti in marmo , ritratti di 
Carlo V. e d'Antonio Doria, che lungo tempo disco- 
nosciuti, per dritto giudizio che ne fa il Vanii, si vo- 
glion rivendicare al sottil magistero di Silvio Cosini. 
Durarono infino ad oggi sopra due porte opposte, nel- 
1' ampio vestibolo del monumentale palazzo, innalzato 
dal detto patrizio sul presso dell' Acquasola : distratti 
pur finalmente dalle lor nicchie, d opo molte sventure 
e un alterno mutar di padroni che fece il grandioso 
edifìzio (1). Del primo busto non tace il Vasari; ma 
par che lo assegni alle case del Principe Andrea, 
tratto forse in errore dal nome analogo, per quel che 



(1) I marchesi Spinola di Luigi, ultimi privati possessori, poiché il pa- 
lazzo a cagione della nuova Via Roma cedette in proprietà del Comune , 
riservarono a sé i due preziosi ritratti con altri di quell'atrio e di quelle 
scale, per arricchirne ( a quel eh' odo ) la principesca lor villa di Sestri a 
Ponente. Fortunati i Signori , ed avventurate le mura che avranno copia 
di sì leggiadre sculture ; ma infelicissime, più che mai fossero, le case di 
Antonio Doria, che già mostrano e mostreranno per avvenire le vedove 
nicchie. 



SCULTURA 307 

nota a ragione il lodato Yarni. E a dir vero ella è 
opera eccellentissima, sia per la testa che vive e muo- 
ve, sia pei minuti intagli dell' armatura e de' molti 
accessorj che la distingaono. Ancor vi rimane il por- 
tale, onde s'esce al cortile, e che il Varni attribuisce 
pur anche a Silvio ; composto a un alterno di bianco 
marmo e del nero di Promontorio, e fregiato per entro 
a volute e sul dosso dell' architrave d' arredi guerre- 
schi intagliati con rara vigoria di scalpello. Più sem- 
plice è T altro ritratto del Capitano, ma in nulla in- 
feriore, quel eh' è prontezza di volto e squisita perizia 
del marmo, e fors' anche vieppiù gradevole per certa 
scioltezza neLT atto ed eleganza negli ornamenti. Ho 
premesso che questi gioielli di scultura, se pure, co- 
ni' io non dubito, son cose di Silvio, si voglion com- 
prendere dentro il triennio eh' è scritto pocanzi : dac- 
ché in quello appunto levossi il palazzo dai fondamenti, 
a emulare ( diresti ) benché con peggiore fortuna , le 
stanze d'Andrea. Disgraziato in vero a cagion de' li- 
velli più volte mutati alla strada, e de' mali restauri 
ne' secoli addietro, e novissimamente di sconce mutila- 
zioni eh' egli ebbe a patire sul lato sinistro. Disven- 
turato persino nelle memorie, poiché uno scritto se- 
gnato nel portico gli anticipa le costruzioni di un 
quarant' anni, strappandol così a quel periodo dell'arte 
che noi raccontiamo, e che splende sugli altri di mag- 
gior lume. Laonde , tra per non so qual compassione 
eh' io sento (e con me molti e molti) a cotante dis- 



308 CAPITOLO VI. 

dette, e tra per compiere e raffermare le origini del 
monumento, e concordarle al giudizio delle anzidette 
sculture, ed anche pel dubbio che ad altri luoghi ne torni 
parola, mi sia perdonato l'aggiunger quel tanto eh' io 
sortii di raccogliere dai pubblici atti, o da epigrafi che 
più non sussistono se non per copie. 

Il perchè Antonio Doria sloggiasse da s. Tommaso, 
e con quanta giattura di patrie memorie cadesse il 
suo primo palazzo per lasciar luogo al novello muro 
della città, si discorre non brevemente nel primo vo- 
lume di queste notizie. Innalzando quest' altro sulle 
rovine d'oscure casipole, non pure intese al suo pro- 
prio comodo e de' suoi posteri , ma ben anche al de- 
coro della Eepubblica, com' egli stesso fé' scrivere in- 
torno alla maggior sala (1). Domenico Piaggio ci ser- 
bò la scritta, che forse perì ne' restauri, ne' suoi volu- 
mi manoscritti che si conservano nella Civica Biblio- 
teca : se non che a quella copia , là ove è trascritta 



(1) Ecco il testo di detta iscrizione tal quale si legge trascritto nel 
Piaggio con patente omissione ne' caratteri che segnan la data del palaz- 
zo ultimato : Antonius D'Oria Clementis VII Supremi Pontiftcis classis Dux 
necnon Caroli V Caesaris Catholici Mattimi atque invittissimi ac Francisci I 
Chris Pianissimi Francorum Regis triremium Praefectus anno salutis M qu. 
quarto has aedes suo et poster orum suorum commodo Reipublicae vero orna- 
mento construere cupiens solum cum pertinentiis olim domunculas cum virida- 
riis et pristino ac aliarum domuncularum juribus per contra allius non tollendi 
proprio sibi aere comparava aere persoluto singulo singulis concomitantibus 
stipulantibus ut de omnibus in unum per Laurentii Cattanei Folietae documen- 
tum scriptum extat. 



SCULTURA 309 

T età della fondazione, sfuggì la diecina degli anni, e 
rimase un quarto , dove aveasi a leggere quadragesimo 
quarto. E sarebbe questo il finire delle opere; le quali 
per altro s'incominciarono o sul cadere del 1540 o sui 
primi mesi del successivo. Di che mi fo accorto per 
mille segni : e in ispecie da un atto, pel quale le Mo- 
nache di s. Germano (poi s. Marta) che aveano lor 
chiostra di contro al nascente edilìzio , rinunziavano 
spontanee al diritto dell' altius non tollendi , che avean 
sulle case comprate a tal uopo dal Capitano (1). Nel- 
1' area già compra capiva il grandioso palazzo , e un 
giardino a tergo; ma in sul d'innanzi o un tal po' 
dall'un fianco, era ingombro d' un' altra casa, proprietà 
d'un Bartolommeo di Rocca, là ove il Doria avea fermo 
di cingere una piazzuola per cui s' appartasse la nuo- 
va fabbrica dalla via pubblica ; e tosto ne venne a 
capo, comprando la casa negli atti di Lorenzo Catta- 
neo Foglietta, e atterrandola. E di ciò volle pure te- 
ner memoria in un marmo che il Piaggio ancor vide 



(1) Tale rinunzia si trova nei rogiti di Bernardo Usodimare Granello 
sotto l'anno del 1541. Dichiaran le Suore di muoversi a questa liberalità 
verso il Doria, massimamente riguardando alla magnificenza del palazzo 
che già cominciava a innalzarsi, come quello che cresceva decoro alla con- 
trada e ornamento a Genova tutta : Scientes et cognoscentes ( son parole di 
quell'istrumento ) Magnificum Dominimi Antonium de Auria Capitaneum nu- 
per construxisse seu construi et edificar i facer e quoddam magniflcum et hono- 
r abile Palacium per contra et in oppositum dicto Monasteri*) in ma- 
ximum decorem contraete . . . . ac etiam totius Civitatis omamentum etc. etc. 



310 CAPITOLO TI. 

murato vicino alla Chiesa, or distrutta, di s. Giuseppe ; 
e così l'atto come la lapide (1) portali l'anno del 1543. 
In quest' ultima è cenno altresì dell' indulto che gliene 
fecero i Keggitori, e il tenore di quello ripete la data 
medesima (2). Tali, e non altri, né d' altro tempo, deon 
dirsi gli esordj di questo palazzo così pregiato all'età 
che il produsse, sì vilipeso più tardi dalla fortuna, e 
da noi presenti sì mal riguardato : ne' quali era giusto 
il recare alcun po' di luce per far più credibile il no- 
me di Silvio Cosini rispetto ai due busti e a quel 
maschio portale che abbiam registrati. E giovava e- 
ziandio per seguire costui, benché a soli indizj, negli 
anni appresso e in fatture egregie , siccome vorrà la 
serie de' tempi e degli uomini che qui si rammenta- 
no. Di ciò che il Doria operò nel palazzo , e di ciò 



(1) Antonius D' Oria Baptistae filius prò aedium suarum commodo domum 
emptam solo aequavit et aream hanc fieri ita voluti ut in sua posterorumque 
posteritate jure perpetuo esset : ideo Gubernatorum Reipublicae decreto in actis 

Georgii Amorosii et Gentilis Qderici cautum est : MDXLIII die XX De- 
cembris. 

(2) )£$ MDXLIII die XVIII l Martii: Illustrissima Dominatio : Intellecta 
requisitane verbo facta per me Cancellarium infrascriplum nomine et prò parte 
Illustrissimi Domini Antonii de Auria exponentis quod prout notum est eruit 
domos diversas et silus prope portam S. Catherine in parte quorum situim 
construi facit Palacium in alia parte viridarium et de reliqua parte intendit 
facere plateam cinctam muro et aliam plateam liberam Esaminata re- 
quisitione suprascripta ordinat quod Spedati Patres Communis premissa om- 
nia oculata fide videant in scriptis quod censerent in eis ordinandum et con— 
cedendum esse. ( Così nel fogliazzo 1543 del Cancelliere Giorgio Ambrogio 
(Merico, ov'è pure la relazione affermativa dei PP. del Comune). 



SCULTURA 311 

che v' aggiuaser gli Spinoli che a meno d'un mezzo 
secolo 1' ebbero a compra dai Doria, e di ciò eh' altri 
Spinoli recenti con nobil dispendio vi rassettarono e 
vi raccolsero , ho scritto per altri libri e con miglio- 
ri speranze. 

Trapasso alle cose di due Fiorentini, ne' fasti dell'i- 
taliana scultura ad un modo celebratissimi ; ma d' a- 
nimo e di costume oltre ogni dire diversi, e per Ge- 
nova nostra da ricordarsi a contrario tenor di parole. 
Gio. Angiolo Montorsoli, frate de' Servi, chiamato in 
Genova quasi a ripiego, e non certo di prima eletta, 
lasciò fama onesta, amicizie degne, con opere molte e 
maravigliose : Baccio ( o Bartolommeo ) Bandinelli , 
cavaliere di Carlo V. , accolto da' Genovesi con ogni 
maniera di cortesie, e onorato di splendida allogazione, 
ce ne cambiò di perfìdia e di sconoscenza ; ingratissi- 
mo massimamente al principe Andrea che più d' alcun 
altro gli si mostrò carezzevole. Abbiam nel Vasari, che 
avendo Baccio condotta a fine una storia del Deposto 
in figure picciole di basso e di mezzo rilievo, e fatta 
con ogni cura gittare di bronzo, con essa se ne venne 
a Genova, e qui presentolla a Carlo , che 1' ebbe ca- 
rissima, e a fargliene segno lo cinse della milizia di 
s. Jacopo. 11 che dovette essere del 1529 , alla prima 
venuta di Cesare che assai prima d' ora ci accadde di 
ricordare : e siccome è stil di fortuna il tenersi amica 
cogli arroganti e co' piacentieri , così il Bandinelli 
trovò in casa nostra ben più di quello eh' ei s' aspet- 



312 CAPITOLO VI. 

tasse. Era fresco di pochi mesi il decreto con cui la 
Repubblica, riconoscente delia ricuperata libertà, s'in- 
gegnava a colmare Andrea Doria di donativi e di pri- 
vilegi, e d' onoranze, oltre ogni dire singolarissime. 
È pregio dell' opera a riandare cogli occhi su quel 
contesto, siccome i Dodici Riformatori a ciò commessi 
dal Senato intendessero a dichiarare la gratitudine di 
un' intera città; per tre giorni e popolo e Clero, e Se- 
nato e Magistrature e i quattrocento del Gran Consi- 
glio , uscissero processionando per le contrade , e in 
perpetuo a ciascun ricorrere del 12 settembre si fe- 
steggiasse , a botteghe chiuse , il felice avvenimento 
con religiosa funzione nella Cattedrale , presente la 
Signoria : si donasse, a dispendio pubblico, orrevol casa 
ad Andrea sui confini di s. Matteo , sede antica de' 
suoi gentili; e questa dovesse esser franca di qualsiasi 
tributo o avaria, mentre durasse in lui o ne' suoi ni- 
poti Filippo Tommaso e Franco, o in qualsiasi de' suoi 
discendenti per linea di maschj. E più altre testimo- 
nianze d' universale ammirazione e di grato animo leg- 
gevansi in quel decreto ; ma niuna eguagliava per 
avventura lo stanziar che facevano una statua di bronzo 
in onore di lui, da innalzarsi nella maggior sala di 
Palazzo, con iscrizione che ne celebrasse il nome e le 
geste : argomento d' adulazione , se tributata ad uorn 
vivo, e sopra le condizioni di cittadino privato fra po- 
polo libero. Mando in luce, benché non intero, quel 
documento, già trascritto per me in altri libri , a ca- 



SCULTURA 313 

gion della statua eh' è parte di mia materia, e su cui 
mi conviene narrar sottilmente di cose non bene chia- 
rite in istoria, ed. incerte tuttora in quel nulla che se 
n' è scritto (1). E sarà supplemento al Vasari, che solo 



(1) MDXXVIII die VII Octobris — D. Francus de Flisco Prior Battista 
Spinula q. Antonii Augustinus Pallavicinus Thomas lustinianus q. Raphaelis 
Simon Centurionus Augustinus Lomelinus Baptiste Philippus Cattaneus Christo- 
phori Vincentius Saulius de Rapallo Ioannes De Marinis de Davania Io. Bat- 
tista de Fumariis q. Raphaelis Hieronimus Boria Augustini et Paulus de Ori- 
maldis q. Lazari: Cupientes prò patrie libertate pristina et dignitate tum ip- 
sius Dei 0. M. nutu benejlcioque tum vero III.™ DM Andree Dorie Consilio 
soleriia atque animi magnitudine qui ut patriam liberaret se suaque omnia eo 
animo eaque pietate exposuit ut patrie ipsius et pater et liberator dicatur ta- 
metsi par gratia tanto beneficio referri nequit qua tamen possunt rejerre gra- 
tumque Reipublice nomine declarare animum ut ceteros ad bene de patria meren- 
dum eamdemque laudem emulandam hortentur atque excitent hoc solemni per- 
petuoque decreto reservato iamenjure addendi augendique omnia que in ipsius 
IU. mi D. ni Andree Dorie decus utilitatemque cessura forent sanctissimo am- 
plissimoque Senatu sic mandante et lubente summo omnium consensu atque omni 
meliori modo decreverunt ac sanxerunt decernunt ac sanciunt per triduum sup- 
plicationes fiant per urbem omnibus Sacerdotibus cunctisque Magistratibus nec- 
non quadringentis Magni Co?isiliì comitantibus Senatoribus : decreverunt item 
et sanxerunt ut singulo quoque anno die XII Septembris clausis tabernis tam 
in urbe quam in suburbiis ab omni opere desistant isque dies agatur festus quo 
Magistratus in edem Cathedralem conveniant his presentibus solemnis Missa ce- 
lebretur et canletur: Item ut Ill. m ° D,n° Andree Dorie enea statua in magna 
Palata aula quanto omatius erigi poterit cum nominis inscriptione erigatur 
cui quidem Hl. mo D. no Andree lionorificam domum in platea Jamilie Dorie sta- 
tim ex ere publico emendam donoque dandam esse decreverunt cum expresso 
privilegio quod quamdiu domus ipsa ab eodem IU. mo Andrea poster isque ac de- 
scendentibus suis vel a M. Cornile Philippo Doria vel a M. D. Thoma et Franco 
Doria poster isque ac descendentibus eorum tam coniunctim quam divisim per 
lineam masculinam tantum seu ab eorum vel cujuslibet ipsorum heredibus pos- 
Vol. V. — Scultura.. 40 



314 CAPITOLO VI. 

ne toccò alla sfuggita : affinchè si conosca più chia- 
ramente per quali casi indugiasse la statua, sì calda- 
mente deliberata, ben più di due lustri , e si vegga 
tra due maestri commessi a eseguirla, diverso esempio 
di virtuosa sollecitudine e di fastidiosa protervia. 

Discorre il Vasari, od accenna almeno, d'una statua 
marmorea allogata a Baccio dalla Repubblica, la quale 
in figura d' un Nettuno, e in altezza di ben sei brac- 
cia, mostrasse ne' lineamenti del volto e ne' tratti della 
persona 1' effigie del grande Andrea. Poi soggiunge 
che il Bandinelli andò subito a Carrara per abboz- 
zarla alla cava del Polvaccio ; e anch' oggi i Carraresi 
additano sulla lor piazza un Nettuno con due delfìni, 
scolpito su quelle misure, e conforme alle dette fat- 
tezze, ancorché non finito a scalpello, e lasciato a segno 



sessa fuerit seu possìdebitur etlam in perpetuum quod ipsi domili onus aliquod 
vel gravamen collecta seu avaria cujusvis generis seu speciei sii ordinaria vel 
extraordinaria quavis occasione vel causa etiam guerre vel alterius etiam in- 
soliti vel inopinati casus modo aliquo direcle vel indirecte vel per aliquem nec 
quovis quesito colore imponi non possit nec debeat at quiti imo ab eis omnibus 
oneribus predictis tam impositis quam imponendis omnino immunis franca et 
exempta sit ac esse intelligatur et sic eam immunem et exemptam esse decre- 
verunt ac voluerunt. — Seguono altre forinole di privilegj , eh' io ometto 
siccome lontane dal nostro proposito. Il testo qui riferito fu già pubbli- 
cato da me nel 2.° volume della Guida artistica per la città di Genova , e 
tolto da un zibaldone MS. già di mia spettanza. Era mio desiderio di raf- 
frontarlo all' originale ; ma indarno ho cercato di questo decreto nell' Ar- 
chivio di Governo , il quale sventuratamente ha ben vaste lacune negli 
atti di quella età turbolenta e calamitosa. 



SCULTURA 315 

( dirò cogli artisti ) non più che di gradino. Quel mar- 
mo abbozzato, e rimasto così senza nome , e così im- 
perfetto, e così lontano dalla città che doveva innal- 
zarlo a memoria de' posteri, non segna i principj di 
quelle cure che posero i nostri Dodici ad eseguire il 
decreto : e forse alla prima venuta di Carlo V. si vuole 
assegnare l'offerta che valse a Baccio la vana consola- 
zione di cavaliere. Tra questo embrione di statua e il 
decreto de' Magistrati si volgon più anni, e son anni 
di gentil sofferenza in costoro, di rea negligenza nello 
scultore. Il Vasari non seppe , né sospettò pure , che 
Baccio a quest' ora avesse già fallito a solenni pro- 
messe, e che il marmo frettolosamente abborracciato 
in Carrara, 'non fosse che un tal ripiego ad illudere 
i voti, o a calmare lo sdegno giustissimo de' commit- 
tenti. Ma i cartularj della Repubblica, non compulsati 
finora, e irrepugnabili testi di verità, ci fan fede che 
gli ordinati su tal faccenda non intramisero i loro uf- 
fìzj, non che li tardassero, a far che il decreto, a pun- 
tino com' era scritto, n'andasse al suo termine : ed anzi 
a viemmeglio promuover l'opera, e averla quanto pos- 
sibil fosse perfetta, si confidarono in un congiunto del 
Principe, che per affetto di parentela prendesse a cuore 
il negozio, e colla autorità del nome e colla dignità 
del grado valesse a spronare l'artefice. 

Dico nel cardinale Gerolamo Doria : e traspare dai 
libri delle ragioni, che questo Prelato avea tosto ap- 
plicato T animo ad eseguire. Le prime note non par- 



316 capitolo vi. 

lan di statua fuorché di metallo , secondo il decreto: 
nò par che un Nettuno, ma il Doria in persona, met- 
tesse argomento al modello ed al gitto. Tai cose non 
seppe il Vasari, o dimenticò : donde avviene che il 
suo raccontare è soltanto in metà del vero, e non tocca 
che alle ultime cose. Non erra del resto, asserendo che 
mille fiorini eran posti per prexzo al lavoro, purché a 
tal moneta si sostituisca il vocabol di scudi , qual è 
nei conti, e qual era nei termini dell' istrumento. Per 
quale notaio, e in che luogo, e in che giorno appunto 
si stipulasse, è rimasto in oscuro ; ma dal compreso 
de' notularj puoi ben discernere che il Cardinale entrò 
senza indugio in istrette pratiche collo scultore , che 
tolse egli stesso le parti di contraente , e per conto 
della Repubblica somministrava il denaro all'avido ar- 
tista. Si legga infrattanto la prima nota (1) : e dirà 
ben chiaro che il 1. giugno del 1529 era già l'opera 
non pure da tempo commessa , ma in buona parte 
rimunerata, e già innanzi che i primi modelli s'inco- 
minciassero. Cento scudi d'oro del Sole avea dati il 
Doria di propria mano : laonde io sospetto che qui tra 



(1) >%i MDXXVIHI 'prima Iunii — Pro Bachio Fiorentino scultore prò 
scutis 110 auri Solis quos Reverendissima Hyeronìmus Cardinalis de Attrici 
asserii se solmsse et prò scutis 228 et dimidio de quibus pariter dicit Jecisse 
scripturas prò Roma infra solutionem statue enee errigenie (sic) in laudem 
Illustr. Dom. Capitanei quam fabricat ut supra : prò ipso Reverend. Dom. Hye- 
ronimo Cardinali L. 2637, s. 4. (Cartulari um Reip. 1528: numero d'ordine 
1943). 



SCULTURA 317 

noi si rogasse il contratto, benché negli archivj non 
apparisca. Ed altri dugento ventotto con mezzo di so- 
prappiù gli veniano sborsati indi a poco dal Cardinale, 
per lettere di cambio in Roma , ove Baccio vivea di 
que' giorni, favoreggiato più assai che non meritasse 
da Papa Clemente. Ho supposto che lo statuario offe- 
risse il tributo a Cesare, e uscisse da lui cavalier di 
s. Iacopo al primo venire di quella Maestà; perciocché 
senza fallo egli venne a soggiorno in Genova, e non 
così brevemente, in que' giorni medesimi in cui s'or- 
dinavano oneste accoglienze all'altiero Monarca di Spa- 
gna. Io fo pubblica un'altra nota, da me scoperta a- 
guzzando le ciglia per entro ai registri della Repub- 
blica: un nulla per sé, ma feconda di congetture. Ella 
segna la spesa di ventidue lire stanziate in offerta ai 
Frati di s. Domenico il 24 settembre dell' anno sum- 
mentovato ; a titolo sì d'elemosina, ma davansi in fatto 
siccome retribuzione, per aver essi alloggiato Baccio 
nel loro Convento durante la sua dimora (1). Il luogo , 
e la somma, e il tenore stesso di quelle linee, mi la- 
scian crederò che il Bandinelli si fosse acconciato in 
quel Monastero per metter mano al modello, come in 
recesso più vasto e più libero, e specialmente opportuno 



(1) ^ MD XX Villi die XXI III Septembris — Itevi prò magni/. Io. Baptista 
'per eiirn solvendis Fratribus Sancii Dominici prò elemosina attento qnod ho- 
spitwm dederunt Magisiro qui fabricat s tatuavi eneam in laudem Illustr issimi 
Capitanei — L. XXII. (Cartularium 1529-30 — num. 1946). 



318 CAPITOLO VI. 

a sì fatti lavori, ed anche la detta stanza gli fosso 
procurata dagli ufficiali del pubblico. Ed anche dirci 
che l'artista facesse alcun segno all'incominciare, guar- 
dando al presente del verbo che accenna all'opera ; ma 
s' io mi volgo a quell'altro che scrive al passato 1' o- 
spizio de' Frati, io diffido eh' ei proseguisse. Tre cose 
mi si fan certe da quella memoria : che Baccio già 
innanzi al giugno del 1529 aveva dal Cardinale per 
la Repubblica non pure l'allogazione , ma un ghiotto 
acconto di lire 2637: che tra il giugno e il settem- 
bre era in Genova o intento al modello o facendo le 
lustre di dar principio, e che in sul cader di settem- 
bre avea già disertato l'ospizio di s. Domenico , e in- 
tramesso il lavoro, poniamo che il cominciasse. 

E corron quattro anni, o un tal meno, in un fitto 
silenzio. Pur finalmente all'uscir del maggio del 1533, 
i cartularj rimestano senza alcun frutto le vecchie par- 
tite sborsate all' artefice , e le ripetono al 10 1 aglio 
dell'anno seguente (1). Ma noi non avremo per vane 
le due noterelle, dacché ci assicurano incontro a dubbj 



(1) >$< MDXXXllI die secunda Maij : Bachius Florentinus scultor status 
enee erigende in tandem Illustrissimi Principis Andree de Auria juxta decre- 
tum Magniftcorum Dominorum Duodecim manu Ambroxù prò Cartulario etc. 
L. DCXXXVII, s. 4. (Cartai. Reip. 1533). 

>ì< 1534 die X Iulii : Bay chi us (sic) Florentinus scultor prò pretio 400 du- 
catorum a Reverendissimo de Auria usque anno de 1529 infra solutionem sta- 
tue enee fabricande in tandem Illustrissimi Principis ut constat appodixia ip- 
sius Baychii penes L. MCCCCLXX. (Cartul. Reip. ut supra ). 



SCULTURA 319 

assai facili a nascere in sì fatto ondeggiar di memo- 
rie. Io conosco per esse che infìno a quest'ora durava 
T idea della statua secondo il decreto, cioè eh' ella fosse 
gittata di bronzo: conosco che l'opera del Bandinelli 
era ancora nel desiderio de' committenti e del Cardi- 
nale che n' avea tutta la cura ; e mi par di conoscere 
che si calasse dal bronzo al marmo per disperanza che 
lo scultore attenesse tanto, o ad aver ristoro comeches- 
sia del grosso denaro eh' egli avea in pugno, con vo- 
glia pochissima del restituirlo. Per gli anni consecu- 
tivi, se giungi al 38, persistono i libri in parlar del 
metallo; ma non per altro che per ripetere i vecchi 
conti e con essi le prime promesse; (1) a talché ti sarà 



(1) MDXXXV die II lanuarii — Pecmm marmoris empii prò fibricanda 
statua erigenda in laudem Illustrissimi Principisi prò cartulario precedenti prò 
ilio de 313: L. CL. 

>%i Ea die — Bachius Florentinus scultor prò cartulario precedenti prò ilio 
de 313: L. MCCCCLXX. 

Pro ea die a scutis 400 auri habitis usque ab anno de 529 a Reverendissimo 
de Auria infra solutionem statue enee in laudem Illustrissimi Principis. (Car- 
tul. Reip, 1535). 

^ MDXXXVIII die XX Decembris — Statua etseuymago aenea erigenda 
in laudem Illustrissimi Principis Andreae D'Oria patriae liberatoris: prò Re- 
verendissimo Domino Hyeronimo de Auria Cardinale D'Orie (sic) ad comple- 
mentum ducatorum mille auri largorum predi ipsius et dictus prò cartulario 
Magni/. Officii S. Georgii anni presentis mandato M. D. Francia et duorum 
mane residentium — CCCCXXXV. — Item XXIII dicti: prò Bachio Fioren- 
tino prò ducatis quadraginta auri ei solutis usque anno de 529 per Reveren- 
dissimum D. Hyeronimum Cardinalem de Auria infra solutionem diete statue 
— L. CCCCLXX. — (Cartul. Reip. 1538). 



320 CAPITOLO VI. 

maraviglia trovarti cT innanzi ad un tempo stesso e in 
una annotazione medesima i nomi del marmo e del 
bronzo. Se non che per più altre scritture che alter- 
nansi nei cartularj, appariscono fin da mezzo il 1534 
i mutati propositi; quivi s'accenna ad un masso com- 
prato in Carrara per lo scultore , e s' accenna ad un 
nuovo modello , e ad un viaggio nuovo che nuova- 
mente gli vengon rifatti a danaro dagli ufficiali della 
Repubblica (1). Qui forse, e non prima, è da aprire il 
Vasari, che inconscio de' casi addietro, spedisce subito 
il Bandinelli ad abbozzare la statua in Carrara. Ma 
quanto vi rimanesse, dee dirlo e per lui e per me una 
lettera, che non più tardi del 20 luglio indirizzava la 
Signoria a un tal prete e patrizio Edoardo Cicala di- 
morante a que' giorni in Roma , ove pure trovavasi 
Baccio, covando le proprie speranze nel patrocinio di 
Papa Clemente. Il Cicala era uomo provato a comporre 
siffatti negozj, e da render servizio anche in questo, 
se il cavalier Bandinelli fosse stato un tal più ragio- 



(1) 1534 die XVIII Iulii — Pecium unum marmoris emptum prò fabricanda 
statua prò Illustrissimo Principe prò consteo ipsius solupto (sic) per Reveren- 
dissimum Dom. de Auria Francho de Carraria scuta 30 et Franano de Car~ 
raria scuta, 15 ut constai partito ac verbo prefati Reverendissimi supra prò 
Baychio Fiorentino qui est debitor — L. C£V, s. V. 

1534 die XVIII Iulii: Recepimus in predo unius pedi marmoris prò fa- 
brica in eo — L. CLV, s. V. 

Item 12 dicti in Cartulario presenti: expenditis in viagio et modello ejus 
statue — L. CCCLXIII, s. V. — ( Cartul. Reip. 1533). 



SCULTURA 321 

nevole , o per dirla più drittamente , men tristo. In 
quella lettera, che mi si offerse cercando per entro ai 
fogliazzi del Cancelliere Matteo Senarega, e eh' io fe- 
delmente ritraggo al lettore, (1 ) assai più che speranza 



(1) Al molto Reverendo Messer Edoardo Cigala. 

« Molto Rev. Ms. Edoardo: L'haver fatto esperientia con quanta dexte- 
« rità e pronteza habbiate per adietro negociato le cure publice ne soli- 
« cita (a dir così) e ci costringe darvi questo pocco di fastidio havendo 
« certeza che negocierà ancor questo particolar col solito amore e zelo 
« che ha negociato le per lo adietro facende di questa Rep: (nel 29 de 
« agosto) per il Reverendissimo D'Oria fo dato cura a un Bartholomeo Ban- 
< dindi scultor fiorentino di far una statua di marmo di braccia 4 a sì- 
« militudine dell'Illustrissimo Signor Capitano Andrea Doria in honore et 
« exaltatione de soa Excelentia secondo li patti e conditione che V. S ve- 
« derà per la copia de la polisa inclusa: E il detto Bartholomeo confessa 
« haver avuto scuti 400 per parte del pagamento de la detta statua alla 
« quale, non è stato mai dato principio né più se ne ragione (sic) et tutto 
« è andato in fumo e il detto Bartholomeo se trova aver havuto de nostri 
« scuti quattrocento e siam certi chel partito non ha havuto executione 
« chel detto Bartholomeo se admiri di non esser alti-amenti ricercato de la 
« restitutione: il che è processo per esser stati occupati: hora mo desi- 
« derando terminar questo negocio ci è parso darvi carico di esser col 
« detto Bartholomeo che intendemo ritrovarsi in Roma e con modo procu- 
« rare la restitutione de la sudeta partita uzandoli quella dexterità che 
« saperete perchè fidandoci grandemente da voi d'ogni termine che li 
« prenderete ne resteremo satisfatti perchè noi non vorressimo che ci of- 
« ferisse e chel se exibische pronto in osservar il patto e far la statua: 
« havendo deliberato honorar sua Excelentia per altri modi in sua satis- 
« fatione: quantonche quando esso Bartholomeo vi facesse la sovradetta 
« ogietione (sic) se li potesse rispondere che mille volte ricercato sempre 
« si è rezo difficile : hor sia come si vogli tutto quello che V. S. ne ca- 
« vera il che si presuponemo che sarà l'honesto tutto accetteremo pre- 
« gandola far circa ciò quel profettevole officio che sapiamo soler fare : 
Vol. V. — Scultura. 41 



322 CAPITOLO VI. 

o desiderio dell'opera, è manifesto il fastidio de 1 Reg- 
gitori, già da cinque anni tenuti a bada, e poco meno 
che dileggiati da quel prosuntuoso. Ed in quella che 
Giorgio Vasari ci narra le istanze del Cardinale e le 
dure minacce del Principe stesso per condurre al do- 
vere l'artista, il tenor della lettera al Prete ci mostra 
il Senato più tosto sollecito dei quattrocento scudi ver- 
sati a Baccio senz'altro effetto, e voglioso di mandarlo 
con Dio, se riuscisse il Cicala a strapparglieli dalle 
mani. 

Moriva frattanto il Pontefice ai 25 di settembre; nò 
la faccenda era mossa d'un piede. Ondechè riputando 
i nostri che il Bandinelli , un tal po' sbaldanzito al 
sentirsi privo di cotanto proteggitore, più facilmente 
tornasse in ragione, a' 23 d'ottobre si rifecero al Cicala 
con altra lettera, significandogli il danno e la beffa 
che veniva a patir la Repubblica, lasciando così a be- 
neficio di fortuna ( e dovea intender d' un giuntatore) 
una somma di scudi così rilevante , e pregandol però 
di rifarsi alla prova (1). D'un tempo stesso e d'un modo 



« dandoci avizo col primo modo pezo [sic) d' haver introdutto la pratiea : 
* Da Genoa a dì XX di Lugio del MDXXXIIU » ( Archi v. Go vera. Fogliaz. 
ZiUerarum scribendarum Mathei Senarega) 

(1) « Molto Rev. Ms. Edoardo: Se vi è scritto questi passati giorni del 
« debito di quel Baylio fiorentino scultor alla Rep. nostra per haver prezo 
« assunto de far la statua dell'Illustrissimo Principe : alla quale mai dette 
« principio : e vi mandassimo la copia della polisa ohligatora (sic) né infi- 



SCULTURA 323 

scrivevano al Cardinale, che anch' esso per avventura 
era in Roma per l'elezione ; sperando assai meglio di 
tali pratiche, ov'elle movessero a doppio assalto di chi 
trattava per la Repubblica, e di chi avea fatte le con- 
venzioni e sborsato il denaro per l'opera. B consimili 
istanze n'andarono al Prete l'agosto dell'anno appresso, 
mercè d'una terza lettera, il tenor della quale dimo- 
stra egualmente V insufficienza de' fatti addietro , e 
la poca speranza che ornai rimaneva di vincere quel- 
l'ostinato (1). Io darò nuovamente luogo al Vasari, che 



« no a qui si ha effecto alchuno: hora mo ritrovandose il Reverendissimo 
« Doria in Roma il quale fece il contratto e sborsò i denari ce parso go- 
« der questa occasione e replicarvi che vogliate di novo col mezo di sua 
« Reverendissima Signoria rinfrescar la opera e stringerlo acciò se recu- 
« peri la partita: il che dubitamo tanto più facile quanto che gli man- 
« cherà ragionevolmente quei favori che si presuponeva esso Bayhio vi- 
« vente la Santità del Papa Clemente. Questo effecto si scrive parimente 
« a sua Reverendissima Signoria: potrà consignarli le lettere e tutto in- 
« sieme prender quello espediente che in facto giudicarcte opportuno re- 
« stando pronti a comodi di V. S. di bon cor aparechiati — 23 Octobris 
« 1534 » (Fogliaz. Literarum come sopra). 

(1) « Molto Rev. Mons. Ne duole pure lassar in abbandono e cossi a be- 
« neficio di fortuna la partita di quel Bayhio firentino della quale più volte 
« se vi è scritto: e anchor che per le ultime sue paresse che per alhora 
« pocho far si potesse per ultimar il negotio, non di mancho può esser 
« accaduto poi che gli sia venuto altro in core a beneficio del negotio: 
« tal che forsi si potrebbe haver speranza di meglio: e per questo habbiamo 
« voluto risvegliar la pratica : e pregamo V. S. che dove la giudichi po- 
« tersi far benefìcio non la lassi in abandono : perchè quanto se ne caverà 
« tutto lo reputeremo per opera e per mezzo della dilligentia di quella 
« per la quale si offerimo di bon cor dispostissimi e pronti : Die XXIIII 
Augusti 1535. - A tergo Edoardo Cigola. - (Fogliaz. Literarum come sopra). 



324 CAPITOLO VJ. 

intorno al tempo indicato dallo tre lettere, ci vien rac- 
contando altre istanze ed altre minacce, prima del Car- 
dinale che appostò il Bandinelli in Bologna, e più 
ancora del Principe Andrea, che per mezzo del duca 
Alessandro e di quanti sapeva o famigliari od amici 
all'artista, cercava d'intimorirlo con nulla meno che 
fargli scontare col remo la sua pervicacia. Quest' ira 
del Principe, e queste paurose note, attribuisce pur an- 
che il biografo al valor della statua abbozzata in Car- 
rara, e a cui sembra che Baccio tornasse un tratto 
cogli scalpelli ; la quale come opera frettolosa e d'ar- 
tefice svogliato, promettesse di riuscir ben lontana da 
quella bontà che aspettavansi entrambi i Doria da cosi 
celebrato maestro. E per vero il Nettuno in sembianza 
d'Andrea, che si mostra dai Carraresi così gradinato e 
poco più che greggio sulla lor piazza, non lascia al- 
trimenti sperare a chi '1 guardi. A rispetto del Cardi- 
nale, il Vasari inculca, che Baccio potè in Bologna 
sottrarglisi ancora dagli occhi con accertarlo com'egli 
avesse in Firenze altro masso da poterne cavare la 
statua, e che tosto scolpita darebbesi cura di spedirla 
a Genova: il che è buono indizio, che del colosso di- 
grossato al Polvaccio si fosse all' intutto dismesso il 
pensiero. E quel poco di documenti che ancor mi se- 
guono a compiere il fastidioso racconto , io direi che 
il confermino o noi disdicano. Aggravauo bensì la rea 
stima che ciascun buono dee fare di Baccio : siccome 
quelli che alla nequizia del suo procedere paiono ag- 



SCULTURA 325 

giungere la villania del costume. Conciossiachè da 
qual' altra radice potè germogliare quel eh' io leggo 
per tre provvisioni della Repubblica, a maraviglia pa- 
ziente nel sostenerlo? Propone la prima che diansi 
mallevadori in Firenze per render sicuro il Bandinella 
di scudi seicento, che ad opera compiuta" farebbero i 
mille pattuiti col Cardinale : delibera 1' altra di simil 
forma, dedotte le somme che questi avea date all'arti- 
sta: la terza destina il patrizio Spinola a mallevare, 
abitante per avventura in quella terra, e non nuovo 
a sì fatte brighe (1). Or da che altro potean derivare 



(1) 1537 die V Septembris — Illustrissima Dominatio una cum Magni/. DD. 
Procuratoribus : Attento negocio inter eos statue marmoree conficiende ad simi- 
litudinem 111. Principis D. Andree de Auria per Bartholomeum de Bandinelis 
sculptorem florentinum cum qua occasione predicta alias usque anno de MD Villi 
(sic) fuit facta apodixia inter ipsum ex una et III. de Auria ex altera : et tan- 
dem ut opus ad calsem redactum instante super hoc prefato Rev. de Rovere 
(sic) ut dentur promissiones in civitate Florentie dicto Bartholomeo dicto Bac- 
cio de scutis sexcentis que restat ad habendum prò dieta statua perjicienda per 
eum nam precium ejusdem erat scuta mille auri ex quis (sic) habuitjam quar- 
tum primum facti sui quoniam accordium cum eo scuta quadraginta et que qui- 
dem scuta sexcenta exigere aut habere non possit adiri fideiussoribus seu pro- 
missoribus nisi posila ipsa statua in opere ad perfeclionem et que sit in con- 
tentamento et satisfactione ex judicio prefatorum Rev. Cardinalis et 111. Prin- 
cipis : 

1537 die XXII Octobris — III. Dux una cum Magnif. Procuratoribus ad 
calculos deliberaverunl /idem facere in civitate Florentie de scutis sexcentis in 
circa seu de complemento scutorum mille predi statue marmoree erigende in 
laudem et memoriam 111. Principis de Auria deducta pecunia jam soluta per 
Rev. de Auria cuidam Bayhio Fiorentino scultori cum ordine quod dieta scuta 



326 CAPITOLO VI. 

siffatti consigli, se non da sfiducia che il Bandinelli la- 
sciasse scorgere? Indegna troppo, se l'avea in cuore; 
e più svergognata, s' ei l'ostentava per darsi un appi- 
glio a indugiare, od anche a fallir l'altrui fede. 

Eravamo sullo scorcio del 1537', e da otto anni e 
più mesi, tra minacce e sollecitazioni, tra il sostenere 
e lo spendere e '1 consentire per ogni guisa ai ca- 
pricci di quel disonesto, la statua era ancora nei de- 
siderj; e di tanto adoprarsi de' magistrati, e del Car- 
dinale, ed anche (come vuole il Vasari) del Principe, 
non era uscito che il misero e greggio Nettuno, di- 
serto e scornato in Carrara. Vedemmo le note de' pa- 
gamenti seguire anche un anno di poi ; ma si chiù- 
don con esso. La pertinacia dello scultore potè più che 
in altrui la pazienza ; e però il Cardinale si volse a 
cercare d' un altro maestro, che avesse più giustizia 
in cuore, e non meno valor nell'ingegno che il Ban- 
dinelli. E ciò dovette essere appunto sul dichinare 
del 1538; e fu buona occasione che il Cardinal Cibo 



sexcentum in circa solvantur dicto Bayhio prò complemento predi diete statue 
semperque fuerit perfecta et Ianuam conditela et hoc in executione deliberationis 
DD. Duodecim. 

1537 Octobris XXIV — Illustrissima Dominatio et Magni/. Procuratores ad 
calculos delìberaverunt quod nob. Leonardus Spintila . . . fidem faciat in Fio- 
rentiis versus Bartholomeum Florentinum sculptorem quod sibi solupta erunt 
scuta sexcenta auri Solis prò resto predi statue marmoree III. Principis semper 
quod dieta statua consonata existat Ianua et quod sit in contentamento Rev. 
D. Cardinalis D'Oria. (Manuale decretorum 1537). 



SCULTURA 32*7 

si trovasse in Carrara, laddove il frate Gio. Angiolo 
Montorsoli attendeva di que' giorni a scolpire col 
Tadda la sepoltura del Sannazzaro, e a digrossar l'Er- 
cole di Castello per commissione del duca Cosimo. Im- 
perocché, come il Doria si fece a pregare per lettera 
il Cibo della ricerca d' un altro statuario , non ebbe 
questi a durar fatica per offerirgli il bisogno in quel 
buon religioso ; il quale tuttoché giovane in sui tren- 
t' anni, era in grido di valentissimo, e riputato da lun- 
ga mano fra i migliori ajuti di Michelangelo. Or egli 
gradì l'invito, pur che gli dessero tempo a disobbligarsi 
col Duca; la qual condizione lo avrebbe tardato d'as- 
sai, se non erano i rei trattamenti del maggiordomo 
di Cosimo e del Bandinelli medesimo; il primo de' 
quali con fargli penare le provvisioni, e F altro met- 
tendo in discredito 1' opera sua, lo accesero di tanto 
sdegno, che mosse senz'altri riguardi alla volta di Ge- 
nova. E quasi è incredibile ciò che leggiamo nel suo 
biografo : che il malignare di Baccio venisse appunto 
dacché il Montorsoli aveva tenuto gì' inviti del Do- 
ria, recandosi quegli ad ingiuria eh' altri mettesse le 
mani a un lavoro che pareagli già suo pei guadagni, 
quantunque prendesse sì poco pensiero dell' eseguirlo. 
Fin qui il Vasari ; ora è debito nostro cercare del Frate 
in Genova, e lodar lui di sollecito e valoroso, quanto 
all' altro ci convenne dar nota di trascurato ed ag- 
giratore. 

Gio. Angiolo al certo è con noi fin dal marzo del 



323 CAPITOLO VI. 

1539, se non fallano i cartnlarj delle ragioni, ne' quali 
si registrano le prime somme col 27 di questo mese. 
Tre note si van succedendo tra questa data ed il 5 
luglio : e si scorge per esse che a cura del Cardinale 
s'andava fornendo la spesa dal Magistrato delle Com- 
pere, e quindi si trascriveva nei conti della Repub- 
blica (1). Ma tali scritturazioni non accennano forse se 
non allo spéndio del marmo, e così del modello e de- 
gli altri apparecchi al lavoro ; poiché discendendo al 
gennaio dell'anno seguente si leggono accolti i denari 
erogati nell'opera in somma a più doppj maggiore (2). 
E certo è altresì che il Montorsoli diede ultimato in 
un auno, o in tal poco di più, ciò che Baccio non 
seppe o non volle in più che otto mostrar cominciato; 
la statua era in pronto nel luglio, anzi il Frate a que- 
st' ora era intorno ad altra opera che tra non molto si 



(1) ìfr MDXXXVIIII die XXVII Marcii — Reverendissima D. Hyeroni- 
mus Cardinalis de Auria prò cartulario Magnif. Officii Sancti Georgii anni 
presentis prò ipsis solvendis jabricatori statue marmoree III. Principis Andree 
D' Oria infra solucionem diete statue mandato M. D. Procuratorum — 
L. DCXXXX. 

Item die XI lunii prò cartulario primo p. u. Magni/. Officii S. Georgii an- 
ni presenlis super fabrica statue — L. XXXX — XXXV. 

Item: die V Iulii prò cartulario secundo Magnif. Officii S. Georgii anni 
presentis prò complemento expense statue in laudem et memoriam III. Principis 
Andree D'Oriae — L. XXXV. (Cartul. Reip. 1539). 

(2) MDXXXX die II Ianuarii — Statua seu ymago marmorea in laudem 
Illustrissimi Principis D. Andree D'Oria patrie liberatoris erigenda: prò car- 
tulario primo in ilio 169 — L. 3630. 



SCULTURA 329 

vorrà commendare. E a quest' ora i proposti de' reggi- 
tori si veggono in parte mutati dal loro principio : 
del bronzo non è parola, ancor meno del fìnger l'eroe 
sotto forma del Dio marino, e quant' è del luogo ser- 
bato all' effigie, non bai cbe incertezze. Sottentra il 
Vasari, scrivendo cbe al Frate fu fatto credere dover 
ella esser posta in sulla piazza de' Doria, cb' è quanto 
dire alla cbiesa di s. Matteo; ond' egli la condusse di 
modo, che a girar tutto intorno , ella fosse del tutto 
finita e piacente a guardare; cbe poscia addossata al 
palazzo della Signoria, fu cagione cbe a lui ne do- 
lesse, siccome d'un punto cbe molto nocesse all'effetto 
della scultura, oltre al rendere vane le cure cb' egli 
avea messe a finirla per ogni lato. Soggiunge cbe fu 
a suo dispetto ; parola scortese , e a nostro parer te- 
meraria; sapendo noi dal Vasari medesimo, non cbe 
dai fatti cbe seguitarono, in quale stima s' avesse dai 
Genovesi il Montosoli, e quanto favore godesse appo 
i Doria, e le oneste amicizie cb' egli ebbe a contrarre 
durante la sua dimora. Né ben si comprende il percbè 
un monumento stanziato dal pubblico avesse a rizzarsi 
altrove cbe innanzi alla sede del pubblico reggimento: 
se già non fu voto o speranza del Cardinale, o proposta 
d' alcuno aderente cbe ne trattasse collo scultore. 

A scolpire il colosso erasi acconciato Gio. Angiolo 
in certo fondaco o vòlta ( così la diceano ) de' Forni 
pubblici, posti a quel tempo vicin della Kipa, né troppo 
discosto dal Palazzo delie Compere di s. Giorgio. Quinci 

Vol. V. — Scultura. 42 



330 CAPITOLO VI. 

convenne smuoverlo, e con molta fatica trainarlo alla 
Signoria per istrado non punto agevoli. S'io leggo di- 
rittamente nel libro che accenna al trasporto , il Car- 
dinale fu largo del proprie a pagarne la spesa (1). E 
più giorni durò lo stento, facendosi l'opera a braccia 
d' uomini, e specialmente di molti schiavi che potean 
dare a tal uopo le galee del Principe , mercè di sop- 
poste (com'io crederei) tratte ad argani. Vedila lista 
de' giornalieri, eh' io ardisco di mettere in luce , per- 
chè a ragionare de' valentuomini , e d' opere celebra- 
tissime, ogni nulla che abbiam di notizie ci sa di cu- 
rioso (2). Con men di fatiche il rabbioso volgo potè 



(1) MDXXXX die XXII N'ovembris : Expensa extraendi Statuam marmoream 
in laudem Illustrissimi Principis fabricatam seu laboratam in fabrica Fumo- 
rum et conducendi eam in Palacium facto de ordine M. D. Procuratorum ac 
Illustrissimi D. Cardinalis de Auria et per ipsum lllustrissìmum solvendo, prò 
unico tancto (sic) per eum soluto tam M. lacobo in fabricando lezio, (sic) quam 
aliis juxta listam etc. L. LXXlll s. Ili d. 4 — (Cartul. Reip. 1540). 

(2) ^ Ihesus — a dì 20 di settembre 1540 — Spese fatte nel tirare a 
Pallazo la statua dello Illustrissimo Signor Principe: 

Per nolo delli legnami da S. Pier de Arena alla Darsina de quali si è 

fatta la leza — 4, — 

Per li carnali li hanno portati dalla Darsena in la stanza de Forni 1, 14, 6 

>%< A dì 25 di settembre. 
Pagato a maestro Giovanni da Casale maestro d'assa col suo 

garzone giornate 5 a s. 16 4 

Pagato a maestro Micheroso Berretta giornate 5 a s. 11 . 2,15, — 
Pagato a maestro Maxino da Casale giornate 5 a s. 11 . 2, 15, — 

Pagato al Grasso giornate 3 a s. 11 1,13,— 

Pagato al Mera marinaro giornate 2 a s. 9 . . . . 0, 18, — 
Pagato a Bartolommeo bancalaro giornate 3 a s. 11 . . 1,13,— 



SCULTURA 331 

nel 1797 atterrare la statua dal piedistallo su cui gran- 
deggiava dall'ottobre del 1540: e con essa pur l'altra 
di Gio. Andrea, che dopo sessant' un anni le fu posta 
a compagna nel luogo medesimo. Informi tronchi, giac- 
quero entrambe in isquallidi fondi, finché carità gen- 
tilizia de' Doria e generoso sentir della patria rizzò 



A dì 2 de ottobre. 

Pagato a maestro Giovanni da Cazale col suo garzone giornate 

3 a s. 16 

Pagato al Grasso giornate 5 a s. 11 . 

Pagato al Mera marmoraro giornate 6 a s. 9 

Pagato a Agostino Rapallo giornate 4 a s. 7 

Pagato a Hieronimo Tachone giornata 1 

Pagato a Bartolommeo Banealaro giornata 1 

Pagato a uno mazacano per far certi pertuxi alla volta dove 

era la statua 

Pagato a maestro Bernardino per lui pagati come dice a uno 

hoste per beveragio alli schiavi di sua Eccellenza 

A dì II d? ottobre. 

Pagato a Agostino Rapallo giornate 4 a s. 8, più s. 2,6 spesi 
Pagato a Iacobino Belleno carnaio per viaggi 6 carrico (sic) di 

legnami dalla Darsena in Pallazo 

Pagato al Grasso giornate 4 1^2 a s. 11 . 
Pagato a Bettino Tachone giornate 4 a s. 11 . 



Pagato a Hieronimo Tachone giornate 4 a s. 11 
Pagato a Tomaso Tachone giornate 4 a s. 11 . 
Per some 3 de fassine portate da Pallazo alla Darsena 
Pagato a Vincenzo da Passano marmaro giornate 4 a s. 9 
Pagato a Iacobo Testa per libre 14 de stopa de caneva 
Pagato libre 6 de sagon al detto ...... 



2, 8,- 
2, 15, - 
2, 5,- 
1, 8,- 
0,11,- 
0,11,- 

0, 9,- 

1, 6,- 



1,14, 6 



0, 6,- 
2, 9, 8 
2, 4,~ 



35, 11, 8 

2, 4, - 
2, 4, - 
- 4, 8 
1,16,- 
0, 16, - 
0, 12, - 



332 CAPITOLO VI. 

quegli avanzi con degna lapide nel chiostro della lor 
chiesa. E tanto rimane dell' effigie d'Andrea quanto ba- 
sti a sapere com' egli indossava armatura, e con ma- 
schio atto di guerriero e di vincitore calcava il Bar- 
baresco inlacciato e ravvolto a'* suoi piedi. E veggonsi 
i fieri colpi dello scalpello che dava sul marmo il creato 



Pagato al Mera marmaro giornate 4 a s. 9 . . . . 1, 16, — 

Pagato per precio di coffe 4 0, 6, — 

Pagato a Battista marmaro giornate 4 a s. 9 . . . . 1, 16, — 
Pagato alla moglie di Tomaso Maschio per precio de libre 60 

de cevo a s. 2 la libbra 6, 

Pagato per il posto de 3 taggie de amantiggio dal Molo alla 

Darsena e poi dalla Darsena al Molo 0, 4, — 

Pagato a Battista Gatto giornate a s. 9 1, 16, — 

Pagato a Andrea de S. Maria giornate 3 a s. 8 . . . 1, 4, — 

Pagato a Vincenzo Passano giornate 1 0, 10, — 

Pagato a Battista Benvenuto giornate 3 a s. 9 . . . 1, 7, — 

Pagato a Damiano marmaro giornate 2 a s. 9 . . . 0, 18, — 

Si hanno a pagare le pixone dell'argani 



29, 7, 8 
35,11, 8 

64,19, 4 

E più si ha da pagar Bernardino per spesi in taverna con forsi 

30 compagni la matina che si tirò la statua . . . 4, 15, — 

E più si è pagato a Benedetto Ratto bancalaro per dozene due 

de falchetine e frazio de altre 3, 9, — 

E più per precio delli legnami de quali si è fatta la leza com- 
perati da Agostino Rosso e compagni 40, 



123, 3, 4 



A tergo : Lista di spese fatte in la condutta de la statua marmorea in Pa- 
lazzo. — (Dal Fogliaz. 12 - Finanze della Repubblica). 



SCULTURA 333 

di Michelangelo ; ma piange il cuore a veder tante cure 
e dispendj, quanti ne abtiam riferiti, esser tratti a sì 
sconcio ludibrio della fortuna. 

In quell'anno medesimo, dico del 1540, ferveva ne- 
gli Operai della Cattedrale lo zelo d'ornare con marmi 
ed istatue il Capitolo; e n' è memoria in più luoghi 
di questi volumi. Io mi penso che que' gentili (eran' 
Ettor del Fiesco, Cristoforo Grimaldi e Gio. Pietro di 
Chiavica) avessero a buona ventura il Montorsoli in 
Genova : e sì '1 pressassero che innanzi al partire la- 
sciasse alcunché di suo per le nicchie; e felice quel pre- 
sbiterio, se il duca Cosimo pel suo Gigante e i Napo- 
letani pel lor Sannazaro, non premean d'altro lato l'ar- 
tista a strapparsi da noi. Da un foglietto di spese in- 
serito negli atti, ci consta che a mezzo il luglio era 
il Frate già intorno all'opera, in certa camera di che 
Bernardo Tassistro, massaio dei Deputati , lo avea ac- 
comodato sotto la gran sala del Palazzo pubblico (1). 
Quivi formò ed eseguì sul marmo con tutta prestezza 
quel fiero aspetto di vecchio barbato, che agli abiti e 
ai simboli e al gesto ti si dà per un s. Giovanni, ma 
che a' tratti del volto, all'altera posa e alle membra 



(1) A tergo : Lista Bernardi Tassistri expensarum Camere suplus (sic) aula 
magna •— Dentro: ^ die XVII lullii 1540 — « Spese fatte per me Ber- 
« nardo Tasistro per la fabrica de la Camera soto la sala grande dove ha 
« da stare maestro Angelo scultore fiorentino. » E segue la lista de' ma- 
novali. (Atti della Eccellentissima Camera - Fogliaz. 1540). 



334 CAPITOLO VI. 

torose, ti torna al pensiero la vecchia persona del Prin- 
cipe. Il che, fosse cenno de' committenti o talento dello 
scultore, dimostra a ogni modo per quante occasioni 
ciascun s' ingegnasse di compiacere ad Andrea con 
mandarne l'effigie nei posteri. E se nel tempio si può 
far luogo a mortali grandezze, è a godere che rotto e 
sformato il colosso innalzato dal pubblico, ancor ci ri- 
manga V idea di tant' uomo, sicura entro i chiusi del 
santuario. Di quanto ella valga per merito d'arte, non 
parlerò ; tutti sanno che il s. Lorenzo la conta fra il 
meglio delle sue statue : né forse abbiam cosa di Gio. 
Angiolo, ov' egli paia più schietto, e ad un tempo se- 
guace più libero di Michelangelo. Or noi possiam cre- 
dere che in capo a quell'anno si sdebitasse di questo 
lavoro, e corresse a Firenze e a Napoli ; ma si partiva 
da Genova ( afferma il Vasari ) con altre promesse già 
fatte al Principe, che innamorato della costui virtù, 
disegnava fin d'ora di dargli ad ornare e a ridurre in 
più nobil forma la chiesa de' suoi gentili , che ha ti- 
tolo da s. Matteo. 

E il Montorsoli tenne parola , e dotò la modesta 
chiesuola di quelle dovizie, che Giorgio Vasari, infor- 
mato (io mi penso) da lui medesimo, enumera nella 
sua vita, benché con più copia che precisione. A noi 
converrà registrarne il ritorno al più tardi nel 1543, 
se vogliam trovar tempo alle molte fatture eh' ei ci 
lasciò innanzi a metà del 47 : nel qual anno il tro- 
viamo in Roma, e del tutto prosciolto dai servizj del 



SCULTURA 335 

Principe. Né un tale spazio ci basterebbe senza un tal 
cenno eh' io leggo nel suo biografo, assai notabile ; ed 
è che il Frate ebbe seco nell'opera del s. Matteo più 
maestri a condurre quel molto eh' egli venia disegnan- 
do a decoro del luogo. E non dee turbarci quel ch'e- 
gli od altri lasciò solcato nel marmo in un angolo del 
presbiterio : Totius ojperis hujus architectus et statuarius 
Ioannes Angelus de Monte Ursulo Florentinus: usando 
ogni artista di fare suo proprio ciò eh' altri eseguisce 
su dati modelli. Ma come la mano per cui prende 
forma l'altrui concetto, ha gran parte, e talvolta mag- 
giore, nel pregio dell'opera, è giusto avvertire un' a- 
perta disagguaglianza, quel eh* è scalpello, tra marmi 
e marmi di questo tempietto. E sappiam dal Vasari, 
che mentro i lavori vedeansi a buon tratto avviati , gli 
giunse di Firenze un nipote per nome Angelo già in- 
nanzi nell'arte, da lui consegnato a tutela di Fra Zac- 
cheria del suo Ordine, e poco appresso un Martino, fi- 
gliuolo d' un Bartolommeo sarto, cresciuto a' medesimi 
esempj : e soggiunge lo scrittore che i due giovinetti, 
per quanto durò l'operare, non tanto giovarono al Frate 
d' ajuto , quanto fecero a sé stessi imparando da lui. 
Queste cose appariscono agli occhi, a chi dia d'uno 
sguardo per quel recinto ; ma punto eh* ei cadano so- 
pra gl'intagli decorativi, convien che s'arrestino a ri- 
guardarli, e concedano a tutti, o quasi, la cima della 
eccellenza. E in ispecie a quelle urne , che a solchi 
striati e con belle aquilette e graziosi ornamenti si 



336 CAPITOLO VI. 

veggon sui fianchi del coro : ordinate a chiudere le 
sacre reliquie de' ss. Eleuterio e Massimo recate d' 0- 
riente da Pagano Doria. Con tutta ragione argomenta 
il Varni che Silvio Cosini operasse in questi ed in 
altri intagli di s. Matteo ; perciocché qual maestro, da 
Silvio in fuori, potea di que' giorni mostrare in Ge- 
nova sì fatta grazia e finezza e vigorìa di decorazioni? 
A noi spetta l'aggiungere che un tal giudizio , non 
che non ripugni, s' accorda bensì a quelle vaghe no- 
tizie che abbiam di costui , e a sua volta se ne rin- 
calza. Il Santini da Pietrasanta ne perde la traccia in 
sul cadere del 1542, e lo sospetta partito alla volta di 
Genova ; onde poscia il Vasari il conduce a Milano , 
ove muore in età vigorosa. Ai servigi d'Antonio Doria 
il credemmo anche noi per questi anni , e la fede di 
un documento ci consentì di supporlo anche in Duomo. 
E ci sta tuttavia nella mente, coni' egli a distrarsi un 
tal poco di casa nostra, si confidasse per sue bisogne 
in Cipriano Pallavicino; e Cipriano Pallavicino ha 
menzion nel Vasari siccome principalissimo fra le or- 
revoli amicizie che Gio. Angelo s' ebbe ne' Genovesi. 
Il costui ritorno risponde pertanto all' uscir del Cosini 
da Pietrasanta, e '1 comune lavoro ne' marmi di s. Mat- 
teo trova quasi cagione nella doppia dimestichezza col 
detto patrizio, se già non l'avesse da quella del Prin- 
cipe. Alle quali induzioni , pur che tu aggiunga lo 
stile e 1 valor degl 1 intagli , io non so quanto possa 
restare il pensiero tra dubbio e certezza. E s'anche non 



SCULTURA 337 

li dispiace, ripensa l'età pari fra i due valorosi , e il 
conforme genio, e l'egual disciplina alla scuola d'An- 
drea da Fiesole, ove forse ambidue si scontrarono ne' 
primi studj. 

Il tenore della scritta surriferita, e '1 luogo dov' ella 
è intagliata, ci danno (o mi sembra) alcun lume a 
discerner la mano di Gio. Angiolo, ov' egli operò da 
solo, da ciò che gli ajuti condussero per avventura co' 
suoi modelli e col suo consiglio; eh' è quanto a dir le 
figure che tutto intorno, e sull' alto di fronte, fan no- 
bile il picciol coro. Mi pare altresì, che scrivendo sta- 
tuario dov' altri direbbe scultore, intendesse ad esclu- 
dere le urne, e a lasciar suoi diritti all'artefice che sì 
dottamente le avea decorate. Per verità , sia le statue 
e sia l'opera di fregio che si comprendono in quello 
spazio, di tanto stan sopra ad ogni altra scultura, che 
sebben concepite da una mente medesima, annunzia- 
no apertamente com'elle sieno ideate ad un modo e 
ad un modo eseguite da' loro maestri. Sembianze pronte, 
veraci, diligentissime ti debbon riuscire quel David, 
quel Geremia, e que' ss. Battista ed Andrea nelle nic- 
chie minori, ed in lor finitezza segnate d' uno scal- 
pello che tutto risolve maestrevolmente , ed impronta 
nel marmo la gagliardia del pensiero. Mirabil cosa è 
quel Cristo defunto sulle ginocchia materne, che spor- 
ge sorretto da mensole al basso della tribuna: ove 
tutto è riflesso di Michelangelo , e dove la virtù de' 
pietosi affetti gareggia colla eleganza e colla verità 

Vol. V. — Scultura. 43 



338 CAPITOLO VI. 

delle forme corporeo. Né a tante bellezze disdicono gli 
Evangelisti che spiccanti ad alto rilievo dalle pareti, 
e mettono in mezzo i predetti avelli; di guisa che i 
quattro santi paion gloriare la fiera bravura del Frate, 
e le due urne la grazia ed il 'garbo di Silvio. Ris- 
petto al quale, non è temerario il credere che avesse 
mano negli ornamenti e nelle armature ond' è ricca 
la tomba del conte Filippino sull'altare a man dritta 
di chi entra in chiesa, o in quelle altre che il Varni 
sospetta intagliate da lui ne 1 trofei , che scolpiti per 
questo tempietto, furon poi nel 1613 tramutati quinci 
a Fassolo e murati sui fianchi al vestibolo. Il Frate 
e '1 Cosini son coppia d' artisti sì fatta, che il loro 
stile li mostra fra gli altri maestri, come farebbe due 
animosi per mezzo a una schiera di lenti o svogliati. 
Ma il render tutto sia all' uno sia all' altro non pure 
contrasta al giudizio degli occhi, ma ne s' accorda col 
verosimile. A Silvio, impaziente di lunga stanza in 
qualsiasi città, convien permettere il trarsi alla Lom- 
bardia così presto come sembra richieder l'istoria ; nò 
a Gio. Angiolo possiamo dar tempo- che basti a con- 
dur quanti marmi contiene la chiesa, se in breve cor- 
rere di quattro anni dobbiam pur vederlo ad affaticarsi 
in palazzo Doria. E non vuoisi dimenticare che qui 
in s. Matteo non fu lieve faccenda ideare e comporre 
e diriggere, com'egli fece sott 1 esso il coro, la Cella 
mortuaria ove posano le ossa dei grande Andrea, e di- 
segnare le membra deli' urna, e scompartire le linee 



SCULTURA 339 

e gli ornati alla vòlta , e cavar di marmo que' putti 
oltremodo bellissimi, che niegano ogni altra paternità 
che non fosse la sua. 

S' io cammino così alla sfuggita per tante preziosità 
di scultura , ricordi il lettore le mie proteste : a chi 
insegna e a chi loda s'attiene il descrivere ; a me il 
dire i fatti, e cercar quanto puossi nel vero. Ed è 
parte di cotal debito il riconoscere, che se nelle altre 
opere della chiesuola, come a dire nelle imagini inta- 
gliate ne' pergami e nelle pale dei due altarini, si scer- 
ne il comporre e l 1 idear del Montorsoli, non così il 
braveggiare quant' egli solea di scalpello , né quella 
fermezza di mano che ad ogni colpo ammaestra e de- 
cide. Anche i plutei della cantorìa son superbi d' in- 
tagli che fìngon misteri di N. D., più timidi anch' 
essi o men risoluti air esecuzione ; ove il Varni so- 
spetta la mano di Silvio. Io non veggo il perchè alla 
sua volta non debba tornarci alla mente quell'ANGiOLO, 
nipote del Frate, di cui nel Vasari si loda l' ingegno 
nativo, e 1' ottima disciplina esercitata e già prima e 
duranti quest'opere a' fianchi di tanto amorevol mae- 
stro. Dà pure al Cosini il soppalco della detta orche- 
stra, nel quale fra begli ornamenti è nel mezzo in un 
tondo Giove che fulmina : imagine così lontana e così 
nemica a tutt' altre che le stan presso, e meglio dirò 
alla religione del luogo, da lasciar dubbio s' ella ve- 
nisse scolpita ad altro uso e per altre stanze. Ma Giove 
tonante era tema gradito ai potenti di quella età; e 



340 CAPITOLO VI. 

come il sa Mantova pe' suoi Gonzaga, così il sappiam 
noi per Andrea dallo sale a Fassolo. Se non che il 
Doria, invincibil sui mari, non meno prediliggeva le 
allegorie di Nettuno o d'altre marine divinità; né mi 
par maraviglia il trovare murate per questa chiesa sem- 
bianze di tritoni che imbaldanziscono, e di schiavi bar- 
barici che fremono incatenati. Fatture (direi) poste- 
riori, e di gente men dotta: ed è sorte del s. Matteo, 
che veduto il coro, ad ogni altro marmo si menomi 
pregio. Ond' è chiaro che più maestri vi si adoprarono 
di tempo in tempo ; né tutto doversi attribuire al Frate, 
né anche (come altri fece) rispetto alle nuove linee di 
architettura. Non tutte le ogive scomparvero sotto il 
Montorsoli; e se il Capitolo è tutto moderno, i pila- 
stri che reggon la cupola e fanno crociera al tem- 
pietto, sostentano ancora i loro archi acuti, né in tutto 
mentiscono all'origine antica. E Andrea Doria , men- 
tre ebbe vita, non si rimase dal riformare e dall' ac- 
crescere ; ed opera sua si vuol credere il nuovo aspetto 
che ad archi di mezzo tondo e a colonne di bianchi 
marmi mutò le tre navi. Perciocché di colonne si fa 
menzione in un rogito, pel quale affidava egli stesso 
a Giovanni Orsolino , non vile statuario , e a Pier 
Maria di Novo maestro di quadro, i commessi del pa- 
vimento che anch' oggi si vedono a begli scomparti 
e svariate forme di bianchi marmi e di rossi e di mi- 
scbj, distinti a listelle d'un nero di Promontorio. Pen- 
siero e dispendio estremo del decrepito Principe, per- 



SCULTURA 34! 

che ordinato il lavofo nel giugno del 1559, ben poco 
aspettò la sua morte, che fu nel novembre dell' anno 
appresso (1). Neil' atto rogato a quest' uopo è notabil 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Mag. Petrus Maria de Novo de Lanso 
q. Iohannis et Mag. Iohannes Orsolious q. Christofori : Sponte etc. Promis- 
serunt et promittnnt Illustrissimo D. Andree Doria presenti etc. intra diern 
primam lanuarii proxime venturi /abricare lapidibus Promontorii marmoris 
rubei et alai et machiati (sic) juxia modelum factum et in presenti inslrumenlo 
infilsatum in Ecclesia s. Matliei videlicet in astrego (sic) navis de medio com- 
prehensis omnibus colonnis (sic) et hec omnia bene et bene congignata omnia 
predicta expensis eorum. Et versa vice dictus lllustrissimus Andreas Doria 
promittit dare et solvere prò dictis marmoribus et factura seu laborerio eorum 
dictis magistris Petro Marie et Iohanni presentibus libras mille monete lanue 
et ultra expensis ipsius Illustrissimi Andree portari facere in dieta Ecclesia 
rixico tamen dictorum magistrorum et ipsa omnia aponi (sic) facere per magi- 
strum anthelami et provider e de calce dummodo ipsi interveniant et presenles 
sint tempore quo dieta marmora diete qualitatis bene comentata dictus magister 
anthelami in diclo astrego apvonet ad hoc ut juste apponantur : Infra solucio- 
nem quarum quidem librarum mille dicti Petrus Maria et Ioliannes superius 
nominati fatentur habuisse et accepisse in pecunia numerata libras tricentas 
monete lanue per manus D. Celestini de Auria et de quibus libris tricentis se 
tene quietos solutos tacitos et contentos vocaverunt et vocant : Renunciantes etc. 
Acto pacto expresso quod finito laborerio estimari debeat per D. Galeacium ar- 
chilectum et si impeditus non posset per duos peritos eligendum unum prò parte 
prefati Illustrissimi Principis et alium per dictos magistros qui debeant esti- 
mare et appretiare et minore estimacene librarum octingentarum estimare non 
possint ncque ultra libras mille ducentas et usque in dictam summam dicto casu 
estimacionis prefatus lllustrissimus D. Andreas Doria solvere promittit eisdem 
quia ita est per paclum expressum inter ipsas partes : Que omnia etc. — Ac- 
tum extra muros lanue per me Augustinum Lomelinum notar ium in saleta por- 
tici Palacii prefati Illustrissimi D. Principis Doria: Anno a Nativitate Domini 
millesimo quingentesimo quinquagesimo nono Indictione quinta secundum lanue 
cursum die veroVeneris XXX mtnsis lunii in terciis: presentibus Antonio Grillo 
notario et Antonio Lomelino q. Io. Augustini testibus ad premissa vocatis et ro- 
gatis. (Atti del Not. Agostino Lomellino Fazio — Fogliaz. 8 - 1559). 



342 CAPITOLO VI. 

cosa che a giudicare la bontà dell' opera, e a crescere 
d'alquanto o scemare il pattuito prezzo di lire mille, 
era posto Galeazzo Alessio : la qual condizione, e '1 
disegno bellissimo annesso alla scritta , e 1 invitano a 
dubitare eh' ei ne tracciasse le linee e partisse i co- 
lori di propria mano. E s' egli per tale faccenda com- 
piacque al Principe, non è improbabile che a lui sien 
dovuti i nuovi ordini impressi alia nave : così leggia- 
dri e con tanto senno proporzionati , che non fanno 
increscioso il moderno sì presso all'antico. Comunque 
di ciò si stimi, non sarà vano il fermarcelo in mente 
se accada più tardi supporre 1' Alessio a Fassolo , là 
dove per ora conviene eh' io segua il Montorsoli. 

Abbiam nel Vasari, che « finita la chiesa, il mede- 
u simo principe Doria fece mettere mano al suo pa- 
ci lazzo, e fargli nuove aggiunte di fabbriche e giar- 
de dini bellissimi , che furono fatti con ordine del 
u Frate. » A cotali parole, sì vaghe ed incerte, io non 
so che aggiungere ; e non ni' ardisco, com' altri fece , 
né anche a supporre né il quanto nò il quale degli 
edifizj che accenna il biografo. Le chiose al Soprani 
fan merito a Gio. Angiolo delle due logge coperte 
che sporgon sui fianchi , a colonne binate d' jonica 
forma, e l'audace affermare (sì come suole) trovò cre- 
denza, non eh' altro, in noi stessi. Ma qual memoria, 
od almen tradizione, o sembianza di stile ce ne assi- 
cura? E dirò il somigliante a chi volle ascrivergli 
parecchie altre aggiunte , ideate a comodo di quelle 



SCULTURA 343 

stanze, ina senza aver occhio a ragion d'armonia, nude 
d' ordini, e prive di quegli ornamenti che mostrano il 
gusto e il carattere di questo o di quel maestro. Av- 
verrà nei volumi dell'architettura che più d'una volta 
si discorran le giunte ordinate dal successore d'Andrea: 
e volentieri, se è possibil certezza in sì fatto giudizio, 
noi ci trarremo del ragionarne infino a quel termine. 
E d'altra parte, a lunghe e sudate imprese di costru- 
zione mentiscon pel Frate le angustie del tempo: dac- 
ch'egli è certo che a mezzo il 1547, già s'era spedito 
d'ogni sua commissione , e recatosi in Roma per sue 
bisogne e per affetto di riveder Michelangelo, secondo 
che afferma il Vasari. Nò alcun desiderio d'altre o- 
pere lasciò nel Principe; partiva il Montorsoli con 
prove scritte del costui gradimento, e con buone 
commendatizie appo il Duca Cosimo, per trovar adito 
a nuovi lavori (1). E però si conviene andar cauti a 



(1) Cotesti particolari, che mostrali sì bene informato il Vasari in pro- 
posito di Gio. Angiolo, acquistan fede per una lettera dell' artefice stesso, 
inserita nel Carteggio inedito d'artisti dei secoli XIV, XV e XVI, compilato 
dal dott. Giovanili Gay e, ed impresso pel Molini in Firenze nel 1840. Ella 
ha un pregio sì fatto per le nostre notizie, che abbiam risoluto di ripro- 
durla. 

« Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio sempre Osservandissimo. 

« Da poi che io ò dato fine all'opra del signor Principe D' Oria in Ge- 
« nova et lasciata Sua Ecc. soddisfatta della mia servitù, come per una 
« sua, che con questa mando alla S. V. Illustrissima, gnene fa fede, mi 
« sono trasferito a Roma per una mia facienda, et parte per rivedere le 
« cose antiche et l'opre di Michelangelo. Et di qui, sì come è mio debito, 



344 CAPITOLO VI. 

moltiplicargli le lodi d'architettura , o ad intender 
con troppo affetto quel breve cenno che colsero tutti 
dal suo biografo. Io non dissento che più migliorie e 
additamenti e acconcimi si disegnassero e s' eseguis- 
sero per suo consiglio: ma niuno indizio o memoria 
m'ajuta a dir quali. Certissimamente, a ragion di stile, 
era suo quell'andar di colonne e pilastri a nicchie 
di laterizio, sì ben decorate in plastica, che parallelo 
al palazzo faceva viale in alto sul destro fianco alla 
strada; grazioso oltremodo a vedere (che ci sta tutta- 
via nella mente) ancorché disfiorato dagli anni e dalle 
intemperie. Ma le opere della Ferrata glielo invidia- 
rono poi oltre la metà del presente secolo, e diedero 
a noi per un nobile aspetto di pergolato uno squallido 
muro. 



« mi offerisco et prometto tutto al servitio di V. Ecc. , piacendo a quella 
« volersi servire di me; et perchè già mi scrisse maestro Zacheria, frate 
« de' Servi, l'Ecc. V. haverli detto che tornando io a Firenze mi darebbe 
« affare una statua, le dico che non solo è il mio desiderio servirla per 
« una o due statue, ma per tutta la mia vita con felicissima servitù, donan- 
« domi in tutto et per tutto al libero volere di quella. A V. Ill.ma Signoria 
« sta adunque il comandare et farmi significare la sua volontà, et io a 
« uno suo minimo cenno sarò prontissimo a ubidire, et di nuovo tutto do- 
« nandomi a V. Ecc., et umilmente raccomandandomi a quella, me li in- 
« chino et prego Nostro Signore Dio che sommamente la conservi felice. 
« — Di Roma, il dì XVII di Giugno 1517. 

« Di V. Illustrissima et Eccellentissima Signoria umile servitore et 
« vassallo 

« Iacomo (sic) Angelo fiorentino scultore in Roma ». 



scultura 345 

Dall'altro canto sarem, circospetti, affinchè non 

si scemino al Frate i lavori dello scalpello, ne' quali, 
per salde testimonianze, applicò l'ingegno nel corto 

biennio ch'ei diede a Fassolo. Il Nettuno , simbolica 
effigie d'Andrea, chiesto in vano sul marmo, e pagato 
in gran parte allo sleal Bandinella per lui si rizzò 
senza indugio di plastica a mezzo i giardini novella- 
mente tracciati (1). Due busti marmorei del Principe 
e due di Cesare, andarono in Ispagna a far segno del 
suo valore. E non ho ben certo se i quadri ad intaglio, 
sì arditi e robusti, con putti ed imprese e trofei, che 
si veggon nel portico e su per la scala, non fossero 
in parte scolpiti per queste delizie e in questi anni 
ch'io dico (2). Ma fermamente operò pel giardino quel 



(1) Il Piacenza, postillando il Vasari , confonde il Nettuno di Gio. An- 
giolo colla gigantesca figura del Giove innalzata pur essa di plastica den- 
tro un nicchione nella villa soprana, ove poi fu sepolto il gran Roedano, 
fedelissimo cane del principe Gio. Andrea. In tal fallo incapparono molti, 
e '1 colosso che lungo ben trenta palmi si scorge dai luoghi eminenti della 
città, se ne venne pei nostri e per gli altrui volumi col nome del Frate , 
finché Antonio Merli, il raccoglitore de' documenti che ancor rimanevano 
dentro al palazzo, lo dimostrò lavorato nel 1586 da Marcello Sfarzo urbi- 
nate, maestro assai sperto di simili fatture , di cui si dirà lungamente a 
suo luogo. Si vegga frattanto come Giove e Nettuno, sì rimestati ne' cenni 
addietro, si rinnovassero pure a Fassolo siccome allegorici alla potenza e 
ai marittimi gesti di casa Doria. 

(2) Per trarci di questo dubbio converrebbe poter conciliare fra loro i 
due testi ch'io verrò riportando. Si legge da un lato nelle già dette Illu- 
strazioni del Palazzo Doria, che questi bassorilievi « propriamente non e- 
« rano destinati al palazzo, ma ad ornamento dei Cancelli del Presbiterio 
Vol. V. — Scultura. 44 



346 CAPITOLO VI. 

sì bizzarro Tritone ossia mostro marino , che dentro 
un vivaio a sinistra riversa zampilli d' acqua in ac- 
concio bacino, e del quale accennando il Vasari, ci 
attesta che un altro consimile ne vollero i Doria per 
esser mandato in Ispagna al Granvela. Figura per o- 
gni rispetto preziosa e degnissima di tale statuario 



« di S. Matteo , donde appariamo che furono tolti non prima del 1613 ». 
E v' ha documento per nota, così concepito : « Archivio Doria, Filza di 
« mandati per l'anno 1613: Lista di spese del mese di luglio sotto il giorno 
« 17: Per pagate atti camalli della Grassa , per portatura delti sei pezzi di 
« marmari fatti a trofei che erano nella chiesa di S. Matteo , lire 14, 8. — 
« Se non che mentre il Montorsoli ne avea scolpiti ben sei , oggi ne ri- 
« mangono non più di cinque, e tutti rappresentano dei putti alati in belle 
« e varie movenze , i quali sostengono de' trofei guerreschi con evidente 
« allusione alle imprese del Principe ». Udiamo in contrario il Soprani : 
« Aveva (il Montorsoli) anche formati due bassirilievi di putti da posarsi 
« sulle balaustrate dell'aitar maggiore (di S. Matteo), de' quali non se ne 
« fece uso , perchè gli riuscirono troppo grandi. Questi , che pur erano 
« graziosissimi, furono posti, non ha gran tempo , nel portico del palazzo 
« del Principe Doria: pel cui giardino ne scolpì lo stesso Montorsoli altri 
« quattro d'assai raro artifizio: e son quelli, che vedonsi intorno alla fon- 
« tana di esso giardino ». Ne di quel documento, né del teste oculare, 
qual è il Soprani , non può dubitarsi ; e a tener con entrambi non resta 
che un mezzo. Vo' dir la supposizione , che tratti dal S. Matteo i basso- 
rilievi, s'adoprassero quattro di essi a decoro della summentovata Fontana, 
e i due altri giacessero fuor d'uso, finche dopo molti anni si collocassero 
nel vestibolo: intorno a che è da notare che il nostro biografo scriveva 
quel non ha gran tempo non prima del 1660 ; e che in età più moderna, 
distratti i quattro dalla fontana e murati altri due nel portico, e un terzo 
in capo alla prima scala , s' abbandonasse il pensiero del sesto per non 
sapere in qual punto allogarlo con simmetria. Tai supposti non son te- 
merarj per un palazzo e per un giardino che subirono in vario tempo co- 
tante e sì diverse trasformazioni. 



SCULTURA 347 

così per la fantastica idea delle forme e degli atti , 
come per la magistrale possanza dello scalpello e il 
sicuro maneggio del marmo. Tantoché non ci reg- 
ge T animo a sentenziar cogl' illustratori di quel 
palazzo , che questa statua così piacente e così lo- 
data a chi intende nell' arte , o non sia del Mon- 
torsoli , o sia ritratto di quella già fatta da lui , 
che n' andasse rotta nell' atto del traslocarla d' uno 
ad altro vivaio. Ben dicono i lor documenti una som- 
ma pagata al Valsoldo in acconto d'una figura 
ch'ei lavorava per la fontana del Satiro; e una postilla 
segnata nel lembo della scrittura di propria mano 
del principe Gio. Andrea, stizzosamente protesta che 
la statua Vha da pagar chi Vha rotta. Ma chi ci as- 
sicura di questo, che un Satiro ed un Tritone sian la 
cosa medesima? e che la statua commessa al Paracca 
giovasse a supplire il Montorsoli? e che il guasto della 
caduta non toccasse ad alcun'altra scultura o plastica? 
Che se il novello statuario (incredibile quasi) fu tal 
valoroso da simulare, quanto veggiamo, la forza e la 
terribilità del Frate, non sarà meno fattura di lui 
quella ch'oggi si loda, di quel che sian per qualsiasi 
scultore le statue che sopra il modello son digrossate 
o condotte da buoni ajuti o da mercenarj. 

E quivi s'appunta quel tanto di meno oscuro che 
gli atti e le tradizioni han serbato sul fatto di que- 
sti Toscani, o condotti dalla fortuna o chiamati a o- 
perare in Genova, ma certo ed accolti e ospitati e ri- 



348 CAPITOLO VI. 

numerati signorilmente. Ma se il favore e la gentile 
fiducia de' lor committenti causò, com'io penso, un' 
ingrata penuria nelle costoro notizie, abbondano per 
altra parte i visibili segni dell'alta stima in che furon 
tenuti dai nostri, e più ancora della molta autorità 
che l'esempio loro prese tosto ad esercitare su quanti 
trattavano in Genova o marmi o colori. Non è palaz- 
zo, o ricetto, o portico (quantunque ne abbiamo a do- 
vizia) le cui partizioni, le cui fregiature, le cui grot- 
tesche, e fìn'anche i soggetti affidati al pennello, sian 
precedenti alle stanze del Principe, o non paian riflesso 
del Buonaccorsi. E così la scultura (per non uscire 
dal presente argomento ) obedì volentieri alle grazie 
di Silvio Cosini se intesa all'ornare, e all'austera fie- 
rezza di fra Gio. Angiolo, se vòlta al più nobile uf- 
fìzio della statuaria. Quanti erano abbienti a costrurre 
o abbellire edifìzj, e quanti eran maestri a seguirne 
i voleri, avean gli occhi a Fassolo , nò più o meno 
desideravano di ciò che Andrea Doria avesse potuto e 
voluto a nobilitare il suo nuovo soggiorno. I capi- 
toli addietro precorrono in parte a' periodi di questo: 
raccontan di statue indossate a portali e di fregi inta- 
gliati alle soglie; ma punto che guardisi agli atti, non 
è lavoro di simil fatta o d'analogo stile che vanti un' 
età precedente a quel tipo. Vero è che a imitarlo, e non 
già servilmente, mostraronsi pronti e signori ed arte- 
fici; e v'ha monumenti, o qualcuno almeno, che non 
aspettano il termine da noi disegnato a que'dotti Toscani. 



SCULTURA 349 

Ne sia degno esempio il palazzo che sorge su 
quella piazzetta viciu di S. Siro, già detta in antico 
de' Cicala, e di poi, e anch'oggi, dell'Agnello, dacché 
le sue mura non ben rispettate dal tempo, ma né 
pur travisate o ritocche dai possessori, son quasi un 
compendio delle tre arti , in quanto tiravan 1' inge- 
gno e T animo de' professori a seguire i modelli di 
casa Doria. Lazzaro Calvi su quel prospetto , con 
fregi di putti e con forme d' eroi, dipingendo imitò 
di tal guisa Pierino, che penano i buoni conoscitori 
a non crederle man di quest'ultimo. Quale altro scol- 
pisse le Ninfe che seggon sull'attico, e quale i mostri 
marini atteggiati a trofeo e lavorati d'intaglio a decoro 
della doppia finestra , e qual pure i leggiadri acces- 
sori così nelle basi e così in varj luoghi del ricco 
prospetto, è fuggito alle nostre indagini. Ma le due 
statue e quant'è di fregi discendon da Silvio , e 
ai tre mostri non manca se non un tal più di spon- 
taneo, perch' altri le dica , o a dir meglio le giuri 
del Frate. A provare la sùbita emulazione , o doci- 
lità che si voglia dire , a' novelli esemplari , vorrà 
taluno i raffronti del tempo; nò questi per buona 
ventura ci falliranno. Il palazzo ch'io mando a con- 
siderare era in atto di costruzione a metà del 1542, 
e un Nicola Cicala del q. Carlo ne aveva confidate 
le opere a Bernardino da Cabio espertissimo del fab- 
bricare. Di ciò fa fede una polizza del 14 luglio , in 
virtù della quale il patrizio commette le marmoree 



350 CAPITOLO VI. 

cornici di sedici finestre a due buoni maestri di qua- 
dratura > Domenico Manfrino e Domenico Frixione 
da laino: e s'ha cenno dell'edifìzio pur allora comin- 
ciato , o non troppo innanzi del suo lavoro (1). Ve- 
demmo, o di questo o dell' anno seguente, tornare il 
Montorsoli, né anche ci offese il supporre che Silvio 
Cosini si congedasse da Pietrasanta, e di nuovo ope- 
rasse in Genova; ed ora avrem quasi persuaso che i 
fregi di casa Cicala (qual che sia il loro artefice) anda- 



ti) MDXXXX1I die XI III lullii Vcncris in Vesperis ad banchum: Mag. 
Dominicus Manfrinus m. pichapetrum q. Manfredi et Dominicus Frexonus 
de Layno etiam m. pichapetrum sodi et quilibet ipsorum in solidum etc. Sponte 
etc. promisserunt et promittunt nob. D. Nicolao Cigola q. Charoli presenti etc. 
facere canzellos sexdecim in domo ipsius que nunc construitur in platea N. Ci- 
galis (sic) marmoreos bene laboratos et perfectos cum suis frixiis in omnibus 
prout est unus canzellus quem fecerunt in dieta domo mensure tam longitudinis 
quam latitudinis prout eisdem commissionem et ordinem dederit seu dabit m. 
Bernardinus de Cabio habens curam seu ut vulgo dicitur Capo d' overa (sic) 
dicti laborerii seu domus et eos ponere in dieta domo eorum propriis sumptibus 
omnibus et hoc per totum mensem septembris proxime venturi: Renuncianies 
etc. Et ex adverso dictus Nicolaus presens etc. promissit eisdem solvere prò 
predictis omnibus faciendis ad rationem scutorum undecim prò singulo camello 
prò dictis sexdecim faciendis et alio, jam facto ut supra infra solucionem quo- 
rum dicti Dominicus et Dominicus confitentur habuisse libras ducentas quat- 
tuor in cartulario secundo numerati magnif Officii S. Georgii anni presentis 
et de eis etc. Renunciantes etc. Acto etc. quod non perficicntibus predictis tem- 
pore predicto salvo tamen justo impedimento dictus Nicolaus possit et valeat de 
predictis in totum vel prò ea parte quam restarent ad faciendum sibi provisio- 
nem dare damno et interesse ipsorum Dominici et Dominici in solidum de 
quibus stetur solo verbo dicti Nicolai sibi et cum aliis etc. — Testes Petrus 
Sauli de Bargalio q. Georgii et Paulus de Lacumarcino q. Ambrosii. (Atti del 
IMot. Gregorio Bonvino — Fogliaz. 2 - 1533-42). 



SCULTURA 351 

van crescendo e informandosi al vivo esempio di quella 
rara coppia d'amici. E perchè niuno errore possa in 
alcun modo far velo al giudizio, è mestier che si 
noti di falsa la data del 1540 attribuita da Giorgio 
Vasari alla morte di Silvio, e mal ripetuta nel libric- 
cino che Santo Varni dettò nel 1868 sulle opere vere 
o supposte ch'ei fece in Genova. Imperocché come 
andrebbe il Cosini con Gio. Angiolo ai nobili intagli 
di S. Matteo, se lasciamo ch'ei muoia in Milano un 
due o tre anni innanzi che le opere di questa chiesa 
s'incominciassero? Ma il Piacenza, annotando le Vite, 
ebbe già ad osservare che Giorgio, a cui sfuggì dalla 
penna e dai torchj il suddetto millesimo al pubblicar 
delle prime stampe , se pur noi disdisse, sei tacque 
almeno com'uom ravveduto, nelle seconde; e fu giu- 
sta ammenda, benché non paia ch'ei meglio sapesse 
dell'epoca vera. Per noi sarà grato che un atto auten- 
tico allunghi (com'è dovere) la vita di tanto scultore; 
e se ciò non fosse, varrebbe pur molto la vista de' 
bei monumenti, che posteriori senza alcun dubbio, gli 
sono dal Varni attribuiti. 

Ai giudizj del quale m'accosterò un'altra volta 
per conclusione di questa materia, aggiungendo (s'è 
dato sperarlo) alcunché di certezza alle sue congetture. 
Una giusta vaghezza d' accrescere alla Liguria, anzi 
a Genova, l'opera ed il soggiorno d'un altro virtuoso 
Toscano , lo fece accorto d'una commendatizia che il 
duca Cosimo scriveva il 16 agosto del L568 ad un 



352 CAPITOLO VI. 

nostro patrizio, Nicolò Grimaldi; la qual lettera, one- 
sta del pari e a un artista e ad un principe, è parte 
della raccolta che già menzionammo del Gaye (1). 
Il raccomandato è Francesco Mosca fìgliuol di Si- 
mone, e siccome minore appellato il Moschino : del 
quale sentenzia il Vasari, eh 'ci fu u dalla natura pro- 
u dotto quasi cogli scarpelli in mano, e di sì bell'in- 
u gegno, che qualunque cosa voleva, faceva con somma 
u grazia. » Nell'anno che qui si registra, il Moschino, 
già in grido di valentissimo per le opere condotte in 
ajuto del padre nel Duomo d'Orvieto, già entrato in 
grazia di Cosimo I , attendeva per costui commissione 
alle statue che anch'oggi si veggon di suo nella Cat- 
tedrale di Pisa ; ed avea in copia marmi e di bianco 



(1) V. la Memoria sulle opere di Gian Giacomo e Guglielmo della Porta 
e Nicolò da Corte in Genova — Ivi in nota: « Al 1568 spetta una lettera 
« di Cosimo I a Nicolò Grimaldi, la quale fu pubblicata dal Gaye nel suo 
« Carteggio inedito d'artisti (Voi. III, pag. 267), e che lascia campo a non 
« poche induzioni. Essa è così concepita — « A messer Nicolò Grimaldi a 
« Genova — Molto magnifico messer Nicolò amico carissimo — Francesco 
« Moschino scultore, homo nostro, mi fa intendere havervi dato certi di- 
« segni per una fabrica di uno palazzo, che volete fare in Genova, et di 
« più di trattar con voi di condurli di mia marmi bianchi et misti di Se- 
« ravezza ; però ho voluto farli sapere che è persona virtuosa e intelli- 
« gente da potervi servire, et io volentieri concederò i marmi bianchi et 
« misti per questa vostra fabrica, maxime che di simili pietre mistie non 
« ne troveresti altrove che quivi, sendovi di varie sorte da fare ogni la- 
« voro, et li fo fede che da questo mio homo sarete ben servito in tutto 
« quello che lo impiegherete in questo affare, maxime sapendo lui che io 
« vi tengo per amico; però non vi dirò altro. Dio vi conservi sano ». Di 
Vallombrosa el dì 16 d'agosto 68. 



SCULTURA 353 

e di colorato , onde il Duca faeea provvisione e da 
Carrara e da Serravezza. Il Varni argomenta dai ter- 
mini di quello scritto, che il prode scultore da Set- 
tignano (era questa la patria dei Mosca) non pur si 
recasse in Genova ai cenni di quel patrizio, ma più 
d'un palazzo abbellisse de' suoi scalpelli: e difende la 
propria opinione con certi lavori o d' intaglio o di 
membrature finissimi, e quanto può dirsi foggiati sul 
classico stile, che corrono agli occhi per varj luoghi 
della città- E veramente, se stiamo al Vasari, autore- 
vol giudice, niun altro maestro di marmi avea, quanto 
il Mosca, in addietro paragonate, intagliando, le opere 
belle e difficili delia greca e romana antichità ; né in- 
feriore agli esempj paterni pareva il Moschino , fio- 
rente nell'anno suddetto di fresca virilità, e tenuto per 
erede degnissimo del padre, che gli era mancato da 
quasi tre lustri. Ma niuno de' nostri edifìzj conviene 
ai richiami di quella lettera, quanto il palazzo che fu 
de' Grimaldi ( al presente de' Lomellini ) a due passi 
dalla gentilizia di s. Luca, e conosce le sue fondazioni 
dal grande benefattore che fu della patria nostra 1' An- 
saldo di quella gente. Ivi costretto in angusti passi, 
osservato da pochi, pauroso d'ogni urto indiscreto , ti 
arride un portale, a colonne corinzie di mischio pre- 
zioso, con capitelli di bianco oltre ogni dire finissima- 
mente intagliati: e sostenta sovr'esso il timpano due 
forme di donna che un giorno teneano lo scudo della 
famiglia , eleganti e leggiadre quant' altre altrove : e 

Vol. V. — Scultura. 45 



354 CAPITOLO VI. 

còsi gli stipiti e le cornici, e '1 soglio stesso della por- 
ta, si mostran sopra il comune pregevoli per la ma- 
teria non altrimenti che per la bontà del disegno. 
Niun altro consimil lavoro, tra quanti n' abbiamo , si 
stringa alla prova con questo : il portale medesimo al- 
zato a Fassolo, può dirsi più ornato; ma perderebbe di 
quella severità, che congiunta a bellezza, non pur ti 
diletta ma t'erudisce. 

Ora il Varni, ove pare con più di franchezza che 
egli non faccia, attribuisse al Moschino e le statue e 
le membra di questo, n'avrebbe diritta ragione, a sol 
riguardare lo stile. Né gli faremo di sopracciglio per- 
ch' egli supponga il Moschino in Genova: né anche 
s' ei cel chiamasse neir anno stesso e nel mese che 
portano scritto le lettere di Cosimo. Abbiam nel Cam- 
pori, attento raccoglitore di ciò che il Frediani dis- 
seppellì dagli archivj Carraresi, che nel settembre del 
1568 il Paracca da Valsoldo, trovandosi per avven- 
tura in quella terra, quivi a preghiera ed in nome 
d'Andrea Semino, pittor nostro celebratissimo , teneva 
a battesimo una puttina , testé uscita in luce , dello 
scultore. Ove strinse il Moschino sì fatta amicizia, da 
chiedere un comparatico, col nostro Andrea, fermo al- 
lora, e costretto in Genova da molte e continue fac- 
cende del suo magistero? Àccettiam pure che giunto 
fra noi quel Toscano, allignasse ben presto ne' due 
virtuosi un gentile ricambio d'affetti, siccome sogliono 
i felici ingegni accendere assai facilmente l'un l'altro 



SCULTURA 355 

d'amore. Così giova il credere, che dopo il Montor- 
soli e i sommi Toscani che il precedettero, i begli e- 
sempj altresì di Francesco Mosca reggessero per al- 
cun tempo la mente ed il gusto de' molti Lombardi 
ch'empievan di statue la nostra città, e più assai ne 
spedivano per oltremare. Sì pronti coni' erano all'imi- 
tare, ed alacri a scegliere il meglio, e facili a ripro- 
durlo, ti paion 7 emuli delle ottime scuole ne' secoli fin 
qui decorsi : indi innanzi contenti ad inservilir nella 
pratica, e come precursori ai maestri della pittura in 
rimodernare le forme dell'arte, così più veloci a dege- 
nerare in trascuratezza. 



INDICE DELLE MATERIE 

CONTENUTE IN QUESTO VOLUME 



CAP. IV. Dei Portali di marmo lavorati ad intaglio, 
frequenti in Genova. — S'avvicendano in s\ 
fatto lavorìo i maestri toscani e i lombardi. 

— I più antichi si devono alla metà del se- 
colo XV: e fra tutti si vendicano il primato 
quello di Giorgio Doria da S. Matteo, e l'altro 
di iirancaleone Grillo presso le Vigne. — 
Probabili congetture sull'autore del S. Gior- 
gio che sormonta il primo de' suddetti por- 
tali. — Di tre bellissimi foggiati ad un me- 
desimo stile, e indizj sul loro artefice — Di 
due portali eseguiti con finissimo gusto pei 
nobili Sauli da Gaspare dalla Scala da Ca- 
rona. — Quali altri intagli gli si possano 
attribuire. — Costui e Pietro suo figlio son 
possessori d'una petriera su quel di Chiavari 

— Giacomo Molinari Caronese in Savona. — 
Se Donato Benti e Benedetto Fiorentino s'ab- 
biano a credere autori di portali, ed anche 
dell'altare fatto costrurre nel Duomo di Ge- 
nova da Lorenzo Fieschi Vescovo Brugna- 
tense. — Michele ed Antonio Carloni lavorano 



358 INDICE 

un bel portale pel magnifico palazzo di Ci- 
priano Pallavicino in Fossatello. — Dei due 
squisitissimi che s'incontrano in via S. Siro, 
e sul palazzo donato dal Comune ad Andrea 
Doria. — Di Antonio della Porta milanese 
detto Tamagni valentissimo intagliatore , e 
d'un suo raro portale in piazza Grillo Cat- 
taneo. — Altre sue opere di consimil genere 

— Le forme de* Portali si vanno modificando 
col rammodernarsi del gusto architettonico. 

— Decorazione all'esterno ^ella Nunziata di 
Portoria, squisitissimo lavoro di Pier Antonio 
Piuma, ed opportuno esempio ad aggiudicar- 
gli altri intagli — Le cave del riero di Pro- 
montorio e di Granarolo forniscono pietre 
all'opera di molti portali — Bassorilievi 
pregevolissimi scolpiti su detta pi-etra — I 
Passallo: e a capo di loro un Gio. Pietro, 
ingegnoso scalpello nel genere predetto — 
Questi, e Gio. Maria da Passallo, conducono 
in pietra di Promontorio i bei finestroni 
dell'Episcopio — Cristoforo Vicari da Rampo* 
gno onorevole scultore traffica i massi di 
questa petriera — Il campo della scultura 
è poco stante occupato dai Caronesi : del 
gran numero di questa gente, e delia diffi- 
coltà di discernere i singoli maestri — Tre 
fratelli da Carona figliuoli di Giovanni : 
Pietro, Gio. Antonio ed Anton Maria, cognomi- 
nati d'Aprile — Grandi lavori del primo con 
altri maestri pel palazzo del marchese del 
Zeneto in Calaguri di Spagna — Fa pure 
pel detto marchese una ricca Fonte in so- 



INDICE 359 

cietà con un altro caronese, Antonio da Pil- 
lacorte — Pietro d'Aprile vive ed opera 
lungo tempo in Carrara, e morto colà l'Or- 
dognez valoroso statuario spagnuolo , sot- 
tentra nei suntuosi lavori per la Corte di 
Spagna e per altri grandi di quella nazione 
— Procura anche in Carrara per Miche- 
langelo Buonarroti — Tornato in Genova , 
con Anton Maria suo fratello e con Ber- 
nardino da Bissone scolpisce i marmorei 
ornamenti pel palazzo del march, di Teriffa 
in Siviglia — Più tardi Anton Maria si 
sobbarca da solo a tanta opera — Questi, 
in compagnia di Gio. Angelo Molinari, ese- 
guisce il pregevol pergamo nella Cattedrale 
Basilica di Savona — Naviga poscia per a 
Siviglia, e ne torna insieme al suddetto 
Bernardino con sei commissioni, per le quali 
si associa in ajufo il caronese Pier Angelo 
dalla Scala — Per altre opere Anton Maria 
toglie a compagno Antonio di Lancio, scul- 
tore lungamente trattenuto dall'Ufficio delle 
Compere — Lavorano congiuntamente un 
ricco portale a Don Fernando Colon, per 
ornamento del suo palazzo in Siviglia — A 
Pier Angelo dalla Scala e a Gio. Antonio 
d'Aprile vien commesso un superbo monu- 
mento dal Vescovo d'Avila — Quante e 
quali commissioni si spedissero in Genova 
a scolpire portali — Pier. Angelo e Gio. 
Antonio chiamati dai PP. del Comune a 
varie opere nella Cattedrale — Sculture del 
pergamo eseguite da Pier Angelo, e in che 



360 INDICE 

consista il lor pregio — D'una riguardevole 
ancona in alto rilievo al Santuario di Co- 
ronato — Digressione critica intorno a 
Pace Antonio Sormano architetto e scultore 
di quadro abitante in Savona e progenitore 
di virtuosi statuarj — Breve discorso sui 
monumenti di questa età posseduti dai Sa- 
vonesi. pag. 

CAP. V. Gio. Giacomo di Bartolommeo dalla Porla pri- 
meggia fra i Lombardi di questa età, seb- 
bene abbia patito in comune con essi l'ob- 
blio de' secoli — Varie enunciazioni della 
sua patria — Confusione ed errori tuttora 
esistenti sulle notizie di lui — Viene io 
Genova novello d'età, ma già maturo nel- 
l'arte vuoi di statuaria o d'architettura, e 
dopo un' assenza di parecchi anni , vi dura 
per cinque lustri, finché vi muore — Chia- 
mato del 1531 dai Priori della Devozione 
di S. Gio. Battista a riformare, la loro cap- 
pella nel Duomo , gli è dato a compagno 
per l'opera degli ornamenti Nicolò da Corte 
milanese , valentissimo intagliatore — Che 
costui ài trovasse già innanzi in Liguria, si 
prova per società di lavori con Pace Anto- 
nio Sormano — e certe figure della Pas- 
sione formate di terra cotta fin dal 1529 
per la Consorzia di S. M. di Castello in 
Genova, lo dichiarano non ignobile model- 
latore e statuario — Congiuntamente, e ad 
un tempo co' lavori della cappella, Gio. Gia- 
como e Nicolò abbelliscono de' loro scalpelli 
il palazzo d'Adamo Centurione, poi quello 



INDICE 361 

di Martino dello stesso cognome, e scolpi- 
scono il maschio portale del patrizio Ago- 
stino Sai vago — E tosto vien commesso ad 
entrambi di dar mano ai ricchi cancelli o 
finestre del Palazzo pubblico, che s'andava 
restaurando con nuove forme — e ciò 
nondimeno spediscono altre cose di gran 
rilievo, massime per la Spagna — Poco ap- 
presso , venuto a Genova Guglielmo figliuol 
di Gio. Giacomo, tutti e tre s* stringono in 
società di lavori, la cui bellezza ha testi- 
monio nelle opere — Ma tale alleanza 
non dura molti anni; recandosi il Corte in 
Granata a cospicue opere , e Guglielmo in 
Roma a più splendide sorti — Si descrivono 
i marmi scolpiti in comune per Genova du- 
rante la società — Quali statue od intagli 
si possano privatamente attribuire a Gu- 
glielmo — Sottentrano ad operare e in 
proprio nome e dei due assenti altri artisti, 
e fra gli altri Ricolò de Longhi genero di 
Gio. Giacomo — Sculture di quest' ultimo 
commesse dalla Signoria, per la porta del- 
l'Acquasola e pel coro di S. Lorenzo — Tra 
il 15H9 e il 50 Gio. Giacomo adopera i suoi 
scalpelli pel Magistrato delle Compare , in 
un camino vagamente intagliato, e in tre 
statue onorarie che si contano e si descri- 
vono per ordine — Scolpisce pure pel Palaz- 
zo de' Signori il simulacro d' Ansaldo Gri- 
maldi, già effigiato cinque anni addietro per 
quello di S. Giorgio — Archi trionfali da 
lui arcbitettati nel 1549 per la venuta di 
Yol. V. — Scultura. 46 



)62 1 N D I C E 

D. Filippo di Spagna — Lavora successiva- 
mente più sepolture, e decora di marmi il 
palazzo Salvago — È invitato a due statue 
pel presbiterio di S. Lorenzo , e V una di 
queste conduce a fino — ' Sua morte nel 
1555 — Giuseppe dalla Porta suo fratello 
ed erede dà compimento ad una sepoltura 
di Cattaneo Pinello già commessa a Gio. 
Giacomo e rimasta imperfetta — Ricolò da 
Corte è trattenuto in Isp.jgna a lautissime 
allogazioni , e non consta che ne tornasse, 
tuttoché tenesse bottega aperta in Genova 

— Precorre Gio. Giacomo al sepolcro ; sue 
notizie postume — Altri artefici, le cui me- 
morie , non meno che le opere, s' intrec- 
ciano a quelle de* precedenti — Due da Pas- 
salto: Gio, Maria e Gio. Antonio — Atten- 
dono entrambi in ispecie a scolpire portali 

— ed entrambi sono invitati verso il 1540 
alle decorazioni del coro di S. Lorenzo — 
Gio. Antonio scolpisce quivi per uria delle 
nicchio la statua colossale di S, Matteo, 
quasi ad un tempo col Montorsoli, e senza 
arrossire si tien d'appresso a cotesto insigne 

— Camini lavorati da Gio. Maria con Antonio 
di Novo per la Spagna, sulle misure d'altri 
esistenti in palazzo Doria a Fassolo — 
Notizie di Giacomo Carlone scultore egregio, 
e primi cenni di Bernardino di Novo suo 
genero — Eseguiscono socialmente un ma- 
gnifico cenotafio alla memoria di Cattaneo 
Pinello sui disegni dell' insigne Galeazzo 
Alessio architetto perugino — Della statua 



INDICE 363 

di Pietro Gentile posta dai Carlone e tuttora 
esistente nell'atrio superiore del Palazzo 
delle Compere — Giocamo Guidetti, Dome- 
nico di Laino e Martino di Valmasia scultori 

di portali pa g. 131 

CAP. VI. Le opere d'un ventenni), eseguite da mae- 
stri Toscani, e ordinate in ispecie dai Do- 
ria, segnano in Genova il più bel fiore del 
Cinquecento — Penuriano i documenti rela- 
tivi a quest'epoca, e perchè — D'altra parte 
l'eccellenza de' lavori e la certezza dell'età 
loro aiutano il giudizio dello scrittore — 
Quando e come il principe Andrea Doria 
edificasse le sue stanze a Fassolo, e quali 
migliorie disegnasse pel nuovo palazzo — 
In quale assetto trovassero Tedifizio i pri- 
mi artisti trattenuti a decorarlo di pitture 
e di marmi — Pierino del Vaga, commesso 
dal Principe sopra ogni opera, chiama alle 
cose d'intaglio e di rilievo Silvio Costili, e 
ai lavori di quadro Giovanni suo zio: l'uno 
e l'altro da Fiesole — Ricerche sulla venuta 
di Silvio a Genova, e in qual modo si con- 
cilj colle notizie che ne dà il Vasari, e 
colle carte che il mostrano in Pietrasanta — 
Giovanni e Silvio scolpiscono prima il por ■ 
tale all'ingresso; del quale si congettura ove 
fosse collocato in origine — Altre fatture 
ad intaglio o di plastica, che accennano al 
costui gusto — E sopra tutto di due Cami- 
ni N scolpiti per le maggiori Sale di quel 
palazzo — Vestigj di scultura che paiono 
indicare più lunga dimora di Silvio in Gè- 



364 INDICE 

nova, da giudicarsi per altro con certo ri- 
serbo — Si torna alle opere con; messe in- 
torno al 1530 dalla Consorzia di S. Gio. 
Battista per la Cappella del Santo nella 
Cattedrale — Suppellettili d'argento procu- 
rate a quel santuario dai Priori del Soda- 
lizio, e principalmente dal Conte Filippino 
Doria — Per costui cura, e in gran parte 
per suo dispendio, vien fatto il marmoreo 
ombracolo che cuopre l'aitar delle Ceneri 

— A chi debba attribuirsi il disegno di 
esso, e a chi la scultura de' fregi stupendi 
che l' arricchiscono — Un G. B. da Vol- 
taggio destina una somma per testamento, 
da erogarsi nell'opera di quattro colonne di 
bronzo, per sostituirle alle quattro di bianco 
marmo già poste a sostentare l'ombracolo 

— Ma prima che venga ad effetto il pio 
lascito, i Confratelli abbelliscono l'altare con 
quattro di porfido — e per indulto della 
Signoria si converte il legato in argentea 
statua che viene commessa a Gregorio Piota 

— Come si provvedesse a rialzar due delle 
nuove colonne; e se potesse il Cosini inta- 
gliare le giunte recate alla base — Si dan 
pure a cotesto valente i due busti di Carlo 
T e d'Antonio Doria, locati già nell'atrio 
del palazzo Spinola, e testé rimossi — Un 
decreto de' Dodici Riformatori nel 1528, tra 
le altre onoranze ad Andrea Doria, delibera 
d'alzargli una statua in bronzo nell'aula del 
Palazzo pubblico, ed è eletto a formarla 
Baccio Bandinelli — Vien questi in Genova 



INDICE 365 

e dà mano al modello ; ma lascia il lavoro 
in sul cominciare — Vane pratiche de* 
Reggitori e del Card. Doria per ridurre 
T artista al dovere , o riaverne almeno il 
molto denaro sborsato per l'opera — Dal 
bronzo si cala al marmo; ma Baccio, abboz- 
zata in fretta una statua in Carrara, delude 
anche questa volta la fede de' committenti 
— Riuscito indarno ogni mezzo col Bandi- 
nelli, il Cardinale fa opera d'avere in Ge- 
nova a scolpire il colosso Gio. Angiolo Mon- 
torsoli — Celerità colla quale il simulacro 
onorario è compiuto dal virtuoso scultore, e 
rizzato sulla piazza de' Signori — Poi tosto 
il Montorsoli compiace agli Operai della 
Cattedrale d'una statua pel presbiterio, ri- 
traendo in figura d'un S. Giovanni le sem- 
bianze del principe Doria - Più tardi, 
speditosi delle commissioni del Duca Cosimo 
e del sepolcro del Sannazaro in Napoli, Gio. 
Angiolo torna a Genova secondo le promesse, 
e fa ricca di nuove linee e di molte scul- 
ture la gentilizia dei Doria — Giudizio sulle 
opere di S. Matteo, e se ai lavori d'intaglio 
ornativo sia credibile ehe concorresse la 
mano di Silvio Cosini — li Montorsoli è 
pur condotto a parecchie riforme, e scolpi- 
sce o modella più cose in palazzo Doria a 
Fassolo — Quanto influisse l'esempio di lui 
sugli artisti lombardi che di que' giorni o- 
peravano in Genova: e s'addita fin d'ora 
alcun saggio della imitazione che lungamente 
ne rimase fra noi pag. 273 



INDICE ALFABETICO 

DEI PROFESSORI MENZIONATI IN QUESTO VOLUME 
CHE FURONO ED OPERARONO IN LIGURIA 



Alessio Galeazzo da Perugia, architetto - 205 - 264 - 265 - 
342. 

Bandinelli Baccio (Bartolommeo) fiorentino, pittore - 311 - 314 

- 320 - 326 - 345. 
Bartolommei Benedetto fiorentino , scultore ed intagliatore - 

26 - 34. 
Benti Donato fiorentino, statuario ed intagliatore - 26 - 34. 
Bissone (da) Bernardino, maestro di marmi - 85 - 94 - 97. 
Bissone (da) Francesco, maestro d'intaglio - 59. 
Bissone (da) Gazino Pace, statuario e intagliatore - 18. 
Bissone (da) Giovanni, statuario, architetto ed intagliatore - 10. 
Bissone (da) Matteo, architetto e scultore - 13. 

Campione (da) Francesco, maestro e intagliatore di marmi 61. 
Campione (da) Giacomo, scultore di quadro e d'intaglio - 58 - 

68. 
Campione (da) Romerio, scultore di quadro e d'intaglio - 50. 
Càneyale (di) Baldassare da Lancio, maestro di marmi - 75. 
Carlone Antonio, scultore e intagliatore - 31 - 50. 
Oarlone Giacomo, scultore e intagliatore - 192 - 193 - 195 - 

200 - 215 - 229. 



368 I N D I E 

Carlone Giovanni, intagliatore - 268. 

Corte (da) Nicolò, scultore e intagliatore - 141 - 144 - 184 

- 227 - 237. 

Cosini Giovanni da Fiesole, intagliatore - 280 - 285 - 304. 
Cosini Silvio da Fiesole, scultore e intagliatore - 190 - 280 - 

285 - 306 - 336 - 350. 
Croce Filippo, argentiere - 269. 

Da Cabio Bernardino, maestro d'antelamo - 340. 

Da Carona Antonio (Solari) scultore - 119. 

Da Carona Battista (Solari) scultore - 193. 

Da Carona Giacomo (Solari) scultore - Ilo' - 193. 

Da Carona Giacomo (Molinari) scultore - 25 - 55 - 71. 

Da Carona Michele (Solari) scultore - 225. 

Da Carona Maffeo, capo d'opere - 144. 

Dalla Porta Antonio detto Tamagni, scultore d'intagli - 37 - 

42 - 135. 
Dalla Porta Gio. Francesco, pittore - 137. 
Dalla Porta Gio. Giacomo, architetto e scultore - 59 - 134 - 

138 - 141 - 167 - 180 - 203 - 216 - 238 - 250 - 255. 
Dalla Porta Giuseppe, scultore - 248 - 250 - 252. 
Dalla Porta Guglielmo scultore e architetto - 167 - 171 - 180 

- 1S8 - 203 - 216 - 233 - 248 - 287 - 296. 
Dalla Scala Alessandro da Carona, scultore - 20. 
Dalla Scala Gaspare da Corona, intagliatore - 20 - 54. 
Dalla Scala Pier Angelo, scultore - 70 - 104. 

Dalla Scala Pietro, scultore di marmo e di pietra - 24 - 71 

- 75. 

D'Aprile Antonio Maria , scultore - 71 - 73 - 85 - 88 - 93 - 

97 - 101 - 104. 
D'Aprile Gio. Antonio, scultore - 71 - 89. 
D'Aprile Pietro, scultore - 10 - 73 - 78. 
D'Aria Giovanni, scultore ed intagliatore - 16. 



INDICE 369 

D'aria Michele, scultore ed intagliatore - 16. 

D'arosio Martino, maestro di quadro ed intaglio - 271. 

Di novo Antonio, da Lancio, maestro di quadro e d'intaglio - 

100 - 102 - 161 - 193 - 196. 
Di novo Bernardino, scultore - 263 - 267 - 270. 
Di novo Pier Maria, maestro di quadratura e d'intaglio - 340. 

Frizione Domenico, da Lancio, scultore di quadro - 350. 
Fumberti (de*) Mapco, da Scaria, scultore di quadro - 350. 

Gandria (da) Pietro, maestro di marmi - 75. 

Giona (dij Andrea, scultore d'intaglio - 25. 

Giovanni Da Lancio, maestro di marmi - 13. 

Guidetti Giacomo, maestro di quadro e intagliatore - 271. 

Longhi (de') Nicolò, scultore e intagliatore - 192 - 195 - 235. 
Lucio Romano, decoratore in plastica - 287. 

Manfrino Domenico, scultore di quadro - 350. 

Marchesi (de') Domenico, da Caranca, detto il Caranchelto , 

maestro d'architettura - 65 - 122 - 175. 
Molinari Battista, scultore - 92. 
Molinari Gio. Angelo, scultore - 92. 
Montorsoli (da) Gio. Angelo, scultore e architetto - 215 - 

262 - 278 - 311 - 327 - 329 - 334 - 337 , 380. 
Morello Matteo, scultore d'intagli - 42. 
Mosca Francesco detto il Moschino, da Settignano, statuario e 

architetto - 352. 

Orsolino Giovanni, statuario e maestro di quadro - 346. 

Pace Biagio, scultore ed intagliatore - 139. 

Vol. V. — Scultura. 47 



370 INDICE 

Pantaleoni (de) Michele, maestro d'intaglio e tarsia - 150. 

Paracca G. Giacomo, da Valsoldo, scultore - 347 - 240. 

Pass\llo (daj Gio. Pietro, scultore di quadro e d'intaglio - 03 
66 - 228. 

Passallo (da) Gio. Antonio (Cattaneo) 4 scultore - 215. 

Pass allo (da) Gio. Maria (Cattaneo) maestro d' quadro e d'in- 
taglio - 66 - 196 - 201) - 212 - 225 - 257. 

Perini Domenico, da Scaria, maestro di quadro e d'intaglio - 276. 

Pillacorte (da) Antonio, da Carona, maestro di marmi - 77. 

Piola Gregorio, orefice - 301. 

Piuma (da) Domenico (Solari) scultore - 133. 

Piuma Giovanni, capo d'opere - 58. 

Piuma Pantaleo, maestro di quadro - 143 - 215. 

Piuma (da) Pietro Antonio, scultore di quadro e d'intaglio - 
48 - 52. 

Rampogno (da) Cristoforo, scultore di quadro e d'intaglio - 50 - 67, 
Riccomanno Leonardo, fiorentino, statuario e maestro di quadro 

e d'intaglio - 10. 
Rocco Francesco, orefice - 250. 

Santacroce Filippo, scultore e intagliatore - 294. 
Semino (da) Andrea, pittore - 250. 
Semino (da) Antonio, pittore - 173 - 191 - 227. 
Sormano Pace Antonio da Osteno, scultore e architetto - 125 
- 143 - 161. 

Viscardo Gerolamo, intagliatore - 36 - 42 - 139. 



REPERTORIO 

DELLE COSE PIÙ* NOTABILI CONTENUTE 

NEL QUINTO VOLUME 

AnAAaflPl/lAAAArv 



Archi trionfali costrutti in Genova a festeggiare la venuta 
del Principe Reale di Spagna nel 1549 - 227. 



B 



Bassorilievi bellissimi in pietra nera di Promontorio, in via 
degli Orafi e in piazza di s. Sepolcro - 57. 

— coll'imagine di s. Giorgio, sulla porta di Ventimiglia, e sul- 
l'ingresso alla Dogana di mare in Genova - 101. 

— di sedici Profeti, scolpiti per le basi delle colonne che reg- 
gono l'ombracolo dell'altare nella Cappella di s. Giovanni 
nel Duomo - 170 - 276. 

— Intaglio in marmo colla effigie del Redentore, murato in 
addietro sopra la porta dell'Acquasela - 206. 

Busti marmorei d'insigne lavoro, coli' effigie di Carlo V. e del 
capitano Antonio Doria, esistenti già nel vestibolo del pa- 
lazzo che fu degli Spinola in capo a via Roma, e tuttora in 
possesso di questa famiglia - 306. 



312 INDICE 

C 

Camini d'eccellente lavoro in due sale del Principe Doria a 

Fassolo - 287. 
Camino eseguito in marmo per la Camera dei Protettori nel 

Palazzo delle Compere - 101 . 

— intagliato ad imitazione d'un altro del Principe Doria a 
Fassolo, per le case di D. Alvaro di Basan in Granata 

- 196. 

— eseguito ad opera di figure e di fregi, tuttora esistente in 
una delle camere del Palazzo di S. Giorgio - 218. 

Cancello marmoreo a trafori ed intagli, eseguito pei Discipli- 
nanti di S. M. di Castello a decorare gl'ingressi del loro 
Oratorio - 39 

— D'un altro ricchissimo, scolpito secondo le forme predette, 
per fare ingresso alla Disciplina di S. Bartolommeo in con- 
trada delle Fucine - 200. 

Cappella fondata nel Duomo di Genova da monsignor Lorenzo 
Fiesco Vescovo Brugnatense e abate commendatario di S. 
Stefano: sue opere in marmo, e probabilmente di quali 
maestri - 26 

— di S. Giovanni Battista nella Cattedrale di S. Lorenzo, de- 
corata in nuova forma - 141 Stupendo ombracolo scolpito 
pel suo altare a finissimi intagli; ed a quali artefici si possa 
ragionevolmente attribuire - 295. 

— dei ss. Apostoli, costrutta nel Duomo, e arricchita di statue 
per cura e dispendio di Giuliano Cibo Vescovo Agrigentino 

- 174. 

Cave di pietra usitata a lavorar di scalpello su quel di Chia- 
vari - 54. 
Colonne di porfido, poste a reggere il sopracielo dell'altare di 



INDICE 373 

s. Giov. Battista nel Duomo; e quando e perchè sostituite 
ad altrettante di marmo Carrarese adoperate in principio 
- 297. 

Coro della Metropolitana di S. Lorenzo; quando s'incominciasse 
ad ornare con nuove forme, e da quali maestri, e per or- 
dine di quali Deputati - 213. 

Croce intagliata in marmo di finissimo magistero, esistente in 
antico nella Cattedrale Basilica di Savona, ed ora al poggio 
della Tagliata, eh' è luogo di quella terra - 12. 



E 1 



Fontana marmorea ricchissima d'intagli e di statue , lavorata 
in Genova al marchese del Zeneto, pel suo palazzo in Ca- 
laguri di Spagna - 79. 

— commessa in Genova dal marchese di Teriffa, pel palazzo 
da lui costrutto in Siviglia - 85. 

— scolpita, e da chi, ad opera oltremodo ricchissima per Filip- 
po da Rio Duca d'Ascoli - 158. 

— eseguita parte in Savona e parte in Genova pel maggiordo- 
mo del Re di Navarra, e per intromissione d'Andrea Doria 

- 161. 

— pubblica, eretta in Genova, coli' effigie di Giano bifronte, 
sulla piazza di S. Ambrogio •■ 188. 

— altra ornatissima di fregi e figure pel cortile del palazzo 
di Stefano Fieschi già un tempo esistente vicino al Duomo 

- 212. 

Marmi lavorati ad intaglio, verosimilmente trasportati nel no- 
stro Duomo dalle rovine della Cattedrale di Savona - 56. 



374 INDICE 

Monumento Sepolcrale del cardinale Ximcnes in S. Ildefo. 
d'Alcala in Ispagna; da chi incominciato, da chi proseguito, 
e da chi condotto a buon termine - 8-3 

— d'Antonio Fonseca fratello del Vescovo di Hurgos : e qua- 
li maestri vi applicassero la mano e l'ingegno - 84. 

— due monumenti adorni di statue, commissione del marchese 
di Teriffa abitante in Siviglia, operati in Genova - 85. 

— di D. Pedro Enriquez nella Certosa di Siviglia : da chi la- 
vorato in Genova - 91. 

— parecchi monumenti commessi per Siviglia a maestri ope- 
ranti in Genova, da D. Rodengo di Gusman, da Donna 
Maria di Torres, da D. Giorgio di Portogallo e dalla Mar- 
chesa d'Aimone - 97. 

— ricchissimo ed ambizioso, ordinato dal Vescovo d'Avila pre- 
sente in Genova. - 107. 

— di mons, Francesco Pallavicino vescovo d' Aleria , nel San- 
tuario di Coronato in Polcevera - 207. 

— ordinato in Genova dal raagnif. D. Giovanni Soria, e posto 
in Milano nella chiesa di S. M. della Pace - 219. 

— del marchese di Villanova, in cui s'applicarono ben cinque 
scultori - 225. 

— commesso in Genova dal Rev. D, Cristoforo Rossio Conte 
di Sandonale e vescovo Onetense per le ceneri de' suoi ge- 
nitori - 243. 

— di Cattaneo Pinello, da lui stesso ordinato per testamento, 
e locato nella cappella gentilizia entro la Basilica di S. Siro 
- 245 - 252. 

— scolpito per commissione di Gio. Paolo Pinello, assai ricco 
di statue e composto da insigne architetto - 2G3. 



Palazzo donato dalla Repubblica ad Andrea Doria presso S. 



INDICE 375 

Matteo; quando e da chi aggrandito e decorato secondo le 
forme antiche tnttora visibili - 13. 

— ricostrutto in nobile forma da Bartolommeo Lomellino da 
Passano in vicinanza di Piccapietra, recentemente distrutto 
per le opere di Via Roma - 64. 

— Archiepiscopale; quando e per chi ricostrutto - 65. Decora- 
zioni delle finestre in pietra nera di Promontorio, da chi 
scolpite - 66. 

— del marchese del Zeneto in Callaguri di Granata, edificato 
da maestri partiti da Genova, e arricchito di marmi e scul- 
ture eseguite fra noi - 75. 

— della Signoria: decorata la sua maggior Sala a lavori di 
quadro e ad intagli di finissimo gusto - 152. 

— di Martino Centurione, edificato ed ornato con principesca 
magnificenza presso la chiesa di S. Francesco di Castelletto 

- 161. 

— di D. Alvaro di Basan in Granata; edificato con regia sun- 
tuosità, alle cui opere son chiamati da Genova una schiera 
di valentissimi artefici - 119 - 228. 

— Reale d'Alambra ; lavoro d'un fìnestrone per esso eseguito 
da scultori chiamati da Genova - 235. 

— costrutto dal Principe Andrea Doria a Fassolo: e per quali 
acquisti, e in qual condizione di luoghi, e con che disegni 

- 276 - 242. 

— innalzato dal Capitano Antonio Doria in contrada dell'Acqua- 
sola, e con quali auspicj - 308. 

— fabbricato da Nicolò Cicala sulla piazzetta di questo nome, 
e in qual' anno e con quali ornamenti - 349. 

Pallio di broccato, ceduto in dono alla Cappella di S. Gio. Bat- 
tista dalla disciolta Consorzia di S. Croce - 291. 

Portali a lavoro d'intaglio, scolpiti in Genova da maestri to- 
scani e da lombardi - 6 — eseguiti per tratto d'un secolo 



376 INDICE 

8 - e da' migliori artefici già menzionati nei capi addietro - 

9 - nei palazzi privati non precorrono alla metà del secolo 
XV. 10 - Foggiati agli esempi del Mantegna - 17 - Nuovo 
stile nei fregi recato dai maestri toscani a principio del 
Cinquecento - 26 - Come i nobili Grimaldi nel secolo XVI 
possedessero ne' loro palazzi i prototipi a così dire del mi- 
glior gusto in s\ fatti lavori - 259. 

Portale al palazzo de' Doria da S. Matteo, commesso nel 
1457 da un Giorgio di questa famiglia - 10. 

— al palazzo che fu già dei Serra presso la piazzetta di S. 
Sepolcro vicino alle Vigne - 11. 

— ad un palazzo già dei patrizj Doria lungo la via Garibaldi 

- 17. 

— ad un altro palazzo che fu degli Spinoli vicino al crocic- 
chio della Maddalena. - 18* 

— a un antico edificio tra la contrada degli Orafi e '1 vicolo 
degl' Indoratori - 18. 

— ad un vecchio ingresso, ridotto a bottega, d'una casa costrut- 
ta da Pietro Sauli in via Giustiniani - 21. 

— a un palazzo d'Alessandro Sauli sulla piazzetta di questo 
nome fra Canneto e S. Giorgio - 23. 

— al palazzo in prospetto di Fossatello già posseduto ed ab- 
bellito dai Pallavicini; portale venduto a stranieri e strap- 
pato da Genova durante la stampa del presente volume 

- 29. 

— ad una casa vicin di S. Siro , che forse in antico fu degli 
Spinola ed ora di più possessori; fra tutti bellissimo ed in 
ottimo stato - 35. 

— aggiustata a decorazione del palazzo donato ad Andrea Do- 
ria da S. Matteo - 36. 

— al palazzo innalzato da Lorenzo Cattaneo contiguo a S. Gior- 
gio, sulla piazzetta appellata anch'oggi de' Grillo -Cattaneo 

- 42. 



INDICE 37*7 

— alla chiesa dell'Annunziata Vecchia nelle contrade di Porto- 
ria - 48. 

— a un palazzo dei Doria vicino a Campetto, restaurato e ab- 
bellito da un Paolo di questa famiglia - 52. 

— in pietra nera di Promontorio nel cortiletto del palazzo 
già Spinola presso le contrade della Maddalena - 63. 

— ordinato dal marchese di Teriffa pel suo palazzo in Siviglia 
- 85. 

— pel palazzo edificato in Siviglia da D. Ferdinando Colombo 
figlio dell'immortale Navigatore — 101. 

— all'entrata del palazzo Giustiniani nella contrada omonima, 
e da chi scolpito - 137. 

— al palazzo Sai vago sulla piazza di questo nome, sormontato 
da due statue di selvaggi sull'attico - 155. 

— per le case di D. Giovanni di Bosso scudiero di S. M. Ce- 
sarea, in Ispagna - 165. 

— alla casa d'un Giacomo Calvi da Dernisio in contrada di 
S. Donato - 186. 

— pel palazzo di Simone e Lazzaro Pallavicini in piazza de' 
Calvi, fregiato di statue e d'intagli - 198. 

— pel palazzo nuovamente edificato da Stefano Fieschi di fron- 
te alla Cattedrale, sormontato di statue muliebri - 209. 

— a un palazzo di villa del Rév. Domenico Centurione in Ri- 



sagno - 242. 



— all'ingresso dell'Oratorio della Consorzia di S. Francesco 
in Chiavari - 291. 

— del palazzo del Principe Andrea Doria a Fassolo; congetture 
sulla sua prima collocazione - 278 - 284. 

Pulpito ricco a sculture, condotto per l'antica Cattedrale di 
Savona e trasportato nella nuova; da chi lavorato - 92. 



Vol. V. — Scultura. 48 



'.il 8 INDICE 



S 



Statue in terra cotta colorate, rappreseli tanti la Sepoltura 
di Cristo, eseguite da Nicolò da Corte poi Disciplinanti di 
S. M. di Castello - 147. 

— di s. Caterina Vergine e martire locata già sulla porta 
dell'Acquasola ed ora in capo della prima scala nel palazzo 
dell' Accademia Ligustica - 190 - 205. 

— Effigie marmorea d'Ansaldo Grimaldi eretta nel Palazzo 
delle Compere di s. Giorgio - 203. 

— Statua onoraria di Gerolamo Gentile collocata entro nicchia 
di fronte alla gran sala del Palazzo di s. Giorgio - 204. 

— di s. Tommaso che tocca la piaga, già posta sulla porta 
della città nominata da questo santo ed ora sull' ingresso 
alla chiesa del medesimo titolo - 216. 

— altra statua innalzata ad onore di Ansaldo Grimaldi nella 
gran sala del Palazzo pubblico - 217 

— di Gioachino da Passano benemerito delle Compere eretta 
nel palazzo della Banca. - 218. 

— di Giano Grillo rizzata in una delle due nicchie su per la 
scala d'accesso alle Compere - 238. 

— di Dario Vivaldi di contro alla predetta; incertezze sull'au- 
tore di questa - 239. 

— di S. Luca Evangelista nel presbiterio della Chiesa Cat- 
tedrale - 246. 

— di s. Marco che vedesi a lato della predetta; congetture 
sulT artista di essa - 255. 

— di s. Matteo, lavorata, e da chi: per uno dei quattro nic- 
chioni nel Sancta-Sanctorum di S. Lorenzo - 257. 

— onoraria di Pietro Gentile, in capo alle scale del Palazzo 
delle Compere - 260. 



INDICE 379 

Statua di Cattaneo Pinello, eseguita secondo le costui disposizioni 
testamentarie, per collocarsi nella Camera dei PP. del Co- 
mune ; di poi trasportata, e tuttora esistente di fronte al 
cortile nel Palazzo Municipale - 266. 

— d'argento donate alla cappella del Precursore dalla soppressa 
Confraternita di Pace e Amore. - 292. 

— del Precursore modellata in argento per la Cappella del 
Santo, e per qual cagione, e da quale artefice - 301. 

— Statua in onore d'Andrea Doria Padre della Patria, commes- 
sa dalla Repubblica al Bandinelli scultor fiorentino, prima 
di bronzo indi di marmo non mai eseguita e perchè - 311. 

— marmorea di detto Principe scolpita d'ordine de' Signori 
dal frate Montorsoli surrogato al Bandinelli - 327. 

— di Pi Giovanni Evangelista eseguita dal Frate dei Servi 
pel presbiterio della Cattedrale - 333. 

— Statua ed intagli condotti dal detto Frate per la chiesa di 
S. Matteo gentilizia dei Doria e ad invito del Principe 
Andrea. - 334. 

— d'un Tritone, operata in marmo dal Montorsoli per un vi- 
vaio ne' giardini del Doria - 345. 



■ <^?5fèr^ - 



PROSPETTO CRONOLOGICO 

DE' DOCUMENTI 
CONTENUTI NEL PRESENTE VOLUME 



1486, 8 febbraio. — Giovanni da Lancio e Matteo da Bissone 
prendon carico verso il nobile Costantino Doria q. Bartolorn- 
meo di raggrandire e d'ornare a listelle di marmi bianchi 
e neri il costui palazzo in contrada, di s. Matteo, secondo 
gli ordini del già esistente edifìcio - 13 

1494, 15 luglio — Gaspare della Scala da Carona intaglia- 
tore, dichiarandosi debitore a Pietro Sauli q. Bendinelli di 
lire 67 e soldi 10, promette di disobbligarsene in tanti la- 
vori del suo magistero, nella occasione di certa fabbrica 
che il Sauli propone di alzare in contrada dei Giusti- 
niani - 22. 

1499, 30 ottobre — Giacomo Molinaki da carona d'induno 
scultore in Savona confessa d'aver ricevuto parecchie som- 
me da Giorgio d'Aprile da Carona - lì. 

1503, 3 maggio — Pietro della Scala e Giacomo da Carona 
stipulano società di lavori per un quadriennio , facendo 
comune una bottega condotta da Pietro presso il ponte de* 
Calvi, e una cava di pietre da lui posseduta su quel di Chia- 
vari - 55. 



382 INDICE 

1503, 28 giugno — Il nob. Cipriano Pallavicino commette ai 
due scultori Michele ed Antonio fratelli Carloni di Bat- 
tista, di scolpire un ricco portale ad intagli, colle insegne 
del Cord, di s. Prassede, ordinando che nello stile si con- 
formino alla Cappella nuovamente eretta nel Duomo da 
Lorenzo del Fitsco vescovo Brugnatense - 32. 

1504, 30 aprile — Antonio Dalla Porta egregio intagliatore 
milanese promette al nob. Lorenzo Cattaneo di scolpirgli 
due portali di marmo, uno per la porta d'ingresso e l'altro 
per la Caminata del costui palazzo edificato tra s. Giorgio 
e contrada de' Giustiniani - 44. 

1504, 10 mapgio — Pietro della Scala da Carona concede 
in locazione per anni quattro a Simone da Melli maestro 
denteiamo e ad Antonio da Pillacorte maestro di marmi 
la sua petriera nel luogo di Chiavari presso la marina - 54. 

15C6, 13 giugno — Giacomo da Campione si obbliga a Lu- 
chino Stella del lavoro d' un portale in pietra nera di 
Promontorio di forma moderna, colla impresa della famiglia 
de' Giustiniani e due lettere iniziali a' lati di essa - 5S 

1506, 22 agosto — Matteo Morello in proprio nome e di Ge- 
rolamo Viscardo riceve la somma di 1. 100, a quitanza finale 
di 1088 per lavori di marmo ed intagli eseguiti al patrizio 
Lorenzo Cattaneo pel suo palazzo in via di s. Giorgio - 43. 

1509, 16 aprile — Antonio dalla Porta promette a France- 
sco Noli e Bartolommeo Merello Priori della Consorzia 
di S. M. di Castello, d' eseguire un cancello pel loro Ora- 
torio , secondo il disegno da lui presentato, ad opera di 
marmo e di pietra e di ricco lavoro - 40. 

3509, 23 aprile — Quitanza dì Pietro da Carona scultore a 
prete Nicola Calvi Rettore di s. Paolo il Vecchio di L. 5 
di genovini in conto d' un tabernacolo di marmo eh' egli 
si obbliga di scolpire per detta chiesa - 74. 



INDICE 383 

5510, 8 gennaio — Pietro di Gandria e Baipassare di Cane- 
yale da Lancio si convengono con Lazzaro Pichenoto e 
Martino Centurione per molti lavori di quadratura da man- 
darsi in Ispagna, per ornamento del palazzo che si va co- 
struendo pel marchese del Zenet - 79. 

1510, 24 maggio — Gio. Pietro Bissoni a nome di Antonio 
dalla Porta sovranominato Tamagni riscuote da Manuel lo 
di Vallebona Sindaco [e Procuratore dei Disciplinanti di 
S. M. di Castello lire 25 di genovini, in complemento di 
prezzo pel cancello da Antonio scolpito a quei Confra- 
telli - 41. 

1512, 1 settembre — Pietro d'aprile e Antqnio Caronesi 
scultori s'accordano col suddetto Martino Centurione e con 
Oberto Italiano, a ciò incaricati dal marchese del Zenet, 
pel lavoro d'una magnifica Fonte destinata come sopra al 
costui palazzo edificato in Ispagna - 79. 

1512, 9 dicembre — Francesco da Campione riceve due scudi 
d'oro del Sole dal nob. Ambrogio Gentile del fu Tommaso 
in anticipazione ai lavori d'intaglio ch'egli promette di fare 
in due pilastrali della costui casa nel luogo di Corni- 
gliano - 61. 

1513, 9 luglio — Fra Giovanni da Corvara Priore di s. Gio- 
vanni de' Cavalieri Gerosolimitani, e il nobile Francesco 
Gentile del fu Pancrazio, per compromesso in lor fatto da 
Gio. Giacomo dalla Porta e da Fra Giovanni Salano del 
predetto Ordine, Capitano d'una barca di Rodi, dichiarano 
il valore d'un monumento sepolcrale, scolpito dal detto 
statuario a richiesta del Salano - 138. 

1514, 16 maggio — Francesco da Bissone promette a Raffae- 
le Giustiniano dei fu Gio. Antonio di costrurre la porta mae- 
stra del suo palazzo in contrada di Piazza lunga o altrimenti 
de' Giustiniani, rimettendosi, quanto al prezzo, nel giudizio 



384 INDICE 

di Bernardo di Gandria maestro d'antelarno, e di Gio. Gia- 
como dalla Porta architetto e scultore - 39. 
1515, 8 marzo — Francesco da Campione prende obbligo con 
Raffaele Giustiniano di trasportarsi da Genova a Scio per 
lavorare in opera di scultura .nella casa di Domenico 
Giustiniano fratello del contraente pel corso d'un anno - 60. 

1515, 28 febbraio — Gio Giacomo dalla Porta scultore e ar- 
chitetto si conviene con Raffaele Giustiniano per gl'intagli 
in marmo nero del portale del palazzo edificato o ricostrutto 
nella contrada del suo cognome - 138. 

1516, 16 luglio — Scritturazione di varie spese fatte dai PP. 
del Comune per una lapide a intaglio, murata sulla chiesa 
di s. Marco, e scolpita da Gio. Giacomo da Pavia - 136. 

1519, 24 ottobre — Contratto fra Tommaso De Ferrari in 
nome di persona da dichiararsi, e Romerio da Campione in 
società con Cristoforo da Rampogno scultore d'intaglio, per 
l'opera d'un magnifico portale con fregi e statue: e quitanza 

di denari ricevuti in anticipazione di tal lavoro - 50. 

1520, 13 novembre — Gio. Pietro da Passallo acconcia Gio- 
vanni Maria figlio di Battista da Passallo di Carona per 
fattorino e discepolo con Pier Angelo della Scala. - 106. 

1521, 5 aprile — Memoria d'una lapide scolpita da Antonio 
di Novo da Lancio e murata sopra la porta di Ventimi- 
glia - 101. 

1521, 20 novembre — Pier Antonio Piuma confessa a Pietro 
di Castiglione ricevuta di certe somme di denaro in conto 
del portale ad intaglio già incominciato per la chiesa della 
Annunziata Vecchia, promettendo di 'proseguire e ultimar 
l'opera. - 49. 

1521, 12 dicembre — Pagamenti a maestro Gio. Angelo de' 
Molinari per fattura di scalini in marmo alla Cattedrale 
Basilica di Savona - 93. 



INDICE 385 

1522, 12 marzo — L'Ufficio de' PP. del Comune commette a Do- 
menico Marchesi detto il Caranchetto l'abbassamento della 
Cappella di s. Sebastiano nel Duomo, a livello dell'altra 
Cappella compagna di N. D., e i lavori accessorj a detta 
riforma - 122. 

1522, 18 marzo. — Scritturazione di pagamenti fatti agli scul- 
tori Antonio Maria d'aprjle e Gio. Angelo de' Molinari 
per l'opera del pulpito marmoreo nella Cattedrale di Sa- 
vona - 93. 

1522, 26 settembre — Antonio Solari da Carona patteggia 
con Vincenzo De Franceschi per l'opera d'un portale in 
pietra nera, somigliante ad un altro già scolpito per Pel- 
legro di Promontorio - 118. 

1523, 24 novembre, — Note di pagamento a maestro Anton.o 
di Novo per un intaglio in marmo coli' insegna di s. Gior- 
gio, murato alla porta della Dogana in Genova - 101. 

1524, 5 giugno — Il vescovo d'Avila, presente in Genova , 
commette a Pier Angelo e a Gio. Antonio da Carona una 
magnica sepoltura, colla propria statua giacente in sem- 
bianza di morto - 108. 

1526, 8 dicembre — Antonio Maria d'aprile e Luca da Bissone 
a Home di Bernardino da Bissone e Pier Angelo della Scala 
confessano l'obbligo preso per varie opere di scultura verso 
D. Roderigo di Gusman, D. Melchione di Teriffa, e di Don- 
na Maria Torres e di D. Giorgio di Portogallo, e dichiaran- 
dosi in parte soddisfatti di detti lavori, promettono di man- 
darli a compimento - 97. 

1525, 19 dicembre — Antonio d'aprile da Carona e Bernar- 
dino Gazino da Bissone, tornati di Spagna con varie opere 
di scultura, contraggono società di lavori con Pier Angelo 
drlla Scala per anni due, e chiaman pure in aiuto un altro 
Bernardino senz'altro aggiunto di cognome o di patria - 97. 

Vol. V. — Scultura. 49 



386 INDICE 

1526, 14 aprile — Pier Angelo da Carona come procuratore di 
Gio. Antonio d'aprile promette un salario di scudi sei 
d' oro del Sole a Bernardino Gazino pel tempo eh* egli 
rimarrà a lavoro in Toledo. - 115. 

1527, 18 gennaio — Ordine di pagamento de* PP. del Comu- 
ne a credito di Pier Angelo da Carona pei Cancelli mar- 
morei da lui lavorati alla Cappella di s. Sebastiano nella 
Chiesa Cattedrale di Genova - 121. 

152*7, 4 marzo — Nota de* PP. del Comune, a credito di 
Pier Angelo da Carona, per le opere del pergamo in mar- 
mo scolpito per la Chiesa Cattedrale di s. Lorenzo - 121. 

1527, 24 aprile — Altra nota di credito a favore di Pier 
Angelo da Carona, in 120 scudi d'oro del Sole per la scul- 
tura del pergamo nella Chiesa Metropolitana - 122. 

1527, 8 maggio — Cristoforo da Rampogno scultore promette 
ad Antonio de* Solari da Carona di fornirgli tutte le 
pietre di cui gli abbisognasse dalle sue cave di Promontorio, 
e Antonio si obbliga a sua volta di non provvedersene d'al- 
tre petriere durante il tempo della locazione concordata 
fra loro - 69. 

1528, 31 gennaio — Pietro d'aprile da Carona con Antonio 
Maria suo fratello e Bernardino da Bissone stipulano con 
Achille Bartolommei da Lucca per molti lavori di marmo , 
commissione del marchese di Teriffa abitante in Siviglia, e 
particolarmente per due sepolture fregiate di parecchie sta- 
tue - 86. 

1528, 7 ottobre — Decreto dei dodici Riformatori, pel quale 
fra molte onoranze da rendersi ad Andrea Boria Padre della 
Patria, è stanziato il lavoro d'una statua in bronzo ad i- 
magine di lui, da rizzarsi nella gran Sala del puhblico Pa- 
lazzo - 313 

# 

1529, 18 gennaio — Lodisio Lercaro Podestà di Savona notifica 



INDICE 387 

alla Signoria di Genova la prosecuzione de' lavori di de- 
molizione della Cittadella Savonese a cura di Pace Antonio 
Sorma>'0 architetto o capo d'opere in quella città - 127. 

1529, 19 febbraio — Pace Antonio Sormano e Nicolò da Corte 
compromettono in Pantaleo Piuma per comporre le contro- 
versie tra loro insorte a cagione d'una Fonte per esù in- 
cominciata a un Gregorio di Cesarea - 143. 

1529, 1 giugno — Nota di pagamenti fatti dal Cardinale Ge- 
rolamo Doria a Baccio Bandinelli scultor fiorentino, in 
conto della statua in bronzo d'Andrea Doria - 316. 

1529, 10 settembre — Confessione d'obbligo preso da Antokio 
Maria d'Aprile da Carona verso il marchese di Teriffa per 
molte decorazioni e ornamenti in marmo, non che per un 
Sepolcro ad opera d'intagli figurati da collocarsi in Sivi- 
glia - 89. 

1529, 24 settembre — Registrazione di L. 22, corrisposte a 
titolo di elemosina ai Frati di s. Domenico, per avere al- 
bergato nel loro monastero lo scultore Bandinelli venuto 
testé a modellare la statua predetta - 317. 

1529, 13 ottobre — Giacomo de Franchi Pelissone Priore, e Cri- 
stoforo Vivaldi Giudice Sottopriore della Disciplina di S. M. 
di Castello, commettono a Nicolò da Corte il lavoro d'otto 
figure in terra cotta ccLrate, per la rappresentazione del 
Sepolcro di Cristo ad uso del loro Oratorio. - 147. 

1530, 1 agosto — Il Conte Filippino Doria e Stefano Fiesco 
Raggio, Protettori della Devozione di s. Giovanni Battista, 
fanno istanza alla soppressa Confraternita di Santa Croce, 
perchè sia donato alla Cappella del Precursore un pallio di 
broccato, ornamento in addietro all'altare di detta Con- 
sorzia - 291. 

1530, 31 settembre — Il Rev. G. B. Cattaneo protonotario 
Apostolico e procuratore del Cardinale Innocenzo Cibo 



388 INDICE 

Arcivescovo di Genova, commette a Gio. Pibtro e a (Jio. 
Mahia da Passallo il lavoro di cinque finestre e di varie 
cornici a decorazione del Palazzo Arcivescovile nuovamente 
rifabbricato. - Q6. 
1532, 16 settembre — Antonio Maria d'Aprile istituisce suo 

* 

procuratore speciale Bernardino Gazino da Bissons dimo- 
rante in Siviglia, ad esigere i riraimnti suoi crediti dalla 
marchesa d'Aramonte e dal Vescovo d'Avila - 115. 
1532, 5 novembre — Varie note e ordini di pagamento fatti 
dalla Signoria a favore di Nicolò da Corte pei lavori di 
quadratura e d'intaglio alle finestre del Palazzo pubblico - 153. 

1532, 16 dicembre — Gio. Giacomo dalla Porta e Nicolò da 
Corte promettono ad Agostino Salvago del q. Ambrogio di 
scolpire il portale marmoreo con due statue di selvaggi, 
sull'attico, all'ingresso del suo palazzo in piazza de'Salvaghi, 
e di compiere il prospetto di detto palazzo a liste bianche 
e nere nella parte inferiore - 155. 

1533, 7 aprile — Antonio di Novo da lancio e Gio. Maria da 
Passallo stipulano col Rev. Gregorio Pallavicino per due 
Camini da scolpirsi al Grande Scudiero di S. M. Cesarea, 
sul disegno di quelli recentemente eseguiti per le stanze 
del Principe Doria a Fassolo - 196. 

1533, *7 aprile — Gio. Gìacomo dalla Porta e Nicolò da Corte. 

per intermezzo del nob. Gregorio Pallavicino, promettono 

d'eseguile un portale di marmo con due figure al naturale 

per D. Giovanni di Bosso grande scudiero di S. M. Cesarea 

- 165. 

1533, 8 aprile — Allogazione che fa D. Filippo da Rio duca 
d'Ascoli a Gio. Giacomo dalla Porta e a Nicolò da Corte 
dell'opera d'una Fontana, con tre statue di femmine, e tre 
di putti, ed una d'uomo selvaggio - 158. 

1533, 6 maggio — Convenzione fra gli scultori Gio. Maria 



I N D I C R 389 

■ da Passallo e Giacomo Carlone, e Nicolò Lercari da Vige- 
vano Priore della Casaccia di s. Bartolommeo, per la fattura 
d'un Cancello a detto Oratorio, lavorato a trafori e ad in- 
tagli - 201. 

1533, 31 ottobre — Gio. Giacomo dalla Porta e Nicolò da 
Corte promettono solennemente al Principe Andrea Doria 
di dare ultimata pel 1 di Febbraio dell' anno seguente la 
Fonte già incominciata da più anni in Savona dal detto 
Corte e da Pace Antonio Sormano per commissione di 
Gregorio da Cesarea - 161 . 

1534, 26 marzo — Gio Giacomo dalla Porta e Nicolò da 
Corte prendon' obbligo verso Battista Negrone Merello 
Priore e altri due Confratelli della Casaccia di S. Brigida, 
per l'ornamento marmoreo all' imagine del Crocifisso esi- 
stente nel loro Oratorio - 163. 

1534, 18 luglio — Scritturazione di spesa fatta per un pezzo 
di marmo destinato a scolpirne la figura del Principe An- 
drea - 320. 

,1534, 20 luglio — Lettera della Signoria a me3ser Edoardo Cicala 
abitante in Roma, perchè solleciti presso il Bandjnelli l'o- 
pera della statua Doriana, o racconci alla meglio le cose col 
caparbio e sleale scultore - 321. 

1534, 23 ottobre — Altra lettera a messer Edoardo Cicala al 
medesimo fine di quella sopra accennata - 322. 

1534, 23 dicembre <— Stipulazione di società fra Gio. Giacomo 
dalla Porta e Guglielmo suo figlio e Nicolò da Corte, ed 
accordi tra loro presi per l'opera delle statue già incomin- 
ciate pel Vescovo Agrigentino nella Cappella da lui fondata 
nel Duomo di Genova - 173. 

1535, 2 gennaio — Successive somme sborsate al Bandinelli in 
conto della statua onoraria, sempre indarno aspettata , da 
eriggersi in lode d'Andrea Doria - 319. 



390 INDICE 

1535, 14 gennajo — Gio. Maria da Passallo promette a Si- 
mone e Lazzaro fratelli Pallavicini di dar oj.era ad un 
portale di marmo bianco, con due statue sul frontespizio 
- 198. 

1535, 26 maggio — Nicolò da Corte s'incarica deiropera d'un 
truogolo o vasca di marmo mischio verso Giovanni di Bosso 
Grande Scudiero di S. M. Cesarea,* rappresentato al con- 
tratto dal prete Gregorio Pallavicino - 185. 

1535, 21 giugno — Gio. Francesco di Zoagli maestro di gros- 
serie, per condizioni prese fa stima in 80 scudi d'oro del 
Sole, del portale suddetto scolpito da Gio. Maria da Passallo 
pei fratelli Pallavicini - 133. 

1535, 9 agosto — Gio. Giacomo dalla Porta e Nicolò da Corte 
confessano d'aver ricevuto in parecchie riprese la somma 
di scudi 790 da Giuliano Cibo vescovo d'Agrigento, in conto 
delle statue destinate alla costui Cappella nella Chiesa Cat- 
tedrale - 177. 

1535, 27 agosto — Terza lettera a messer Edoardo Cicala, a 
un dipresso nei termini delle due già riferite - 323. 

1536, 12 gennaio — Brano di testamento di Giuliano Cibo 
Vescovo Agrigentino, riguardante le opere della Cappella 
dei ss. Apostoli istituita da questo Prelato nel Duomo di 
s. Lorenzo - 178. 

1536, 14 marzo — Contratto fra Giacomo Calvi di Dernisio e 
Nicolò da Corte per la fattura d'un portale in pietra nera 
di Promontorio - 187. 

1536, 19 aprile — Gio. Giacomo dalla Porta e Gio. Pietro da 
Passallo promettono la lor' opera per molti marmi da 
porsi nelle fabbriche di D. Alvaro di Basan Capitano gene- 
rale delle galee di Spagna, tra i quali due Barchili o fontane 
sulla foggia di due altre esistenti in Genova ne' visidarj 
del principe Doria a Fassolo - 228. 



INDICE 391 

1536, 2 maggio — Memoria d'altri pagamenti fatti a Baccio 
Bandinelli per l'opera del simulacro d'Andrea Doria - 318. 

1536, 29 maggio e seg. — ■ Scritturazione di somme pagate a 
Gio. Giacomo dalla Porta e Nicolò da Corte per l'opera delle 
finestre al Palazzo della Signoria - 163. 

1536, 6 ottobre — Giacomo Solari da Carona, per intromissione 
del nob. Costantino Gentile promette a D. Pietro di Gus- 
man Conte d'Olivares l'opera sua pel lavoro di due portali 
di marmo bianco da spedirsi in Ispagna - 116. 

1537, 10 aprile — Memoria della statua d'Ansaldo Grimaldi, 
eseguita pel Magistrato delle Compere durante la società di' 
Gio. Giacomo dalla Porta, con Guglielmo suo figlio e Ni- 
colò da Corte - 203. 

153^, 21 agosto — Gio. Giacomo dalla Porta si conviene col 
nobile Stefano Fieschi per l'opera d'un portale a decorazio- 
ne del costui palazzo, con due figure di Ninfe, secondo il 
disegno già presentato al detto patrizio - 210. 

1537, 5 settembre — Proposta e successivo decreto di sicurtà in 
Firenze pel compleménto di scudi mille a Baccio Bandi- 
nelli perch'egli conduca una volta a termine la statua del 
Principe Doria - 328 

1537, 24 settembre — Gio. Maria da Passallo si obbliga verso 
il predetto Stefano Fieschi di scolpire una Fonte pel cortile 
del suo palazzo, con gli stemmi gentilizj e finissimi intagli, 
sormontata da una statua di femmina che versi acqua dal 
petto - 212. 

1538, 21 febbraio — Nota di pagamento a Gio. Giacomo dalla 
Porta per la statua onoraria di Gerolamo Gentile scolpita 
da lui pel Palazzo di s. Giorgio - 204. 

1538, 30 aprile — Gio. Giacomo dalla Porta, anche a nome 
del figlio Gugliemo, Nicola de' Longhi suo genero, e Giacomo 
Carlone a nome suo e di Nicolò da Corte assente, per 



392 INDICE 

una parte; e p^r l'altra Michele de' Solari da Carona per 
sé e per Battista Solari, e altresì per due socj Antonio 
di Novo da Lancio e Gio. Domenico de' Solari di Piuma, si 
stringono in società di lavori, con certe condizioni relative 
allo special magistero di ciascun ài loro - 193. 
1539, 27 marzo — Distinta di varie somme versate al Mon- 
torsoli dal Cardinale Doria per la scultura del marmoreo 
colosso del Principe Andrea - 328. 

1539, 9 luglio — Scritturazione di spese occorse per la collo- 
cazione della statua di Gerolamo Gentile nel Palazzo delle 
Compere, e final pagamento di essa allo scultore Gio. Gia- 
como dalla Porta - 204. 

1540, 2 gennaio — Altro pagamento a fra Giovanni Ang. Mon- 
torsoli per la mercede della sopraddetta statua - 328. 

1540, 20 marzo — Annotazione di spesa per tre massi di marmo 
deposti sul ponte de' Cattanei, e destinati a formare le 
statue da porsi a più ingressi di Genova - 206. 

1540, 20 maggio — Note di pagamento a Gio. Giaccmo dalla 
Porta per l'intaglio d'una patera con l'imagine del S. Su- 
dario, murata sopra la porta dell'Acquasela - 206. 

1540, 21 maggio — Rescritto della Signoria, pel quale si con- 
cede al Rev. Cipriano Pallavicino e ad un suo fratello di 
poter allineare in miglior forma e fornir di gradini sul 
dinanzi un palazzo che vanno edificando, a decoro della 
città, in prospetto alla piazza di Fossatello - 29. 

1540, 25 maggio — Angelo M. di Cazone e Leonardo Bernuc- 
cio Carraresi si obbligano ad Ettore Fieschi, a Cristoforo 
Grimaldi Rosso e a Gio. Pietro di Chiavica deputati all'O- 
pera del Duomo, di fornire i marmi che abbisognino al- 
l'addobbamento e rifacimento del coro di essa Chiesa, affidati 
a Gio. Giacomo dalla Porta, a Pantaleo Piuma e a Gio. 
Maria da Passa llo - 214. 



INDICE 393 

1540, 5 lùglio — Domenico da Corte fratello del Nicolò scul- 
tore assente in Ispagna, e suo mandatario, assetta i conti 
della società contratta fra Nicolò e Gucomo Carlone da 
Scaria, lasciando in sospeso i grandiosi lavori lor commessi 
in comune dal Duca d'Alva - 232. 

1540, 22 novembre — Lista delle spese occorse pel trasporto del 
colosso marmoreo del Doria, scolpito da fra Gio. Angelo, dal 
fondaco o volta de' pubblici Forni al Palazzo pubblico - 330. 

1541, 17 febbraio — Inventario di certi pezzi di porfido, de- 
positati nel chiostro di s. Lorenzo dagli Operai della Chiesa, 
e consegna che ne vien fatta dai due preti depositar}' a 
Bernardo Tassistro agente dell'Opera stessa - 298. 

1541, 18 febbraio — lì Doge e i Governatori confermano al 
principe Andrea Doria il possesso dell'acqua già spettante 
al distrutto palazzo di s. Tommaso, e il diritto di volgerla 
per nuovi condotti ad uso del proprio - 279. 

1541, 5 agosto — Tommaso dalla Porta attesta -con giuramento 
come un Ambrogio di Righetto da Porlezza abbia appresa 
l'arte scultoria per anni parecchi sotto la disciplina di Gio Gia- 
como dalla Porta, e siasene partito da circa due mesi - 242. 

1542, 2 gennaio — Registrazione di mercede data dalla Si- 
gnoria a Gio. Giacomo dalla Porta, per la statua da luì 
scolpita d'Ansaldo Grimaldi, e collocata rella gran Sala del 
pubblico Palazzo - 217. 

1542, 6 aprile — Silvio Cosini scultore da Fiesole istituisce 
suo procuratore in Genova il patrizio Cipriano Pallavicino 
del fu Babilano - 304. 

1542, 14 luglio — Domenico Manfrino e Domenico Fixione da 
Laino, han carico dal nob. Nicolò Cicala di scolpir gli or- 
namenti di sedici cancelli o finestre pel palazzo ch'ei vien 
costruendo sulla piazza del suo cognome, coi disegni e la 
direzione di Bernardino di Cambio - 350. 

Vol. V. — Scultura. 50 



394 INDICE 

1542, 2 agosto — Grida ordinati da' Seren. Collegj, dietro ri- 
chiesta fatta dal principe Andrea Doria, di poter sopprimere 
e incorporare alla propria villa una stradicella che sale a 
Granarolo, spianandone un' altra pia spaziosa e comoda 
sul lato di s. Tommaso - 278. 

1543, 19 marzo — Rescritto della Signoria, che concede al 
capitano Antonio Daria certe facoltà riguardanti al palazzo 
ch'ei va edificando in vicinanza dell' Acquasola - 310. 

1544, 18 gennaio — Somme pagate aGio. Giacomo dalla Porta 
per un Camino fregiato di statuine e d'intagli, commesso- 
gli da Giovanni Cicala di Rrignole, Bernardo Spinola e 
Aleramo Doria, a ciò deputati dal Magistrato delle Com- 
pere, a comodo ed ornamento dell' Ufficio cosi detto del 
Quarantaquattro - 218. 

1544, 6 maggio — Allogazione fatta da Don Giovanni di Soria 
a Gio. Giacomo dalla Porta d'un deposito marmoreo da 
erigersi in Milano nella Chiesa di S. M della Pace, sor- 
montato da una statua simboleggiante Genova - 220. 

1544, 1 agosto — Avendo un Giambattista da Voltaggio legato 
per testamento alla Cappella del s. Precursore dieci luoghi 
delle Compere, affinchè con e9si e col loro moltiplicarsi si 
sostituiscano quattro colonne di bronzo alle già esistenti 
di marmo bianco all'altare del Santo, ed essendosi, durante 
il frattempo, fatte scolpire e rialzare altre quattro di 
porfido dai Confratelli, i costoro Priori supplicano alla Si- 
gnoria per aver facoltà di erogare il lascilo del Voltaggio 
e i proventi fin qui maturati nell'acquisto di suppellettili e in 
varj altri bisogni della Cappella — Rescritto del Doge e 
de' Governatori che annuisce alle suppliche, con che le 
predette somme si spendano nell'opera d'una statua d'argento 
rappresentante il Santo patrono - 299, 

1545, 16 aprile — Note di pagamenti fatti dal Magistrato di 



imdice 395 

S.Giorgio a Gio. Giacomo dalla Porta, per aver lavorata 
la statua di Gio. Gioachino da Passano, da collocarsi nel 
Palazzo della Banca - 218. 
1546, 6 marzo — Gio. Maria da Passallosì concorda con Lo- 
renzo e Antonio de Fornari, per l'opera d'una loro Cappella 
in S. Francesco di Castelletto a marmi mischi, somiglianti 
a quelli del portale di Gerolamo Grimaldi - 258. 

1546, 7 marzo — Leonardi, d'aprile da Carona e Giovanni fra- 
tello di lui, a nome di Michele Solari pur da Carona, ce- 
dono a Gio. Giacomo dalla Porta i diritti lor competenti 
sopra il lavoro d'una Sepoltura pe! marchese di Villanova 
stipulato in comune l'anno addietro, non che le lor ragioni 
verso Gio. Maria da Passallo a riguardo del monumento 
medesimo - 226. 

1547, 17 giugno — Lettera di fra Gio. Angiolo Montobsoli al 
Duca Cosimo I. de Medici, dalla quale si evince che a que- 
sta data il valente statuario avea in tutto spedite le ope- 
re pel Principe Doria - 343. 

1548, 24 settembre — Gio. Pietro Cibo di Chiavica e Francesco 
Grimaldi Priori della Consorzia di S. Gio. Battista, in ese- 
cuzione del rescritto ottenuto quattro anni addietro dal 
Doge e da' Governatori, commettono al valente orefice 
Gregorio Piola una statua del Santo in argento per decoro 
della loro Cappella - 3C1. 

1548, 1 ottobre — Gio. Giacomo dalla Porta prende a fitto dal 
Rev. D. Bartolommeo di Perino arcidiacono della Cattedrale 
di Genova un pianterreno e parecchi solai superiori d'una 
costui casa presso il ponte de' Cattanei, pel prezzo di lire 
46, e per tro anni consecutivi alla polizza - 222. 

1548, 1 novembre — Nicolò da Corte, occupato in Granata 
nel lavoro d'una finestra al Reale palazzo d'Alambra, per 
lettera a Pietro Ponserto suo precuratore, offre metà del 



396 INDICE 

lucro a chi voglia recarsi colà per suo ajuto iu si fatto la- 
voro - 234. 

1549, 19 gennaio — Nicolò de' Longhi genero del dalla Porta. 
avuta cognizione della sopraddetta offerta di Nicolò da Cor- 
te, promette al Ponserto di recarsi in Ispagoa come socio 
ed ajuto al predetto scultore, sia ne' lavori dell'Alambra, 
come in altri che si stanno facendo. - 236. 

1549, 13 aprile — Nota di pagamento fatto a Gio. Giacomo 
dalla Porta per l'opera da lui prestata nella erezione d'un 
arco trionfale, in occasione delle pubbliche feste pel rice- 
vimento del Serenissimo Principe di Spagna - 227. 

1549, 25 giugno — Il Preposi to e i Canonici della Cattedrale 
consegnano in forma solenne a Giovanni Cibo di Chiavica 
e a Francesco Grimaldi, Priori della Devozione di S. Giovanni 
Battista, due statue d'argento donate fin dal 15-31 alla loro 
Cappella dalla cessata Società di Pace e Amore - 292. 

1550, 3 giugno — Scritturazione di somme pagate a Gio. Gia- 
como dalla Po rta , per la statua di Giano Grillo : e spese 
occorse per collocarla nella gran Sala del Palazzo delle Com- 
pere - 238. 

1551, 9 settembre — Alcuni squarci del testamento di Catta- 
neo Pinello, relativi alle costui qualità, e al monumento se- 
polcrale da lui ordinato alle proprie ceneri nella chiesa di 
s. Siro - 252. 

1552, 1 febbraio — Richiesta d'Iacopo Salvago alla Signoria 
per poter allineare e ridurre in miglior forma il prospetto 
del suo palazzo sulla piazza intitolata dal proprio cognome 
- 241. 

1552, 12 luglio — Scritturazione di pagamenti fatti dall'Ufficio 
delle Compere a Gio. Giacomo Paracca da Valsoldo per 
la statua a lui commessa di Dario Vivaldi - 240. 

1552, k agosto — Promessa che fa Gio. Giacomo dalla Porta 



INDICE 397 

al Rev. Domenico Centurione, di lavorargli un portale di 
marmo bianco per la sua villa in BIsagno, somigliante ad 
un altro già scolpito per Leonardo Cibo di Clavarezza - 242. 

1552, 4 settembre — Gio. Giacomo dalla Porta stipula con 
Don Cristofaro Rossio di Sandonale Vescovo Onetense,per 
l'opera d'un monumento sepolcrale alla memoria de' costui 
genitori, con due figure giacenti ed angeli ai lati - 244. 

1553, 27 gennaio — Pagamento finale a Gio. Giacomo dalla 
Porta per la statua di s. Luca Evangelista da lui lavorata 
pel presbiterio della Cattedrale - 247. 

1553, 4 agosto — Memoria di pagamenti a Gio. Giacomo dalla 
Porta riguardanti la statua di Dario Vivaldi innalzata nel 
Palazzo di S. Giorgio - 249. 

1554, 14 febbraio — Sentenza arbitrale di Giacomo Piuma da 
Corte e Francesco Rocco da Milano, a compor lo ragioni 
di Gio. Giacomo dalla Porta e Giuseppe suo nipote con 
Giovanni da Ternano Luganese e Giacomo d'Aprile da Ca- 
rona detto il Figurino - 249. 

1554, 18 giugno — Luca Spinola, Andrea Usodimare Piche- 
noto, e Paolo Vivaldi , fedecommissarj del fu Cattaneo Pi- 
nello, commettono a Gio, Giacomo dalla Porta la marmorea 
sepoltura di esso Cattaneo , da innalzarsi nella Basilica di 
s. Siro - 244. 

1555, 22 maggio — Giuseppe dalla Porta, nipote di Gio. Gia- 
como, s'incarica verso i Fedecommissarj del q. Cattaneo Pi- 
nello d'ultimare la costui sepoltura rimasta imperfetta per 
la morte dello zio - 255. 

1555, 24 maggio — Giovanni Carlone e Bernardino di Novo 
si convengono con Andrea Usodimare Pichenoto e cogli al- 
tri Fedecommissarj del q. Cattaneo Pinello, pel lavoro della 
costui imagine marmorea e della relativa nicchia, destinata 
all'Ufficio dei PP. del Comune - 269. 



398 INDICE 

1555, 28 settembre — Giuseppe dalla Porta, come erede dello 
zio Gio. Giacomo, istituisce suo procuratore a riscuotere i 
crediti della successione Filippo della Croce argentiere, e 
specialmente da Francesco Rocco milanese orefice - 249. 

1556, 16 aprile — I nob. Alessandro Pinello e Benedetto Im- 
periale Baliano, deputati dall'Ufficio delle Compere, commet- 
tono a Giacomo Carlone d' eseguire la statua sedente di 
Pietro Gentile, per esser collocata nel Palazzo di s. Giorgio 
- 261. 

1556, 28 maggio — Pietro Muletto Ponserto procuratore di 
Nicolò da Corte concede in affitto a Giacomo di Gandria una 
costui bottega in contrada di S. Marcellino - 233. 

1557 , 17 maggio — Giacomo Carlone e Bernardino di Novo 
si obbligano al patrizio Gio. Paolo Pinello di lavorare una 
suntuosa sepoltura in marmi bianchi ed in pietre nere di 
Promontorio, adorna di statue e d'intagli, a giudizio di 
Galeazzo Alessio architetto insigne - 264. 

1559, 30 giugno — Pier Maria di Novo da Lancjo e Giovanni 
Orsolino si obbligano al Principe Andrea Doria di eseguire 
a commesso di varj marmi il pavimento della nave mez- 
zana nella costui gentilizia di s. Matteo, destinando a sti- 
mare e a collaudare il lavoro l'insigne architetto Galeazzo 
Alessio - 341. 

1568, 16 agosto — Lettera di Cosimo I. De Medici a messer 
Nicolò Grimaldi patrizio genovese, colla quale gli raccomanda 
il Moschino come scultore valentissimo per certe opere che 
Nicolò disegnava eseguire in Genova - 352. 

1571, 9 maggio — Manetta vedova di Nicolò da Corte scul- 
tore appigiona ad un Luca Bianco il secondo solaio d'una 
casa di sua proprietà lungo il vico di s. Cristoforo nella 
contrada di Prè - 237. 



NOTIZIE 



DEI 



PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 

DALLE ORIGINI AL SECOLO XVI 
Opera del Cav. Avv. 

FEDERIGO ALIZERI 

DEDICATA 

IL RE D'ITALIA 

Premiata dal Ministero della Pubbl ica Istruzione 



VOL. V. 

SCULTURA 



GENOVA 

TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 

MDCCCLXXX.